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APPENDICE II

APPENDICE II.

NOTE ED INDIZII RIFERENTISI ALLA TOPOGRAFIA ANTICA DELLA REGIONE

Le città, gli oppidi, le stazioni e villaggi che abbiamo indicati nell’antecedente capitolo XXII, non sono che appena una parte della geografia etnica della Lucania.

Sono quasi tutti i luoghi di cui si trova cenno in scrittori o in monumenti antichi fino a noi pervenuti. Ma di altre parti di territorio su cui ebbero stanza i Lucani o i Greco-Lucani, se i monumenti e i documenti finora taciono, parlano invece, a chi intende, le denominazioni ancora viventi e ancora infisse a luoghi che essi abitarono.

Tutte le contrade che portino ancora la denominazione popolare di Civita o Citade; tutti i luoghi ai quali è ancora infissa, o, negli ultimi secoli, era infissa la parola di vetere, vetrano, avetrana, vetrice, vetrale, vietri, vecchio e antico, indicano (come in più rincontri siamo venuti mostrando), che ivi fu posto di stazioni etniche: di cui la memoria è forse scomparsa dalle tradizioni degli uomini, ma resta inviscerata nella onomastica topografia del minuto popolo che coltiva e pascola il gregge sui luoghi. Anche le denominazioni di Terranova, di Castronuovo, di Casalnuovo e simili, indicano, per ragione di contrarii, stazioni umane. Ivi presso e più antiche; ma se di un’antichità antecedente al secolo V, ovvero se del medio evo, non può dirsi con certezza; benché io propenda al concetto che si riferiscano a paesi dell’epoca medievale.

A complemento della illustrazione topografica della Lucania, aggiungeremo qui sotto, in elenco, gl’indizii che delle antiche e ignote abitazioni etniche si possono raccogliere dall’odierna topografia della regione, dal fiume Sele al monte Pollino — L’elenco, è, senza dubbio, incompleto.

A) Nella provincia di Salerno, al versante Tirreno:

Capaccio Vecchio.

Presso Castelcivita, ai fianchi meridionali dell’Alburno, è «Monte Civita».

Tra Castelcivita ed Aquara è una contrada detta «Tempa (o Terra?) Vetrana».

Magllano Vetere, paese: e nel suo territorio, Pigna Vecchia.

Al nordovest di Gioi e all’ovest di Stio è il paesello di «Vetrale».

Un altro «Vetrale» nel territorio di Perdifumo (Domen. Ventimiglia, Notiz. di Castellabate: in diploma del 1187, p. 93).

«Vetrale» casale di Matonti (che è villaggio di Laureana Cilento) (Franc. Ventimiglia, Stor. princip. Salerno, p. 344).

Orria, paese odierno, ma d’indubbia denominazione antica. Intorno ad esso sono quattro paesi con terminazione in ano. (Peor siffatta desinenza topografica, vedi alla Parte II, capitolo III).

«Vetrale» villaggio di Orria (V. censimento del 1881).

Moio della «Civitella» presso Vallo della Lucania.

«Cuccaro Vetere» presso il paese di Cuccaro.

Presso Sapri le «Camerelle»: indizio di antiche abitazioni.

Al nord di Rocca Gloriosa ed al nordovest di Castel Ruggero sono visibili le reliquie di un’antica città, di cui s’ignora il nome. La tradizione erudita del paese le dà il nome di «Stilicona», invenzione manifesta di un’erudizione tarda e bastarda, che preteso rimontare ai greci (στήλη — colonna ed ἴχνος — vestigia o traccia); e infatti traccie di antiche opere, o avanzi di colonne, di tegoli, e di mura si scovrono ivi tuttogiorno. Quivi intorno sono luoghi denominati dal popolo «le derròite o derrute», che significano «le ruine». Il signor Corcia (Op.cit. III, 59) fu di avviso che fosse ivi il posto dell’antichissima Fistelia, di cui si hanno monete, anche di concordia con Pesto, ma d’incerto posto sinora. (Vedi innanzi).

«Carilla». — L’Antonini ed altri ritennero che una città di Carilla fosse esistita tra il fiume Sele ed Altavilla odierna. Dessa non sarebbe nota altrimenti che pel verso di Silio Italico,

Nunc quem Picentia Paesto,

Misit, et exhaustae Poeno Marte Carillae,

se ivi non si avesse piuttosto a leggere Cerillae, come leggono i più, e riferiscono a Cirella. Ma punto preoccupati da questo dubbio, volle l’Antonini trovarla ad Altavilla (Selentina), tratto senza dubbio al suono dell’assonanza; altri in territorio di Acquara là dove si dice Carritello, che è invece Carratello ed ha significato preciso nel dialetto che altrove spiegheremo, e che non ha nulla di comune con Carille. Da ultimo il signor Riccio l’alloga, di sicuro, in Altavilla, dove una porta «conserva ancora, egli dice, il nome di Carina» (pag. 18, par. II, Stor. e Topog. antica nella Lucan. Napo. 1867). Ma questa Carina non sarebbe piuttosto dal greco κάρηνον — capo o sommità; quasi porta da capo, ovvero al sommo del paese? Se è così, come credo, ogni identità tra le due parole svanisce.

B) Per l’alta valle del Sele:

Presso l’attuale paese di Valva (che è nome antichissimo) è il posto di «Valva Vecchia». Quivi presso è il monte di Valva, che credo corrisponda al mons Balabo della Peutingeriana.

Presso Caposele, un poggio denominato «Oppido».

Quivi intorno a Valva, i paesi di Colliano, Laviano, Castelnuovo…

Palo, dall’antico palus-dis.

Presso San Gregorio è «Monte Vetrano». — Tra San Gregorio e Buccino è «Costa del Casale»; all’intorno di Buccino i paesi di Ricigliano, Romagnano, Sicignano, Terranova, Balvano.

«Vietri» di Potenza, e nel suo territorio le contrade «Vetranico» e il «Vetrice».

Presso Caggiano la contrada «Vetranaurso» e le altre di «Massa Vetere» e di «Casale». — Qui, intorno Vietri e Caggiano) gli antichi popoli Ursentini, e l’antica «Urseio», come innanzi fu detto: v. cap. XXII.

«Satriano», cittù distrutta.

Presso Tito è «Tito Vecchio».

C) Per la valle del Sele, rimontando il Tànagro:

Presso Sassano, la contrada «Cozzo la Civita». Quivi era l’antica Marcelliana, secondo che noi si disse.

Presso Padula, «la Civita», ove fu l’antica Consilinum.

Tra Tegiano-Diano e San Rufo è un «Casalvetere», indizio di antico pago di Tegianum.

D) Rimontando la valle del Platano, influente del Tànagro:

Presso Muro Lucano la contrada detta «Le Antiche»; è qui un qualche pago della città che fu Numistrone.

E) Passando oltre nella valle della Fiumana di Atella:

Tra San Fele ed Atella, contrada «Civita», che forse si riferisce alla città medievale di Vitalba, di cui si ha notizia fino al secolo XII.

Atella, Bella e Ruvo, nomi di antiche sedi.

Di contro, e presso Aquilonia, la contrada «Vetrano».

Presso Rapone, «Rapone Vecchio».

F) Per la Basilicata, al versante Tirreno:

Presso Rivello, «la Civita», ove ci è parso di allogare Cesariana o Cesernia.

Tra Ajeta e Scalea è la contrada detta «Vannifora», cho risponderebbe al pago Anniforum, indicato nel frammento di Sallustio, relativo a Spartaco, di cui fu fatta parola nel precedente capitolo.

Quivi presso a Belvedere è «Tempa di Civita»; poco distante, la contrada di «Vedria».

G) Per la valle del Sarmento, influente del Sinno:

«Terranova» di Pollino; e al sudest di Terranova è la contrada di «Viltria».

Presso San Giorgio Lucano è «Pietra Vecchia».

Presso Noia o Noepoli, in carta greca del 1112, è indicato un luogo ubi dicitur Lu Betranus, il «Vetrano» (Syllab. Graec. Membran. pagina 96).

H) Per la parte dell’Agri:

«La Civita» presso Marsicovetere. — Più giù, «il Casale».

«La Civita» presso Marsico Nuovo.

«La Civita» presso Capo Loggia, nel territorio di Marsico Nuovo.

«Paterno»; di cui vedi alla Parte II, capitolo III.

Presso Moliterno la «Madonna del Vetere» ed ivi presso «Le Muraglie» e «la Fabbricata»; non molto discosto «Le Camarelle».

Nel territorio di Moliterno è la contrada «Forlutolo». — Indicherebbe forse un Forum o Forulum Tullii?

Presso Montemurro «Castel Vetro».

«L’Aria Antica» in territorio di Spinotto.

Presso Gallicchio è «Gallicchio Vetere».

Presso Armento, città greca, ignota: forse Halesa, o Calasa, o Calasarna.

Fra Armento e Guardia, antica città detta «Turri», ancora esistente nel secolo X; (di cui vedi nella parte II, capitolo VI).

Tra Corleto e Guardia è «Torre di Porticara». Qui un’antica città o paese di «Perticara»: ma forse di origini medievali piuttosto (vedi parte II, capitolo III). Castelli medievali, oggi diruti, abbondavano per questa valle del Sauro e dell’Agri.

Tra Tursi e Anglona, è contrada detta «Murata».

I) Nella valle della Camastra:

Presso il Monte Caporino, all’oriente di Laurenzana, contrada detta «Pago».

Presso Calvello, contrada «Aria Antica».

K) Per la valle della Salandrella e del Basento:

All’est di San Mauro Forte è il «Piano del Vecchio».

Salandra paese di denominazione antica. All’est di Salandra, «Le Murate».

Tra Salandra e Ferrandina, contrada di Vituro (Vetere? o Vèturo?)

Presso Ferrandina, loe rovine dell’antico «Uggiano».

Tra Oliveto Lucano e Calciano, la contrada di «Serra Antica».

A quattro miglia da Tricarico, nella difesa Rocchetta, è la contrada «Piano della Civita».

Presso la stessa Tricarico, sopra un colle della contrada Serra del Cedro, sono «le reliquie di una città distrutta, ove tra avanzi di umili edifizii, si rinvengono grossi tegoli e frantumi di vasi; anche antichi sepolcri si scovrono ivi»1.

Presso Pomarico è «Pomarico Vecchio», che corrisponde ed è detto altresì «Castro Cicurio».

Presso Pisticci, il «Vetrano».

L) Per la valle del Bradano:

La «Civita», che è la parte più antica della città di Matera.

Al nordest di Bernalda è «la Madonna del Vetrano», nella contrada Selvapiana e Campagnuolo.

A sinistra del Bradano, in quel di Ginosa (?), è «Rocca Vetere».

«San Vito Vetrano».

Presso Montepeloso (oggi Irsina) è «Monte Irso, Madonna di Irso, Tufara di Irso». — Qui «i popoli Irtini» e probabilmente qui la città di «Vertina» ricordata da Strabone (v. innanzi, cap. XVIII).

Presso Genzano, contrade: «Aja Vetere» e «Fontana Vetere».

L’odierna Palmira, fino a pochi anni or sono era detta Oppido, che risponde ad un antico «Oppidum».

Nel territorio di San Chirico Nuovo è Ia Piana dei «Casalini» e «Tempa la Urra».

Presso Montoscaglloso: — In un diploma del 1009, da Rodolfo conte di Montescaglioso sono donate al Monastero di San Michele Arcangelo di Montescaglioso2, tra le altre:

1. Ecclesiam S. Mariae qnae Veterana vocatur, (che io credo presso Montescaglloso).

2. Il luogo detto «Murro» e

3. Veterem civitatem quae (ad) Arcora vocatur.

Presso Montescaglloso è ancora oggi un «Monte Vetere».

Nelle carte medievali del secolo XI e seguenti, riferentisi al Monastero di San Michele di Montescaglloso e pubblicate dal P. Tansi, si ricava queosto, cioè che a «Monte Vetere» di oggi era al medio evo una Civitas Montis Veteris o Veteris Montis, come è indicata nei diplomi del 1078, del 1095, ed altri, e in questa città era posto il Cenobio di San Michele. Prossimo a cotesta Civitas Veteris Montis era il paese o Castro di Mons Caveosus o Scabiosus. Il P. Tansi, storico del famoso Cenobio, scrisse così:

«Rodolfo Macabeo, figlio del conte Unfredo, avendo fabbricato un castello presso alla chiesa di San Nicola e alla Torre Severiana, che ancora esiste in gran parte3 dietro la chiesa di San Simeone, dilatò le mura di cinta, e comprese in esse sì il paese di Monte Caveoso e sì la Civitatem Veterem. Dal che seguì che il Cenobio di San Michele non più venne indicato nei diplomi come posto nella Città Vetere, ma sì nella città di Monte Caveoso. Anzi, poco di poi, avendo aggiunto altri edifizi ed elevata la Torre, il paese di Monte Caveoso mutò di nome: ed è detto «la Città Severiana» nei diplomi (quali, ad esempio, quelli del 1009, del 1101 e 1005). Dal che è manifesto (aggiunge il Tansi), che vanno lungi dal vero coloro che deducono l’etimologia di Città Severiana dall’imperatore Severo: giacché fino al 1101 non si hanno punto notizie di essa».

Così il Tansi (ibid. pag. 6-7): ma la prova che egli trae dal silenzio è negativa, e val nulla: e, d’altra parte, come e perchè è detta Severiana una torre, che edifica il conte Rodolfo al cadere del secolo XI?

È probabile che la Civitas veteris montis del secolo X e XI avesse avuto già l’antico nome di Severiana, o Severianum. Gli è vero che Emma, moglie a Rodolfo (e che in più diplomi si dice Comitissa Civitatis Severianae), si riferisce in uno del 1110 (pag. 145 dell’Hist. del Tansi) alla Civitas Severiana quam vir meus (ella dice) una cum mecum construxit; ma si vuole intendere, come bene osserva il Tansi (pag. 7), non altrimenti che di averla accresciuta di edifizii, e datale il lustro di città nuova e rinnovata. Che il nome di Severiana preesistesse alla contessa Emma, non è dubbio per me. Esso ha la forma dei tanti antichi nomi topografici derivati dal possesso dei predii, che negli ordinamenti e negli usi della civiltà romana prendevano nome appunto dal possessore; come: Sabiniano, Corneliano, Pompeiano, Sicignano, ed altri mille (vedi alla Parte II, capitolo III). Ben poteva dunque essere venuto il nome al pago, nucleo di futura città, dal possesso di un Severo. Ma che questo Severo sia proprio l’imperatore Alessandro Severo non fu altro che divinazione del Padre della Noce; e gli eruditi che scambiano le congetture con la storia, si servano pure; ma non ànno ragione di dire demolitrice alla critica che non si acqueta, senza prove, alle divinazioni dei taumaturghi. Agli eruditi medesimi parrebbe certo che, sul colle dell’attuale paese di Montescaglioso, esistessero, verso il 1000, contemporaneamente tre paesi o città: la Civitas vetus o veteris montis, la Civitas Severiana e il Mons Caveosus.

Per noi, fino a prove maggiori, la Civitas vetus e la Severiana è tutt’uno.

NOTE

1. Così nel libro: Viaggio alla Siritide e particolarmente a Pandosia, ecc. per TEODORO RICCIARDI da Miglionico. Napoli, 1872. Nell’appendice pag 94-95.

2. Apud TANSI, a pag. 141-2, Historia chronolog. Monast. S. Michael.Arcang. Montis Caveosi. Neap. 1746.

3. In Monte Scaglioso: così scriveva nel 1746.