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Tutta da conversione.

Non tamen sine usu fuerit introspicere illa primo aspectu levia; e quis ma-gnarum sacpe rerum motus oriuntur. TACIT. Annal. IV - 32.

queste carte; le quali ricordando esempii di forti propositi ad amore di libero vivere, e, ad offesa di esso, bieche industrie della tirannide e furori di plebi imbestiate dalla tirannide stessa, siano seme che frutti forza di concordia, virti di temperanza, volutta di sagrifizii interminate in quanti siano cuori

divinamente innamorati della liberta e della gran- dezza della patria. -

INTRODUZIONE

La Basilicata nell' anuo 1848.

La Basilicata é la pid vasta provincia del Regno d'Italia. Gli appenpini, che dal nodo del Vulture piegano adimandosi ver- so oriente al capo di Leuca e pel mezzodk si diramano nel corno della calabra penisola, 'accerchiano di naturali limili cosi che, dechinando al golfo di Taranto, forma essa quello che é lo incavo del sottopiede d'}alia. Sei provincie la intor- niano ; due mari la chiudono ; cinque principali fiumane la spartono in cinque sinuose valli; e monti e colli e poggi, e ininori flumane e torrenti la frastagliano in tutli i versi ; e la ricoprono i boschi cosi che ne é irta. Clima dall'adusto al ge- lido ; vegetazione dall'abete all olivo ed all'opunzia ; aere montanino e salubre fuorché la dove 7 fiumi , ricacciati dal Jonio, ristagnano ad impestare le antiche sedi di Eraclea e Metaponto; grandi reliquic , e pid grandi memorie di cilla ereche ¢ latine, di forti- popoli, di forti fatti. Qui la Enotria vetusta, la Grecia-grande ; Pitagora, Ocello, Parmenide ; qui prima l'antichissimo nome d'Italia ; qui oggi , per antica in- giuria di governi ed incuria di popoli, sembianze di civilta non difformi dalla Turchia, che ci é prossima.

Su quei due mari non un porto, non un approdo; su quel- Je spiaggie una sola borgata, perd posta sul mare non ha com- mercio di mare. Su quelle flumane non un ponte, non un ar- gine ; e corrono irrefrenale pid che centoventi chilometri ognuna. Il verno quei monti si covrono di nevi fonde, di acque temporalesche le non domite fiumance ; e i naturali commercii della vita, i rudimentali incrementi della civilta mancano per lunghi giorni o si arrestano. Dopo l'Appia e l'Aquilia, che i Romani costrussero ¢ la barbarie distrusse, questa regione non vide, fino ad oggi, di slrade, che il sentiero batiuto dai muli, il calle pesto da capre : imperocché non ci fa il cuore di dirne fornita una regione che si dilarga per i chilo- *

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metri quadrati, € non misura finora di strade carreggiabili,. che 495 chilometri lineari |

Scarsa é, relativamente, Ja popolazione, che nasce, soffre- e lavora su questa vasta distesa, che é bene un ventesimo di tutte Ic terre d'Italia , se ella non tocca ancora a mezzo mi- lione di abitanti, agglomerali in 116, 800 famiglie. La legge della vita e della morte non ha qui proporzioni pid funeste delle normali ; e il salulare aere compensa le ingiurie della miseria ; la quale sé non ammazza maggior numero di gen- le, perd ne accorcia il medio della vila.

La terra produce tulto e nulla: ha pingui pianure, feraci convalli, pendici non infertili, pascoli aromatici, La grande proprieta predomina piuttosto che ta piccola, accentrata, pitt che in altre, in mani ancor morte : ma la piccola cultura, sen-. za altri capitali che una zappa, senza altra istruzione che unx pigra tradizione, é usata in pressoché tulta la provincia, dal- Je pianure in fuori che dechinano al Jonio e al Tayolicre. Qui- vanno di pari passo la grande cultura e la grande propricta; qui- unicamente ta produzione in grande delle granaglie, dei for- maggi, della lana, dell'otio, della liquirizia : quest# unica ma- teria aij suoi commercii. 1 quali lenti ed ancora rudimentarii- aspeliano, a svilupparsi, e le strade carreggiabili, e i possibili- approdi sul mare ; e infralianto trafficano a schiena di giu- menti quello che da, quasi spontanea, la terra e it nomade- gregge.

Scarsissimi commercii ; capitali non investili che in pasto- rali indusirie ; nessuna manifatlura. Industria casalinga di pannilani e di cotonine a covrire l'uomo de'campi; domestico sollazzo, pid che industria, quella della seta ; industrie di cuvi per gli usi del minuto popolo. Non opificii fuorcheé il frantcio c il vetusto congegno del mulino e della gualchiera. Come la pastorizia & nomade ancora, cosi laratro é quello delle Georgiche ; € le arti, in genere, ravide come la consuctudine: del vivere civile. Non perd mancano i capilali; in quella vece mancarono sapienti leggi c liberali istiluti che faverissero ii: credito, associazione, e il moto degli vomini ; e la istruzion: tecnica ; e le strade, ¢ i porti, ¢ i commercii : ¢ per questi, difetti e sospetti degli ordini civili, dorme ancora Jo spirito delle intraprese, e pargoleggia lindustria.

Il minuto popolo é misero: pure questa strema miscria ec sente meno, perché di parchissimi bisegni: pane ai pid di formentone, di orzo ¢ di meliga ; ¢ nona scialo ! Siremi i sa-

FA A oe OR --- Et ie EESTI AOR TN ---7---

larii, che sono quelli ancora di un secolo indietro ; ma com- pensa in parte la immobilita della dura consueludine l'uso di pagarli per meta col vitlo della giornata. Pure la ragione dei salarii Jentamente s'innalza in pro del popolo, massime del- Partiere; non avvertilo, ma cerlo miglioramento allo stato loro in grazia senza dubbio del capitale che vien crescendo alle in- dustrie. La gente dei campi ha vesti, abitudini, costumi, pre- giudizii ed ignoranza ancora de' secoli trascorsi : la feudalita é cadula; non servil; non corvale: pure vive tutlora in cerla suggezionc alle classi alte , che per vero i costumi pid miti fanno di grado in grado men dura. --- Perd non guerra aperta o Jatente deile inferiori classi alle alte. Ecci ancora tra loro il vincolo della clientela romana, del colonato lalino, del com- paratico venclo : cosi la soggezione piglia forme di domestica reverenza, il dominio di patrocinio. Ma queste reliquie di mu- tua bencvolenza ormai scompaiono ; ¢ finché nella coscienza del contadino non sia svolla la idea, lalente ancora, della umana digoila ; finché la civilla non faccia pudore al riceo del multiforme prepoter suo, la feudalita pesera ancora su quei miseri a tenerli abbrutiti in costumi, che spesso spriz- zan fuori in impeti selvaggi.

La classe viva e conscia di sé, la classe prima e tutto é il proprietario. Patriziato non esiste ; ; i feudatarii da quattro se- coli vissero sempre alla metropoli 0 alla corte ; nobilta alira di sangue, o di egregii falli, é ignota. Prima che i-feudali ordini cadessero, piccoli ¢ grami proprietarii esistevano; pic- cola borghesia; molti preti, molti frati, elementi di un certo annobilirsi alla famiglia popolana. Ma dopo che il senno ilali- co, rimesso su da] dominio francese , altud appo noi i prin- cipii della novella civilté bandita al mondo dall' ottantanove; e, scroilala la feudalila, sparti i latifondi, aboli maioraschi ¢ manimorte; ¢ i latissimi possessi ecclesiastici e feudali entra- rono in commercio, surse qui la socicta dell'oggi ¢.la classe proprietaria, che von é la nobilta del sangue, ma l'sristocrazia del possesso. Da quell'ordine di falli ec da due sorgenti ebhe origini c incremento questo, appo noi, patriziato della sociela borghese, --- dalla vendita de' possessi demaniali, e dallaffitto di quelli che furono feudali; cui i nobili lontani o assenti allo- garano a poco prezzo.

La nuova classe, che ebbe suoi litoli di nobilta nel lavoro, non disdisse il lavoro. I nuovi uMicii civili, che i nuovi ordini crearono, essa assunse ; ed al lavoro dello intelletto sposd --- § ---

quello delle industrie e dei campi. E surta dal lavoro non disdisse la potenza dello ingegno ; ai suoi figlicuré men I'e- ducazione per vero che la Istruzione ; ma una istruzione mi- surata, discreta, fazionata al livello di suoi spiriti borghesi ; classica del tutto la secondaria, e meno ideale che ulililaria- mente positiva la professionale. Perd unicamente nei maschi: la donna rende ancora la immagine della romana matrona, che guardo la casa, fild Jana, e mori celebrala di casalingho virti.

La famiglia, senza il fedecommesso e il dritto di primoge- nilura, ha nei costumi tenace unita; if padrefamiglia raccoglie Ja parle maggiore del patrimenio sopra unico capo, al quale gli altri fratelli hanno a cestare in perpeluo membra ulili e sommesse. In pro di codesta unita condanna uno almeno dei figli al sacerdozio; onde il clero cresciuto numerosissimo non per vocazione, ma per temporali fini,é non meno dei laici nei temporali interessi impigliato; e pid ai progressi civili procli- ve che ai jeratici. --- E cotale unita della famiglia, che il co- stume non la legge mantiene, ha cresciuti i possessi ¢ l'agiu- tezza della famiglia stessa.

Per codeste svariate cause dal 1820al 1840 la proprieta fon- diaria si accentrava con moto progrediente nella classe dei pro- ptietarii ; e¢ questi i capitali sovrabbondanti investivano neila pastorizia: onde venne impulso e bisogno di appropriarsi a ra- gion di pascoli quelle sterili terre, che erano gid demanii co- munali, cioé proprieta di nessuno, perché all'uso di (ulti. Dal 1830 al 1848 la istruzione si diffuse, poco 0 punto dal- Punico ginnasio governativo; qualcosa dai molli seminarii retli a discipline classiche si, ma men che chiesastiche , e da' nu- merosi ginnasii privati tollerati dal governo. --- Ma istruzione, cultura, consuetudini del vivere civile non vengono propria- mente alle provincic che da unico un centro, la citla di Napo- li: di qua sgorga luce, calore e moto per via di quegli infiniti atomi flultuanti, che si affollano in essa a cercarvi o le morbi- dezzc del vivere, o la materia ai commercii, o Vistruzione wlintelletto.

Diffusa Pagiatezza e sviluppata la intelligenza, vien subito dopo. per legge dell'umano progresso, il bisogno di liberta ; che é la formola suprema, onde lo spirito afferma avere co- scienza di se stesso come spirito ; cioé forza ministra della ragione aulonoma. --- Dopo i] grande moto dell' ottantanove, mentre j nuovi ordini civili, e lo spirito del secolo e glinere- ---9---

menti tulti della civilta intendevano a sviluppar la intelligenza e diffondere l'agiatezza e l'eguaglianza dai singoli ai molti, ai pid, a tutti; --- mentre i veechi ordini privilegiati sparivano tra Ie ruine del passato, e non restavano in pié che soli due ter- mini ---, il popolo ed il sovrano ---, questo non riconoscea che per se solo la liberta ; e in paterna tutela senza limiti fottava a tenere un popolo senza dritti. Da quel tempo due contrarii Mmovimenti si manifestano nelle viscere della societa, I uno dell'agiatezza che si aumenta, della intelligenza che si espan- de, della civilta che si effonde come luce e calore ai concitati impulsi dello spirito democratico del secolo ; laltro della so- vrana polesta , che a que' singoli ¢ totali sviluppamenti or mette argine, or freno. L'urto tra le due forze contrarie av- viene spesso ; e |' urto é rivoluzione, tanto frequenti nel no- stro secolo ; pid: frequenti ai tempi nostri, secondo che, ap- prossimandosi al fine, si fa pid celere il moto.

L'abbrivo fu dato sul continente da quella che per antono- masia é deita la Rivoluzione francese ; la quale ebbe in parte a continuatore, in parte a distruttore lo Impero : ad essa ri- spose prima I'Italia, e¢ nella Italia il reame di Napoli.

La Basilicata al novantanove non dié che martiri ed esuli

illustri, Mario Pagano, Nicola Carlomagno, Oronzio Albanese, .

Felice Mastrangelo, Pasquale Assisi, Francesco Lomonaco ; e larghi, se non celebri processi di stato a Matera. La Mas- soneria apri in essa, forse tra le prime, le sue loggie (a), di poca influenza per vero : pit estesa, pil eflicace la Car- boneria ; e gid nel 4844 non era paese che non avesse sue vendite. Ma anche le sanfedistiche congreghe dei Calderari, © de' Maestri: Rivellesi, o dei Vert-Amict, 0 de' Trinitarii, che si diceano, non mancavano alla Basilicata in quel torno; ed in cadendo Gioacchino queste, se non unica, branche va- rie di unico ceppo, tentarono ai 7 di Maggio del 1845 da Tri- carico sopra a Potenza un moto, di canosini intenti, che andd in fumo. La pianta della Carboneria laussureggiava : ma per- ché, cos qui come altrove, allargando ella il circolo, accolse alle sue ombre e onesti e tristi e facinorosi e di ogni risma profligata gente, questo, non gia le pressure de! governo, la screditarono. Del 1820 segul la provincia con passione le vi-

  • (a) La prima fu a Moliterno, onde si disse I' Aurora Lucana; a Lago- negro Ja Filarete Lucan; alla prossima Sala la Constlina Cosmopoliia; altra a Tramutola. Questo sotto Gioacchino, Gran maestro dell' ordine, intorno al 1812. ---~ 10---

cende; ¢ Voppressa liberta balend le ullime corruscazioni sulle terre di Basilicata nel 4821641822; quando i conati di Lauren- zana e di Calvello, e i proposili del campo di San Michele.(a) e i capitani Corrado e Veniti apprestarono materia di feroce disfogarsi alla tirannide. Quindi gli spiriti di-liberta tacquero per lunga pezza ; la provincia fu tra le pid cadavericamente tranquille ; e gli é dubbio per me se i conali delle alire pro- vincie ¢ del prossimo Cilento abbiano avuto con essa intelli- genze di sorta.

Perd all'erompere del moto del 1848 la Basilicata non ebbe parte. Lo Statuto del 29 di Gennaio giunse festosamente ac- colto, ma non aspettato.

Il.

La subila concessione degli ordini liberi allo Stato di Napoli nel 1848 fu il prodotto di tre fatli, ovvero di tre cause, che pid prossimamente coneorsero a quegli effetti. Era la prima in quel moto universale e profgndo-di tulla Italia risveglia alle riforme de' principi, iniziatore il Pontefice , continuatori i principi stessi; al quale moto il re diNapoli teneva duro ed acer- bo. La seconda causa fu in quella maravigliosa rivoluzione Si- ciliana, che bandi prima il suo scoppio a giorno fisso, com- hatté e vinse a-Palermo. Fu la terza nel controcolpo della ri- voluzione Sicula sulle provineje di terraferma; ove gli accesi animi proruppero in manifestazioni clamérose per la citta di Napoli, e in dimostrazioni armate nel Cilento. Ad arrestare il corso de' popolari moti, gid pid che a mezzo vincitori, il Re ecdette ; € soddisfece a quetlo che é il desiderato della civilta seconde lo spirilo del secolo.

fl moto brevissimo di quella napoletana rivoluzione, pure incruenta-e civile, ebbe questi due caralteri. Da una parte la potesta regia, che riconoscendo di mala voglia i sostanziali dritti del popolo, ritenne nondimanco intera entro a sue mani, insindacata e insindacabile, la forza delle armi, --- I' esercilo, salellizio di famiglia, non forza dello Stato; --- dall'allra parte un popolo che non si ordind mai, che non queld mai, né mo- stro principio di quetarsi ; continuatamente versantesi in agi- lazioni ¢ tumulli, che gli metievano nel sangue un vigore efi- mero ed una infermild vera. Gli elementi liberali conservatori

(a) Sui monti tra Marsiconuovo ¢ Sala-Consilina. ---i1i---

aon si raccolsero intorno alla potesta regia, per sorreggerla si, ma temperarla ; perd non si ordinarono ; ma rimasero 0 inerti 9 sopraffatti dalla parte avanzata, che mai non @ usa -peritarsi nella sua politica attivila di arrisicar tutto per aver 'tutto, La forma sostanziale, cui rivest) l'agitozione italica al -suo nascere, al suo crescere, al suo dominare, arrivé agli estre- 'mi termini cosi, che si corruppe efu causa dello sfacelo. Il popolo dal 1846 al 4848 ottenne le riforme a virti delle agi- azioni di piazea ; ebbe liberi-ordini e Statuti , mutd ministri -€ governi, spinse alla guerra a virid detle armi slesse. Surse -allora una forma, che veggiamo prevalente e universale, il cir- colo, faccia- pid civile del club parigino del novantatre , e la 'dimostrazione, come diceano, che era, chi not sappia, tumul- lo legitlimo del popolo sovrano f ,

La rivoluzione di Napoli non rivesti che queste due forme: de quali , nella incsperienza di una parte moderata liberale , addivennero armi paurose nelle segrete mani di audaci, vio- enti o sconsigliali. Ma coteste armi, che sgomentarono un tratto la parte avversa de' regii non per propria efficacia, ma pei sinoroni e nuovi evenli di Parigi, di Vienna, e di Berlino, usate ed abusale che furono, smascherarono la inanita loro : mentre i popolari tumulti crescevano ogni di animo e pre- Aensioni e moatti proposili ai conclamanti, il potere regio tor- nava dal suo sgomento, e pigliava animo a sua volta di vin- 'cere quelle non gia forze, ma umori torbidi del corpo sociale.

L'urto delle due avverse forze successe presto, dopo men 'che quattro mesi dagli oltenuti ordini liberi, il 15 di Maggio del 1848. Altora quando i moderatori del popolo vollero rat- tenerlo, € non riuscirono, si mostré alla svelala la impotenza della parte maderata e l'avventataggine di una parle politica; cui non salvera dal severo giudizio della storia qualvogliasi 'generoso proposito. Nell'urto il potere regio colle ordinate forze dell'esercito vinse agevolmente le forze disordinate ¢ tu- mulluarie di quella parte, che si diceva il popolo, si repulava il popolo, e non mosiré di essere davvero, che un'audacissima minorita.

Fu il primo atto del dramma. [I popolo vinto nelle strade della cittd di Napoli tentd la riscossa nelle provineie ; e i ca- pilurba, agitatori ed agitaii a loro volta dalla politica del go- verno di Sicilia, si sparsero per le provincie ad agilarle, si raccolsero nelle Calabrie ; e le prossime a queste Basilicata, le Puglie, c Capitanata tentarono stringere a palti di comune --- 42 --- offesa. Il secondo allo del dramma, ovvero il secondo urto successe nelle Calabrie , e quivi, mercé l'unica forza dell'e- sercilo, vinse nuovamente il potere regio. .

Vinse ; perché non si levd in armi di fatto che sola una parte di generosi giovani e in due sole provincie ; la classe de' proprietarii, le commerciali, le intelligenti, il clero, il no- bile restd indifferente , 0 tral sospetto e lo sgomento aderiva a dubbie parole. I capi de! moto volevano atirarre in Calabria, a legittimare e ingagliardire: la impresa, i legittimi rappre- sentanti del paese, sciolti da un Parlamento ancora non assem- brato ; e questi non vennero. Vollero spingere a simili moli le alire provincie ; e gid intorno alla Basilicata venivano ag- gruppandosi altre cinque ; ma timidita o inesperienza dei capi, e immatarita dei popoli indugiarono ; e i soli soccom- bettero. Nulla era preparato quando scoppid il moto ; né vec- chi o profondi odii popolari esistevano a subita accensione di generali incendii. Popolo immaturo ; proprietarii in paura de- ' gli odii plebei ; sentimenti ed interessi, che si dicono conser- vatori, prevalevano e non si mossero : la rivoluzione di Cala- bria visse solo un mese, tanto che ella si ebbe alcuni ajuti di armi dalla Sicilia ; ma come ella fu attaccata, si spense.

Cos) due delle cause prossime della rivoluzione napoletana erano vinte ; la rivoluzione nella metropoti del reame con la giornata del 15 di Maggio; la rivoluzione nelle provincie con i moti di Calabria. E questi moti (se gli é vero, che a' grandi avvenimenti come alle grandi fiumane contribuiscono origina- rii_ rigagnoli ) offersero pretesti al re di Napoli di ritrarre sue truppe, gia mal suo grado inviate, dai campi di Lombardia ; e quelle trappe, che si ritrassero, permisero si congiungesscro al Radeschi nuovi rinforzi dal Veneto : onde questi poté vin- cere a Custoza, e dettar l'armistizio Salaseo. Di qua a Novara é un breve passo ; anche esso ingombro di strepiti di popolo in piazza, che comanda in sulla piazza e guerra e pace, e di- plomazia e finanza.

E la sconfitta di Novara, la ripresa di Palermo, la ricaduta di Roma, non dagli ordini repubblicani, ma ncll'assolutismo ieocratico rimesso su dalla Francia a bandiera di repubblica, rimossero le altre cause, onde cbbe principio ¢ forze il moto di Napoli. Tolte le quali cause il re di Napoli, che aveva a grado a grado rimossa Ja maschera, la giltd via da se; e vinto in Calabria, chiuse le Camere ; vinto a Novara, le sciolse ; vinto a Venezia, incarcerd in massa ; vinto a Roma, tornd a --- ae ritroso de' tempi, ¢ disse a giudici e ad aguzzini : --- io pren- Jo Ja rivincila, e voi punile.

Della quate catena di eventi fu episodio degno di studio il moto di Calabria , e non indegni di nota i conati di Basilica- ta: perd quello non é@ soggetto di queste carte ; ma si questi nel Giugno e Luglio del 1848, siccome un primo anello di quello intreccio che si svolge al 1860.

Ill.

I nuovi ordini liberi del 1848 addussero alla Basilicata quel- le non straordinarie oscillazioni, che ogni subifo passaggio da lirannide a libertaé metie ne' popoli educati alla ignoranza e alla paura. Le fazioni municipali mutarono di posto; quelle di git' vennero su, e si aizzarono alla caccia de'nuovi uflicii; cac- ciarono, a tumulto di popolo, i gendarmi ; e a tumulto di ple- be, talvolta tinta di sangue come a Venosa, occuparono le terre del demanio comunale ; e, a moda del giorno, costituirono i circoli pei comuni ; --- forma, onde i pid in buona fede spe- ravano ordine e forza alla libertaé, alcuni strumento di domi- nio. A Potenza, capo della provincia, non surse il circolo che al cadere di aprile. Perianto lo impulso del moto venuto dal centro dello Stato alla provincia, questa segul, non lo accreb- be, né it conturbd di sue proprie forze, sino a quel primo ¢ veramente ultimo alto della rivoluzione, che fu agl'idi di Maggio. :

Non si tosto arrivarono le prime e ancora dubbie novelle de' luttuosi accidenti di quella infausta giornata, il Circolo po- tentino, che si disse Lucano, mostré la prima azion sua, quasi rappresentante naturale, nella opinione pubblica del giorno, dei dritti del popolo. Invila a consulta i cittadini; e poiché non é forza se l'opinion pubblica non Ja sostenga, I opinion pubblica trasse a quei concitati ritrovi anche i supremi magi- strati che rappresentavano nella provincia l'autorita dello Sta- to. Formd, nucleo esecutivo, un comitato di guerra, di sicu- rezza pubblica e di finanza ; richiese ai comuni della provin- cia un contingente di ciltadine milizie per inviarne mille a di- fesa det Parlamento ; e da alcuni paesi, Albano e Pietragalla, vennero incontanente. Ma sopraggiunte pid cerle c pid triste nolizie de' moti come iniziati compressi, il Circolo licenzid gli arrivati ; esortd a tenersi pavati a prossimi invili ; si aprissero oa |

allislamenti e sorteggi di guardie nazionali da mobilitare ; si addestrassero alla pratica delle armi; e intanto avvisaya ai parlili di ammannire armi e danari.

Presidente del circolo era Vincenzio D'Errico, tra gli ayvo- cali primo del non ampio foro polentino ; e per dovizie , per aderenze, per slato in molto credito nella provincia e nella citta ; la quale il reputava, ed era, come capo della parte con- servaliva liberale della cifta stessa ; e per questo, e per ela, e per indole, ( fatta anzi a studii di tranquillo vivere, che a ventura di partili arrisicati ) atto a refrenare anzi che ad ec- citare moti di popolo. Segretario del circole era Paolo Magaldi tra' giovani avvocati <del foro stesso in bella-e prometiente no- minanza ; ¢ come gioventi ¢ ardenti spiriti detlayano, pid ai concilati proposili inchinevole. Costoro l'anima dev} Circolo. La parte conservativa, ma liberale, prependerava in esso ed ia provincia; perd come istinto o aspirazion vaga, anzi che come vera parte politica avente coscienza di sé, di sue forze, di suoi interessi : di una parte pid' avanzala, che.a quei giorni dicea- no repubblicana, non mancava la insegna; ma, dal nome infuori, mancavale tutto. I maggiorenli per censo e credilo si aggruppavano intorno al D'Errico; ¢ questi, capo, e quelli, maggiorild, spintia fare, ( anziché per coscienza propria o spontanea €lezione), tra per forza di eventi, tra per moda dei tempi, o consigli di procaccianti uomini, non poteano non rivelare ad ogni tratlo, e in mille modi, lor natura circospetta c. indugiatrice 0 inerle, in conlraddizione ai concilati propo- siti ed alle arrischiate risoluzioni. Queste cose si vogliono menzionare a spiegazione degli avvenimenti, che successero.

Il Circolo usava gia di tutta la potesta di un governo costi- iuito. Ai 24 di Maggio pubblicava suoi ordinamenti per Io urmamento del quarto delle cittadine milizie e per l'us6 dei pubblici danari ¢ delle offerte graziose; prometieva premio in doppia quota del demanio comunale oi volenterosi, e pene ai contumaci ; e faceva nolo che: --- « Agenti speciali verranno « invilali per stringere una federazione tra la Basilicata 6 le « altre provincie del Regno. Le basi di questa federazione for- « meranno oggetto di speciali articoli da convenirsi di accordo « frai rappresentanti i diversi circoli nazionali. »

Prendeva pertanto la iniziativa d'un partilo, che é@ il mo- mento supremo di questo episodio di Basilicata , e che si avrebbe a considerare siccome il fatto capitale del moto napo- letano, se il fatto non fosse invece riuscilo a sconciatura mise- a

revole. La idea sorgeva datla condizione. stessa delle-cose ; ché, a volere osare una impresa gagliarda e fortunata, preli-

minari accordi tra pid provincie sono indispensabili. E come ' gia tutto i! moto italiano era nato, sospinto, ed ingrandito da- gli effelti del dritto di riunione usato ed abusato, onde si dif- fondeva quella.che si dicea, e non era, opinion pubblica, non allrimenti il momento della storia municipale Lucana prese vita e colore dai-popolari assembramenti. Si cospirava pertanto allo aperto.: ed era il modo.in parle una necessita a maturare artifiziatamente gli-evenli e gli animi impreparali; era in parte il mezzo pid acconcio a far note al nemico de armi, che gli si . affilavano avverse.

Ad allenare gli spiriti dubbiosi, giungevano a .quei giorni per le provincie gli avvisi del segrelo ordito, che disegnavano di svyolgere in Calabria coloro, che motori-e vinli nella infeli- ce fazione del 15 di Maggio, erano quindi venuli in Sicilia ; onde, sollecitatori e sollecitati, passare alla riscossa nelle Ca- labrie. La fortuna Siciliana toglieva i sonni agli arrisicali, che, non fidando alla fede dei Borboni, gli indracavano intanto senza allra forza che l'audacia': la polilica del governo sicilia- no soffiava sulle braci incandescenti, e prometteva di ogni ma- niera aiuli e conforti; la qual politica sapra la storia avve- nire quanta parte si ebbe nei napoletani torbidi e nei tumul- tuarii propositi delle minorita. Fra queste-aperle e segrete concitazioni la idea della federazione della Basilicata trovd, ad attecchire, terreno acconcia, e temperie di animi propizia nelle propinque provincie.

In Cosenza é dunque instituito a' 2 di Giugno un governo lemporaneo; il quale invila a raccogliersi in-quella cilta pel 15 del mese stesso i-deputati del reame, sciolli gia, pria che le- galmente assembrati, dal potere eseculivo. Il Circolo Lucano, che gia negoziava con le contermine provincie i preliminariac- cordi pel suo trattato di federazione, stimd infratlanto di as- sembrare in Potenza ad una Dieta provinciale i mandatarii di lulte le comunita eletti dai circoli cittadini. Era sagace con- siglio per dare l'autorita che non avea al circolo potentino ; invigorirsi di mutua fiducia; seandagtiare l'opinione della pro- vincia, e indirizzarla intorno un simbolo determinato. La dieta fu convocata pel 15 di Giugno.

Quel giorno infatti si adund numerosa ; tre soli municipii mancavano. Il presidente, che quando ebbe invitato a questa adunanza, avea sagacemente fatto dal circolo affermare « i ---i6---

suoi principii politici » i quali si riassumevano ne} leale man- tenimento degli ordini costituzionali e nello svolgimento di essi, siccome il Re slesso avea promesso e poi ritolto, il pre- sidente del circolo nell'aprir la Dieta, riconfermd, a schermo futuro e a freno presente, i principii stessi. Era pertanto ma- nifesto e fisso lo intento, affalio legittimo e conseryativo, del moto stesso ; la qual cosa rimovea gli equivoci e non iscinde- va la parte liberale. La Dieta discusse, se convenisse di muo- vere incontanente in aiuto delle Calabrie : ma prevalendo i sensi conservativi e dubbiosi de' pil, che aspettavano dalla - fortuna o dallo avvenire lo scioglimento deglincerti eventi ; deliberd afforzarsi intanto in uomini e in danari; consenti ap- provando al patto della federazione da stringere ; ciascun de- legato prese obbligo di far concorrere i suoi mandanti a quei patti medesimi ; si stringesse intanto i) tratiato ; poi, di con- serva, lotti si marcerebbe. Nomind un decemvirato che rap- presentasse la provincia alla federazione; e la dieta si sciolse. Pej pid anche questo era un indugio ; e ogni indugio un gua- dagno. Ma la parte giovane e volenterosa della citta e della provincia di tali pigre industrie tenne il broneio a Potenza ; ¢ reputandosi in istalo di operare da soli, inacerbiti inacerbivanu gli animi con loro sollecitazioni e proelami di rettorica demo- cratica.

Allora per le terre e le citla della Basilicata fu grande moto di accendere gli spiriti delle cittadine milizie e de' possidenti: fu chi iva in volta a raccorre danari e arnesi da guerra, a stu- diare punti e disegni strategici, a radunare circoli e seminare entusiasmo che non attecchiva ; vennero quindi da Molfetta quattro cannoni, disutili arnesi di barche mereantili ; e altri luoghi, a fonderne altri, bronzo di veechie campane : --- gran- de moto, poco frutto. .

A' 25 di Giugno convennero a Potenza i delegati per Ja fe- derazione, che i circoli di Bari, di Terra di Otranto, di Capi- tanata e di Molise aveano inviati in Basilicata a stringere il patio delle cinque provincie. Nel cozzo dei varii elementi, tra quali prevaleva il conservalivo per la forza del numero e della inerzia, concordarono in un partito, che significava ancora un indugio, che bene avea le qualita della rivolta agli ordini dello Stato senza alcuno de' probabili beneficii che arrecato avreb- be la rivoluzione manifesta e subita, se il subito prorompere in armi avesse potulo dar nuova vita ai moti di Calabria col- Yoppugnare le forze regie inviate a sedarli. Sottoscrissero una a

protesta, che fu vacuamente famosa nel titolo di Memorandum; la quale, protesta ed ullimato alla potesia del Re, avea la pre- tensione di metterlo in dimora a virth della minaccia d'insor- gimento a giorno fisso, che sarebbe caduto intorno al dieci di Luglio. Nella quale ricordato avendo « il saccheggio, gl'in- « cendii, gli enormi fatti di militare licenza » nella giornata del 15 di Maggio, le conseguenti provvisioni governative, che usurpavano la potesta legislativa del Parlamento ; menzionato la illegale revocazione del « patto del 3 Aprile » e¢ lo abban- dono della guerra della indipendenza ilaliana, si richiamavano alla unanime riprovazione della nazione ; onde gia le Calabrie venivano protestando in armi --- « In tanta gravila di avveni- « menti ( diceano ) qual sara il conleguo delle altre provincie?

« Le provincie di Basilicata, Terra di Otranto, Bari, Capi- « tanata e Molise, rappresentata ciascuna da delegali speciali « convenuti in Potenza, dichiarano nell'atluale condizione dei « tempi: --- 4.° Volere a qualunque costo il sincero e leale « mantenimento del regime costituzionale. --- 2.° Volere dalla « rappresentanza nazionale, eleita sulle basi della legge del 5 « Aprile, lo svolgimento dello Statuto, con Ja facolta di modi- « ficarlo c correggerto in ciocché vi ha d'imperfetto, e meglio « adallarlo al progresso reclamato cdall'andamento della civilta « de' tempi. --- 3.° Volere Pannullamento di tutti gli alti del « governo promulgati dal giorno 45 Maggio in poi --- 4.° Non « soffrire che la rappresentanza nazionale si riunisca senza « guarentigie che assecurino la liberta del suo voto, e quindi « non riconosce lo esercizio della sua legislatura, se non ver- « ra richiamata al servizio la G. Nazionale illegalmente sciol- « la; se questa non verra fornita di corrispondente artiglieria; « e@ se i castelli non saranno messi nella impotenza di nuocere « alla citta. --- Essere risoluti di mantenere a qualunque costo « questa loro dimanda. Epperd ove siffatte giuste pretese ver- « ranno spregiate, protestano innanzi a Dio ed al cospetto di « tatie le nazioni incivilite della necessila, in cui si potranno « trovar collocate. --- Potenza 25 Giugno 1848.

« I delegatt di Terra di Bari --- Barone Tommaso Ghezzi « Petraroli, Tommaso Calabrese, Achille Orofino, Carlo de Do- « nalo. --- J delegati di Terra di Otranto --- Gennaro Simini, « Giuseppe Libertini, Lettor Gioyanni Casavola dei Predicato- « ri, Giuseppe Briganti--- I delegati di Capitanata---Giuseppe « Tortora, Antonio Viglione, Raffaele d' Apuzzi --- 1 delegati « di Molise --- Giacomo Vendilti, Domenico Venditti---J dele-

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« galt di Basilicata --- Vincenzio d'Errico, Cav. Emmanuele « Viggiani, Gaspare Laudati, Niccola Alianelli, Francesco Co- « ronati, Raffaele Santaniello, Paolo Magaldi, Carlo Cecere, « Luca Aranee, Vincenzo di Leo. »

Questo singolar modo d'imporre i patti prima, nonché della vittoria, ma di aver pure ammannite fe armi alla battaglia, parrebbe meno inquinato di leggerezza e di presunzione, se alcuno almeno dei minaceiali-effetli avesse avuto luogo. Non- ché essi repufassero (io voglio credere ) che la suprema po- testi potesse cedere, senza syilirsi, a minacciose parole date in pascolo al pubblico per via della stampa: bens) era nell'an- dazzo del tempo la credenza che il chiedere o minaccie ba- stasse ad oltenere a larghezza ; e i pid non erano percid pronti di andare oltre alle industric dell'ingrossare la voce, come usa ai bambini, per for paura. L'ultimato fu prima reso publi- co per le stampe, che itiviato al Ministero: perd tennero se- greti i patti, che dissero federali. Coi quali fu concordato che if moto partisse dalla Basilicata, ove s' insedierebbe un comi- lato di guerra, che cra pure un governo civile, eletto dalle provincie, presiedulo dal D'Errico. Stabilirono le poste, ove le milizie insergenti si accogliessero ; il tempo e i modi come le altre provincie rispondessero ; quali uffiziali, segnatamenic di quei rimossi nel yentuno, si chiamerebbe a capilanarle; ed a muovere il minuto popelo per idee, che ancora non sono suc proprie, tra' primissimi provvedimenti di cotesto gover- no era quello di sminuire il prezzo del sale, e di non so quali allri beneficii di eguale virlh; che é molto dubbia virti per me che scrivo.

Intanto che questi ficri propositi procedevano a virlt di stampate carle, e si maturava la impresa pit. lentamente che gli eventi non richicdessero, le forze regie procedeyano inco- Jumi ¢ vincevano nelle Calabric. Un-corpo di truppe, venuto di avanguardo col General Busacca, fu veramente messo in mezzo dai Galobro - Siculi a Spezzano Albanese ; e avrebbe messo git le armi, se l'altro corpo del Genera! Lanza sbar- eato a Sapri trovato avesse ostacoli al suo procedere nella Ba- silicala, che non insorse ; 0 se Ie Iegioni calabresi avessero opposte resistenza, che non fecero alle forti posizioni di Cam- potenese. Ma quelle capitanate da talorosi uomini di lettere 0 di foro, furono da'regii, con moHo facile sirategia, girale ¢ altaceate alle spalle il giorno 30 di Giugno. Non ressero, e non peteano , ¢ si sbrancarono ; ¢ i! Lanza si congiunse al Busac- --- {9 ---

ca; e subitamente, e senza colpo ferire, presero la sede del governo che era a Cosenza. Vinceva contemporaneamente nel- ta provincia di Catanzaro il corpo del General Nunziante; onde fu forza al governo calabro di sciogliersi, ed alla divisione si- ciliana d'imbarcarsi, prima che non rimanesse in mezzo pri- gioniera ; come le avvenne poco dipoi netle acque di Corfir: Lo scontro del giorno 28 nelle circostanze di Castrovillari, Paliro del 30 a Campolenese, e H conseguente sfasdiarsi delic bande, suceessero tre giorni dopo sottoscritto il memorandum nella citla di Potenza. Al 2 di Luglio il governo temporanco, che avea vissulo la vila di un mese, si seiolsc. La rivoluzione €alabra é finita. , Come le notizie de' tristi eventi pervennero in Basilicata, gli spiriti caddero ; "elemento conservativo discoverse, per im- pelo distinto, il fondo delta timidila sua ¢ si trasse indietro anche pitt ; ¢ quelli che erano uffizialmente a capo del moto, agghiadarono. La parte giovane e viva, che gid avea combat- tuto le costoro lentezze, cercd allora di spingere innanzi a quei partiti estremi ; i quali a molti paiono salvare le cause perdu- te, perché troppo confidano nella yirtd de' nomi per dare agli uomini la virth che non hanne. A cotesti impulsi mossero arditamente per Potenza le milizie cittadine di Gatlicchio ¢ di Missanello ; ma sole, e pei nuovi eventi, sostarono a mezza sirada. Imperocché in una tumultuaria riunione del Circolo Lucano aghi 8 di Luglio, tentato avendo la parle giovane di Mmetler su « un governo provwvisorio » per dare esceuzionc di fatto alle grandi minaccie dell'ultimato, la parte conservativa, che pure avea aderilo o concerso: a quell'atto spavaldo, forte si oppose, e tutto anda a fascio : e quetii, allora e poi, di que- sla e delle precedenti contraddizionr si yendicarono, spiegan- do i tentennamenti e gl'indugii protratti, te vacue ambizioni ce i patriottismi di mostra colla parola di tradimento ; parola usa- ta ed abusata non so pili se dalla malignitaé o dalla leggerezza degli uomini. Fatto sta che tutto era impreparato ; inerti Ic masse ; restie le elassi alte della societa ; dubbii o sopraffatti i pid della parte liberale, che allo Statuto erano contenti ¢ non capivano la ragion di quei moti; sotamente di una efime- ra foga galvanizzati crano quei pochi, i quali per conto degli altri tutti agilavano le acque, e queste parevano commosse. --- Leggi sloriche e sociali pid alte dominavane anche qui, come altrove, inavvertile : e Dio voglia, che una pid leale filosofia politica si persuada anche oggi di questo vero, che dove i con-

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gegni degli ordini liberi non siano schiusi come prodotto len- to e spontaneo dallo svolgimento di tutla la storia e dei costu- mi'e della vila di un popoto, quali in Inghilterra ; ma siano o importazione, 0 conquista, 0 imitazione di sola una classe del popolo, il volere a un tratto metterli in causa, o darli in balia della forza o della violenza ad cmendarli, 0 svolgerli, o am- plificarli, 6 un metterne in pericolo Ja vita : imperocché sola una classe, per quanto sia ricca di dovizie o d'intelligenza , non pud lottare di forza o col numero che le oppone la forza, o con la massa che le oppone la inerzia.

La rivoluzione cadendo inonoratamente in Basilicata, perché i moderali, che capitanavano o consentivano, non ebbero né co- raggio, né coscienza franca, né sentimento vero di ciocché gli uni volevano, ¢ gli altri promettevano ad impulsi non proprii? Ja rivoluzione cadendo inonorata produsse questo, che la parte moderata e conservativa degli uomini autorevoli fu esautorata di ogni credito cosi per la provincia, come nelle contermine; Je quali si reputarono da lor desidie ciurmate. E venne su in credito, e apparve siccome l'unico che avesse volonta e abilita di operare quello elemento de' giovani ; cui erano pid sincere aspirazioni, pil) audaci propositi, pid tenaci intendimenti, e insistente energia. Questi intesero quinci innanzi ad ordinarsi per guisa da far senza dei primi; e rispondendo volonterosi agl'impulsi che venivano dalla citta di Napoli, tentarono racco- gliersi sotto quella insegna dell' Unita-Italiana, che avrebbe forse potuto mostrarsi in pubblica associazione a sostenere le pubbliche liberta, ma per vecchie usanze de'capi prese a pre- stanza Ja maschera delle sette. Questa in Basilicata non per- venne che nel 4849 ; ma vi ebbe efficacia men che scarsissi- nia; pérché, a raffreddare gli spiriti e menomare le opportu- nita dello: espandersi, sorvennero presto quelle serie di pres- sure e di violenze e d'iniquila governative, di cui ci sara d'uo- po discorrere poco innanzi ; perché nei loro antecedenti tro- vino ragion di causalita e di tempo i fatti che intendiamo nar- rare del 1860.

CAPITOLO I.

"too

Storia di dodici anal; ovvero del Governo Napoletano dal 1849 al 1860,

I.

Sc il re di Napoli, vinta che ebbe la rivoluzione napoletana al 45 di Maggio e sui monti del Bruzio, ayesse subitamente ritirato i liberi ordini del nuovo Stato ai principii del vecchio assolulismo, avrebbe alla onesta dell'uomo e alla Icalta del principe meglio provveduto, che ei non fece, quando, spac- ciando come moneta di baratti la parola di re, fraudolente- mente mentiva a se stesso ed alla storia. --- Dopo vinto una battaglia, io riprendo ( avrebbe egli detto ) per dritlo di con- quista cid, che per forza di eventi e di popolo avevo ceduto aglimpeti del popolo. --- Ma lustre di regie promicsse, mi- raggio di regic parole crebbero anzi dopo il 15 Maggio ei moti di Calabria ; poiché ardeva ancora vigorosa la rivolu- zione sicula; pendeva sui campi lombardi ancora dubbio Yesito delVitalico duello; e tutta Europa fremeva concitata a liberta.

Poscia vinse egli in Messina, fu vinta I'Ilalia a Novara; era tanto da lornare animo ai despoti: perd nuova democratica febbre agitava il cuore d'Italia ; Austria ancora allacciata in Ungheria; speranze e sospelli tenevano jl campo. Egli scio- glic la Camera, ma promette riconvocarla ai termini di legge; impone le tasse, ma si fa schermo alle necessitd dello Stato, € coscienza del parlamento che ayra a ratificarle (a) ; com- prime il petto alla stampa periodica col peso di una cauzione ingente, non perd vuol ristabilita la censura; scioglie a fasci Je milizie ciltadine ; ma dichiara di yolla in volta usare egli il diritto che gli vien dallo Statuto; e saranno ricostiluite (b).

& Decreto del 27 Marzo 1849, (b) Decreti fino al 28 Agosto 4849, che ¢ rultimo.

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Incarcerano nella metropoli ¢ nelle provincie, postergate le guarentigic scrupolose della legge politica, ma quelli per vero che si diceano o sobillatori della fedelta del soldato, o seminatori di sette e di scandali ; --- cautela scusabile a di- fesa dello Stato daile fazioni commosso. Si cassano, & vero, gl'italici colori dalle regie insegne : ma confessando la de- bolezza ed accettando lignominia, ei se ne scusa che gli é imposto, ---gli é imposto dall'esereito ! cosi non vergognando di affermare al cospetto del pubblico il governo dei pretoriant e delle caserme, egli che si schermiva di sua austerité verso il popolo a salvare questo popolo dal governo della piazza (a). Il ministero, gia di uomini che ebbero spasimato, congiurato e sofferto lunghi anni in servigio della liberta, or dimentichi della liberta e di se stessi, seguivano, incuriosi ¢ solleciti, nelle illiberali opere il re, che li blandiva.ec li detestava: non ignoranti al segno da non comprendere verso quali piagge arrancavano, manco loro la dignita di chi resiste, ritirandosi, alle carezze del principe , e salva, se non pud la causa del giusto, la causa dell'onore. Quando la politica dei regii infin- gimenti divenne superflua, furono cacciati in 14 come cenci stomachevoli; e il principe Cariati, presidente c ministro de- gli esteri,sclamava poco di poi sul letto di morte: ero vissuto da galantuomo; e muoio da palloniere !

Fu occasione al loro allontanamento l'ordinamento da dar- si alla vinta Sicilia: e fu questo il punto di nuova e disco- perta evoluzione nella politica del re di Napoli, allora che erano gid vinte Ungheria, Roma e Venezia; e Francia repub- blica facendo diligente processo alla repubblica, una marea di reazione montava su per gli Stati di Europa. Quei ministri avrebbero voluto salvare almeno alcuna povera tavola al nau- fragio degli ordini liberi ; erano contenti agli ordini cousul- tativi; ma il re avverti ghignando che ei non comprendevano i tempi; li mise alla porta, e li dié in balia dei suoi giudi- ci. L'ordinamento siculo fu quale nell'antica monarchia na- poletana dopo il 1824; risorse dal sepolcro la Consulta, vec- chio arnese senza virt) d' iniziativa o di freni all' arbitrio governalivo ; nessuno accenno, non dird alle concessioni del 1848, ma alle ultime regie promesse del febbraio 1849;

(a) Ministeriale del 19 Maggio 1849, n.° 1169 del Ministro della Guerra pubblicata nei Giomnah delle Iniendenze. ; ea ---

non almeno liberti del municipio. Quelle leggi, che non a- veyano saputo far pro agl'incrementi materiali o morali del- Visola e del continente, che non ebbero educati i popoli né a quieto servizio , né ad ordinata liberta, tornarono arca santa del patto a puntellare la vecchia monarchia instauran- tesi nel pieno arbilrio del principe. ;

Il.

Le regie maschere caddero nell'agosto del 1849. Il mini- stero del 7 Agosto ebbe a capo un Fortunato, veechio apo- stata di liberta e scallrito consigliere di tirannide ; un Pec- cheneda, acciaio brunito tra i pili sottili arnesi di polizia; un Longobardi feroce uomo di toga, cui mai non fu idea del dritto che nella legge, e non concello di legge che nell'ar- bitrio det principe ; e un Troya bacia-pile e picchia-petto, a cui lintolleranza jeratica cra sapienza di Stato, salvezza del-

-Yanima dei popoli e dei re. Ai fianchi di essi_ una eamarilla di corte ne premeva il povero senno nelle passioni del mo- mento , e su di essi era il re; il quale, non che subirne il consiglio, era da tanto d'imporsi a tulti; ond'essi non fecero ch'eseguire i suoi cenni. Quindi incomincid quel governo veramente personale dello Stato, che toccd il culmine intor- no al 4858, e che distrusse lo Stato.

Questo ministero ebbe i consueti principii di ogni misera- hile governo di rcazione ; cui per legge della storia il consi- glio é nella paura, il senno é¢ nella vendetta. Trarre tutti gli ordini dello Stato alla integrita di assoluto reggimento, cas- sando tutte le reliquie dell'anno 1848 e tulte le maschere as- sunte al 1849 ; rafforzare a virth nuova gl'istituli e gli or- dini statuali a fin di prevenire il ritorno di nuovi rivolgimenti; chiamare in sussidio la Chiesa, ed allegarsi con essa, poichd a comune pericolo ei giova il contrapporre comune difesa:--- queste le norme ¢ il consiglio a ricostituire lo Stato in tran- quillo. Che gli spedienti erano vecchi , o che furono inulil- mente usati ed abusati da tulle le reazioni europee, e non altro frutto raccolsero che conseguenti scdizioni ¢ rivolture, non erano essi si larghi di mente da intenderlo: né generosi da intendere quanto incarco di odio aggiungevano alla insi- pienza, in compiacendo, come fecero, all' animo ferino del ---~ a

re, ed alle voglie muliebri della Corte con trarre illimitata vendetta di quanli o per proprio consiglio, o per esempio del principe, o per contagio dei tempi, propugnarono, od accla- marono agli albori del libero reggimento.

Allora i sostenuti in carcere per sola cautela, o per mise- rabili pretesti, subirono nuove e triste vicende. Comparvero socicta anonime di falsi testimoni ed onniscienti denunziatori; i quali, cosi famosi nella storia nostra quanto Oates e Danger- field nella storia inglese, assunsero |' impresa di ordire una serie di misfatti, una serie di prove e di testimoni per cia- scuno degli arrestali o da arrestare deputali, uomini politici, e quanti ebbero nominanza, credito, o consiglio negli ordini dello Stato libero. Piovvero, sottilmente elaborate negl' in- timi penetrali della polizia e della reggia, anonime denun- zie raccomandate alla picta del re dai nomi di S. Filomena o §. Antonio ; piovvero disvelamenti di fatti e di cabale, ve- raci cosi, quanto la ubiquita dei lestimoni che le annaspa- vano. Su queste basi d' iniquila e di vergogna, costrutte e ricostrulte per tre o quattro anni processure infinite, giu- dicd colla ralbbia dei partigiani un giudice, fra gli altri, quan- to Jeffreys, famoso nella storia nostra, il presidente Navarro. Dei quali giudizii non indicherd i parziali modi di ricercare la verita, ¢ di mostrarla ai giudicanti, non le usate industrie delle tirannidi, che hanno i giudici a valletti del carnefice : ma dird questo, che alla coscienza pubblica non Ja reila dei giudicandi apparia mostruosa quanto la giustizia del prin- cipe; il quale dopo aycre a mille artifizii congiurato e rotto fede allo Statuto ed alla legge, or si veniva in nome della legge a punire il fior del paese per colpe di tendenza, indi- ritta a modificare quello Statuto, che egli gid avea fatto a brani a punta di baionette.

Queste mosiruosila d'istruzioni e di giudizii durarono ben cinque anni, avvolgcndo in loro spire d' insidie tal massa di ciltadini, che incapaci le carceri a contenerli, mentre di nuove ne sorgevano , nuove industrie a sgomberarle s' in- ventavano. Laonde perché non mancasse agl' incarcerati lu

-Spazio, cd ai giudici il tempo a condannarli, si offerse ai rei di comunali crimini contro Y avere a Je persone, quel che a Napoli, con vocabolo barbaro e degno della barbarie , si dice un truglio ; che era, chi nol sappia, 1' amnistia dei fur- fanti, Per esso la maesta dello Stato scendeva a patli col de- linquente : c, --- componiamo (diceagli) sui nostri reciproci

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dritti ; io vi giudico senza pubblica accusa , senza pubblica difesa, al buios ma Ja meritata pena vi scemo dagli ergastoli al carcere, dal carcere al confino. --- E cosi fu fatto neil'an- no di grazia, che segna la meta del XIX secolo, con pub- blico decreto del re ; cui né leggi fondamentali del regno, né pudore ai conquisti della civilla, né i suoi debili alla tu- tela dell' ordine sociale avrebbero consentito ; se il verbo re- gio non fosse, per l'assoluto principe, superiore alla civilla, alla giustizia ed alle leggi del regno.

Tl.

Con tali pessimi provvedimenti' di Stato fatto agevolc il corso della regia vendetta , il cenno di essa travagliava pitt ferocemente le provincie, ove pil ferverono in opere 0 in co- nati gli spirili di libertad, quali i] Salernitano, Ja Basilicata ¢ le Calabrie : ma non si che te restanti non offersero materia di lutto e di pianto a placare il regio sdegno. Impcrocché ove fu scarsa materia di pene fu non scarsa materia di lutto; e la ragion di Stato voleva stupire i popoli con l'asprezza e¢ Y universalité del danno. Ove non cra ragione a punirc , fu occasione a tribolare una semplice dimostrazione di gioia, un commovimento del tullo municipale ; VP essersi vivace- mente versato nelle poliliche clezioni, --- che pid? Anche quelle innocenti adunanze, che in ogni terra, a moda dei tempi e delle cilta, si ordinarono a vila collettiva allo intento di disciplinar le liberta che non disciplinarono, e sotlo nome di circoli non erano che farse scipite, ove anch' essi i pub- blici uffiziali intervenivano, codeste erano, regnando Io Sta- tuto, associazioni illecite ; e chi non poleva aver carico d' al- tronde, I' ebbe da queste! Nel pestifero ambiente del tempo nacquero rigogliose le pestifere piante alla terra acconcie,--- delazioni e denunzie anonime; --- e il pid abietto rifiuto di ogni societa trovd in esse un facile mestiere a disfogare cupi- digia e vendetla,a diventare carezzati strumenti di regno e di terrore. D'alira parte le non mai spente gare cittadinc ripi- gliavano, ai propizii calori del tempo, l'antico andazzo di ri- vestire i municipali odii del nome e del colore delle parti po- litiche ; di guerreggiare }e ayverse parti , non pil) d'incendii 0 di stocchi, ma di abietile delazioni e di ree calunnie: im- -_ 96 ---

perocché é vecchia peste di questi popoli I' aizzare Ie pote- sla, o nuove o triste, a ricercar come colpe di Stato cid che é umor torbido di municipali divisioni. In tal condizione di cose poiché un furore di persecuzione prendeva Ja _potesta, che ammattiva ; e niuno potea vantarsi di non aver troppo creduto alla regia parola e gioito delle cancesse liberta ; e niuno esser sicuro dal morso soppiatto di un emulo o di un nemico ; poiché né guarentigia di legge, né precelto di mo- rale o di eterna giustizia salyava i cittadini dall'arbitrio del- Pultimo birro, tutti incumbeva sospetto e paura; il vincolo delle civili socicta cra sciolto, ogni consuetudine di onesto a cassa ; ¢ il pernicioso aerc, cui non opprimeva, ay- viliva.

Le carceri di Salerno, di Potenza, di Cosenza e di Catan- zaro si empirono di yolontarii prigionieri. Comandando in quelle provinciec il generale Nunziante pubblicd, sotto regia parola, edilto di largo perdono a coloro che yolontarii venis- sero in carcere ad aspeltarvi i provvedimenti della regia cle- menza ; imperocché forte temendo di un polilico riannodarsi di tanti fuggiaschi, avea proposto ed ottenuto promesse da cid; ché quanto pi é universale i! delilto, tanto meno pud essere universale Ja pena. Ma riempiute le carceri e sgom- brati i boschi, la regia parola andd dimentica ; il generale Nunziante fu ritirato ; e cruccioso delle sleali promesse mor}, fu detto, di dolore ; poi le carceri si vuotarono ( ¢ vero) dal 1850 al 4853, ma per riempirne gli ergastoli e le galere. Fanno calcolo, fino al 4856, d' imprigionati tratti_ in accusa nelle provincie continentali per 46,083 imputali ; pure il calcolo ¢ a pezza di qua dal vero. Il solo bagno di Procida avea di essi in quell'anno 783 condannati. Ma quale il nume- To dei sostenuti nelle carceri dei militari fortilizii ? ~ quale il numero di quella generosa giovent), che, sacre reliquie delle nazionali fazioni di Lombardia e Venezia, fu relegata a Scellerata punizione su per le isole? --- quanti gli esuli e fug- giaschi su tutte le piaggie ospitali della terra, dalle austria- che in fuori (2)?--- quanto il numero di coloro, che incarcerd € tenne a suo arbitrio lunghi anni la polizia , non so se men fiera, che non li détte a condannare a suoi giudici , 0 se pid Scellerata, che tanti vessd, cui né manco i suoi giudici avrian potuto condannare colpevoli ?

(a) Quae regio in terris nostri non plena laboris ?

IN --- 7

Sulle quali centinaia e migliaia il largo censo, la civile educazione, le libere professioni predominavano in numero; non perd che mancassero, a prova dell' universale sciagura, je umili classi del popolo. Trovo che, dal 1849 al 4855, la polizia annotasse in Basilicata 14609, gia tutti balestrati dal carcere alle galere o al confino. Sopra 1439 di cotestoro io veggo, per condizione civile, 486 proprietarii, 98 avvocati, 425 preti, 6 frati, 187 artefici, 69 uomini di contado, 19

possidenti € massari di campo.

IV.

Quando adunque é si universale la colpa a punire, ( tri- Stissimi tempi, in cui é colpa l'amor della patria! ) qual pra allo Stato punire in tulli la colpa ? Imperocché le amnistie hanro lor ragione di essere cos) nella pubblica coscienza, che riflette la idea dell' cterna giustizia, come nelle necessita di una politica, che sappia il mestier suo. La quale non vuol percuotere che gli alli papaveri; procede come il turbine, fiera ma breve: perd usa di ammansire in brev' ora; e fa mostra di grande animo e di spiriti clementi perdonando ai pid, che dice illusi o sedotti, perché Ja qualita di certe pene rialza dal fango chi meriterebbe restarvi, e perché I' idea, che vuolsi proscrivere, non viva anzi perpetua nei perpetui corrucci, non corra universale nella universal persecuzione. Ma il sapiente governo napoletano concesse il truglio, e niegd V'amnistia; e non conferendo che alle passioni pettegole di una classe, incarcerd, perscguitd, infierl, finché ebbe libero un braccio e rimase rilto sui pié; stollamente studiando a tenere egli stesso sempre vivo quel fuoco , a spegnere il quale si affaticava invano, Cosi, nel corso della storia, dei loro stessi flagelli Iddio punisce i despoli, e dai loro stessi veleni fa nascere il farmaco. -

Questa polilica da birri, a mascherar sua stoltizia, avea bisogno di crearsi un sostegno e uno schermo nella qualita di dottrine, che I' opinion pubblica indirizzassero favorevole alla sapienza dei birri. Una parte del clero e i gesuiti, filo- sofanti di ogni incivile dottrina, armeggiarono a cotesti in- tenti : e fu allora diffusa per le stampe e dai pergami, in pa- negirici e storie ¢ catechismi politici, quella gaglioffa dottri- --- 29%

na da sgherri saccenti, quella morale da fanti del santo uffi- cio, che insegnaya nascere le rivoluzioni dall'impunita; pro- clamare il corrotto sccolo mitigamento di pene e necessitd di perdono, affinché scampino ai merilati gastighi i nemici della societa ; solo ed unico freno alle sedizioni una pena- lita piena, severa, illimitata; e sopra tutte, legitlimata dal dritto di proprieta, (cosi fu detto ) la pena di morte. Ime perocché i re regnare da Dio ; essere gli Stali un patrimonio de' re ; e se fu dato all' uomo il dritto di vila e di morte sul- Y ariete del proprio podere, non fia negato al re sul bestia- me dei regii parchi, che é il popolo. Cosi i birri, addivenuti che furono uomini di Stato, addivennero filosofi.

V.

Mentre la persecuzione infelloniva scnza limite e senno, e le carceri ingombre, e le famiglie in lutto e sospetto; men- ire casse le milizie citladine e¢ disarmati i popoli; men- ire ai contumaci detentori di alcun' arma un Generale Pal- ma nel fiero Cilento, pria di rimetterli prigioni alla potesta giudiziaria, usava di farli, preventivamente e a proprio con- to, vergheggiare in pubblica piazza e a filto meriggio ; men- tre ogni reliquia di nome, di ordini, di liberi uffizii rabbio- samente calpesti; e punili ferocemente presso cui si rinve- nisse alcun simbolo che ricordasse i tempi della breve insi- diosa liberta, pure durava in dritto, come durd sempre a te- stimonio d' inconseguenza e d' ipocrisia, lo Statuto del die¢i febbraio 1848.

Nessuna legge I' aboli mai, come pure cbbero fatto, con reverenza ai debiti di chi impera ed ai dritti di chi ubbidisce, e il Papa e I' imperatore d' Austria ¢ il gran duca di Toscana. Il re l'aveya giurato ; ed il religiosissimo re si recaya a coscienza di dare ai popoli lo esempio dello sper- giuro. Fu voce clic, vivendo allora a Portici il Papa e sua corte ( tresca di chierici laici e di birri in sottana, che ordi- vano ogni sorta di pii intrighi a nome della cattolica ci- villa, ad ingiuria. della civilla cristiana ) , il religioso re di Napoli chiese ad un consesso di teologi, se ei polesse, senza onta di sua coscienza, cassar.lo Statuto, che avea giuralo di mantenere e difendere. Singolare scrupolo! E in servigio di i

cotesto scrupolo venne allora in yoga,e per coloro massima- mente cui gia aggradi la dotirina della restrizione mentale, Yaltra, che @ contradizione nei termini, ma degna delle stes- se menti, dottrina della coazione morale ; a cui i clericali difensori dello spergiuro dissero soggelti i principi, quando, cedendo ai popoli, in testimonio di loro fede invocarono Dio Uno e Trino, e 1' ira deprecarono di Lui , se mai mancas- sero alla giurata parola. La timorata coscienza del piissimo re non fu queta per questo: il re perseguitd, puni, governd da assoluto principe ; ma la legge dello Statuto restd non cassa.

Ma a vincere colesto dubbio dell' animo di lui, ed a giu- stificare appo le civili potenze quell'incivile ricorso al passa~ to, venne su, indettato dalla polizia, lo spediente delle peti- zioni popolari; che (a testimoniv dell' odierno abbassamento dei popoli ) deprecavano il re a cassar lo Statuto graziosa- mente concesso, e lui graziasse di affermarsi assoluto pa- drone di schiavi felicissimi. Gli avvenire (se mai il progres- so civile, l'esercizio equo del potere temperato, l'educazione larga del popolo, e l'esercizio temperato delle popolari liberta innalzeranno quandochessia la dignila dell' uomo e il depres- so livello dei popoli ), gli avvenire non crederanno a quali esempii di degradamento assistemmo ! Gli stranieri allora si velarono il viso di rossore per noi, che non senlimmo pudore di si bieca servilita: tal sia di loro, essi dissero ; la schiavi- ta, come il fango, non genera che vermini e puzzo. E fu sta- gione che piovvero alla reggia queste immonde supplicazioni di un popolo, che, preso dagli entusiasmi della serviti, ap- prestavasi esso medesimo il fascio delle verghe, che avrebbe a batterlo : --- miserando spettacolo, che seguilo, a prossimo intervallo, da subiti entusiasmi di liberta, dovrebbe far guar- dinghi cerlti pronti ordinatori di popoli della eta nostra a non credere gran fatlo ai miracoli popolareschi di una genera- zione testé uscita dalle matrici de! dispotismo, e imbellet- tata di liberta pel di delle feste. Erano quelle suppliche di tutti i corpi costituili, pagali , é vero , dal pubblico tesoro ; erano dei municipii, che eletti dal re non rappresentavano per verila che la potesta esecutiva ; erano i collegii giudi- ziarii e gli amministrativi; e le socicta di lettere e di scien- ze, e le universita ; e per invito de' Vescovi, i capitoli edi cleri. Fu, tra le tante, famosa per Ja sguaiata e sciatla ar- gomentazion sua quella del supremo magistrato giudizia- =n

rio dello Stato; il quale alle regole delle civili donazioni re- scindibili per fatlidi animo ingrato, supplicava il donatore a rescindere la donazione de} dieci febbraio, sé riconoscendo ingrati ¢ immeritevoli, cui i posteri riconosceranno anzi buf- foni e ribaldi! Chi consideri da cui parlivano quegl' indrizzi; quale indipendenza di elezione o guarentigia di liberla era lasciata a quei sodalizii, e ricordi il pondo dell' universal persecuzione e dell'arbitrio sconfinato che incumbeva sui po- poli ; chi non dimentichi come i vecchi uffiziali del munici- pio furono rimossi, e nuovi creatine con quell'insidioso con- gegno di assoluta potesta che cra la legge del 42 dicembre 1846 , fara ragione di quelle libere preghiere , come della povera umana natura, cui governa 0 speranza o pauvra! Non erano, convien dirlo, ordini recisi delle supreme potesta, che imponessero obbligo legale degli ignominiosi indirizzi : ma faccendieri girovaghi, publicamente noli siccome addelti alle Officine delle polizie , bisbigliavano all'orecchio il desiderato consiglio, balenando speranze di premii indefiniti, o d'inde- finiti corrucci. Ed a tal termine era depressa )'umana natura, che nelle uffiziali consulte bastava un solo proposto avesse il partito, perché gli altri, tacendo, assentissero : e cosi muti deliberando, e invili soscrivendo, solo un patlo mettevano al loro concorso, che fosse almanco rimasa occulta nel pubbli- co la rea opera. Tanto svilisce I' umana natura la deleteria azione del dispotismo! Cosi la paura turba lo intelletto , e frange lo arbitrio di tutla una nazione! La quale educala di ela in etd allo esempio dell' arbitrio senza limile e della pau- ro senza confine, il moral livello dell' uomo si abbassa ; e permette diventi duraturo un fatto, quanto il dispotismo , scellerato e contro natura.

VI.

Cosiffatta, comeché magagnata, adesione universale smac- cd per vero la parte liberale napoletana ; perd divenne in mano ol re valido argomento a respingere i consigli dei civili governi; che mai non restavano di rattenerlo dal cor- rere intera una via, che a ritroso del secolo ed a guerra de'na~ zionali spirili, era via che menava all'abbisso. Ma al re , ai ciechi strumenti di sua yolonta, ea fulta sua corte di spada ce di cappa, parevano codeste vane ubbie e paure, interessati intendimenti, e postume lezioni di una diplomazia , cui gli evenli successi avevano giudicato di corto consiglio. il re avea l'esercilo, leale, compatio, agguerrilo, ligio a se come feudale esercito, anzi legioni domestiche, che bene avea di- mostro come i popoli si gastigano, e le fazioni si vincono. L'esercito cra il fulcro di tutto il sistema; di 1a nei giorni di trayaglio gli era yenuta salute ; in esso era fiducia e custo- dia nei giorni di prova.

Di certo, sicuro Stato senza forte esercilo non sta ; e chi dimentica le armi, perde coll' onore Ja vita. Ma se forte e disciplinato esercito pud salvare mai sempre uno Stato dagli esterni pericoli, --- da quei pericoli che esso é fatto di sua natura a scongiurare --- non pud a lungo salvare le tirannidi dai pericoli interni. Gli eserciti forti salyano la indipendenza degli Stati una al fascio dei nazionali spirili commossi , una alle dirette alleanze, ed al contrasto dei varii interessi onde nasce l'equilibrio politico dei varii Stati: ma nella guerra in- cessante trai conculcati diritti del popolo e l'assorbente tiran- nide, I' esercito, pure vincendo, pria perde sua natura ed altera costiluzione ed umori ; poscia come ogni natural forza Si logora; ec giunge il tempo che si spezza. Alle tirannidi, di Jor natura occeeate, pare che cotal pensiero non venga mai: mai non venne al re di Napoli ; il quale unicamente studiava che le sedizioni militari del venti non vi potessero nascere. Certo é che V esercito fu quasi ricreato da lui dal suo av- vento al trono ; I' amava come creazion propria, come dome- stica gloria e sostegno; e le incessanli cure di venti anni lo aveano reso brillante se non per fatti di armi cospicui, per belle ordinanze di parata; se non per battaglie vinte, per po- polari moti compressi. Certo é che il re pel suo esercito avea fatto ¢ voluto molto: e se la sapiente operosita di chi regna e idoveri del principe non si vuol misurare che ad uni- ca stregua --- alle cose delle armi, --- al re di Napoli si do- vrebbe la palma su tutti i monarchi di Europa. Ma quel suo brillante piccolo esercito aveva in sé tre capitali infer- mila, se tali si abbiano a dire la mancanza di militari tradi- zioni e di militari spirili, la ignoranza negli uffiziali che il comandayano ; ¢ non affetto, non stima, non confidenza tra capi e subordinati. Non avendo aleun pensiero di nazionale indipendenza o d' indipendenza dello Stato, poiché V'Austria era per essi, come per tulla quanta la parte regia, unica pa- drona e mallevadrice unica, non aveano coscienza di altro do- vere che di sostegno al re contro gl' interni urti dei popoli. Le glorie e i dolori del napoletano csercito del 18414 c del 4820 non erano proprie ; era anzi victato di congiungere idealmente all' esercito dei Borboni quello che pugnd contro Y Austria e per l'indipendenza d'Italia. Esercito nuovo e sen- 2 altra storia che le dieci in venti anni sedizioni compresse in servigio dei gendarmi e dei birri, non ebbe allre tradizioni che di birri ¢ di gendarmi; non altre campagne che cilla bom- bardate o abbruciate e messe a sacco con le leggi ela gloria dei briganti. Ai maggiori gradi dell'esercito erano le reliquie di quell' esercito di Sicilia, che ebbe tradizioni e solidarieta alle geste di Fra Diavolo e di Mammone; troppo veechi per un qualche esercito attivo, e quanto vecchi, ignoranti: ed uf- fiziali, uscili per favore o dalle guardie del corpo, ove ammet- teyali il favore del blasone e del censo ; ovvero dai collegii, ove lo spirito dei chierici affazzonava, a volere del re, dei brillanti chierichetti in divisa. L' istruzione nulla svolgeva in essi di generoso: e il re diceva un giorno, a proposito di ornati alunni uscili da militari collegii: --- amerei meglio i ' miei uffiziali non sapessero né leggere , né serivere ; sarei pid contento, vivrei pit sicuro (a).

Dagli estremi gradi dell' ordine sociale veniva scrilfo l' e- sercito ; dall' inferior classe, quella cio¢é che non possedesse il tenue avere da dispensarsene mercé un supplente , c dal- Yalta classe ; onde per favore uscivano gli ufliziali dalla corte alle caserme. La cittadinanza del reame nessuna parte aveva in esso ; schiva, & vero, per lunga ignavia e per educazione incivile, di tutto cid che sapesse di rischio o de' robusti eser- cizii dei campi ; ma maggiormente abborrente dai guasti spi- riti di esso , onde I' onorata divisa del soldato era divenuta - insegna invisa al popolo, ed al popolo nemica. E questo di- vorzio tra esercito e popolo crebbe anzi dopo il 1848; quando caduta col Delcarretto l'onnipotenza della gendarmeria, e l'e- sercito solleticato come a salvatore del trono, aizzato anzi alle pid tracotanti opere di pretoriani che deliberano e impe- rano (b), fu desso sguinzagliato ad ogni ignobile sopruso di

(a) Mariano D' Ayala, Vita del re di Napoli. vd ru Vedi i giornali militari napoletani del 1848 © 4849, ! Araldo e i 'ano. polizia ; onde i gendarmi si ritemprarono, e I' esercito de- cadde a fazione di sgherri.

Né tra TP uffiziale e i) soldato passava altro vincolo , che della materiale coesistenza nelle file dell' esercito. Gli uffi- ziali si reputavano nobili, plebe i soldati ; e pid acerbi quelli che di nobile non aveano che la divisa: tra loro non la ge- rarchia del grado solamente; ma superba alterigia della classe e del sangue. I capi, amministrando i reggimenti, ar- ricchivano stremando i soldati; la camorra, special Jebbra alla napoletana societa, travagliava in tutti gradi, dagli al- lissimi ag!' infimi, P amministrazione dell' esercito. La virth del bastone custodiva la disciplina; i regii favori ei privilegii

della divisa custodivano Ja fedelta alle bandiere. Non senli-

mento di patria, di nazione, di dignitd; ed il potente pre- dominio, che era dato nell' esercilo ai reggimenti mercati dalla libera Svizzera, nonché destar gelosia, ovvero offen- derne i nazionali spirili, era anzi, quasi direi, piacente scher- mo ai rischi di guerra. Cosi esercilo senza militari tradizioni, senza cocsione di sue intime parti, senza soda istruzione ; corrottane la natura dalle specie di servigii cui veniva desti- nato; guasti gli umori men dalle sette che dall' opinion pub- blica che si veniva pronunziando contro I illiberale sistema di governo, al primo serio urto che ebbe incontrato, esso ando a fascio. E cosi il dispotismo, naturale inimico di ogni spirito nazionale, sospetloso di ogni istruzione , mantello di ogni corruzione d' istituto, porto suoi frutti anche nell' e- Sercilo , onde aspeltava gloria ¢ sostegno.

Vil.

Se I' esercito era il sostegno di tutto il sistema, la polizia ed il confessionale erano lc due braccia esclusivamente ope- ratrici del sistema stesso. Ogni dispotismo perfelto non pog- gia per vero che sulla triade del soldato, del birro e del prete : ma fin dove giungesse 1a intrecciata azione di essa nello Stato di Napoli non ci é, tra gli stati secolari moderni, altro esempio di popoli civili,

Non bastd, a pid sicuro ricorso agli ordini assoluti, Io avere incarcerati e condannali a migliaia quelli che, con gergo di birri accademici, chiamarono demagoghi ed vomini ---9y ---

el disordine : ma, a saldezza del sistema, lo Sfato cred una nuova Classe di esseri privilegiati d' intolleranza e di esclu- sivismo Civile, che si dissero degli atlendibili. Erano segna- lati all'attenzione perpetua della polizia tutti coloro che scam- parono dal carcere di Stato, e chi per false e smascherate ac- cuse trovd grazia appo il potere giudiziario, c chi ebbe avuto

alcuno uffizio municipale, o chi non altra nota si ebbe che

di non relrivo agli ordini nuovi; ¢ con costoro le loro fami- glie e congiunti, e i congiunti prossimi o lontani di esiliati, -condannati o incarcerali. L'attendibile era, di regola, chiuso a confine in una terra donde non potea dipartirsi; dovea presen- tarsi ogni giorno agli uflicii di polizia, come pel ladro e pel galeotto non cra uso di fare ; escluso di drilto dagli ufMfzii dello Stato e del municipio; escluso dal prendere i gradi ac- cademici, o dal patrocinare innanzi ai collegii giudiziarii,e se - gid licenziato a cid, ne era casso. Era in essi a sospetto lo assembrarsi a geniali convegni; ire a diporto alle propinque campagne ; ricevere in casa ospiti o amici; l usar di fre- quente una pid che altra compagnia: il gendarme invigilava, invesligava, ammoniva. Se alcun lontano evento sorvenisse a turbare la temperie dell'ordine restaurato ; se un moto era compresso cento leghe discosto,o il colera ricompatisse, od un viaggio del re si apparecchiasse, ecco il birro venirne a rovistar case e suppellettili di questi predannati a perpetuo travaglio; perché, sc non materia di carcere, fusse loro alme- no perpetua noia e corruccio. Cosi materia inerte ai pit stolti sperimenti di polizia, villime destinate all'altrui esempio ¢ terrore, iloti della civilla, essi che costituivano la parte pit intelligente, pid culta, spesso pid agiata delle citla, erano spinti dalla stessa stupida foia di attizzare odii, non di sopir- li, di turbar gli animi non di quetarli, sulla via delle con- giure e delle inquietezze.

Né al resto dei cittadini era pid libero e riposato vivere. La tirannide ha sospetto di tutto; e in braccio alla paura, per parer forte, vuol far paura: e la paura stessa avvien che crea una ragione di Stato che infellonisce fino al ridicolo, e dalla ferocia fa sacco nella stollizia. Un cappello che uscisse dalla foggia ordinaria ; uno od altro colore del soppanno alla ve- ste ; un cintolo in cuoio dalla stringa di acciaio; la forma di uno spillo, i} nodo della cravatta, il taglio dei capelli ; e --- indizio massimo, come dissero ¢ scrissero, d'incomportabile disordine---le filamenta della barba e il pizzo pit o meno jun-

bu Carole --- 35 ---

go, erano di tal qualita casi di Stato,che, messa a repentaglia la quiete del popolo, volevano essere invigilati e punili dalla sapiente diligenza del ministro,e git gid del gendarme. Ed era argomento d'invigilar sospetteso il Ieggere la stessa sguaiata gazzetta del governo, che il governo a lucro ed a narcolico in- yiava ai municipii ; il novellare della guerra di Crimea o de- gli eccidii dei Drusi ; il chiedere un passaporto per straniere contrade, o per luoghi ove non fossero note al pubblico le ra- gioni da cid ; il raccogliersi in brigate di diporto. Ben parve un momento la societa addivenuta uno stagno, ei popoli un gregge muto 0 petfificato; onde non giungendo ai corporali occhi deglinvigilatori alcuno indizio della soppialta tempesta che {remeva dentro le anime, quegli si applaudiyano, dicen- do pace e quietezza la disperazione cupa, o il sonno inter- medio, o la morte. Generalmente (affermava in cerle sue re- lazioni di uffizio un capo di provincia, le quali gioverebbe pubblicar tutte a testimonio del senno melenso di quegli alli reggitori,c della pettegola minutezza di una persecuzione be- stiale) « generalmente 6 caduto in disuso di trattare di affari « politici, anche per curiosita; in pochi punti si sono lelti « con alquanta premura i fogli uffiziali; mala vigilanza eser- « citatasi non ha deposto, che tal premura nascondesse crimi- « nose compiacenze. Con tultocid si tengono di mira coloro « che siano vaghi di estere notizie ; 0 discorrano della qui- « stione di Oriente, per attagliarsi quelle misure che sieno « richieste, ai sensi della ministeriale dell' 8 febbraio ulti- « mo» (a). Né questi allissimi magistrati si peritavano dallo scriverc provvisioni a sorprendere negli spacci postali il se- greto delle lettere : della quale proyvidenza erano lodati dal ministro (Lb), con yergogna per me maggiore del reo fatto 5 avyegnaché di siffatte inique arti di stato tutte le polizie usa- no a un modo ; ma il lasciar traccia di cotesti ordini mostra due cose, 0 supremo ebetismo, 0 impudenza suprema.

VIII.

Sopra tre classi del popolo pesava segnatamente questo sistema, sulla parte per coltura di mente edi studii cospi-

(a) Relazfone mensile del 10 Marzo 1854 dell'Intendente di Basilicata. (b) Corrispondenza di Febbraio e Marzo 1853, tra I'latendente di Basilicata ell Direttore di polizia. --- 33 --- XVI

Abbassato cosi tutto un popolo, fa almeno la dignila della nazione elevata al cospetto degli stranieri ? Sono stati e sono ancora popoli, nei quali la idea nazionale é si gagliarda, che ogni compressione di liberta all'interno trova scusa appo loro, se non pertanto abbiano all'esterno grandezza o autorita ; e trova grazia appo la storia, se alta mantennero labandiera della indipendenza. Tale il piccolo Piemonte contro |'Austria slessa, che or prepoteva, or s'infingeva dopo il 1844. Ma la tradizio- ne di Napoli vogava all'opposto: e grazie alla ignobile politica borbonica di mezzo secolo, ed alle cOrse e ricorse dei Croati sulle terre d'Italia, era coscienza universale, che mallevadri- ce al re era l'Austria, ispiratrice de' suoi consigli, ancora di salyezza, scudo di difesa. Nello esercito era codesto concelto; era negli alti e bassi uffiziali dello Stato, era nel popolo di ogni classe. Pure re Ferdinando yenendo al trono yolle creato un esercilo per sottrarsi alla troppo stretta soggezione austria- ca; e col suo primo matrimonio, inspirato senza dubbio dalla politica francese, si accostd anzi al Piemonte ; vago concello di una lega italica. Ma all'acerba morte della regina di Napo- li, tornata Francia nell' orbifa della santa Alleanza, egli fa altraito nuovamente da casa d'Austria ; la quale fu lieta di poler governare l'ombroso re mercé gl influssi di un'arcidu- chessa. Perd la soggezione del re, per vero, non fu mai cosi piena, quanto all'aulica cancelleria tornasse a grado ; non fu mai cosi scema da offrire di lui ai suoi popoli ed ail'Europa, pit generoso concetto, che non lebbero del padre e dell'avo. Creato da lui un esercito ed un' armata, parve, e sarebbe stala, Opera veramente nazionale e laudabile, se non avesse cgli dato pruove sufficienti di averli ordinati unicamente a pun- tellare l'assoluto imperio ed a contenere i popoli. Imperocché nelle occasioni, che la fortuna gli porse propizie, ed egli non seppe né volle afferrarle, potendo di quelle forze servirsi ad ingrandire i suoi Stati, non volle mai; poiché fieramente av- verso a nulla mai concedere ai popoli per rabbonirli, temeva che, tollo per imprese di fuori il pondo di quelle forze di su Ja loro cervice, i popoli viventi in male contentezza non tu- multuassero. Cosi I' eccesso del dispotismo , nonché essere forza, é infermila dei governi ; nonché essere ig mani a

una leva, é ai loro piedi catena. Non ricorder) fa nazionale guerra del 1848; a cui una mente men gretta, uno spirito pi largo avrebbe dovuto associarsi, non fosse ad allro in- tento, che per sicurare I' equilibrio degli Stati italici: ma toccherd invece di altri fatti che sono men noli.

Nel 4854 la Toscana, segreta inspiratrice.l'Austria, veniva promovendo una lega difensiva tra i principati assoluti della Italia, « nello scopo (dieea lo invito) di tutelare la rispeltiva « conservazione e il mantenimento dell' ordine, la sicurezza « e tranquillila negli Stati rispettivi », e sopra ogni altro fa- ceano assegnamento sulle forze di Napoli. Napoli sulle pri- me tergiversd ; poi fu tale sua mala voglia che il concetto sconcid del tutto. Il re dichiard riciso « che in caso di bi- « sogno, i governi associali non avrebbero potuto contare « sul soccorso delle sue truppe »: e pertanto si precludeva Y unica via, che mena alla grandezza, al credilo e alla pre- ponderanza di aleuni Stati sugli altri. Pretendeva che i go- verni congociati acceltato avessero quale punto di parten- za « Ja piena ed intiera restaurazione del governo monar- chico » : mentre Toscana, ed Austria stessa, finamente con- sideravano,che non era lempo professioni di fede troppo espli- cite; avvegnaché quanto ancora non prevaleva neil' assetto della continentale Europa che il provvisorio, tanto meno fos- se prudenza ai piccoli Stati di dichiarare cid , che i grandi Stali schivavano di affermar neitamente. Ma quello che parra pid maraviglioso ¢ pid strano si é questo, che intendeva di escludere ' Austria dalla lega ; la qual cosa non poteva es- sere intento o spirito di nazionale indipendenza, chi consi- deri aver lui ricusato. alla lega I aiuto delle sue (ruppe ; ma era invece cautela contro lo spirito di liberta , conciossiaché avendo I' Austria a quei giorni fatte promesse al Lombardo- Veneto di uno Statuto, egli temeva non avesse dovuto ridare anche egli ai suoi popoli un fentasma di liberti, allora quan- do le tiberta austriache rifiorissero nei paesi della Jega (a). Cosi senza audacia o ambizione da principe, unica ambizione volle intera e prosegui ostinato, quella cioé di addiventare it pid perfetto carceriere dei suoi popoli.

E ricusato ogni comunanza di sorte coi principati assolu-

(a) Le note uffiziall di questi negoziati furono pubblicate sui gior- nali Le Nazione di Firenze del 16 Febbraio 186, e sul Popole d'l- talia di Napoli del Dicembre 1862. ---_

ti, tanto pid respinse le apériure che gli fecero pria nel 4854 le potenze occideniali in guerra contro la Russia, e poscia per la politica italiana nel 1856 il Conte di Cavour; il quale ebbe allora a convincersi, che quanto non era facile il cor- reggerlo, sarebbe facile il perderlo. E per ritrarlo da quella via che yolgeva all' abbisso, e risparmiare all' Europa nuovi fomiti di rivolgimenti e di guerra, le nazioni civili dell' Oc- cidente, 6 I' Austria slessa (a), invano il consigliavano, in- vano minacciavano d' isolarlo $ egli non altro chiedeva, rap- porlandosi gli'indipendenza dei popoli, che di restar solo coi suoi popoli. Allora Inghillerra e Francia rilrassero di sua corte gli ambasciadori ; ed egli oltenne ciocché aveva chie- sto, l'isolamento: allora i difensori della Jegittimita del di- spotismo, e i ritardatarii di tutta Europa fecero eco di plausi alla giuata allerezza del re e alla fermezza di lui; che nuovo Ulisse delle rivoluzioni europee, turava l'oreechio alle se- duzioni come ai consigli, vogava contro il vento e i marosi all' Itaca sua, che i despoti loccano forse, ma non raggiun- gono mai. Perd fu dura leziune al re, e fu incontestabile pruova al mono civile, che la stollizia aveva colmo il sacco, quando tra la vitlima ed il carnefice correva a frammeltersi una mano slraniera, e a dirgli: basta. Dall'isolameuto studid allora di premunire il figliuolo, rannodando regii imenei al carro dell' Austria : ma diseiollosi egli per deliberata volonta da' vincoli del dritto delle genti, ostile alla nazione italia- na e in tenace guerra coi popoli suoi, fu rotio il supremo puntello , che il teneva in piedi presso al carro dell' Austria stessa, dalla guerra vinta in Lombardia: e allora veramente resid colosso solitario sopra a piedi di argilla.

XVil,

Moriya a tempo per non udire il rovescio del nembo,che gia squarciavasi in fulmini di guerra a pié delle Alpi; ma mori trangosciato dai tristi presentimenti delle conseguenze, che apporterebbe alla sua casa ta vitloria della liberta. Moriva roso

(a) Vedi il digpaceto del 16 Maggio 1856 de! Principe Petrulia, am- basciadore di Napoli a Vicnna, appo Nicomede Bianchi. --- I! Conte

di Cavour. 1863. --- gr ---

da rimorsi e da vermini : forse ultimo (Dio il voglia! ) esem- pio di re, che avendo reso tutto il suo Stato una caserma, un monastero ed una galera, e tutti i suoi popoli o birri, o aguz- zini, o frati ; che avendo per dodici anni compressa ogni for- za, spento ogni lume, agghiadato ogni calore, inceppato ogni moto, all'ora suprema di una vila senza pace moriva con Ja coscienza di non avere abbracciato che il vacuo, di non avere fondato che il nulla. --- Oh terribile vacuita del dispolismo!--- I ceppi si spezzano e si arrotdno in ispade e flagelli ; le la- gtime dei popoli si accolgono in onda, che monta e monta a sommergerlo ; le assi del trono scricchiolano e crollano ; i clamori di cento e cento mila voci appressano al suo letto di dolore, ed ode gli gridano : --- Sangue, flagelli,. pianto, tor- ture, che cosa son valse? che cosa hai couchiuso ? L' onda della liberta cresce, monta, tincalza;'e inghiolte te, il si- stema, i tuoi figli, il tuo nome. Cieco ¢ tiranno! E nel tuo stesso flagello la spada che ti ammazza ; é nei tuoi stessi far- maci il veleno che ti uccide !.

XVIET.

Lui morto, I' ombra di lui adugid il terreno ; ci sorvisse testardo, despota ed infratato nella reggia € nei "consigli. Un povero giovane, grettamente educato, cantd all' alba le pa- terne lodi immortali: (a) la madrigna austriaca e la cama- rilla paterna |' arreticarono a tradurre i paterni esempii in norme del nuovo regno. Mutd ministri, vecchie lustre dei nuovi principi ; non muld indirizzo: si ritrassero un passo , nell'ombra i pid alti e segnalati strumenti della passata tiran- nide: chiamd ai suoi consigli, tra nolissimi tristi, qualche one- sto e discreto uomo ; e poiché il popolo aveva perduta fin la memoria di onesti e discreti uomini nei consigli del principe, ben si promise, per si poco, i riflessi di un'éra novella. Ma codesti uomini dettero un' altima pruova della natura delle perfette tirannidi; le quali se non sieno feroci, sono ridicole.

Al disotto dei nuovi tempi, e mancanti o dell'elementare sa- pienza di Stato, o di fermo carattere, dappoiché ancora s'in- fingevano abbarbagliati dalla luce di sapienza del morto re,

(a) Proclamazione del 22 Maggio 1859. --- S81 ---

cominciarono un governo di grullerie, finirono in giunterie. Il vascello dello Stato faceva acqua da tutte le assi ; i} fuoco di sotto le ceneri sobbolliva torrenti di Java; la liberta sfol- goreggiava dalle alpi italiche incoronata di recenti viltorie; I! Austria spiumata si raccoglieva , macera e penitente, nel suo covo; |' Europa civile gonfiava Je vele al piccolo Pie- monte; e la sapienza del governo di Napoli respingeva !'al- leanza, che il Piemonte vincitore gli offriva ; lesinava sui consigli che la diplomazia delle civili nazioni gli veniva rin- novando ; e proclamava intangibile 1' arca santa delle leggi dell' assolutismo antico. I mali (ei dicea ), alcuni mali nello Stato esistevano, era vero ; ma ei venivano da qualche gra- mo cancelliere comunale, che vendesse suoi grami favori, da qualche giudice di circondario, per magri soldi, o prevari- cato 0 ignorante. Ecco dunque in volta per lo Stato alti com- missarii a studiare i bisogni dei popoli ele opere pubbliche non eseguile; riscontrassero le pubbliche casse, lastassero gli spirili; indagassero; poi riferissero.

FE poiché qualcosa di pil mirabile bisognava fare, e la diplomazia premeva, e I' opinion pubblica aspettava i pri- missimi fiori del nuovo regno, il presidente del consiglio dei ministei di un re giovinetlo pubblicd un bel di le invocate ri- forme napoletane; --- grandi e civili riforme, intese a rimuo- vere ja indecente mostra di pannilini sciorinali al sole di Mer- gellina accosto al pubblico passeggio della citta, e le immon- de fogne appestatrici dei nasi patrizii appo il massimo tea- tro (a). --- Napoli e to Stato fu satisfatio di tanta provvidenza edilizia! I mali risanavano! e i posteri benediranno all' alta sapienza di vomini, che, venuti a strumento di tirannide, ac- cecano e rimbamboliscono.

XIX.

Comincid con grullerie fini con giunterie. Alle quali non yergognarono di far discendere la regia autoriti e la reputa- zione del nuovo principe coloro, che indirizzando gli ine- Sperti suoi passi reputavano di salvar la monarchia con le

(a) Cotesti mirabilf provvedimenti sono del 24 Luglio 1859, molto pretepsiosamente riferiti net Giornale Uffiziale di Napoli del 27. --- 38 ---

industrie dei baratti, e le bareric dei furfanti: o ciechi da non comprendere, che non si salvano gli uomini e ij troni perden- done I' onore; o sospintivi dalla nemesi del popolo a fine di lérre V ultima briciola dicredito a quel sistema di orientale barbarie, che afferma Ja legittimita della monarchia insinda- cata e insindacabile. Giunto adunqne al trono il giovine re fece cid, che ta tradizione regia indellava ai padroni dei po- poli cassando la residual pena agli incarcerati per causa di liberta; ed ai 16 di Giugno di quell'anno 1859 pronunzid queste solenni parole: --- « D'ora innanzi ogni impedimento « & tolte, perché gli altendibili politici conseguir potessero « carte itinerarie e fedi per ascendere a gradi dottorali; come « del pari & permesso possano essere scelti a pubblici uffl- « zii» : e seguilava ordinando si annullassero le segrete li- ste, che ricordavano alla tenace attenzione della potizia que- gl' iloti della napoletana civilla ; perché tornasse intera fidu- cia ira principe e popolo. Questa la parola di un re: ~ ma il Ministro, comunicando ai subordinati il verbo regio, aggiun- giungeva a chiarimento soppialto, che era regio, volere si avesse a procedere negli stessi termini che per Jo addietro ; imperoccheé 1a trista condizione dei tempi consigliava questa politica bifronte, una per la luce del di, l'altra per le ombre della notte. Gli atlendibili sentirono incontanente come la -moneta del figlio valesse dammeno che quella del padre ; € non guari dipoi la nazione lesse pubbliche per le gazzette di Europa le pruove della miserabile politica.Poi quando la tem- pesta crollava vincitrice la nave dello Stato, e i tempi grossi costrinsero a gitlare alle commosse onde il sopraccarico, un anno di poi, di per di, ai £5 di Giugno del 1860, il povero re faceva ai suoi popoli ed all' Europa questa confessione di slealti ; che tornaa conto di riferire, perché il lettore si di- mandi. se il pid gran peceato contro Dio c Pumanila non sia Vassolutisino. « Sua Maesta il re, N. S., 6 venuto a conoseenza che in « aleune provincie la esecuzione del real decreto del 16 giu- « gno passate anno, circa Vabolizione delle Jiste dei cosi « chiamati attendibili in politica, non sia stata letteralmen- « te data; e perd rimangono parecchi di costoro ancora in- « terdetli a potere ascendere ad ufficit di patrocinatori, no- « fai, ece. Ed il real animo della M. S. oltremodo dispiaciuto' « per siffatto imperdonabile inadempimento alle prescri- « zioni del decreto anzidetto, mi ha comandato di accertarmi ------a---

« della esecuzione; dovendo tulte le liste degli atiendibili in « politica degli anni 1848, 1849, e 1850, o qualunque sia « Pepoca, in cui sieno stati i medesimi annotali, essere im- « mediatamente ritirate dalle cancellerie comunali, circon- « dariali, e delle intendenze, e quindi abbruciate ; affinche « non rimanga delle stesse traccia di sorta. --- {1 ministro se- « gretario di stato della polizia generale Duea di S. Vito ».

Cosi il eoncetto dire da primo gentiluomo che: egli era dei suoi Stati, da primo cavalier de'suoi popoli, é caduto nel XIX secolo a miserabile barattiere di regie parole : onde se alcuno di tal lue é@ forbito, hene a ragione i popoli amano di non altro titolo onorarlo che di re galantuomo.

XX.

La breve durata di questo regso non fu che Jotta di poli- tia, auspice meno il ministro che ta camerilla di palazzo, contro lo spirilo dei nuovi tempi, che formidabilmente agita- vasi a nome della liberta e dell'indipendenza d'Italia, risve- glie dal cannone di Palestro e di Solferino, avvivate dai casi de\l{=tex}'Emilia e della Toscana. Un grande Stato costituivasi a pié dellalpi per risollevare I'Italia a nazione; e Napoli, che non aveva sapulo prevedere ¢ riparare in tempo ol disquili- brio, tenlava, quando il fatto era compiuto, l'opera insana per le vie pid contrarie alle aspirazioni nazionali.

Quando il re venne al trono disse all'ambasciatore di Rus- sia:--- io non so che cosa suoni indipendenza italiana; io non conosco che la indipendenza napoletana. ---Ed a tutela di que- Sta sua indipendenza, ma in servigio davvero dei nemici d'Ita- lia, rifiutd l'alleanza che il conte di Cavour gli ebbe offerta coll'ambasceria del conte di Salmour nel giugno del 41859,¢ poscia nel gennaio del 1860 col conte di Villamarina ; e ri- fiuld ogni aceordo alle premure ripetute di Russia e di Fran- cia. Ed a Francia e ad Inghiiterra, che il consigliavano sem- pre ad interne riforme, la sua diplomazia rispondeva impet- tila: le riforme sarebbero debolezze ; il cedere era perder- Si (u). Quando, dopo il tratlato di Zurigo, Francia affermd a

(a) Vedi il dispaccio del 5 ottobre 1859 del Marcheze Antonini amba- sciadore a Parigi, presso Nicomede Bianchi. --- Opera citata. --- 60 ---

pro dell'Italia il principio del non intervento, per cui la media Italia si annesse al Piemonte, l'Austria rodendo il freno che la ratteneva annodd altrove nuovi intrighi. Consiglid Napoli intervenisse a pro del Pontefice per ricuperargli le perdute provincie; mentre spingeva il pontefice ad un appello al catto- ticismo come ad arma di guerra. A sviluppo di cotesti intent! lo spirito di legiltimila e di retrivismo di tulla Europa accen- trava in Roma intrighi, danari, mercenarii: i! re di Napoli entrd in segreti accordi con quello, che é il pid antico e sara Yultimo nemico d'lialia, il papato ; gli pagd, a pretesto di mulvo grazioso, un milione di ducati in moneta contante, perché avesse fornito a suoi apparecchi di guerra; chiese ed ollenne di poter passare con suo esercito al di la del Tronto; e questo ei raccolse ai confini degli Abruzzi; quivi aspellando il momento propizio sia di congiungerlo ai papalini del La- moriciere, sia a sostenere sperati moti lorenesi in Toscana, avanguardo o pretesto all'intervento dell'Austria.

Codesio precipitd la catastrofe. Le due forze perpetuamen- te avterse alle tirannidi italiche, lo spirito di liberta e lo spi- rito di nazionale indipendenza, ebbero Jo alteso impulso: gli spirili esacerbati si risollevarono pronti ; fecero impelo ; e il primo scoppio si udi a Palermo ai tocchi della campana della Gancia. L'Ilalia, indipendente, libera ed una, incarnossi in un uomo , che imbarcd a Quarto il 5 di Maggio, sbarcd P44 a Marsala ; vinse a Calatafimi il 45 ; prese Palermo il 27; ri- vinse a Melazzo il 26 di luglio ; conquistd la Sicilia in ses- santatré giorni, e in men di sessanta il reame di Napoli.

XXI.

Francesco II cadde, men per colpe sue proprie, che per colpe dei padri suoi. E fatale legge della storia, ma legge di equila nell'ordine morale (a conforto degli oppressi, a rile- gno,se possibile, degli oppressori) che vuol colpili i genitori nei figli, e gli avi nei nipoti ; perché il dritlo infranto s'in- stauri, ed al delilto secondi la pena. Il popolo vincitore al 4860 ricordd le forche del 1799, le fucilazioni del 4824, la milraglia del 1848, le galece det 4849; e le capitolazioni in- ---igt) ---

frante, e le promesse rotte, e le cento volte giurate e sper- giurate fedi, e Pincorreggibile razze: ricordd che, cui menzo- gna é abilo, spergiuro é costume, non merita fede di popo- lo, nd onore dire. I! re intanto instantemente supplicava il suo popolo a ben volere esser libero ; a reputarsi libero : il popolo gli straccid in viso la sua carta di liberta.

Fu il paterno sistema che apparecchid la catastrofe; e il pa- dre om: il trono al figliuolo. Diffuse la persecuzione e l'at- tizzd fra tutte le classi ; ¢ colla: persecuzione diffuse la idea di liberta, maturando coll'assoluta e tenace contraddizione le aspirazioni in concetto, listinto in coscienza, Videa in volere. Volea spegnerne la memoria, e riuse) a tenerla viva ; impe- roeché non ebbe limili né di luogo né di tempo : visse vinci- tore undici anni ; se un secolo, il Sistema durava un secolo. Non che satisfare ad una almeno aspirazione dei tempi per agevolmente dominare le alire, le combatté tutte ; non che abbagliare i popoli con splendori di materiali interessi, que- sli come i morali ebbe in uggia; ebbe in aggia ogni moto di uomini e di idee, ogni incremento di civilta, ogni riforma di corrolli istituli, ogni avviamento al bene.

E finché le nuove idee non ebbero un focolare legittimo in Italia, poté spegnerle : ma quando il fuoco ne riverberava dal libero Piemonte, egli non che assimilarsele per domi- narle, segu) sua via collo stesso metro , colla stessa rabbia, colla stessa cecita. L' Austria stessa piegava all' aura dei nuovi tempi, e vincitrice prometteva Statuto e guarentigie di liber- ta ; la Toscana, che ne avea rossore, temperava te forme del presente assolutismo, a sicurta dell' avveuire : anche il Pa- pato, l' immobile papato, faceva omaggio, almen di parole, al secolo che incalza, istituendo un simulacro di consigli sopra le cose dello Stato, un simulacro di autonomia nei mu- nicipii; e il re di Napoli, fante imperterrito del santo uffizio, trovava ultra liberale anche Roma tornata da Portici ! (a) e pressava Toscana a discendere al suo livello, correndo riso- lutamente ed a fronte alta a ritroso del secolo. Non fidd che nei rosarii e nei cannoni, nei preti e nell' esercito ; ma sfa- sciato I' esercito, tutto andd a fascio.

(a) La parola e il concetto & in una lettera det 24 Marzo 1854 del mi- nistro Baldasseroni_al Gran Duca di Toscana, pubblicata nella Naztone di Firenze del 10 Febbraio 1864. =

XXIl.

Quale é dunque la sapienza di questi reggitori dei popoli, che credono eternamente immobili i popoli, I' umano spirito e la storia ? e stimano il continuo agilarsi di essi, a soddi- sfazione di un bisogno e ad incarnare una idea, fenomeni del momento, che si vincono spegnendo , si curano compri- mendo ? Quale é la sapienza di questi curatori delle anime, che assimilando gli uomini ai bruti, non conoscono altre nécessita oltre a quelle della fame, non altro interesse oltre a quelli della materia, non altro istinto oltre a quello dell'e- goismo, non altra cura oltre a quella della famiglia ? Quale 6 dessa questa naturale equita dei potenti, e questa morale da re, che non riconosce diritti se non solamente da un lato, e da solo un lato i doveri? Quale é la sapienza di questa politica, che mutila uomo perché pid agevolmeute il yo- verni ; che non soddisfa, ma comprime; che non avviva, ma spegne ; che non difende, ma strozza; che non sprona, ma rilarda ; che suda, opera, combatte e vince --- pel nulla? Pel nulla adunque vien sparso tanto sangue e tante lagrime! e ingombre le galere pel nulla! e bombardate le citta, mi- tragliate le popolazioni, depravate Je coscienze, evirati gli animi, torturati gli spiriti , vergheggiali gli uomini , avvele- nata la civilta --- pel nulla ? --- Imperocché lo spirito logora i ceppi, consuma le verghe, purifica le coscienze, rialza le vittime, e dice ai despoti : --- fondaste nel nulla e il nulla vi avvanza ; combatteste la ragione e la ragione vi scalza ; spe- gneste lo spirito e lo spirito vi vince. CAPITOLO II.

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Dei conati a liberta nelle provincie napoletane dal 1849 al 1657.

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I moti napoletani del 4848 non sono che fl prologo all'e- popea del 1860. Il periodo intermedio fu tempo di prepara- zione e di prova. La reazione dodicenne, cieca, universale e furente, fu il primo dei due fattori dell' unita d° Italia ; I' al- tro dei due fattori fu nello influsso di una libertad ordinata a pié delle Alpi sotto un re leale e galantuomo, che le aspira- zioni secolari d' Italia levd sul trono dei re nel nome d' Ila- lia. --- Ogni moto verso il passato che non abbia limili di tempo e di modi ¢ reazione ; e per legge dinamica della sto- ria ella invigorisee cid che vuole spegnere ; perocché non é reazione senza eccesso ; ¢ I' eccesso la vizia, la condanna, € la punisce. j

Nella recente storia d'Italia la mente ricorda tante crude € rabbiose reazioni per quanti infelici conati tentarono i po- poli italici al conquisto di liberta. Mancd a questi un nucleo di ordinata e assolidata liberta nell' Italia stessa ; la quale ordinata liberta, vegliando le occasioni propizie, fece non solamente possibili, ma fruttuosi { nuovi moti dei popoli. Imperocché, voglia o no vedersi la luce della verita, non é che naturalmente una questa italica famiglia , poiché posso- no tanto commuoverla gl' influssi, gli esempii e gli affetti dell' una parte sull'altra.

Ogni credenza perseguilata, finché abbia in se la forza della ragione, diventa apostolato segreto, che usa il mistero fanio a nascondersi, quanto a colpire la fantasia, e a crescere prestigio. Le associazioni misteriose a diffondere nei popoli, © torpidi 0 immaturi, certe idee indirilte al progresso delle civili socicté o a beneficio dell' uman genere, sono ben al- tro che un trovalo di sottilt ingegni moderni ; furono anzi anlichissime ed universali armi e proteste, ovunque si ebbe forza che oppresse il drilto ola coscienza dei popoli; o vinci- tori che tolsero Ja patria, la libertad, la religione ai vinti, Delle eh ~-

grandi associazioni, antichissime ed antiche, non sono che scarsa imitazione le assocjazioni odierne ; cui fanno troppo vigile guerra le polizie scienziatamente ordinate, e lo spirito del secolo che le condanna, e le trasforma. Ma le moderne hanno di peculiare e di progressivo sulle antiche questo, che quelle dell' evo medio , piultosto difesa del debole contro i forli, erano o guarentigia di un dritto privilegiato o societa& di mutuo soccorso, e le altre dell' antichita erano congrega- menti a diffusione di dottrine or religiose or civili ; mentre- ché le moderne congreghe, come quelle che operano in tempi di maggior diffusione di lumi, di lumi diffusi mercé la stam- pa e i cresciuli commercii dei popoli, meno alla parte dot- trinale si indirigono, che ail' azione ; cosicché le antichis- sime non furono che scuole. le moderne non sono che con- giure. Di qua deriva alle moderne jor forza e lor debolezza : deboli in quanto che troppo soventi l'azione. é prematura ri- spetto alla non matura diffusione dell'idea ; forti, in quan- toché, in grazia deg! incrementi molteplici della civil socie- 14, i loro dogmi rispondono affatlo conformi alle aspirazioni se non sempre ai concetti chiari della societa stessa. EK quan- to pid le prepotenti tirannidi sono al disotto del grado 4i ci- vill' del popolo, cui esse infrenano, tanto pid nelle viscere del popolo pullulano e fermentano di queste associazioni di sforzi individui a correggerle ; le quali, quando siano ancora segregate dalla maggioranza del popolo, si dicono setle.

Il nome per verita non suona di ottimi intenti ai moderni; ¢ il disfavore del nome non deriva alla cosa dai fulmini di Roma, troppo usa a mescere a promiscuo intento il sacro e il profano ; né dalle ree opere dei pochi non imputabili ai molti : ma si piultosto dai perniciosi semi che esse diffon- dono nella civil comunanza. In cui, o vinte o vincitrici, ap- portano i vizii a loro natura inerenti; che sono quella edu- cazione esclusiva e intollerante di ogni opinione che la pro- pria non sia ; quello spirito torbido che segrega e non uni- sce; e I' anarchia degli spiriti che mal si piegano ad ubbi- dire a governi che di setta non siano ; e il proselitismo se- paratore che vorrebbe del governo formare un partito, d'ogni licenza nei suoi adepti tollerante, e intollerante di ogni li- berta in chi della cerchia non sia.

Volendo discorrere con brevita delle cause riposte e dei fatti popolari , che prepararono di lunga mano il grande

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movimento napoletano del 1860, dird che al sistema di stolla e universale pressura de' dodici anni gli animi ardenli si gil- tarono, a sfogo di aspirazione od a speranza di riscossa, nelle associazioni ordinate a liberia. Dal 4849 al 1860 tre centri precipui, tre indirizzi generali raccolsero ed avviarono gli spiriti aspiranti a nuovi ordini di Stato ; finché per ultimo uno dei tre prevalse sugli altri, e in se comprendendo I uni- versalita dei citladini scoppid nell' universale impeto del 4860. Del quale massimo evento Ia storia intima non é che lagitarsi delle popolari forze compresse, il raccogliersi in nu- clei, l' ordinarsi ad un fine sia a far impeto, sia ad allenderc alcun evento propizio. I quali eventi maturarono e la fortuna d' Italia e la liberta ordinata a pié dell' alpi ; senza di cui i riposti semi non avrebbero dati i subili frulti che dettero.

Dell' un centro e indirizzo fu pid o meno manifestamente capo © ispiratore il Mazzini; intorno al quale per naturale impelo di ela ¢ di temperamento si rannodavano giovani ar- denti ed attuosi uomini, confondepdo nella causa di re in- correggibili e sleali Ja causa della monarchia. L' altro cen- tro fu del Murattismo; che propagantesi dopo il 2 dicembre del 4854 ebbe appunto per la negazione della liberta, ond' é inquinato il sistema napoleonico, breve efficacia; e non vi parleciparono che o vecchi con logore tradizioni, o maturi uomini per disperanza si delle ulopie mazzinistiche, si della scellerata tirannide domestica. Ebbe codesto un momento di fortuna ai giorni della guerra di Crimea ; ma per manco di vigor proprio esinanito, cadde assorlo nell' ultimo indirizzo dello spirilo pubblico, che tutti alttrasse nel suo vortice ia- torno al 1859.

Quel terzo ed ullimo indirizzo, surto dopo il congresso di Parigi, si rannodd intorno alla bandiera nazionale tevata in alto dal Piemonte; ebbe a programma la Unificazione d' Ita- lia sia per federazione, sia per wnild ; al lavorio ed all'idea di setia sostilul lagitazione legale e l'associazione a pieno giorno; sbandi i giuramenti, le conventicole, esclusivismo, e la tradizione orale di quella ; si propago alla luce del sole non con simbolo predefinito e rigido di un partilo estremo, ma col nome di partito.nazionale non aspirante che alla liber- ta, alla indipendenza ed alla grandezza d'ltalia per via dell'u- nificazione. In quesio man mano convennero e gli elementi della societa conservatiyi, ma stanchi delle incorreggibili ti- rannidi, e gli elementi vivaci e democratici gia rannodatisi ---i---

al Mazzini, perché lui solo nei tempi tristi proclamava il sim- bolo dell'autonomia del popolo e dell'Italia: a quel partito dié credito nelle nopoletane provineie e Pemigrazione napoleta- na in Piemonte, e il corso degli eventi sapientemente prepa- rali o usufrvili in bene d' Italia dal Piemonte stesso, e glin- flussi delle siraniere potenze : laonde fu questo il grande partito che abbraccid tutti e propulse tutto dal 1857 al 1860.

Io torno a quel primo periodo, in cui fu padrone del campo, pil) o meno copertamente, il Mazzini. Prima, pei tempi che discorriamo, manifestazione di questo suo influsso nelle na- poletane provincie fu quell'associazione che si disse dell' Unt- (a italiana, la quale nata ad ordinare le disgregate forze po- polari contro la regia slealt', addivenne famosa , dopo il 1848, men per quanto operarono, che per quanto soffersero - i suoi capi. Gli é per verita ancora dubbio, se quell' organa- mento nascesse immediatamente dal Mazzini; e il dubbio si afforza, chi consideri che gssa ebbe intenti, organismo, effi- cacia del tutto tocali. Ma il nome stesso rivelando il concetto mazziniano, a lui yuolsi vendicare |' idea se non la perfetta compagine di essa. Non aveva, né poteva avere, intenti aper- tamenie repubblicani; non disconosceva l'autonomia dei varii Stali onde si componeva la penisola; ma restando nell'ombra Vasselto avvenire si delle parli,s) dell'intero, aspirava all'unila siccome mezzo all'indipendenza d'Italia. Mossa da Napoli al dechinare di quell'anno 4848, ebbe nelle provincie poco nu- nero di adepti fra gente men di credito che di vivaci spiriti ; perocché, sfasciato subitamente dalla polizia il suo centro di Napoli, e diffusa per le provincie la rabbia della reazione vio- lenta, i pid infocati liberali, non che annodar praliche per le cilta, correvano alla macchia a scampo delle imminenti ven- delte. Ebbe credito maggiore della efficacia sua per Ia qualita di coloro, che trasse in giudizio la vendetta borbonica. La quale, a coonestare la scelleraggine del distruggere le con- cesse franchigie, volle sempre, a programma di politica, pre- testarsi di questo spauracchio di sella : a questa tatti riferiva i moti di liberta; e le varie gradazioni di liberi animi confon- deva in quella: stimd anzi aver eolpito di scredito tutta la parte liberale del napoletano, quando trasse, come setlario, a pena ingiustissima, grazie a scellerati giudici, il capo di essa, Carlo Poerio. Ma l'opinion pubblica non soscrisse ai giudizio della vendetia ; tenne Carlo per mertire, ed era: ¢ i tristis- --- 67 ---

simi giudici, e le spie prezzolate comparse in maschera di te- stimonii, e la generosa difesa, e la lotta accanila, rese popo- lare quel nome di Unild italiana; che restd a simbolo della credenza liberale, ed a futura vendetta dei torti borbonici.

Ad ogni impeto di reazione illiberale e violenta risponde, in ragion diretta di sua veemenza, lo spirilo di setta, quasi spontanea protesta della coscienza , che, se non pud espan- dersi, freme in segreto; quasi ancora del dritio che naufrago tenta sorvivere. Laonde, quando la reazione politica infuriava per sue fresche vittorie tra il 4850 e il seguente anno, dis- perso il centro operativo della Unila italiana, si tentd di sostituire in Napoli un nuovo centro di politici impulsi, che fu della Carbonica-militarc dalla famosa tradizione del ven- li, e dallo intento speciale allo esercito, cui si drizzava. Dis- persi e battuli tutti quelli che ebbero credito e fama nei suc- cessi del 1848, questa novella congrega non poteva avere a capo fuorché giovani ancora nuovi alla fama, se non alle opere egregie ; trai quali mi occorre di notare, a causa di onore, Antonio Morici e Giacinto Albini, che presto distesero alcune filamenta di essa per le Calabrie e la Basilicata. Ma non ebbe vincoli di sorta con altri centri dell' Italia superiqre; né, fuor- ché rinfocolar le ceneri della liberia, poteva aver altra fortu- ha di successi.

Al cadere del 1851 la polizia ottenne le rivelazioni di al- cuni aggregati all'ancor neonata sociela , che non era nata vitale ; poi dalle abbondanti confessioni di alcuni che si dis- sero capi di essa, e non erano infatli che o di bimbi 0 di ba- rattieri miserevoli, raccolse tate un profluvio di nolizie e d'in- dizii, che essa polé arreticare in prigionc, e le si trafugarono aliri, pid che trecento individui. A si poco edificante mostra delle umane miserie é di nausea lo aggiungerne altre ; ma questo é di special nota degno, che uno di quei mi:crabili capi affermd ramo 0 coda che fosse della Carbonica---militare essere l'alira dei pugnalatoré ; e nomind di quest'allra scia- gurata e infame congrega, se fosse vera, i capi, gli adepti, lo istituto, i disegni; e tulto di propria scienza particolareggid. Il governo, cui faceva pro, mend gran vampo di aver colto sul fatto questi sedicenti propugnatori della giustizia e del dritlo, che si volano ad opere freddamente scellerate, appen- saiamente incivili ; e fu lieto di riferirne a colpa lo spirilo di liberta. Ma Ja rea dichiarazione non ebbe rincalzo di prove o Windizio che fosse nell'ainpio processo inquisilorio; la disdisse iG

egli nel pubblico giudizio; e della oscena favola dié la colpa, ben credibile cosa, all'inquisitore ufficiale, della polizia, per sbirresche arti famoso, che gliene dié Ja imbeccata. La quale accusa potrebbe rimaner dubbia, se la mala fama dell'uomo, le risultanze del giudizio e Pautorita della storia non illumi- nassero il buio dei processi di Stato; ove non interroga che la minaccia, e non risponde che la paura. Oggi é accertalo che trai dichiarati capi e segretarii e ministri di quella setta befana non era conoscenza di sorta; nulla, né manco il nome, esisteva.

Le inquisizioni per questa poco seria associazione durarono fino al 1854; e se crebbero l'animo e la fortuna ai reggilori dello Stato, gittarono Pultimo scompiglio tra le reliquie delle parti liberali. Quando queste siano stanche, divise e segregate dalla paura e dal sospetio, avvien che gli animi si raccolgano; e le tirannidi paiano aver vinto lo spirilo di liberta, e si ral- lietano della efficacia di un sistema che non transige, non perdona, non concede ; e lillusione dello interesse si afforza sulla illiberale doltrina, Ma aleggi in qualche parte un'aura favorevole a libertad, non é frontiera vigilata che !'alito ne ar- resti ; le cengri si rimescolano, il fuoco si ravviva, e se dura il favore, divampa. Cosi siamo usi a dire che l'idea é immor- tale ; ec i despoti, che si rallegrano di avere spenta una vila immortale, non curano che le parvenze della stanchezza o del sonno.

La guerra di Crimea, e Valleanza delle civilissime tra le nazioni di Europa contro l'autocratismo nordico fu primo soflio che rimescold quelle ceneri stanche : il fuoco si ravvi- vO, quando a quell'alleanza di civilta militante entrd in mezzo il Piemonte, primo esempio d'italico Stato dopo i Comuni e la Veneta Kepubblica, che portando le armi e gl influssi di sua potitica oltre i confini W'italia, segna il primo passo al terzo risorgimento dell'italica stirpe. Hl ravvivato fuoco divampd, quando al congresso di Parigi quel piccolo Piemonte si affer- mo, buono e mal grado, rappresentante legale della divisa Italia, e 1c speranze e i dritti di lei difese a viso aperto al co- spetto di Europa. Glitalici spiriti, eccitati ai casi insperali,

'per due opposte correnti @idee si volsero allora maraviglio- samente amiche al Piemonte, fleramente avverse al re di Na- poli; lui dichiarando il solo ostacolo interno al moto di liberta, quando Francia ed Inghillerra, offese pei spregiali civili con- sigli, ritrassero da sua corte i loro ambasciatori. Da quel Napoli giovava ingabellare il pensiero di cittd in cilta, non per crescere premio al fisco, ma impacci alla pertinacia degli studiosi. E non era solamente il pensiero di liberta, l'aspira- zione ancorché vaga a' civili incrementi, il desiderio indefinito di materiali progressi; non solamente il nome d' Italia era proscritto e cassato dall' ombroso castrapensieri ; spesso an- che i classici di due mila anni innanzi non trovarono venia al cospetto di lui. Tale che, volgarizzando Seneca morale, avea scrilto lo stoicismo essere stato uno schermo alle be- stiali tirannidi pagane, seppe a prova non essere dammeno bestiali le cattoliche tirannidi ; quando gli fu vietato di colta il pubblicare in volgare il facile filosofo ; il quale profes- sando a teorica lo stoicismo si accomodava nondimanco di servire a Nerone (a).

1X.

Era adunque Vl ingegno la parte pid compressa di questo sistema e il pid terribile nemico del sistema stesso; Vingegno

adulto e forte, perché non sprizzasse luce e calore; l'ingegno |

giovanile, perché non si educasse a vigore e a virth. Ed a co- tale duplice intento chiamd, ¢ si ebbe volenterosi, a consi- giieri e cooperatori i pid valenti accapponatori e trafilatori dell'umano ingegno, i gesuili; ei tutori antichi dell''uman genere fanciullo, la classe ieratica. Era nelle dottrine del se- colo e nelle filosofie novelle il seme, che aveva sospinto le generazioni europee a si gran moto di disordini: ¢ delle dot- trine novyelle ei bisognava provar la bonta alla semplice stre- gua del catechismo ! Laonde tuttii privati insegnanti, sia che leggessero scienze giuridiche onaturali,o l'abbaco che fosse al fanciullo del villaggio;a riottenerne licenza, ebbero a dar do- cumento sé esser giunli a meta della vita, ed abili, per esame di scrittura « sul catechismo grande della dottrina cristia- na» (b). Questo, e la persecuzione generale suggelld il pane della scienza ; ! insegnamento o fu dato come il van- gelo nelle calacombe e nel mistero, o si tacque. E nello

(a) Vedi prefazione agli Opuscoli diL. A. Seneca tradotti dal prof. Raffaele Batlista. Potenza 1863. (b) Decreto del 18 Ottobre 1849.

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stesso spirito di tenebre tutti i provvedimenti : --- divielato ai Comuni di comperare libri o stampe, pria che non se ne fosse olfenuta licenza dal ministro in persona (a): le quin- dici scuole secondaric, che ebbe gia lo Stato per le quindici provincie, infeudate a' gesuili ed altri sodalizii: a settimanali pratiche devote sommesse, cop caulela minuziosa ed angu- sta, la gioventd studiosa: creata a sopravegliarla una Giunta» insieme commescolali, di preti e di birri. Crebbero per essa le attenzioni, cioé i fastidii e gli arbilrii polizieschi: se- greto istinto li avvertiva che il nemico fuluro e invincibile della tirannide era nel giovane ingegno, se l'educazione da vigore ec virtt; e I' innocente ingegno tratlavano qual co- perto inimico, abbiettandone il caraltere di ogni pili villano sopruso; come di bieca scienza altri corrompevane lo intelet- to. La onorata classe di essi, futura gloria, fulura guida dello Stato, un napoletano ministro di Stato non arrossi di qualifi- carla, in pubblici documenti, perniciosa, (b)! E di tal guisa in pieno secolo XIX, lo studente addivenne in Napoli cioc- ché era ancora nel XVII secolo, roba da galera; quando in- torno ad oneste case, a verginali claustri, era vietato, con pubblico decreto, di abitarvi soldali, prostitute, studenti, ¢ si- mile altra gente infame.

Quesli aguzzini dell' ingegno erano pagati dai giovani del- VY antipatia stessa. I quali, per natia indole generosa non guasta ancora dal secolo, esurienti della luce del vero e del bello, e vazhi della legge del progresso, non poteano cosi na- scondere nel franco pelto Je franche aspirazioni ¢ la fiamma dellingegno, che le vigili scolle non ne scorgessero i guizzi. Laonde persecuzioni, ostacoli, indagini vessatrici cresceva- no: bastava il sospetto per la giovine eta, che altri venisse in Napoli a causa di studii, perché la caria di passo avesse a daria non altri, che i! ministro ! (c) Ma non bastando sif- fatli impacci a vineere la pertinacia di quelli ela paura 'sua propria, un di Il onesto governy spezzd ecroicamente il groppo insolubile ; vietO a tutta Ja gioventi studiosa di rimanere in Napoli a causa di studii ; (d) vield all' unica uni-

a) Ministeriale deg! Yoterni del 23 Marzo 1853, N.° 2534.

(b) Nella ministeriale della Polizia, 8 novembre 1849 n. 775, pub- blicata per le stampe nei Giornali delle Intendenze.

(c) Ministeriale del 17 Febbraio 1853, dal ministro di Polizia.

(d) Decreto del 2 Aprile 1857,

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versita di terra ferma di addottorarli ; quindi i ginnasii delle provincie volle elevati a licci ; e vi deputd, a fornire I' inse- gnamento professionale, insegnanti stipendiati men che un valletto: ma i licei non ebbero catledre e facolla dal no- me infuori; di ogni elementare sussidio d' insegnamento mancayano ; non sala di fisica o di chimica, non musci di minerali, od erbarii; non ospedali, non cliniche, non biblio- teche. Per tanio tulti i sottili accorgimenti di pertinace gio- venti a rimanere nella cilla di Napoli per mendicarvi nel- Y ombra il pane della scienza detlero in secca; Napoli si vuold di sludenti; il pauroso governo parve quictarsi nel vuoto, menire nel vuoto i giovani ozieggiavano per le pro- vincie. Allora ogni famiglia, avvegnaché tranquilla e devota, ebbe una maledizione per un governo, che di nessun dovere si facea coscienza, e di nessuna ingiuria pudore.

X.

Cosi I' ingegno ebbe premio e favore : cosi la perniciosu classe degli studenti fu governata e punita. Ma una non meno perniciosa classe di uomini, il clero minore delle provincie, fu falla segno a non dissimile guerra di brighe ec di corrucci; e negala loro ogni licenza di muoversi, reslarono, senza ra- gion di delitli e senza mezzi di decente yivere, a perpeluo confino dannati.

Sotto un re, per cui forma assoluta di religione fu il beghi- nismo, sotlo un governo che poggid sulla chiesa le sue fonda- menta, parrebbero contraddizioni insensate le noie c le perse- cuzioni usate contro il clero; se non fosse consegucnza dello stesso sistema, che mise il braccio secolare a servizio. del clericale, affinché addivcnissero strumento di regno pergamo e confessionalc, pastorale ed aspersorio.

Le processure politiche delle provincie aveano chiarito questo, che ai moti polilici del 1848 grande e precipua parte --- ebbe il clero delle provincie. Stando a Portici congregato il mondo papale, e consultando ai modi di rabberciare il crol- lante edifizio della teocratica potesta, ebbe deliberato di rilor- nar saldi i puntelli di esso, in ritirando ai suoi principii l'e- ducazione del clero, troppo inferiore di collura al laicato, di quanto per mondani interessi gli andaya d'innanzi. Era, --- 40 ~

@allra parte, il clero di provincia inviso al clero di Napo- li; perciocché alla minore ipocrisia di questo accoppiava maggiori tendenze alle dottrine ed agli studii del secolo; e dei proprii interessi temporali era non men tenero, perd meno ipocrito sollecitatore di quello. Nelle consulte diPortici, con- venuto dimetlere argine alle dottrine irrompenli del secolo, che, a strazio dei civili progressi, dicevano libertine ed etero- dosse; pensato a diffondere a buon mercato popolari libri sulle vere dottrine ortodosse intorno Io Stato, la chiesa e I'u- mano arbitrio; ordinato in Napoli un seminario, ove, come a scuola normale in governo de' gesuiti, convenissero i pill pro- mettenti chierici delle diocesi; infocati e sussidiati in tali ap- parecchi dal napoletano governo, parve alle due potesta spe- diente, a migliorare la clericia, si accrescesse l'autorila dei ve- scovi sulle temporalita dei chierici stessi; e come ei punissero gli sregolati coll' arbitrio insindacabile dell'informata coscien- 2a, COs) li avessero del tutto sotto mano al lecco dei beneficii.

Favoriti gii i preti e le famiglie di essi con privilegii, ( che la civile eguaglianza e un civile indirizzo dello Stato non pos- sono dire né giusto, né sapiente, ) crebbero essi di gran nu- mero, come accade a privilegiate e facili professioni: e privi- legio e faciltd li corruppero. Mondani interessi di famiglia fu- rono titolo a loro eletta vocazione: non ostacolo il possesso in proprio di certo reddito patrimoniale ; dappoiché fu trovato I agevole spediente di simulati patrimonii , conniventi col Vescovo gli ufficiali dello Stato deputali a sindacarli: non ostacolo un lungo tirocinio d'istruzione e di pieta, che era brevissimo o breve , a seconda degli umori del vescovo. Dopo le consulte di Portici fu visto per le diocesi del re- 'gno un rivivere del breve Impensa, che pubblicato nel 4819 era tosto cadulo in dimenticanza tra per incuria, tra per cecila del governo: e in forza di quello le numerose chiese ricetlizie del reame divisero i yescovi in breve nu- mero di benefizii cosi, che tre quarte parti dei chierici ri- masero esclusi dai temporali beneficii, che solo un quarto, predilelto al vescovo, ingoiava. Nacquero allora dissidii, e aperte guerre , e rancori profondi tra gli operai della vi- gna del Signore; e per ogni chiesa reclami e liligii ca- 'nonici: ma i vescovi, castigando del braccio secolare i 'riottosi , e sostenuti dall' indirizzo governativo , vinsero in -breve tempo fa prova. E cosi giltata di colta nella mise- ria tulla una classe, ho visto preti arare il campo, 6

provvedere alla selva il fastello delle Jegna. Gli esclusi 'dalla mensa degli allari sentirono nella toro miseria I ac- crescimento del dispotismo vescovile, or complice ora ef- fetto del dispotismo secolare; e i loro rancori si drizza- rono contro al doppio intreccialo dispolismo. I tristi umori ' inflerirono, quando essi addivennero iloli senza dritto a lu- crarsi un pane per uflicii secolareschi, e incalenali ad una residenza per poverta loro esosa; dappoiché la polizia, ora a rimuovere elementi di temuti incendii alla grande cilla, or deferendo alle inchieste dei vescovi, cacciava in massa da Napoli quei preti vagabondi; e poscia divield senza pid che essi uscissero dei loro paesi, Avvenne pertanto che il minor clero, numerosissimo nel reame e gia moralmente secola-

rizzato , passasse alla parte dell'opposizione al governo, c .

partecipasse all' universale urtp, che scrolid I' edifizio.

XI, «

E pure I' alfro braccio di questo sistema di tirannide or fe- roce or pettegola era la Chiesa; la cui azione addivenne, duole il dirlo, una funzione di polizia ; come accadra sem- pre, dovunque, e finché la chiesa, impigliata neg!' interessi temporali, avra bisogno di un' arma, che non é la parola del vangelo , a sostenerli contro la ragione del secolo che li combatte. Tutte le tirannidi si assomigliano ; perd questa di Napoli ebbe un peculiar suo carattere nel connubio ipostatico coll' assolulismo teocralico ; onde in pieno secolo XIX, tra i popoli sé dicenti civili, fu continuazione del sistema in- quisizionale del II Filippo ; e unico Stato laico che a nor- ma e guida di regno prendesse la teocrazia papale , vago 7 ae gl' istituti del medio evo, fuorché di quelli di li-

erta.

Al superlative abbassamento della sovranila dello Stato alle pretensioni della chiesa, e della sacra dignita della Chiesa ai rufflanesimi di polizia concorsero, oltre all' indole propria del re, due altri fatti che si vogliono ricordare. II re stretta- mente educato, non é maraviglia, se tenne le pid anguste pratiche di pieta come il perfetto esercizio della religione e del culto. Baciucchiava delle dita tufle le immaginette di santi e madonne, che incontrasse ad ogni passo nelle regie stanze;

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a guarir della febbre, oltre il medico, chiamayasi accosto il frate col mantello di S. Alfonso; usava colle pie pratiche il linguaggio de' sagrestani; e quando nabbissata per tremuoti una provincia gliene giunse I' annunzio per telegrafo, il re rispose per telegrafo : --- « il Signore ci mortifica dei nostri peccati! supplichiamolo uniti di perdono e di benedizioni» (a).

Non era ipocrisia ; era animo angusto, pietd pettegola, sentimento beghino. Su questo fondo operarono, nei tempi che discorriamo, due eventi che furono: --- la dimora della corte papale a Gaeta ed a Portici ; ove il senno dell' Europa reazionaria ritentava la infelice prova d' instaurare nei suoi principii ' autocratismo dell' autorita sulla ragione si nelPor- dine sociale, si nello spirituale ; --- e l' indirizzo del Piemon- te ; ove un re leale e galaniuomo, sposando ai dritti del trono gli augusti drilti del popolo e d' Italia, vegliava ai suoi focolari il fuoco sacro della civil liberta ; ¢ it piccolo Stato, reso forte dal consentimento di liberi popoli, egli affer- mava fibcro ed indipendente cosi dalla curia, come dall'Au- stria. Questa condizione del Piemonte cred una condizione opposta al re di Napoli; e i due Stati affermandosi sostenitori di due opposti principii, --- la liberta temperata e lo stempe- rato assolutismo, lo spirito laicale e lo spirilo monacale, --- il pid cieco, i pid ignorante dei due Stati faceva per ven- detta o per bizza cid che una prudente ragion civile non avreb- be consigliato giammai. Nel 1850 lo Stato sabaudo, ancora pit che altro inceppato nelle clericali fasce dei mezzi tempi, le scosse man mano; ed ollenne quei conquisti che o la rivo- luzione francese, o i riformatori del XVIII secolo aveano negli altri Stati introdotto. Contro quel legittimo moto civile forte si oppose la ritardataria tradizion clericale; mend gran- de scalpore ; e il re di Napoli, figlio amorevole della ro- mana chiesa, per poco non tornd all' omaggio della chinea. Fu detto che nei segreti trattati delle due poesia contro il secolo, Roma dimandasse al re di Napoli, quasi civile prote- sta all' cmpieta del Piemonte, |' abolizione di quel resto di antiche franchigie ritolte dal Tanucci sulle usurpazioni della chiesa, e che i gesuiti diceano giansenismo pretto. Il gover- no del re pare resistesse allora all' esorbitanti pretese ; ma non si che il re nol facesse dappoi nel 1857; quando l'Au- stria avea scrollato l'edifizio giuseppino col Concordato; quan-

(a) Vedi i] Giornale dell' Intendenza di Basilicata all'anno 1858.

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do il Piemonte sempre pit ruinando nello spirito eterudosso di liberta e dl' indipendenza, egli repuld a pio merito suo il far penitenza dei peccati del Piemonte.

I due principii, i due influssi, le due politiche si afferma- vano ad opposti indirizzi ai due estremi della penisole. L'una laicizzava la istruzione e lo Stato; aboliva il dritto di asilo ; sminuiva lo scioperio di parassitiche fesle ; proscioglieva le mani morte; soffiava sulle aride ossa dei veechi istituti lo spi- rito di liberta, e la vila ritornava alle aride ossa: l'altra faceva proccsso al secolo; ¢ nel suo quarto di ora di viltoria fermava il sole. L'istruzione innanzi tutto, come gia il dicastero a quel- lo degli ecclesiastici, sottopose alla chiesa : chiamd gl' inse- gnanti agli esami del catechismo; spart) le scuole secondarie tra' gesuili ed altre sterili congregazioni di frati; la censura statuale affidd di regola ai preti; ne cred una terza del ve- scovo ; ed al vescovo dié la elezione dei maestri primarii (a).

Come i vescovi fosscro, di regola, uffiziali di polizia é ri- saputo dalla legge del Concordato del 4818; ma_perché le parti fossero pari, la polizia era a sna volta custode dei pre- ceili della Chiesa e degli cdilti del vescovo. Il braccio seco- lare, a pienissimo libito del vescovo c del parroco, era non meno per gli uomini di chiesa che del secolo ; e chi men dedito alle pratiche devote, o alla polizia del confessionale, © a vistosa regolarila di costumi, imparava piela dalle ma- » nettle. Divieto di servili opere alle domeniche ; chiusura di pubblici ritrovi; solennizzamento delle feste; e per tali ob- blighi di Statoil re ogni giorno a stimolare lo zelo dei mi- nistri; e i ministri ogni giorno a rifare edilli che vincesscro la natura delle cose; ei capi di provincia, in prova di zelo me- rilorio, a lodare la picia del re e de' ministri, e gli ottimi effetti degli obbligati editli; perocché « la gente, (ei diceano) « « ancorché volendo, non pud esser trista ; e per virtd di una « ben intesa violenza alle brutali passioni, si civilizza il po- « polo , neppure avyedendosi » (b). Oh dolce giogo; dolce paterno regime ! Perché Iddio non fece gli uomini perpetua- mente fanciulli, e tutto il mondo un ginnasio a balla di per- petui pedagoghi !

(a) Uffizio del Presidente della P. Istruzione, 29 Dicembre 1849, con- forme ad un rescritto del 1821. :

(b) Rapporto dellIntendente di Basilicata al Ministro di A mee 10 Marzo 1854. Il cumulo di quegli editti sempre dimenticatl , perché sempre ripetuti, sono a vedere nei Giornali delle intendenze.

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Questo intrecciarsi di duplice polizia non cra elemento della vita sociale che non avvolgesse di sue ritorte. Non uffi- zio municipale o governativo conferiva lo Stato, se la inqui- sizione del parroco non alteslasse la vistosa piela del candi- dato; onde la potenza dei parrochi di tanto si elevd di quanto crebbe la pubblica ipocrisia, e la religione vera decadde. Non dimanda del clero, che a gloria di Dio, il re non conce-

"desse ; e mentre i fiumi mancavano di ponti e ingoiavano villime, le provincie di strade, le spiaggie di porti e di fari, Jo Stato rizzava, decorava, abbelliva chiese, oratorii, mona- steri : non asili d' infanzia 0 presépi, essendo opere coteste di civilta eterodossa ! ma cimiterii per gl' impenitenti e gli acaltolici, perché la religione della morte non fosse damme- no infollerante che quella dei vivi. Parve anzi tornati alla pie- 1a monacale del medio evo; e quando il Piemonte sopprime- va case monastiche, crescevano esse in Napoli con tale una foga, che ei parrebbe avere i Longobardi e i Saraceni rioc- cupato il reame, imbarbariti i possessi, cassa la pace pubbli- ca, e i pacifici cerear la quiete nella quiele di un convento. Nel 1853 quattordici nuove case religiose, nel 1854 dieci, nel 1855 allre dodici, c nei quattro anni che seguono cin- quantasei altre case fondo il piissimo re (a). In qual propor- zione crescessero le petrificate scuole é inutile il dire. Impo- ste intanto le pratiche del culto dalla rettorica del gendarme; ordinato di tramutarsi a giorni feriali tutti i pubblici mer- cali che si adunavano in giorno di festa, sicché dessi esi- naniti morirono ; obbligd poscia i capi di opificii a fornire di un prete I' officina del lavoro, perché ei vegliasse a cura dell' anima degli agglomerati operai (b) : e punita gia la be- stemmia come alto crimine sociale, volle dichiarata la be-

*stemmia dei militari un reato che infrange la disciplina , € di si strane infrazioni giudicassero i Consigli di guer- ra (c). Finché si giunse all' apice della frenesia nel 4857 coi famosi decreti, che distrussero dalle fondamenta I' an- tica pulizia del reame, la ragion civile ed economica dello Stato, e i conquisti della civilté, cui egli stesso, il re, un tempo aveva alacremente promossi. Tolse alle mani morte ecclesiastiche i gid sminuili freni a comprare predii ed immo-

(a) Veqgasi la Collezione Uffiziale delle Leggi napoletane. {b) Reretitto del 18 Peneeaiae, ------ (¢) Decreto del 16 Maggio 4853.

bili; li acerebbe, se a vendere ; per comprare bastasse l'ap- provazione del vescovo; per vendere, olire a cid, la pontificia, e il beneplacilo sovrano : francate della sovrana autorila in acquistare per lascili o doni ; incompetenti i tribunali dello Stato a giudicare delle cause di patronato ; liberi i vescovi a congregare sinodi, e pubblicarne gli alli; non pil il carcere ai preti misfattori, ma invece la pace di un convenlo;e--- su- prema cecild di un sovrano, che meritd gia tilolo di lode per avere liberale le citta dalle interne tumulazioni dei cadaveri--- cassava questa provvida legge in privilegiando di cittadina sepoliura non solamente frati, suore e canonici, ma quanti del opolo ornassero la chiesa di un altare, o di un benefizio; --- ecco religioso all'orgoglio ed alla vanila umana, chiamate di tali industrie a sostenere la religione della verila e dell ugua- glianza ! Infine parve sentisse di matrimonio civile la napule- tana legge, che ricordava al prete in quali pene incorrerebbe chi benedicesse a sponsali non preceduti dai solenni riti del- Puffiziale dello Stato Civile;e la minacciata pena fu cassa con argomento, ove la ipocrisia corre il palio colla stollizia. Cost anche il larghissimo concordato del 18418 pid non bastava alla dilargala pieta del re ed allo zclo irrompeute della ro- mana curia; e parve a lui avere di tanto reso pid saldo il trono e pid quieti i popoli, di quanto ei volle levata la terre- na chiesa sull'autorita dello Stato.

XII.

Strazjati siffattamente gli interessi morali della socicti, parrebbe che un dispolismo intelligente avesse in quella vece favoreggiali gl'interessi materiali di essa, ad abbagliare 1 sensi, e cullar gli spiriti, c divergere le forze operative dei popoli sulle vie degl' incrementi economici. Invece anche in queste spirito rilardalario ; inceppamento di ogni moto ; so- Spetto di ogni progresso sotto lustre di paterno animo e di pubblico bene. Le alte tariffe e gli ordinamenti protezionistici non crearono che, a scapito dell' universale, privilegiate pic- cole industrie ed estesi contrabbandi : dei quali ordini di Stato non ford io yeramente colpa al governo di Napoli; poi- ché erano, e sono ancora, errori statuali in molta parte di Europa : ma ricorderd questo sold fatto che basta; le provin-

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cie mancavano di strade carreggiabili, le spiagge di appro- di, e i traffici vanno ancora a schiena di giumenti, come per Je plaghe dell' Oriente. Perd alle ripetute querimonie degli eunuchi consigli provinciali seguivano, é vero, regii rescritti di strade e di porti; e la stampa uffiziale, e Ia ulliziale geo- grafia non perilavasi a dare per aperte al traffico quelle che Oggi sono ancora senticri da capre, inneggiando alla magna- nimita del re, che non vielava aprissero strade ai commercii i popoli suoi.

Ristorata, é vero, la finanza, parve ai loschi lode singolare di felicit pubblica questo, che le cartelte del debito dello Stato sursero al di sopra del pari; ¢ che bassa era al parago- ne la ragione delle pubbliche imposte. Ma i loschi non vede- vano, che, chiuse dal sospetto ¢ dall'ignoranza non aperte all' industria tutte le infinite vie, onde la libertad promuove Ja ricchezza delle nazioni, i capitali stagnavano inoperosi ; perd loro non rimaneva che sola una fonte d' impiego, --- la pit facile a fruttare, ma di tutte Ja men fruttifera --- il debito pubblico. Era pletora da un lato, era alonia dallaltro. --- Era- no basse le imposte : perd malamente divise, non gravavano che il proprietario della terra per vie dircttc, e per indirette vie la inferior classe del popolo coi dazii protettori sulle materic prime e sulle pitt usuali di universale consumo. Bassa era la ragion dell'imposta, se ricadeva, come fanno cal- colo, di un quattro ducati per ogni abifante: ma soldar mili- zie ad ingiuria dei popoli , birri a spiarli, frati ad evirarli ; murar chiese 0 convenli, ergastoli o fortezze, non strade o porti, scuole o ginnasii ; risparmiare sui pubblici spendii, ma i pubblici sparagni uon tornare, cui speltavano, al popolo, ma versarsi nella borsa del re, che amministrava lo Stato colla regola di un podere, era tale argomento di pubblica felicita, che bene i popoli hanno a dirsene contenti, non pria perd che non sian mulali in armento. Sardegna, Toscana, il Pon- lificio, il Portogallo pagavano, in media, d' imposte pid che il Napoletano: ma il commercio, sangue degli Stati, rendeva proporzionatamente ad ogni abitante della Sardegna ducati 40:15; della Toscana 34:70; del Portogallo 15:05; del Pon- tificio 9:06; c¢ non pid che ducati 6:52 per lo Stato di Napoli: e pure quest' ullimo aveva di coste maritlime oltre il triplo dei primi. Ecco i relativi progressi ! Quando poi al difetto di ogni istituto di credito ed alle sconsigliate leggi di spropria- zione si aggiungeva una sospetlosa ragion di Stato, che osta-

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colava l'associarsi degli uomini e dei capitali , li proibiva anzi nelle provincie, ove la polizia non potrebbe sorvegliarvi le periodiche adunanze ; quando ogni maniera fastidii im- pacciava il moto degli uomini, senza il muovere dei quali non si promuovono gli affari; quando ogni istruzione tecnica mancava, non é meraviglia se le nalurali forze dell'industria edel commercio cadevano asfitliche, o imbozzacchivano. Alle mostre delle industrie mondiali pria di Londra, poscia di Pa- rigi, ove finanche il Turco, i! Giapponese, i! Siamese man- darono lor prodotti delle arti e della terra, solo i napoletani mancarono : il re non permise ; imperocché, pauroso del commescolarsi delice idee al mescolarsi dei popoli , volle il vanto di aver fatlo del suo Stato in Europa lo imperio della Cina.

Corollario, a uso polizia, del sistema protezionista era il chiudere o aprire i porti al commercio dci prodotti agra- rii, secondo che i prezzi crescessero o bassassero allo interno dello Stato. Questa facile altalena se accomodaya alle ncces- sita della polizia, stomacava i proprietarii delle terre e dei greggi; ¢ sminuiva (siccome é noto) it pubblico comodo, allontanandosi di 1a il commercio, ove non sia fatto securo contro ai prezzi artificialmente mutabili : laonde negli anni di caro 1854 ¢ 4858 il governo cbbe a tornare ai profligati spedienti dei veechi tempi; pei quali, facendosi incettatore di grani per rivenderli al popolo , vi sciupd a' intorno per quattro milioni di ducati che trasse dal popolo. Allora, come sempre, prevalendo la polizia su tuiti gli ordini e le leggi dello Stato, furono visti nel felicissimo reame sostenersi, sic- come pubblici inimici, gli accaparratori di grani, che sono pure i necessarii agenti di ogni commercio : ¢ --- cosa pil stupenda ed incredibile --- fu visto allora il governo di Napoli praticare uffizialmente il socialismo, quando ei giunse all'ar- bittio di tassare il prezzo ai grani in sul mercalo; ¢ chi si negasse, sosteneva. La stampa ufliziale del tempo bene ac- cennava, per salute del popolo, a certa limitazione di ven- dite ; ma affermava a liberla intera de' prezzi (a): perd, se i fatti non fossero ancora a memoria di tulli, ne ayrem- mo la prova in queste parole, che traggo dalle segrete re-

(a) Ministeriale deg)'Interni 12 Novembre 1853; altre del 7 Gennaio e 24 Marzo 1884. Vedi il Conto reso a S.M. della civile amministra- Ztone pel 1853, pag. 36, negli Annali Civili del Settembre 1854.

= 48 a

lazioni di un capo di provincia, che d'innanzi ho citate : --- « Agli statuti annonarii ( dicea ) si da la maggiore esecuzio- a ne, coercendosi con adalli mezzi i presi da sentimento « @ innolirata specolazione a concorrere con giusta inden- « nifa al pubblico bisogno. Non manca chi non volontaria- « mente a tanto si presta ; ma ci é tantosto indotto dali' au- torila » (a) --- E questa, negli stati retti ad ordini assoluti, é la vanlata guarentigia della proprieta |

XIIL

Una si fitta rete di sospetti, di pressure e di arbitrii pro- duceya, in generc, quei frutti, che é natura del dispotismo ; apatia di tutte le forze vive del popolo, e dall'apatia, per legge degli opposti, aspirazioni ¢ cospirazioni ; --- corruzione di tulti gl' istituti e di tutli gli ordini sociali , e dalla corruzione lo sfacelo; --- abbassamento del livello morale dell' uomo indi- viduo e dell' uom collettivo ; e dall' abbassarsi del popolo V abbassarsi il livello del re.

Precipuo cffetto di ogni governo, che sé stacca recisamen- te dalla massa del popolo per non poggiarsi che sopra l'eser- cilo 0 sopra una casta, é l'apatia nella universalila del popo- Jo. Quando in tutti gli ordinamenti dello Stato é non sola- mente negato ogni legittimo influsso alle classi naturalmente autorevoli della societa, ma vilipesi anzi i loro interessi, l'a- patia generale fermenta in congiure, € scoppia in sedizione tra i pid vivi. La cospirazione non si organd che nel secondo periodo di questo sistema che abbiamo tentato di (ratleggiare; nel primo periodo era un abbandono, un lJanguore, un acca- sciamento di spiriti e di forze, che reputavano bisogno, come dicono, di ordine; ma era agonia dell'inerzia. Cacciate tra gli esosi allo Stato e nelle galere le migliaia di ciltadini, con- Siderevoli per credito di alto censo, di sapienza o di probila, non era pill chi potesse accettare con efficacia di successo gli ufficii pubblici del municipio; non era chi il volesse tra i pochi onesti vomini rimasi incolumi o salvi dall'universale navfragio. Laonde un regio decreto del 9 Marzo 4854, testi- ficando la universal riluttanza, aggravé le pene a coloro, che

(a) Relazfone del 10 Aprile 1854 dell'Intendente di Basilicata al Mi- nistero della polizia.

riflutassero questi, come al cadere del romano imperio, uffi- zii gravissimi per la vergogna o della mala compagnia o del- Vimpotenza (a). Quando il re viaggiasse per le lontane citta delle provincie, non era tra i rappresentanti delle comunita chi, al disopra di miserabile plebe, potesse, in complirlo di augurii, lestificare di essere altri rimasti fedeli all assoluto principe oltre le infime classi del popolo. Laonde in quei casi di officiale commedia inyitavano anche i sospetti, notati alle cure della polizia, perché, imbrancandosi tra i muti decurio- ni, avessero annobililo quella miseria, e perpetuato all'occhio del principe la stessa menzogna di civilla, che egli affermava dei suoi Stati al cospetto dell' Europa.

XIV.

Ogni 'dispotismo ¢ un reggimento sostanzialmente corrotto e corrultore. Nulla, dalla pubblicita in fuori che si eserciti per via della libera stampa e di libero sindacato, pud salvare quale che siasi governo dell'accusa di corruzione, quale che - siasi popolo dal flagello di prevaricati uffiziali pubblici. Poi- ché nel panteistico sistema dell'assoluto reggimento non muo- ve stelo, aura non spira, se non piaccia alla volonta di quel- YUno che é Tutto, non é schiusa altra via all'ambizione 0 alla cupidigia degli uomini, che d'ingraziarsi, a virld di piaggerie o di calunnie 0 d@ipocrisia, al buon piacere del Dio-Tutlo. E cui non corrompe lanimo la speranza dei regii favori, ne avvitisce il carattere la paura dell'arbitrio onnipotente. Ma Ja corruzione sociale prese appo noi due forme pid ap- _pariscenti; accidentale luna nella corruzione prevaricatrice dei funzionarii, l'altra sostanziale nellindirizzo del governo; per cui legge e regolamenti restavano jneseguili pei potenti e pei favoriti de' potenti.Era di uso vedere coperti i lucrosi uffizii da supplenti,e i tilolari perpetuamente lontani; era favore ai be- nemerili del re, che impuberi giovanetti covrissero uffizii e ne toccassero gli stipendii, baloccandosi ancora a! ginnasio colla Regia-Parnassi e il Decolonia. Ogni uffizio era un benefizio

(a) Quel decreto non fece pro. La stessa riluttanza é significata nella lettera circolare dell'Intendenza di Basilicata 31 Gennaio 1857, pub- blicata per le stampe ne) Giornale di quella Intendenza. --- 3or---

procaccialo, mantenuto e difeso per solo due vie, il favore dei potenti, e le infami arti dei petenti. Gli stipendii magris- simi scusavano l'uomo, che a crescere civanzi (raflicava i do- veri dell'uffizio ; la perpetua tolleranza e la impunila sanzioc- navano il traflico infame. Era un'intera sociela di furfanti e di mariuoli stipendiali, anzi spesso decorati dallo Stato ; Ia quale per ogni affare cred sua tariffa, per ogni dovere il suo prezzo ; ed ebbe sensali, norme di contratli, luogo di depo- sili e¢ di pagamenti, siceome usa qual vuolsi operazione di commercio. Nell'infame fogna trescavano cosi i bassi come gli alti ufliziali dello Stato; e opinion pubblica pud a stento indicare di si pochi onesti, che Ja storia non fa ingiuria alla verila , se non pud tener ragione dei pochi. Era passato in pubblico costume che i capi polilici delle provincic e dei circondarii gradissero i presenti dei loro amministrali; soventi richiesti a prezzo, erano gradilia favore. Allombra di alti personaggi e di pubblici uffiziali esercitavasi il contrabbando; mentre era usuale vista quella del doganiere, del gendarme, o dell'uffiziale a cid deputalo, che toceasse dagli spaccialori a ritaglio la contribuzione dell'uso, e chiudesse un occhio sui pesi calanti,e le guaste vetlovaglie, e i proibili giochi, e Va- dultcrato oro. Ma tutto per infame, viluppo di frode sorpassava la cerna delVesercito! Vero mercalo di umana carne ; ove stretti in camorra(la nobile industria ha diritlo al suo proprio nome!) medici, esperli, giurati, commessarii, impicgati, di- stendevano una rete di ganci e di lacciuoli da ogni piccola terra alla cilta capo della provincia, da questa alle sedi delle contravyisile, dagli ospedali ai dicasteri. Chi puo ricordare le sozze arti, le speciali frodi di ullizio? E si grave il lezzo, Ja corruzione si fonda, che altaccd fino alle ossa c rese pu- trido tutto quanto un popolo per quaranVanni ; onde non é maraviglia se ormai il popolo stesso ha perduto, una al moral senso, ogui stima all'autorita, venga clla da Dio o dal popo- Jo. --- Jo parlo, e appensatamente, men delle grandi cilfa o degli allissini magistrati, quanto di quei piccoli falli quoti- diani c al'occhio di tutti, che toccando ogni giorno ad un in- leresse del popolo pitt numeroso e infelice, gl infillravano nel cuore la corruzione dell'epoca. Nun parlo del furto in grandi proporzioni su gli appaldi e i grandi contratti dello Stato ; pei quali P'esperimento dei pubblici incanti non era che Vec- cezionc, ¢ regola il favore dei capi.

E non era, no, il re che yolesse prevaricazione e corrulte- --- 51 ---

la; ma il sistema: la luce l'avrebbe ucciso, ¢ si chiudeva ogni spiraglio alla luce. L'assolutismo non posa, idealmente,

che sul postulato della perfettibilila di un uomo, cui Dio ab--

bia largito conoscenza e volonti maggiore e pid perfetta di tutti insieme i suoi popoli. Tutto -cid che, chiarendo gli er- rori o Varbitrio dell'uomo, sminuisca la pubblica fede in quel postulato, offende il sistema. Laonde se per straordinario ac- cidente la prevaricazione di un funzionario venisse a notizia del sovrano, non pubblicita di giudizio, non prontezza di se- cura pena instauraya ta violata coscienza pubblica; ma tramu- tando il reo di un Juogo ad un altro, perché il buio sotten- trasse alla luce, si ribadiva anzi nel concetto del popolo Y onnipotenza del male acquistato oro ; e la corrutlela ingi- ganliva.

Popolo corrotio fino alle clementari idee di giustizia, gua- sto da istruzione o falsa o difettiva, o nulla; popolo che, senza una legge, senza giudizio e in via sommaria (a) poteva essere, ed ¢ra, vergheggiato in pubblico a benc-placito di un commessario 0 d'un intendente ; popolo uso a richiedere Ja giustizia per favore, a riceverla Gome un favore, a pagar- Ja come un favore; popolo, al quale se dite : --- la legge osla, --- ei vi risponde con fatuita terribile --- oh, ma sc voi volete ! --- non é arduo il comprendere a quale termine ve- nisse depresso da un cosi scellerato sistema ; ¢ come sia er- culea fatiga il ritornargli la coscienza dell'uomo, il rialzarlo di dignita, da plebe rifarlo in popolo, da popolo a nazione.--- Tali gli effetti di un sistema, che al culmine di sua villoriosa Stoltezza imponcva si acclamasse al principe non pid Sovrano,

_(a) Per un csempio, vedi 1s ordinanza 25 Aqosto 1854 dell'Intendente di Basilicata che minaccia di 30 a 100 legnate gli spacciatori di voci allarmanti pe' ricorso colera. Una eostui lettera del 28 agosto 1.° uffi- zio (pagina 519 del Giornale dell' Intendenza) stoltamente cinica merita essere ricordata; ¢ dicea cosi: « Essendo utilissimo che si verificassero « csempi di punizione eccezionale con a in persona di coloro « che si mostrano principalmente autori di allarmanti notizie... 0 fau- «tori del turbamento della pubblica tranquillita, io interesso premuro- « samente le SS.LL. a voler subito fare arrestare siffatti soggetti, 6 spe- € dirmeli in questo capoluogo con verbali sommarii; mentre le misure a esemplari si rendono maggiormente efficaci, qualora i hehe « si ae ». La parenesi conchiudeva esortando ad amministrare cotesti farmaci salutari « pel bene del Real servizio, ed anche per disca- « rico della comune responsabilita ». giorno facendosi sempre pid manifesto il favore dell'Europa -civile al civile Piemonte, e sempre pid manifesta Ja politica di esso al prossimo intento di cacciar Austria d'Italia, e di melttersi a capo della parte liberale moderata italiana onde farne leva alle tirannidi interne, da quel giorno le vaghe aspi- razioni di Jiberta nella divisa Italia ebbero un punto determi- nalo ove accentrarsi: gli accordi tentati per nuovi principi caddero: e i moderati, i timidi, gl' inerti, e la stessa parte operosa e giovanile che a salvezza ultima corre a virth di fantasia alla fede del Mazzini, per pronto intuito si volsero al Piemonte : onde dalla forza degli eventi e dalla logica dei fatti venne su quel veramente largo e nazionale partito, che abbraccid in se tutti gli spiriti propugnatori di liberta, di u- nila e d'indipendenza della patria.

Perd questa parle operativa non si strinse definitivamente al Piemonte pria del 1859; ma gia poteva dirsi risolutamente staccata dall'indirizzo mazziniano fin dall'anno precedente, dopo i successi napoletani del 4857, che ora occorre di rac- contare (a).

Nell'anno 1856 un novello nucleo di animosi giovani si raccolse nella cilta di Napoli ad attuamento di un nuovo di- segno, che venulo dal Mazzini, era detlo appello alla nazio- ne per costiluire quel che dicea partite nazionale. Nel quale svolta, a rigore di aforismi, una dottrina di pubblico dritto a- vente a principio la sovraniti nazionale ; a fonte di potesta t unica, legittima ed esclusiva » il suffragio universale; ed a 'condizione di mezzo !'insurrezione, si veniva suddividendo V'italia in quattro compartimenti geografici, le provincie in seziont, e queste rette ciascuna da un commissario, che de- putava pei comuni gli arrolatori dei milili, i quali sarebbe- ro pronti in armi-all'appello della nazione.

Quel nucleo che era detto Centro promotore del sud pe- 'ninsulare annodd efficace e subitamente relazioni coi vivi focolari di vita, che gli esuli attizzavano a Londra, a Malta, ed a Genova ; e con scatsissime forze ma pertinace volere pote diffondere le segrete file nelle provincie di Salerno, di Basilicata, di Bari, di Lecce e di Cosenza. Operosissimi com-

(a) Le prove é i chiarimenti dei fatti, che racconteremo in questo Ca. itolo pud averli il Jetlore, se ne abbia talento, nel nostro opuscole: ---

A SPEDIZI0NE DI CARLO PisacaNE a Sapri, con documenti tnedili, +

Napoli 863, 5 --- 70 ---

missarii organizzatori di sezione, ardentissimi arrolatori di 'drappelli, mascherando loro viaggi frequenti a gite di diporto © di domestici interessi, distesero siffatlamente Ja rete del- Yorganismo, che in alcune provincie non fu paese che restd fuori. In cosi fatto ordito la Basilicata parve aver meglio ri- sposto alle aspettazioni del comilalo (come si appellava il centro promolore di Napoli), poscia il Cilento ¢ it distretto di Sala. Tutti perd delle provincie affermando sé pronti alla im- presa, chiedevano unanimi, a condizione indeclinabile d'ini- giativa, guida e capi mililari di nota e sperimentata fama, per- ché si cansassero i.funesti errori del quarantotlo.

Preparali gli animi da siffatti apparecchi, a cui cresceva- no grandezza i bagliori della fantasia c la penombra del mi- stero ; proni anzi gli spirili ad ardile imprese dagli eventi fa- yorevoli del momento, che avea visto partire da Napoli scor- rucciati gli ambasciatori di Francia e U'Inghilterra; apparvero, al dechinare del 1856, le prime manifeslazioni dct segreto lavorio, in Sicilia con i moti generosi ed infelici capitanati dal Benlivegna e presto spenti nel sangue, e nella cilta di Na- poli, fatlo culminante di piccoli altri, col maraviglioso conato di Agesilao. Non io fard 'apologia del regicidio: ai tiranni é giusto giudizio lo stile della storia, non il pugnale dell'as- sassinio. Ma se d'innanzi al tragico evento, che ebbe la sere- nila greca e Ja grandezza romana, resta la coscienza perplessa a daunarlo di severo giudizio, non pud restar dubbio il sen- limento di stapore jnnanzi all'eroismo ed al sagrifizio di un nuovo Armodio, che « solo, in piena luce, a viso aperlo als taccd » un monarca potente di dieci mila soldati schieratia sua difesa nel campo. Solo operd, e cadde soletto ; serena froute, animo forlissimo, cuore magnanimo ; e il deliberato proposito mantenne tra non noti torment fino al patibolo. Nessuna eco ebbe l'evento nelle provincie, poiché falli il suc- cesso del fallo: ma era forse preordinato nei conventicoli delle congiure siccome impulso a moti fortunati ; dimentichi quanto il sangue dell'assassinio iafoschi alba della liberta.

Questa seri¢ di ardimentosi conati erano vivi fomiti di agi- tazione agli spirili, che la polizia, ferocemente reprimendo, non riusciva a calmare; e i capi delle parti s'ingegnavano di trarne pro, priaché ella non stagnasse. Il comitato di Napoli Javorando nelle provincie di Basilicata e di Salerno, e queste asseverandosi pronte come prima giungessero i capi militart, vagheggiava un disegno inteso ad eseguirvi uno sbarco di ar- 7a

mati, nucleo e leva di apparecchiale insurrezioni : e i vaghi concelli man mano concretando, intendeva non difficile, né jnopportuno il raccozzare anzi tutto quei molti giovani rele- gati, che i! governo borbonico avea raccolto, sia a condanna, sia a castigo di polizia arbitrario, nelle isole del mare di Gae- ta, Ponza, Ventotene e S. Stefano ; non tulli per colpa di af- felto alla liberla, i pit per non dubbic colpe contro Ponore. I vagheggiati concetli furono spiegali, sullaprire del 1857, per averne aiuli ¢ consigli, ad un centro operativo di Geno- va, dove allora si viveva Carlo Pisacane, che ne era parte.

Carlo Pisacane, gid esule dal reame c dall' esercito di Na- poli, mililato breve tempo nell' Africa francese, combattuto valorosamente alla difesa di Roma, dopo inquicto errar dell'e- silio sostando in Genova tra le cure degli studii e del? Italia, era venuto a quei giorni in pil strette intelligenze col Mazzi- ni che era a Londra; il quale iva intrecciando i sottili nodi di una di quelle sue imprese, indirille se non a vincere, a tener viva almeno la fede del suo simbolo negli spirili italici. Quel- laimpresa del Mazzini abbracciava gia molta parte d' Italia, e probabilmente qualche Stato contiguo all' Ilalia ; e poiché Pisacane vi apporiava col disegno delle isole gactinc un nuovo elemento , pole il Mazzini distendere i suoi intrecci a tutta V Ttalia ; che a tre punti diversi e nello stesso tempo vedrebbe accesa di fuori la scintilla deg!' interni preparati incendii. Il quale conectto di larghe e minute fila, soggetto che era ad accordi e ad accidenti di natura, luogo ed indole varii, come ei si appressava all'allo, aveva alcuna sua parle or guasta, or men che salda: onde Il' abbrivo del molto pria stabilito pel cadere di Aprile e poscia nel Maggio, venne intine a fissarsi pel 43 di Giugno del 1857.

Restringendomi alla parte che si altiene al mio tema, dird che quel giorno avea a succedere uno sbarco di armati a Sa- pri presso alle coste celentane, donde entrerebbero in Basili- cata: sulla quale provincia e sul Cilento grande assegnamen- to faceano i congiurali; poiché si leggevano pronte, almcno sui bilanci della congiura, molle migliaia di armati, che afli- Jando le armi aspettavano i capi. Il comitalo di Napoli, che aveva ordito Ic fila nell'interno del reame, non aveva esso pre- stabilita ' cpoca e la posta: reputava anzi non affatlo pieno il disegno ; poiché al disegno mancavano, ¢ non rifiniva di chiederle, armi, pecunia, efficace direzione interna, che col crediio del nome e di uno stato desse maggiore espansione al

my Candle lavoro, che non aveva. Pure men fiducioso che vinto, seguen- do lo impulso, che gli veniva di Genova e di Londra, aveva postato, per quel giorno 13 di Giugno, suoi uomini a' punti delio sbarco ; e dato cenno a vegliar pronti all' imminente scoppio e in Basilicata e in quel di Salerno.

Anche quel giorno passava invano. E Pisacane, non che sbarcare a Sapri coi suoi, scende in Napoli soletto ; poiché, ita a mala fortuna una barca gravida di armi pei congiurali, ei non voleva che a Napoli qualcosa s' iniziasse in quel di prestabilito senza che egli non parlecipasse ai cimenti. A Na- poli prese minuta notizia del lavorio della congiura, degli ostacoli che incontrava |' ordito ; e come non tutto era per- fettamente acconcio a matura impresa, se, a tacere di altro, Je armi mancavano. Infocolati intanto gli spiriti, e disposte pit acconce pratiche onde immettere da Malta un carico di armi; e presa intelligenza coi capi in Napoli che un certo al- tro inltervallo di tempo, che non fosse di giorni, facea me- Slieri a riannodare interrotti Javori,a fornirsi delle armi ed a trovare una barea da cid, Carlo ripartl di Napoli il 45 di Giugno.

Ma giunto a Genova, quivi trové che i disegni del Mazzini pressavano, ¢ gli era forza di dar fuoco alla mina ; e poiché Tl' impresa del napoletano era anello indissolubile della vasta calena, non si poteva né indugiare, né altrimenti staccarlo, quando erano gia stretti i nodi supremi e dato il motto di ordine ai moti sincroni di Genova, di Livorno, e forse e- ziandio di Parigi. Sotto la impressione di tanto fascio di even- ti, le lacune nell'ordito di Napoli parvero a lui poca cosa, e tali al suo grande animo da vincere di forza gli ostacoli, e sospingere di sua presenza gli animi perplessi. Laonde il 23 di giugno riscrive a Nepoli, essere gl'indugi impossibili ; egli ha accettato di fare « perché, dicea, quando trattisi di fare « egli accelta sempre » ; essere coordinalo il giorno dello sbarco a Ponza il 27, a Sapri il 28 ; si riavvisino gli amici e le provincie; e cominci Basilicata, quel giorno stesso, il pre- parato € promesso suo moto.

Questa lettera non giunse a Napoli che il giorno 27 mede- simo; poi, pid tardi il 28, altri accenni per telegrafo. Parlono incontanente messi e capi pel Salernitano e la Basilicata; ma difetto di tempo, di audacia o di fortuna, invaniscono, 0 in- dugiano i supremi impulsi di essi. Nessun messo si trovd alla posta di Sapri il giorno 28, come era nei concerti; né, man- cato il tempo, pofeva ; e quando, come diremo, successe lo sbarco a Sapri, il governo era posto in sull'avviso dal telegrafo delle spiagge gaetine. Laonde anche questa, come tulte le congiure, maturate da un raggio di sole accentrato con artifi- ciali industrie in un ambiente risiretto, iva a male ; poiché fuori di questo ambiente non esisteva la temperie stessa di ardori, Jo slesso calore di vila; e un accidente di poco conto, un cenno che non sia colto, un messo che non arrivi, gua- sta tullo un ordilo, e prova la fortunosa vacuila delle con- giure. :

Nel porto di Genova il 25 di giugno Carlo Pisacane e ven- {uno giovane erano venuli alla spicciolata sul piroscafo il Ca- gliart, pronio che era a sulpare per le coste di Barberia ; al- tri, e un carico di armi, erano gia ad aspettarli in sul mare sopra barca da pescatori; la quale non s'incontrd mai nel pi- roscafo e venne a terra. I ventuno animosi, che s'infingono Yun Valiro sconosciuti, ad un segnale dato s'impadroniscono di forza del piroscafo, ove le intelligenze erano gid prima 'avviate, e volgono la prora alle terre napoletane. Giungono sul vespro del 27 alle acque di Ponza, nel mar di Gaeta. ---

  • Vennero gli ufficiali della sanita per dar pratica al legno; ma con pronte manovre furono tratti sul ponte del Cagliari ¢ so- stenuli prigioni. Scendono allora i congiurati in due manipoli a due punti dell'isola, e tostamente disarmano i primi posti di quei soldali velerani, che erano a guardia dei relegati. Quesli corrivi a novila si raccolgono intorno ai liberatori ; e le due compagnie dei soldati si stringono nel vecchio fortili- zio dell'isola a mostra di offesa. Era uopo di prendere il forte per fornirsi delle armi bisognevoli all'impresa, e mancava il tempo, non lardimento, a tentarne lassalto; pero il vecchio comandante dell isola essi menano in sul Cagliari, ed a mi- nacce di vita hanno soltoscritla dalla sua fede tremebonda la capilolazione del forte. A sera tutla l'isola, c Je armi, é in polere dei congiurati ; a notle jl Cagliari lascid Ponza, rac- colli a bordo 323 degl'isolani, quanti la nave polea capirne.

Eccoli il 28 a Sapri. Nessuno entusiasmo, nessuno amico, nessuna guida: paura o segreto animo ostile in una terra, ove up prete Peluso avea dominato trent'anni scherano dei Borboni, manigoldo agli onesti. Di buon mattino mossero per la prossima valle di Diano e di Padula ; toccarono Tor- raca, Casalnuovo, il Fortino ; non ebbero eco i loro passi, Nessun senso le calde parole di patria e di liberia. Traevano ---hkh---

a Padula, ove grossa mano di amici armati sarebbero ad aspeltarli, secondoché le segrefe carte dettavano. Giunsero il 30 a sera; anche quivi turbamento, dubbictd, paura e fred- dezza. Imperoeché gid il telegrafo di Gacta dal giorno 28 avea dato la sveglia al governo di Napoli; gia concitati messi chiamavano sotto le armi in Sala te milizie urbane ; Pimpre- sa era scoverta, i congiurati si videro brevi di numero e di credilo; gli animi dubbiosi o prostrati aspeftavano a risolyere i primi fortunati eventi; ¢ intanto quetavano. ,

Ei primi eventi successero il primo di luglio a Padula. Le milizie radunate a Sala appressavano numerose a Padula; e sui coll di questa terra Pisacane e gli animosi giovani si schierarono a respingerli. Durava qualche ora Il avvisaglia senza sangue, quando sopragiunge di corsa un batlaglione di milizie regolari armeggiando a coglierli in mezzo. Ogni resi- stenza é impossibile ; i trecento si sbrancano; e chi sida prigione & moschetlato con un dritto di guerra civile pari a guerra dei selvaggi. Comandante dei regii era il Generale Ghio.

Un nucleo di cinquanta animosi si stringe intorno a Pisa- cane, ¢ traggono alla volta det Cilento su pei colli di Buona- bitacolo. Siretli da fame e da dubbii cousigti, il mattine del 2 di luglio sono in vista di Sanza, che é un povero paese per- duto tra gli Appennini, onde é diviso dalle piagge celentane il vallo di Piano. Erano precorse te novelle della disfalta, lo arrivo delesercito, i regii comandi: nata e ingigantita nei cupidi animi di plebe di ogni ceto cupidigia di regii favori, speranza di facile mutar di fortuna. Dissero che quei miseri aveano le tasche pesanti di oro; e sul regio mercato ogni rco capo valea quanoro pesasse. La potenza del prete Peluso, € il cadavere sanguinolento ¢ invendicato del povero Carducci erano esca antica e memoria presente alla fantasia di quei miseri popoli ; che troppi, in breve spazio di tempo, cbbero visto ad iniqui scempii di popoli succedere tramutamenti di fortuna maravigliosi, ed allo scempio del dritto il favor dei regnanti. Onde é che pervertito il senso morale, ¢ adullerato ogni concetto di dritto ¢ di giustizia dal guasto indirizzo della pubblica educazione, e dagli esempii continui di politiche Iniquitd trionfanti, non & maraviglia se al subilo crompere di Certi eventi, spento ogni istinto di umano animo e generoso, non vediamo venir fuori che gl'istinti del brigante e dei sicarii.

Certi seherani, che si dissero milizia urbana, aizzate da --- 7% ---

fale un capo, evi cra ancora della natla plebe l'aspro senso ¢ it ruvido costume, seguiti da famelica turba che tratla in armi arnesi da campo, al suono di campane a stormo, piom- ba sullo stanco drappello, che spiegato il vessillo d'Italia pro- cedeva a volta di loro con viso benigno ed a parole di pace. Risposero urli di lupi e colpi di moschetto ; ¢ fu forza difen- dersi ed aprirsi il yarco. Pochi ebbero in sorte di uscire in- columi ¢ vivi dalla caccia furibonda; ventisette restarono ca- daveri su quell' arena da fiere a dare trista fama della gente di Sanza ; ventinove prigionieri e per ferite sanguinosi. Tra questi poco men che cadavere Giovanni Nicotera, che morte risparmid giovane altora a pid' chiare vicende; tra quelli, ca- davere deformato dalla ronca di assassini senza nome, Carlo Pisacane.

Il Salernitano, ingombro che fu ad un tratto di truppe e milizie urbane, quetd stupito ; né si mosse la Basilicata; cui, una alla ferale novella della disfaita di Padula e dello eccidio di Sanza, givnsero quasi a scherno della fortuna i messi del comilato di Napoli incitanti ai cimenti dell'impresa. La straor- dinarieta del caso e la miseria del successo affranse gli animi git dubbiosi ed agghiadati da voci e da sospelti di tradimen- to. Nonostante il terribile rovescio fu chi, arditissimo, pro- poncva ripigliare la lotta e incominciare su pei monti la guer- ra di bande. A Corleto sul Sauro convennero i capi dell'or-

ganamento provinciale della Basilicata, e discussero un trat--

to lo strano disegno, senz' altro scopo che una mostra di audacia infelice. La maggiorita non stimd ragionevole partito lo accrescere senza alcuna speranza di successo i sacrifizii ed il sanguc ; e scartando i disperati propositi di una minoranza audacissima, convenne in pid agevole sentenza, che gli stessi di parte liberale, a fare abilité di seampo alle raminghe reli- quie dell'accolta di Sapri, studiassero d'inframettersi all'e- splorazione di milizie urbane, che il governo ad opposti in- tenti ordinava. Cosi fu fatto ; ma con frutlo nessuno, e oes- suna dignita.

La impresa preliminare di Ponza, inutile anzi nociva al credito del tentativo per la dubbia qualita delle genti che vi accolse, quellimpresa dié lo avviso al governo, che per essa ebbe abilita di trovarsi parato in su i luoghi a repressioni sollecite. Pisacane trovando da un lato inaspellatamente pron- to il nemico a combatterlo, trovd dall'altro sospelti e paure che il disertarono. Se egli passava inavvertito in Basilicata,

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ove erano vivaci elementi apparecchiali allo incendio, lin- cendio scoppiava nella provincia ; ma spento senza dubbio Fincendio stesso, e con non minor numero di villime, la im- presa avrebbe avulo almeno, non vila pil lunga, ma pid ono- rata fine : né i giovani difensori avremmo visto accoppati co- me lupi smarriti dal bosco. Da un lato lordiio del Mazzini, che si ramificava sopra scala cosmopolitica, prepoté a segno da accendere l'esca, quando non erano lutti apparecchiati gli elementi da cid; dall'aliro le troppo facili promesse, le fosfo- rescenti illusioni giovanili, Je allucinazioni dello spirito sof- ferente, con ottica falsa, confusero le proporzioni delle cose. Non era aspettato quando egli giunse ; non giunse quando era aspettato: ma quei molti, parati e promessi, non trovd, e cadde soletto ; riabilitato dell'audacia magnanima nella co- seienza di coloro che soffrivano sotto il disonorevole flagello, onde ei voleva francarli ; riabilitalo nella coscienza di tutti dopo l'epopea di Marsala.

Il miserando successo di questa impresa, e le conseguenti inquisizioni e pressure governalive distrussero a Napoli il cen- tro Operalivo, onde veniva alcuno impulso di vila politica alle provincie ; i capi di esso esularono, o si posero alla macchia ; laonde franti i nervi, dell' organismo ogni moto sostd nel 1858. Quinci innanzi lo impulso mazziniano venne di tratlo cadendo, finché non surse il parlito veramente na- -zionale di che sara discorso in avanti. CAPITOLO III.

iLa Basilicata dal 1857 al 1859,

Dai tre segreti impulsi, di che si é fatto cenno qui dietro, ebbe la Basilicata stimolo di vita politica, lievilo di agilazione soppiatto, che mai non restd di fermentare. Prime, scarse, € poco vitali sementi sparse quella, che abbiamo vista di po- ca vila e di poca efficacia, associazione dell'Unita Italiana : Ja fiammella di liberta venia meno, se, nell'infellonir furioso della reazione borbonica, dalle carceri di Stato non fosse pri- ma venuta un'aura che la tenne in vita. Un giovane di franchi spiriti, di alacre indole, il signor Giuseppe Libertini da Lec- ce, che per la sconciata commedia della Federazione Luca- na era sostenuto nelle carceri di Potenza, si fece centro e principio della breve, ma non scorata agitazione provinciale; strinse relazioni, che poscia divennero proficue, tra Ja Basili- cata e il Leccese e le Puglie ; e se da quelle aure di vila al- cun frutto derivd mai, fu senza dubbio questesso, che neu- tralizzd per la provincia una possibile propagazione del Mu- rallismo.

Di questi sforzi individui 0 collettivi che veniamo indi- cando, non tragga il lettore dalle nostre parole un concetto maggiore di quel che non erano ; ché poca cosa erano in sé, fuorché alle impressionabili menti di quei che soffrivano: ma un concetlo anche minore di quello che furono, sarebbe in- giusto. Negli Stati liberi opinion pubblica governa ; e di quesla 6 ministra e signora la libera stampa : ma nei governi non soltanto di assolufo principe, ma di scellerato. assoluti- smo, chi arrivi, ancorché tra angusti limiti, a creare un' opi- nhione avversa all'illiberale indirizzo, chi possa vincere 0 me- nomare i tristi effetti della paura e dell'arbitrario sui caratleri che si abiettano, o della vacuita e della frivolezza sulle ani- me che si corrompono ; e far bella la parte degli oppressi, e

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contennenda la parte degli oppressori, egli, benché ignoto alla storia, ha ben meritato dell' accelerato progresso civile delle nazioni.--- Questo fecero, 0 tentarono, quegli sforzi individui 0 colleltivi, ingloriosi o nascosti allo sguardo de' pil; e di cui Ia storia potrebbe passarsi, se ella contenta a non descri- vere che grandi mutazioni di Stati e in pace o in guerra sfol- gorale azioni di popoli, dimentichi, per seguir la corrente grandiosa e superba, le umili origini del fiume, che é il cor- so delle nazioni.

Il lavoro, che intenso, continno, tenace, giunse a poco a poco a stringere in un simbolo gli animi giovanili e generosi in ciascun paese della Basilicata, fu dovuto, nei suoi principii, ad un uomo, che nomineranno frequente le nostre carte, Gia- cinto Atbini di Montemurro. Non egli i! solo ; ma tra mollis- simi primi centro e principio. Gid segno ai sospetti di polizia, poscia ormato e trafugantesi di covo in covo, portd egli nel- Passiduo lavoro la fiducia dell'apostolo, e la tenacila e la per- severanza che reca la convinzione e la fede evidente nella vit- toria.---Prima da quel centro di Napoli,che ebbe infelice nome é€ fortuna di Carbonica-militare; poi dall'aliro centro, che si disse del partito nazionale, fu distesa una rete in Basilicata, € questa ricongiunta al Salernitano, al Barese e alle Calabrie, Nel 1857, cra dessa gid tutta divisa in seziont ; e per quella impresa, che poi ebbe il nome da Pisacane, avea gia scrillo i militi , raccoito ---promesse di armi e danari; enon chiedeva- no che i capi nelle arti della guerra esperti a dirigerli. Al- Y interno della provincia tre centri precipui davano impulso a quei moti, Montemurro, Potenza e Miglionico: di qua venne la promessa di duemila uomini pronti ad insorgere; sui quali fece assegnamento Carlo Pisacane, che con s) gagliarda leva al primo impulso reputd prorompere con successo che poi non ebbe. La verila si é, che il bagliore della passione aom- brava il limite delle cose ; i giovani scambiavano fantasie per realta; credevano, con la plastica deli'amore, cid che crea- vano : ma credito, danari, armi, lavoro, che avesse predispo- sto l'opinione de' pid a quegli eventi, mancavano. La subita repressione del moto di Sapri canso altre vittime, altei danni alla Basilicata. Questo é il vero, @ il serio della congiura ai nostri occhi; che abbiamo visto a luce postuma molte di quelle promettitrici carte e segreti caleoli.

Al tragico scioglimento del dramma diSapri gli animi prese lo sconforto di una fortana mai sempre ayversa ; al sospetto di tradimenti tenne dietro lo interesse della propria conser- vazione, quando lo sdegno dello Intendente Ajossa scape- strando a numerosi arresti nel Salernitano, corse voce che di altretlanta messe sarebbe campo la Basilicata, come quella, ove s'impernaya tutlo il congegno della congiura. Ma Achille Rosica, Intendenie che era della Basilicata, fosse temperata indole sua ed animo equo, fosse, come fu detlo, perché si chiarissero men vere le accuse deli'Ajossa contro il suo reggi- mento, non segui i procedimenti di violenze larghe e somma- rie dei suoi predecessori; non inviperl; ela provincia fu salva da una delle periodiche recrudescenze reazionarie,

Ma né paure, né pressure di polizia avrebbero tenuto a Jungo interrotte le fila dell'organismo ; se ai miserandi tre- muoli del 16 decembre 1857, scrollate fleramente terre e citta di quasi mezza provincia, sepolte diecimila villime, ra- pito ogni schermo di abitazione pel crudo inverno a pid che cinquantamila anime di popolo, rase al suolo cosi, che, da tre edifizii infuori, null'altro restasse in pié alla popolosa terra di Monlemurro, operoso centro di liberali impulsi, non fos- sero venule negli animi deil'universale, con la pieta elo sgo- mento, Je necessila prime della vita e del focolare domestico. Della quale sciagura e de' danni' infiniti parld chi scrive, in allre carte ; ¢ dei soccorsi governativi e della carita ufficiale discorse uno scriftore straniero (a) con anime, se avverso al governo di Napoli, non pero alla verita.

Certo é che il governo di Napoli sovvenne a tanta jattura scarsissimo e male ; c il male men per ttista indole o tristo proposito, che per ta condizion delle cose stesse, per la scia- gura larghissima, e per l'azione deleteria di un governo igna- vo nei tempi tranquilli ai civili progressi. La Basilicata non ligata al centro dello Stato, né soleata allo interno da strade carreggiabili, non ebbe, né aver poteva gli aiuli, che il tempo ¢ la qualita del caso richiedevano. Carichi di tavole e tende non giunsero che ai disfatti paesi del Salernitano, accessibili

(a) Un tremblement de térre 4 Naples, et la charile du governement napolilain par T. Roller. Paris et Geneve 1860. Sono note di taccuino da viaggio, scritte senza ombra di pretensione letteraria; ma piene dei particolari di una verita crada i, ma esattissima. Ci é da fremere e da plangere; € bon pei casi miserevoli de' morti, ma per la morale miseria

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a ruote, ¢ alla citta di Potenza; ove, fu detto, servirono meno a ricetto de' poveri che a riparo di lusso : e i soccorsi in tele € coperte ce vestimenta non giunsero, che quando gia uno schermo aveano rizzato alla intemperie le migliaia d'infelici. E di quelle, come di provende opere e moneta, fecero i di- stributori ufficiali cotale un uso infedele, che ei fu noto a tulti, come la brutta piaga, che ha brutto nome ec da bruttis- sima fama alla napoletana societa, non fosse mancata a si nuovi ¢ pietosi eventi. Alle migliaia di sepolli sotto le ruine di Montemurro, di Saponara, di Viggiano, adequate al suolo, e di Marsico, Carbone, Castelsaraceno, Guardia Perticara e {renta altri sobbalzati paesi, non fu potulo recare soccorso di vila che scarsissimo e tardo; perché le braccia mancavano a tanto danno ; e le mercedi alla illimitata richiesta balzaro- no senza misura a termini, che la morale condanna. La pubblica autorila provvide non organando legioni operai da paesi men tocchi; ma affin che venissero legioni soldati. E vennero di questi un cinquecento ; ma, poiché la burocrazia non ha le ali ai piedi a correre spedita, se giunsero tardi a Salyare la vita di chi era gia spento di stenti nelle cieche vi- scere dell'ammontate ruine, potevano aisuperstili salvare dalla jaltura masserizie, derrate e ricchezze sepolte ; e non fu. Il soldato lavorando di mala voglia a lavori non proprii ; tolto ai freni della disciplina o per scema vigilanza o per tristo e- Sempio dei capi, non fece che maggiori ruine, a pretesto men che ragione l'urgenza della sicurezza pubblica ; non fece che Maggiori danni, quando, a ragione le necessita proprie, ab- brucié senza misura ogni sorta legname, che sospinti su a gal- la, quasi da vorlicose onde, covrivano il mare delle macerie. Quando ei si parti, la partenza fu benedeltta dai popoli: ai quali erano esempii nuovi brutalita e violenza soldatesche, e libidine di distruzione e d'ingiurie : infermita proprie, chec- ché si dica e faccia, di ogni nazione soldato; quando tolto un momento a' ceppi della disciplina, scatta coll'impeto della molla compressa, e nega colla violenza del disordine quel- phi violento, che ha fatto dell'uomo il pezzo di una mac- china.

A sollievo di tanta miseria il governo chiese conforti dalla carila pubblica, forastiera e domestica. La quale non fruttd per vero gran fatto, se gittd un 177, 000 ducati; colpa senza dubbio la poca simpatia, e la minor fiducia di probila, che si godeva nell'Europa civile il governo chiuso e intollerante del

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re. E a prova della poca fiducia il molto danaro che raccol- sero nella citta di Napoli i commercianti stranieri, massime inglesi, non commisero alle casse governalive ; ma deputa- rono uno tra loro a dispensarlo sui luoghi. E questi che fa un signor Major inglese.venne e tornd; lasciando appresso il popolo esempio di quanto valga I"efficacia della carila privata sopra le burocratiche fasce dell'uffizial carita, e di quanto erano al di sotto delle private associazioni gli uffiziali del go- verno.

Costui Ila polizia invigilava ; ne ebbe sospetto come inglese ch'egli era; sdegno, come rampogna vivente alla pigra azion del governo : a lui protestanie recd brighe lo zelo permaloso dell'alto clero e del sovrano caltolicissimo. Come egli ebbe di- spensali larghi e continui soccorsi in vettovaglie e moneta; e rizzate ai poveri in gran numero capanne ; provvisto Sapona- ra di farmaci, e, primissime necessita, di calcare e tegolaie; come ebbe largito a Brienza mille ducati, perché dai lavori di una'sua strada carreggiabile traesse pane e profitto il mi- nuto popolo e il paese, volie alquanti fanciulli orbi di fami- glia salvare dalla miseria della ignoranza e del vizio. Ma il Re comandd fosse tolla cotesta briga allo zelo di lui; perché le anime tenerelle non pericolassero sullo sdrucciolo del prote- stantismo !

Questo il ceto di liberi commercianti: e non altrimenti anche il Vescovo di Modena, poiché, a partire le collette di sua diocesi, volle deputato non altri che il Vescovo di Marsico e Potenza.

Né questa, per verita, fu diffidenza ingiuriosa al governo napoletano, quando ei fu nota la distribuzione che esso ebbe fatia del limosinato danaro. Del quale il piissimo Monarca volle assegnati ducati 20, 459: 65 a restaurazione di chie- se, di cappelle e monasteri di ricchissime suore ; e 20, 000 docati a colonizzare un territorio pantanoso nel Salernitano: cosi, nella pienezza di sua potesta, invertendo in limosina allo Stato l'obolo, che i pietosi non dettero al povero, perché sopperisse a servigii che erano obbligatorii al bilancio dello Stato ed alla Mensa del Vescovo. Di altri 48,000 ducati do- tarono alcuni monti di pegni; che fu buona intenzione d'insti- tuti invecchiati : e 19, 479 alla casa delle Girolomine nella citta di Potenza, perché ricoverasse otto orfane giovinette ; opera meriloria di carila, se a minor prezzo mercata. Del re- sto io mi passo. :

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Tra di tal sorta angustie passé il 4858 ; muli nella metro- poli gli spiriti di liberta, inerti nella provincia. Ma l'alba del 4859 erompe di pid lieti auspicii; l'odor della polvere si fiuta nell'aere ; un'eletlrica corrente ondeggia tra l'alta e la me- riggia Jtalia; Napoli ridesta ripiglia Ja vila delle aspirazioni e delle speranze ilaliche; e vi si forma un embrione di centro direttivo, che qualche afflato di nuova vita ispiri alle provin- cic. Di questo, di umili origini, che ebbe poscia un nome fa- moso, parleremo pit innanzi; or diremo ch'entrd, inconscio 0 volente, in quel grande moto, che si accentrd nella societ& La Fariniana ¢ nel concetto del Manin dell'unificazione-d'Ita- lia meveé Vunificazione di tutti gli elementi liberali e attuosi della societa. L* onda delle speranze crescenti, e l eco dei grandi eventi della guerra nazionale penetrarouo nelle provin- Cie; accrescevano Ovunque animo ed entusiasmo. Invano una polizia feroce ed insana moltiplicaya astuzie ed arbitrii a Srangere comunicazioni e notizie, segregare provincie ¢ cilta; gli era assurdo Jo atlaccare, uno ad uno, tulli gli abitatori di uno Stato alla catena ; impossibile arrestar Ponda della luce che sorge, l'onda del suono che si propaga.

E quando di questi tempi medesimi Ferdinando II moriva della oscena infermita di Filippo e di Silla, sentirono i popoli, tolto Vincubo che li premeva di sopra al pello, poter respira- re c sorridere. La grande prigione dello Stato si commosse a gioia inaspeltata ; mentre che il mondo ufficiale rappresenta- va la sua commedia di pianto.

Tre non ancora centri, ma ganglii precipui riatlacantisi al centro di Napoli, costituitisi allora in Montemurro, in Corleto, ed in Potenza, dettero impulsi alla Basilicata, operosissimi i primi due secondo I' indole dei suoi fattori (a), men forse operalivo, o pid caulo quel di Potenza ; al quale per vero profferscro piuttosto il miraggio det nome, che cooperazione eflicace, avvocali egregii ¢ proprictarii di grande censo ; ma eflicacia di opere non diedero, siccome sempre, che i giova- ni. Operarono un trattuy di accordo: poi.si scissero come por- tava indole delle due parti che in essi dirigevano, ¢ che sono il riflesso delle naturali divisioni di ogni parte politica Im- perocchié rotta la guerra di Lombardia, il centro di Napoli volle promuovere a lribulo patriottico al'indipendenza na-

(a) Niccola Albini a Montemurro, Carmine Senise e Domenico de Pie- tro a Corlcto.

1o) = :

zionale, (come Je cedole portavano scrilto ) una soscrizione a pro dei ferili in guerra ; ¢ i sottocentri di Basilicata si ac- contarono intorno alla spedita e fruttuosa diffusione delle ce- dole stesse. Ma sorvenne a un tratio I' annunzio di Villafran- ea; € il centro Potentino, reputando quindi cessato lo scopo della colletta, volle si restiluisse, e restilul il gia raccolto danaro agli offerenti ; e parve si ritraesse, come si rilrassero ovunque i pik della parte moderata dopo Ja sosta ufMiciale di Villafranca. Ma in giudizio degli altri centri, se era forse ces- sato lo scopo, non era lo intento della colletia ; perd forte si Opposero e invano combaltcrono cotesto esempio, che era del resto onorato csempio di lealta e di onesta; e il danaro da se raccollo mandarono agli amici di Napoli, perché rifornissero Ja scarsa finanza di chi fra rischi grandissimi promovevano alla macchia quel gazzettino periodico, che era il Corriere dt Napoli.

In questi tempi il centro di Napoli, cresciuto di animo e di speranze, tolse il famoso nome dell' « Ordine » ; e con sempre cresceute vigore, poiché i grandi eventi succedevano favorevoli alle nazionali imprese, dava opera a diffondere V'o- pinione liberale per le provincie. Diede allora a manifesto e programma il motto del celebre capo del partito nazionale--- agitatevi ed agitate --- ; i divisi ganglii delle varie provincie volle si rannodassero tra loro. Allora, entrante autunno, sic- come visibile commento al motto famoso e pruova de' gia Stretti vincoli, apparvero sui campanili e sulle piazze delle terre di Basilicata, in giorni di mercati e di feste popolari, le bandiere tricolori ; una prima e artislicamente fazionata a Viggiano, quando al celebrato santuario della nativita di No- stra Donna si raccoglie dalle contermine regioni calca stra- bocchevole di devoto popolo. Poco dipoi una seconda a Guardia-Perticara, con la carta d'Italia sul bianco dell'ala ; e nel 4 di ottobre, onomastico del Re, a Grottole, a Tri- carico, a Miglionico, ad Armento, a Pictrapertosa, a Corleto: alire allrove ; dove ufficiali governativi pil discreti, o pid timidi, rimossele senza rumore, tacquero dello scandalo a tutti. Imperocché il governo, forte preoccupandosi di questi sintomi di vita colletliva,avea mandato da Salerno, con larga mano di birri, uno dei pil acerbi ufMiziali di gendarmeria , ad inquisizioni e spavento. Lungo e mostruoso processo ten- ne dietro ai passi paurosi di lui; ma pochi incarcerati; pochi € poco securi indizii raccolli. Gia tutto il popolo cospirava a

o consentiva ai cospiratori: e Vuniversale fiducia in nuovo indirizzo delle cose ratteneva i trafficatori di fortuna dallo syelare 0 architettare segreli di Stato, a vendetta, o a profitto.

Corleto, onde era venuto lo impulso, andO salva dall' ira inquisitrice ; non un indizio fu potuto raccogliere fra tutto un popolo: ma trai suspicali promotori del fatto e dell'agitazio-

ne provinciale incarcerarono, al cadere dell' anno, Niccola Albini. CAPITOLO IV.

L'anno 1860, --- Apparecchi precedenti alla fusurrezione.

Lo arresto di Niccola Albini ridusse a duc i centri promo- tori della provincia, a Corleto ed a Potenza: Corleto anzi raceolse in sua mano l'opera interrotta di Montemurro ; ma ricusando di accentrare in sé unicamente lo impulso della provincia, come cra consiglio di quei di Napoli, volle piut- tosto meglio delerminalo i! circolo dellazion propria; laonde quinc'innanzi part) di Corleto il motto d'ordine ai paesi del Matcrano, del Lagonegrese e delle valli def Sauro ¢ dell' Agri: e€ parti di Potenza.al Melfese ed a suc circostanti citla.

Da quel momento una febbrile attivita invase il municipio di Corleto ; i giovani traevano i vecchi ; i maggiorenli il re- stante popolo ; e la congiura che gia aveano intrecciata nel- Yombra, trassero permanente sulle piazze e nei pubblici ri- trovi. La propaganda si organo uffizialmente ; i! lavoro fu diviso fra tutti, e secondo allitudine assegnato a ciascund; la stampa governaliva fu di per di smentita dalla stampa rivo- luzionaria ; main luogo della stampa un uffizio di copiatura, ove baldi garzoni facevano il tirocinio delle opere patriolli- che, spargeva al resto della provincia notizie, speranze, pro- positi, impulsi. Messi partivano, messi giungevano ; aduna- vano disertori dell'esercilo; fabbricavano munizioni da guer- ra: locculto governo dava udienze, giudicava piali ; spac- ciava ordini, arbitramenti c consigli, ricevuli con deferenza, eseguili con premura. Lo indefesso lavoro, l'audacia dei pro- posili, ¢ quella in parte appensata, in parte ai cospiratori naturale, ma indefettibile sempre, esagerazione degli eventi ec delle speranze, ayeano a tanto levato gli spirili, che, anche prima dei moli di Sicilia, parve tempo di proporre a quei di Napoli, avrebbe Corleto dato abbrivo alla impresa con soli du- gento uomini, ancorché mancassero di pecunia. Ma cosi ri-

hollente foga parve, ed era, insana temerila nel canaahio di --- 8 ---

quei di Napoli; che affrenando i giovanili impeti esortavano di afforzarsi ancora, alfratellando le parti e gli animi nei mu- nicipii, finché gli eventi non maturassero.

Come pit valido apparecchio agli altesi eventi, vollero al- Jora i centri di Basilicata stringere accordi, come gid cbbero fatto con quei di Salerno, con altri centri delle provincic con- tigue. Operosita straordinaria, veracila di promesse, alacre spirito di ripieghi e di avventure, aveano messo in credito grande il centro di Corleto o del Sauro ; laonde i comilati di Puglia ¢ quel di Trani (che di Trani, primitiva sede erasi framulato in Putignano ) avendo nel maggio mandalti a cote- sto intento ¢ senza pro due lor ceputali a Potenza, riavvi- varono Ie pratiche, per via del Materano, a Corleto. Con que- sti couccrdarono, che prestabilito il giorno dellinizio dei moti lucani, ¢ non allrimenti stabililo che con ordine, co- me diceano, uffiziale ¢ preciso del Comitato di Napoli, avreb- be il Comilato Ordine della provincia di Bari inviato per quel giorno a Corleto un soccorso in {remila ducati e dugento yolontarii. Ela promessa in buona parte allennero.

Pid Junghe pratiche, e quanto pid ambiziose tanto meno proficue, furono avviate, entrante il maggio, con il « Comi- lato Centrale di Calabria Citeriore ». Questo traeva ispirazio- ni ed impulsi da altre fonti, che non era il Comitato-Ordine di Napoli ; c dié sospetli_ un momento non ei si travagliasse agl'intenti della parte murattina, (del che come da grave in- giuria volle forbirsi poscia che gliene fu noto il sospetto) : laonde proscguiva esso il proposito, indulgendo alla natura ardente c fiera de' calabri, d' imporre alle altre provincie laulorita del suo indirizzo, donde muover dovrebbe licenza e cenni alla impresa.---« Non isdegnate (scriveano (a) ) prende- re da noi le norme che debbono regolare il movimento; ¢ rite- nete che fin dal momento che qui s'intraprese l'opera dell'or- ganizzazionc delle nostre forze, per procedere ad un moto, figlio di serio calcolo sulla probabilita della riuscita, abbiamo_ Slimalu necessario, anzi indispensabile I' agire di concerto con la vostra provincia ».---Chiedevano essi impertanto e ripe- tutamente alla Basilicata su qual numero di armi, armati, € pecunia facessero asseynamento. Quei di Corleto senza pid impellevano a subili moti, asseverandosi pronti a cooperarvi,

(a) Lettera del 30 Maggio 1860 labria Citerior: qquelio di Busilicaa. gg » del Comitato di Calabria Citeriore a

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anzi ad iniziarli, se non mancasscro i capi ; ma da quei di Potenza pit rimesse speranze, meno fiduciose promesse ar- rivyavano. Altri screzii, altri indugi venivano alle pratiche del centro di Cosenza da'centri delle alire due Calabrie: e gli scre- zii finalmente rimossi, Cosenza fece disegno di stringere ad un patto le tre Calabric, la Basilicata, il Salernitano e le Puglie; e le condizioni del patto accettate dai conlegati inviare, e qua- si imporre ai capi di Napoli. Detlava i patti un segreto e ra- gionevole intendimento; ed era che i Jontani e securi archit- lettatori d' imprese arrisicate non prendessero a troppo facile gioco, quasi vile materia a sperimenti, i rischi degli operanti; ma quest' altro intendimento veniva fuori, che la molta cau- tela consigliata da' funesti esempii passati detlava condizioni che soperchiavano la pratica possibilita*delle cose.---«.... La « nostra provincia (scrivea il Comitato di Calabria Citra) bene « organizzata offre un numero non dispregevole di forze; ma « @ mancante di armi, munizioni, capi militari ¢ danari. « Questa condizione nostra é comune alle allre due Calabrie « e Basilicata, colle quali ora siamo di accordo. Le Calabrie « si rifiutavano di seguire il nostro movimento prima di es- « sersi consolidate ; e dividea tale opinione il distretto di Ni- « castro, su cui noi ciecamente contavamo. Promettevano « solo il loro concorso a patto, che si disbarcasse una forte « mano di uomini in qualunque punto di Calabria insieme « alle allre cose, di cui si difetta. Cid ci avrebbe scorato ; e « Pisolamento della nostra provincia avrebbe fatto pid risal- « tare la nostra impotenza, se le nuove di Basilicata, che si « estendono alle altre provincie confinanti alla medesima, « non ci avessero offerto qualche conforto colla profferta di « iniziare insieme a noi il movimento ; non senza dissimu- « larci perd, che cola si provi lo stesso difetto di capi mili- « tari, di armi, munizioni ccc. » --- Per coteste ragioni dicea- no di essere yenuti in un accordo, che intilolavano « patto di alleanza offensiva c difensiva » tra la Basilicata e le tre Ca- labrie : e Y'accordo dettava cost :

« Vista la mancanza precisa dei mezzi necessarii a pren- « dere la iniziativa della rivoluzione, le quattro provincie t domandano : 1.° Che la iniziativa venisse presa dall' este- « ro, facendo sbarcare sui pid acconci punti delle nostre t coste, a Sapri, 0 a Paola, o San'Eufemia.... almeno una « mano di vomini abituati 'alla pugna non meno di tre mila, « comandati da capi rinomali, e un trenta mila fucili, con dieci --- §8 ---

« pezzi di cannoni montati, munizione in grandissima copia, « dauari eee. » --- 2.° Disegnato il giorno ¢ il luogo dello « sbarco, darne avviso preventivo--- 3.° Il Comilato generale « di Napoli, al quale si dari immediata comunicazione delle « prescati deterininazioni, sia mettendosi di accordo col co- « mitato centrale dell'Unita ed Indipendenza sedente in Ge- « nova, sia con Garibaldi in Sicilia, provvedera a fornirci i « chiesti soccorsi, i quali, sempre che ne saranno spedili, ci « toverauno preparali a riceverli degnamente ¢ pronti alle « ardue e difficili imprese.... --- 4.° Se la inizialiva di fuori nou era possibile, nei disegni di Garibaldi e del comitato di Genova, le quattro provincie promettevano iniziare il moto, a condizione perd che al giorno del primo movimento, o il giorno dopo, sbarcasscro infallibilmente i trenta mila fuci- li, i dieci cannoui montati, c i rinomati capi militari ; e che seguissero dopo, ma non guari dopo, i tre mila soldali ag- gucrrili --- Giugno 1860 ».

A rendere solenne il patto, sacra V alleanza, domandavano si sotloscrivesse dai comilati_ una formola di givramento ca- vata fuori dall'arsenale delle strumentali bambinerie delle sétle. Perd il negoziato non ebbe seguilo : sendoché quei di Napoli vedevano venir git tutto il loro architettamento d' in- terni moti, c le coucelte speranze e Ie date promesse, se a- vessero acccllato cosl solenne affermazione d'interna impo- tenza : dissero lo svolgimento logico degli eventi importare interna inizialiva spontanca, non gid imposta dal di fuori; ¢ pueril cosa sarebbe il richiedere di aiuli pid che Garibaldi non avesse recato a Marsala.

Gli eventi precipitavano. Era d'uopo stringere i node con- cordare gli ullimi disegui, perché ai casi prosperosi di Sici- lia secondassero i moti di terra ferma. Il comitato di Napoli deputd a cotesli ufficii uno dei suoi membri, Giacinto Albini, che visitd le Puglic, il Barese, ¢ venne in Basilicata. In Cor- Jeto egli raccolsc a convenio i precipui fattori dell'organismo provinciale; ¢ dala fede essere Ia presa di armi imminente, propizii i tempi, gli aiuli securi, strinse, perché si apprestas- sero la finanza della insurrezione e@ le armi. Quivi fu scritlo ¢ tliscusso un manifesto « Ai Ricchi Lucani »: ¢ questo diffu- so per la provincia, primo cbbe inipressa la impronta del non ancora nato « Comitato Lucano ». Vi si parlava di nuovi e- venti a giudizio di tulli, imminenti e irrefrenabili pel « Ri- scatto e per la Uniftcazione @' Italia » (non era ancora {ro- vato ad arma di parte l'antagonistico concetto della Unita)--- siinvocava alla concordia degli animi ¢ delle parti.---« La ri- « voluziove (dicea) non attentera alla vila, alonore, alle so- « slanze di nessuno.La mano del tempo e della civilta ha raso « dal suo codice quanto vi era di terribile ¢ di sanguinoso. « Colla parola ordine sulle \abbra {=tex}e act cuore i drappelli « patriottici affronteranno i rischi della lotta, ¢ festeggeranno « i momenti della viltoria »... Pari all' auspicata grandezza de} moto si chiedeva lofferta dai ricchi; a cui, se contumaci, ricordava il motto famoso del segretario fiorentino: --- il sol- dato fa il danaro, non questo fa quello,

L'accenno minaccioso non parve rispondesse al concetto di concordia e¢ di temperanza, che iuformava il manifesto : onde il centro di Potenza il volle, pria di raccomandarlo, mo- dificato : ma la moderazione parve mollezza alla foga giova- nile de' pit, ed aggiunse esca agli nmori de' duc comitati ; Ja violenza sembrando agli uni sigillo della forza; agli altri parendo vera nell'ordine morale, come nel fisico, ta legge, che al moto accorcia la durala della vita in ragion della vio- Jenza stessa.

Lo Albini mosse per le Calabric nello intento di avviare con esse di pid pratici accordi ; quando alla valanga che ro- tolando veniva gid dalla Sivilia, traballando la terra mal fer- ma sotto ai piedi del governo di Napoli, il giovane re si di- chiard vinto ; ¢ falso il palerno consiglio, ¢ iniquo il sistema dodicenne, ghermi, tavola di naufragio, lo Statuto del 1848; e sperd, porto di salvezza, nelWalleanza del Piemonte.

Comincia da questo momento un nuovo periodo nella vita cosi della nazione, come de'segreli. sodatizii ; nei quali po- teva dirsi racchiusi quanti crano vitali spirili di quella. Di quanto la parte regia scadde a un tratto dell'animo, di tanto la parte liberale superbiva ; ¢ rimossi alle risorte liberta glimpedimenti, le paure e gli arbiirii delle polizic, diven- nero pid agevoli o men perigliosi gli apparecchi del mutare Jo Stato ; onde le illecebre del cospirare attrassero nel loro vorlice tutti quei numerosi atomi, cui timiditd o paura ratte- nevano prima dalla opinione pubblica segregali. Non perd i loschi della mente facciano giudizio, che le riconcedute li- berta borboniche o precipitarono Ja dinastia, 0 ne accelera- rono il tmo , cui avrebbe fatta poderosa guardia e presidio, Se fosse stato in vila, il secondo Ferdinando. Anche senza il aay

dissepolto Statuto ¢ le serotine franchigic, nulla avrebbe ar- reslato l'impeto della rivoluzione, quando gia tutto il popolo si agilava nella opposizione delle proteste ¢ delle congiure ; imperocché le provincie avrcbbero dei loro moti o preceduto © susseguilo lo sbarco del General Garibaldi ; la cui maravi- gliosa occupazione di Palermo chiari che nulla poteva arre- starne il corso e la fortuna, poiché le onde dei popoli si sol- levavano in tempesta al suo cospetto. Quell' impresa decise della fortuna dei Borboni. E quel giorno all'ullimo dei Bor- boni non restava allro partilo, dal cedere in fuori; ed ei cede. Questa era P'ullima ancora che avrebbe potuto salvarlo, se le concessioni strappate dalle necessila dell'ultima ora salvas- sero chi le concede , e sc il paterno sistema della compres- sione senza limiti, generale e perpetua, non avesse in tutti gli ordini del popolo mantenuli in sempre vivo fermento il senso della vendetta c i rancori dell'odio. Se Ferdinando If fosse durato alla vila il 24 di Giugno del 4860 non avreb- be egli fatto altrimenti, che il figlio non si avvisd di fare alla presa di Palermo: avrebbe forse abdicato ; ed abdicando --- chi sa ? --- la massa dell'universale odio non sarebbe forse dal capo di lui piombata sul capo all'innocente figliuolo. La cui lamentevole sorte (non nuovo, né antico, né infrequente esempio nella storia dei popoli ¢ de' re) dimostri anche una volta --- poiché lesempio non ancora é soverchio, --- quanto sia duraturo lo Stato, che avversa al progresso dei tempi, si segrega dalla civilta e dal popolo ; e non confidando il tullo che alla forza (dopo che ordini, caste e feudali istituti scom- parvero nel vorlice del tempo), tanto sta, quanto la forza, che material cosa é, resta in piedi. Eppure il giovine re parve entrare sinccrissimo il limitare della nuova via ; ma al paese non parve sincera quella via cosparsa di ossa di mar- liri, ¢ gid consacrata dalla domestica religione dello spergiu- ro. Vedemmio allora uno strano mutlare di parti; da un lato era un re assolulo, che prega, che supplica in ginocchio ai suoi popoli, perché si reputino liberi, si dicano liberi, ¢ fac- ciano baldoria, e se non satisfatti, essi chieggano ancora 6 saranno csaudili: e dall' altro era un popolo, che freddo ¢ fremente respinge il greco dono e le regie lusinghe; e gli dice in sul viso: --- nessuna fede a spergiuri, cui non liga parola dire.

Imperocché venne subito consiglio dal comitato dell' Or- dine che silenzio ¢ freddezza rispondesse alle strappate con- ---1--- .

cessioni sovrane; e Napoli ¢ le provincic, irresoluti un tratto gli animi al repentino mutare dei casi, tulle secondo i consigli si tacqucro. Le feste ufliziali i municipii o differirono, o non solennizzarono ; senza capi si rimasero per oltre a duc mesi provincie, circondarii, e comunila; perocché le vittime della caduta tirannide elette, quindi invocate a quegli uflizil, si {raevano indietro ; e chi reciso rinunziando, e chi, come lo spirilo monelicro détta soventi a questo animal trafficante che si dice uomo, non accetlanti ¢ non ricusanti si tennero in bilico di abilita, perché i precipitevoli eventi avessero dato ragione a cui dei due padroni vdtarsi.

In questo cccitamento degli animi il Comilato di Napoli, intendendo di affrettar la rivoluzione e spingere all'impresa anzilullo la Basilicata, come quella che addimostravasi, ¢ per interai apparecchi e per condizioni topografiche, tra tutte fa- yorcvolissima, volle che ogni moto si accentrasse a Corleto; da cui solamente movesse lo impulso della interna orditura, Laonde, entrante il Luglio, fu stabilito a Corleto il « Comitato Centrale Lucano » ; elessero, a discgno di municipale politi- ca, i nove suoi membri tra quanto era di pid cospicuo delle famiglic maggiorenti e del clero liberalissimo; ¢ non pertan- to sminul esso di audacia o di operosila. Raccolse inconta- nente ad ultimo convenio i depulali de' varii_e molli centri provinciali : e questi deliberarono fosse quinc'innanzi partita la intera provincia nei dodici sottocentri, come li dissero, di- Rotonda, di Castelsaraceno, di Senisc, di Tramutola, di Tri- carico, di Miglionico, di Potenza, di Genzano, di Avigliano, di Ferrandina, e di Bella: dai quali dipendevano le restanti comunila, e tutti da quel di Corleto. Constituirono il tesoro della insurrezione; scelsero tre dei pit doviziosi della pro- vineia a custodirlo; inviarono messi a Bari, a Cosenza, e ad Avellino per avviso e ricordo delle date promesse ; ordina- rono che ogni comune ecleggesse la sua segreta rappresen- tanza, secondo i recenti consigli (a) del comitato di Napoli;

(a) Eccoli nelle istruzioni che sequono:

a Vista la necessitd di dover trarre omai i risultatiche ci sjamo pre- a fissi dalOrgapamento esistente, i! quale volendo che sia egualee « perfetto da per tutto, e nelle corrispondenze e nell'amministrazione, « 11 Comitato centrale dispone

a T.° Che tutti i municipi abbiano indispensabilmente il pores co- « mitato composto de' piil influenti. Un apposite consesso di tutti i Li- « berali ed.altsi probi cittadini fara cadere Ja scelta su quelli che ispi- --- 99 ---

il quale a quei a), per nuove vicende, di che sard cenno a suo luogo, si appellava « i! Comitalo centrale dell'Unila nazionale di Napoli ».

H commovimento che arreca nelle c:vili societa il repenti- no passaggio dalla tirannide a liberta, congiunto allagilazio- ne ardentissima che vi sommovea ta parte liberale discipli- nalamente aspirante a novelle mulazioni dello Stato, aveano posto in tale un fermento gli spiriti, ¢ tale un rimescolio nelle visccre del popolo, che era manifesto non si sarebbe arrestato if movimento, se tullo non avesse corso il suo stadio. Non era forza di governo che ne ostacolasse |' impcto; non rilegno di spiriti che raffrenasse : quello sfacclatosi era anzi caduto che vinto 5 questi concitati casi, che mentre in una parte della provincia cinquanta giovani cavalicri vanno in volta, al cadere di luglio, per le citta, in giorni di pien mer- cato, spiegata linsegna di casa Savoia c acclamando al futu- ro re d'Ilalia ; in un'altra parte gVinviati del Barese al comi- tato corletino vengono di citta in cittd scortali da drappelli di ricchi citladini a cavallo, a pubblica dimostrazione di onore e di gioia. Era adunque la rivoluzione nell'animo de'pid; ma nelPanimo di tulli era un desiderio di mutazioni ¢ un presen- limento della crisi che avvicinava ; poichd fu manifesta la innalurale condizione di uno Stato gid assoluto, che avendo rimossi i naturali sostegni del dispotismo, ¢ chiedendo nuovi sostegni alla parte liberale, questa ricusava di accoglierlo.Era allora nelle terre ¢ cilta una non mai vista concordia trai varii

« rano maqgior fiducia. --- Quindi redigera il yerbale della formazione « 7 Comitato municipale, di cui si mandano le analoghe copie stam- @ pate,

« 11.° Il comitato suddetto immantinenti procedera. .

«4. a formare uoa Cassa, che dovra stare a disposizione del Capo mi- « litare della provincia quando sara inviato dal Comitato Centrale.

« 2. a scegliere ed allistare gti individui pil alti, volenterosi ed im- ¢ mancabili all'appello.

« 3. a provedere che qui stessi abbiano armi, munizioni, bandoliere, « ed up sacchetto di pelle o di tela.

« 4. A fare Ja bandiera nazionale co'tre colori verde, rosso, 6 & bianco colla croce bianca in campo rosso. .

CLT Comitati municipali corrisponderanno con de'centri secondari @ il cui N.° sara stabililo, secondo te norme date voce ad un'inviato « che ha speciali incarichi, ed é fornito deile debite credenziali ed « enmin. 6 sj ayranno dallo stesso le ullime ispirazioni del Comitato -a Centrale ». a

elementi, onde é la perpelua allalena delle contese ¢ delle gare municipali; le parti parvero sjente; i privali rancori piuc- ché sopili, distrutti; c tulti affratellava, come da quarant'anni non era esempio, lidea della patria, che si venia rislzando gloriosa e¢ compatta, libera ed una, Era un nuovo momento nell'esplicarsi dello spirito nazionale; il quale, poiché le idee nobili ¢ gencrose non toccano che gli animi puri e generosi, Si rivelava pi fuminoso ¢ conercto allo spirito dei giovani. Ei giovani traevano i veechi: gli altri eran tratli, consen- zienti o indifferenti, in quella aura o corrente del finme del- Veta. Cosi ai tepori di primavera Va vila della terra si ririnova ascendendo per gradi nell'erha, uell'arbusto, nejlalbero; ¢ Virrigidita natura si scioglic al moto della vila, e di nuove spoglie si veste ; cosi lo spirito del mondo, che lentamente ispira le idee dalPuno ai molli, ai pid, a tuuli, agita la inassa dei popoli, esplicando quei fenomeni che sono i fatti della storia civile ; ai quali non manca Pimpronta dell'umana li- berta, se a frenarli veggiamo, che ella, benché invano oppo- nendo, combaile.

In queste univeisali espettazioni la provincia premeva a torre gl'indugi; Corleto facca réssa al comitato di Napoli; e questo prometlendo di ora in ora il cenno supremo altendeva ad indagare le supreme volonta del General Garibaldi; ¢ in- frattanto perdeva forze e voga, perch' travagliato da interno scisma nell' ultima vicenda di sua vila rinnovata, che a chia- rimento di tutto il racconto é debilo di venire con brevila c- sponendo. CAPITOLO V.

0D

a parte moderata, e i due Comitat! napoletant dal IS58 al 1860.

Lo inferno vizio, che, anche senza la fedifraga slealta del re ci rovesei della italiana guerra, travaglid la rivoluzione napoletana del 1848, fu questo, che la parte liberale mode- rala non seppe né ordinarsi né governare secondo la essenza propria disuoi elementi conservativi; ma si lascid sopraffare e dirigere dalla parte avvanzata; a cui non era che gencrosi- ta di propositi, e, dopo Ja rivoluzione di Parigi, troppo ampli proposili rispetto alla scarsita delle forze, che polea mettere in opera nella vivente realta delle condizioni sociali, non gia nelVambicnte artefatto di ciarlicri circoli ¢ di conventicoli. Quella parte modcrata a cui or fece difetlo fermezza di propo- sili, or chiaro concetto de' quotidiani eventi, or la espericnza delle umanc cosc, per tanto si mosse per quanto cra tralta a rimorchio dal popolo in piazza; non si ordind come parte rn0- derala né in mezzo al popolo né in grembo al Parlamento : intenti chiari e¢ determinati non ebbe , né vi tenne fermo ; non ebbe capi abili cd autorevoli, intorno a cui i mille alomi del partilo si aggruppassero. Quindi é che fu vinta senza com- battere ; ¢ per colpe men proprie che altrui, cadde senza es- ser vinta.

La parte avanzata attese a procacciarsi di buon'ora un cer- to organismo di disciplina : ma l'opera non pure era avviata nel popolo, che tentd sospingere il popolo, il quale invece rest0 fermo ; ed essa, che mise il tutto a gioco della fortuna, cadde anzi prima della liberla. Ma poiché audacia e speranza sono giovanili virll, ¢ i giovani di forze e di spirili costitui- scono la essenza della parte che sogliam dire avanzata, que- sta, battuta ¢ vinla, ripiglid tantosto a riorganarsi nell'ombra.

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L'associazione ne fu il vincolo; il mistero ne fece la forza; scopo la guerra alle tirannidi; archetipo e simbolo Ja Giovine Ilalia.

Che cosa ella operasse in quel primo periodo di sua vila sino al 1857 abbiamo visto innanzi (a). E gia i ripetutamente infruttuosi ¢ sanguinosi conali mettevano nell'animo dei pid il dubbio della inanita delle sue imprese; quando dopo gli eventi di Sapri li agghiadd lo sconforto, che pari non erano le forze a Jotlare di forza colle tirannidi armote. Quella che era or politica della disperazione, or filosofia delle illusioni cadde allo sdegno immutabile diuna fortuna avversa: dal 4858, in poi i mirabili ardiri di questa parte sostarono.

In questa ricompariva la parte moderata di guisa, che pud discernersi nel vacuo qualche sprazzo della opinion sua. Dalle persecuzioni tiranniche dopo il quarantotto fu dessa la pid fla- gellata e dispersa: perocché é alle tirannidi egualmente esoso e chi vuol temperarne gli arbilrii, e chi dalle radici reciderla. Flagellata e dispersa si tacque ; fuorché nella segreta guerra di corrispondenze alle gazzctle straniere : perd operava col martirio, in quantoché soffrendo in ficra dignita, era esempio € memoria perenne di liberta, che volevasi morta, e non mo- riva. Aliri operavano per essa, quando testimoniavano all'Eu- ropa civile ¢ la iniquila di chi puniva, e la grandezza di chi soffriva.

Fu un momento, pria nel 1853, poi nel 1856, che taluni di essa nell'esilio e nel regno affisavano speranze e disegni nel muratlismo. Ma né convinti, né molti, era negli uni sen- limento di vendetta contro all'incorreggibile regolo interno e passione della infelice sorte di tanto popolo oppresso ; cra negli allri politico concetto , che intendeva di appoggiare ad una grande potenza questa inlerna parte liberale, che reputa- vano per sé scema di forze efficaci. Ma il muratlismo non at- tecchi : la parte liberale ¢ nazionalc, che era Ja pid numero- sa ed illusire, Ja parte rivoluzionaria, ch'era la pid operativa; il poco mascherato assolutismo napoleonico ; la inerzia stes- sa del sospettato protettore di essa parte ; le arti infine e i consigli di avversa diplomazia, furono tutte cause e ragioni contrarie al propagarsi- di csso. 11 murattismo cra uno spe- diente, non un principio : perd mai non ebbe forza, credito, operosita da addivepire una vital parte politica.

(a) Capitolo II.

Atoad t ---~---

I capi della parte moderata crano a trovarsi meno nel Re- gno, che nell'csilio a pié delle alpi. Perd non gia loperosila loro, ma gli splendidi successi della politica piemontese al di dentro ed al di fuori risollevarono gli spirili della parte libe- rale nel napoletano intorno al 4856 : laonde ai tempi che fa parte de' moti violenti, come abbiam visto, ordiva trame di una presa di armi ; Ja modcrata fece uno o due manifesti ac- cademici, come li proverbiayano, a difesa delle conculcate ragioni de' popoli ; promosse soscrizioni a quelle nazionali manifeslazioni di una medaglia e di un busto al conte di Ca- vour « che I'Italia difese a viso aperto », di una spada al Lamarmora vincilore alla Cernaia; e dei cento cannoni ad Alessandria, i quali, dono di cento italiche citla, simboleg- giassero la italica rdeca avverso allAustria, anfico ¢ rinno- vato presidio contro fo antico ¢ rinnovato Barbarossa.

Aspirazioni, pid che programma, di questa parte crano il ri- sorgimento delle costituzionali franchigie del 1848; labdica- zione del re sleale ed impossibile ; Pavvento in vece del gio- vine principe , che, a salyare trono ed onore, ayrebbe chiesto sostegno alla parte intelligente del paese ed alla nazional par- fe italica. Tipo di essa era il Piemonte e il leale suo re; con- Siglio ed ausilio esterno Ja breve diplomazia ringiovanita, se- ghatamente la inglese. L'effettuamento di questo programma non isperava da moli subiti o concertali di popolo in armi 5 ma si dall'incedere della civilta, che come it sole a chi neghi la luce, avrebbe illuminato i pid ricaleitranti 9 ciechi princi- pi sugli interessi veri del principato; ed, una ai buoni uffizii della diplomazia, da quel naturale evolversi degli umani casi; per cui nella pienezza de' tempi le yltime nel dritto nazionale reliquie del feudalismo cedono il campo al sovrano dritlo del popolo.

Sorgeva a quei tempi in Torino VAssociazione Nazionale Italiana, famosa pei nomi che la fondarono, per gli splendidi successi cui cbbe parte. Essa semplificd il simbolo deglita- liani credenti; ne dilargd la comprensionc, ¢ raccolse in un aceordo, che affermd ulile,la monarchia sabauda, con laccor- do che disse necessario dell'azion popolare. L'agitazione lega- Je, attiva, perseverante, continua di tutti i giorni, di tulte le ore era per essa la leva a sommuovere i popoli, che agevolmente si acconciano al torpore del dispotismo, non le congiure ¢ le selte che sono per loro natura di pochi, ¢ non approdano a nul- --- 97 ---

la.Ma Vazione di questa famosa associazione della parte mode- rata non fu nel napoletano che di poca efficacia; perché nessun spiracolo di liberta legate restava al popolo, onde lagitazione legale toglicsse le mosse, Coloro che a Napoli tolsero il ca- rico di tradurre in fatti il famoso motlo --- agitalevi ed agi- tate --- non fu che un nucleo d' ignorali, ma animosi gio- vani ; i quali addivesmero un momento ancilo di congiunzio- ne tra Ja soverchia prudenza della parte che era detla de' mo- derati, ¢ V'altra, per esuberanza di vita, deg! impeti violenti ; ma quello che essi fecero ad accenno di vila, non é nostro compilo di venire rammemorando ; erano del resto mezzucci e spedicntucoli, che oggi provocherebbero il riso. Un mo- mento quei giovani, che crano agli estremi delle due parti napoletane , avvisarono, che grande eflicacia procaccereb- Lero all'opera loro, se le dessero il credito e Ia forza di quel- la parte, che sc non avea l'ardimento dei triarii, avea perd Yautorita che danno ancora in questo povero mondo la ric- chezza, l'allo lignaggio, il grado sociale. Disegnarono un par- lito che ricongiungesse lc duc parti e Je forze opposte delle due parti; e poiché tirava vento favorevole da pié dell' Alpi, fu accetlato, e non discusso, il primo concetto che ei presen- lassero di attuoso. Surse pertanto, di queste origini, un Co- milato a doppia assemblea, che si volle detlo de' juniori e de' seniort : a quelli, ma a loro rischio e pericolo, riservata lazione ; a questi, senato di moderatori , men lindirizzo che il consiglio , men Veflicacia atluosa, che moral complicita di prenozione.

Di qua venne fuori un certo commovimento; e parti lo im- pulso alle mauifestazioni di letizia popolari per le vie di Napoli dopo alba del lombarvo riscallo, che fu 2 Magenta; alla so- scrizione che si appelld nazionale pei ferili della guerra d'indi- pendenza ; e per via della stampa, avverso gli alli « di una fazione diretla dal Duca di Taormina » una protesta, la quale invocando molto iagenuamente che « anche Napoli fosse chia- mata alla legittima manifestazione dei suoi voli! » punto o poco ebbe onore di firme e di stima.

Un altro manifesto « de' Napoletani alle provincic » dicea: « E mestieri che tulti i paesi con i mezzi che sono in loro po- « tere, e nei modi convenienti a popoli civili, rivelino i loro. « intendimenti italiani. I vostri fratetli della metropoli faran- « no il loro dovere con franchezza ed energia ; cureranno « precipuamente dirigere a scopo unico ¢ yero la pubblica

a ee eee te « opinione; proclamare con lena assidua i principii informa- « tori della politica italiana ; propagare i fatti che riempiono « l'Europa.... » : ---e cominciarono allora la pubblicazione diun« Diario ».Ma nessun moto, nessuno scoppio di popolar simpatia per la guerra dell'Indipendenza, clic avesse spinto il governo di Napoli a togliersi dalla infelice, e a sé infausta, politica che allora dichiard della neutralila ; 0 mostrato a- vesse nel nostro popolo profondi e universali spiriti di italia- na nazionalila.

Sorvenne Villafranca : gli ardori ammortarono ; e la dot- frinaria compagine della doppia assemblea andd a fascio ; colpa meno il caduto ardimento dei seniori, che lo innatura- le concetto, i! quale ad invigorir 'azione non vyuol crescere, ma semplificare i congegni. Perd i giovani, nonché ritrarsi, si riannodano ; e al dechinare del 1859 quello che era co- milato dei juniori si trasforma a nuova vila, c inlende trarre non d'altronde, che dalVignoto, Vautorita del comando e I' ef- ficacia del consiglio. Tolse a titolo una parola, che avrebbe conciliato non repulso l'animo de' pid, simbolo d'intenti tem- perati ec di moderato indirizzo ; e si disse dell' « Ordine » : ma dalla tradizione dinastica si rilrasse ; e l''agilazione inten- deva infocolare sino all'insurrezione in armonia al moto dia- letlico italico. Mezzo precipuo la stampa clandestina ; non perd fremente in caninamente rabbiosi proclami stercotipi, ma a forma di un gazzettino periodico ; il quale fu veramen- te acconcio a commuovere gli spiriti, in rendendo noti di pas- so in passo i mirabili eventi dell'Ilalia di mezzo. Quella stam- pa alla macchia ebbe nome Il Corriere di Napoli; e quel nu- cleo primi composero i signori Giuseppe Lazzaro, Giacinto Albini, Raffaele Ghio, Francesco Giura, Ferdinando Mascilli, Francesco de Siervo, Francesco Pepere, ec, poco dopo e per breve tempo, Giovanni Matina. Questa fu la prima vicenda del Comilato dell' Ordine.

Allora in Ilalia i due pernii estragovernativi delle due gran- di ¢ natvrali divisioni delle parti italiche erano l'uno a Torino nella Sociela Nazionale, cui gid tutta assorbiva l'attivitd del Lafarina ; l'altro a Genova, ove un comitato dell'Unita o del- PAzione governaya il Bertani ; i quali proseguivano allo stes- 80 intento, c di opere c parole pid nella parvenza che nella sostanza tra loro disformi, ma che sempre pid addivennero delle due opposte fazioni simbolo ed armi. I} neonato comi- tato di Napoli entrd in intelligenze con essi ; e€ prima con la societa Lafariniana, come quella che, dal progressivo evol- versi degli eventi della Italia centrale, ebbe acquistato mag- gior credilo di efficacia e voga di popolarila. Delle quali re- lazioni piacque al centro di Napoli pubblicarc, ad incremento di suo credito, questo documento, quasi manifesto di suo po- litico indirizzo: --- « Il Comitato, che in Napoli ha per sim- « bolo Ordine, é parte della societi Nazionale Italiana ; ed é « facuttato ad assumere il nome di Comitato Napoletano del- « la Societé Nazionale Italiana. Il comitato Centrale di To- « rino prega quindi tulti coloro, i! quali accettano il program- « ma che si compendia nelle parole --- Indipendenza, Uni- « ficazione, Casa Savoia --- a cooperare col detto Comilato « Napeletano pel trionfo definitivo della nobile causa che di- « fendiamo (a) ».

_ Ma come nel comitato di Napoli entrd il Malina, furono av- viale pratiche e strette relazioni eziandio col Bertani; le quali dopo la spedizione di Sicilia, che mise in fortuna quel centro di Genova, vennero in termini, che, spente o intiepidite le in- telligenze col Lafarina, vollero dar notizia del nuovo indiriz- 20, in pubblicando questa, che scrivea il Bertani, lettera di Genova: --- « Il comitato dell'Ordine, benemerito della patria, « esistente nel regno di Napoli @ il solo incaricato a coope- « rare meco in cotesto stato con ogni suo sforzo, perché il « programma di Garibaldi venga il pid prontamente ¢ com- « pletamente possibile effettuato. I] Comitato dell'Ordine si « terra percid in diretta ed esclusiva corrispondenza con me « qual delegato del General Garibaldi (b) ».

A questa epoca non era ancora dualismo in seno al Comi- tato, né in mezzo alle popolazioni napoletane ; per le quali quello che poscia si disse « programma di Garibaldi » non era che arma di guerra , non arma di parti a politico indirizzo. Quel gruppo di giovani, smaniosi di operare, si afferrava, ar- monizzando i contrarii, a tutto e a tulli che fossero in istato di procacciare conforti alla riuscita; raccoglieva danari ; chiedeva armi ; e vivendo di promesse e di speranze, Je pro- vincie mantenea vive di promesse, di speranze e d'illusioni.

F (a) ane pubblicata nel Corriere di Napoli del 30 Aprile 1860. "(b) Ibid. N. 13 del 46 di Giugno. --- 460

E le provincie cosi per moto subito e spontanco si accolsero intorno a quello, it quale cra repulato capo ¢ centro @impul- so necessarii, che esse risposecro con Ja aniformita della di- sciptina ai conforti del comilato stesso. Quando dissepollo il cadavere dcllo Statuto napoletano, il governo supplicava il popolo a gradirlo, i Comitato dava il tino alle crompenti passioni popolari, ed afliggeva lo stesso giorno 25 di giugno ai canli delle citta queste parole: --- « Le regie promesse non « rallentine Popera nostra. Un contegno digniloso e severo, « ecco il compito da fare per ora ; ma l'opera non si rallen- « tis o citladini». Ei ciltadini si tacevano unanimi, ubbidienti ai conforti del comilato.

Con le rinate libertad, if Comitato erebbe di credito e di vi- gore; € si disse « Comilato centrale dell' ordine ». In questa seconda vicenda della sua storia si riveld la prima volta quel dualismo che é¢ i] momento distintivo della storia napoleta- na, ¢ vicenca neccssaria di tulle Ic opposte parti collegate, che dopo la vitloria si scindono. Quel dualismo apparve nel luglio det 4860, rientrati che furono nel reame gli esuli na- poletani, interpreti ed operai della politica del conte di Ca- your, la quale allora, a rimpicciolirla, si appellava da un uo- mo, ¢ che oggi, a giusto giudizio, vuolsi dirla nazionale.

La politica del grande uomo di Stato cbbe due intenti nel napoletano , quando il giovine re di Napoli, stesa la mano tremebonda al Piemonte, ivvocava salute, invocando I al- leanza ¢ il patrocinio di esso. Perché il Piemonte accettasse Ie grandi polenze premevano, segnatamente la Russia per simpatia alla dinastia di Napoli; premeva la Francia, perché la conseguente dualita della penisola cansasse I' unila d' Ita- lia. Ag?insistenti consigli 'uomo di Stato non poteva recisa- mente sollrarsi senza rompere quegl' internazionali vincoli, onde gli Stati si librano e si affasciano ; senza imitare il re- centc esempio dello stesso re di Napoli, che di suo stolido isolamento or pativa Ja ingiuria e i danni. Diceva pertanto agl'inviati napolctani non respingere il Piemonte Vofferta al- leanza; ma perché era neccssila che i due Parlamenti appro- vassero, cra meslicri indagare anzilulto se Yopinion pubblica favorisse il repentino disegno; se il napoletano popolo assen- lisse: temere egli di stringere al supplizio diMessenzio un vivo corpo ad un cadavere pria che non tornasse al quatriduano cadayere anima e moto. Ma che I' opinion pubblica si chia- risse avversa ai desiderii del re di Napoli, egli ben yoleva ¢ --- 101 ---

Sperava in cuor suo. Onde veniva bisogno alla sua politica che i popoli si agitassero , e, prima ancora che il general Garibaldi aecostasse la fiaccola allo incendio, mostrassero all'Europa, che lo incendio per esca non importatavi di fuori scoppiasse di suoi domestici elementi.

D' altra parte le idee e gli uomini, che erano forza al ge- neral Garibaldi, talia lui non apparivano, che avessefo vo-

luto o poluto per sempre cooperare di accordo alla poli-

liea, temporeggiatrice € iniziatrice a tempo, pradente ed audace a tempo, di lui, uomo di Stato e moderatore non di un partito, ma di una monarchia ; la quale non pud, non dee, come un partito potrebbe, bruciare i vascelli, e seate- nati i venti dall' antro di Eolo gittarsi in balia dei marosi. Quando egli si fu accorto quale corrente d' idee circolasse d'intorno al general Garibaldi, ¢ come sotto un generosissimo

concetto si nascondesse 1 abisso di un triplice pericolo (cui: un miracolo potrebbe forse rimuovere, ma ogni comunale.

umana prudenza consigliava a schivare, se non ao rimuovere) --- il triplice pericolo all'Italia ed alla monarchia sarda di una guerra con la Francia, di una seconda con !'Austria, di una

terza con la democrazia vincitrice, che, a supporla vincilrice

della duplice guerra, avrebbe con la superiorita della vitto~ ria dettata-la legge dal Campidoglio ; --- quando ei-si fu ac- corto di tanto, anche prima che a vulgari occhi non apparis-~ se, sembrd necessario a lui italiano, parve debito a lui ministro di una monarchia, di cansare il pericolo nelle sue

origini. E sarebbe rimosso, ei pensava , se il paese, scoten- ---

osi per propria virld, avesse fatto prima cid, che, fatto di- oi agl' impulsi del general Garibaldi, avrebbe mostro e la propria impotenza e la necessita di accetlare la legge del vincitore. Gli eventi non risposero ai concetti dell' vome di Stato: e gli 6 dubbio, se del tutto fu un male, chi penst,

che non sarebbe stato agevole cosa alla monarchia sabauda.

di passare, non spinta, il Rubicone della cattolica a congiun- gere l'un capo allaltro d'Itatia. Perché gli eventi nen risposero ai disegni del ministro,

non é indagine atlenente al nostro subbietto.: piaeque ad al- tri di vederne la causa in piecoli intrighi; ma il vero si¢, che. i popoli si levarono in armi al nome miracoloso di Garibaldi

redentore della Sicilia, non a quello, qaantunque illusire ¢ venerato, del conte di Cavour. Spetta al nostro subbietto il dire, che del duplice intento della politica a --- furono --- 102 ---

fautori ed operatori i faorusciti napoletani, rimpatriati nel lu- glio dal Piemonte. I quali avrebbero volulo (ed operarono con maggiore 0 minore efficacia di successo, secondo che V'avvenire mettera in chiaro) spingere i popoli a subili moti; € occasione o causa di essi, alcun moto nell'esercito napole- tano. Ma il napoletano esercito fu del tutto dinastico; né mai ebbe consapevolezza di patria e di nazione. L' occulto la- yorio degli allie dei bassi agenti delle parti liberali poco anzi punto pole in esso: gid moralmente disciollo, perd dalle ripetute sconfitte in Sicilia e dall'opinione pubblica da tutte parti prementegli ai flanchi, non piegd a nazionali consigli; si dissolse di fatto; e sbandd.

Agli esuli rientranti in trionfo pareva non difficile il com- pito assunto ; perché rientravano salutati dal plauso di tutto un popolo; col credito che impronta il martirio nobilmente

er la patria sofferto ; col prestigio che ai durali dolori per a patria aggiunge lo ingegno temprato all' esperienza degli uomini e delle cose; col riflesso detla luce di quella libera e nobile terra del Piemonte, ove tulle le aspirazioni degli ita- liani petti si erano appuntate per dodici anni. Non essi s'im- osero al paese; ma il paese apri le braccia a riceverli: e la esta della rivoluzione non fu dello Statuto risorto alla vita di un di; ma fu ii ritorno degli esuli, mente, braccia e cuore dell italica famiglia.

il comitato dell' Ordine accolse i nuovi venuti, alcuni con diffdenza e rancore segreli; i pid con liele speranze di coope- razione efficace ; tulli come necessita detle cose. Procedet- tero qualche giorno di buona inteiligenza: perd mutata es- sendo la situazione delle cose, era da tutti senlita la conve- nienza di afforzare de' nuovi elementi it comilato de' giovani; perché i favoriti della opinion pubblica e i regguardevoli uomini, cui guella reputava per capi, si allogassero secondo

iuslizia a capo delle cose: Ma non volendo essi, a scindere 0 impulso, creare un centro novello, né troppo allargare il circolo dello antico, a scapito della prontezza e del misterio ancora necessarii , si accontarono, vecchi e nuovi operato- ri, a mezzo luglio, di ricostituire sotto la stessa parola del- l Ordine un pit aulorevole « comitato diretlivo ». Laonde & voli segreli, inquartando stemmi patrizii a berretli demo- Cratici , elessero a quell'ufficio Silvio Spaventa, Gennaro de Filippo, Marchese di Bella, Principe dell'Equile, Marchese ---0---

dAfflitto, Andrea Colonna, Giuseppe Lazzaro, Ferdinando Mascilli,.e Francesco de Siervo tesoriere.

: Tolse il nome di Comitato Centrale della Unita Nazionale di Napoli ; non dismise l'antica e popolare impronta dell' Or- dine ; diffuse alle provincie quella stampa, di cni sopra é fat- to parola, per la clezione di comitati municipali e la notizia delle municipali statistiche ; promise di nuova lena armi e capi e danari; invid appo il general Garibaldi il signor Gen naro de Filippo, quasi accreditato plenipotenziario a consi- gliare ed invigilare da potenza a potenza;e affisse su pei canti Vatto della nascita sua, che dicea cos} :

« Ai suoi concittadini i] Comitato.---L'imponenza de'tempi « che richiede gran nerbo nell'azione, imponeva al Comitato

« Yobbligo di stringerne e unificarne gli elementi. Cid fu fatto. « Il Comilato dell' Ordine sta; e forte della coscienza de'suoi « doveri , si presenta al paese ; e la parola che gli dirige 6 « calma, fratellanza, abnegazione intera al bene sommo del- « la Patria. Il suo programma fu, 6, sara sempre quello gia « noto dalle sue parole e da' suoi fatli; il programma del « Gran Garibaldi, Italia e Vittorio Emmanuele; e ta sua opera « sara di agevolare al Generale il passaggio sul continente. « Tulli dunque in nome della Gran Patria. che bisogna crea- « re, in nome del dovere che stringe ognuno, concorrano fra- « ternamente a rafforzare con l'Opra loro I''Opra del Comi- « tato. L'unione di cui demmo all'Europa si splendido esem- « pio divenga pit forte, Pazione pid energica ; e tutti uniti « in un sol pensiero perverremo a far questa grande e nobi- « le patria, una, libera e indipendente.--- Napoli 28 luglio.--- «Il Comitato centrale. »

' In questo centro novello elemento che si dicea degli emi- grati era prevalente ; vi prevarrebbe pertanto, pensarono, lo indirizzo che non era quello del comitato di Genova. Questo fatto, e l'altro che non sorti, tra gli eletti alcurio, che fu del- Yantico comitato dell'Ordine Vanello di congiungimento con quello di Genova, procacciarono dapprima rancori e penti- menti, poscia scissura trai vecchi operatori e i novelli. Quelli, ad essere leali, avrebbero dovulo accettare la legge della ele- zione, che ¢ quella della maggiorifa, e cooperare aggregati: i nuovi avrebbero dovuto fare men disuguali le parti. I ran- cori presto addivennero aperte ostilita ; dalle quali emerse lo impianto di un altro comilato.

Nei primi bollori i nuovi dissidenti dichiararono , per via --- 103 ---

della stampa, di non aver fede « negli vomini che cestitui- a scono il comilato cosi detio deil' Ordine » ; e con parole acerbe pid che non comporiasse convenienza od equita, con supposizione pil assurda che la logica dei falti non permet- tesse, aggiungevano, che nel grembo di esso « erano indivi- « dui, i quali vendulisi all'egemonia piemontese volevano at- « traversare Jo sbarco di Garibaldi sul continente, ed impe-. « dire lo sviluppo della rivoluzione. »

Con siffaiti concetti nell'animo fu facile Jo intendersi col signor Giuseppe Libertini , che veniva allora di Genova con speciale mandato di altraversare I' indirizzo che diceano La-. fariniano , e preoccupare I' opera do' nuovissimi venuli con impadronirsi primi del moto, che era per sorgere. Di iui ci oceorse di accennare in queste carte quello che ebbe fatto € patito nelle carceri di Stato: fu condannato a Potenza; po-. scia esule a Londra; quivi segul pubblicamente le parti. de! Mazzini, cui tenne fede con malta saldezza di carat-- tere, quando allra fortuna di casi, dallo improficuo agi- tarsi delle congiure giovanili, ritrasse altri moltissimi del-.- Ja stessa fede alla fede del principato disposautesi alle nazio- nali aspirazioni di una libera Italia. Intorno a Jui surse il Co-. mitata di Azione napoletano ; e vi entrarono con lui Filippo. Agresti, Luigi Zuppet, Niccola Mignogna, Vincenzo Carbo- nelli, Giovanni Malina, Giuseppe Ricciardi. Allora il dualismo dello indirizzo dianzi latente levd insegna contro insegna, se--

, gregd partiti da partiti: essi al motto dell-Ordine contrappo-. sero I' alirv dell' Azione , ed al titolo dell'Unita Nazionale il. nome di Comitato Unitario nazionale. Pubblicarono un ma- hifesto , notevole , per chi, nella ricca colluvie delle accuse, . dei presupposti e delle ingiurie palleggiatesi a vicenda da que- ste, che veniamo disegnando, due parti del napoletano, vo-. glia rintracciare la genesi delle sozzure, che i retrivi, i sanfe-. disti, ¢ gl'illiberali spiriti hanno messo in giro in odio all'lta- lia, a strazio della parte liberale ed a zimbelle dei balordi; che ancora le ripetono in onore, essi dicono, della liberia; 6. nen si accorgono invece che tengono bordone a chi Ja liberta vuole uccisa e i sui apostoli infamati. Diceano al popolo:---. « L' onor nostro comanda di non aspettar tutte da altruil « date prova. di Saper combaitere da soli » e compendiavano « i} loro politico programma nelle parole --- « Unita, Liberta, « e Sovranita nazionale con Viltorio Emmanuele in Roma. »

Per verita che cosa promuoyessero di diverso i nuoyi com- --- 105 =

ponenti dell' Ordine rifatto, oggi non s'intende; né allora s'in- tendeva meglio ; quando quelli appunto premevano perché il paese facesse da se, e « non tutto aspettasse da alirui».Ma a chi parteggia sono le parole armi a ferire,e larve a nasconde- re. Era,in fondo, lo spirito delle due parti che prossime a vin- cere si scindono e combattono ; era, in principio, la « Dilta- tura-Garibaldi » cioé lo indirizzo delle cose rimasto a balia di quella generosa parte , per cui la volonta non ha limite, perché popolo concilato é onnipotente; era in fine, e nell'om- bra della accesa fantasia , la rivoluzione vincitrice cacciante Papa e Francesi dol grembo di Roma, e costituente dal Cam- pidogltio l'unita d'llalia. --- Epopea di miracoli e di sogni !

E contrapposto nome a nome, indirizzo ad indirizzo, volle- ro eziandio opporre al plenipotenziario del comitato dell'Or- dine appo il General Garibaldi un altro del loro seno, che ne struggesse 0 equilibrasse lo influsso. Vi andd, ben atcetto al Generale, Nicolé Mignogna; ed alla venuta di lui fu data col- pa, se il signor de Fitippo, freddamente accolto, ebbe tanto- sto a rilirarsene, e venire ad accendere i rancori di sua par- te. Tornd subitamente anche il Mignogna con queste, che fu- rono tenute istruzioni del Generale , e che diceano cosi: --- « Comando generale dell'esercito nazionale in Sicilia.--- Mes- « sina 34 Luglio 1860.--- lo prima del 45 agosto spero di es- « sere in Calabria. Ogni movimento rivoluzionario operato

« nelle provincie napoletane in questa quindicina sara non .

« solamente utilissimo ; ma dara, dippid, una tinta di lealta, « in faccia atla diplomazia, al mio passaggio sul contineate. --- « Qualunque offiziale dell' esercito napoletano , che si pro- « nunzia pel movimento nazionale, sara accolto fraternamente « nelle file di questo esercito con proprio grado, e promosso « secondo il merito. --- Dite ai vostri prodi del continente na- « poletano, che presto saremo insieme a cementare la sospi- « rata per tanti secoli nazionalila italiana. ~ G. Garibaldi ».

Era egli dunque nel concetto delle due parti , che i moti . delle provincie si affrettassero ; né altrimenti dal general Ga- ribaldi pensava e premeva il Conte di Cavour (a) : ma Pultima parola del generale dié lo abbrivo. Nelle provincie gli animi

(a) Vedi ineanszi al Capitolo XIV. --- 106 ---

pronti ; la gioventii fino al fanatismo, e 1a mano alle armi: ma delle regioni , che avrebbero dovvto muovere le prime , Calabria perplessa pei gia sconciati patti di federazione ; il Sa- lernitano a meta coperto di regii soldati; 1a Basilicata, irta di monti, di forre, e di boscaglie, acconcia alla guerra di bande, era la pid fieramente insistente a rompere gl' indugi , e bol- lenti gli spirili cosi, che ben fu detta un vulcano silenzioso.

Tra questa provincia e i succedentisi in Napoli centri di agitazione e di congiure era stato, come abbiam visto, anello, leva e veicolo per dodici anni Giacinto Albini: alla perseve- rante opera sua era il merito, se gli spirili, nonché accasciar- si nell'ozio ¢ nella paura, si mantennero in rigoglio di vila e di speranze. Cuore espansivo , indole di conciliante equila , carattere franco di ogni vanita o di personale ambizione o di rancori di parle , taglialo a fare anzi che a discutere , e con tale un buon senso contemperante l'ardore della fantasia, che non lo metieva agli estremi , né manco alla coda delle due parti, era lo Albini in buone relazioni rimasto con i due cen- tri direttivi Unitario, e dell' Unita ; pronto a seguire chi frai due operasse pil e doltrineggiasse meno ; senza nascondere sue simpatic per le dottrine ce gli uomnini non estremi di parte democralica. La Basilicata non rifinava dal chiedere appo lui i capi e il motto di abbrivo ; cra il tempo: ed egli vecchio amico che cra al Mignogna, si acconld primamente con lui , perché si accompagnasse seco alla impresa ; ¢ col ptestigio di autorila, che da I'incognito, venisse in Basilicata siccome commissario del general Garibaldi, ed uno de'Mille.

Trovd conforti ¢ cooperazione efficaci nei signori dell'Uni- td Nazionale ; i quali molto lictamente vedevano crompere il moto, ed afferrare loccasione a poterlo dirigere. Imperocché un capo mililtare, che alla impresa mancava, essi gli offriro- no, prima nel gencral Ribotli, (il quale ben fece, per le vane accuse del 1848, a ricusare lo invilo ); poscia nel colonnello Camillo Bolvoni, che tenne lo invito e lo indirizzo. I! sovven- nero in {remila ducati; promisero armi, e la cooperazione sol- lecita delle altre provincie dopo il moto Lucano: perd se quelle non vennero, e queste non seguirono o lardi, non si re- starono essi di far diligenze grandi in Avellino, in Beneven- to, in Altamura ed in Salerno; ove commisero anzi a Stefano Passero, Celentano, di iniziarvi il movimento.

Lo Albini, che per la indole sua dialettica yolea fare e non ee er re

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rompere, unificare e non escludere, tacque ai signori dell'U-

nila, che il Mignogna del Comilato Unitario gli sarebbe com-

pagno ; non disse al Mignogna che il Boldoni veniva ai ci-

menti della impresa da parle di quei dell'Ordine : ei non si

videro che per via i due rappresentanti de' due apposti indi-

Ae e tra essi, a congiungerli e rabbonirli, si allogava lo bini.

Come la prima manifestazione pubblica del dualismo si di- scopri la prima volla col moto di Basilicata, poi del Salerni- - tano, quindi del Barese, sara manifesto dalla narrazione che verremo proseguendo. II comitato dell'Ordine sperd piegare al suo indirizzo la impresa di Basilicata con il Boldoni; quella del Salernitano col signor Passero ; quella del Barese con istruzioni dirette al governo temporaneo di Allamura ; e non riusci : non perché il comitato dell'Azione armeggiasse di abi- lita e li vincesse di astuzia; ma si perché i popoli non si mos- sero tutti a parole del comitato Ordine, a virth del comitato, Azione ; maa virtt di un nome solo, a fiducia di un uomo solo , ii General Garibaldi. Quel gruppo , che cotesto nome unicamente invecayva, e cotesto nome metteva in vessillo, vinse per esso e con esso: né il comitato dell'Ordine, che pure avea con se ricchezza, intelligenza, allo casato, altitudini e sagrifi- zii, € dietro di se il conte di Cavour, poté atlora nulla mettere in atlo del suo programma ; né pure promuovere nella citta di Napoli un moto, che avesse almeno limitato mercé di par- ziale vitloria l'autorita che la vittoria dava al Diltatore, quan- do al 5 di setlembre la monarchia de' Borboni era caduta , € quegli pi che mezzo il reame avea vinto. Fu meschina lode degli uni, meschina accusa degli altri ai capi del moto di Ba- silicata , perché, primi sul continente proclamando la Prodit- tura di Garibaldi, fecero piegar le cose allo indirizzo polilico del Bertani, contrariando ai -disegni del Conte di Cavour. Gli effetti grandi non possono essere prodotti che da cause gran- di. Le Calabrie, approssimando, anzi presente il Dittatore del- Je due Sicilie, proclamarono non diltature o prodiltature, ma « Governi provvisorii » ; siccome i signori dell'Ordine consi- gliavano ed esortavano: il Governatore garibaldino dell'ullima Calabria vi pubblicava incontanente lo Statuto sardo, formola virtuale di annessione immediala: anzi (giova ricordarlo oggi che il fatto é poco noto, e l'eco della lotta pettegola non del tutto é sopita) la pubblicazione di quello fu ordinata dallo stes-

ee re ee ae

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so Dittatore (a). A nulla approdarono. --- E governi « provvi- sorii » a Potenza, a Sala, ad Allamura, nulla avrebbero dato di pid, 0 lolto di meno al vincitor vero della lotta, il General Garibaldi. Lui auspice, speranza ed ausilio, le provincie si levarono in armi ; nel suo nome si mossero ; con lui vinsero; con esse egli vinse : e chi vince della la legge.

(a) Vedi iananzi al Capitolo XIII.

CAPITOLO VI.

<0

Fnlzii del movimento ; a Corleto é proclamata la lasurrezione Lucana.

Era vinta la battaglia di Melazzo ; conquistata la Sicilia; il Dittatore presso le acque del Faro: popoli e governo, esagi- fali dai miracoli dell'uomo fatale, tendevano lorecchio agli echi della Sicilia, che sulle commosse fantasie accrescevano paure o speranze dell'universo levarsi dei popoli in armi, co- me il pié detl'eroe toccasse, novello Cadmo, la terra del con- tinente. --- In quesie generali aspetiazioni de' popoli un te- legramma dava cenno al comitato di Corleto che i capi civili € wilitarj erano per via; e la sera del 13 di Agosto giunge- yano in Corleto Giacinto Albini , Nicold Mignogna , Camillo Boldoni, ed altri quattro uffiziali o sotto-uMziali che erano del napoletano esercito (a). Raccoltisi essi incontanente a con- ferenza coi capi provinciali a stabilire i termini e il disegno della impresa, si svelarono in sul bel principio i germi di quel dualismo, onde fu divisa in suo corso la rivoluzione napole- tana, e che ebbe fatto in parte Ja forza, in parte la debolezza del gran moto italiano del 1860 e 1864.

1] Colounetlo Boldoni ben voleva avocare a se l'unila supre- ma dell'indirizzo, come le necessila della guerra consigliano, e forte del mandato commessogli dal comitato dell'Ordine (b),

a) I signori Scoppa, Luciani, Sassone, e lacovelli.

(b) « Comitato Centrale --- Ordine --- di Napoli --- Comitato dell'Unita « Nazionale --- I! Colonnello Boldoni, che 4 date chiare prove del suo « patriottismo in Venezia 6 in Lombardia, é destinato ad assumere il co- « maodo militare del movimento insurrezionale della Basilicata 6 delle ¢ limitrofe provincie. 1 Comitati locali lo riconoseeranno fo tale qualita, « 6 prenderanno con essi gli opportuni accordi --- 10 Agosto 1860. Na- « poli --- Ii Comitato Centrale. »

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e (ne corse voce ) da segrete istruzioni ch'ebbe avute da pid alta persona : ma Nicold Mignogna, che era yenuto in qualita di delegato del general Garibaldi, di cui riportava di Sicilia le intenzioni e le parole, nonché picgarsi a riconosccre il supre- mo indirizzo a mano di un vomo dell'opposta fazione, voleva anzi non gli fosse data balla che di esecuzione appena e non di comando.

Ma tutti che erano risoluti a fare si venne, scartando gli estremi, in pid ragionevole partito; e fu deliberato di affi- dare al Colonnello Boldoni esclusivamente Jo indirizzo mi- litare, e il civile indirizzo nei signori Albini e Mignogna. Pertanto era partito vinto la « Dittatura det General Gari- baldi » ---: né di quei momenti era guari manifesto, che a pochi, il riposto senso politico di questa formola, che tutli ad arma di guerra accJamavano concordi, tralti dall' aura della villoria, che di quella formola fece leva al vecchio edifizio in Sicilia ; tratti dal fascino di una parola, che era quasi natural parte di una Triade indivisibile, e Verbo necessario tra Vitto- rio Emmanuele e I'[lalia. Lo stesso colonnel!o Boldoni, dan- do contezza de' suoi disegni al General Garibaldi, gli scrivea: « Sabato,418 agosto, mi recherd sopra Potenza per proclamare « cola il governo di S. M. Villorio Emmanuele e la Dittatura « di V.S. 1. » né altrimenti significava il giorno 47 ai signori del Comitato dell''Uniid Nazionale. Il quale trovo, che, di ri- mando il 24, rispondeva cosi: --- « La formola da lei adotiata « per le sue proclamazioni, ed annunziataci nel suo rapporto « del 47, @ stata giudicata non pure inopportuna, ma feconda « di gravi e triste conseguenze ». Dalle quali avvertenze mi piace di riconoscere la sagacia politica di chi prevedeva l'ar- dua lotta arsa dipoi sotto il nome di Segreteria e di Ministero della Dittatura ; ma non il senno pratico di chi potea cre- dere possibile qualcosa senza quel nome, di cui non altro di pit popolare ed efficace fu udito mai nella vila dell'lta- lia cristiana o pagana che sia.

Concordato che ebbero sull'indirizzo, il capo militare pre- sa nolizia de' comitati provinciali raggruppati, come fu accen- nato, in dodici sottocentri, e detle probabili forze promesse e cospiranti alla impresa, fece manifesto il concetto disegno, che era quello di occupare la citta di Potenza, marciando in tre legioni da' tre distretti della provincia, che vi giungessero all'ora stessa. E quivi insediato che sarebbe il novello governo « distendere da Potenza, (egli dicea) varii raggia fine di muo-

---ii---

« vere le limilrofe provincie nel caso non fossero gia insorle: « e distesi cotesti raggi, il cui centro sara Potenza, conlegare « i loro punti estremi di secondo e di terzo ordine fra di loro, i quali sarebbero sempre sostenuli dai raggi principali, come e questi dai lati del peligono, che avrebbe sempre per centro « Potenza »: € qui era d''uopo, aggiungeva, di munirsi, ed in caso di rovesci altendere, finché non fosse arriyato il general Garibaldi.

Il giorno 14 Agosto é data notizia a tutti i comilati della provincia del disegno in digrosso, del giorno e della posta : partono messi pel Barese, pel Cosentino, pel Celentano; altri a preparare il teatro al prologo del dramma in Potenza; ed il Luogotenente Luciani, che fu dell'esercito regolare,in Tricarico a dirigere, secondo i disegni, le legioni del Materano. E man mano che ai prossimi paesi giungesse la concitante novella, i capi di essi, tral dubbio e il sospetio, venivano a Corleto per Sicurarsi di propria scienza delle bandite promesse. Quivi era la febbrile attivita e entusiasmo di chi si apparecchia con la religione della fede evidente ad imprese di grandezza e di pe- rigli: e chi veniva nel dubbio, ne partiva acceso anche egli di enlusiasmo, e abbeverato di confidenza. Giungevano intanto le prime adesioni dai comitati della provincia; pronti i sottocentri di Avigliano, di Genzano, di Tricarico, e gli altri del Melfese e del Materano ; pronti i pid prossimi a Corleto ; tentennanti o perplessi quei di Senise, di Stigliano, di Tramutola, di Ferrandina. La quale, doviziosa per feraci terre e popolosa cilla, de'promessi uomini armati mandava invece grossa som- ma in danaro. Rescrissero a modo antico : --- armi e non oro vi dimanda la patria;---V'oro respinsero; e nuovi incilamenti e infuocati giovani tornarono incontanente a decidere i perples- si; € non uno mancd poscia alla posta.

Meno aspettali e men fiduciosi proposili sorvennero da Potenza ; donde giungeva il giorno 46 uno dei notevoli cit- tadini a chiarire la inerzia della cilta; per paura, dicea, mal- vogliente la classe de' possidenti; timida, eziandio di parole, la loquace degli avvocali ; pronti si gli artieri, ma pochi di fronte a numerosa e bieca plebe di contadini ¢ alla guarni- gione de' gendarmi ; non era dunque da fare assegnamento sul concorso della citta; e conveniva si mutasse disegno , perché ai primi passi non si incespicasse miserdmente.---Ma il dado era tratto ; né parve conforme al vero la fosca dipin- tura di quello ; dissero : --- procederemo ; e prenderemo di --- 412 ---

forza Potenza, se Potenza opporra la forza. E questi sensi, e nuovi incitamenti deputarono riportasse a Potenza il Migno- 'gna; che parti incontanente per avvisare ai partili, onde la vita della cittd si eccitasse, e rimosse le ragioni de! conflitto tra popolo e truppa. .

Chiusa intanto la discussione, alle cinque del pomeriggto del giorno 16 di Agosto, i Capi civili e militari délla impresa, i comilati provinciale e municipale di Corleto, che in se as- sommayvano quanto alla citta era di cospicuo per agiateaza e cultura, tutto il clero, tutti gli uffiziali pubblici escono di casa Senise per proclamare in forma solenne I'Unita d'Italia. Tl vessillo degli ilalici colori e delle armi sabaude, precede- va levato in alto dal giudice del circondario ; Ja milizia cit- tadina facea alain sul passaggio; militari musiche echeggia- vano ; massa di popolo plaudente chiudeva il corteggio. De- posero gli stemmi della signoria, che cadeva, levarono in alto gli stemmi e le immagini del Re, che con Ja virtd dello lealta econ la forza della liberta traduceva nel fatto la secolare - utopia dei grandi uomini d' Italia. In piazza Castello un sa- cerdote parlé d'Italia al popolo assembrato ; il colonnello Boldoni alle milizie non pid cittadine, ma nazionali; e Unita -fu bandita, prima che in altra parte de! basso continente, a Corleto sul Sauro.

L' entusiasmo generale suscitato dalla festa politica, e da religiosa festa che in quello slesso giorno ricorreva, parve giungesse al delirio, quando, a prima sera, fra gli accesi fuo- chi artifiziati e le baldorie del popolo, si annunzia l'arrivo del primo drappello insurrezionale, che giungesse alla chiamata. Era i] contingente di Pietrapertosa in quarantacinque milili armati (a) : i quali, bene auspicanti de' futuri eventi, furonu accolti tra'plausi frenetici di chi vedea per essi dilegaarsi I'in- cubo della incertezza. Hl secondo drappello arriva, il giorno dopo, da Aliano in qualtordici uomini (b): quindi Armento in quaranta (c).--- « Nelle ore vespertine del giorno 47 (cos! rife- riva un testimone ed allore precipuo (d) del dramma, che ve- niasi svolgendo come nazionale epopea) giungeva avviso, che erano in marcia per aCorlelo le colonne dei sottocentri diFer-

(a) Capitanati dsl signor F. Saverio Garaguao.

a) Capitavati dal veechio Giambattista Leo,

(c) Dal signor Domenico Sassone.

(d) L' egregio Domenico de Pietro. -

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randina e di Miglionico ; ¢ infatti non guari dipoi erano viste sventolare ne} Sauro le prime bandiere dei primi accorrenti. Quanto non produsse la nosira ailitudine fiduciosa e batta~ giiera | Alla Junga fila di armati, che approssimava al psese, quasi tutto il popolo usciva incontro. Trombe, tamburi, ban- diere,.. era la vera festa della rivoluzione. La eolonna di Fer- randina comandavano Carmine Sivilia e Giacomo de Leonardis, entrambi capitani della guardia cilladina; un eleganie drap- pello di cavalieri veniva innanzi; e due giovanissimi monaci, cen la bandiera e il crocefisso in mano; erano a capofila dei faati. Seguiva la colonna del sottocentro di Miglionico, capita- nata dall'operosissimo Giambaitisia Materi, che non ostante la lungbissima tappa e il sole ardentissimo, avea marciato a piedi sin dal 16 a sera. Veniva dopo Missanello, comandante Rocchino de Petrucellis; ed infine Gallicchio, che di speciale menzione 6 degno, per avere presentali, al primo invito, di sua breve popolazione otlantadue uomini, condotli dal ferreo Robilotia ; e se, quali Galliechio, sempre pronto e parato al- Vaziane, avesse avuto Corleto nella sua sfera d'influenza altri due o tre paesi, avrebbesi poluto iniziare il moto in quale vo- Jeasi tempo. E dalla linea di settentrione giungevano quasi contemporaneamente i drappelli di Gorgoglione e di Ciriglia- - no, con a capo Giuseppe Bruno. Un momento pid tardi arri- vd Montemurro e Spinoso, questi comandati da Pietro Bona- rj, quelli da Niccola Albini ».

Mentre a questa truppa riforniva il comitalo corletino le accolte munizioni e arnesi da guerra, e, cui mancassero, armi, calzari, vestimenta, il Capo militare costitul lo Stato-maggio- re, il quartier generale, la Intendenza mililare coi suoi ufflzii del pagatore e della fornitura, La cassa mililare raccolse quattromila ducati; il quartier generale composero ollanta gia disertori del napoletano esercito e riunilli alla spicciolata in Corleto, Allo Stalo-maggiore ebbero ufficii i pid pronti e culli giovani trai militi insorgenti ; e capo di esso fu Carmine Senise, gia anima e capo del Comilato di Corleto, la cui co- stanza di propositi, fervore di opere, ed efficacia di azione & debito, nonché lodare, di ammirare : sollocapo fu I' ingegne- re Domenico de Pietro, cittadino egregio, carattere antico.

All' alba del giorno 18 @ dato it segnale della partenza : tra le acclamazioni e gli augurii di tutto il popolo festante cinquecento uomini, e squadre di cavalieri in avanguardo, aprono la marcia. Presso a Laurenzana il municipio e i nota- --- M44 ---

bili della citté escono incontro a cavallo per complire di rin- freschi e di ristori tutti gli armali ; ai quali si aggiunsero il drappello del comune con a capo Basilio Asselta, e l'altro di Accettura guidati dall' ottimo Leonardo Belmonte, medico. Presso ad Anzi nuove allegrezze ed acclamazioni di popolo, e veltovaglie e ristori del Municipio,e nuovi armali col bravo Francesco Pomarici. Ad ogni tratlo della via nuovi drappelli arrivayano alla posta, da Viggiano, da.Tramutola, da Sa- ponara, poi da Calvello, da Abriola, da Pietrafesa, da Vietri, da Picerno (a)... ; che mi @ paruto fosse di aleun pregio a queste memorie il venire partitamente ricordando, Jieto l'a- nimo che rammemora si concordi e pronti spiriti di liberta; sdegnoso se guarda il presenle incurioso di tutto, che non fosse aritmetica di quatlrini, sapienza del tornaconto. Giunsero che era gia buio a pié del colle, su cui siede la citta di Potenza, e si numersrono intommo agli ottocento. Ma gia la citta era stata amicamente occupata dalle legioni ve- nute dal Melfese e dal Materano ; gid sgombra dal presidio de' gendarmi ; i quali erano stati anzi sbrattati dal popolo

stesso la mattina del giorno medesimo, come ci accingiam Q narrare. »

(a) Aveano a capo i signori Luigi Marrano, Carlo Caputo, il giudice Camillo Schiavone, Guerrier, Vineenzo Arnone, Nicola epics CAPITOLO VII.

"oo

Hl giorno 418 © Il 19 agosto in Potenza,

Gli apparecchi ultimi e i propositi supremi del moto immi- nente non erano ignorati dagli uffiziali del governo nella citta capo della provincia. Coloro stessi, che pid alacri ed ardili proseguivano i proposili della parte liberale, imbaldanziti dal recente arrivo di cospicui citladini che ricntravano dalle galere o dall'esilio, nonché curassero di farne mistero, cospi- ravano ormai alla luce del giorno e delle piazze ad accendere gli animi degli uni, e assicurare la timidezza degli altri ai prossimi casi, pei quali era a Potenza la posta di tulti gl'in- sorli e la sede del futuro governo. Imperocché i possidenti della cilla, e quella grande parte che é il ventre delle sociela civili, tanto ignava ai civili progressi, quanto prona a sostene- re chi ha vinto, ebbero corruccio degli uditi propositi. Teme- vano essi sulla citta le offese delle truppe regie, tradizional- mente infami per nefande repressioni di sangue e per sfre- nata violenza negli uomini e nelle cose : nondimanco senza lotta piegarono alla forza di avvenimenti , e, tratti dalle com- mosse onde del popolo , non ostacolarono il movimento.

A stornare la soprastante burrasca non aveva né forza grande di milizie né di autorita il Capo della provincia. I! signor Ca- taldo Nitti , onorevole persona di Taranto , era stato recente- mente chiamato Intendente della Basilicata dal Ministro Li- borio Romano ; il quale, ai principii dell'Agosto, rimutando, come era suo debito, tutti gli alti uffiziali capi delle provincie e dei distretti, dié pretesto alle ingiuste accuse di chi disse , avere egli voluto per cotesti mutamenti preparare terreno ac- concio alla rjvoluzione precorritrice del Dittatore aspettato; --- quasi che a ingraziare appo i popoli il re che avea sversalo giubba a un tralto, convenisse di non mutere i vecchi e odiati agenti della tirannide nei nuovi e onesti amatori della liberta --- 116 ---

carezzala. Pochi per vero di quei nuovi chiamati non accetta- rono, indulgendo ad un sentimento. di dignita, che rifuggiva dal tradire alla dimane il governo, cui si aveva giurato fede alla vigilia: i ptt, accetlando, si commisero al vortice irrefrenabile della rivoluzione, e ne seguirono le 'sorti. Non cos! il signor Nitti;e la storia non yuol dimenticare l'onesta probita di chi, fra mille esempii di fucate disonesta e di fortunate ambizioni che si ammantano di amore alla patria e alla liberta, si fa coscien- za di quella, come la dicono, piccola e casalinga morale, non acconcia a governare le sorti dei popoli e degli Stati. Igno- rando egli il sotterraneo incendio della provincia, cui veniva a reggere, e che pure non era celato alla vista dei meno sa- gaci, arrivd la vigilia dello scoppio: non ostacold il moto, che non polea ; ma quello che dovea, fece ; contemperando i doveri verso la patria coi dritti di sua personal dignita.

Nerbo di regie milizie non era a quei giorni in Potenza , dalla gendarmeria in fuori: la quale, in sospetto degli eventi, raccolli dai circondarii i suoi sparsi manipoli alle citta capi dei distretti e della provincia, assommava a men che quattrocento uomini; e questi ubbidivano ad un Salvatore Castagna, capi- tano. Lui reiteratamente soilecitarono pacifici cittadini, per- --- ché la inutile resistenza alle grandi forze della rivoluzione che erano per via,non desse occasione a conturbare la citta, di lutto e di sangue. Egli suoi dubbii pensieri in quella dub- biezza di uomini e di eventi non fe palesi: protestava man- terrebbe |' ordine; non oppugnerebbe la volonta del pan; se risparmiassero l'onta di strappare le armi al soldato. E cer- to che, promessi per cenni di telegrafo, egli aspettava soldati da Salerno ed altre compagnie di gendarmi da Melfi e da Sala; e se queste tardassero, risolverebbe la dimane alla vista delle nemiche forze o di ritirarsi, se molte, o di offendere se scarse. Laonde nella notle del 47 raccolse i suoi fanti; distribuirono munizioni di guerra ; tolsero alle caserme quel tanto che vi ebbe di prezioso, e in casa dei ciltadini, una alle donne loro, li sieurarono.

Surse I' alba del 48 Agosto. Genlili donne escivano deila citta per riparare alle terre circostanti ; militi e privati citta- dini traevano concitati ai quartieri ; era un sordo movimento di uomini perplessi , o baldi o smarriti. La gendarmeria in fornimeoli di guerra esce dalla citla ed occupa quel colle er- boso accosto all'abitato, che é detio il Montereale ; donde é chiuso il passo a due lati della citta stessa, e signoreggia la ---Wi-

' strada che corre per Napoli. Quivi scorse lunghe ore in mili- lari armeggiamenti ; e quando sul mezzod) in fondo all'an- gusta vallea, per cui serpeggia la flumana del Basento e la strada del Materano, furono vedule muovere nere schiere di armiali, il capitano, cui ne venne l'avviso, o per subito pensie- ro o per meditalo proposito, suona a raccolta ; discende dal colle; dice andrebbero a rafforzare la custodia alle carceri; e studiando il passo, colle armi spianate, viene in cilla per la strada che la costeggia a meriggio , onde é pil breve via e alle carceri stesse ed al quartiere dei militi cittadini.

' Toccano all'abilato : la truppa si divide in drappelli ; al- cuni imboccano pei chiassuoli che danno su quella strada maestra, che spartisce in due zone la citta di Potenza ; altri sboccano a piazza-sedile , ove é in fondo il palazzo del Co- mune ed il quartiere delle cittadine milizie. Incontro popolo che, senz'armi, scarso e trepidante si sparge in sulla via, gri- dano, a patto di pace , acclamazioni al Garibaldi e all'Italia; onde taluno del popolo,a suggello di pace, viene e abbraccia il capitano.

Ma scoppio di moschetti, squillo di trombe,.confuse grida,

@ scoppii che incalzano, rompono a un tratto la dimostrazione di pace e di affetto. --- Da quale parte folgord prima la mor- te ; a quale segreto intento lo spartirsi delle truppe in mani- poli , le acclamazioni sospette o traditrici , la storia non pud"

dirlo : come egli accadra sempre in ogni trambusto di popo- .

lo , ove se due nemiche e concitate forze si trovano a fronte, Ja furia civile prima sofa in mezzo odii e menzogna ; poscia, accesi gl'incendii , essa opera cosi da chiamarne responsale Pavyersa parte. Fu detto dai vincitori, che i drappelli dei gen- darmi,i quali sboccarono dai chiassuoli in sulla via, moschet- tarono , non provocali, i citladini armati od inermi , quasi a segnale di gia congiurati moti di plebe a rapina o vendetta. Ma il supposto moto di plebe non accadde ; non fu tentato , né forse ordito mai, perché non era possibile; né, se ordito, erano modi e tempo a iniziarlo quelli degli aggressori. La storia non debbe seminare anche essa , quasi eco partigiana di civili fazioni, odio e menzogne incivili: poiché gli uomini ne sono s) larghi, lo scritlore se ne guardi.

Il conflitlo fu rapido, quanto confuso : l'impeto di pochi militi disperse trecento e pid gendarmi : i pid per poco ani- mo , pria di mescolarsi alla zuffa , volsero le spalle, e trai canneti della fiumana sottostante si dettero prigiont ai villici: --- 18 ---

gia altri trenta erano rimasi alle mani di cilladini, e un venti

morti sul Jastrico. Dalla parte del popolo quattro morti, cia-

que feriti, alcune case di popolani inermi fatte arena di cru- . deli scempii, accesero i giusti sdegai del popolo, e le turbo- lenti passioni della plebe. La quale , a trofeo ed a vendetta,

si riversd nelle caserme , e disfece a Judibrio e trasse per la

citta , una ai prigioni , le bagaglie militari e gli arredi dei

vinti.

Le reliquie di cotestoro, raccollisi intorno ai lor capi, si ri- traevano per segregali sentieri alla volta di Napoli ; quando, caduta la notte, s' imbattono sull'alto piano di Santaloi in un drappello di armali, che erano trentasetle militi del Tilo ac- eorrenti alla posta della insurrezione. Paura dei provati peri- coli, gli spiriti affranti, la fantasia percossa, le tenebre, la fa- me, la vecchia codardia degli uni, I' audacia degli allri vin- sero cosi, che stimali avanguardo di un esercilo, che li ac- cerchiasse a cenlinaia, non crano che slerpi,e, agitali da not- turne brezze, i pennacchi del formentone. Alla tragedia tenne dietro la commedia. Capitolarono, deposte le armi, col co- mandante di Tilo, che era Ulisse Caldani, giovane di spiriti, di cuore e d'ingegno egregii; il quale schermendo di audacia e di ripieghi, schivo il pericolo di svelare sue deboli forze alla numerosa accolla de' gendarmi, finché non gli vennero rin- forzi. Trassero al Tito onde si pavtirono per Auletla, non sl tosto il Colonnello Boldoni ebbe ratificati i capitoli di Santa- loi. Ma né cotesti patti ratificati dal capo militare, e ricono- sciuli dai prodiilatori, valsero a difendere i gendarmi prigio- nieri da giudizio e condanna, un anno dipoi; quando ai nuovi tempi parve impopotare il non punirli delle stragi sopra in- nocenti ciltadini perpetrate, e non parve ingiusto i! punirli, perché, soldati, fecero il debito di soldati. Le tavole del processo non gillarono grande luce sug!' intenli i modi e le cause prossime di questa fazione; ma quetate le ire di parte, @ mutati gli stretti ordini di procedura giudiziaria nei liberi ordini del giurato, i dannati a Potenza furono assolli a Sa- lerno (a).

Trai tripudii di una parte del popolo per la vinta fazione e lo scampato pericolo arriva nella citta la prima schiera degli

(a) Ii Castagna, ito a Roma, mori trai briganti del Tristany in uno 'gontro coi Francesi appo Velletri.--- Vedi Bianco di Saint-Jorioz --- It brigantaggio alla frontiera pontificia. Milano 1864.

han OD --- 1419 ---

insorti ; e tra Ie aeclamazioni meno entusiaste che dubbie e sospette prende possesso delle piazze e delle porte. Era lu legione dei sottocentri di Avigliano e delle citta det Melfese e di Genzano di mille uomini cirea, condotta da un patriota, pronto ad ogni risice, Nicola Mancusi di Avigtiano, prete. Erano le 3 pomeridiane: alle cinque entra dall'oriente laltra del sottocentro di Tricarico e dei paesi del Materano; e tanto concorso di armati, e Ja vista fra questi dei pid ricchi e cospicui cittadini della Provincia, e la mirabile precisione 'delle attenute promesse , erescono le acclamazioni , come cresce 1' animo e la fiducia. A sera, che era buio, arriva col capo militare Ja prima legione degli ottocento, ehe era parti- ta, come abbiam ragionato, dalla valle del Sauro. E il popo- 'To, che plaude a1 successo, muove incontro fuori della cilta: la 'milizia cittadina si spiega in ala in sul passaggio ; gli edifizii si illuminano ; baldoria, acclamazioni, entusiasmo, che pare di buona lega. .

Ma i capi civilie militari invano altesero in piazza, che il Municipio si presentasse a mostra di quegli uffizii di graziosa ospitalita, se non di franca adesione , ai quali non mancd la culta cittadinanza ; benché nellanimo dei pid era paura che mal riuscisse la impresa, e le violenze della tirannide non cadessero su di essi, come ancora ne sentivano fresche le piaghe per gli appena pensati cimenti del quarantotlo. Le brigate insurrezionali bivaccano all'aperto; si ordina un pron- to servizio di sicurezza alle porte, olle carceri, alle vie della citta ; e i eapi civili e militari si ritraggono a consiglio con i pid arditi ciltadini del paese pei provvedimenti della di- mane.

Era da instituirsi il novello governo. L'idea della Dittatura- Garibaldi era gid incontestata e incontestabile : ma i capi ve- nuli di Corleto nulla aveano di prestabilito quanto alle forme ed alle persone del governo civile; parendo loro non si doves- se da pochi preoccupare I opinione dei pil che convenissero a Potenza. Divisarono jn sulle prime di costituire un Direttorio di cinque: ma dei proposli nomi taluno non era accetto ai capi deg!' insorti, perché li reputavano men presti o men rotti ad ogni fazione di partigiani; tal altro, richiesto, nicchiava. Qui- vi i veri capi del moto, perché tali riconosciuti da tutti, Al- bini e Mignogna, doveano produrre altri nomi, e di loro pa- rola imporli, edi loro ombra proteggerli; ma poiché su di --- 120 ---

essi non si erano accontali , ed urgeva far presto ; balend in quel vacuo di cose la idea di prodittatura, come logica con- seguenza di quella serie di falli, onde era venuto I' impulso al moto iniziato. La idea fu accella , avvegnaché significasse concentramento o vigéria di potesta ; fu accetla la parola, perché simbolo o delegazione di Garibaldi Ditiatore. Ma per- ché i capi del moto erano due, l'uno in fiducia della' provin- cia, I' altro del Diltatore, franchi amici amendue, né di per- sonali vanila sollecili o ambiziosi, la logica politica fu guasta a non guastare la concordia degli animi ; e cosi venne fuori - una Prodittatura di due prodittatori.

E la dimane, 19 Agosto, i comitati si ritraggeno, il governo temporaneo incomincia: e se ne legge avidamente su pei canti le proclamazioni, le ordinanze, i decreti colla, storica, oramai, formola, che compendia I' inizio e lo scopo dell' Ita- lico movimento:

VITTORIO EMMANUELE RE D'ITALIA IL GENERALE GARIBALDI

DITTATORE DELLE DUE SICILIE

« 1. Un Governo Pro-Dittatoriale si é stabitito per dirigere la grande insurrezione Lucana.

«2.1 suoi componenti sono i ciltadini Nico.a MicNocna--- GIAcINTO ALBINI.

« Segretari--- Gaelano Cascini--- Rocco Brienza --- Giam- battista Matera --- Nicola Maria Magaidi --- Pietro Lacava.

a 3. I suddetli componenti sono in seduta permanente nell'antica sala dell'Intendenza.

Potenza, il di 19 Agosto 1860.

Pex DitTatTore GARIBALDI I Pro-Dittalori : _N, Mignogna. --- 6. Albini. |

In seno al governo non era entrato il colonnello Boldoni : Y origine di lui era, alle estreme fazioni, sospetta : ma dal governo vollero gli venisse I' autorita, che il governo potea rilirargli. Un secondo decreto, dopo una dichiarazione super- --- 121---

flua di un' ambigua legittimita, provvedeva ai primi organa- menti, e detlava cos) :

« I!Governo Pro-Dittatoriale in vista delle mene reazionarie

_ dei nemici della Patria, i di cui tristi effetti si sono verificati in diversi paesi della provincia: In vista dell' ultimo altentato della Gendarmeria coutro la Guardia Nazionale, e contro iner- mi cittadini di questo Capoluogo : Dichiara --- 4.° Di essere legittimo lo stato d' insurrezione, in cui la Provincia si & messa ;

« Ed ordina: ---2. Che sia affidato il comando dell'esercito patriottico al benemerito colonnelio Casttto Bo.pont.

« 3. Che sia immediatamente istallata una Giunta ---insur- rezionale in tutti i Municip! della Provincia, composta di tre individui, noli per fede patriottica ed energia, i quali saranno scelti da Commissarii a cid delegali e muniti delle necessarie facolta.

« 4. La Giunta municipale cos) stabilita ha tutti i poteri ne- cessarii --- 1.° per far eseguire tutte le disposizioni, che ema- neranno dal Governo Pro-Dittatoriale; ---2.° per mantenere Yordine interno; --- 3.° per rispondere a' bisogni della insurre- zione con mobilizzare immantinenti un terzo della Guardia Nazionale, con aprire liste di yolontarii, formare una Cassa del pubblico danaro e di altre offerte spontanee; e con prov- vedere che il Municipio tenga a disposizione della Patria uo- mini armi € munizioni. Potenza, il di 19 Agosto 1860. ,

Pex Ditratone GaRipALpI I Pro-Dittatori---V. Mignogna---G. Albini

--- Fra' pid ardenti giovani quivi convenuli furono eletti i Commissarii deputali a instiluire cotesti dei municipii piccoli governi provvisorii, ed « a sempre pid promuovere lo spirito « pubblico, il patrio zclo, Punila d'Italia, e raccogliere offerte « volontarie, requirendo searpe, camice, armi, lasciandone « Fricevoy».---Intanto a tutti gli uffiziali dello Stato fu fatto ordi- ne di restar fermi ai loro ufficii, e d'intitolare quinci innanzi gli atti di loro amministrazione nel nome del Re d'Italia e det Diltatore; --- s'instituisce di concerto col comando militare, che avea ordinato I' asserragliamento della citta, una commissio-

ne d'ingegneri e di cittadini ; si stabilisce un numeroso co-

mitato di pubblica sicurezza, senza alcuna determinazione di poteri e di facolta, (che, per vero, altro non ebbe di terribile --- 122 ---

dal nome in fuori ); si ricostituisce il comando dello Guardia . Nazionale, ordinando vi si scrivano in tre classi tutti' ciltadiai, dranne i nolati« di reati infamanti»; sen nominate altre commis- sioni sopra le vettovaglie, le vetture e gli alloggiamenti; altre per la cura degl'infermi agli ospedali militari, e civili e degli incarcerati. Nelle quali furono chiamati a far parle con sagace consiglio tutti i maggiorenti o cospicue persone detla cilta + e alle commesse incumbenze solo alcuno non rispose con sembianza di zelo verace, ricordando che mai non furono ci- vili uflizii, che paressero innocenli alle tirannidi vincitrici.

A gralificarsi il minuto popolo della citta parve, sopra ogni altro, politico consiglio il provvedere in beneficio del ventre di esso popolo: il quale stenta una vila macilente sotto troppo grave e laida miseria, pit che non comporti il moto di uomi- ni, di servigii, e di capitali, che s' incentra in cittd capo di provincia, 4) fu-casso per decrelo del governo (a), non del mu- nicipio, ogni comunale balzello sul macinato ; ma per fretta soverehia 0 per mancante maturilta, fu-casso eziandio per altni comestibili, lautezze alle mense del rieco ; e.questo non era negl' intendimenti de' governanti. Era a quei giorni in -voga popolare Ja dotirina che dicono democratica, la quale predica 0 soddisfazionj materiali del popolo come suprema arte

i Stalo, perché .uno Stato nuovo si fondi; e se questi cag- giono , ne chiamano in colpa coloro che a pro del minuto opolo nulla feccro di tangibile. Caritatevole ubbia! Su quel- a parte:di popolo, che, 'ancora tutto assorla nei bisogni del ventre, ¢ plebe ancora, non si poggiano nd i vecchi, né i nuovi ordini civili ; né le terre divise ai proletarii e gli altri miracoli da Gracchi hanno mai sorretto i governi, che cado- no, osleggiato ai nuovi che arrivapo. I provvedimenti, che approdino ai materiali interessi del minuto popolo, é¢ debito di prenderli con quei temperomenti che Ja men peregrina arte di Stato consiglia, perché @ giuslizia ed equita sollevare Yincarco a chi dal peso @ schiacciato; se non 'fosse giusti- zia sarebbe uffizio di-carila civile; ma se vuolsi a privilegio di una singolare politica éun vanto ridicolo. L' abolizione di quel balzello durd un anno : poscia le sfondolate finanze co- munali (alle quali il provvedimento avea tollo per ottomila ducati, senza aver provvedulo per altrettante entrate) e certe

(a) Con ordinanza del 20 Agosto. dottrine economiche ad uso dei ricchi dimostrarono, che il dasio toccasse meno alla scarsa polenta del povero, che al pan buffetto del ricco ; e fu tornato a imporre fra le strida del povero popolo; il quale di cotal peregrina dotirina non era conVinto ; ma si di sua lercia miseria; cui crescono il caro delle pigioni e degli alimenti, e la sottile mercede del lavoro, resa ancora sottile da una ragione di dazii ineguale e crudele.

Questi, poiché taluno vantava atti di politica democratica , turbarono l'animo dei possidenti,dubbiosi non in quel turbinio di casi e di passioni, il popolo rompesse i vineoli del dritlo, e-negasse, allora che era l'agosto, quel che la terra rende in derrate al proprietario in pagamento dell'uso, che egli ne laseia al contadino. A tranquillare cotestoro il governo ricor- dé in un bando a quanti erano coloni, o merzaiuoli o de-; bitori, che fosse debito s) morale, si civile |'adempiere gli obblighi contratti; onde avrebbe fatlo rispettare i diritti di ciascuno (a). Superfluo ricordo : siceame fu inutile I' altro che commind laltissima delle pene a coloro, che senza au- torila del nuovo governo assembrassero bande che fossero © no sulle armi (b). Erano codeste Je prime preoccupazioni delle classi doviziose contro.a quei ripetuti, compressi e non spenti ancora moti di popolo ; a virl de' quali e' vuol rico- nosciuti i suoi dritti alle terre del demanio comunale ; e dei

ti avremo a ricordare iriste memorie in quesie carte. In- ne, come alto di politico intento , fu fatto ordine a talti i pubblici uffiziali, sia dello Stato, sia del municipiv, che dichiarassero fra tre giorni loro « atlo di adesione » al nuovo reggimento ; i conlumaci si repulerebbe avere rinun- ziato ai loro uffizii; e mai « non avrebbero dritto (si diceva) a « pretendere cariche di qualunque genere nell'avvenire » (c). Allora fu visto spettacoio non nuovo a chi non sia nuovo alle triste vicende delle rivoluzioni; le quali rimescalando uomini, interessi e passioni, creane e smascherano a un tratto eroi € buraltini, apostoli-e martiri e mercanti; spettacolo non nuovo, ma miserando; perché i tempi mutano e le opinioni; ma l'umana natura cupids, smbiziosa, e vendereccia non muta mai.---Con foga di gregge, che fa pressa e impaccio al varco

#®) Proelamazione de} 23 Agosto. (b, Decreto de] 24 Agosto. - (a) Deereto del 24 Agosto. --- 124% ---

ove é sospinto, erano vedule andare a chiedere Il'atlestato del nuovo civismo legioni di uffiziali e sltipendiati, quante il mo- derno congegno della social macchina ha trovalo necessarie . a reggere l'umana liberta sulla falsariga dei regolamenti e tra . fasce e lirelle di perpetui fanciulli ; --- ieri uffiziali, sostegni

di un trono dannato dalla coscienza pubblica, e dei conati

della pubblica coscienza schernitori petulanti; oggi convertili

alla causa dei tempi nuovi non per altri generosi argomenti,

che dei sonanli e palpabili della zecéa dello Stato. Né di bas-

so ordine impiegati, braccia e non mente allo impulso di chi

comanda; ma---tristo a dire! ---e chi per ragion di uffizio ebbe

solidarieta ovvero parte al comando e all'indirizzo iniquo e in-

civile. Spettacolo men di paura che di vilta: chi altrimenti affer-

ma, s'inganna. Meglio sarebbe, che di siffatie prove mai non. Chiedessero le nuove podesta: senz'esse la macchina cammi-

na; con esse si avvilisce anche troppo I'avvilita umana natu-

ra. Alla quale hanno fatto tanto assidua e sapiente guerra le

lirannidi moderne; che distemperato i! sangue dei popoli in

acqua pulrida di servilismo e di paura, le flaccide fibre oggi

non sono pronte che a piegare ed a cedere.

L'ordine giudiziario non aspettd per isciogliersi che l'atto di adesione fosse loro richiesto. Addivenuto manifesto stru- - mento di tirannide sotto una potesta, che non vide limite al- l'ubbidienza, perché non ebbe limite al comando; profligata, quasi rivoluzionaria dolirina, anche quella che lo afferma po- testa indipendente dallo Stato che regge , era la magistratu- ra, e segnalamente la criminale , cadula nel disprezzo , anzi . nell' obbrobrio della coscienza pubblica. Conscio dei quali sentimenti , altri lascid soppiatto la citta pria che Ja rivolu- zione vi entrasse; ed altri deliberando nell'aula della Corte scrissero sul libro, che é il registro delle udienze: « stante la « proclamazione del governo prodilttatoriale, essere impossi-~ « bile proseguire nell'esercizio delle proprie funzioni; epperd « si trovavano nella assolula necessita di sospendere ogni ul- teriore esercizio delle fuuzioni medesime ». E in parten- do, taluno disse: --- tornerem dimani colle forche.---Non tor- narono la dimane ; ma si un mese dipoi, quando il nuovo governo di Napoli, a riatlaccare la catena del passalo, volle mandare gli stessi giudici alle antiche loro sedi, non re- putando prudente consiglio il tener ragione della massa di sdegni e di vituperi accumulali su questa togata genia , che é ancora il pid fragile ed il pid suscettivo di tutti gli ordigni --- 125 ---

dello Stato --- Ed allora non fu maraviglia, se il popoto ebbe a complirli di poco civili ufficii di cortesia: i quali non tanto procacciarono di mala reputazione a coloro » quanto a sé in- giuria di plebe.

L'Ihtendente, che appena avea avuto (empo di accennar per telegrafo il 'lampo e lo scoppio dei successi casi, invitato a far parte del temporaneo governo, ricusd, come era suo de- bito, e si ritrasse. E scrisse al Municipio diPotenza:---« Nella « impossibilita di pid oltre conservare un potere, che si trova a in opposizione coll'unanime e irresistibile movimento della « intera Provincia, io lo depongo. E perché la rappresentanza « pid legitlima, che pud assumerlo dalle mie mani, é il Mu- « nicipio, cosi é che nelle mani di esso col presente foglio « lo rassegno..... In pari condizioni e presso le nazioni pit « civili di Europa il primo municipio si é investito di tutti i « poteri , ed a provveduto alla salvezza della patria ; fino a « quando un altro potere rappresentato dalla maggioranza , « non siasi costituito --- Potenza 19 agosto 1860 ».

Da questo indirizzo tolsero argomento ragguardevoli citta- dini di sollecitare il municipio potentino, perché di alcuno suo pubblico ufficio desse conforto all' incominciata intrapresa : Ma una franca parola di adesione non parve prudente ai pit dei cittadini convenuli al palazzo di cilta, memori dei borbo- nici flagelli per non dissimiglianti ufficii nel maggio del 1848. E poiché i pid vivinon si restavano dal premere i timidi, e i timidi si schermivano della inerzia; dalle due opposte forze venne fuori un circospetto e sbiadilo deliberamento , che se non salyasse del tutto il dubbio avvenire, aiutasse almeno al- le future industrie curialesche ed alle presenti esigenze della fantasia, !ra timori e€ speranza divisa e non ferma.

« Riuniti adunque (dicea l'atto) urgentemente il decurio- « natoe i notabili della citla capoluogo, considerando i fatti « consumati nel giorno di icri, che era impossibile impedire « cagione dell'inaspettata aggressione praticata dalla Gen- « darmeria sui cilladini e sulla Guardia Nazionale, che paci- « ficamente ad altro non badava che alla tutela dell'ordine « pubblico; e pid di tutio del sussecutivo arrivo di parecchie « roigliaia di uomini armati venuti da quasi tutti i paesi della a Provincia, uomini appartenenti alle diverse classi sociali:--- « Visto il pericolo di far rimanere il paese nell' anarchia , « stante la defezione di diversi funzionarii : --- Visto che gli @ uomini armati anno gid nominato due Prodiltatori: --- Vista

ke Con & Ia suprema necessita di mantenere nel capoluago della t Provincia lordine pubblico, anche perché agli altri comuni « di essa possa servir di esempio ; --- E non potendo il De- ft curionato assumere i poteri conyenienti alle circostanze --- « Sono unanimemente di avviso --- Doversi il potere confer- a mare nelle mani di coloro, che gid si trovane di averlo « assunto ».

Queste artificiose parole, a vinto pericolo, furono det- te un franco atto di adesione ai neonati ordini civili; ed erano invece uno schermo ambidestro alle ambigue con- lingenze della fortuna. E sia questo avvertito per debito di cronisti, non per nota di colpa a chicchessia; imper- ciocché sarebbe pueriliia di seolari o esorbitanza di .me- Slieranti rivoluzionarii il pretendere eguali obblighi in tutti, che non sono eguall -per stato, per ela, per condizioni ed u- mori, ad abbruciare, come a dire,i vascelli,e lanciarsi a ca- po fitto nel vortice delle suscitate tempeste.

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CAPITOLO Vill.

ee

Apparecehbi ec prevvediment! militari,

Le prime novelle dei moti di Basilicata giunsero al gover- no di Napoli nella giornata del 20 agosto; ta sera slessa si diffondono per Ia cittd; nella quale, sendo inquieti gli animi dell'universale all'espettazione degli eventi, provocano grandi segni di letizia nei pubblici e privati luoghi di ritrovo.

'Le novelle suno accresciute dalle stampe e dagli artifizii de' due centri dell'occulla agitazione , di che sopra abbiamo discorso: mentre d'ultra parte il governo, o non fece in sulle prime giusta estimazione della gravita de' casi , reputandoli muoicipali tumulti di popolo reclamante i demanii comunali (come infatti volie qualificarli sui suoi diarii, confondendoa disegno i moti di Potenza coi casi di Matera): ovvero giudi- cd siffaiti parziali-sobbollimenti essere non altro che sintomi di queg!'incendii, che avrebbe provato di accendere il gene- rale Garibaldi, di cui avrebbero seguito il.corso e la fortuna; € spenti con esso, se arridesse fortuna di arrestarlo o di vin- cerlo sul contioente. Perd il sesto reggimento di linea, Ji ---_ @ Salerno, riceyette ordine di muovere olire in Basi- icata.

'Coatro le.inviate truppe fu principale cura del Capo mili- tare della insurrezione il premunirsi. Gia con suo primo ordi- ne del 49 Agosto avea stabilito l'asserragliamento della cilta di Potenza ; diviso a scaglioni.le suc forze su per la strada che menava ad Aulette ; ordinato organizzarsi uno squadrone di cavaileria tra ricchi volontarii, che erano venuli a cevallo af - rischi del' impresa, e raccogliersi allre schiere di milili dalle cilta del Melfese a fin di dare animo o impulso ai moti messi della conligua provincia di Avellino. Pubblicava intanto, con nola di aceademica abbondanza, proclamazioni di lode e d'incilamenti ai militi accorsi, alle contigue provincie, al- --- 428 ---

l'esercito regio ; e dava utili norme dei modi pit acconci alla guerra di bande, e all'ordinamento amministrativo di quello scompigliato anmasso di genli.

Di cotesti suoi numerosissimi editti ci occorre di pubblicare la prima proclamazione « alla parte armata deglinsorti » : perché ella si ebbe, in pensiero di lui, un intento riposto, quasi complemento di quanto non era chiaramente detto nel primo manifesto delle potesta civili, e manifestazione prima di suo politico indirizzo , onde poscia seguirono gli screzii delle due potesta insurrezionali. --- Il Comitato di Napoli mi « dava l'onore di dirigere la vostra insurrezione, che doveva € avere a scopo la unila e l'indipendenza d' Italia sotto il re- « gime del Re Virronio EmManveze. Il carico sorpassava le « mie forze ; ma la santila della causa, la certezza che !'illu- « stre Generale Garibaldi ¢ per condurre tra pochi d} anche « tra noi la viltoria, che é si devota ai suoi cenni; la spe- « ranza che l'esercito non sara sordo ai {remiti di un popolo, « che oramai non stima pid conforme ai suoi bisogni ¢ desti- « ni Ja durata di una Dinastia che per tanto tempo l'oppresse, « mi a deciso di accettare ». E lodata la costanza e l'energia ch'ebbero posto nel segreto ordinamento della impresa ; € ricordato che in quella men guerra, che subita levata di po- i non si voleva postergare la disciplina, il contegno,

" onoratezza di un buon militare e di bnoni cittadini « affin- « ché niuno eccesso avesse dovuto dar luogo alle quercle « de' nemici interni ed esterni d'Italia » concludeva: --- « Jo « fard il dover mio, quello appunto che mi ¢ imposto dalla « fiducia che avyete in me, e dalla mia professione di fede po- « lilica, la quale é la stessa che la vostra, propugnare cioé la « Unita e la Indipendenza d'Italia sotto il regime di Virrorio a EMMAUELE ».

  • It Colonnello Camillo Boldoni, Capo militare della insurre- zione Lucana, era nato nella regione del Barese ; ¢ gia fatto parte del napoletano esercito, quando l'esercito deliziavasi nel- Vunico ufficio di porgersi in mostra piacente ai pii sollazzi dei ciltadini, e di castigarli di fiera lena come essi scapestrassero agli amori del libero vivere. Nel 4848 ei si fu degli onorati uffiziali napoletani, che seguirono Guglielmo Pepe sulla terra della Venezia ; e in quella onorata e memorabile difesa, men del suolo che dell'onore d'Italia, egti ebbe ventura di segna- larsi alle batterie del forte Malghera. Venezia cadula, visse in Piemonte disvo lavoro in onorata poverta ; avverso agl'intri-

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ghi de' murattini; non amico alle brighe dei repubblicani ; avvegnaché Felice Orsini, che il conobbe in Venezia repub- blica, lo annoveri trai migliori di quella parte. Nel 1859 ri- forna alla vila dei campi; e gli é affidato I' ordinamento in Piacenza di quei Cacciatori degli Appennini, milili volontarii della fortuna d'Italia, che raccoltisi nel nome di Garibaldi, mal porlavano el' inazione a Piacenza, quando a Varese si combatteva, e il capo, che dato dal Cavour reputavano emulo © sbarro ai disegni del Generale Garibaldi. Nel 1860 depose il grado di luogotenente colonnello nell'italiano esercito per rientrare sulle terre napolitane con deliberato animo di aiu- tare i disegni del partito nazionale , che avea ad insegna la croce di Savoia eda capo il Conte di Cavour. Eletto da que- sta parte all'impresa di Basilicata, non pria che fossero nel carro della ferrovia egli conobbe Nicol) Miguogna ; e non pria che a Corleto seppe aver lui uno special mandato , e forse la confidenza, de! general Garibaldi.

E Nicold Mignogna, di Taranto, vecchio apostolo di liber- 14, esperto tramatore di congiure a pro di essa; e di essa provato amanle ai travagli della carcere frequente e dell'esi- glio, era in Genova vissuto tra coloro, che,non reputando I'a- mor della patria siccome cianciera virtl da accademia , esti- mano quella esser pit patriottica politica che sia men pigra agl' impazienti. Ito in Sicilia uno dei Mille, fu poscia in Na- poli in quel gruppo di uomini , animosi e operalivi , che in quel momento di focosa contraddizione al comitato dell'Ordine rifatto, costiluirono il comitato dell'Azione. Questo, e Ie an- -tecedenti brighe che yennero al Boldoni dal suo comando dei volontarii di Piacenza , non metteano sentimenti di mutua soddisfazione tra essi, senz'ambagi accampantisi in due nemi- che, se non opposte parli poliliche: onde la mutua diffidenza; lo screzio, che fu poscia rottura manifesta; la non sempre equa estimazione degli alti loro in tempi, in cui chi parteg- gia, giudica e condanna. ;

L'asserragliamento della cilla incominciato al primo giun- gere del Capo militare procedeva con alacrita grande a dire- zione di giovani ingegneri civili: e poiché Potenza era gia , sotlo gli ordini|feudali , cinta di mura, e di poco il troppo "gremito popolo aveale oltrepassate , fu agevole Jo sbarrare e munire, ove rotta dal tempo , I' antica cerchia. Ogni sorta di cilladini attese all' opera ; e al 49 quel pd di gentili donne, che erano rimase in cilla , dettero singolare esempio di pa- --- 130 ---

triottismo in trasportando pietre al lavoro (a). Le strade ear- reggiabili furono rotte e affossate ; ben meschini ostacoli alle artiglierie nemiche; se di siffatli argomenti si volle non tanto accendere gli animi dei difensori , quanto, come fu voce, a- spettarvi, se assediati ¢ dopo un rovescio, lo arrivo del gene- ral Garibaldi.

Le regie truppe, mosse da Salerno in mille uomini o pid , erano il 22 agosto in Auletta sui confini della Basilicata, a due commode tappe da Potenza. I! Colonnello Boldoni, che fin dal giorno 20 avea trecensessanta uomini di avamposti all'alto pia- no di Santaloi, e il di appresso due, per nessuna ordinanza di

uerra, debolissime compagnie sui gioghi del Marmo , deli-

erd di guardare questa da natura munitissima gola di monti, aspra di roccie, irta di macchie, e forra di precipite torrente e di pid precipite strada, che dall'Auletta sale a Potenza , sia per aspettarvi i regii al passaggio , sia spingendosi di 1a ad atlaccarli verso Vietri. Su quei gioghi raccolse, il 22, tutte le schiere degl'insorti, spiegd sue forze a sinistra, perché la po- sizione non fosse girala, verso S. Angelo-le-fratte e Caggiano, che dominano il cammino.

Pareva certo uno scontro. Ma i regii giunti appena che fu- rono ad Auletta, sulla sera del 22, non che procedere innanzi

ritornarono speditamente indietro: Ja notte stessa serenano -

sulle alture dello Scorzo; ed abbandonarono in Auletta lo in- tero approvigionamento del battaglione, in polvere, vettova- glie e foragzi, che venne poscia facile preda della cavalleria degl' insorti lucani. Il governo di Napoli , che raccoglieva i reggimenti di suoi mercenarii in Salerno per contrastare il passo al Dittatore , come poi non fece, sulla linea di Cava e diSanseverino, richiamd le truppe spinte contro alla Basilicata, sia per stringere ogni sforzo di difesa su questa seconda Ii- Nea ; sia perché (tal voce ne corse, ed io ho documento da credere men di quanto paia improbabile il singolare evento) sendo presenfato al consiglio de' ministri napoletani amiche- vole lettera di un privato cilladino di Potenza, dove detto del- l avvisaglia tra popolo e gendarmi il giorno 18 , si facea si- curfa che senza truppe l'ordine si sarebbe incontanente rista- bilito, e con esse ila a male ogni cosa, fu data maravigliosa fede alla lettera, ed ordini alla truppa in marcia di dar volta a Sa-~ lerno;---con profonda sapienza delle cose di questo poveromon-

. kL a Corrtere lucano, giornule ufficiale della insurrezione n. 3, 28 = 131 ---

do! ---Fu pertanto rimossa la occasione, che citladino sangue fosse , ¢ inulilmente , versato in civili guerre; dappoiché pa- drone det campo non restava per ullimo, che o it General Ga- ribaldi vineitere , o il vincitore di lui. Se quei mille aomini di regolari milizie avessero potuto spulezzar via le masse de- gl'insorti, io non vd dire; ad altri parve d'impossibile evento; @ me oggi non pare. Hi lettore giudichi. Questi di gran lunga maggiori di numero; ardentissimi i pid ; nuovissimi perd ai cimenti delle battaglie, perd soggetti ai mobili bagliori della fantasia; senza valide armi, 0 esperti capi, o imparate or- dioanze di guerra: quelle gid in Auletta scorate dalle conci- tate notizie di casi generali del reame, dall'opera dissolvente dei comitati, dalla incertezza degli eventi, dall'opinione pub- blica avyersa , dalla vista miserevole dei gendarmi superstiti alla zuffa di Potenza, che appo loro giungevano laceri, scal- zi. sgomenti; e che a propria discolpa, riportavano i) nume- ro degl'insorti a favolose quantita.

Una-insurrezione non potuta spegnere sul nasccre, cresee di vilalita come di audacia; attira i dubbiosi e i barcheggian- {i ; e ogni giorno di vita che vive, raddoppia di forze con la legge, sarei per dire, dei gravi, che cresce, tendendo al cen- tro, come il quadrato delle distanze. Ritiratesi pertanto le mi- lizie regie, restava libero il campo allo sviluppo di quei di- segni, onde i capi intendevano trarre forza e distesa all' in- cominciata rivoluzione: ma pria di attuarli, volle il colon- nello Boldoni passare in Vietri a rassegna quelle legioni, che quiyi atlorno avev' assémbrate per la non seguita fazione. E fu spettacolo straordinatio e vaghissimo quel popolo in armi, spettacolo egli stesso e spettatore di sue forze, schieratesi in varie e strane fogge di vesti, di armi, d'insegne, accosto.al- l abitato di Vietri, 14 dove la strada alla volta di Auletta s'incurva a stretta ellissi per un dolce dechino, popolato di acacie, di gelsi e di ulivi. Dalle fanfare a mililare uso, che dalle citta ebbero seguito le sorti pubbliche, quasi a ci- vili festeggiamenti non a lotte civili, echeggiavano belilicose marciate, é¢ l''inno, ormai gid popolare, del Dittatore. Una filla corona di tricolorate bandiere sventolavano lungo le file su quanti erano i drappelli partiti da'loro comuni; e in essele nuove armi d' Italia, e motti di acclamazioni e di augurio ai nuovi destini della patria che sorge. Erano in quelle file i rappresentanti di tatte le sociali classi della provincia; in mi- - =--- 132 ---

nor numero, tra il sorpreso e il balordo, gli vomini del con- tado in strane armi ed arredi da museo 0 da campi ; in mag- gior numero, e baldi in viso, e conscii di loro uflizii, gli ope- rai addetti alle arli ed ai mestieri; e preti e frati, in nero e in bigio saio, il crocefisso al cordiglio, crocesignati al pet- fo, cappellani, infermieri, evangelizzanti e soldati. Ma in maggiorila spiccava segnalato il ceto dovizioso della societa, i rappresentanti del ricco censo, del lato possesso, quei della intelligenza e delle liberali professioni ; anima, forza e ce- mento di quegli, senza di loro, atomi inerti, i quali aveano pensato, ordito e messo in atto il concetto della impresa ono- rata. Dalle pid ricche e¢ dalle pid note famiglic della provin- cia, come dagli estremi confini di essa, era quivi venuto il fiore della gioventd, anzi il fior del paese; insueti i pid a'perigti ed ai disagi,che quelli della caccia non fossero; eppure lieti co- me a festa di famiglia, securi come a debilo di uffizio, con Vaudacia e la schiettezza dei giovani anni; ai quali il senti- mento é passione, la passione é delirio ; passione e delirio 'che si appunta in una donna veneranda come la madre, de- siata come 1' amante ; e che 6 maggiore dell' amante e della madre, perché infelice, perché patria, perché Italia. Pochi di questa onorata gioventd si rimasero neghittosi al domestico focolare; ma nei giorni dipoi furono visti accorrere, e fare di loro presenza ammenda onorevole anche i contumaci ai pri- mi invili: imperocché fu, nella opinione pubblica, documento 'di onore l'essere occorso, di codardia l'essere rimaso lontano dai cimenti generosi della patria e della libertad.

Costoro passati in rassegna sul terreno di Vietri furono no- verati a 2566 milili: trai quali era un grosso drappello di ca- yalieri,ed un manipolo di fanti venuto da Spinazzola del Bare- se. Ii colonnello, altemperando ai mililari usi, lodd nell'ordi- ne del giorno il contegno, come di rito, marziale, e la disci- plina di essi: perd vyolle i frazionati comandi dei mulltiplici drappelli raccogliere intorno a dodici capi; i quali furono nell' ordito della cospirazione i capi dei dodici sottocentri a quello di Corleto, come indietro fu detto; ed a ciascuna di co- teste schiere assegnd i deputati alle forniture, i cerusici, i cappellani, gli uditori di guerra. --- Poscia le dodici schiere assembrd in cinque legioni. E di queste, a fine di sollecitare i promessi ed aspetlali moti delle propinque provincie, ordind che una traversando il Melfese e l'altra il Materano, dovessero indirigersi ad Altamura la prima per la via di Spinazzola, la --- 133 ---

seconda per la via di Ginosa, minacciando amendue fa cilla di Matera, (la quale era rimasta estranea al moto di Basilicata, per ragioni che innanzi saranno dette ) e mirando a sorreg- gere i moli del Barese (a).

Una terza (b) marciando pei confini occidentali della pro- vincia, e sostando a Muro ovvero a Ruvo, doveva altrarre nel moto di Basilicata i distretti limitrofi dell'Avellinese ; ovvero, se mai il Barese insorgesse prestamente, marciare di conserva verso Ascoli e Bovino: che era un troppo amplo circolo di azio- ne,la quale, non diligentemente preparato il terreno, non riue scei.---Una quarta legione mosse pel vallo diDiano a sollecitarvi lo imminente moto det Salernitano; lultima pe! Lagonegrese a dar mano agli attesi movimenti di Calabria (c). Ma poco o punto di frutto ebbe a raccogliersi da cotesti dislocamenti di forze: imperocché, dove il segreto lavorio antecedente non era pervenuto ad accomunare tutti delle alte classi del popo- lo in una idea, queste di loro inerzia invanirono l'impeto dei pochi; e le imprese sconciarono: e dove gli animi erano pronti, la municipale boria volle non si dicesse essere loro Segui lo impulso d'altronde, che del suo proprio seno non osse.

Alle forti posizioai del Marmo, alle posizioni delle Crocclle presso Bella, ed al monte del Carmine di Avigliano ordind il © capo militare un campo, come fu detto, di volontarii e di ini- lizie cittadine de'prossimi comuni; ma tutti ¢ tre, meno in ope- re che in parole, simulacro di difesa o di offesa. Quatirocento * uomini rimasero in Potenza a disposizione del quartier gene- rale. Ai capi delle mitizie fu commesso « di rassicurare la « tranquillita dei comuni ove fossero pronunziate dissenzioni « municipalj 0 tendenze comunistiche »; di raccogliere armi, munizioni c danaro « senza perd devenirsi a requisizioni for- « zose »: di curare rigorosa disciplina nei milili e punire i riottosi; di catturare infine coloro che di bieche opere per- turbassero il corso della imprega iniziata (d): della quale am-

(a) L'una sotto il comando del bravo Niccold Mancust ; l'altra di quel Davide Mennuni di Genzano, che poscia acquistd onorata popolarita nella caccia contro ai brigantl. .

(b) Comandante Giuseppe Domenico La Cava, miseramente ¢ corag- giosamente morte, un anno dipoi, in un agquato di briganti.

i (c) ane acapo i signori Francesco Pomarici e Franeesco Paolo avecchia,

(d) « Istruzioni ai signori Comandanti in giro --- di ording del Colon- --- 134 ---

plissima facolta non fu mestieri di fare uso, tanto era univer- sale il consenso, € apparecchiati a novila gli animi di tutti.

Inoltre il comando militare ebbe ordinato il corpo di sa- nila mililare (a), arredate le ambulanze, rifornito lo Stato Maggiore; dettato utili norme in!orno al sindacato del soldo de' milili ; le quali norme per vero, in quel vago moto delle schicre irrequiete, non era possibile di attenere appuntino, e non fu. Infine, a mantenere in virtd delle pene la militare di- sciplina, volle commesso a valorosi avvocati |' ordinamento di un breve codice di trasgressioni e di pene, men corporali che allenenti all' onore: ma gli eventi precipitavano, né era slagione a malurare quesle che sono provvisioni di tempi tran-~ quilli, non d'istantanee ruine e di vivaci lotle.

Giungevano intanto alla intendenza mililare, raccolte dalle Giunte e da solerti cittadini, in copia calzari, camicie, forni- menti ad uso de' militi (b); giungevano e nuovi drappelli di armali dallo interno della provincia, e disertori e volontarii dalle altre prossime del Salernitano e di Napoli. Perd era an- cora difetio grande di armi: né dello arrivo di esse alle coste celentane fu saputo altro che le lunghe promesse e i messi spedili invano a procacciarle. Provvidero invece di armi in asta e di arnesi da campi molle torme, le quali aspettando il momento di far Je veci dei saccomanni, or si addestrava- no, intascando il soldo, alle armi. E compiuta di quei giorni Yopera di grande spendio ec di nessuna utilita, che fu I' as- serragliamento della citla, vennero di faccendieri girovaghi e ak rae al governo di volere fondere cannoni a difesa delle

arricate, ad uso de' yolontarii. L' opera, che era un altro inutile dispendio, fu loro commessa; ma non a fede di avere provvisto dalla loro pid che dubbia industria siffatti argo- menti da guerra, quanto a disegno di rinfocolare gli animi e crescere fede nelle proprie forze ai tanti del popolo; a cui, poiché verita é I' apparenza, per ispirar sicurezza é d' uopo

piullosto mostrarne che averne.

nello, fl capo dello Stato Maqalore Carmine Sentse. Quartier gene- tale di Potenza, 24 agosto 1860 ». (a) « Organizzazione del corpo sanitario militare dell' Insurrezione = 2 --- Lucania, pel chirurgo maggiore Nicola Scelzi ». Poten- agosto. (b) It Gorriere Lucano. N. 10, del 43 Settembre.

the Cranale CAPITOLO IX.

=< S0

La Glunta Centrale di anmwinisirazione. ---

Ho riferito i primi screzii, le prime armi delle due parti politiche napoletane orditrici di novila, e i rancori covali e i riposti sdegni della parte appellantesi dell'Ordine al vedere il primo e inaspettato fuorviare del loro premeditato indirizzo nella impresa di Basilicata. I Bertaniani, come allora era e- satto di appellare coloro che si diceano dell'Azione, ne me- narono scalpore di vittoria; quasi universale adesione ai loro principii e popolare protesta contro alle brighe de' moderati; cui gridavano in colpa di volere a meta, o con la morbida « teoria del carciofo » l'unita d'Italia. I loro concetto breve- mente riassumevano nella formola: « unico scopo Unita @ « Liberta d' Italia con Vittorio Emmanuele ; unico mezzo la « rivoluzione ; unico rappresentante |' eroe del popolo Giu- « seppe Garibaldi »: formola, che ben rispondendo alle con- dizioni delle cose e degli animi in quel solenne momento di concitazione e di lotte, trascinava i pid; e non pareya essere insegna di un partito, ma di tutti.

Allora i capi di questo partito ebbero in mano, per caso, una parte di quel danaro dato dai signori dell' Ordine a sussidio della impresa di Basilicata; quel danaro eglino spe- sero in alire imprese che non furono per cui l'ebbero avutos e del non leale scambio mentre gli uni si lodarono, gli altri vieppid flerameate si tennero offesi (a). Allora sui manifesti

(a) Giova ricordare il fatto che & questo. Dallo Albinj, sendo an- cora a Corleto, furono mandati in Potenza ducati 1300 in cedole di banco, perchd avessero quivi servito agli apparecchi. Ma le cedole, non potute mutare ia danaro contante pei sospetti e lo scredito che

enerano le rivoluzioni e ta diffusa fama che j depositi del banco di

apoli erano in via per Gaeta, fa forza rimandare in Napoli a fine --- 136 ---

di questa parte, che si dicea Unitarja-nazionale, si vide im- prontato a mo' di suggello un fascio di rani ehe impugnava- no uno stile; simbolo ad essa parte «dell'azione a forze unio te »: ma ai pid, cui pareva chiaro documento delle origini setlarie, era o spauracchio o pretesto a leggervi le maraltiane teoriche bandite a virtti delle collella, finché non le bandi- sca lo Stato a virti della mannaia. Perd la trista impressione dell' ambiguo geroglifico consiglid, per vero, non guari dipoi a oassarlo ; e vi scrissero invece la parola esoterica del sim- bolo acroamatico, che era azione.

Questo, mentre accresceva esca ai rancori ed ai sospetti delle due parti, era sprone alla parte moderala a provvede- re, perché l'incominciata impresa della meriggia Italia non {raviasse dallo .indirizzo monarchico e conservativo. Impe-: rocché non si vuole dimenticare, come a quei giorni questa paurosa parte non avendo ancora sensibili le prove di che tempra di lealld é schietta, di che grandezza é sublime, di che vitlorie é capace l' anima del general Garibaldi, paven- fava pericoli, che si scindessero le forze della gran parte nazionale; rinnovando gli sciagurati casi, che !inespertezza dei capie dei popoli addussero al 1848. Reputsrono per- tanto urgentissimo di mandare commissarii ai capi del moto provinciale Jucano, Jatori di lettere al colonnello Boldoni e al prodittatore Albini: il quale, essendo il naturale capo civile della impresa, cra reputato di avere lo influsso supremo sulle cose della provincia; onde lo si esortava ad assumere di falta lo esclusivo indirizzo che a lui solo spettava. La dualita, di-- ceano, contradice nei termini Ja dittatnra; ma se la storia o la: logica a nulla approdasse, consigliavano, pel favorevole suc- cesso della impresa e per la duratura concordia degli animi, di afforzare il nuovo governo del concorso uffiziale di perso- ne che per censo, 0 stato o intelleflo fossero in fama nella provincia. La quale, testificando all' universale di ayer date alla perigliosa intrapresa non solamente gli uomini dell'azio- ne, ma dcl consiglio, mallevasse appo i timidi e i rispettivi uomini che la meta non sarebbe oltrepassala, la mercé di

una pofesta che fosse per gli uni di guarentigia, per gli altei -

di contrappeso.

Gi cambiarle in contante. Le ebbero a cotesto intento quei del comi- tato Unitario nazionale; il quale, stimando piit urgente i] provvedere pei moti di altre provincie, non ne tornd il valsente in Basilicata. --- 237 ---

Il consiglio rispondeva in parte alle necessita del momen- fo ; ma-non lenea ragione di que' dali di fatto, che nel mon-

do delle nazioni costiluiscono una delle premesse, onde la.

Jogica della storia svolge sue indeclinabili illazioni. Era il nome del general Garibaldi Ja leva del moto, la favilla dello incendio : sarebbe impertanto un sollrarre forza alla leva e all' incendio il rimuovere chi venisse in nome di lui e della parle che in lui s' incentrava. Era nondimeno sensato consi- giio, e bisogno, ancorché non manifesto, sentilo, lo associa- re allo indirizzo della impresa locali elementi negli ordini del censo e della intelligenza popolari: ma in sui primi mo- menti il tentative di raccoglierli non era potato riuscire a bene ; poiché gl'invilati aveano schivato l'onor periglioso di farsi capi in dubbii cimenti. Dopo i nuovi impulsi fo Albini ritentd la prova ; e, vinte allre dubbiezze e rifiuti, fu dalia perseveranza di lui composta un'amministrazione di onorevoli € onorate persone.

Un decreto proditlatoriale del 25 di Agosto costitul questa che si yuol dire la potesta esecutiva della Prodittaiura ; e che nel nome di Giunta centrale di amministrazione avea il cOmpito di indirizzare alla nazionole impresa gli ordini am- ministrativi della provincia. Fu divisa in sette ufficit; con partizione confusa di materie, gli ¢ vero, ma forse pei bi- #ogni del momento non senza ragioni; a ciascuno uflicio preposto un direliore ; a tutti un presidente : i direttori deli- beravano in comune le provvisieni attenenti all'azionc sovra- na del governo ; e per quelle di mera esecuzione alle leggi, balla in proprio e eonseguente responsabilita a ciascuno.

Alla presidenza della Giunta fu chiamato Francesco Anto- mio Casale di Spinoso. Tempra di animo, d' ingegno, di ca- rattere per altezza, per forza, e a vette per debolezza, sin- golari, era egli vissuto lunghi anni in un bizzarro isolamento, 'a dispre2zzo, a diffidenza, a nausea degli uomini e dei tempi. Quello isolarsi non gli tolse che Ja fama dello ingegno suo- nasse alla per la provincia ; gli tolse di avere provveduto di indelebile monumento all'avvenire della sua fama : perd, in- vigorendo le forze della fantasia e del carattere, che il moto della realla spesso logora o spegne, a lui segnava suo pro- 'prio luogo in quel turbinio la dove erano a prendere quei gagliardi partili e quelle supreme risoluzioni, che in ardui Tomenti o accelerano la ryina, o salvano da tuinai perico~ lanti ordini civili.

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Alle cose di guerra e di finanze, che erano le necessita uni- che e vere del momento, attesero due egregii giovani, France- sco Lovilo di Molilterno, ed Ercole Ginestrelli di Potenza. Il Lovito, ingegno pronto, spirito elevato, animo vigoroso e lea- lissimo, provvide con grande onore proprio ed efficacia grande alla turbinosa mole di affari, che le cose di guerra apportava- NO ; 6 ne riscosse, sopra tutti e da tutli, meritate lodi, poscia, supremo onore e nobilissimo perché libero, il mandato al Par- Jamento. Ercole Ginestrelli, gia tesoriere generale della pro- vincia sotlo il caduto reggimento, avea posto l'opulenta for- funa e le aderenze grandi in servigio della causa della libertad e della nazionalita. Il governo prodittatoriale, che l'ebbe ri- mosso da quell'uffizio, il chiamd poscia alla direzione delle finanze : ma restd egli mai sempre il collettore effettivo della pecunia pubblica ; ed aiutd del suo grande credito il delica- lissimo uffizio. Alle necessita della sicurezza pubblica prov- vide con esempio di moderazione, raro in tempi di politiche procelle, il signor Saverio de Bonis, di Pietragalla, gia in- carcerato e giudicato di crimenlese, cioé di amore alla liber- 1a, nel dodicennio: ed all' amministrazione provinciale e municipale lo scrittore di queste carte.

Nicola Alianelli di Missanello, che fu negli ordini giudi- ziarii procuratore del re fino al 1848, poscia rimosso d'uffi- zjo, e incarcerato e condannato per sospetti di Stato alla pe-

-na del galeotto, quindi grazjato dal principe, che gli accreb-

be per tanto l'onorata fama nella provincia e fuori, volle per

: se non le cose della giustizia, ma dell'agricoltura, delle fo-

reste e della istruzione pubblica: poco per vero ulili ufficii nei giorni di lotta. Ma di lui, dottamente perito nel giure, € nelle particolarita degli affari molto esperto che egli era, ven- ne non piccolo conforto al comune lavoro. Alle cose di giu- stizia fu deputato Angelo Spera di Tito, che gia tenne ufficii giudiziarii sotto il vecchio Stato; e cui fecero caro all'univer- sale senso delicato del bene, drittura di animo intemerato, vena limpida d''ingegno. Vi entrd per ullimo un ecclesiastico,

-e per giunta parroco del duomo di Potenza; onesto animo e

pio ; che richiesto non ricusd, non tentennd ; rimase anzi stupito che si richiedesse lui alle civili lolte non adusato. Eb- be l'onorato nome di Gerardo Lapenna ; e qual visse si mori poscia nel 1862 in onoranza di tulli.

A primo atto dell'ufficio i membri della Giunta pubblica- rono il manifesto seguente,

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« Al popolo Lucano.--- Concittadini ---Ne'supremi momen- « ti, in cui versa la Patria, chiamati a far sagrifizio di tutto « noi stessi alla salute di lei, noi saremmo stati traditori della « Patria, se avessimo mancato al suo appello.

a Ma accettando il difficile mandato, perchd la macchina @ governativa s'instauri e cammini, perché l'ordine sia man- « tenulo e la giustizia regni, noi non potremmo aver spe- « ranza di adempierlo, se non ci soslenessero la vostra fidu- « cia, il vostro concorso, le vostre simpatie.

« Noi intendiamo, che la causa nazionale trionfi, che non -t Siano oramai perduli i nobili, generosi, e grandi sagrifizii « che il popolo Lucano ha iniziato per Italia, con esempio di « unanimila che forse non ha pari nella storia, con uno slan- a cio di volonta, che di pid energici pud ricordar pochi la « storia. Noi intendiamo mantener l'ordine, consolidar la H- « berta, raffrenare la licenza nei gravissimi momenti di tran- « sizione, quando al terribile grido della yolonta nazionale un « regime cessa, un allro incomincia.

« Epperd liberta ordinata, moralita nel pid. ampio senso, « fusione delle volonta in uno scopo supremo, che tutti intui- a scono e desiderano ; fermezza ed energia per lo attuamen- « to e lu svolgimento di tai principii, sono le norme direttive, « che ci siamo proposte.

« Noi abbiamo bisogno del concorso di tutti: ---e se un « governo non debba essere una fazione, gli é d'uopo che « esso si afforzi del concorso di tutti. Partiti polilici non esi- « stono al nostro sguardo, se tutti intendano a salvare la Pa- « tria, a sacrificarsi per I'Italia, e condurla alla Unita, alla « Liberta, alla Indipendenza. Ed a nome della Patria comune, « di questa Italia, che ha dato si nobili esempii, de' quali « quelli dell'oggi non son meno nobili di quelli della vigilia, « noi raccomanderemo non darsi luogo alla irosa politica che « risente di consorteria e di fazione.

« Unione e concordia, abnegazione c sagrifizii, temperanza « politica, ma energia c fermezza ; ecco cid che chiede agl'l- « taliani questa Italia che sorge. La temperanza politica uni- « fica e fonda ; ma energia e fermezza per colpire i tristi, « i reazionarii, i mestatori polilici che volessero 0 falsare, 0 « forviare, o distruggere, o altiepidire lo unanime slancio a della nazional volonta.

« Il tempo dei sagrifizii e dell'abnegazione non é compiu- « to. Altri ancora ne chiede 1a Patria. Ed a chi meglio par- --- 440 ---

« lare di sagrifizii, se non a voi, o giovani volontarii Lucani? « @ quale esempio pid ammirabile preporre al vostro, o fior « del paese, che lasciaste agi, riechezze, onori, ufficii e fa- « miglie per creare lesercito nazionale, e fare I'Italia ?

a Forti di questi principii, ma coll'aiuto del vostro concor- « s0, noi abbiam fiducia di portare la nostra pieira al grande « edificio, di cui la Lucania ha gettato le fondamenta. E nella « coscienza di avere adempiuto ad un debito sacrosanto di « cittadini noi-rimetteremo i nostri uffizii, che provvisoria- « mente abbiamo assunto, non appena saran compiuli gli av- « venimenti colla presenza dell'Eroe di Marsala e di Paler- mo. --- Cos! Iddio ci assista, ed aiuti I'Ilalia. » Potenza it 27 « Agosto 1860. F. A, Casale --- F. Lovito --- E. Ginestreli--- « S. de Bonis---N. Alianelli--- A.Spera--- Arcip. La Penna --- t G. Racioppi.

_ La discussione di questo primo atto collettivo della Giunta di amministrazione riveld lo screzio delle varie opinioni dei suoi membri, per vero poco manifesto in sul nascere ; tale nondimeno che, se non era la breve durata di loro ufficio, avrebbe sciollo la compagine di essi. Erano in quella tutte Je naturali gradazioni della parte liberale, coloro che desi- dererebbero le rivotuzioni procedessero con a mano il gala- feo e le seste , onde it meno d'interessi spostassero , il me~ no di abili lacerassero ; e coloro che la teorica delle: rivolu- zioni vilali non riconoscono vera, se non nel ritmo famoso di un uomo famoso --- audacia, audacia, audacia sempre. Le quali combinazioni de' contrarii non durano guari : ma sono esse per avventura le pid accomodate forme al primo passag- gio dai vecchi ordini ai nuovi ; avvegnaché il difetto per ec- cesso 0 per mancamento dell'una parte viene contemperato dall'altra ; onde consegue quel moto non a balzi e su rigida linea, come il moto dei proiettile che pure descrive una pa- rabola; ma si moto rapido eon legge; che sono sociali, stori- che e meccaniche leggi di contiouita si nel mondo fisico sl nel mondo morale.

Insediata che fu la Giunta di amministrazione il Segretaria- to della Prodittatura si sciolse; perocché taluni de'suoi mem- bri erano partiti in missione alle prossime provincie; e a quel Joro ufficio non era predesignata una potestd propria chiara- Mente definita e circoscritta. Ma avvegnaché non definita, essi hon vennero meno al gravissimo cémpito che é richiesto allo inviamento di una rivoluzione che incomincia : ed é debito ---li-

di queste storie di onorare in cotesti uomini (non tutti dei quali aveano gli ardori de' giovani anni) l'animato patriot- lismo, che li fece presentar primi sulla breccia, quando altri © schivavano il cimento o dubbiavano. Di essi, altri 6 morto in giovane cla (a), lieto perché non vide che lepica poesia delVitalico risorgimento : ed altri, satisfatti nell'animo di aver fatto il debito di soldati, quando la patria avea bisogno di soldati, si vivono altergmente schivi, che Io Stato ricordi qua- li obblighi erediti chi vince da coloro che pugnarono per la villoria.

(3) Nicola Maria Magaldi. CAPITOLO X.

eo

Provvedimenti di finanza 6 di amministraztone,

I governi temporanei, che o spianarono la via o tennero dietro ai passi del general Garibaldi, furono fatli segno ora allo scherno, ora alla condanna di coloro, che, resi anche meno indulgenti dagli odii politici, fleramente avversarono quella parte, che governd un momento in nome del general Garibaldi ; e che nell' impetuoso suo incedere non sostenuta dalla maggioranza del paese dové cedere il campo e ritrarsi. Nella condanna di questa parte, che altribui per atlo politi- co poteri illimitali ai capi delle provincie, furono avvolli in fascio anche quei governi locali, che la rivoluzione produs- se, e in momento di rivoluzione governarono con criterii, che non si attagliano ai tempi tranquilli. Perché la storia consenta ai giudizii delle irose parti politiche, & mestieri di mettere in chiaro gli atti di essi: né forse senza pro della ve- rita sara il conoscere a quali partiti si lasciarono andar gli uni, tra quali confini si contennero gli altri ; meno schivi di usurpare la potesta, o di accrescere gl' impacci del governo nazionale, che sarebbe venuto dipoi.

Dird anzitutto delle cose altenenti alla finanza. Nel perio- do preparatorio o di appareechio della congiura, quando i conventicoli municipali diramavano in un breve circolo di adepli la parola incitatrice che veniva da' centri, le offerte volontarie ¢ volenterose di essi formarono i! primo e parco tesoro della impresa futura, Nel giugno del 4860, crescendo il moto come ei si accostava alla fine, anche il circolo degli offerenti venia dilargandosi; ma le men magre raccolle era- no tuttavia trasmesse in Napoli, donde speciali inviti veniva- no alle provincie. Il tesoro dell'apparecchiantesi impresa ebbe esistenza sua propria in Basilicata, non prima, che il comi- tato Corletino prendesse la somma delle cose in sua balla; e ----iBk---.

quando dal comitato del Barese gli vennero per tre mila du- cali e pingui collette dei municipii del Materano, la cassa del comilato di Corleto numerd, allo scoppio dell'insorgimento, ducati 7747 (a). Coi quali ausilii quell' opcroso nucleo di giovani raccolse armi, arnesi e munizioni da guerra; manten- ne molti disertori dell' esercito ; forni la cassa militare della insurrezione di quattromila ducati; e le restanti somme man- dd di poi, come altrove sara delto, nelle casse della pro- vincia.

Cotesto era il tesoro provinciale; ma ogni municipio, ve- nuto entro l'ordito degli apparecchi, costitul sue proprie cas- se in sullo scorcio di luglio, come ne venne impulso dal comitato dell'Ordine rifatto; il quale significava avrebbero dovuto tenersi a balia del capo militare. E in falti servi- Tono esse in ogni paese ai primi soldi ed all'armamento dei militi, che convennero a Potenza: e fu raccollo, giova ri-

._ cordarlo, (oggi che scrivo maraviglierebbe chi ne vedesse le liste scritte), da tutta quanta era la cittadinanza culta ed agiata di ciascun paese; e da quelli innanzi a tutti, che per ragion di ufficio o di precedenti aderenze erano allora in voce, e furono poscia tenuli, con poca lealla e con non molto senno politico, per complici o amici incorreggibili del vecchio ordine di cose. ll quale unanime concotso non yuol dire altro, senon che vera e forte parte politica non avea a sostegno quel tarmato impalcamento di un dispotismo an- linazionale, e che non principii ma interessi il sostenevano; i quali non si erano a un tralto conyertiti a dignila di prin- cipii; ma, come detta interesse, volgevano il fronte, ado- rando, al sole oriente, e al sole occidente le spalle.

Alle prime necessitd della impresa ajiularono adunque co- testi sussidii e le volontarie offerte dei cittadini di Potenza, che raccolsero incontanente per 3466 ducati (b). Ma la ne- cessiti di aver danaro premeva tutti urgentissima; dapoiché Ja pecunia di propriela dello Stato nelle arche provinciali si volea serbarla intatta a sussidio di fuluri eventi. Laonde il governo prodittatoriale nomind, al 24 di agosto, un « Comi- « tato di finanza colla incumbenza di provvedere per la « pronta esazione dei tributi pubblici, delle offerte volon-

(a Come dal Conto reso sommarioc pubblicato nel Corriere Icana di Potenza --- Ottobre 1861. --- Si vegga l'Appendice. (b) Si vegga I' Appendice. --- 14h§ ---

« tarie , de' prestiti forzosi »; ed a Tesoriere del governo depuld il Ricevitore generale della provineia.

Questa Giunta, postasi all'opera, si sbrigd prestamente di sue incumbenze, come portava la ragion de'lempi concita- ta, lorigine sua, l'umore di alcuno de' suoi membri. Sol- lecitd Ia riscossione de' pubblici tributi ; stimold lo zelo di chi fu depvtato ad insediare le Giunte-insurrezionali per raccogliere di offerte volontarie; ¢ invero- parecchi di questi risposero con frutto, pari allo zelo, grandissimo. Ma due prov- yedimenti di special nota degni furono questi: venne fatto or- dine ai pil ricchi municipii di trasmettere al governo, a titolo di prestito, Ja pecunia che era saputo giacersi nelle arche comunali; ed un invifo a privati citladini di un prestito forzato intrecciantesi ad offerte yolontarie; invilo che mu- favasi in ordine reciso per Ja qualita d'indefinili provyedi- menti di rigore minacciati ai conlumaci.

A taluno parve utile (con quella primaticcia sapienza civile che suole manifestarsi solamente a moti compiuti, quando le vincilrici parti si seindono in varie fazioni, e sulle parti vinte reagiscono) parve utile e patrioltico consiglio il fare del pre- stito un' arma di parte ; e tratlar l' arma come in tempo di guerra detia la necessila della difesa e 1' impeto della vilto- ria. Fu risoluto che una lassa sarebbe imposta ai pid ricchi € noli possidenti della provincia : e quella agli uni chiesta come prestito, agli altri come offerta, e questa non libera in giudizio di chi offerisse, ma gid determinata secondo fantastici criterii, in ragione del loro possesso. E perché l'umor politico del momento detlava a far parte, questa volontaria tassa fu in piti gravi proporzioni chiesta a quei pochi, che per ragion di uffizii o per consuetudine di vila erano reputati avversi, 0 men tiepidi amici del moto iniziato.

Il « Comitato di finanze » cessd dal suo uffizio, quando al 26 di Agosto venne creata Ja « Giunta Centrale di amministra- zione ». La quale, nelle cose attenentj a finanza, ebbe due capitali intendimenti ; che furoao |'uno di circondare di re- olari formole , ma spicciative e semplici , i redditi e gli Spendii del danaro che facea bisogno alle vicende deHa in- surrezione ; |' aliro di provvedere ai bisogai del governo con la minore gravezza, che si fosse potuta, ai singoli individui, Fimosso ogni arbitrio sia di parte politica, sis di personali ven- dette. Laonde fu ordinala nei primissimi elementi suoi ana specie di contabilita appo I' unico tesoriere del governo ; il ai

quale del riseosso danaro rilasciava un documento a doppio riscontro, sia di prestito, sia di offerta. Gli esiti quince' innanzi non si sarebbero potuli fare, che in virth di mandato, il quale imesse la causa sommaria del pagamento, portasse la so- serizione del Diretiore dell ufficio, cui la ragione del fatto ap- partenesse ; e spacciato da un registro a riscontro dell' ordi- natore, al quale poseia tornerebbe nei conti del tesoriere ge- nerale che lo avesse pagato. Ed a sicurare quel danaro che dai capischicra in mobili distaccamenti era levato dalle pub- bliche casse, fu dato ordine (a), che cotestoro una al Sindaco e al tesoriere distendessero il processo verbale delle riscosse somme , di cui crano lenuti a sendere ragione appo il capo- militare. Al secondo intendimento provvide smeltendo il sistema della tassa ovvero prestito forzato; non ispacciando altrimenti Jo invilo a coloro, che, gia scritti in lista, non perd erano stati ancora richiesti. Ma considerato avendo che nelle casse, dette triclavi, dei municipii giacessero, secondo un recente calcolo, per 55,735 ducati, ordind si versassero fra otto giorni al Tesoro provinciale queste somme ; le quali, diceva il de- ercto (b) « costituirebbero un debito nazionale, che sarebbe « quindi pagato dalla finanza dello Stato ». Cotesto genere di valori, per la legislazione amministrativa del Napoletano, erano intangibili ad altri usi, da' pubblici lavori infuori, cui fossero destinati: ma per la fonda atonia municipale (che era un effetto si dello assoluto incentramento, si della indeclina- bile corruttela de'civili ordini 14 dove non sia istituto di pub- blico sindacato , si dell'allontanamento da' pubblici uffizii di tutta la parte viva e giovane del popolo) accadeva questo, che le pubbliche opere o non si eseguissero, o s'indugiasse- ro a disegnod ; e il danaro, intangibile per legge, entrava di fatto nei privati traflici: del tesoricre 0 del sindaco indettati ; men che malvagio guadagno per vero, avvegnaché illegale , se troppo soventi fiate non fosse occorso di veder cotestoro fondere a scialacquo il patrimonio non proprio, e rimaner- sene il Comune ricco di vivi litigii e di morte guarentigie in luogo del suo peculio ito in fumo..A rimuovere siffatti obli- qui guadagni e provvedere alla pronta esecuzione dell'ordine

i Decreto del 28 Agosto. (b) Decreto del 29 Agosto.

Mennne dato, un secondo decreto ordinava (a) « potersi astringere sia « coll'arresto di loro persona, sia con le coazioni a domicilio, « tulti i collettori di pubblico danaro nella provincia... , se, @ legalmente invitali, o non si presentino, 0 ricusino di mo- « sirare i documenti, onde apparisca la situazione delle casse « da loro amministrate; ovvero se non paghino il danaro, da « loro tenuto, alle autorita delegate. » --- E data ai sindaci facolta di eseguire incontanente coleste provvisioni, ed ai tesorieri il drilto al reclamo, non perd sospensivo, ayvenne, mercé di esse, che molli gid prima contumaci depositassero il danaro nelle casse provinciali ; né fu d'uopo d' infliggere altrimenti te minacciate pene. i Dai privilegiati del prestito forzato giungevano reclami alla Giunta di amministrazione: alcuni di essa proponevano di s0- spendersi per tutti la riscossione del prestito: agli allri non parve prudente altenuare le entrate della rivoluzione , quando non era dato ancora di prevedere prossimo un punto di sosta. Si devenne tra le due parti a un temperamento, che fu di at-

tenuare ai reclamanti il peso della imposta tassata ad arbitrio; .

e, nonché minacciare pene indefinite a chi rifivtasse, si volle unicamente dar lode o biasimo di pubblicita, al concorso 0 al diniego, sulla gazzetla del governo.

Ultimo provvedimento finanziario della Giunta, fu Ja riscos- sione anticipata di un bimestre del tributo fondiale a titolo di prestito (b) ; il quale avrebbe restituito lo Stato nel mese di giugno dell'anno ayvenire ; il pagamento fra venti di; e fran- cati dal prestilo coloro, cui non toccasse a sei ducati sua

uota di contributo. Ma in venti giorni precipilando eventi, lati e dinastia, non fu bisogno di chiedere ai cittadini altri sagrifizii in danaro ; e il decreto fu casso.

Nel turbine degli avvenimenti che abbiamo raccontato, l'am- Ministrazione civile era presso che arrestata nei municipii, tranne per qualche parte di politica potestaconferita alle Giun- le insurrezionali. E queste al vertice del moto che tutto tra- scinava impetuoso, erano siffuttamente uscite fuori la cerchia de' loro uffizii, che addivennero de' municipii i piccoli gover- ni provvisorii ; i quali, facendo lor reazione al passato a modo che ogni governo novello usa di fare, rimovevano di uflizio fun-

(a) Decreto del 3 Settembre. (b) Decreto del 4.° Settembre.

Yl @yaala --- 4i---

zionarii men che tiepidi 0 tristi; nuovi uffizii creavano ignoti ai municipali ordini; e, gravissimo provvedimento che fa presto cagione di gravissimi pregiudizii all'azienda comunale, sospendevano la riscossione de'dazii civici, anche 14 dove non aliri redditi restassero al tesoro del Comune, Era nel piccolo cid, che, prima 0 dopo, fecero i governi temporanei provin- ciali, e i governi temporanei della Ditlatura e delle Luogote- nenze d'lialia ; era |' esplicamento logico della rivoluzione nel suo primo momento di negazione al passato, quando ella procede nell'impeto della vittoria con la logica della dottrina asiratla e con la sicurezza di una sintesi incompleta. It disor- dine crebbe di scandali e d'intensila 14 dove non fu chiamato. a far parte della Giunta il sindaco del Comune ; la cui pote- sta né cassa, né sospesa, non potea non venire ogni tratto in urto coll'anomala potesta della Giunta, se quegli non si fos- se di buona grazia rimaso alle innocenti funzioni di uffiziale dello Stato civile.

Per tanto fu chi nella Giunta centrale propose di cassare Yanomalo uffizio di coteste piccole diltature locali, ovvero, indicando nettamente che esse erano surrogate all'antico cor- po del Comune, facea mestieri di darne, ad ogni modo, la presidenza al Sindaco del Comune. Non si accetté il partito ; ché era un tarpar troppo e troppo presto Je ali alla rivoluzio- ne in momenti che dell'impeto di essa era necessila : ma a refrenare gli abusi fu conceduto fossero desse richiamate ai loro principii, ricordati i termini di loro azione, ed esortate a procedere di accordo colla potesta ecclissata, non cissa, del capo del municipio (a) : temperamento che non avrebbe ces- sato il male, se non fossero state poco di poi abolite le Giun- te medesime.

Bisognava intanto rientrare nella strada ordinaria dell'am- ministrazione civile ; e dopo l'assoluto assorbimento di tutte le potesta e le funzioni sociali nello interesse della rivoluzio- ne, far largo a' dritti de'municipii e degl'individui. Dai distret- ti della provincia, al balenare ed allo scoppio della rivoluzio- ne , i capi politici dell'antico governo erano spariti ; e le po- testa comunali faceano capo diretlamente alla Giunta centrale di Amministrazione. Fu impertanto preposto a ciascun distret- to un Commissario civile; il quale , oltre alle facolta che la legge napoletana del 4816 dava ai sottointendenti, ebbe

(a) Lettera circolare del 3 setiembre 4 uffizio n. 103. --- 148 ---

autoriti « di nominare alle cariche municipali ed ai gradi « della guardia nazionale in sostituzione di coloro, che o non « godessero la pubblica fiducia, 0 non avessero accettato il « nuovo ordine di cose, in conformila del decreto proditta- « toriale del 24 agosto (a) »: il quale richiedeva Patlo che era delto di adesione. Fra i tre distretti lo insediamento della nuova potesta a Matera era repulato cdmpito difficile e pe- riglioso in quei momenli; perocché Matera, unica trai cen- ventiqualtro manicipii della Basilicata, non avea risposto alla insurrezione lucana; la citté in piena anarchia; la plebe sca- pestrata a fieri tumulli; e le cagioni di quella e i mal- vagi fatti di questa non si vuole omettere di ricordarli in queste carte.

La citth di Matera, popolosa di 14,225 abitanti, gia fin dal 4663 capo della provincia, ed ora, benché non capo, per dovizie, per commercii e per civile condizione di vi- vere fra tulle notabilissima in Basilicata, durava dai primi giorni dell? agosto 1860 in supremo disordine. Moti dap- prima incomposti, poscia sanguinosi di picbe, cui davano abbrivo le perpetuc quistioni demaniali, aveano rotto, non- ché le guarentigie, ma ogni simulacro di ordine civile; e messa la cilladinanza in piena balia di forsennata pleba- glia. 1 magistrati dell'antico governo sofflarono dentro alle torbide passioni de' proletarii; e per complicita or diretta, or negativa, permisero avvampassero in incendii le prime faville : male avvisando di servire a tali astuzie di bassa lega un governo, cui era anzi suprcma necessitd di vita il ricatlarsi dall'antica ingiuria che Vaccusava di spingere le plebi all' anarchia ; affinché la rivoluzione , a sentenza di un diplomatico della legittimila , cuocesse nel suo brodo.

Le quistioni demaniali sono propria e vecchia piaga dei municipii deli'ftalia meridionale. Le sapienti e forti Ieggi, che ai primi lustri del secolo prostrarono la feudalita nel Napoletano , ordinaveno di suddividere ai nullatenenti del Comune quei poderi; che, gia aperti da secoli agli usi pri- missimi della vila cittadina, (ed erauo di cotesti usi il pa- scolarvi il gregge o legnarvi al morticino), furono in parte

(a) Decreto del 30 agosto. --- A' distretti di Melfl.e di Lagonegro fa- rono nominati gli eqregii Decio Lordi e Giuseppe Mango: al distretto di Matera il signor Carmine Ferri. --- 449 ---

sottratti per esse leggi al non equo possesso dei fcudala- rii; baroni, vescovi o monasteri che fossero. Ma la gran- dezza della impresa, e la breve durata del governo (che i Borboni vollero fosse detto dall'occupazione francese, ma che Ia storia appellera della civilta nazionale ), non per- misero, che in tutti i Comuni dello Stato cotesta sociale provvisione avesse potuto mettersi in atlo: nella Basilicata Ja divisione ai nullatenenti restd interamente da farsi; perd crebbe infraltanto la terra del demanio in proprieta del Co- mune , ma nell' uso di tutti. La dinastia de' Borboni che tornd al 1815 bandi la divisione stessa, e la promise. Ma Y odio in essa naturale ad ogni novila che fosse acquisto al vivere civile; lo averne commesso il carico non a spe- cial magistrato, ma ai capi delle provincie, che, quando non erano ignoranti uomini di corte, erano in troppo affari im- pigliati; poscia i provvedimenti indugiatori ¢ proljssi impo- sti dai sopravvenuti ordinamenti forestali al dissodamento delle terre da suddividere ; e infine cosi un segreto pen- Siero politico di non spegnere il fuoco latente della discor- dia tra le classi abbienti ¢ i proletarii, come !o spirito cle- ricale del governo, che volle non fossero tocchi i demanii usurpali da feudatarii eeclesiastici ; e da ullimo ( per es- sere giusti) gl'interessi grandi delle classi proprietarie che venivano a soffrirne, tutte queste cose aveano, non che in- dugiato, ostacolato la esecuzione compiuta della sapientis- sima legge.

Intanto dai principii del secolo la popolazione era ve- nuta crescendo : e dal nuovo ordinamento della propric- ta, che surse sulle ruine dell' abbattuta feudalita e delle prosciolte mani-morte , venne su a florido stato la classe media o borghese; la quale nei nuovi ordini civili divenne il centro di gravita della vila municipale. Alla febbre di subili guadagni, che prese questa gente nova e fatliva, il ter- ritorio che era del Comune si assottiglid di quotidiani rita- gli; e lungo un quarto di secolo il demanio comunale, a- perto per dritto agli usi di tutti i ciltadini, venne chiuso di fatto dai pid potenti ¢ pid riechi di essi: pochi legitti- mando il possesso a virl di migliorate cullure; i pid oc- cupandolo a ragion di pascoli di una errante pastorizia. Dopo il 1830 Ia popolazione si vide raddoppiata di numero, si sent} ristretta sullo spazio sempre pid angusto delle terre

acconce a cullure; e in ragion diretta del numero, in ra- 40

ad hy Conacle --- 150 ---

gione inversa dello spazio crebbe intanto la ragione degli affitti delle terre, che alla grande massa dei popolani era unica e sola industria.

Da quell'epoca in poi gli ultimi venuti, reputandosi dis- eredali, levarono insistente la voce a reclamare quelle quasi ager publicus, che era occupato senza equila dal recente pa- '{rizialo borghese. E come egli accade, secondo Ja natura del- le cose, che I'uomo corre a farsi giustizia delle sue mani, quando coloro cui ne incombe il debito siano sordi o restii, € infrange 1a legge, se la legge @ peritosa; non trovando essi Je rappresentanze municipali, elette dai borghesi, o troppo disinteressate, o molto curanti di queste fonde quistioni so- ciali, ecco, a spezzare il node, frequenti sedizioni di plebe licenziantesi a violenze nelle proeprieta -e nelle persone. Di

'siffatta indole tumulli ricorrono periodicamente e ad ogni .

'mutare ¢i ordini nello Stato; allora linciprignita piaga gilta Te schianze, e sanguina: in Basilicata segnatamente non & terra popolata che non abbia ricordi di tai plebei solleva- menti, tal fiata lordi di sangue, came nel 4848 a Venosa. E poiché con insistente freqsenza ricorrevano cotesti ac- 'cessi di popolesca febbre, e lo Stato, che avea forza dalla tranquillita dei tempi e -dall'esercito, mai non atlese a cu- rarne antecedentemente la causa; fu detlo e reputato vero dall'universule, essere ai Borboni ercano d'imperio il per- petuare le cause di scissioni tra gli abbienti e i proletarti.

In sullo scorcio di luglio del 1860, mutati recentemente 'gli ordini dello Stato , ebbero incominciamento in Matera gli assembramenti tumultuarii a premere su coloro, che erano in grido di usurpatori del comunale demanio; per- ché Jo avessero rinunziato al Comune. Contrabbandieri di 'salnitro, conciatori e togliapielre sommoveano la plebe di contado; artieri e plebe della citia faceano coro. Un Fran- 'eesco Gatlini, trai maggiorenti del Comune, decorato di ci- 'viche virth e di generosi spiriti, slimd rabbonire i tomul- 'tuanfi in pubbticando per bandi e per sue tettere .al Sin- 'daco, sé esser pronto si devenisse a geometrica misura di 'un suo Jato podere, che era in voce di usurpate; egli me- strerebbe a virth di vetusti titeli gli antichi termini; oltre 'ai quali rilascerebbe di buon grado.

La plebe applaude come a prima viltoria; ma non é sa- 'tisfatta. II giorno dipoi va in volta a ripetizione degli stessi

nA t Cor --- 154 ---

clamori; e chiama i grandi proprietarii yenissero al muni- cipio e rinunziassero alle usurpate terre. Anche I Arcive- scovo venne con gli altri.

Le strane e ripetule violenze e i lamenti degti onesti 'non tolsero da loro inerzia i capi civile e militare del di- siretio; che aveano quivi in Matera olfanta gendarmi, e

dalla prossima Allamura poleano averne altri in buondate.

Laonde i possidenti della citla, a simulacro di sicurezza, misero su trai loro famigliari e clienti una quasi ausiliaria -guardia ciltadina ; ma il provvedimento non torna in grado 'alla plebe che comanda ormai baldanzosa, e chiede sia sciol- 'ta; e il municipio e i capi, a dialettica della paura, Ja sciol- gono. E perché il Sindaco non rispondeva complice all'im- pronta ¢ focosa petulanza della plebe, questa, entrante I'a- gosto, chiama quello a rassegnare |'uflizio; e nei sudi co- 'mizii di piazza acclama e mena in trionfo novello Sinda- co. Le potesta civili e mililari restano tullavia impassibili; anzi riconoscono I eletio de' faziosi.

Questi traevano ogni di con suoi legisti e geometri al 'podere del Galtini: né si restavano dal proseguire di loro 'minaccevoli rancori quello infelice. Il quale un giorno in- fingendo di uscire a diporto fuor di citla con la moglie ¢ i figliuoli, questi invia a Trani; e hui terna solo, ma rin- ecorato, 14 dove i suoi fali il sospingono. Imperocché la sera stessa del 7 quella bordaglia, comprato a danaro pubblica- 'mente raccolto dell' acqua di ragia, appicca fuoco all' u- scio da via di casa Gattini, e se lo incendio prestamente -€ spento, e le torme disperse, non fu ufficio delle autorita politiche del distretto ; Je quali anzi richieste, ricusarono di provvedere avverso gl'incendiarii. Qual maraviglia se la 'imbestiata plebe, mai non repressa, mai non raffrenata ad 'ogni nuevo passo 0 nuova mostruosa voglia, decorse subi- tamente la lubrica scala che impuntava nel sangue ?

Allalba del giorno 8 i capiturba postarono lor vedelte ai eapistrada, € non permisero uscissero fuor di cilia agli usati Javori i popolani; -perché aveano bisogno di procacciare vi- cendevole ardimento dal numero, c dal grosso numero spe- ranza d'impunila. Gli assembramenti crescono ¢ tempesta- no; il nuovo Sindaco é al municipio; e Gattini minacciato manda per un notaio che allestasse sua ferma volonta di cedere tulto che si volesse de' suoi possessi. Ma in questa Yonda fremente del popolo giunge e recinge le case di lui; --- 152 ---

si odono gagliardi colpi di scure ad atterrare V uscio da via. A calmare le briache ciurme fa chi riversa dalla fi- nestra una zanellina di monetle spicciole ; ma la industria non che frenarle le accende; traggono colpi di pictra e di moschetto; cresce Purto e il furore; Puscio cede e si sfon- da, e l'onda mugghiante si riversa, ¢ allaga il palazzo. Ro- vesciano, infrangono, fiutano per covi e solai: --- il padro- ne é fuggito! --- un urlo di rabbia scoppia dalle fauci af- famate.

Ma non guari di poi un urlo di gioia selvaggia annunzia che Ia caccia é scovata; un antico familiare di casa Gattini .volle il plauso di avere scoverto il covo, ove quegli erasi tra- fugato. Ghermilo, or trascinato or sospinto, arriva in sulla piazza che gia gronda sangue da quattro ferile : disfatto in volto ¢ nella persona boccheggia ¢ chiede un golto di acqua. Uno, tra' tristi men tristo, va e ne reca ; ma un manigoldo il rovescia, e --- Cristo ebbe vcleno --- urla; ¢ la ciurma bria- ca applaude.

Non vo' continuare di queste ignobili quanto nefande ma- nifestazioni non dell' umana, ma della ferina natura dell' uo- mo. Non dird come assisero la vitlima disfatta sur un allo poggio a dileggio delle turbe; come ripetutamente gli chieg- _ gono in sul viso Ie carte del demanio e un libro « di cin- quanta rotoli », uclavano, ove era scrilla in loro giudizio Ja pruova de'comunali dritti; come una parte tornasse a fru- gare per carte e scrilture in casa Gallini; e come indu- giando a comparire il famoso libro e le aspettate carte, la impazienza riayvampa il furore; le belve si Janciano sulla preda; cui di ulleriori strazii giunge liberatrice la morte.

E non fu solo! Al. momento che ei cade, altre turbe trascinano in piazza Francesco Paolo Laurent, giovine di alli sensi, di franccsi origini, grande amico di casa Gat- tini, e per la religione dell'amicizia fatto segno alla cieca ira della plebe: anche egli sbrama di sua straziata persona Ie ferine passioni di cssa. La quale non sazia ancora, e nel cicco crrar furibondo del sangue bevuto, si abbatte in quel tristo yalletto che avea consegnato ai carnefici l'ascoso Signore ; ¢ lui gridando reo delle promesse e non rinve- nute carte, il pestano di mille colpi, e ne muore.

Continua per quel tristo giorno la trista baldoria tra bie~ che grida di Viva i} Re: a trofeo ed a terrore portano i cadaveri per Ja cilta fino all' ullima dimora del cimitero ; --- 153 ---

cosi non sai se in loro furore pid pietosi che pazzi: ma, certo, di profonda commiserazione degni pit che della se- vera parola della storia. Imperocché abbrutiti da secolari ingiurie e da fame insatisfatta ; viventi si, ma quali esi- gliati o peregrini, frammezzo agl' incrementi della civilta; partecipi, ma nel solo nome e nelle sole formole, della co- munione cristiana, mai, e per colpa non propria, non ebbero avuto nel corso dei secoli chi sulla via della civilla li av- viasse; de'selvaggi istinti, ripiegati in dentro ma non spen- ti, li riforbisse ; e nel grembo della cristiana comunione li ricevesse ; comunicando loro lo spirito di Cristo e il verbo che li fa uomini, non unicamente la formola di un culto che li fa automati, supplichevoli in parole che non inten- dono, e in alti che non comprendono.

Per cosifatte domestiche sciagure i maggiorenti della citla o si fuggirono a scampo pei prossimi paesi, o si chiusero in armi e trepidanti: Matera restd in fuori del primo mo- vimento della provincia ; rimase anzi pressoché chiusa ai commercii della vita civile; e false voci esageravano appo la Giunta Centrale la contumacia di una plebe apparecchian- fesi a resistenza e a nuovi scempii. Laonde il governo in- viando un commissario civile a reggere la cilla e il distret- to, provvide fosse accompagnato da numerosa legione di citladine milizie ; e mandd innanzi un manifesto ai cilta- dini di Matera (a)? i quali invitava a rientrare « nell'ordine, « perché al governo ( si dicea ) graverebbe di piegare a « provvedimenti estremi; finché Ie vie della conciliazione « gli siano dinnanzi dischiuse ». Ma in questa, giungeva al governo un franco atto di adesione dei pitt specchiati cit- tadini della citta; i quali testimoniavano che anche le plebi, sbolliti i selvaggi umori, chelavano: onde il commissario del governo fu ricevuto in citta fra acclamazioni ¢ lumina- rie; sincera espressione di Ietizia dell'onesta gente, che era tolta alla balla degli assassini. La forza prestamente v'in- staurd I' ordine; procedette a numerosi, e, per vero dirc, pi del dovere numerosi arresti, degli autori e complici degli scempii dell'8 agosto. Poscia negli anni che yennero questa, che in tutta la provincia é& la massima tra le qui- stioni demaniali, attese a dirimerla, nei termini che equita € giustizia consiglia, il nuovo governo: ed oggi che scri-

(2) Potenza 2 Settembre.

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vo , sciole il promiscuo possesso di scdici demanii, gid millequattrocento quote di terreno mutarono in. proprictarii- terrieri millequattrocento nullatenenti che le sortirono: e Y opera, a futura coneordia ciltadina, continua.

Dalle cause medesime vennero allora e poi nella pro- vincia non dissimili sedizioni di proletarii; perd non giun- sero al sangue, se non vuolsi rammemorare i trambusti di Calciano; ove cinsero di assedio e presero di assalto le case di un Magnante, che, gia per molti rispetli odiato ai pil, fu miseramente morto e dirupato. I recenti moti polilict delle classi educate della provincia ecrano esempio ai moti comunistici delle plebi: le quali moveano in massa, spie~ gato , quasi a legale presidio, il vessillo dai nazionali co- lori, a prendere possesso in nome del comune dei lati po- deri , che esse repulavano passali dal demanio comunale al dominio privalo. A San-Mauro convinsero di loro terri- bili argomenti i doviziosi cilladini cosi, che questi conven- nero tutti nella curia di un nolaio , e rinunziarono a loro possessi. Ma le rinunzie dichiard ineflicaci di giuridici effetti la Giunta governativa; la quale allri provvedimenti ordina- va; di che sara cenno pid innanzi.

Su'quali episodii del mio racconto 6 voluto dilungarmi;. perché vegga, chi ne ha il debito, la necessita di provve- dimenti eflicaci a spezzare, pitt che a sciogliere il nodo di queste ricorrenti quistioni sociali ; e di pid spicci procedi- menti che non siano le indugiatrici formole , ordinate ad

intento di refrenare , non polendo distruggerlo , il moto.

E lievito siffatto che fermenta; & fuoco che cova lo incen-' dio. Mezza Italia e la Francia non ha il concetto, le cause e gli csempii di coteste lotte intestine ; perché la legge , provvida 0 no che sia, non ebbe trasmesse siccome dome- Stico relaggio, di generazione in generazionc, questa tradi- zione di terre da dividere al popolo, ¢ mai non divise per- ché mal possedute dai prepotenti. Vuolsi rimuovere le cau- se, e della tradizione spegnerne la memoria nel dritto che siasi esplicato nell' atlo: allora solamenre altri potra dire fondata la domestica tranquillita de' nostri comuni; dove oggi non é che paurosa lregua.

CAPITOLO XI.

---teccann

Irvadiamento detia rivotaztone alle provincie finitime. Conati @inaurrezione ad Ariano.

Tra questi locali provvedimenti, essendo del tutto igno- rato a Potenza lo stato delle cose dell' ultimo continente in sul Faro, il governo lucano sollecitava di tutte sue for- ze, per invigorire il movimento, a dilargarlo alle regioni contermine. Questo cra il disegno de'due comilali dirigenti napoletani; i quali non si ecrano restati dallo spedire e mes- si, e commessarii, e capi mililari ad Avellino, a Beneven- to, a Salerno, nelle Calabrie ; grandi e subite cose spe- rando, grandissime e subile cose promettendo. Ma poiché le promesse cose non erano viste in nessun modo venire in alto, e il tempo stringeva, .i Prodittatori Lucani invia- rono speciali agenti alle provincie stesse; e nel Salernita- no il signor Nicola Albini, gia per arrischievoli spirili e per risolute opere noto ai congiurati; in Avellino il signor Rocco Brienza, uno tra' segretarii della prodittatura ; in Calabria il signor'Francesco Pizzicara d'intraprendenti spiriti; ed al signor Luigi de Laurentiis di Altamura commisero distituire le Giunte insurrezionali per il Barese; per la quale regione ultima deliberd anzi di partire con nerbo di milili lucani il Colonnello Boldoni. --- Dell' effetto delle quali pratiche toccherd con brevitd in queste carte, cosi per delineare lo insieme de' moti delle provincie a spazzar la rapida via al General Garibaldi ; cosi per illustrare con la ragione dei confronti il profilo di queste particolari intraprese.

Delle provincic confinanti alla Basilicata non riuse) guari che a sconciatura miserevole la impresa dell'Avellinese uni- camente ; della quale fard ccnno prima che Ja stretla ra- gione dei tempi portasse. Non era lo Avellinese , checché --- 156 ---

promettevano alcuni focosi mallevadori della volonta del popolo , molto disposto , o sufficientemente apparecchiato al sollevamento: avvegnaché non prima dell'entrante set- tembre i rappresentanti dei due comitati di Napoli poterono nella citla di Avellino raccogliere a convegno i pid cospicui liberali della provincia, men perd per fare, che per con- sultare. Nelle quali consulte fu convenuto che non gia A- vellino, citti aperta e custodita ancora da nerbo di soldati regii, ma si Ariano eleggerebbero a prima sede del governo dell'insurrezione; come quello che, posto in cima dell'erte balze dell' appennino , era da natura munilissimo , e non guari lontano da Benevento gia insorto e dalle Puglie com- mosse, €, come guarentivano, ben disposta citta della re- gione a ricevere i promotori. Fu eziandio molto disputato sulla formola che avrebbe assunto il governo nasciluro 0 della Dittatura Garibaldi, o di semplice governo provviso- rio, € su quali uomini de' due comitali raccogliere i suf- frazii a capitanare il moto; che era per gli uni e per gli altri la quistion vera e sostanziale. Vinceva fi come da per tutto il partito e la formola della dittatura: e fosse lo indiriz- zo vinto, fossero personali ragioni a me ignote, Io inviato dell'Ordine a reggere la impresa militare, che era il Co- Jonnello Materazzo , si ritrasse: onde rimase padrone del campo il signor Vincenzo Carbonelli, inviato dell' Azione. Dei quali risultamenti poco satisfalti o molto sospettosi quei della parte moderala, divisarono sagacemente di mettere innanzi tale un nome, che a tutti senza distinzione di par- li, e nella coscienza di tutti soprastesse onorando ed ono- rato. E fu il Colonnello Lorenzo de Conciliis , non meno per la intemerata canizie e la probita antica venerando, che pei patriottici falti del 1820, e le durate persecuzioni ¢ lesiglio. Quel nome fu punto di rannodamento ai dissen- zienti.

Mossero il 3, di settembre per Ariano, precedendo 0 se~ guendo il De Conciliis drappelli di militi avellinesi e delle prossime citta. Ad Ariano era data la posta ai patriotti ed alle legioni di citladine milizie ; ma quivi non giunsero il giorno & che manipoli di Andretta, di Consa, di' Caivano, di S. An- drea, di Guardia Lombardi e di Mirabella, un trecento militi circa, capitanati da Antonio Miele e da Giovanni Cipriani. Allarrivo de' quali nessuno entusiasmo, nessun segnale di letizia nella citta; nonché oneste accoglicnze, inimiche. --- 1---

I nuovi arrivati raccolgono. nello sgombrato palazzo del ve- scovo i maggiorenti e i magistrali della citta. Affidati a larghe promesse di taluno della cilta stessa, quelli speravano nel concorde assentimento della cittadinanza a sostenere il go- verno che erano venuti a proclamarvi ; e chiesero del loro concorso i congregali. Ma partito forte o avtorevole non era veramente fra |' arianese popolazione risoluto ad accettare i cimenti della impresa: né quelli s' imposero di forza, come era consiglio, se gli armati venuti allo intento non erano si scarsi. Ogni cilld si ritraeva volontieri dal!' onore di dare la culla entro a sue mure a popolari moti indiritli a mutare lo Stato: imperocché soldateschi scempii e incendiie ruine guer- resche avcano seguito, per frequenti memorie, a coteste prove infelici: la vendetta era cieca e sfrenata; i pochi motori sgom- bravano primi; e i molti o inviti o indifferenti, ne piangevano il danno e la ingiuria: vecchia storia, che si succede, e non muta. Ariano temeva che dalle vicine stanze delle Puglie il regio general Flores sarebbe occorso a vendette. Rifiutarono recjsamente concorso di opere, o conforli: --- andassero (a- cerbamente diceano) a insediare quel loro governo nella loro Avellino.; la rappresentanza del municipio arianese avrebbe protestato delle sofferte violenze. --- De Conciliis dichiard non osterebbero le proteste: essi proclamerebbero il governo. L'a- dunanza si sciolse.

Avverso, come sempre, il minuto popolo alle novita, av- versa la parte cospicua ed autorevole della citta, lo spirito di questa commosse a un tratto la mobile massa di quello. Si- nistre voci susurrate contro quelli, che (come détta ancora Yantica lebbra dello italico municipalismo ) son detti e repu- tati i forestieri,!i segnalano al pubblico odio siccome congiu- rati ad oltraggiare le donne, a rapinare le chicse e il santo che é tutto fuso in argento, a trasformar le campane in bel- lici strumenti. Fino dall'alba del giorno 4 capannelli di sini- stre figure erano viste assembrarsi per le vie della citta ; e venire a gruppi dai campi, dove essi vivono, gli uomini del contado. Fra costoro soffiano e li accendono : costoro grida- no per la cilta « fuori i forestieri » e danno entro alle cam- pane a stormo; e, tuba di guerra, il mugghio cavernoso di un nicchio di mare accoglie e mena la plebe, come usa, nelle selve, i maiali. ,

I militi venuti ad Ariano si dividono in drappelli; e po- stati agli sbocchi della citta rattengono un momento gli assa-

litori. Ma incalzando le popolari onde e le minaccie, e con- sigliando i notabili della citta, che il popolo non sarebbe ve- nuto in calma, se prima « i forestieri » non sgombrassero, i drappelli di Miele e Cipriani si affrettano ad abbandonare il paese, senza ordini di milizia, senza intelligenza dei capi della impresa, che erano ancora .a consulta sul palazzo del vescovo. Di su il ciglio delle ayvallate vie dei campi, a ri- paro degli alberi e delle siepi, trovano imboscate e morte i militi che si rilraggono in iscompiglio: una mano di ple- be impone ad un drappello di essi di metiere git le armi; e quelli, ad insana speranza di vila, le abbandonano: ma non iscampa, che cui caso 0 sorte favorisce, ai colpi della scure © degli schioppi. Un pid feroce contadino é capo e guida delle torme: ei detta ordini, e siede giudice , e pronun- zia, tral terribile e il grottesco, il verdetto della morte o della vita ai mal capilali. Trenta cadaveri ingombrano ik terreno della caccia: tra quali per censo notevoli e per con- dizione sociale parecchi; un Inglesi, giovanetto a sedici anni; e Leone Fieri, prete di Caivano, che toccd nella persona quattro colpi di schioppo, e tre fiate gridd --- Viva Vitalia, --- e alla quarta, franta Ja voce e il petto, appressa alle labbra la nappa tricolore, e spira con essa.

La milizia citladina arianese non che frenare il tumullo vi ebbe una parte: era tutto il minuto popolo mosso su non a far parti poliliche, ma a scacciare, come diceano « 1 fo- restieri » che erano venuti a turbare la quiete della cilla. Non era speranza di rinsavimento; né possibilila di resi- stenza. Gli ullimi rimasi erano appena un sessanta uomini;--- si strinsero in armi, e in mezzo alle armi il yecchio de Con- ciliis; e sicurati di scorta e di compagnia da alquanti tra generosi preli arianesi ¢ uffiziali della milizia cilladina, usci- rono dalla citla, e ricoverano a Greci la sera stessa. A Greci fratellevoli accoglienze ; il municipio , i notabili, il popolo traggono ad incontrarli fuori della terra: non altri- menti a Grottaminarda.

Codesta fine ebbe il politico episodio di Ariano; ma non il plebeo tumulto: imperocché sperando nell' arrivo, come cor- rea voce, delle regie truppe del Flores, continud il giorno 5 € i trionfi e le vendette. Ricusarono ai trucidati cadaveri i su- premi vuffizii del sepolcro: crearono novelle magistrature al municipio; cassarono il nome della citladina milizia; botlina- rono di armi per le case de' sospetti citladini ; e tennero la =--- 159 ---

cilté con tai modi, fra il simulacro dell' ordine guarentite dalle armi dei sicarii e le paure degli onesti, per quattro giorni, finché le legioni garibaldine e it Generale Turr non giunsero chiamativi a spegnere e vendicare le sanguinose reazioni dell' Avellinese e d'[sernia..

Imperocché la villoria della popolaglia arianese ebbe il con- trocolpo nelle terre circostanti. E, nella vita de' popoli, fene- meno costante la diffusione di civili turbamenti per efficacia di esempio che opera a distanza sulle malate fantasie delle moltitudini; quando essi popoli sono involti, vorrei dire, dallo stesso ambiente, sotlostanno alle stesse cause predisponenti ed. alle stesse condizioni di vila disagiate ; sicché a virtd di tumulti credono procatciare abilila di altuamento alle covate speranze di pid fortunata condizione di vita. I maravigliosé accidenti contemporanei; lo sfasciarsi a giorno in giorno de- gli antichi ordini civili ; il repentino e eontinuo rimutar del governo, che alla coscienza del popolo é, quanto la religio- ne, Ja cosa pill stabile e sacra del mondo degli uomini; la vista della sovrana autorita e della forza che vagella o si ec- clissa, mettevano nell' animo dei popoli quel vago seulimen~ to mislo d'inquietudini ¢ speranze, di illusioni o sospetli; per cui una crisi é sentita imminente, un nuovo ordine di cose é visto sul nascere, e nel rinnovamento del secolo lampeg- giare giocondo il miraggio delle cangiate condizioni della vila. In questi momenti di trepidazioni e di lottc, basti che alcuno mostri un' insegna ed operi, perché le inconscients masse si sveglino dal natio letargo, intendano I orecchio al- Yeco lontana ; e se l'eco loro apporti una voce, che dia con- forto al sentimento, generoso 0 cupido o ribaldo, che giace indistinto in fondo degli animi, quella voce é lo impulso che da lo abbrivo alla massa, @ favilla che mette I' esca allo in- cendio. Le classi popolari sono ancora troppo abbrutile dalla insatisfatta fame e dall' ignoranza ; troppo abictlate sia dai soprusi sia dal disamore dei ricchi ; troppo anzi corrotte dal- Y esempio del recente patriziato borghese, il quale ha posto unicamente nell' utile e nell' oro il dritto, la morale, Iddio stesso e l'onore; troppo ancora discredate Ja ogni favore della legge, che bene afferma l'eguaglianza di tutti, ma non é an- cora uguale per tutti; le classi popolari non concepiscono Yordine civile che come un privilegio in beneficio de' pochi, e un'ironia a scherno dei molti: non repulano il governo che --- 160 ~

come forza temuta e terribile, ai nullatenenti dura, ai bene- stanti morbida ed indulgente. Laonde quando dalle civili tempeste credono invanila o spenta la temuta forza dello Stato, esse si sbrigliano, e scapesirano; la mollitudine stessa le fa audaci; la natia selvatichezza Je fa feroci; e ferocemen- te si vendicano sia delle classi che le opprimono, sia della fortuna che li f poveri; imprendendo a rinnovare di violen- za l'ordine civile ed economico, perché fa conculcata giusti- zia sia vendicala nel sangue, e regni rinnovata nelle provvi- sioni dei Gracchi. Onde é che vediamo il fenomeno ripetersi per le stesse cause, con gli slessi osceni sembianti ¢ le con- dizioni medesime in luoghie tempi diversi.

Alla notizia de' fatti arianesi, che sono creduti segnale di non dissimili eventi per la provincia come appena le truppe del Flores tocchino al confine , il contagio si ap- prende alle fantasie delle moltitudini; gli spiriti reazionarii dei partiti condannati dalla liberta si sollevano; e dalla spe- ranza e dallignoranza propria tolgono animo a fare. Un Ar- dolino , gia abietto strumento di polizia, e per luttuose delazioni, quanto infame , odioso ed odiato , studiando di trarsi ai minacciati pericoli dei nuovi tempi, s'indetla con suoi pari ¢ congiunti e soldati congedati, perche l'esempio di Ariano si ripeta a favore del re; del re, che avea Jar- gito ai suoi popoli tre mesi, dicea, di carta-bianca a gua- renligia d'impunila, e con essa Ie terre ¢ gli averi dell'odiato ceto prepotente, che in ogni terra vilupera all'onore, usurpa i possessi, ¢ toglic la mercede al contadino, Un nucleo di ogni risma ribaldi, galeotti, antiche spice, predoni e soldati, amici e congiunti, si raccozza e prende animo ai consigli di lui; e capitanati da un Lanzilli, gia nei bassi gradi delle re- gie milizic, muove il giorno sei_ per Montemiletto. Quivi era precorso sentore de' moti popolareschi; e il capo della guar- dia cilladina avea provvedulo giugnesse da Monteaperto un manipolo di armati a difesa dell' ordine : perd venuto egli in consulta con altri maggiorenti del Comune, avvisarono, per corto consiglio 0 per poca speranza di coesione nel ceto dei possidenti, non di stringersi tutti in sulla via per cacciare dal bel principio la gente che si assembrasse, ma di ritrarsi cia- scuno a cuslodia delle proprie case; perocché altri intenti non avrebbe Ja plebe, ei pensavano, che del fare bottino.

Al mezzo il giorno del sei un brulichio di gente é visto da'campi appressare alla citta; e infrattanto si ode il rintecco --- 161 ---

delle campane e Veco fonda del nicchio di mare, che a' suoi fescennini comizii assembra'la plebe. La mollitudine riceve conforti ed eccitamenti dail' Ardolino, venutovi in mezzo, e dagli uffiziali della pretura mandamentale ; acclama al re ; cresce di numero e di audacia ; e vociando grida di maledi- zioni ec di augurii, circonda il palazzo Ferrimonti, che era il capo delle milizie cittadine. Tempestano e minacciano ch'e- gli apra; altri tra loro il chiama a nome e I' assicura di one- Ste accoglicnze s' ei scenda, pria che la fiera a mille teste non aguzzila rabida fame ; e quegli infra duc, se oppugnare O trafugarsi, presolo forse pieta della famiglia che era seco a balla de' vincitori, apre uscio e si dd in mano ai ribaldi: promette e da danaro che il lascino; lotta anzi un momento, si disvincola e fugge; ma é collo di un colpo di moschetto ¢ cade, e nuovi colpi lo spengono, non pria perd che una sozza figura a sembiante di donna non gli abbia pesto il cranio di un sasso. La casa, come cosa da rubello, si appartiene di di- Tillo ai vincitori.

Le scioltc turbe si partono in duc: e I' una va alle case di Domenico Colletti, ne sfonda l' uscio; e lui e due giovani fi- gli abbracciatisi a lui, per fargli schermo della persona che la novella eta faceva innocenti, in rabida gara trucidano. L'altra arriva alle case di Gaetano Colletti; e questi apre I' u- Scio a ricevere quelli che si presentano in non inimici sem- bianti. I Lanzilli abbraccia il figlio di lui; gli fa guarentigia del suo patrocinio, lo mena in istrada, Y abbraccia ancora, poi di un colpo lo spegne; e quegli screnamente muore in perdonando ai sicarii , e infrattanto -altri tempesta di mille colpi il vecchio genilore, che pare morto cadavere agli as- sassini che ne fanno ludibrio e ai mariuoli che vengono a fru- gargli sulla persona, finché un altro, tra' ladri meno empio, si fa capace che ancora gli avanzi un fiato di vila; e pictosamen-

'te schermendolo di suo patrocinio lo ritorna alla famiglia ed alla vita.

I militi di Monteaperto si crano tratli a propria difesa sul palazzo baronale : arrivano !e turbe silibonde c codarde ; ¢ mandano il Sindaco e¢ il Lanzilli, perché quelli depongano le armi e si affidino alla generosila del popolo, che non ha ra- gione di offesa o d'ingiuria a yendicare su di essi, dalle mu- nicipali gare stranieri ; e quelli si danno in mano ai media- tori quasi sicuri della vila fra le dimostrazioni di pace di chi --- 162 ---

gli abbraccia, li chiama amici e fratelli; e dopo un altimo li -'assassina. 7

Del dritto di guerra civile é corollario indeclinabile il drit- 'to dei saccomanni. Le case di Ferrimonti, Colictti, Pesa,'e 'Leone sono aperte alle ciurme: ed.armi, vasellami, derrate, 'suppellettili, e masserizie, ed addobbi, ed arnesi preziosi o confortevoli sono il bottino dei vincitori. La notte bivaccano in armi; sbevazzano nelle rapinate case; ai superstiti de' tru- cidati impongono non facciano ingiuria al re lagrimando su' nemici del re; ed, aspettando che il flogello della u- "mana nemesi arrivi, fanno intanto consulta di venirne la dimane a patlirsi amicamente le terre de' ribelli nemici del- Yaltare e del trono.

{ seguenti giorni non meno miserevoli e sozzi casi a Pie- tra di ¥usi, Torre, Monteverde, S. Angelo: ma ogni alira pa- rola sarebhbe superflua a chiarire il carattere bestiale delle plebi, che scimieggiano i civili rivelgimenti con lo istinto della jena e le leggi dei masnadicri; né noi vogtiamo sia stanca la longanimila di chi legge per altri che ci occorrera di-ricordare nel corso di queste carte non meno luttuosi e ribaldi accidenti. CAPITOLO XII.

Sasurreszione di Altamura e del Barese.

La regione pugliese che si dilunga per I' ampia pianura . dal Fortore al capo di Leuca, non si era mostrata pigra, ov- vero acerba agli spiriti di liberla, che le mutazioni del qua- rantotto ebbero messo in fermento in tutte le provincie del Napoletano. La parte giovanile e dei pid corrivi a novila si strinse con la Basilicata in quella che fu detta la federazione delle cinque provincie; e che non gia per egregii fatti o conati sapienti ebbe aura di fama onoratla , ma pei flagelli che se- guirono agli efimeri vanti. Dei quali eventi avendo fatto di- scorso nelle prime carte di questa storia, basti qui di averli 'accennali.

Seguirono aspre inquisizioni e giudizii. Ma gli usuali prov- vedimenti di tirannide fortunata non aggiunsero anche quivi che esca al fuoco e lievito alla massa, che per essi parea 'lornata alla superficie in quicle, e non era. Negli anni che seguirono al quarantanove qualche spirito murattiano forse, pid che altrove, alid pel Leccese, grazie ad antichi nomi che ebbero credito sotto re Gioacchino: ma la propaganda nazio- nale e mazziniana gli tarpd subilamente le ali. Questa ultima dai centri di Corfe di Malta avea pik agevoli modi di se- grete intelligenze con le coste della Terra di Otranto: onde poscia si venia diffondendo al Barese e alla Basilicata quello che agli esuli piaceva di apparecchiare o di fantasticare dalle secure stanze delle isole del Levante. L' organismo del par- tito nazionale democratico si propagd prestamente nelle Pu- glie, le quali non crano fuori de'concerti della infausta spedi- . zione di Pisacane : ma per questa come per allre imprese poeticamente archilettale le Puglie non per altro entravano nella rete dell'ordito, fuorché per aiutare a danari ¢ a morali --- 164 ---

conforti i moti alfrove tentati. Imperocché le condizion{ topo- grafiche della regione senza i punti di appoggio di boscaglie € catene di montagne acconcie a fazioni di partegiani, aperfe anzi a subite correrie di cavalli e di artiglieria, e per appro- dabili coste a subiti disbarchi di soldati, non le facevano ac- concie a quelle fantasliche imprese, che si svolgevano nel poelico tipo , e di lunga mano vagheggiato, della guerra di bande.

Secondo I organico sviluppo dei segreti ordinamenti, di che abbiamo fatto parola in queste carte, gid nel 1860 non era del Barese citi che non avesse sue piccole associazioni di politica agitazione locale: a tutte soprastava quella di Tra- ni. Ma questa, che era il comitato provinciale, si tramutd in Putignano ; onde derivarono divisioni ¢ rancori trai conlega- ti: a sopire le quali, nel riordinamento che fecero dell' ulti- mo organismo della provincia, furono stabilili tre comilati distrettuali a Trani, a Bari, ad Altamura; e ciascun distretto fu suddiviso in sezioni. Dal comilato provinciale veniva fuori un nucleo di potesta esecutiva, che fin da Luglio troviamo det- to « comitato di azione »; ma questo non si vuole estimare come espressione di quel partito, che poco pid tardi ebbe in Napoli nome ec simbolo identico ; perocché un diverso indi- rizzo seguiva, come ora sara dello, il comitato barese. Quan- do il Comitato Lucano sollecitava le provincie a terminativi accordi, e chiedeva concrete promesse di sussidii ¢ di aiuli, nella cittd di Gioia si raccolsero ai 17 di luglio tutti i « ca- pi-sezione » della provincia, i componenti de} comilato pro- vinciale, un rappresentante del comitato di Lecce, ed un membro, che diccano « consulente » del comitato napoleta- no. E statuirono che dugento giovani in armi verrebbero dal Barese in Basilicata a sostenervi la impresa; perd non prima che il giorno ¢ il luogo fosse designato non da altri che dal comilato di Napoli: e de' gia raccolti quattromilatrecento du- cali sc ne inviassero per tremila a Corleto. Il danaro infatti venne subito; i dugcnto volontarii non gia; ma invece un ma- nipolo di militi di Spinazzola (a) fece onorata parte della terza legione Lucana, che cra detia del centro di Avigliano.

Alla notizia del fatto di Potenza il comitato provinciale ba- rese si riuni, il 24 di agosto, in Allamura; ¢ deliberato novel- lamente di invigorire i moti lucani raccogliendo i promessi

. (a) Comoadati dal signor Agostinacchio. milili, e dilargando i moti stessi per la regione pugliese, volie anzitutto, nella lotta allora ferventissima dei due comi- tati napoletani, determinare il simbolo politico di loro indi- rizzo. Laonde dichiararono « di riconoscere il solo comitato « dell'Ordine fuso nel comitato dell'Unita Italiana, che vuole « Vittorio Emmanuele Re d' Italia Una e indipendente ; uon « gia altro comitato nazionale; il quale cerca di velare le sue « misteriose idee sotto i nomi pid cari, che Italia onora; € « che si vorrebbero far servire a pretesto ».

Vennero a Potenza lor commissarii i signori De Laurentiis e Melodia; i quali ebbero mandato d' indagare di propria vi- sta, se alle grandi diffuse novelle rispondessero i fatti; e di prendere concerti opportuni a dilargare il commovimento. Quelli promisero pronto a posta loro il subito insorgimento del Barese; pronti gli animi ; apparecchiati gli elementi ; ma era d'uopo, a fiducia del successo, che l'abbrivo lor giugnesse di fuori: perd chiedevano che parte delle milizie Lucane e il capo militare venissero a darlo. Questo bastava a compren- dere che elementi serii d'interni moti mancassero, perché gli apparecchi erano ancora immaturi: nondimeno il Colonnello Boldoni tenne lo invito; perciocché era gid nei concetti dise- gni di estendere suoi raggi di Potenza alle provineie limitro- fe. Laonde non appena fu egli securo, che i regii soldati

diedero yolla, come si é detto, da Auletta, ordind che le due |

legioni del Mancusi e del Mennuni si concentrassero sui a del Barese; ed egli stesso partiva da Potenza a quella volta.

I) Mancusi fu i] 27 a Spinazzola, il Mennuni a Gravina ; e di unita ad una schiera di militi baresi, gia raecoltisi in cen- toquaranta sotto il comando del signor Rogadei, doveano operare sopra la citta di Allamura. In questa era per vero una guarnigione di duccento tra gendarmi e cacciatori regiit ma il Colonnello faceva giudizio, che con le milizie lucane sopraggiunte alle costoro offese, coll'impeto del popolo ¢ le citladine milizie ben disposte, il comitato barese avrebbe con poco sforzo sia tolle Je armi, sia ricevuti in capitolazione i regii soldati.

Una subita paura mando a vuoto il disegno. I! governo del Borbone negli ullimi e dubbii momenti di sua esistenza, richiamava al centro le sparse forze, si per non lasciarle iso- late e tagliate fuori in mezzo alle popolazioni insorgenti, si per ayerle raccolie in pid forti masse a futuri disegni. La

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hallo --- 30g"

guarnigione di Bari, come gid quella di Foggia e di Salerno, sbbandonava con coperli moti la provincia; e raccogliendo di citla in citla suoi sparsi contingenti ripiegava alla volta di Capua. I] 26 di agosto trecento soldati del 43.° cacciatori

atrivarano a Toritlo, e vi si congiungevano con gli oltanta .

gendarmi, che erano quivi venuti da Matera, quando la Basi- licata si fa levata in armi. Torito é in mezzo a dodici miglia tra Bari ed Altamura. Gli spiriti delle vicine citta si aecascia- no; la scoraggiala guarnigione di Allamura prende animo; corrono paurose voci che schiere di regii erano approdate alle coste pugliesi, e di quelle i soldati-di-Toritto erano I' a« vanguardo ; che in costoro aiutu si sommovono le plebi, e fanno sangue e rapine, come testé si ebbero provalo a Bilon- to, ove a rumore di plebe fu morto un signor Domenico Lo- jacono. Da queste nuove aure spiranti il comitato altamura- no trovd subita opposizione ai suoi propositi nelle classi a- giate del popolo , pavide de' corrucci dei soldali di Toritto. La temperatura degli spiriti agghiaccid ; il momento propizio era trascorso. Pure il signor Luigi de Laurentiis non cade del- Y animo : raccoglie le milizie cittadine e con esse proclama, il 28 di agosto, il Regno d'Italia e la Dittatura Garibaldi. Ma la citta si chiude nel silenzio; e dalla via di S. Eramo nuovi soldati si annunzia che appressano: laonde egli con duecento militi esce di Allamura, e ripiega sopra a Gravina, che li ac~ coglie festosamente.

La falsa pavra fu sgombra non guari dipoi dalle pid veraci novelle, che i soldati di Toritto vengono da Bari e muovono per Foggia; e gli animi si rialzano con quella celere altale- na, che la mobile fantasia, i poco fermi proposili e la molle educazione de' meridionali popoli consigliano. Novelli inviti giungono al colonnello Boldoni ; il quale riparte la seconda volta di Potenza, e il 29 é a Gravina. Vi passa in rassegna settecento uomini armati, tra lucani e pugliesi condotti dat de Laurentiis e da Teobaldo Sorgente.

Come queste forze sono in vista di Altamura, i soldati del 43.° cacciatori ripiegano sopra Torilto ; il popolo prorompe nelle non difficili e non insolite manifestazioni di gioia con- citata ; e un governo temporaneo é proclamato, finché Bari non sia sgombra, in Altamura. Ma Ja baldoria non ancora é quetata, che nuove onde di paurose notizie mellono nuova- mente la citla in trepidazione ed in armi: donne e vecchi si af- frettano ad uscirne fuori, memori delle sceleratissime opere,

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degli scempii forsennati, di che fu miseramente famosa, pei borbonici del novantanove, la citta di Altamura. Il Colonnello ordina si asserragtiasse Ja citta: questo e pid liete notizie ab- bonacciano te concilate fantasie : e provvedendo alle neces~ sila del momento, istituisce un comando della piazza; divide in tre legioni le milizie insurrezionali del Barese, che erano venule agegruppandosi in Allamura, la prima del centro dl Trani e Bitonto al comando di Luigi Chicoli; la seconda det centro di Altamura con a capo Michele Natrella; la terza con Filippo Cianciaruso del centro di Corato : comanderebbe in capo il Colonnello della guardia nazionale di Allamura Tom- maso Melodia. Tenta eziandio di ordinare una squadra di ca- valleria; ed apre inutili pratiche coi regii di Toritlo, offrendo onoralti patti di capitolazione e riconoscimento di gradi a chi hon vede ancora in quegli assembramenti di popoli nerbo di armi ¢ speranza di successo fortunato, che coprisse l'onta di diserzione alle bandiere.

« Il governo provvisorio del Barese, sedente in Allamu- ra» fu a suffragii segreti nominato dai molti cospicui citta- dini del Bayese convenuti ad Altamura; ¢e riuscl naturalmente eletto tra eoloro che erano a capo della parte operatrice della impresa. E, come era eziandio nell' ordine delle cose, segui gli esempii e i primi indirizzi della insurrezione lucana, Tolse a simbolo la formola e la Ditlatura del General Gari- baldi, ma della prodittatura si tenne in forse; non l'accettd, non la respinse, quasi che pit dei fatti desse ombra la parola; ne chiese consiglio al Comitato dell'Ordine e dell' Unita Na- zionale di Napoli: del quale non sara superfluo, a compiuta notizia delle parti napoletane, di leggere qui trascritti_gl'in- tendimenti.

« Comitato Centrale Ordine di Napoli--- 4 Settembre 1860. « Questo comilato é lielo di apprendere il trionfo che la cau- @ sa nazionale ha riportato in Altamura, e che il governo « provvisorio quivi proclamato sia composto di uomini giu- « stamente riveriti nella provincia. Di un Proditlatore non é « in alcun modo mestieri; anzi pensiamo che il crearne uno, « che non fosse spedito dal Dittatore con mandato espresso « e speciale, sarebbe non pure una violazione di forme o di « principii; ma eziandio una mancanza di rispetto verso I' e- « roe, innanzi al quale tutti c'inchiniamo, come al liberatore t di questa carissima patria. ~--- GR

« Taluni uomini, trasportali da soverchia ambizione, han-

« no trovato modo di farsi strada sino a Garibaldi; e poichd « questi naluralmente desiderava di promuovere in questa « parte d' Italia una insurrezione, che valesse a solenne e ir- « refragabile manifestazione del voto nazionale, e lo chia- & masse a venire tra noi, era loro facile di ollenere lettere « che li autorizzassero a quest' opera. Or di queste letlere « costoro hanno tralto profitto per sopraffare le menti voigari; & € sono giunti in alcuni luoghi a farsi riconoscere Proditta~ « tori. Questo esempio non va seguito, come quello che ci « allontana dal nostro principio di fare una I' Italia; e frazio- « na invece il regno in tante prodittature. Conseguentemente « é nostro parere, che cotesta Giunta non si debba intitolare « allrimenti che governg provvisorio, fino all' arrivo del Dit- « fatore Garibaldi: che né il nostro comilato, né altro qual- « siasi ha il dritto d'imporre un prodittatore a cotesto go- « verno provvisorio; il quale avendo la coscienza di sua di- « gnila e del suo dritto, dovrebbe assolutamente respingerlo.

« Stimiamo indispensabile di avvertire cotesto governo

& provvisorio di essere cauto a non accetlare né uomini, né « consigli, che emanassero o particolarmente da qualsiasi in- « dividuo, ovvero da altro comitato che velasse temporanea~ « mente, sotto forme acceltabili, principii esosi ed estremi. « I quali in questo periodo dello svolgimento della causa « Italiana non potrebbero che rovinarla, e farci ricadere nel « pid abiclto dispotismo.--- I! Comitato 'Centrale di Napoli.

Queste yelatamente acerbe parole erano di obliquo rim- provero ai capi del moto di Basilicata; e se togli la stizza ¢ il compresso rancore delle parti politiche, null'altro potra com- prendere in esse chi vegga, come il governo provvisorio bare- se ayea apertamente assunto, per logica conseguenza del fatto suo, i potert dittatoriali in questo che riferiamo primo suo atto:

, « Vittorio Emmanuele Re d' Italia --- I] General Giuseppe « Garibaldi Dittatore delle due Sicilie --- Articolo 1.9 --- Un « governo provvisorio é stabilito in Altamura con poteri ditta- « toriali, sino a quando, insorta la provincia, non debba tra- « sportarsi in Bari.

_ « Articolo 2.°--- I suoi componenti sono: --- Luigi de Lau- «-rentiis, Vincenzo Rogadeo, Teobaldo Sorgente ; € segreta~ « rii; --- Vincenzo Melodia, Pasquale Chicoli, Domenico Gian- « nuzzi, Lorenzo Recchia. --- 1469 ---

« Articolo 3.° I suddetti componenti sono in seduta per- a manente nella sala della Sottointendenza. --- Altamura 30 « agosto 1860.

Posteriori atli dichiaravano , come in Basilicata ebbero fatto, che era legittimo lo stato d'insurrezione, in cui la citta d' Allamura si era messa, ed ordinavano di « affidarsi il « comando dello esercito patriottico al benemerito Cotonnello « Camillo Boldoni ». Fu istituita una Giunta insurrezionate per la citta di Allamura; altre Giunte pei municipii della pro- vineia con quegli identici ufficii che le si ebbero nella Lu- cania; ordinata Ja novella intitolazione degti atli pubbiici, nuovi stemmi e suggelli; chiesto a tutti i pubblici uffiziali « latte di adesione ». Due altre decretazioni vogliamo qui riferite singolarmente, perché meglio significano il carattere di quei subitanei governi, i quali, avvegnaché diversi, hanno dagli alti loro una cerla cognazione ideale. Dichiarava YP u- na (a) essere disciollo, perché difforme (si diceva) al nuovo ordine governativo, « ileorpo di cavalleria delle guardie di Onore della provincia »: il quale non antico istitulo avrebbe potuto agguerrire le inertie molli classi agiate del nostro po- polo, se non fosse restato che a rari ufficii di mostra; perché non bene accetto al Borbone, che, come appena il cred, ne ebbe sospetto quale inviamento del popolo in armi. E Paltro decreto per « retribuire ( diceva ) il popolo aliamurano della a sua benemerenza alla causa italiana il quale indistinta- « mente avea preso le armi per respingere i regii » ordinava con ampli e singolari poteri diltatoriati:

« Articolo 1.6 --- La masserja Polisciazzo in tenimento di « Altamura, appartenente al maiorascato del Conte di Aquila « Luigi Borbone, bombardatore della cittd di Reggio, e capo a delle mene reazionarie sventate non ha guari nella capitate, « sari divisa al popolo di Altamura.

« Articolo 2.° --- Nella ripartizione si avr' maggior consi- a derazione per quei del popolo che restano feriti, e per Ja « famiglia di quei, che morranno sul campo della gloria in « difesa detla patria.

« Articolo 3.® Si dara principio alla ripartizione di tal mas- « seria, quando il General Garibaldi Dittatore dette due Sici- « hie I avra approvata. .

Ma fortunatamente i reggitori dello Stato non approvarono

(4) Decreto dell'S settembre. --- 110 ---

quesli facili smembramenti delle proprieta dcllo Stato; nei quali trascorrevano con uno sdrucciolo, chediré naturale, pres- soché tultii governi temporanei e i municipii delle insorte provincie.E la ragione di cotesta tendenza gli é utile di ricer- carla; ed a me pare di trovarla in questo semplice fatto, che le classi agiate progredite ad un certo grado di cultura, e perché progredite, vogliose di liberta, trovavano il minuto popolo in tale sospiciosa ignoranza, in tale ignara miseria, che ignoran- za e€ miseria erano ordi ostacolo or di effesa temula alle aspi- razioni di quelle. E gli uni e gli altri, nel pid grande numero c nello stretto circolo di idee, non facevano benigna estima- zione de' governi se non dalla somma che procurassero di materiali interessi; e questi, pit: palpabilmente tangibili, dalla Maggiore 0 minor massa d' imposte. A combattere i borboni non fu lascialo intentato colesto doloso terreno; e@ pro- mettevano, nel nuovo ordine di cose, venir fuori d' incanto il paese della cuccagna. Laonde come fu rotla Ja guerra po- polare, siffatto genere di provvedimenti parvero atti cosi di giustizia, come di fine arma politica; --- politica da Monte -sacro, e giustizia senza bilancia, finché a sgravare le im- poste non disgravino le spese. Dalla quale politica scherma il popolo travialo e non correlto, oggi ei risente pid acre la memoria delle deluse speranze; ed é una delle grandi in- fermita presenti che la parte onesta e liberale dovrebbe stu- diar modo dirisanare 0 correggere.

Ritorno al mio racconto. Il giorno 3 di settembre giutige in Altamura il signor Liborio Romano, il quale (nol confonda il lettore col famoso tinistro omonimo) era ufliziale nell' e- sercilo del General Garibaldi; e da questo avea avuto, il 27 agosto, mandato di fare insorgere ed ordinare le bande del Barese. La parola del Dittatore era arra del successo. Postosi egli a capo de' volontarii pugliesi, che divise in due batta- glioni di 1200 uomini circa ; e infocolate sul suo passaggio Je citta sulla via di Bari, compresse un (umulto di plebe gia

levata a rumore il due setiembre a Bitetto, ed entrd in Bari il 6 di settembre.

Con esso capitold a patti onorati la gendarmeria regia; e ritraendosi in armi consegno il forte. E cosi non offesi fuor- ché d'ingiurie e di maledizioni, si ritraevano di citla in cilta le ullime guarnigioni dal Barese: le quali scorate ed isolate non era difficile avrebbero deposto le armi; se dai capi avesse po-

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tuto farsi serio assegnamento sulle milizie ragunaticce, che qu) come altrove, erano assembrate a simulacro, non ad offe- se. Il grosso del popolo era o inerte 0 contumace ai nuovi impulsi : spesso, all'apparire de' regii, le plebi della citta si levano a rumore contro gli abbienti: cosi a Bitonto ed a Bi- tetto; cosi a Canosa. Di questa citta in tumulto i regii si ri- trassero lasciandola in balia dei predoni; finché non vennero a sedarli le milizie dei paesi circostanli.

Al 9 di settembre, quando gia tutte le provincie erano in feste per la maravigliosa entrata del Dittatore nella citta di Napoli, il governo provvisorio yenne d' Altamura a insediarsi nella citta di Bari. Entro a farne parte il Maggiore Romano sopracennalo; e il ricoslituitlo governo dichiarando « princi- « pale scopo di esso il mantener I' ordine e la disciplina, e « il reprimere i disordini che ostacolasscro al comune inten- « to » testimoniava del pronto concorso di tutti gli ordini dei citladini; e non ultimo il clero. « Il quale (dicea il manifesto) « in quel tempio, in cui Urbano II chiamava i popoli alle « Crociate, e i popoli accorrevano, in quel tempio stesso be- « nedisse alla bandiera, sulla quale splende quella croce, « che é destinata a salvare |' Italia dallo straniero, ed a riu- « nirla in una sola famiglia.

. Ja quello stesso giorno il governo temporaneo Lucano si sciolse. : CAPITOLO XIT.

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lnasurrezione del Salernitano nel Valle di Diane.

Tra le provincie napoletane vivificate da spiriti di Liberte farono primissime sempre quelle di Calabria e di Princi- pato-citeriore ; e in questa ultima segnalati la ricca e ci- vile cilta di Salerno, ¢ il poverissimo, per inapprodabili co- ste e impervie piaggie e terreno ingratissimo, distretto deb Cilento. Avvegnaché provincia e citla suburbane alia metro- poli dello Stato, la citta mai non sub) gl' influssi avvele« nati della tirannide cosl da trovar bella o decorosa la ser- vitd; grazie a' cospicui suoi cittadini, a' prestanti spiriti di che fu sempre ferace la forlunata terra; i quali furono ora specchio ed esempio, ora stimolo e guida alla intera cit- fadinanza. Quando Gioacchino Murat parti di Corsica per incontrare al Pizzo la morte dei briganti, era anzi nei suoi disegni di afferrare alle coste salernitane, ove popolo e fau- tori si disse parati -ad accoglierlo: alla rivoluzione del 1820 venne tra le prime a dar concorso di soldati e di vitlimes e fu la prima (dopo i vani e tristissimi conati di Calvello e di Laurenzana in Basilicata del 1822) a riattaccare la tra- dizione delle congiure; ed aprire il periodo degli armati sol- levamenti avverso alle tirannidi tra gli aspri appennini e le aspre genti del Cilento.

In questa recondita parte della provincia, come appena fu libero lo Stato dall'austriaco occupatore, fu rotto quel moto del 1828, che restd universalmente famoso per Ja immane fe- rocia della compressione governaliva; la quale, esercitando giustizia all'uso turco, abbrucio paesi; li mutd di nome; di- sperse popoli; vergheggid gli uomini; trasse a subitanei sup- plizii ed a numerosi ergastoli di ogni qualita viltime; innalzd colonne che disse infami a vana preoccupazione del giu- dizio della storia ; Ja quale invece condanna alla infamia i carnefici che mutano la giustizia in vendetta, e le ne- cessiti politiche in orgie di stoltezza. Ma tanto forsennato furore di gendarmi, che addivennero per delegazione del principe la legge vivente e la giustizia, nonché spegnere, aguzz) invece,---con la efficacia della memoria percossa dalla prefondita degli universi lutti, con la soperehieria di chi stravince, --- il ribrezzo dei popoli contro a' suoi indegni do- minatori: e il non sopito risentimento, come occorre nei po- poli incivili si}, ma forti, manifestd di tratlo in tratto in vendette di sangue per politici corrucci. Nel 4848 la rivo~ Juzione napoletana, donde emerse lo Statuto det 29 di gen- naio, incomincid in terra ferma da quel fiero Cilento, che solo mosse e restd solo: poi nel mese di luglio dello stesso anno, alla levata di armi delle Calabrie, quando le cinque provincie consultavano di conlegarsi a difesa di esse, e in quelle consulte la Basilicata facea le mosse di tOrre le ar- mi, € mai non Ie tolse, il Cilento surse una seconda yolla al 4 di luglio; accampd ad Ogliastro in quel di Capaccio e Torchiara; finché alla repentina notizia de'rovesci di Cae labria il campo si sciolse.

Nella reazione dodicenne riempi le carceri e la terra del- Fesilio di suoi cilladini, magistrati, avvocati , possidenti, preti, frati, popolani, studenti, generosi ed egregii: sicchéd non fu della provincia terra che non ebbe sue villime, @ sparsivi i semi di futuri rivolgimenti e di quei politic ran- cori, che commisti a tenaci odii di municipio scoppiavado in quelle sanguinose vendette; onde le terre celentane fan- no sembianza delle terre di Corsica; aspre e povere terre,: aspre e tenaci generazioni di uomini.

L'azione de'varii centri direttivi, ordinatisi in Napoli dopo H 4850, si diffuse nel Salernitano cosi, come abbiamo di scorso per la Basilicata, seguendo gli stessi indirizzi e per le vicende slesse trasformandosi. La prossimita della pro- vincia alla citti capitale, 1' agevolezza delle interne comu- nicazioni, i suoi traffici pid facili e frequenti, e ba tradi~ zione fortificata dai flagelli confortavano al celere annoda- mento delle congiure, cosi nella citta, come nei circondarii, Segnalamente del Cilento e di Sala. In queste ullime regioni erano i precipui attori € cooperatori precipui del fantasti- co dramma di Pisacane , di accordo, come fu discorso, con quelli del prossimo vallo dell'Agri in Basilicata: e per --- 1iik----

Ja caltura di alcuni di quei capi, (é& debito, per ragione

di onore, ricordare Vincenzo Padula, prete, che mori po- scia da bravo alla battaglia di Melazzo) la impresa fu forza di volta in volta procrastinarla. La quale fallita, seguirono calture e€ inquisizioni e poliziesche pressure feroci, quante il genio sbirresco dell'uomo, che reggea la provincia, seppe inyentarne ; e le violenze non sostarono pria dell' ottobre 4859, quando le mutate sorti d'Italia consigliavano a tem- perare i corrucci, e le necessiti della bieca politica larvare sotto forme della clemenza. Tratti che furono alle galere le centinaia de' processati, pei gregarii, come diceano gl'incol- pevoli, fu cdssa da regio indulto l'azione penale; e messi fuori del regno quelli, che per evidenza di prove fu forza di assolvere, e per grazia de'tempi fu mestieri cavare dagli ergastoli, il Padula sopradetto, Giovanni Matina , i fratelli Magnone, i Santelmo, e non pochi altri.

Appressavano i tempi grossi. Tral 1859 che cade ed il 4860 che incomincia fu tentato, ma invano, di stringere in seno all' alla cittadinanza della cilta un nucleo di azio- ne o d' indirizzo ; la tiepidezza , non mal volere , era ag- ghiadata dalla paura. Ma, tornato di soppiatto da Genova Pesigliato Matina, cooperanti con esso lui l'avvocato De Meo © il professore Marciani , un nucleo operalivo si costitui prestamente tra'pil) generosi e arrisicali giovani; i quali in breve tempo sparsero i loro influssi tra'molli e vivaci po- polani e arltieri e trafficanti della citta, e per le terre della provincia; poscia i risollevali spirili dopo le prime villorie di Sicilia consentirono che un altro centro di azione sor- gesse nella citta di Salerno, cui partecipassero di parte moderala uomini in credilo per intelligenza e dovizie. Trai due centri, allora e poi, non fecero diffalta gli screzii, i rancori e le offese; le quali crebbero poscia per la provin- cia, come crebbero nella citia capo dello Stato, secondo che la viltoria si facea pil prossima e secura.

. Era nei concerti , che il moto si manifestasse sincrono nelle provincie orientali del Regno; perd alle Calabrie e alla Basilicata avesse non a precedere, ma a tener dietro _ il Salernitano; come quello che avea gid grande nerbo di

iruppe regie a guarnigione e ad offesa. In nome del general Garibaldi venne, sull'entrare dell'agosto, il signor Lucio Ma- gnone a fine di promuovere lo insorgimento del Salernita- no, allora che di simili ufficii erano commessi dal gene-

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yale a quanti ne sollecitassero il mandato appo lui per le alire provincie; ma la parte viva, pronta a levarsi sull'ar- mi, teneva ai cenni del signor Matina; e lui aspeltavano. Quando i capi della impresa di Basilicata particono di Napo- li, si accontarono col comitato del Salernitano , che questo, pronto che era ai cimenti, avrebbe seguito senz'allro indugio che di un giorno, il fatto di quella. Ma insediato il governo a Potenza, il Salernitano non si levd con quella precisa cele- rita che gli animi concitati speravano : onde ai tanti messi si aggiunse il signor Nicola Albini, che ebbe ufficio di Commis- sario del governo prodiltatoriale Lucano a quel di Salerno. E il Colonnello Boldoni, a sospingere la cosa con efficaci sus- sidii, fece muovere sui confini di Sala con cinquecento uo- mini armati il signor Francesco Pomarici ; ma I' ombrantesi alterigia di municipio protesté di questo, in passando i con- fini, interyento nell'autonomia propria: e fu mestieri non ve- nirne innanzi, perché si cansasse il pericolo di zuffe intesti- ne. Finalmente il giorno 30 dell' agosto il moto del Salerni- tano ebbe principio. .

Cagione vera d'indugio alla parte occidentale della provin- cia era la presenza infino ad Eboli di regie truppe e di mer- cenarii bavaresi ; le quali non pria del 26 agosto si rilrasse- ro, ad intenti di difesa, sulla linea di Avellino: cagione d'in- dugio alla parte orientale e meriggia della provincia era lo arrivo del signor Matina ; il quale indugiava per provvedere pecunia, capi militari, e le armi promesse ; (e queste non prima dell' agosto spirante furono disbarcate alla marina di Acciarole ): cagione suprema di tutto fu un nuovo screzio tra le due braccia del comitato napoletano, Ordine ed Azione. Trovo che il Comitato dell'Ordine ed Unita nazionale, addi 40 di agosto, conferiva al signor Giovanni Matina « autorita « di promuovere la insurrezione nel distretto di Sala e Cam- « pagna in fayore della causa fazionale unilaria italiana in « accordo del movimento di Basilicata; e a tale oggetlo (sog- « giunge IV' alto del mandato ) il comilato provinciale mette- « rebbe a disposizione di lui le somme necessarie per la ini- « ziativa e prosieguo ». Prometteva inolltre il concorso di co- spicui cilladini in altre parti della provincia; nel Vallo di Novi il signor Stefano Passero; e per lo indirizzo militare dello in- sieme il Colonnello Materazzo.

Il Matina invece non accettd che lo indirizzo, gli uomini, e i sussidii del Comitato Unitario; dal quale il 23 di agosto,

matte ------ --- 176 ---

fu nominato « Alto Commissario politico e civile nei distretti di Salerno, Sala e Campagna (a)»; dappoiché pel distretto di Vailo avea dato nome ed ufficio medesimo a Lucio Magno- ne. Venne con essoloro a reggere to indirizzo mititare il signor Luigi Fabbrizii di Modena ; il quale uscito di famiglia cele- bratamente devota a liberia, avea con tre fratelli esulato d'I- talia dopo i casi det 4834; e guadagnato suoi gradi militari sui eampi di Lombardia, del Veneto e di Roma nel 1848; poseia di capitano nella legione Anglo-itatica in Crimea.

Pertanto it 27 di agosto Giovanni Matina, Lorenzo Curzio ed allri nove animosi dettero pubblico incominciamento alla impresa nella piccola terra di Sant' Angelo a Fasanetla; ove erano raccolti g!'insorgenti de'prossimi paesi di Sicigaano, di Postigtione e di Galdo; i quali raggiunti che furono da quelli diRoscigno, di Ottati e di Corleto-celentana,sboccarono il gior- no 29 nel vallo di Diano, Quello stesso giorno Claudio Guer- dile gridava per Buccino e circostanti terre del distretto di Campsgna fa insurrezione ; e ingrossando di passo in passo sue file toccava alla posta il giorno convenuto. Nel giorno medesimo mentre Lucio Magnone leva il popolo in Rotino e raccoglie gl' insergenti de' contigui paesi, Stefano Passero fa prendere le armi alle milizie della citla e del distretto di Vallo,e le guida per }a via di Policastro e del Fortino alf'ob- biettivo di tutti, che era Sala-consilina.

Ma questo terzo e pit grosso contingente di armati non a- spettarono i primi arrivati nel vallo di Diano ed il Fabrizii: imperocché per te omai propalate viltorie del general Gari- baldi nelle Calabrie, perduti delf animo i rari sostegni del vecchio governo, e bollenti i popoli di novita, stimarono es- sere ormai non di perigtio, ma di piacente e festosa mostra Jo entrare nella citta di Sala. Laonde il mattino del giorno 30 con mille uomini armati yennero tra pubbliche acclama- zioni in quella citta; e tosto il Sottointendente « rassegnd il « polere (dice l'atto che ne fu scritto) nelle mani del popolo « insorto, e per esso del cittadino Colonnello Giovanni Mati- « na, commissario civile e militare della provincia, che as-

(a) ¢ Il che importa (soqgiunge il documenta) imperio assoluto « in talune emergenze, anche sul potere mulitare; ed avra potere dl « nominare altri impiegati civili. Egli corrispondera direttamente col @ comitato Unitario io Napoli ». --- Questo documento si dice dato

e in oome del Diltator Garibaldi e del suo rappresentante Agostino « Bertani ».

Car eg a te

. --- 171 ---

« sume il titolo di prodittatore con facelta di nominare il go- 4 verno provvisorio insurrezionale ».

Il Fabbrizii era di avviso, che questo moto si fosse raccol- to solto unico indirizzo, si civile si militare, al moto che or- mai potea dirsi ordinato della prossima Basilicata: ma al con- siglio avrebbero fatlo incaglio i municipali spirili, e fecero. Perd il Matina assume la Prodittatura del Salernitano, e ma- nifesta nel primo suo alto:

« La provincia di Salerno é in istato @'insurrezione, e pro- « clama conforme alla volonta del popolo la decadenza della «. dinastia dei Borboni e il regno di Vittorio Emmanuele col « General Garibaldi Dittatore.

« E in virti de' poteri concessi proclama : --- Art. 4.° Un a governo provvisorio é istallato; da esso esclusivamente di- « penderanno tutte le autorita civili e militari della provin- « cia. --- Art. 2.° Tutti i funzionarii sono provvisoriamente « conservali nei loro posii. Essi corrisponderanno diretla- « mente col governo provvisorio. --- Art. 3.° Le somme pro- « venienli da tutte le contribuzioni dovranno essere versate « presso un cassiere centrale ; carica alla quale nominiamo « interinamente il cittadino Antonio Carrano, capitano. --- « Art. 4.° Nominiamo a nostro segretario interino il cittadino « signor Antonio Alfieri d'Evandro. --- Sala 30 agosto 4860.

Il municipio di Sala fa subitamente « alto di adesione » ' alle nuove potesta; cosi gli altri uffiziali dello Stato.

Il nuovo governo ordind per suoi commissarii in ciascun comune le Giunte-insurrezionali ; e pel proprio organismo. una « Giunta centrale d' insurrezione » come Ia disse ; la quale per vero non ebbe balia che di « occuparsi solto gli « ordini ¢ dipendenza immediata del Prodittatore del disbri- « go degli affari correnti e di dettaglio, qualunque essi siano, « eccctto le cose di guerra (a) »; e cotesti affari'distribui in quattro « dicasteri ». Ordind con provvisione singolarissima

ai cominciamenti di libero Stato il disarmamento di tulti co- ,

loro, cui non fosse licenza della polizia (al certo non potreb- be intendersi che la borbonica ) di portare le armi; sicché ai liberali unicamente sarebbe toccala la pena, che lo editto sanzionava, di un subilaneo giudizio mililare (b). Sminul il sale della meta del prezzo ; che poco dipoi il Dittalore non

a) Decreto del & settembre.

(b) Decreto del 1 di settembre. --- 178 ---

poté non rialzare di un lerzo di pid: ed a premio d'indulgen- za apri fa carcere a tutti gli accusati e ai condannati del Sa- lernitano : --- notabile la indulgenza cosi per sue larghezze come per I' unica e singolare esclusione degli accusati di portar le armi senza licenza, --- delitto pit del furto vitupe- reyole, pid dell' omicidio esiziale alla civil comunanza !

Questi i civili provvedimenti. Pei militari i] Colonnello Fa- brizii non si peritd di accettare le provvisioni della disciplina ¢ dell'amministrativa mililare « gia stabilite dal comandante « in capo della insurrezioue lucana, Colonnello Camillo Bol- « doni; perché la rivoluzione ( dicea ) deve tendere ad anifi- « carsi; quindi una sola legge, un solo indirizzo, una sola « formazione militare (a) ».

GI' insorgenti ( che si disse sommassero ad un cinque mi- gliaia di uomini) egli divise in compagnie ; allogd 2500 mi- liti sulle alture dello Scorzo, irte e forti pendici dell' Albur- no; spiegandosi per la linea da Buccino a Postiglione con gli avamposti all' osteria detta della Duchessa sulle prode del Sele, con la riserva alla Taverna dell'Olmo. Muni di 300 uo- mini quella dalla natura munilissima gola degli Appennini, che é la forra ¢ il torrente di Campestrino; ¢, di concerto coi Lucani, i poggi di Caggiano, che guardassero la posizione alle spalle. Alla monumentale Certosa di S. Lorenzo alla Padula, che giace, non sai pid se fortezza o citla silente, al lembo o- rientale del yallo Diavese, lascid 4500 uomini in guardia dei regii che tornassero di Calabria; e il quartier generale fer- mé ad Auletla, sulla via per Potenza, e in mezzo alle posi- zioni dello Scorzo, di Caggiano e di Campestrino. « Queste forze (scriveva it comandante) permisero al General Garibal- di di portarsi in Napoli il giorno 7 Settembre, «uantunque staccato dalle proprie forze in Calabria ». Ma gia al 2 set- tembre l'avanguardo dell' esercito garibaldino in 2100 uomi- ni in comando del generale Turr era disbarcato alle piaggie .di Sapri, e venuti nel vallo Dianese, Questi, e il ritrarsi del regii da Salerno, e i popoli levati in armi e fieri di entusia~ smo, e l'aure pregne di confidenza e di audacia spianarono Ja via al Ditlatore. Il quale nel giorno 6 da Sala nomind il prodittatore Matina a governatore del Salernitano « con poteri

(a) Gli atti o decreti furono raccolti nel libro Della insurrezione poll 186% del Salernitano nel 1860 per Antonio Alfieri d'Evandro. Na- oli . --- 179 ---

illimitati », ¢ questi con esso lui procedendo in posta, venne il governo temporaneo da Sala a tramutarsi in Salerno.

Allora il Fabrizii dagtinsorti salernitani trascelse 1500 vo- lontarii ; dei quali alle stanze di Nocera, lui comandante, ebbe messa insieme la brigata Salerno. Questa venne 1'8 set- lembre in provincia di Avellino a domarvi i primi tumulti popolareschi di Montemiletto, Monteverde e S. Angelo dei Lombardi; e di 18 fattasi in linea di battaglia sul Volturno, ebbe onorata parte it 1.° Ottobre al fatto d' armi de' Ponti della Valle; si avanzd a'29 del inese stesso ai travagliati posti di Sant'Angelo ; sostenne uno scontro coll'inimico sotto agli spaldi di Capua; entrd in questa quando si arrese; fu sciolta I'8 novembre. [1 Fabrizii, ferito in una di quelle fazioni, si rimase poi che fu sciolio I' esercilo de' volontarii, in uno di quei depositi, onde poscia emerse l'esercito meridionale: ma di affranta e rotta salute ch'egli era non fu chiamato all'atti- vila delle fatiche militari; e si mor) nel 1865 di cinquantadue anni in Pisa. GAPITOLO XIV.

0

Moti delle provincle af Calabria.

Prima dei narrati avvenimenti del Salernitano e delle Pu- glie proruppe a sollevamento la provincia di Cosenza, non pero prima del 24 di Agosto. Le novelle della insorta Basili- cata, i precedenti apparecchi e i calabri spirili , sempre pronti ed accensibili a liberia, non le indussero ad irrompe- re all' impresa medilata; dappoiché il napoletano esercito scaglionato che era in quattro corpi da Reggio a Cosenza, le fenea in sospetto di vendelte pronte e sanguinose. Gli spiriti ribollivano, le armi rumorosamente si apparecchiavano; era data la posta a Castrovillari agl' insorgenti, appenaché fosse noto lo sbarco dell'esercito Garibaldino in terra ferma: in fatti il 23 agosto la invocata novella si diffonde e vola per le Ca- Jabrie; il Generale @ arrivato; ha preso Reggio; ha battuto Briganti; marcia su Tiriolo. Cosenza si leva a fremito di gioia; s' illumina a festa, il popolo si riversa sulle vie, acclamando al dittatore; la milizia ciltadina si mescola ai conclamanti, le milizie borboniche si chiudono nei quartieri. La dimane il Comilato centrale diffonde la nuova e gli ordini, esorta a prendere Je armi e correre alla posta; e un moto contempo- yaneo si manifesta da Cosenza in su il giorno 24; i municipii si elevano a governi autonomi ; mobilitano le milizie cittadi- ne, disarmano i manipoli de' gendarmi, e marciano, secondo gli accordi, alla volta di Castrovillari.

In Castrovillari, raccolte che furono alquante eentinaia di militi , quello stesso giorno 24 si costituisce un Governo provvisorio 0 prodittatoriale del Distretto, come esso indistin- tamente si appellava; e il composero, venuti dagli esilii o dalle carceri di Stato, Muzio Pace, Francesco Dorsa, Giuseppe e Raffaele Salerni: anche il Sottointendente del distretto fu uno dei membri, non pria perd che ebbe mandata (dice il --- 181 ---

documento uffiziale (a) a schermire di belle parole il fatto non bello) « per istaffetia allo Intendente la sua dimissione ». Co- mandante militare fu Giuseppe Pace; che dopo carcere ed esilio dalle calabre terre venoe coi Mille a Marsala; quindi in Calabria tra' primi che ai disegni del General Garibaldi vi ap- prodarono di soppiatto all' aprirsi di agosto.

A primi suoi atti cotesto governo dichiard legittimo lo stato d' insurrezione del distretto, (perd della formola della Ditta- tura - Garibaldi non fece motlo); invild i citladini a patriot- liche offerte di armi, e fornimenti di guerra e danari; deputd una commissione sopra la sicurezza interna della citta; sciol- se, né fu d' uopo di forza, la gendarmeria di Castrovillari e i drappelli assembratisi a Mormanno; invid per le comunitad « commissarii civili » con la potesta di mobilitare la pid gio- vane parte delle milizie cittadine, di sollecitare la riscossione de' tributi, e l''avanzo de'municipali reddili mandare a dispo- sizione del governo. E poiché alle urgenti necessita non soc- correvano pronte le offerte graziose, provvide allo stremo di sue finanze ordinando si vendesse a meta prezzo, dalle belle cave dello Stato che sono a Lungro, per duemila cantaia di sale. Dal quale straordinario provvedimento e dalla tumultua- ria, in ragione del tempo, esecuzione di esso, emerse inconta- nente per le provincie contermine tale una furia di contrab- bando, che, venuto agli estremi limiti dell' audacia, quando ogni autorita, ogni forza ed ogni vecchio istituto era sgomina- to, rese pressoché di nessun momento le entrate dello Stato durante i sei mesi che seguirono alla rivoluzione.

Gl insorti di Castrovillari, che assommavano ad un migliaio di armati, mossero il 26 alla volta di Cosenza; si accrebbero il 27 a Spezzano - albanese degli altri venuti di Rossano e dei paesi ilalo-greci; mentre altri militi si raccolgono sui monti presso Paola con il maggiore Mileti. A Paola era disceso it giorno 23 un reggimento di regii; nella citta di Cosenza era di guarnigione una brigata del General Caldaretli, in 3500 ca- rabinieri, gendarmi, lancieri, ed artiglicria di montagna : ma gia dail' onda dei sollevamenti e delle vittorie popolari, in mezzo a tutto un popolo ostile, rotti dell' animo e della di- sciplina. .

Il comandante di essi, come seppe sgombro e perduto tutto il Reggiano, insorto il Catanzarese non perd sgombro, (peroc-

(a) Bullettino N. 4. 42 --- 182 ---

ché il corpo del General Ghio non scese a patti che il giorno 30) e sulla via di Napoli g¥insorti di Castrovillari, si vide iso- lato; e temé di essere tagliato fuori dalla rivoluzione, o preso a rovescio da Garibaldi che sbarcasse a Paola. Nonché con- giungersi al Ghio, o aspettarlo, se in ritirata, a Cosenza, fu fatto consiglio di provvedere secure le vie per Napoli; ed il mattino del 27 venne egli d'innanzi al Comitato di Cosenza, € con esso scese a patti di capitolazione; pei quali nulle ei perdette dalle apparenze dell'onore in fuori; nulla Jascid che fosse agevole di menar seco; ma fu risparmiato il versare in civili zuffe sangue fraterno. « 11 comitato centrale della Ca- labria cileriore » guarentiva ai regii franca di ogni molestia la marcia di sua ritirata a traverso il Cosentino, la Basilicata e il Salernitano; e il General Caldarelli, lasciando sue vetto- vaglie e trecento moscheiti, superfluo della brigala, promet- teva « sul suo onor militare » di non tratlare le armi contro Yesercito Garibaldino, o le milizie nazionali del reame, o in quale che siasi fazione che avversasse all' unila d'Italia. Fra undici marcie prestabiljle sarebbe a Salerno. Parti lo stesso di da Cosenza; fu il 1.° settembre in Lagonegro; e mancandogli pecunia e il credito a pagare le vettuvaglie, fu in acerbissime strettezze, finché inconiratosi il giorno di poi col General Ga- ribaldi, che precorrea Tesercito, presso S. Lorenzo alla Pa- dula, ebbe dalla prudente generosila di lui viveri e pecunia da quel denaro, che gli ebbero presentato, come si dira, i Prodittatori Lucani.

Non appena fu sgombra da' regii la citta di Cosenza che le potesta poliliche depongono I' ultimo simulacro di autorita in mano al municipio; e if Comitato - Centrale sorge a gover- no provvisorio coi signori Francesco Cuzzolino, Pietro Cam- pagna, Donato Morelli, Carlo Campagna, Domenico Forgiue- Jo. Bandisce la Diltatura - Garibaldi; ordina che tutti gl' in- sorti e le milizie cittadine marcino incontanente per Tiriolo ad occupare le difficili strette contro un corpo di regii che appressava,

Erano dodicimila uomini del General Ghio; che ritraendosi innanzi alle onde incalzanti dell' esercito di Garibaldi, fu raggiunto alle strette di Soveria; e chiuso in mezzo, come si dira, depose le armi il giorno 30, e si sciolse.

Il giorno 31 il General Garibaldi fu a Cosenza; e nomind

a Governator generale della provincia con poteri illimitaté Donato Morelli. --- 183 ---

La delegazione ai capi di provincia dei poteri illimitati (che, in concetto del Dittatore, ebbe ragione di essere dalla man- canza di un centro stabile direttivo del nuovo Stato, e dalla necessila di acerescere vigore alla rivoluzione, che era anco- ra nello stadio di lotta) quella delegazione confondeva senza dubbio nel loro principio le potesta, i limiti, 'indirizzo della cosa pubblica: ma, se non fosse durata oltre al tempo della guerra e alla mancanza del centro direttivo, era confusione comportabile; perché momentanea e necessaria. Ma I' uso scaduto in abuso per ragioni, che occorrera di ricordare in aliro luogo, produsse questo, che il civile rivolgimento rive- stiva un colore locale; perd era, 0 sembrava, pid violento e passionato: e incominciava appunto e proseguiva con lo im- peto di chi non abbia il tempo a maturare il consiglio, quan- do la regione dell'essere suo mancava proprio aliora che il centro legale del novello reggimento impernavasi nella vec- chia capitale del vecchio Stato. L' uso ci quelle potesta non si contenne nei medesimi limiti da per tutto: ebbe da per tulto certe simiglianze e certi criterii negativi; ed é veramente il caralterc originario di ogni rivoluzione, che é negazione del passato.

Il governatore del Cosentino institul un « Consiglio gover- nativo » di sei consiglieri, sé presidente, per la « direzione e la ispezione degli affari provinciali » (a); chiese I' alto di adesione a tulli i pubblici uffiziali; nomind i capi politici dei distretti; gli agenti della pubblica sicurezza, quelli del Mini- stero pubblico appo il Tribunale e la Corte di appello; i giu- dici di circondario; 'ingegnere in capo del genio civile; il direttore delle poste e procacci; i ricevitori delle entrate pub- bliche ; Hl direttore della salina di Lungro; e stabili « com- missioni mililari a rito subituneo per giudicare i lalitanti scorridori di campagna » che non si dessero spontanei fra cinque giorni in mano della forza pubblica.

Il Dittatore, nel suo magnanimo amore di tutto che fosse a benefizio del povero popolo, anziché a lustre di politica de- mocralica, aveva ordinato, come toccd le terre del Crati « che « gli abitanti poveri di Cosenza e suoi casali esercitassero gra- « tuitamente gli usi di pascolo e semina nelle terre demaniali « della Sila, fino a definitiva disposizione ».---E la Sila un an- lichissimo demanio detlo Stato, di pit che 95 mila ettari este-

(a) Decreto del & settembre.

View (Oryavavel VO --- 184 ---

so, riservato in brevissima parte a camere chiuse che sono, a pro dello Stato, i boschi di pino silvestre acconcio a co- struzioni navali, aperto in grande parte agli usi-civici del pa- scolo e della seminagione in pro dei popoli di quaranta e pid comuni delle due Calabrie; i quali pagano al fisco una presta- zione dell' uso. Questo vastissimo demanio pel corso de' se- coli occupato in parte, sia per legiltimi titoli, sia per imme- morabile possesso, da poderosi proprietarii, dovrebbesi, a be- nefizio della pubblica ricchezza, cedere in Jibera proprieta alle popolazioni, che vi hanno l'uso de'pascoli ¢ della semina: ed il governo borbonico ne dié lo esempio, quando, a pagare il prezzo del sangue dei fratelli Bandiera, francd (a) agli abi- tanti di S. Giovanni in Fiore ogni prestazione, che il fisco ri- scuotesse sui loro terreni; onde addivennero proprieta libere sl, ma, come l'antico aceldama, intinte di sangue. Un magi- strato straordinario dcll'antico governo atlese a rivindicare i terreni usurpati al demanio; a giudicare sui titoli del posses- so degli occupatori; a partire ai poveri i] reintegrato territorio; e sue decisioni, quali atti che si erano di polesta amministra- liva, non ebbero forza di giudicato se non dopo assentila au- torita del Sovrano. Vastezza di estensione e d'interessi in lot- ta; diuturnita di possesso, secolare, eppure non bastevole a legillimare il dominio; necessitd di popolazioni poverissime; drilti promiscui, intralciantisi ¢ incerti, fanno della quistione Silana una cos) arruffala matassa, che gli é urgente di pro- sciogliere per tutta una provincia le reliquie della proprieta Medievale; gli é giusto, di dare al possesso immemorabile l'e- quo dritto della prescrizione secondo il giure comune; gli é necessita che agli ordinarii criterii della potesta giudiziaria, inabili a solvere i nodi, sottentrassero i crilerii pid alli e com- prensivi di una legge politica, che, ove non pud solverli, gli spezza.

Pouel decreto del Dittatore era un inviamento. Il Governa- tore dai poteri illimitati, interpetrando Ja parola di esso, cir- coscrisse su quali terre era a considerarsi gratuito I' uso; (b) ne escluse le camere chiuse; e riservd impregiudicato il dritto dei proprictarii che cedesscro il possesso agli usuarii ; e con prudente pensiero provvide perclié da cotestoro non fosse lesa

(a) Con real Decreto 18 Inqlio 1846. (b) Decreto 5 settembre 1860. --- 183 ---

la foresta, ricchezza della Sila e dello Stato (a).Ma queste non furono Je ultime provvisioni Silane; imperocché con alira di- chiaré cassi « gli assegni e le quotizzazioni provvisionali in pro dei poveri sui terreni di una difesa detta dei Cozzolini » e la difesa stessa dichiard proprieta del Barone Cozzolini (b). Un parere dei magistrato straordinario sulle cose della Sila avea gia riconosciuto nel Cozzolini il dritto alla combattuta pro- prieta; ma a quel parere l'approvazione del Sovrano mancava, perché un altro parere era ilo in diversa sentenza, e fatto par- tire ai nulla tenenti il territorio stesso. La indefinita potesta del Governatore dié l'assenso sovrano al primo parere: il che era forse giusto ; ma non parve; perché non parve evidente la necessila che il consigliasse e la urgenza che lo escusasse.

Alla provincia di Catanzaro gli stessi fenomeni, gli stessi moti, Jo stesso indirizzo; come lo incendio appressava alle .preparate polveri, queste non tocche ancora scoppiavano : gli animi ribollenti, le armi pronte, gli apparecchi diffusi cosi dai comitati, come da quelli per le Calabrie gia numerosi a- genti del General Garibaldi, che fin dal 10 di agosto erano sbarcati col Missori a piccoli gruppi; tra' quali si vuol ricor- dare, per credito, nome ed efficacia primo, Francesco Stocco, calabrese e Colonnello nell'esercito de' volontarii. Intorno a costui si vennero ordinando gli armati; e intorno ad Antonio Greco, tornato recentemente dall'esilio, il centro soppiatto di cotesta fervente agilazione. Quel centro prese tantosto nome ed ufficio di « Comitato Centrale di Calabria Ultra-seconda »; e poté in pochi giorni raccogliere di offerte graziose, a con- forto della impresa, per 245 mila lire ; a cui i soli cittadini della ricca Cotrone parteciparono per cenventisette mila; e fu chi depose a pié della patria anche le gioie della consorte.

Non si tosto fu nota per Ja provincia la capitolazione del General Briganti a Villa S. Giovanni il 23 di agosto, che it Comitato catanzarese chiama le popolazioni ad insorgere; e gli armati e Je milizic citladine raccoltisi incontanente a Ca- tanzaro acclamano ad un governo temporaneo; che il 25 pro- clama la Dittatura-Garibaldi, ed a prodittatori Antonio Greco e Vincenzo Stoceo. E degno di venire riferito questo primo pub- blico atio della prodittatura ; perché vi s' inconira una parola

  1. Decreto 8 settembre.

b) Decreto 8 settembre 1860. --- 186 ---

ancora innocente, pria che non fosse levata a segnacolo in vessillo di fazioni.

« Vittorio Emmanuele Re d'Italia---Il general Garibaldi Dit- « tatore delle due Sicilie --- Considerando che per pubblico ® unanime suffragiv si é stabilito un governo prodittatoriale « per dirigere la generosa insurrezione Calabrese al gran fine « dell'annessione di tutte le provincie d'Italia al Regno di « Vittorio Emmanuele;---Censiderando che sono stati all'uopo « proclamali a prodiltatori provvisorii, fino a nuova determi- t nazione del Dittatore General Garibaldi, i signori Vincenzo « Stocco e Antonio Greco... . . Decretiamo --- Art. 1°° --- « Assumiamo il governo prodittatoriale provvisorio, fino a « nuova determinazione del Dittatore Garibaldi, avocando a « noi tuttii poteri . . . » E i prodittatori chiedono « l'atto di « adesione » ai pubblici uffiziali; e !'amministrazione provin- ciale affidano allo antico Intendente. Delle milizie citladine venute da tutle parti e degl'insorti prende il comando il Ge- nerale Francesco Stocco; il quale avendo con esse potuto cir- cuire da due Jali il corpo di esercito del General Ghio, men- tre dagli altri it chiudeva in mezzo l'esercito Garibaldino, con- corse allo splendido fatto della capilolazione di Ghio, per la quale fu sgombro da'regii tulto il Calanzarese. ~

Il Dittatore nominé il Generale Francesco Stocco a gover- natore della provincia con poteri illimitati (a) : non di man- co egli mai non entrd in possesso di fatto del suo uffizio ci- vile, lieto, in seguendo il Diltatore, di proseguire le sorti di Italia tra' guerreschi cimenti: ma con novissimo esempio il commessogli uffizio, quasi domestico maggiorasco, trasmise al signor Vincenzo Stocco, suo nipote; e « fo investiva, dice- « va in sue letlere patenti, (b) de' medesimi poteri illimitati, dei quali il Dittatore I' ebbe onorato »---Il giorno 5 settem- bre il supplente del general Stocco assunse il governo della provincia ; e resta con essolui 'all' amministrazione lo antico Intendente.

Poiché era il contagio del tempo, non tardarono i frutti dei pbteri illimitati: e quando la Sovrana autorita era di gia costi- tuita al centro dello Stato, gli uffiziali della potesta esecutri- ce non si peritarono all' esercizio della pit splendida, come della pid alta tra le prerogative della sovranila slessa, quale

(a) Deereto de] 27 agosto da Mileto. (b) Da Nicastro il 4 settembre. --- 187 ---

é il dritto di grazia. In virth del quale il governatore, ai 16 del settembre, volle casse le correzionali pene « ai reati contro Ja religione o di resistenza alla pubblica potesta » e I' azione --- per delitlo e contravvenzioni; promettendo prossime arghezze anche ai colpevoli di misfatti; e perché ogni pregio fosse scemo alla generosila (se generosita fosse, e non piul- tosto ingiuria alle guarentigie della difesa sociale) volle esclu- si da' suoi indulti quelli, che il governalore generale avesse fatti sostenere in carcere a politici sospetti.

Due altre decretazioni ricorderd a schizzo fugace intorno © all' uso dei poteri illimitati; --- con I' una di esse, il governa- tore sminuiva della meta il prezzo del sale il giorno 16 set- tembre, quel giorno stesso che il telegrafo gli dava cenno di un decreto del Dittatore, che ribassavane il prezzo solamente di un quarto; onde la larghezza, a spese dell'erario, non ebbe se- guito. Con l'altra, dilungandosi egli breve momento dalla pro- vincia, istituiva, a surrogarlo, nella sua potesta, una « Commis- ¢ sione governativa provvisoria di pubblica sicurezza, conferen- « dole le pid: ample facolta ( dice lo ediito ) al mantenimento « dell'ordine e della pubblita tranquillita »---E questa, dechi- nindo il settembre, nolificd che avrebbe proclamato i consigli di guerra subitanei per punire delitti di brigantaggio, e lo stato di assedio nei comuni, ove di tali misfatli avvenissero.

Teggio non ebbe governo temporaneo. Attaccata, come sara deth, la guarnigione della cittd il giorno 21, lo stesso giorno il brgadiere Gallotti sgomberd dalla cittd, rese il castello e imbacd per Napoli; il giorno dopo il Dittatore « nomind il Teneite Colonnello Antonino Plotino a Governatore Generale della srovincia con poteri illimilati ».

Tragli atti notabili di lui rest famoso, per le ire postume suscilae in chi vuol trovare nei piccoli fatti le cagioni dei grandiavvenimenti, il decreto del 22 agosto 1860 da Reggio, che orcinava pubblicarsi e mettersi in atto lo Statuto fonda- mentale, e le leggi organiche municipale e della milizia cil- tadina (el Regno Sardo. Ma a pochi sar noto oggi come il _ concettodel fatto torni a lode del Dittatore; perché egli stes- so l'ebbt ordinato con questa breve letlera dal campo di bat- « taglia di Villa S. Giovanni il 24 agosto », che metle bene di riferire ,

« Caro °lotino --- La provvidenza ci ajuta visibilmente; e « dobbiano profittarne; dunque armi ed armati. Dite ai vostri --- 188 ---

« bravi Calabresi che io conto su loro per I' adempimento « della santa impresa. --- Proclamate lo Statuto, e le leggi « dell' Italia Settentrionale : pari siano ogni cosa a quella « parte libera del nostro paese; e riunite tutti i mezzi possibili @ per agevolare la impresa --- Vostro G. Garibaldi (a). Della quale mirabile impresa, che da questo punto il ma- raviglioso uomo incomincia in terra ferma, ¢ mestieri oramai diseorrere nei termini che la brevité consente, e la necessita del nostro racconto richiede; perché i singoli e sparsi acei- denti da noi narrati trovino la causa vera, che li produsse o li sostenne, oei fatti maravigliosi del general Garibaldi.

(a) Pubblicata nel numero 1.° del Giornale uffiziale degli atli del ------ politico dé Calabria Ulteriore-prima --- Reggio 17 Novem- CAPITOLO XV.

coe

Marcia de] General Garibaldi da Regglo ad Auletta,

Sgombra per la capitolazione di Messina del 28 di luglio laltima spanna di siciliana terra, il General Garibaldi era sul Faro per venirne in terra ferma a compimento di sua porten- tosa enopea. Numerate sue schiere ai primi giorni dell' ago- sto, gli parve non potesse fare a fidanza che con soli oltomila vomini alli a venirne, con fortuna di animo pronto, a nuove venture; oltre a quattromila, 0 nuovi del tutto o quasi nuovi ai cimenti di guerra, giovanolli siciliani (a). Poche e deboli forze, chi faccia ragione, che restava ormai di affrontare tutto il nerbo del napoletano esercilo; il quale avea gia raccolti in tre corpi trentamila uomini nelle sole Calabrie, e potulo a- vrebbe contrapporgli in un solo punto ben cinquantamila sol- dati. Era pertanto evidente necessita al Dittatore cosi di ac- crescere il nerbo di suoi combattenti, come di svigorirne I' avversario mercé di parziali sollevamenti, che ne arrestas- sero i passi, o sparpagliassero le forze.

A questo secondo intento, oltre alle molle promesse che gli venivano dai comitali di terra ferma, egli dava a quanti di suoi soldati nel richiedessero, licenza 0 mandato di venir- ne in patria a capitanarvi o infocolarvi le insurrezioni; e al 9 dell' agosto fece sbarcare alle spiagge calabresi di Cannitel- Jo, di Altaflumana e di Bianco manipoli di suoi soldati, con- dotti da un giovane e ardimentoso capo, il Missori; perché avessero servito di leva o di nucleo ai volenterosi. Con co- storo vennero i molli e cospicui cittadini delle Calabrie, che nel precedente capitolo vedemmo promotori e rettori de'moti

popolari.

(a) It colonnello G, Rustow, Za guerra Italiana del 1860 ° tione italiana. Milano 1862. _ --- 190 ---

Ad accrescere sue militari forze, i} Generale sollecitava Jo arrivo in Sicilia di quella quarta spedizione di volontarii, che, declinando il luglio, si raccoglievano in Sardegna nella rada di Terranova sotto il comando del Colonnello Pianciani. Quest' accolia di milizie avea per pubblici propositi il venir- ne in Sicilia; ma lo intento segreto dei capi era invece di melterli in terra pontificia; ove, schivando di affrontarsi nei feancesi, si ripromettevano d'impellere nei popoli della cen- trale Italia quel moto medesimo, che Garibaldi avea susci- tato vitlorioso allo estremo della penisola. Il governo sardo diede ausilii, come alle altre, e pid che alle altre spedizioni, anche a questa di Terranova; ¢ per questi fu voce si accon- tasse in Genova col Bertani il Farini ministro; il quale volle

romesso, e invigilava allesamente, che si eseguisse davvero o sbarco non ad altre spiagge che in Sicilia. Ma a mutare i reconditi, quanto audac? disegni sullo Stato papalino, non es~ sendo punto disposti né il Bertani, né molto meno il Piancia- ni, non parevano essi gran fatto proclivi alle sollecitazioni del general Garibaldi che |j chiamava in Sicilia; parendo loro di venirne, troppo morbidi ai cenni di un' odiata diptomazia, 1a dove quelle forze riuscirebbero alla Sicilia superflue, alle sorti d' ltalia disutili, Cotesti indugii yolle il Generale vince- re di sua persona ; laonde, lasciata segretamente Palermo al 42 di agosto, venne subitamente al golfo degli Aranci; e me- nd seco, rassegnatone il comando dal Pianciani, la nuova brigata in Sicilia, ove approdava al 46 del mese. Questo in- dugio protrasse fino alla seconda meti del mese stesso le operazioni di guerra in terra ferma.

Di quei giorni la diplomazia, segnatamente la russa, ma non ullima la francese, premevano appo il Conte di Cavour, perché fosse venuto in accordi col Re di Napoli, e fatto osta- colo a Garibaldi di passare sul continente, ritirandogli quei morali conforti e materiali sussidii che gli venivano dal go- verno sardo: condizione degli accordi era 1a promessa di ce- dere la Sicilia al re di Sardegna. A rattenere i progressi del vincitore non mica facile ai consigli della diplomazia, Fran- cia proponeva all' Inghilterra di spedire un loro navilio nello stretto Messinese ; ma questa schermendosi dello invi- to, contraddisse allo intervento ; e il conte di Cavour fu la- Sciato libero nei suoi proposili. La cui politica, nonché tale da opporsi. alla spedizione prima e posteriori di Garibaldi, era quella anzi di sospingerlo innanzi; come al buon senso di ogni onesto giudizio dovrebbe apparire evidente, se docu- menti e testimonianze non fossero venuti poscia a confer- marlo. « Sono lieto della viltoria di Milazzo (scrivea ai 28 di « luglio il Conte di Cavour all' ammiraglio Persano nelle acque siciliane ) che onora le armi italiane, e contribuir « deve a persuadere |' Europa che gl' ilaliani ormai son de- « cisi a sagrificare la vita per riconquistar patria e fiberta. Io « la prego di porgere le mie sincere e calde congratulazioni « al General Garibaldi. Dopo si splendida vittoria io non ve- « do come se gli potrebbe impedire di passare sul continen- « te. Sarebbe slato meglio che i napoletani compissero ov- « vero iniziassero l'opera rigeneratrice ; ma poiché non vo- « gliono o non possono muoversi, si lasci fare a Garibaldi. « L'impresa non pud rimanere a meta. La bandiera paziona- « le inalberata in Sicilia deve risalire il Regao, e stendersi « lungo le coste dell' Adriatico, finché si copra la regina di « quel mare (a) ». E gia il 19 giugno avea scritto al La Fa- rina queste notevoli parole; « Sarebbe un gran bene, se Ga- « ribaldi passasse nelle Calabrie ». Aiuti ed impulsi cresce- vano allora d'intensila; affinché nuovi eventi avessero creata nuova condizione di cose contro alle oblique premure ed al rovello della diplomazia.

La spedizione adunque, che di Terranova veniva in Sicilia a mezzo l'agosto, numerando un ollomila uomini incirca, did abilita al Dittatore di sospingersi alla seconda parte della im- presa , che incominciava dal non agevole, per le molte cro- ciere del napoletano naviglio, passaggio del Faro. Avea egli gia radunato a Torre di Faro, in comando del Generale Orsi- ni, trentacinque pezzi di artiglieria, e censessanta barche e ponti volanti opportuni a traghettare vomini e cavalli; e quivi fatto allestimenti, che vi aliraessero |' allenzione dell' inimico. Ma sopra cinque o sei altri punti delle coste orientali siciliane avea raccolte le truppe pronte al passaggio: era a Milazzo sul Tirreno la divisione Rustow; a Torre di Faro Ja divisione Co- senz e Medici; a Taormina, vero punto di imbarco, le brigate Bixio ed Ebherard; in tutto un diciassette mila uomini. Il 19 agosto venne il General Garibaldi a Taormina; e la sera di quel giorno, sui piroscafi il Torino ed tt Franklin, fece imbarca-

(a) Presso Nicomede Bianchi --- I Conte di Cavour. Napoli 1863. --- 199 ---

re la divisione Bixio-Ebherard ; che numeré altora sulle dae navi 3360 uomini. « Ii Generale (trascrivo le parole della prima relazione del « generale Bixio ) s' imbarca sul Franklin, in cui una mano . « vigliacca aveva aperto una vena di acqua, tentando cos) di « menare a male Ja spedizione. Io m' imbarco a bordo del « Franklin, del quale avevo preso possesso la sera prima in « nome de} Dittatore ; il capitano e Il' equipaggio mi parvero @ poco disposti a secondarci. Il Generale indica la direzione « per Melilo, con ordine di guadagnar ta costa in caso di @ crociera minaccievole... I! 20 alle 3 a. m. dopo una bella « navigazione approdiamo in prossimila di Melito : il Torino « sgraziatamente si arrenava. Si comincid lo sbarco delle « truppe. Il maggiore Dezza viene spedito con vomini scelti « onde esplorare il terreno, e con ordine di impadronirsi del telegrafo visuale posto sulle alture di Melito: esso vi giun- « ge sul momento, in cui quello del Capo-di-armi dimanda- ® va spiegazioni sulle mosse dei nostri vapori. Si fece rispon- « dere nulla esservi di nuovo. --- Il paese non 6 occupato: « Vapori non sono in vista: solo sappiamo di vapori in cro- « ciera sulle coste di Gerace. Lo sbarco della truppa, delle « munizioni, armi e viveri, e dei pochi cavalli della divisio- « ne, ha luogo senza inconveniente di sorta... Il Generale Ga- ¢ ribaidi tenta a pid riprese trar fuori il Torino rimorchian- ¢ dolo cul Franklin; ma inutilmente.,. Frattanto si spedisce & una ricognizione verso Ponte-Dattilo a quattro miglia al « nord di Melito, per formarvi un deposito occasionale della ~ « divisione. Questa riposa indietro in posizioni scelte sulla « supposizione che forze nemiche avessero ad avanzare da « Reggio contro di noi. Alle due e mezzo p. m. il Fulmi- « nante, barca ammiraglia regia, si mostra al Capo delle a armi, ed un secondo dal Capo Spartivento. Si spedisee « ordine dal quartiere generale, posto ad un miglio dalla @ spiaggia, d'incendiare il Torino, perché non venga in mano « del nemico. Tl Capitano e I' equipaggio si rifiutano; pren- « dono la fuga sulle imbarcazioni ; in mancanza delle quali « lordine non pud mandarsi ad effetto. I vapori si avvicina- « no cannuneggiando la spiaggia. La divisione si ritira pid € indietro, metlendosi al coperto dai fuochi di essi. I due « battaglioni bersaglieri rimangono in prossimita del deposito « delle munizioui per proteggerle da uno sbarco. It Fulmi- « nante s'impossessa del Torino e tenta trarlo fuori; non po- --- 193 ---

« tendo riuscirvi gli appicca il fuoco, dopo aver sbarcato una « certa quantila di bagagli della divisione rimasti a bordo. « Con questo viene la notle.... 2

Intanto anche il Missori, fatto accorto dai convenuli segna- li, scende con sue bande di Calabresi dai gioghi dell' Aspro- monte e si congiunge ai nuovi arrivati. I quali tutti divisi in tre brigate, procedono per diversi sentieri alla volta della cit- 1a di Reggio. La brigata Bixio, che avea la destra, da Sant'A- gata gira gli avamposti napoletani, e per Modana inteade a penetrare in cilta: mentre Ja brigata Ebherard, che era Vala sinistra, procedendo per la strada carreggiabile, in- contra il grosso de'regii postali sul torrente non guari disco- sto dall'abitato, che é@ detto il Gallopinace. Qui i! conflitto incomincia, incalza, prosegue con vigore: infine Ja resisten- za é vinta; i regii si ritirano chi nel Forte chi nei campi, co- me sentono penetrato in citta I' inimico, che era la brigata Bixio. It quale infatti arrivando dalla sua via scaccia dalla piazza del Duomo i regii accampativi; prende I'edifizio delle prigioni, donde una compagnia di cacciatori e due cannoni tiravano sugli assalitori; e cosi spazzata la citta va alle offese del Forte nuovo in sulla spiaggia del mare, che a mezzodi si arrende,

In quella la terza brigata del Missori col General Garibaldi avea preso le alture, onde si domina il castello di Reggio: e di la, d' impari armi, fervea con I artiglieria del castello Ja moschetteria degli assalitori, quando arrivano a costoro rin- forzo i due cannoni presi da Bixio. Vinta la fazione, levatasi in armi la citta, tutto lo sforzo é intorno al castello; il quale non guari di poi rizzd segnale di resa; e il 23 a mattina il Ge- nerale Gallotti, che era comandante della piazza di Reggio, scende a paiti; ond'egli ebbe libero imbarco per Napoli, e l'o- nor delle armi la guarnigione; abbandonando tutlo il mate- riale di guerra, trentacinque pezzi di varia artiglieria, cin- quecento moschetti, e carbone, muli, vettovaglic.

Nelle Calabrie i regii, oltre al presidio di questa citli, avea- no Ie due divisioni Briganti e Melendez, in dodicimila uomi- ni, che tenevano il paese tra Gallico e Punta del Pezzo; pid innanzi, a Monteleonc, era il maresciallo Vial con altrettanti; altri rinforzi approdavano a Paola; ed in Cosenza tremilacin- quecento uomini della brigata Caldarelli. D'altraparte, come le napoletane forze furono impeguate ne} combattimento di --- 194 ---

Reggio, le brigate Cosenz e Medici da Torre di Faro ebbero agevolezza da passare inavvertite lo strelto messinese la notte del 21; al matlino discesero tra Scilla e Bagnara; e per mar- cie difficili e pronte vennero a posto alle spalle della divisio- ne Briganti. Quivi in un' avvisaglia presso al povero villag- gio di Solano, Paolo de Flotte, uffiziale che fu della marina francese e deputato di Parigi all' Assemblea legislativa det milleotlocentocinquanta, poscia esule, ed ora, nell' ayanguar- do della brigata Cosenz, comandante di una compagnia di anglo-francesi nei caccialori delle alpi, Paolo de Flotte irriga- va del suo sangue la terra d'Italia, in nobile esempio (come disse al suo giovane esercilo il General Garibaldi ) di quetla fratellanza dei popoli, che ' umanita prosegue incessante nel- V efficace amore alla patria e alla liberta.

Contro alla divisione Briganti it General Garibaldi usci di Reggio lo stesso giorno 23; e quella retrocesse concentrandosi con |' altra del Melendez tra Piale e Villa S. Giovanni. Qaivi esse si avvidero avere di fronte il Generale Garibaldi; Cosenz alle spalle; il mare a stanca; a destra gl'insorti calabresi con- dotti dal Missori; tutt'intorno le popolazioni che ribollivano e _ Si sollevavano. Trassero gli avamposti napoletani alcuni colpi di moschetto; a' quali fu risposto da un parlamentario, che, circuili come erano, si arrendessero. Comincia agitazione e inquietudine nelle truppe regic; prima manifestazione di un fenomeno che ormai va a succedere di passo in passo ad ogni nuovo scontro; e che la storia non potrebbe altrimenti spie- gare, se non rimonti alle condizioni intime, gid per noi accen- nate, di un esercito non educato che ad uflficii di sgherrie di polizia, senza militari tradizioni, senza cemento di affetto reverente tra capi e subordinati, e non afforzato da militari spirili, né da scienza nei capi. La interna infermila propria disvelavano le esterne condizioni del momento; quali gli ani- mi prostrati dalle sconfitte di Sicilia e dal gran nome di Ga- ribaldi, dalle ingrandite novelle delle provincie sollevate, dall'aperta ostilita o dall'indifferenza ostentata de' popoli, tra cui passavano o vivevano; dall' azione dissolvente de' comi- tati; ---queste, e il subito prostrarsi dell'animo e il subito ac- cendersi delta fantasia in soldali recenti o di poca disciplina, aveano siffalttamente guasti gli umori dell'esercito, che ormai pil non reggeva che per abito; per ispirito non gia. Un se- condo parlamentario impose si arrendessero. S'innalza un gtido: ---a casa, a casa --- e la disciplina é rolta, i soldati tu- --- 195 ---

multuano; gli uffiziali vacillano; il Generale Briganti é stret- to, e capitola, Novemila vomini mettono gid le armi, confu- sa preda dei vincitori; ed a piccoli drappelli si sparpagliano a la volta di lor focolari : soli ottocento soldali domandano a patti di venir trasportati in ordinanza di guerra a Napoli; e sono imbarcati sul Franklin. Abbandonano armi, artiglieria, carriaggi, animali da tiro, e i forti di Punta del Pezzo e di Altatiumana e il giorno dopo i forti di Scilla e di Torre-cavallo.

Quesie le conseguenze materiali della capitolazione detta del campo di Piale: mercé la quale, sendo sgombre le cala- bresi coste sul Faro, poté, dal 24, venirne tranquillamente in terra ferma il restante esercito e l' artiglieria garibaldini.

Soltanto un corpo di milleotlocento uomini parve un mo- mento tenesse fede alle bandiere ed all'onor mililare ; e da Piale si ritraevano coi Generali Briganti e Melendez verso Monteleone. Il giorno 25 sono a Mileto segnalata citta per memorie e reliquie de' principi normanni : il 43.° di linea bivacca su per le piazze; ma gia torbidi umori serpono nel- l'inquiete torme, e lo spirito di sedizione ne agita la massa. Il Generale Briganti e un suo valletto-a cavallo traversano la plazza gremita; e quelli omai versantisi alla scoperta nei con- certi della sedizione, levano, in vederlo, un grido --- il tradi- tore! abbasso il traditore: --- imperocché giova ai tristi, per 'attutire la coscienza che rimorde, schermire la propria vilt& Sotto ai sognati mancamenti dei capi. Alle voci sediziose il vecchio Generale dié volta al cavallo; e di serena fronte viene in mezzo ai tumultuanti. Due colpi di moschetti scoppiano, ch' egli appressava; il cavallo di lui stramazza al suolo con Jui. --- Assassini, disse loro, rilevandosi: rispettate la mia ca- nizie, rispetlate le vostre bandiere --- Un sergente gli si fa innanzi, ch'ei parlava ancora; ed é fama, che, spianandogli Varma a mezzo il petto, gli dicesse: Io ho sdrucite le scarpe, e tu_de'comodi stivali, traditore! --- parte il colpo; e il Ge- nerale procombe cadavere. L'odore del sangue invase a fu- ria i briganti: traggono il sanguinoso corpo a strazii furibon- di; é spogliato dei calzari invidiati; é tratlo a ludibrio; e an- cora non sazii, a nuovi osceni insulti il ritraggono fuor della chiesa, ove pia mano I'ebbe un momento composto. Ubriachi di sangue, di vino, e di tabacco rapinali alla citta si partono {ra scelerata gioia ; e abbandonano in sulle piazze le armi, perché sia noto a tutti non averli sospinti all' assassinio che Y odio alle armi onorate. --- 196 ---

Il maresciallo Vial con dodicimila vomini era intorno a Monteleone; e per sostenere Briganti ordind si marciasse alla volta di Bagnara. Ma lo spirito di diserzione agita sue trup- pe, lo spirito d'insurrezione le cilla circostanti; cosi, ch' egli non osa di spingersi innanzi ; e gli eventi precipitano. L'o- stile commuoversi delle popolazioni gia prorompe manifesto; i comitali comandano a Catanzaro; bande d'insorgenti si ac- colgono al cenno di Stocco; e innanzi a queste una parte del 2.° di linea, il giorno 26 mette gid Je armi a Tiriolo senza colpo ferire; regii rinforzi approdati a Paola non possono muovere innanzi; Cosenza tulta in armi; Briganti é disfatto. Infermé Vial a letto; passa il comando al General Ghio.

Il quale seppe incontanente i nuovi rovesci della capitola- zione di Caldarelli; e, segregato, in mezzo a gagliardo incen- dio che da tutte parti da Reggio a Salerno !' avvolgeva, non penso che a ritrarsi per Napoli, augurando, se gli arride for- tuna, di incontrare in qualche rada del Tirreno regie navi, che gli facessero abilita di schivare i perigli della lunghissi- ma marcia per terra.

Era evidente che quel corpo isolato, e, se non caduto del- Yanimo, stanco, fuorché alla ritirata, non avrebbe potuto re- sistere a un urlo, cui crescessero impeto e vigore le ottenu- te villorie. Garibaldi risolse di costringerlo a battersi; e pre- cedendo egli sempre anche il vanguardo delle sue genti, chiaméd a grandi giornale tutte sue schiere all'obietlivo di Tiriolo; disegnd il posto alle bande di Catanzaro, a quelle di Cosenza; e parld loro queste, tra tante altre sue, bellissime parole precorritrici della vittoria; --- « Quartier generale di « Tiriolo, 29 agosto, oré 7. p. m. Ai militari dell' esercito « meridionale---L Italia da pochi mesi posa su voi le pid calde « speranze. Voi avete sofferto molto ; stanchezza, disagi, pri- « vazioni; ed io per ricompensarvi vi chieggo ancora privazio- « ni e disagi. In ventiqualiro ore io spero siano decise le « sorti del nostro paese; e con quelle la ricompensa dovutavi:. « io non dubito di ua ultimo sforzo dei miei bravi compagni « di armi. »

Il 29 Ghio era a Soveria difendendo la strada per Cosen- za. Ma jl generale Stocco con gl' insorgenti di Catanzaro, gi- rando alle spalle di lui, venne ad occupare le allure trai re- gii e Cosenza; quelle presso Agrifoglio e Calice occuparono gli armati del Cosentino condotli d2 Donato Morelli, dal prete Bianchi, uno de' mille, e da altri valorosi. Qui yenne di sua --- 197 ---

presenza a inanimirli Jo stesso General Garibaldi. --- I gioghi e le pendici delle mililari vie erano in loro potesta, cosi che dominavano i passi; coperti tra folti castagni in imboscata si poleva a colpo securo scegliere 'uomo che si volea ferire. « E tutte le strade a pié della pendice ( scrive un testimonio ed autorita (a) competente ) i Calabresi aveano sbarrate di ab- battuti alberi e di macigni; e in sulle alture, in linea alle bar- ricale, ammontato aveano vere baltcrie di sassi, per gid roto~ larli sui regi che passassero. Questi preparativi di battaglie froi monti ricordano al vivo (egli soggiunge) i tempi eroici della Svizzera, il Morgarten, e segnatamente la guerra di li- berta nell' Appenzel ».

In tai modi ordinati e afforzati, il mattine del 30 agosto Ga- ribaldi intimd capitolasse al General Ghio; e mando per nuo- vissimi messi a sue giovani schiere che ancora pil rapida- mente avanzassero. Le torme di Ghio gid tumultuano indisci- plinate; un battaglione gilta le armi e acclama al Dittatore; gli uffiziali si accolgono in consiglio, quando, oltre a mezzo il corso del giorno, sulle posizioni di fronte a' regii arrivano trafelati ed ansanti, ma pieni di animo e di fede, millecinque- cento uomini dell'avanguardo di Cosenz. Ghio come si vide accerchialo, slimd salvo Ponore delle armi, e scese a palli: e le sue truppe, quasi a festa della vittoria, aprono fuochi di gioia; e deposte le armi si sperdono, come Ja pula del gra- no dal ventilabro, per mille vie in piccoli drappelli.

Il vincilore polé segnalare col telegrafo che « coi suoi pro- « di Calabresi avea fatto abbassare le armi a diccimila soldati, « @ preso, a trofeo della resa, dodici cannoni da campo, die- « cinila facill, trecento cavalli, trecento muli, immenso ma- « leriale da guerra ».

Dopo cotesla serie di villorie, che alla concitala fantasia parevano niiracoli, non pud la parola, che é stanca, descri- vere la onuipotenza di quel nome, che sollevava Fonda dei popoli con esempio di entusiasmo per P universaliia sua al- Vitatia novissimo dalla pagana antichita ai nostri giorni. La grandezza del successo, ta celerita della onnipotenza, la bouta dell' animo, e la fortuna, che alle masse de' popoli é il sigillo del volere di Div, levavano i limiti del reale alla figura di lui; e la fantasia di ciascuno di quei popoli, accrescendy un toc-

(a) 1 Colonnello Rustow --- La guerra Italiana. iat a p. 188. --- 198 ---

co o una tinta alla trasumanata figura, questa grandeggiava nell' indefinito al punto, ove ls storia si compenetra nella poe- sia, e la realta si compie nell'ideale. Lungo ogni via che sti- mavano dover egli lambire con la prestezza del baleno, da Reggio a Sulerno, si accaleavano le genti convenute da trenta chilometri discosto per compiere nelle parvenze della vista il fantasma plasmato dalla mente: era gente varia per ordini, per cultura, per eta; e gentili donne e poveri contadini, e legioni preti, feali, artieri, braccianti ; tutti dall' aprirsi del- Yalba aspettavano sui ciglioni dei campi il suo passaggio : altri si ghermiva alla citna degli alberi per vederlo da lungi, e primo agli altri additarlo. Su quelle vie passavano alla rin- fusa drappelli di militi insorti, schiere di camicie rosse, uffi- ziali di ogni lingua e nazione, branchi di regii soldati, i quali . laceri, e scalzi, e sfiniti pitoccavano il pane per vivere ai vian- danti; e tutti, a ragione di entusiasmo o di pieta, gillavano agli echi de' colli o delle valli il nome di Lui: e il nome di lui riecheggiava, di momento in momento, di punto in punto, fede, augurio, speranza. A Rogliano, la notte del 30 agosto, una scossa di terremoto balza e slancia alle aperte vie il po- polo esterrefatto ; ecco lo spavento far sosta, la confidenza rinascere al grido di viva Garibaldi. Come egli appariva, era genle che cadeva in ginocchi, gente che ne baciava le vesti ; gente che volea térlo in sulle braccia ai suoi brevi alloggie- menti: e di passo in passo erano rappresentanze di municipii, d'istituti, e di cleri, che si pressavano a complire degli onori uffiziali dei Cesari fatti Iddii il nuovo Cesare fatto popolo.

La sera del 34 agosto il Dittatore entrd a Cosenza; il gior- no 2 settembre toccd Rotonda, prima comunila della Basili- cata ai confini delle Calabrie,

Quinc' innanzi dove egli giungesse, cra un uffiziale di or- dinanza a raccogliere le infiuite suppliche, che s' indirigeva- no al Dittatore, come & uso de' popoli abiettati da secolari ti- rannidi, che non istimano debba aver limite la dimanda appo chi non ebbe limite al potere. Ed egli con la bonta di un ani- mo, che ha in se commiste la dolcezza della donna e la bonta della madre, la espansione del fanciullo e la generosita del- l'Iddio, a quelle supplicazioni maggiormente intendeva l'ani- mo, che toccassero agl'interessi del minuto popolo infelice. Non sia chi I' appunti, se, in quel turbinio di uomini e di c- venti, quando la lotta fervea ancora, e uno Stato ruinava, e un altro era ancora nelle regioni dell'ideale, non sia chi l'appun-

hy Crary --- 199 ---

ti, se i] provvedimento corse troppo pid celere, che le infor- Mmazioni non giungessero a schiarirne retto il cammino, E co- me nei paesi del Cosentino avea casso il balzello del macinato 'sulle civaie, scemato della meta il prezzo del sale, e dato ai poveri abitatori intorno al demanio Silano l'uso gratuito della seminagione ¢ del pascolo, cosi in Rotonda, alle instanze uf- fiziali e conclamatrici del municipio e de! popolo, decretd in- valido e nullo un contratto di enfiteusi, che gia le solenni for-

malita della legge aveano falto irrevocabile ed eseguilo tra -

le opere pie e un cittadino del comune; e il podere si ripartis- se ai non abbienti, e il canorie non del pio istituto, ma in pro del comune cadesse. Il popolo occupd subilamente Je terre; finché, l' anno appresso, sendo Luogotenente i! Principe di Carignano, non fu casso il provvedimento dittatoriale; perché non fosse recata offesa all' autorita della cosa giudicata e ai dritti, in presidio della legge, acquisiti.

Il Generale precedeva le sue schiere senza scorta di guar- dia o di onore: e poiché le vie erano ingombre dai soldati del Caldarelli, che si ritraevano a piccole giornate, e di ogni risma diserlori o sbrancati, parve, ed era, non fuor di peri- glio che egli ne venisse di quei franchi e sciolli modi fram- mezzo a gente, cui subilo sdegno o maltalento potea rende- re infesta. Perd I' cbbero pregato a venirne di Rotonda alla marina di Scalea; onde messosi in barca i! giorno 3 settem- bre discese a Sapri. ---Quivi il giorno innanzi era approdata la divisione Rustow, gia del Pianciani del golfo degli Aranci, di cui fu cenno poco indietro; che da Paola, messa insieme alla brigata Turr, a guadagnare terreno era falta imbarcare per Sapri; donde mosse quince' innanzi all' ayanguardo dell' cser- cito meridionale.

Con essa il Generale venne il giorno 4 all'osteria del For- fino, e al povero villaggio di Casalnuovo nel vallo di Diano. E il 5 settembre da Casalnuovo pubblicd par telegrafo: --- « It Colonnello Bertani ¢ nominato segretario geacrale »; e la storia vuol ricordare la data uffiziale di quella anomala potesta, famosa nel nome di Segreteria, che, al nuovo go- verno, fu la Dittatura della Dittatura. Da Casalnuovo fece or- dine a tutti i municipii, che accomodassero, a conto dello Stato, di una porzione di viveri e danari ogni soldato dell'e- sercito borbonico che tornassero sbrancali a lor focolari: poi- ché era vista increscevole e dolorosa quella di numerosissimi infelici, che, pérsa per fame la dignita del soldato, chiede- --- 20'---

vano a viandanti e alle truppe stesse garibaldine 1a limosina --- di un pane, che spesso, con durezza imprudente e scherne- vole, venia negata. A Casalnuovo venne a complirlo in nome del governo Lucano il signor Mignogna ; e in nome del go- verno stesso, consapevole delle grandi stretlezze dell'esercito meridionale, porse, non chiesto ma ben accetto, il presente della Lucania in seimila ducati al Dittatore. Del quale dana- ro una parte fece incontanente pagare al general Caldarelli ; il quale marciando fra nemici popoli ovea chiesto invano alle casse pubbliche ed ai privati di che pagare i viveri di suoi soldati; e che tagliato fuori dalla divisione Turr sbarcata a Sapri, rinnovo capitolazione co! Dittatore.

Fu il 6 ad Auletta. Quivi nomind Giacinto Albini, capo det governo temporaneo della Lucania, a governatore di Basili- cata con quella potesta che disse illimilata; e che meglio sa- rebbe a dirsi indefinita. E quivi giunsero a lui gl' inviati dai due comitati dell'Ordine e detl'Azione; i quali capaci della ne- cessita della concordia e delle unite forze nei momenti supremi e terribili, erano venuti, perché i} battesimo del Dittatore se- gnalasse alla fiducia pubblica quelli, che delle due parti meritassero la sua fiducia, per reggere lo Stato che si sfascia- va nel momento che un ordine cessa e un altro incomincia. E il generale scrisse queste parole, quasi invito di concordia alle duc parti, e mandato di confideoza agli uomini che men paressero discordi dal suo indirizzo. .

« Ai signori Giuseppe Libertini, Raffaele Conforti, Giusep- « pe Pisanelli, Filippo Agresti, Camillo Caracciolo di Bella, « Giuseppe Ricciardi, Andrea Colonna. Per il bene della cau- « sa della Unita Italiano vi prego di riunirvi a comporre il « comilalo Unitario nazionale. Attendo ogni aiuto dal vostro « iuminato ed ardente patriottismo. Auletta 6 selfembre « 1860 ». --- Di qua trasse gli auspicii quel governo provvi- sorio della citta di Napoli che nacque, visse, e mori sola un'ora il 7 di sctlembre, come ebbe di sua parola onnipotente « proclamato il General Garibaldi Ditlatore delle Due Sicilie » quasi battesimo di Ieggittimita, che la villoria non avea po- tulo conferirgli.

Ma come il Generale giunse, il giorno 6 stesso, a Salerno; come il napolctano municipio, e la milizia citladina, e i] Mini- stero bilicantesi ira due epoche e due regni, vennero quivi a complirlo in nome del popolo; come egli entrasse nella stupe- fatla ciita capo del regno, solo e senz'arini, frammezzo a soldati --- 201 ---

che ancora chiudevano la marciadelre che fuggiva, e ancor cu- stodivano i palazzi ed i castelli di lui; come questo ultimo re dei borboni di Napoli si risolvesse a sgomberar Napoli per at- tendere trai baluardi di Capua e di Gaeta gli aiuti dell'Euro- pa; e come da questo ullimo e fortissimo baluardo fu caccia- to dalle armi unite del popolo e di una monarchia, ritempra- tasi nel popolo, non é materia di queste storie. Le quali re- siringendosi ad eventi ignorati 0 poco noli, e pure non inde- gni di venir ricordati, vollero apparecchiare alla storia gene- rale l' opportunita di non racchiudere tutta la storia di un paese nella citta capo dello Stato; come in altri tempi una scuola di retori chiudea 1a storia dei popoli nelle alcove delle reggie e nei fasti di una dinastia o di un Re. CAPITOLO XVI.

Attl e scioglimento della Giunta centrale di Amministrazione.

Torno al governo Lucano. Noi non avremmo disegnato inte- ro il complesso del suo incedere ¢ i lineamenti di sua fisono- mia, se di sue ullime provvisioni per noi si tacesse; di quelle Segnatamente, che uscendo dalla cerchia di assolutamente provvisorie e locali, trasmutavano il carattere del governo; ambizionando ad un ayvenire che sfuggiva alle potesta nate per vivere un giorno.

Parmi che ben fosse cagione di lode i! non avere aperto a- dito alle violenze ed alle vendette di parti politiche, peste delle fazioni vincitrici. Furono, é vero, in qualche luogo piccoli ar- bitrii delle potesta militari, che coperte o no dall' assisa uni- forme, sciolte o rette che sieno a rigida disciplina, mai del tutto non dimenticano che son forze; ed é loro natura il po- tere e il prepotere: --- furono piccoli colpi di dillatura di que- gli anomali governi delle Giunte insurrezionali, che non po- teano del tutto forbirsi della pece delle municipali gelosie; onde é, sotto gli ordini assoluti, I' eccitante deila morta vita citladina, e il corrosivo della concordia citladina. Perd uno spirito di temperanza e di concordia ammolciva, convien dir- lo, le aure del tempo: né stagione era ancora ai guastame- stieri, che spacciano amor di patria il fomentare dissidii, e amore di libertad il non rispettarla negli altri. Fin dai primi giorni il governo stimd debito di giustizia di tornare a liberta due vecchi ¢ anlichi impiegati di finanza, e cittadini di Po- tenza, i quali un subito ordine del rifatlo governo di Napoli avea messo prigioni in sospetto di macchinate trame retrive alla neonata costituzione borbonica: e la cosa parve, ed era infatti stranissima; se oggi non ci fossero note le bieche in- --- 203 ---

dustrie di certi trafficatori di patriottismo e di liberti; i quali a succedere agl'invidiati e lucrosi uffizii di quelli, non so quali arcani di Stato inventarono a foro danno; e la igno- bile tattica 6 antica si, ma non antiquata, né vecchia (a).

A quei giorni, che era lo scorcio di agosto, fu per caso disvelato un intrigo , che avendo avuto una qualche eco nelle cronache del giorno , occorre di ricordare in que- ste carte. Dalla Giunta-insurrezionale di Rotonda fu soste- nuto prigione , ch' ci tornava di Calabria , il signor Gio- vanni La Cecilia , nome famoso in tutte le ambagi delle agitazioni e congiure italiche lungo gli ultimi tren' anni della storia nostra. If ministero napoletano , come colui che ftravolto dall' onda, si aggrappa a qual si mostri ster- po o fuscello , onde speri salvezza, mandd costui in mis- sione segreta appo il General Garibaldi, e se missione di- plomalica o di polizia, fu dubbio; ma che luna mesche- rasse I' altra gli é cerlo. Ei recava, fu detto, al general vincilore proposta di tai patti, quali non avrebbe che ag- graditi chi la figura di Garibaldi misurasse allo stampo dei condottieri del XV secolo, ai filibustieri del XVII. Promet- tevagli il napoletano governo libero passaggio Iungo le bo- reali piaggie del Regno per assaltare l'Umbria e le Marche; permesso ¢ favori d'iscrivere nel Regno suoi volontarii; a liberar Ja Venezia il napoletano naviglio e l'esercito; e, pid grossa esca all'amo di un flibustiere , tre milioni ducati contanti: --- in compenso il General Garibaldi non combatte- rebbe il re di Napoli in terra ferma.

Con tali istruzioni che era la parte in, maschera dello

(a) Ecco, a notfzia della storia del tempo, uno strano documen- to. --- « Al signor Commissario Civile funzionante da Sottointendente « in Lagonegto. --- Lauria 9 settembre 1860. N. 6.---Cittadino Commis- a sario, Mi giunge in questo momento uffizio della Giunta insurre- « zionale di Trecchina, che mi chiede cosa debba farsi rignardo ad « un ordine dato da un sottutenente al sequito del Gen. Garibaldi « del tenore seguente: --- Sj autorizza il siguor Presidente della Giun- «a ta insurrezionale di Trecchina di disfarsi di tutti i reazionarii di "ed « municipio, faceudoli arrestare e tradurli in prigione. Antonio C... « sottotenente al sequito del Gen. Garibaldi. --- Lo partecipo a Lei « per gli ordini a darsi, che sard compiacente trasmettere diretta- @ mente alla Giunta di Trecchina, --- Il commisszrio istallatore della a Giunta --- L. Chiurazzi ».---E superfluo il dire quali ordini futono dati contro a quel miouscolo dittalore che si arrogava di si pazza- mente interpetrare le intenzioni e gli atti del General Garibaldi ». --- 204 ---

intrigo , e con altre di pili soppiatta indole (a) ; ormato nondimeno alle calcagna da chi I' adoperava, eppure non riposava sicuro in fede di lui, partl La Cecilia di Napoli il 22 Agosto. Il giorno appresso giunto a Castrovillari , vide il paese in armi, seppe il Dittatore aver vinto a Pia- le; il regio esercito sbandarsi; non gli fu permesso di venirne oltre , 0 non stimd proficuo ; scrisse al Genera- le , e non ebbe risposta. « Mi avvidi allora ( egli diceva al Ministero degli esteri) che la missione ricevuta non po- tea pill compiersi, sia pel rapido avanzarsi del General Ga- ribaldi, sia per la compiuta rivoluzione nelle Calabrie. Non era pid in me di arrestare il torrente; ed anche yolendolo non lavrei potuto.... Non sono cabale di partilo, non in- trighi di sette, non preparate congiure che affrettano la ca- tastrofe ; invece nobili, borghesi, villici, artigiani, preti, monaci e suore, il paese intero grida fuori i Borboni (b) ». Venuto di Rotonda in Potenza, qui si rimase non so se li- bero ospile, o prigionicro in parola; finché , entrando in

Napoli il Dittatore, non fu casso per tutti ogni ricordo del passato.

Intanto la Giunta provinciale provvedeva alle necesita interne. Era generale credenza che l'esercito regio avrebbe fatto supremo sforzo di resistenza sulla linea della Cava ; conveniva accrescere le forze della rivoluzione; onde la Giun- ta ordind mobililarsi il terzo delle milizie cittadine (c), com- prendendo nel terzo anche i yolontarii che servissero nelle coorti della rivoluzione o del Dittatore,; decretd pensioni alie famiglie dei caduti e feriti in guerra; promise com- penserebbe i danni cagionati per la nazionale difesa alle proprieta (d); e fece invilo si anticipasse il pagamento di un bimestre della tassa prediale, che si restituirebbe nel giugno dell'anno seguente; e perché il prestilo forzato non gravasse i piccoli possidenti, francd quelli di non oltre a venticinque lire di reddito, e le famiglie de' volontarit che

() Vedi i] Paese, giornale di Napoli del 14 novembre 1863; 6 Gior- nale uffiziale di Napoli dell' 44 settembre 1860. .

(b} ettera di G. La Cecilia a S. EF. il Ministro degli affari Este- ri, da Potenza il 1. settembre 1860 --- sul Giornale Uffiziale di Na- poli del 10 settembre.

(c) Decreto del 4 settembre.

(d) Decreto del 2 settembre. --- 2005 ---

servissero in armi nei drappelli insurrezionali. Ma-ai non grali provvedimenti fece grato difetto il tempo; e vincendo il Dittatore con la celerita del telegrafo, parve giusto il re- vocarli. :

I pessimi umori , cui danno corso nei municipii nostri le vecchie quistioni demaniali, gid ribollivano per ogni do- ve, mossi sia da quell'anarchia che mette negli animi ogni rimutamento degli ordini statuali, sia dalle concilatrici pro- messe di arruffapopoli di bassa lega, che dallo scioglimento della quistione politica diceano dipendesse lo scioglimento delle quistioni demaniali; sia dalle antiche e soppiatie gare di municipio, che or sono leva ora catena alle municipali fazioni. Tumultuarii assembramenti di popolo, che, a pa- rere legali, s'iniziavano al grido dell'Italia e del Dittatore, conturbavano I' ordine interno: in molte parti, aizzate di sotlomano da chi per proprio interesse volea distrarlo dal demanio usurpato dai privali, versavasi if minuto popolo nei boschi e nelle sodaglic del Comune ; e devastandone in fretta e in furia ta selva, cos) rimuoveano di forza il primo e,supremo ostacolo, che venia dalle leggi dell'eco- nomia silvana, al suddividersi di quei terreni sodi ai nul- latenenti. Il fenomeno oramai prendeva qualita di febbre epidemica; e Ja Giunta Centrale di amministrazione impen- sierita del danno, sanzionava scverissime pene (a) contro « ai capi, complici ¢ fautori di moti violenti ed a mano « armata per lo esercizio di pretesi dritti sulla proprieta, « dichiarando non potere emergere conseguenza legale dai « fatti gia consumati , 0 che potessero consumarsi per le « vie turbolente de'moti popolari ». E mentre nell'atto me- desimo prometieva alle reclamazioni del popolo « che avreb- « be fallo procedere allo scioglimento delle quistioni de- « maniali nei modi di legge e nel pid breve tempo possi- « bile » dava fiducia ai possidenti minacciali, in ordinando alle propingue Comunila di accorrere in forze subitamen- te, ove quei moti si manifestasseso. Gravi pene sanzionava agli autori o complici « di agni sboscamento o dissoda- « mento in fondi di proprieta pubblica o privata che sia, « non escluso i demaniali del Comune, commesso con at- « (ruppamento; e questo di dodici persone, comeché divisi

(a) Decreto del 27 agosto. --- 206 ---

« in drappelli (a) ». Le quali provvisioni a qualche cosa giovarono, mantenendo i popoli in caima. Poscia il nuovo governo centrale occupalo ora alla subila demolizione del passalo , ora alla ricostruzione dell' utile e del superfluo , dimenticd questo che era provvedimento di ordine interno; e i popoli spazientati fecero ia tempi di maggior calma cid che si ratiennero in tempi di concitazioni maggiori. Una legge luogotenenziale del 2 Gennaio 1864 promise di un tratto di penna grandi cose; ed in esempio del napoletano governo dodicenne, che sciolse la feudalila in solo un an- no, in breve tempo: ma la legge resid in rubrica, aspet- tando j calori della state a svolgersi in fiori: passd I' an- no, passera il decennio; e le quistioni demaniali resteranno peggio che insolute, arruffate. Giova alla vanita degli uni, al dottrinarismo degli altri, alla essenza della rivoluzione stessa tanio al ricostruire impotente, quanto al distruggere potentissima, giova croilare, abbatlere, e confondere e ri- mescolar gti elementi tutti del vivere civile, e degli ordini politici, economici e morali; perché lideale ordine, in loro giudizio, ne esca, come il frutto primaticcio ai calori della stufa; e sc insipido non monta; non monia se efimero; per- ché non passera l'anno, e il rimescolio ricomincia. E tutto questo a vantata legge di progresso o a maggior bene del popolo; il quale intanto non sa trovar posa come I' infer- mo; ¢€ sperimenta la vanila della dottrina o vacua, € am- biziosa, o dotta si, ma insipiente. Ma di vacui o vanitosi decreti non fu netta la Giunta, amministrativa della insurrezione Lucana; benché, a puro debito di giustizia, aggiungeremo , che meno delle alire potesta rivoluzionarie del tempo fu trascinata ad atti, i qua- li, uscendo da! confine di locali interessi, toceassero alle relazioni della provincia con altre e con lo Stato. Quando fu noto al pubblico, che i governi provvisorii deile Cala- brie e di Sala aveano della meta sminuito il prezzo del sale, fu messo a partilo in grembo alla Giunta Lucana il provvedimento stesso, a seduzione o compenso, come di- cevano , del minuto popolo. Ma la maggioranza ayvisd, e con prudente cousiglio, che non cra savio annullare dazii senza provvedere in pari tempo ad equilibrare il vuolo nel bilancio dello Stato con novelle fonti d'introito o diminu-

(a) Decreto del 29 agosto. ~--- 901 ~

zione delle spese: jl che non si potendo fare da sola una parte per rispello allo intero, volea giustizia ed onesla di non erescere imbarazzi al governo nazionale. Fu reietto il partito: né sara inutile il ricordare a questo proposito, qualmente quei governi temporanei, che corsero a furia al facile prov- yedimento, furono, non guari dipoi, costretti ad elevare I' o- dioso balzello novellainente ai nuovi provvedimenti del go- verno del Dittatore.

Tra' pid ambiziosi e pid vacui parve il decreto della Giun- ta, che dettava cosi: --- « Articolo 1.--- Sara costruita a cura « dello Stato, sia a spese del pubblico tesoro, sia con con- « cessioni a compagnie d'intraprenditori una ferrovia, che « innestandosi a quella della provincia di Principato cite- « riore abbia termine in Taranto, altraversando i distretti di « Potenza e Matera in Basilicata per la parte pid centrale pos- « sibile, Articolo 2.° --- Nel pit breve termine possibile sa- « ranno disposti gli studii del progetto artislice (a) ». It ghi- gno beffardo di molle ¢ licte brigate fece inconlanente giusti- zia di queste vacue usurpazioni di una potestd, cui tutto pa- Teva agevole e spedito, perché i limiti delle cose erano ide- almente scomparsi. Ma il valentuomo, che propose e difese il partito, i limili delle cose non li ebbe dimentichi: fu suo intendimento quello di presentare il decreto alla sovrana ap- provazione del Ditlatore, quando ei venisse nella eitia di Po- tenza, come correa voce; ¢ di sollecitarne la conferina quasi material prezzo de" sacrifizii sostenuli dalla insorta provincia. E il decreto fu porto al Dittatore come egli loced ad Auletta, ma cosi senza onori, ancorché di parole, morto e sepolto, forse nelle onde stesse, che poscia travolsero la combattuta

concessione Adami e Lemmi.

Rispondeva per altro alle giuste aspettazioni del pubblico, ed intendeva provvedendo per l'avvenire ad ispirar fede, mo- strandone, il decreto del 34 agosto ; il quale revocava quel decreto (b) del borbonico governo, che affidava il ginnasio provinciale lucano a balia dei Gesuiti. ---1 quali venuti tra liete e festevoli accoglienze (c) nella citta di Potenza; postesi

(a) Decreto del 1. settembre. ) Decreto 20 giugno 1850. ¢) Glié utile di ricordare a certi retori delle gazzette, i quali a so- Spingere il mondo a corso di ferrovia sj affidano ai miracoli del cost detto popolo sovrano, gli é utile di ricordare, che quando il Re Ferdi-

e --- 208 ---

subilamente in mano, con le sovrane arti del confessionale inresistibili, le coscienze delie donne (use di correre a moda ovunque s'impiantino questa nuova genia di frati_ manierosa ed odorata di mondezza e di santita); divenuti a un tratto, sic- come membri di un sodalizio onnipotente, il centro d'influssi, di credito, di palrocinio e d'inframmettenze onnipotenti per ogni genere di temporali interessi, sorsero incontanente al di sopra del vescovo locale, che in segreto li abborriva e per fiacca indole infingeva e li cemportava; si levarono al diso- pra delle autorita politiche, che leva a balzarli in basso, o levarli in alto ti temevano o li speravano. Queste te usate arti e le antiche ragioni di loro potenza; in queste mondane arli e potenza le ragioni dell odio dell'uman genere contro di essi. Ma pid speciali ragioni di odio, e semi locali di speciali ingiurie ha la Basilicata contro di essi. Imperocché, giunti in Potenza, dell cdifizio ad uso ginnasio non furono salisfalti ; lo tassavano angusto e di moile comodila difetti- vo, quale per quaranta anni non era apparso alla istruzione ed al numero degli alanui della provincia: ma si veramente perché non avea accosto, né si potea aggiungere, una chiesa

che fosse aperta al pubblico; sendo noto che la potenza ge- |

suilica non pud far senza dei due strumenti, per cui nacque, venne in allo e si lien ferma, la scuola e il confessionale, a manipolare il cervello del fancivllo e il cuore della donna, Y'uno la picira, l'altro il cemento della famiglia e della so-

nando II ebbe dato il ginnasio lucano in potestd di Gesuiti « il Deeu- @ rionato di Potenza, penetrato di tanto bene (scrivo le parole uMziali G le quali sono degue del subbictto ) dimandava di ottener grazia di G erigere nn Monumento in atto di riconoscenza, che tramandasse af « posteri la memoria del segnalato favore, di che erano stati fatti de- « gni». JI Re aggradi; e il Decurionato, dimoiandosi di entusiasmo, tornd a supplicare gli fosse ancora concesso ringraziare i] Re del sovra- No aggradimento per mezgo di una deputazione. Il Re ebbe pudore df tanta castronaggine; e disse; basta il monumento: --- ma i] monumento non fu messo. (Vedi Giornale dell'Intendenza di Basilicata del 4851).--- Cotesta smania di decretare a] re monumenti---di earta---era, io credo, ean propria dell' epoca: imperocché trove che, nell' anno stesso, I decurjonato di Grassano deliberd mettere uoa Japida a rendere grazie al re, perché il tracciato di una strada provinciale toccasse Je circo- stanze di quel paese: e --- cosa pit ricordevole ancora--- ij] decurionato di Marsicovetere ne deliberd un'altra, perché finalmente il re si era de- quato di mettere termine ad un' annosa quistione di confine tra quella comunita e I' altra di Calvello.---Questi delibcramenti erano forse un' i- Tonia?---o gli era pinttesto una cambiale de] Sindaco tratta salla buona Qtazia dell' Intendente, del Ministro, o del Re? e --- 209 ---

ciela. Per vero l'oratorio dello edifizio, assegnato alle prati- liche di pieta degli allievi, ridussero prestamente con sollili artifizii e con infauste gravezze alla provincia, ad uso pub- blico delle confessioni e di quelle piccole e quotidiane con- ferenze, che é bisogno alla fragile pieta delle penitenti. Ma codesto non bastava allaCompagnia; sendoché é parte de' suoi misteri lo affascinare le masse allo splendore delle pompe religiose; atlrarle all'appariscenza de' pii spettacoli; mescere all' utile il dolce, alla penitenza la festa, al sacro lamento modulato in musica le riunioni frequenti, governando la fan- tasia, perché la ragione non si svegli.

E deliberarono, che, a gloria di Dio, !a provincia di Basili- cata avesse a provvedere di un novello edilizio e di una casa modello alla benemerente Compagnia di Gesd. E tutto fu messo in gioco, € relazioni, e influssi, e seduzioni, e pro- Messe coperle e coperte minacce, e inframmetienze, e nobili argomenti di pubblico bene e di civilta, --- perché i rappre- sentanti della provincia allogassero la necessaria pecunia allo ingente scopo di una casa a uso convillo di alunni e convento di frati; modello in Jtalia di quanto potesse la scienza archi- tettonica in servigio della scienza pedagogica dei Gesuiti.

La legge del 12 decembre 1816, capolavoro di aulomatis- mo politico, costruiva una rappresentanza al comune e una altra alla provincia, in reminiscenza del grande Elettore del- lV Abate Sieyes, per cosi simmetrico congegno che in ullimo il creatore si deil' umile fante del comune 'si del supremo rappresentante del comune o della provincia non era che il Re per fa grazia di Dio. La rappresentanza della provincia eletta adunque con la meccanica della legge del milleotlocen- tosedici e con lo spirito che informd gli scrulinii politici del 4850, fu invitata a deliberare sulle dimande de'Gesuili: al- logasse i fondi in bilancio; li ripartisse in breve giro di tem- po; sendoché delle cose sante santissime é la istruzione. --- E la spesa predefinita era, poco git, poco su, la bagattella di un centocinquantamila ducati !

fl Consiglio ne ebbe spavento. Considerava, che una pro- vincia yasta tremilacento miglia quadrate non avea chic settan- taquattro miglia di strade nazionali e cinquanta di provinciali; che cinque grandi fiumane tagliandone da un capo all'altro Ja vasta distesa non era sopra di esse un ponte, che redimes- sca vila le numerose vittime dell'incuriosa amministrazione espiatrici; non un approdo che rendesse men che inospili e

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hy, GE --- 40 ---

selvaggie le coste importuose; e per manco di strade e di porti il prouotto delle terre inutile ingombro al proprietario; e per manco di facili commercii ruvido ancora il costume del viver civile. Se le fonti dellistrazione mancassaro, non mancavano del tutto le fonti della istruzion secondaria alle classi agiate, ma si la primissitma ed elementare, difettiva del tutto, al mi- nuto popolo; a cui nulla giovano licei oginnasii. Gli era delitto imporre balzelli per opere non necessarie, non ulili: alla fin fine un cdifizio acconcio a ginnasio esisteva.---Ma la melliflua parola de'Padri avea gia vinto la pieghevole sapienza di una parte dei consiglicri:l'alira parte, siccome scolari dalla ferula del prefelto, fu voce che menasse a ragione l'arrogante autorita del presidente del consiglio, che era eletto tra gli alli digni- tarii dal Re. Votarono adunque I' opera e il denaro; delibera- rono che la Compagnia sola dirigesse, sopravegliasse, desse a cotlimo, od eseguisse a suo grado i Javori: e non ostante che il Ministro avvisasse quest' ullima parte del deliberalo essere contraria alle leggi dello Stato ed all'utilita stessa dell'opera, il Re seccamente ordind: --- si facesse. (a).

La Compagnia, sonando a festa, pose nel milleottocento- cinquantatre la prima pietra del memorabile edifizio in quel luogo, che era prescello, ad un due migliaja di metri lonta- no dalla citta.

Ma non guari di poi il lavoro é sospeso: si buccina che Papprovato disegno sia troppo gravoso alla provincia; che il sito é inacconcio, e molte comodita di orti e passeggi, e pa- Jestra, ¢ che so altro mancassero. Un novello disegno archi- tettonico é messo innanzi da un ingegnere membro della Compagnia; e il sodalizio legale e stralegale imbocca la trom- ba a bandirne le laudi di prestanza, di magnificenza, di eco- nomia.

In faiti i] nuovo disegno avea il pregio vero e vagheggiato di coronare I' editizio di una chiesa che si aprisse acconcia alle comodita del pubblico sulla strada popolosa contigua all' abi- tato. L'enigma é sciollo, la contradizione é spiegata: il dise- gno dell'ingegnerc civile era di un ginnasio, non di una casa di gesuiti; ma lo ingegnere della compagnia, informando l'opera, come era debilo, allo spirito de! sodalizio, scioglieva il doppio problema di segregare il ginnasio dalla citta, e di

(a) Con Rescritto 10 Marzo milleottocentocinquantadue, in lettera del Ministero Lavori Pubblici, 2.° ripart. 2. car. N.° 94. --- ai ---

congiungere alla citta la casa de' gesuiti per mezzo dello edi- fizio di una chiesa ampia, pulila, accomodata all' uso del po- polo. Abbandonano le incominciale opere e il luogo gia elet- to; e nuovamente iniziano la iinmensa mole, che dovea resta- re aperta e sanguigna piaga all' erario ed alla civilta della provincia.

E quando negli anni dipoi Ja rappresentanza provinciale chiedeva che i Padri rendesscro di anno in anno ragione della pecunia spesa nell' opera, la Compagnia, che versando in industrie e commercii era venuta ai beati tempi del Padre Lavallette, otlenne un rescrilto che li sottrasse al sindacato, di cui spendevano il denaro. E tutto cid a maggior gloria della religione e di Dio !

Ma come la immensa mole veniva su dalle viscere del col- le, cosi crescea la massa dell'odio pubblico contro a quelli gia vampiri della intelligenza, ora alla provincia Lucana del sangue. E venuta meno a lor piedi la terra, poiché la borbo- nide tirannide piegava ai segni del tempo essi fuggirono da Potenza, cacciati dai clamori del popolo; non senza aver messo in salvo danaro, suppellettili, libri ed arnesi, che par- vero pregiati, e non senza avere dimentiche intanto le ra- gioni de' lor credilori.

Il decreto prodiltatoriale, che sanzionava il fatto del popo- lo, prometteva si riaprirebbe fra brevissimo tempo le scuole del ginnasio ; e alle scuole della istruzion secondaria si ag- giungerebbe lo insegnamento di agricoltura e di chimica ap- plicata aile arli: --- ma codesto, oggi che scrivo, é ancora tra pii desiderii della provincia.

Debito di cronista, non di lode, preme che io ricordi ' al- tro decreto del 29 agosto, che amplissimo indullo a condan- nali, a giudicabili, a contumaci concedeva con una generosita di perdono, di cui anche i ladri furono fatli degni! --- Del dritlo di grazia, il quale é nel sovrano, che giudica, il com- plemento dell'equita al dritto stretto della giustizia, i Borbo- ni di Napoli aveano usato ed abusato fino alla nausea, fino all'assurdo. La ragion politica delle amnistie non conobbero; la ragion politica deg!' induiti collettivi corruppero. Ogni an- no quindici condannati delle quindici provincie del reame aveano drilto alla grazia, che il Re era uso deporre a piedi del Cristo deposto dalla croce nella semmana maggiore : --- ed ogni fausto avvenimento della regia casa, ogni straordi-

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nario avvenimento della regia residenza, o il varamento di una nave, 0 la costruzione di un bacino o di un faro, appor- lava diminuzione della pena ai galeotli: e tali e tanti di sif- fatti eventi occorrono nel corso della vila, che non 6 esempio, regnando i Borboni, di chi abbia durato intera la pena, cui fu dannato dal giudice. Questo se rispondeva obliqguamente al desiderato della scienza, che allo ingentilirsi dei costumi e della civilla intende a mitigare l'asprezza e Ja durata delle pene, era non pertanto uo corrompere la coscienza del popo- lo, it quale si adusava di vedere sovrano della legge, e della coscienza pubblica l arbitrio del principe. Ma il sociale pre- giudizio era a gran pezza maggiore che a prima vista non paia, chi consideri al corso ordinario della penalita pei de- litti. Poiché la indulgenza sovrana seguiva le leggi della fe- condita della reale famiglia, ogni anno un principe che ve- nisse alla luce se gravaya il bilancio dello stato del suo pa- trimonio, sgravava d'altra parte il bilancio stesso sgombran- do le carceri correzionali di loro abitatori ! I piccoli e i gran- di prepotenti delle terre di provincia trovavano in cotesto dritto genetliaco impunita alle scostumatezze del libertino, gaarcntigia alle prepoteuze del feudatario. Usavano ed abu- savano della forza; e poiché a proseguire i delitti non era azion pubblica, ma privala; se, non riusciti a mereare a quat- trini il silenzio dell'offeso o la coscienza del testimonio, fos- sero tocchi da una condanna, che la indulgenza del giudice rendeva possibilmente men aspra, tulle le astuzie del leguleio ei ripieghi del causidico e la virth dell' oro erano messi in gioco; perché gli effetti della condanna s'indugiasse di qual- che mese. In questo mezzo venia lo indulto dell' anno; ed essi prosciolti dal castigo si rifacevano alla vita di soprusi e di liberlinaggio sotto lo usbergo rinnovantesi di periodica impunita.

Tale per mezzo secolo sistema di governo avea falto pas- sare in consuctudine la disistima alla legge : era anzi tenuta per arte di Stato questa pratica selvaggia. Dello inveterato pregiudizio non seppe forbirsi il governo prodittatoriale ; e fu male in principio; fu pessimo il suo lassismo. Volle, é vero, circondarsi di talune guarentigie per non errare : una Giunta di avvocati tolse in precedenza a rivedere i processi de' giudicabili ; ma non tolse eziandio d' incorrere in errori solenni.

Ricorderd da ultimo con lode il decreto dcl 29 agosto che --- 213 ---

molto opportunamente ordinava reslassero prorogati di unmese « il termine di ogni atto di procedura civile, penale ed ammi- « nistrativa, che a pena di decadenza avesse dovuto compiersi « in tale periodo ; e il termine dei protesti cambiarii e di al- « tri atti commerciali ». EV altro detla data stessa (a), che dichiaraya cosi: --- « Tulli gl impieghi conferiti finora, o che « saranno conferiti dal governo prodittatoriale Lucano sono « provvisorii e gratuiti, quando un' espressa clausola non di- « chiari il contrario » --- Piacque al popolo il decreto ; ma non arrestd, come era in pensiero di chi il propose, quella corrente di atomi, che ai sobbalzi delle rivoluzioni entrano in moto senz'altra legge, che quella di correre attratti al po- lo negativo di una pila metallica, che é la finanza dello Stato.

La Giunta Centrale di Amministrazione si sciolse il giorno 40 settembre, quando, insediato che fu nella citta di Napoli il Governo del Dittatore, dovea l' amministrazione della cosa pubblica rientrare nella via della legge comune. E lasciando una polesta, che molti invidiarono dopo il 7 settembre, e prima pochissimi ambirono, toglieva commiato dai suoi con- ciltadini con il manifesto, che siegue :

« Al popolo Lucano. --- Concittadini. --- Gli avvenimenti « piegano al loro termine. L'illustre General Garibaldi ha di « una trionfal corsa piantala Ja bandiera Sabauda su'baluardi « di Napoli; e gia i popoli unanimi del continente Napoleta- « no lui salutano Dittatore delle due Sicilie, in nome di VIT- « TORIO EMMANUELE Re d'Italia.

« Tl Dittatore ha gid costituito un potere Centrale nella Ca- « pitale del reame : ed alla Provincia nostra delegd un Go- « Yernator Generale nella persona stessa dell' egregio, che « inizid la rivoluzione della Lucania.

« Il Governo Prodittatoriale Lucano é@ cessato ; le condi- z2ioni straordinarie finirono. '

« Noi abbiam dimesso i nostri poteri che le circostanze ci « obbligarono di assumere ; e dimettendoli, ci & d'uopo rin- _ @ graziarvi anzitutto del concorso, con che ci avele sostenuti, « @ delle simpatie che ci avete addimostrate. '

' « Perseverate intanto ; e colla perseveranza raggiungete il « termine della rivoluzione, che primi in questa bassa parte « d'Italia iniziaste ; e che il General Garipaxos disse nobile,

a) Decrete de) 29 agosto.

(a) e g ib --- 214 ---

« solenne, e degna della ricordanza della Storia. Egli lodé la « Lucania; e voi, confidiamo, resterete degni delle sue lodi.

« E resterete degni, se al mostrato patriotlismo, ai sacrifi- « zii durati, aggiungerete, virlii non nuove per voi, Ja con- « cordia che afforza ; l'abnegazione che esalta ; la civil tem- « peranza che rende durature le istiluzioni; l''amor forte casi « dell' ordine come della liberia ; e il gran sacrifizio di ogni « municipalismo alla grandezza, alla indipendenza, all' unita « dell'ltalia.

Potenza 10 Settembre 1860.

F, A, Casale. --- F. Lovito --- E. Ginistrelli. --- N. Alia- nelli --- A. Spera --- S. de Bonis --- Arciprete La Penna--- G. Racioppi.

Degli uomini che la composero altri giudicherd variamen- te ; forse senza giustizia e senza equila, come nei momenti di popolari lotte e di sociali evoluzioni occorre a tutti gli uo- mini polilici. Jo dird brevemente dei loro atti. I quali saranno forse noltevoli a chi si repulera in debito di studiare questi parziali sobollimenti --- assorti incontanente come povere bol- Je di acqua nell'oceano dei faiti che iniziarono e promossero la Unita d'Italia --- saranno forse notevoli per cid che non si permisero di fare, anziché per cid che fecero. Di quci parliti" rivoluzionarii, che lacerano senza transizioni e rispelto inte- ressi, costumanze, tradizioni, fece la Giunta cosi poco vso, che sara difficile il ricordare un qualche fatto : del partito avverso non cercd le opinioni, non puni gl' iniqui fatti del passato contro la legge stessa e Ja liberta ; intese ad assimi- lare le forze del popolo non ad assoltigliarle, eliminando, come é politica dei parltiti, ciechi perché estremi; --- di violenze sulle persone o le cose non é ricordo che i! governo Non avesse incontanente arrestate e sanate; ---i danni alle pro- prieta occupate ad uso di guerra soddisfece c con misura, la quale, anziché di angustia, vuolsi tassarla di larghezza; --- gli obblighi dello Stato, gli stipendii e le mercedi soddisfece con puntualila, che le strettezze del pubblico erario resero allora ammirevole ; --- fino a quei pubblici uffiziali dellordine giu- diziario, che non toccavano dallo Stato stipendii fissi, ma si da' privali mercede di loro servigii, che in quei momenti nessuno chiedeva, ed essi Janguivano per fame, il Governo soddisfece con misura di equith; che poscia la legge stessa del nuovo ordinamento: giudiziario mise a grave carico della pubblica finanza.

cn aes oe --- 25 ---

Fece il meno possibile di ruine, e i! meno d' imbarazzi la- scid al governo che venne; onde molie provvisioni sollecita- trici delle popolari aure, omise di fare ; e-quel che non parra di special nota indegno, un' ampia rivoluzione, che ebbe la vita di un mese, governd senza toccare I' erario dello Stato; il quale restava intatto quando il governo del Dittatore si or- dind nella citta di Napoli. La fiducia dei privali cittadini e dei municipii; le offerte graziose di essi gliene porsero i mezzi: --- i quali come essa Giunta amministrd, potra dirlo solamente co- lui, che, al debito di giusta severita verso chi spende pubblica pecunia, accoppiar voglia il debito di giudicare sopra i docu- menti delle spese, i quali raccolli ed ordinati sono deposti nei pubblici archivii (a).

Anche colestoro onord de'suoi dardi avvelenali la facile ca- Junnia, che , secondo la petulante leggerezza umana, della donna addenta l'onesta, deil'uom pubblico la probita: le ca- Junnie Ia storia non vuol rilevarle, ma non pud dimenticarle; perché sia affermata anche una volta la verila della legge sto- rica: ---avere la rivoluzione indole saturnina, e divorare i suoj figli. E gli animi feggieri, gli uomini di parte, e le fazioni vinte accusano i vincilori ora di prepotenze, ora di pecutato: la cor- ruzione dei tempi, la degradazione generale dell' epoca, la general sete di subiti guadagni fanno possibile Ja verfla del- Paccusa; poscia il possibile diventa fatto per tutti coloro, che, vissuti lunga ela muti sotto il bavaglio della tirannide, e so- pra terra e tra uomini e in atmosfera di corruzione e di peste, Iratti a liberta, e rotto dalla libertad lo scilinguagnolo, ricor- dano, che i nuovi vomini sono anch'essi vissuli in atmosfera, tra uomini, e sopra terra di corruttele e di peste. Cosi affer- mano /a prima volta il loro dritto alla liberta e all'eguaglian- za ; liberi, quando neghino reciso I' autorita della sapienza ; e, tutti eguali nel brago, il privilegio dell'onesta.

'(a) Com nota della Prefettura di Potenza all'Archivio provinciale di Basilicata del 6 dicembre 1862 N. 1639, 3.° divis.---E ricevuta dell' Are chivio del 12 dicembre 1862. N. 200, CAPITOLO XVII.

---egsen0e---

a brigata Lacann all'assedio di Capua.

Giunto che fu il Dittatore a Casalnuovo, e venutovi, per mettersi agli ordini di Lui, il Colonnello Boldoni, gl" insorti della Lucania furono incorporali nella divisione del Generale ° Cosenz. Laonde il Colonnello ebbe orvinato alle sparse le- gioni di raccogliersi a Vietri di Potenza, ove trasmutava il quartier generale ; li ordind in brigata che disse 'dei Caccia-

' tori Lucani; e questa divise in quattro batlaglioni secondo i distretti della provincia, di poco meno che tremila uomini in _ tutto (a).

La brigata ebbe nuovo ordinamento a Salerno; poiché die- de egli licenza a' militi pid vecchi di ritrarsene; nomind capo dello slato maggiore il signor Emilio Pelrucelli; e a capo dei battaglioni i signori Giuseppe-Domenico La Cava, Francesco Paolo La Vecchia, Nicola Mancusi, e Francesco Paolo Po- marici. Restarono sotto le armi duemila centosettantasei mi- lili. La brigata entrd il giorno 19 settembre nella citta di Napoli « salutata ( dice uno scrillore straniero ) da calorose acclamazioni del popolo di Napoli il quale, a spettacolo nuovo sui lastrici della citla capilale, vedeva Ja prima volta, senza il terrore dei seguaci della Santa-fede, gl' insorti po- poli delle provincie nelle sue foggie ruvide, bizzarre e pitto- resche, in armi da caccia e da museo, d' ogni sorta gente e condiziune commisti , e preli ¢ frati vessilliferi e capi- fila (b) ».

  • (a) Il giorno § di settembre, a Vietri, il battagiione detto di Lago- mere numerava 671 militi; quello di Potenza 957; il terzo di Matera #78; il quarto di Melt 816; in uno 2916.

(b) E. Maison, Journal d'un volontaire de Garibaldi. Paris 4864,

pag. 88, --- Al ---

A Napoli un terzo riordinamento, e questo fu l'ultimo della brigata Lucana. {1 Colonnello Boldoni fu surrogato dal co- lonnelio Clemente Corte. Al Boldoni faceva ingiuria lorigine sua; cioé il partito che Pebbe eletto alla impresa di Basilica- ta, e lo indirizzo di una politica, che egli non nascondea, ma bandiva sollo gli auspicii del Conte di Cavour. Codesto lo ayea reso non bene accetto, poscia mal visto a coloro, che ormai levavano bandiera in aperta opposizione al ministro di Sardegna: e poiché il Ditlatore aveva vinlo, e dei servi- gii di quello non pareva pid bisogno, gli spiriti partigiani vollero sbrigarsene ; e per quali vie non monta. Sinistra- rono gli atti di lui; ne calunniarono intenzioni e parole; non dubilarono di mentire in nome de} popolo appo il Ditta- tore; e il Boldoni fu rimosso dal comando della brigata ; né parola di lode venne a temperare la crudezza del fatto subi- taneo. Cominciava da lui la manifestazione prima di quella febbre di Jemolizione, che poscia abbiam vista senza limiti appiccarsi a tulti gli animi, e aggredir tutti gli uomini e le cose. Unica, forse, e sempre generosa, la cilia di Corleto non dimenticd il Colonnello Boldoni; perocché lui voile a suo cilladino, poscia rappresentante del suo collegio nel Parla- mento.

Ii Colonnello Clemente Corte, giovane, ardito, operosissi- no, valoroso € valente ebbe I' onore di guidare al fuoco la giovine brigata dei volontarii Lucani. Ricominciando il no- vello e pid acconcio ordinamento le muld il nome in brigala di Basilicata; scompose lo scheletro, 0, come dicono, i quadri; non tenne conto, e ben fece, dei gradi che la rivoluzione avea dati o avea Jasciato prendere ; e diede licenza di ritrar- sene a quanti, per ela_o per domestiche cure men pronti --- a' cimenti di guerra, volessero rientrare al proprio focolare, onde erano rimasi lontani dalla meta dell'agosto. Della quale licenza si avvalsero poco meno che novecento milili; mossi, come fu detto, sia dallo esempio, sia dalla delusa ambizione di chi, non satisfatto del nuovo ordinamento, pensd che, ri- traendosi, la brigata si dissolvesse. Il restante numero di 1200 circa, armi avute e divisa militare uniforme, passd ai depo- sili di Aversa per ordinarsi alla disciplina del soldato.

Allora la brigata fece parte della divisione del General Me- dici, e fu divisa in due reggimenti ; il primo comandato dal Tenente Colonnello Carava ebbe tre baltaglioni ; e due il se- condo dal Colonnello Grazioiti. Vennero dall'esercito garibal-

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dino i maggiori (a); meta degli uffiziali, e meta de'gregarii; Yaltra meta di soldati e di ufficiali dai giovani Lucani.

Alla battaglia del Volturno del 4.° ottobre Ja brigata Basi- licata occupava l'estremo sinistro della linea, che per lo spa- zio di quindici miglia all'ala destra presso Maddatoni ei ponti della Valle avea la divisione Bixio; al centro intorno a S.Angelo in Formis la divisione Medici; alla sinistra Miblilz presso Santa Maria e San Tammaro; con le riserve e il quartier gencrale a Caserta. Gli é noto che in questa giornata i regii attaccarono, con forze della meta prevalentie in quattro punti preeipui, Ja intera linea di volontarii ; e che gli attacchi ripetutamente intrapresi contro le posizioni di Santa Maria e di Sant' Angelo erano indiritti_ a mascherare l'attacco vero e lo intendimento Tiposto, che era quello: di rompere alle spalle l"esercito meri- dionale, e impadronirsi di Caserta, girando per Maddaloni e Caserta-Vecchia. Si sa, che la gagliarda resistenza opposta dalla divisione Medici a Sant'Angelo; ta brillante e tenace difesa falta dal maggiore Dezza ai Ponti della Valle ; e l'eroico ostacolo Opposto con un pugno di prodi dal Maggiore Bronzetti della divisione Bixio, rattennero Je preponderanti forze nemiche ; si che dettero agio alle riserve di entrare in linea, e di respin- gere il nemico fin sotto il cannone di Capua. La lotta durd pid che tredici ore tra 40 mila regii e 22 mila volontarii.

A questa splendida azione la brigata Basilicata non ebbe parte : ma, nella stessa notte, avendo inviati a Caserta il suo 4.° ¢ 2. batlaglione, che erano i soli organati, questi entra- rono in zuffa nel fatto di armi del giorno 2 di ottobre. La regia brigata Perrone di 1200 uomini avea valicato, nel giorno in- nanzi, il Volturno al guado di Limatola, e s'indirigeva, di con- certo con la brigata Von-Michel, all'obbiettivo di Caserta, quan-_ do intoppd ad un ostacolo non aspettato presso a Castel Morto-

'ne. Qui duecentoventisette bersaglieri del battaglione Bronzetti Opposero per tutto il giorno tate una gagliarda e tenace resi- stenza alla brigata Perrone, che non prima che il giorno de- chinasse, e sfiniti anzi di munizioni che di forze, deposero le armi innanzi ai regii, gia, per sopraggiunti rinforzi, cre- sciuli intorno a tremila vomini di numero. JI generale Perrone non prima di sera polé occupare Caserta vecchia ; e non pria della dimane, che fu il giorno 2, la vanguardia penetrava, pre- dando e incendiando, fino a Caserta nuova. Ma qu} fu attacca-

(a) I signori Rivelli, Franchi, De Frygyesy, Corsucci, Baud/ e Vitali.

a a ee --- 219 ---

ta da' volontarii Calabresi della brigata Stocco, dai volontarii delta brigata Basilicata, e da quatirocento bersaglieri dell' e- sercito sardo; e fu ricacciata ed inseguita fino a Caserta vec- chia; dove, poiché era posta in mezzo dalle mosse concordi di Bixio venuto da Maddaloni e dal Dittatore venuto da Sant' An- gelo, la brigata Perrone depose te armi. Ricordalo e ricorde- yole fatto per due accidenti ; e sono, che negli zaini dei sol- dati prigionieri furono rinvenuti, nonché sacri arredi di chiesa € paramenti sacri, ma fino le cianfrusaglie delle botteghe di mode; e che in questo giorno del 2, e non gia nel giorno 1.° di ottobre, entrarono Ja prima volta in battaglia i soldati-dell' e- © sercito sardo; non pid che quattrocento di numero, e non ve- tani, come fu detto, ma giovani coserilti della brigata Mi- ano (a).

Dopo questo fatto la brigata Basilicata si tramutd (8 di otto- bre) da Aversa alle posizioni di Sant'Angelo; qui fece il ser-. vizio di avamposti; ¢ nel fatto di arme del 15 ottobre le toced + una parte non ultima. Era una sortita degli assediali, che spin- la e sostenula con impeto molto, fece lemere'un momento non si rinnovasse il tentativo del primo di ottobre. Quivi l'ardito Co- lonnello Corte ebbevi un cavallo ucciso da una palla di can- none: quivi quattro ufficiali feriti; e morti il capitano Monti e il tenente Rossi del 2.° battaglione del 1.° reggimento della brigata Basilicata (b). Le giovani truppe riscossero le lodi, non ché de'loro compagni di armi, ma delle truppe regolari sarde eziandio; le quali, solto it comando del generale Pernod, era- no dal giorno innanzi venute alle posizioni di Sant' Angelo in luogo della brigata Medici.

Le ultime fazioni, cui prese una parte, furono quelle del 19 e del 30 ottobre; e un centinaio di uomini ebbe messi fuori combattimento. La brigata si sciolse, quando l'esercito meri- dionale si sciolse, dopo il decreto degli 44 novembre 4860, il - quale tra certi limiti intendeva di riordinarlo. Sui quai limili, sulla giustizia che si rendeva ai volontarii, sui modi di essa, ' @i premii, e le intenzioni che il mossero, sfurid allora acer- ba e avvelenata la stizza dei partiti vinti, traviando lopinione pubblica del popolo. Quel decreto parve un allro tratto d'in-

(a) Rustow Opera citata.

(b) Quivi sepolti, presso il casino Della Corte; nna lapida ne ricorda {nomi e il fatto. Vedi Avvenimenti politici militari dal settembre al sa milleotiocentosessunta per Pasquale Materazzi. Napoli 1861. pag. 78,

Se ee Seen --- 220 ---

gratitudine del governo di Torino, come non parra a'nostri nepoti, --- ma che dico io ? --- come non é paruto a noi stessi 6 ai volontarii, il decreto recente che li ha chiamali alle armi (a) e che @ pure identico a quello nel tempo e nel pre- mio dello impegno e nel sindacato del brevetto agli uffiziali. La stizza era dunque contro la situazione politica; ed era par- lito preconceito |' offendere tutlo che uscisse da quella. Il decreto degli 14 novembre fu combattuto per tutl'i versi, da quel verso in fuori, ove era il pericolo vero; intendo il dua- lismo che perpetuato avrebbe tra I' esercito regio e !' esercito meridionale. Pid savio e aculo consiglio tolse dipoi la ragio-- ne dell'antagonismo, fondendo l'uno nell' altro, a vera con- cordia degli animi; i quali vi lessero un alto di giusta ripara- zione e di prudenza civile.

(a) Del maggio 1866.

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' CAPITOLO XVIII.

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§ Governator! dai potori illimitat.

Il governo prodittatorisle Lucano, ayvegnaché venuto su dalle onde della rivoluzione, non intese che a promuovere la lotta che si voleva combattere, ed a indirizzarvi le forze del popolo per-via di partiti d'indole temporanea, e di provvisioni che non dovessero esistere oltre al momento che la lotta so- Slasse. Questo fu il carattere dello insieme degli atti suoi. Ma venuli per le provincie i Governatori con poteri-illimita- tt, la rivoluzione propriamente delta incomincia, si sparpa- glia e si localizza; ma incomincia quando la necessita di essa non era. a tutti evidente; procede con criterii locali e parziali, che ne accrescono 0 ne creano la ingiustizia ; finisce la- sciando dictro.a se una doppia serie di perturbamenti; dapoi- ché la potesia centrale sovrana non ebbe, per non breve tem- po, il coraggio sia di riconoscere il fatto dei poteri-illimitati, sia di distruggerlo.

. Il governalore di Basilicala, se era di quella parte polilica, che niega ogni verace liberalismo, come ogni virld vera, S'egli non si facia altuoso e operativo, e stima la rivoluzio- ne non debbe arrestarsi se ella é manifestazione di progresso e di rinnovamento, non perd sconosceva la ragione di essere soslanziale di quella parte moderata, cui non vale il tassare di timida o inerte, se in essa é la forza centripeta della mac- china sociale, ed il contrappeso necessario, onde, a via di temperamenli e di transazioni, il drilto ideale si evolve in fatto sociale. Egli provvide alle prime necessila della silua- zione: aboll, con soddisfazione di tutti, le Giunte insurrezio- nali, considerando « che, cessate le condizioni straordinatie, -€ tutti i pubblici poteri rientrar dovevano nella sfera di azio- --- 222 ---

« ne loro attribuita dalle leggi ordinarie » : revocd il decre- to del 29 agosto, che dava in prestito alla rivoluzione gli avanzi di cassa delle finanze comunali. E perehé, suscilati da faziosi di bassa lega, ricominciavano per le quistioni de- maniali i tumulti popolari, e i clamori sulle pubbiiche vie a ludibrio delle persone, (e questi modi volevano detti, i tribu- ni da bettola, libera e lecita manifestazione di opinion pub- ~ blica) fece obbligo alle potesia municipali di far disperdere gli assembramenti e di sostenerne i capi ; --- e sollecitava il mi- nistcro, perché fra le gia incominciate ruine e i ristauramen- li, niente meglio conferirebbe alla tranquillita delle provincie ¢ alla soddisfazione del minuto popolo, quanto la pronta so- luzione delle quistioni demaniali, ma per vie pid brevi e pid larghe che le antiche leggi non concedessero..

A rincalzare la potesta politica campata in aria, fu primo pensicro di lui il costituire un corpo di milizia, che unicamen- te dalla potesta politica dipendesse: e con Vordinanza del 45 sellembre dispose l'accolta volontaria di un battsglione, che disse Lucano, di cinquecentoquaranta militi, da 18 a 40 anni, con ferma di 'un anno: il quale ridotto per successive cerne a trecento uomini fu il solo simulacro di forza armata politica, che esistesse in provinca fino al maggio del 1864. Non ebbe Pistituzione successo, colpa, in parte, 14 mancanza di un capo militare e I' origine sua stessa accogliticcia, in grande parte, la temporaneila dello istituto, che il governo centrale niegava di riconoscere e si peritava di sciogliere; cosi trascinando una vila precaria, che mal conferiva al correggerne gli umori cat- tivi. Fino al dicembre dell' anno stesso fu dalla cassa della insurrezione stipendiato e fornito della divisa uniforme ; da quel mese in avanti tollerato e pagato dallo Stato ; perd a ti- tolo di milizia citladina mobililata.

Venne il tempo dei poteri illimitati. La delegazione dei potert wlimitatt ai capi di provincia era una necessila; ma divenne presto un equivoco. Un centro organico mancava ancora al nuovissimo Stato; la lotta ferveva; e colui, che ve- niva messo a capo del pacse francato dalla vecchia tirannide per reggerlo ed ordinarlo, non potea avere allro cémpito, durante ancora Ja lotta, da quello infuori di stringere ad un intento le forze, di tenerle in pronto ai cenni del Dittatore; di procedere coi partiti proprii allo stato di guerra. La necessita stessa creava il limite. Non esistendo ancora un centro stabile allo Stato che veniva creandosi, non poteano esistere vinceli --- 23 ---

di gerarchia, limiti di competenza, uniformita d' indirizzo, dallo scopo in fuori: laonde erano poteri non gia illimitati, ma indefiniti. Fu savio consiglio I abolire i governi provin-

ciali autonomi e sovrani, che nel nome di prodiltature e di *

geverni-provvisorii davano immagine di uno Stato federati- vo; fu necessitd di lasciare un' autonomia di fatto a quelle nuove polesia, che il nuovo capo dello Stato veniva surrogan- do ai governi gid autonomi per dritto proprio: la necessita che veniva dalle condizioni di fatto sarebbe legiltima per quanto Je condizioni di fatto durassero. E il General Garibaldi, nomi nando il di 6 settembre lo Albini a Governatore con poteri il- limitati, a lui che richiedeva de' confini di questa generalis- sima formola, diceva: --- me ne rimetto al yostro palriottismo e lealta. .

Sorvenne presto l'equivoco. S' impernia il nuovo governo nella metropoii del Reame ; ed ai capi di provincia nuova- mente eletli si danno, con Ja formola stessa, gli stessi poteri: incominciano a riordinare lo Stato ; ma nessun crilerio é ri- cordato ai capi di provincia, che, chiarendo almeno 1a inde- finita profondita di loro anomala potesta, indicasse tali norme, che l'azione di ciascuno si esplicasse conforme a quella degli altri. Se una parte della sovrana potesta, confidata che era a mani di fidissimi agenti, non desse sospetto ai reggitori dello Stato, perd non si comprende come non antivedessero la dis- formita e la confusione, che dall'uso di quelli ne sarebbero necessariamente conseguite. Nonché indugio o freno, ve- niva anzi stimolo a fare. A tale, che dimandava al capo della famosa Segreteria, se talune provvisioni poteva prénderie il Governatore; ---fate, fate, quegli rispose; e il fatto vostro sara riconosciuto.

Era una mostra di quella che certi diarii di un partito mollo ingenuamente dicono politica rivoluzionaria, e molto ingenuamente affermano politica nuova e vera ; perché non é politica, come dicono, antiquata e ad uso di dottrinarii. Era forse reminiscenza di quei famosi commissarii della grande repubblica, mandati negli spartimenti di Francia ad organarvi Ja rivoluzione ; a stimolarvi gli spirili patriottici del popolo, e gli ostili spiriti deprimervi con gli argomenti di guerra. Era forse segreto inlendimento che la cerna del loglio dal grano fosse fatta sbrigatamente, sul tamburo, da polesta loca- li, conoscitrici di uomini. e cose ; e non ricordavano che il colore locale non potea non far velo all' occhio di potesta lo-

io} --- 224 ---~

cali, e sotto gl'influssi locali anche la giustizia parrebbe ven- delta.

E nella necessita delle cose, che rimutando ordini, si mu- lino gli uomini ; é necessila, che coloro, i quali rappresen- tando j veechi ordini siano reputati di ostacolo allo assetto del nuovo Stato, si dileguino ; ed altri invece si surroghino, che fattori e cooperatori dei nuovi casi diano ampla sicurta di concorrere allo incremento degli''ordini nuovi. La necessila della conciliazione a concordia , degli animi ed i! bisogno di riallaccare la catena del passato, vien dopo che la intelajatura del nuovo edilicio sia compiuta. FE necessita delle cose gran- di, é necessita delle cose piccole. I singoli governatori, se- gnatamente in quelle provincie, ove la rivoluzione fu non mica una commedia rappresentata dopo il giorno 7 di settem- bre, ma epico dramma che si svolse per tutle le perigliose vicende di cospirazioni, di persecuzioni, di lotta e di villoria perplessa, i governatori furono sospinti dalla necessila delle cose, dalla forza del momento, dalla impazienza stessa di co- loro che aspetlavano la rivincita a quegli alti che levarono un turbine d' interessi, di vanita, di ambizioni offese 0 delu- se. Se vi ebbe eolpa, se vi ebbe abuso, non fu colpa dei go- vernatori, Coloro che disputarono, allora e dopo, intorno al Significato della formola famosa, fecero dispute da causidici, dolirineggiarono da accademici. La pressione, quanto é pid angusto lo spazio, diviene maggiore ; e il consentimento pubblico é forza, cui non é governo che possa a lungo resi- stere. Ora da un lato il consentimento pubblico e la neces- sila de'pubblici servizii, da un altro guarentigie, non ufMfiziali, ma ufficiose, di uomini messi accosto alla sovrana potesta, e Ja rivoluzione da ultimo, che ancora ferveva vivacissima, per cui le norme dei tempi tranquilli non erano acconcie a regge- re gli eventi dei tempi concitati, premevano a quegli alti ; i quali, mutati i leropi, gli uomini ¢ Pindirizzo, parvero, ed in- fatli erano, usurpazione ed abdicazione dell' alla sovranila dello Stato.

E il Governatore di Basilicata elesse, secondo gli istituti del napoletano ordinamento, il segretario generale della pro- Vincia; i tre sotlointendenti ; i consiglieri della Jutendenza ; ed al 46 di settembre « perché la giustizia ( diceva la decre- « tazione, ed era il vero) stala sospesa per molto tempo ri- « prenda il suo corso ; perché non si prolunghino le giuste « espettazioni del popolo » elesse i giudici del tribunale ci- --- 225 ---

vile'e della gran Corte criminale ; rimosse dall' ufMfizio di- cjassetle giudici di circondario, e ne cred altrettanti.

Aglti vomini, disse un antico, si pud togliere senza sospet- to anzi Ja donna, che la roba. Un ministro di libero Stato non suscilera tanti clamori se faccia alli di oppressura 0 illiberali ordinanze, quanto avverra di clamori e di sdegni, se faccia Romine a un tratto che tutti i posti sian dati. Al senlimento del pubblico bene si commescolano i pid ignobili sentimenti dell'umana natura ; e sorge allora una tempesta di sdegni, di melignazioni e d' ingiurie in sl misero modo, che questa po- vera umana razza rende immagine di une razza di pilocchi 0 di cani; cui non basti, e s'indracano, !offa gittata a pascere le bramose canne. A noi, nati dell' oggi, che dal 25 di giugno ~ del 1860 in poi abbiamo udito, ai tanti e ripetuli rimescola- menti dei pubblici uffiziali, tener dietro il clamore di ogni sorta interessi offesi ; e per cotesta piaga di quistioni perso- nali, sorgere, ad ingiuria di una parte politica, una parola oramai per antonomasia famosa nella recente storia d' Italia, a noi, benché nati dell' oggi, non fara maraviglia il ricordo dello scoppio di sdegni, che tenne bordone alle nomine del Governatore di Basilicata. --- Delle quali io non debbo intrat- tenermi: ma dird solamente questo, che non fu detto al- lora fra cento altre accuse ; ed é che non tutti i rimossi del- Yufficio meritarono di essere : imperocché !a pena guardd troppo al colore politico; e questo di iroppo offuscarono trop- po acerbe informazioni, come accade in tempi di perturba- menli civili a spiriti da passione concilali.

Ma i poters illimitati conferiti in armonia con quell'indirizzo politico, cui rappresentd la famosa Segreteria del Dittatore, furono non guari tempo limitali prima (a), poscia ritirati del tutto (b) dul Ministero ; il quale combatteva, con varia fortu- na, gl'influssi ora soppiatti ora palesi e Vautorila indefinita della Segreteria stessa. Se questa avesse vinto in quella lot- a, che comincid subito dopo il 40 settembre, e fu vinta del tutto meno il giorno 8 di otlobre , quando la Segreteria fu sciolta, che il 43 di ottobre quando il partilo dell'annessione immediata fu risoluto, non egli é dubbio, che al fatto dei go-

G Con Decreto 17 settembre del Prodittatore Sirtori. (b) Con Decreto 8 ottobre del Prodittatore Pallavicino. oa

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vernatori avrebbe dato piena conferma un decreto det Ditta- tore. Ma i! Ministero che ebbe vinto la Segreteria, non rico- nobbe il falto dei governatori : tenne le loro nomine in qua- lita di proposte ; e dopo lunghi indugii e tentennamenti, al- cune di esse confermava , alire no. E fu giusto il crilerio , scusabile lo indugio: ma non fu, quando, o per ignoranza o Bppensatamente , volle mettere ad unica stregua gli atti dei poteri illimitati de' governatori , & gli alti delle rivoluzioni provinciali, che si Jevarono in armi prima che il Dittalore toc- casse Ja terra ferma, e gli vennero spianando, come egli stes- 80 disse, Ja via. Come se queste locali tempeste non fossero avvenule, poiché non gradiva al Ministero di legittimarle del suo sigillo: si ebbe il balordo concetto di repulare come fun- zionanti di fetlo e legittimi quegli antichi impiegati dell' an- tico governo , che o furono scacciali dalla rivoluzione, 0 in- nanzi di essa fuggirono, o mai non vennero alle loro sedi. Ad obliqua protesta contro il fatto dei governatori e delle rivolu- zioni locali, e non potendo ancora distruggerle, che nol con- senliva ancora il Diltatore, fu fatto ordine a cotestoro, a' giu- dici, ed agli altri antichi arnesi della caduta tirannide, di venire alle antiche sedi a riavviare gli affari: onde occorse di vedere in qualche cilté un doppio ordine di uffiziati pubblici per uni-

co seggio che vacasse ; quindi avvennero perturbamenti e plebee ingiurie per gli uni, manifestazioni incivili per gli al- tri, e prove, in quei che comandavano, 0 di poco senno o di molto dispetto.

Il debito, che in pro dei comuni e dei privali la rivoluzio- ne Lucana ebbe assunto in nome del governo nazionale, non fu riconosciuto dai rappresentanti del governo nazionale, che dopo indugii e tentennamenti mollti, ai 23 di novembre, quan-~ do tornd al dicastero delle finanze, un uomo che alla Basilicata era ligato con vincoli di origine e di affetto, l'onorevole Carlo de Cesare. Passo il settembre e l'oltobre senza che si mostras- se un criterio, ovvero un principio d'inyiamento alla regolare amministrazione delle provincie ; era da un lato-un empito confuso di dimande, di bisogni e di urgenti necessila, ammini- Strative non salisfalte neppure della speranza ; era dall'a!lro un turbinio di leggi e decreti pubblicati a pompa accademica 0 a preoccupazione dell'avvenire, ma delle necessita del pre- sente incuriose od inconscie. Mancava alla potesta centrale ogni elemento di forza, ansi di vila ; imperocché una doppia --- 227 ---

ed opposta corrente di concetti e di forze l'avvolgeva cosi, che il centro propulsore dello Stato si restava inerle; e la doppia corrente, che invaniva il polere e tenea gli animi in dubbio, e Ja societa in sospetto d'indefinili perturbamenti , era quella dell'annessione immediata 0 indugiata delle nuove provin-

cie al regno d'Ilalia. CAPITOLO XIX

=6200>=

L' annessione immediata o incondizionata ; e ll Plebiscito,

La delegazione e I'uso che fa fatto dei poteri-illimitati, e la lotta che il ministero ebbe a vincere per rivindicare. cotesta. parte della sovrana potesta dalle mani di agenti subalterni , maturarono nel concetto dei pid la necessitaé dell'annessione immediata. Agli uni parve il fatto l'anarchia improntata di le- gale suggello: agli altri parve fomite e slimolo, perché, rime- stando una forza locale rivoluzionaria gli strati della societa, gli animi del popolo si accendessero e tenessersi vivi a prose- guire lo scopo, a tutti manifesto, della politica del Dittatore, cresciuta per fortunati successi, di speranze e di ardimento. --- L'annessione indugiata o affrettata, con condizioni o senza, delle provincie napoletane al regno dell' alta Hala, fu il pri- mo e grave sconiro delle due correnti della opinione liberale napoletana, che raccolta fino a quel tempo sotto il vessillo 6 con il nome conciliativo di parte nazionale, quindi innanzi si divide. Quello scontro diede terminativamente la prevalenza alla parte moderata nello indirizzo della cosa pubblica; e fece della parte vinta una forza escentrica all' orbila che segaava Ja parte governativa ; la quale escentrica forza batté in brec- cia quindi innanzi la parte moderata, non solamente per attua- re i concetti di pid larga libertad o di pid fiero patriottismo ; "ma per trle credito e autorila, e per covritla di fango, aflin-

ché le si levasse inimica la coscienza della nazione , 0 la si sfiacchisse almeno suddividendosi in parti; come egli presta- mente accadde, a grande soddisfazione ed ulilita dei retrivi € degli autonomisti.

-Poiché fa vinto il partito dell'annessione immediata, se ne diede la colpa alle brighe, anzi all'oro, --- che non si disse? --- --- 229 ---

della diplomazia piemontese , e della consorteria degli emi- grati. Ma se di cotal genere ragioni bastino alla logica ed alle passioni dei contemporanei, non bastano alla spiegazione dei fatti nell'snimo degli avvenire ; i quali trovano anzi |'azione di certe leggi generali la dove i contemporanei non iscopriva- no che il gioco degl'individui. Perché mai quelle brighe, ¢ le cabale, e l'oro, e gli emissarii piemontesi non riuscirono al- Yannessione immediata della Sicilia, allora quando all'aureola de] Dittatore mancava ancora qualche splendido raggio; --- e riuscirono in Napoli, quando !autorita de! Ditlatore era cre- sciuta in ragione della cresciuta gloria, e balenava pid fulgi- da l'auvreola della vitloria ? Lo istinto delle masse, la maggio- ranza del popolo comprese, che l'annessione-indugiata era un pericolo esterno, s'ella significasse, (come significava invero) Ja conquista di Roma sulle armi francesi ; era un interno pe- ricolo d'influssi, d'interessi e di lotte autonomiche o federa- live , s'ella significasse unicamente un indugto ; era un non senso, se pure lo indugio fosse stato senza pericoli. L'annes- sione immediata della Sicilia metteva in dubbio l'aggregazio- ne di Napoli all'[talia ; l"annessione indugiata di Napoli met- teva in dubbio Vunita d'Talia.

L'annessione indugiata di Napoli conteneva un solo signi- ficato ; e questo era la conquista di Roma a virld delle armi popolari ; poiché le armi regie fossero chisrite inette, ovvero pigre a farla, raltenute che erano sia dai traltati, sia da tradi-- zioni conservative o da incognite paure. Io non so se quella fervida parte, che si dicea dell'azione, fosse sincera nel giu- dicare acconcie le armi popolari a cacciare Francia da Rome; né so se quelli pensassero allora , come molti di essa parte nell'agosto del 1862, ch'ei bastasse mostrarsi, perché, leva- lisi i popoli romani in armi, i Francesi sgombrassero. Che se pure non alirimenti di cosiffatti fossero stali i segreti intendi- menti del governo di Francia , singolar cosa @, che i segreti dello Stato presumessero di saperli i partili, anziché il gover- no sardo ; singolar cosa é, che il governo sardo, iniziato che fosse ai segreti intendimenti del governo di Francia , non la- sciasse fare ai partiti irresponsali, fintantoché, almeno, I' on- da della rivoluzione non fosse giunta alle porte di Roma. Il corso della storia recenlissima, e l'ancora non definita quistio- he papale oggi mostrano patente a noi, come erano difettivi i sillogismi di coloro, che di si equivoche congetture puntel- lavano lor politica bellicosa : ma gli uomini, cui --- la pau- --- 230

ta aguzzava lo intelletto , vedevano allora cosi manifesta la perigliosa ilkusione di quella polilica , ch'essi stimavano non potere essere punto sincera nei capi della rivoluzione una tanto puerile opinione del governo di Francia; ed altri inten- dimenti racchiudesse l'annessione-indugiata: il che accresce- va la confusione degli animi ed i rancori.

E cotesti, o troppo timidi o troppo sagaci, non erano po- chi nelle napoletane provincie; i quali dopo Ja fazione san- guinosa (li Cajazzo e la battaglia del Volturno stimavano ur- gente il raffermare la vittoria della rivoluzione in ratificando- la della legale sanzione del! popolo sovrano, in sorreggendola dell' ausilio dell' escrcito sardo. Forse i! pericolo era ingran- dito dalla timidila 0 dalla paura, io non so: ma non era in- generoso concetto quello di non indugiare altrimenti |' effet- tuazione dell' antico sogno dei patriotti italiani, porgendo la mano dal Vollurno all' esercito regio, che cra gid diventato strumeuto del nuovo dritto e dell' ela nuova quando valicd la Cattolica e vinceva a Castelfidardo. E se un titolo legale della nazional volonta non fosse dato al Piemonte, come en- trerebbe lo esercito sardo sulle terre del Regno? o vi entre- rebbe pel dritlo di conquista ? e contro cui Ja conquista se

  • non contro le armi stesse della rivoluzione ? '

Adunque la parte moderata, mossa, sia pure, dalla diplo-

Mazia picmontese, o dalla paura, o dal buon senso, si scos-

. se ed operd, contro il suo costume, fortemente, affinché l'o- pinione pubblica si chiarisse gagliarda per Ja immediata an- nessione all'Ilalia. Quindi cbbe incominciamento, al dechi- nare del settembre, il sistema delle pctizioni e rimostranze de' ciltadini, delle corporazioni, delle milizie civiche; e furo- no per le provincie diffusi i moduli delle petizioni stesse, ed ordinate per le vie delta citla 1e manifestazioni popolari.

Studiava ad opposti intenti I' opposta parte dell' Azione; e perché non bastava generosita di concetti a coprire la peri- gliosa yanita de' proposili, !' era d' uopo lavorare di sofismi e di sentimento. Una stainpa diffusa per le provincie dicea:--- « Liberi a dispetto del ministero Torinese, che si oppose per © quanto seppe alla intrapresa di Sicilia ed allo sbarco di Ga- @ ribaldi sal continente; liberi non per opera del conte di « Cavour; ma del Dillatore e col sangue dei suoi volontarii; « surli noi tutti a rivoluzione per lo appello e la scorta del « Generale, potestiamo contro le mene di alcuni, che trasci- « nando qua e 1a dichiarazioni, ingannando gli uomini di --- 231 ---

« buona fede, soffiando nelle basse passioni, dimenticando, « sprezzando i voti delle provincie, benemerite della rivolu- « zione quanto la capitale, s' ingegnano di precipilare I' an- « nessione col regno sardo senza guarentigia di sorta. ---Sulla « bandiera del Dittatore é scritta Unita nazionale; e il mini- « stero Torinese nel suo manifesto del 12 settembre lanega--- « Tl Dittatore vuole atterrato in Roma if governo ecclesiastico; «e il ministero Torinese si propone di conservarlo e difen- « derlo contro chiunque ... .--- Annessione immediata non « significa unita, ma separazione; non Vunirsi di tutte le pro- « Vincie in una Ltalia, ma quello di una provincia ad altra « provincia, non Venezia libera ma derelitta all' Austria; non a Roma per capilale, ma Torino; non V Italia padrona delle « sue sorli, ma sempre vassalla di monarca straniero. Percid « i! Dittatore distolse la Sicilia dal!' annessione; e vuol disto- « gliere le provincie napoletane.---E il primo atto nostro sa- « rebbe dunque un atto d' ingratitudine al Diltatore e ai suoi « soldali?.. . Alecune petizioni della capilale non possono « Menomamente decidere della sorte delle provincie e del re- « gno. Tocca a decidere ai nostri rappresentanti nel primo « parlamento italiano, congregato a Roma. In Roma, e non « altrove, vogliam proclamato Vittorio Emmanuele Re d' I- « falia » (a).

Ma il buon senso de' pid facea giustizia di queste liriche archilochée; ed il popolo dell' Italia meridionale dava invece manifesto favore alle rimostranze di parte moderata. Allora, il primo giorno di ottobre, quando V esercito della tirannide faceva impeto su tutta la linea delle falangi detla tiberta; e i giovani volontarii con mirabile bravura vinsero su tulta ta li- nea della battaglia, al primo giorno di ottobre, i! Segretario generale della Dittatura inviava a tutti i governatori di terra ferma questo telegramma, che divenne famoso: --- « Vielate « che le petiztoni annessioniste avessero corso. Prendele le « misure necessarie di rigore contro gli agitatori, che provo- « cano l'annessione prima che l'abbia ordinata il Dittatore--- « Napoli 4 ottobre 1860 (b).

(a) Stampa senza data, ma degli ultimi giorni di settembre; porta in titolo: Il a dell Italia meridionale. ;

(b) Qualehe governatore non si rattenne dal fare sostenere cittadini di ae ce fama, alti offiziali della milizia nazionale ; e fu scandalo. Quello di Basilicata ebbe pudore di siffatta ingiuria al primissimo e in- nocentissimo dritto della Liberta, quello di petizione; @ si restriase ad

tiny CoaQaqale --- 232 ---

Tatanto i pericoli delle calende di ottobre sospingono lopi- nion pubbiica ; lo sgomento diviene una forza ; il Ditlatore per volarsi tutlo alle necessita della guerra afMfida il governo civile ad un Prodillatore; e da questo ua nuovo politico indi- rizzo incomincia. L'anomala ed assorbente potesta della Segre- teria é vinta e si rilira; vien tollo ai capi di provincia anche il resto di slraordinarie potesta, che gia limilale ebbe il decreto del 17 settembre ; ed a riscontro del famoso telegramma del primo di ottobre, un altro, quattro. giorni dopo, contromanda- va ai governatori; --- « Ella non prendera alcuna misura di ri- « gore sotto la sua pid stretla responsabilila contro coloro che « hanno firmato o firmano indirizzi al Re Vittorio Emmanue- « le » --- e i governatori slessi, venuli su dalle rivoluzioni provinciali o dalla Segreteria, sono rimossi di ufficio. Ma no- vella corrente d'influssi rendono ancora perplesso il Dittatore sull'indirizzo, che era a prescegliere, finché dopo vive lotle

e pressioni di partili, e grandi tmanifestazioni popolari il Dit- _

tatore cesse, come egli ta vide unanime e sincera, all' opi- nion pubblica, ed accettava I' annessione immediala in yirtt di plebiscito.

E qui nuovi pericoli di popolari commovimenti, nuove e vivissime lotte degti uomini delle due parti, che combatteva- no, in grembo stesso al governo, se bastasse il plebiscito a legitlimare il fatto dell' immediata annessione; se un' assem- blea di mandatarii del popolo non dovesse, pid potente dei suoi mandanti, ralificare il volo di questi; o se, a pid seducen- te ragione, non convenisse all' assemblea di enucleare dal- Y imperativo della volonta del popolu sovrano quelle condi- zioni di tempo o di modi, che rendessero men duro, o pid accetlevole il trasmutamento dell'autonomia di una provincia nell'autonomia della nazione.

Gli é dubbio, se, oggi che sono chetati i bollori delle parti, sia momento propizio al giudizio tranquillo det!' ardente qui- stione. Io dird quello che il comun senso mi viene dettando.

Le ragioni, onde la maggioranza de! paese venne in favo- re dell'annessione immediata, erano e sono le slesse che do-

ammonire i sindaci ed altri uffiziali governativi « di non prendere parte

& a nessuno degl' indirizzi o petizioni, che circolassero per questo 0

quello andamento politico; invitaudoli a fare intendere ai promotori

« di esse, che non era lecito di prevenire o di sopraffare Ja pubblica opi-

a j Ja quale per essere sincera non vuols{ in qualsiasi modo Hi °

io) --- 233 ---

yeano determinarlo all' annessione incondizionata: imperoc- ché ogni condizione ¢ un limite, ed il maggiore dei limiti é il tempo.

Se I' annessione indugiate significava la posta delle armi popolari alle mura di Roma e di Venezia; se alla maggiorita del paese I' audace proposilo balenava un pericolo cerlo, evi- dente e gravissimo, I' assemblea, che disculesse sovrana le condizioni dell' annessione, dovea parere a' moderati un non meno evidente e gravissimo pericolo. La necessila dell' as- semblea affermavano, gli é vero, generosi spirili ed italiani sincerissimi; ma poiché, generosi e italiani ch' egli erano, aveano volulo indugiato I' annessione, i moderati ebbero so- spello non essi intendessero di vincere, mercé dell'assemblea le posizioni perdute col partito gia risoluto dell' annessione immediata, Ora il pericolo dell' assemblea era questo, che essa, accettala in principio la prova del plebiscilo e la volon- 1a del popolo all'Unita, avesse poluto aggiungervi alcuna con- dizione di tempo. Non si sarebbe forse poluto deliberare si in- dugiasse ancora uno, 0 due, o tre anni? ed in un accesso di febbre poetica, non insolita infermita alle giovani assemblee, stabilire si aspeltasse finché I'Ttalia non fosse a Roma?---E in- frattanto chi governerebbe le nuove provincie; e come? quali forze guarantirebbero i! nuovo e anomolo Stato, se non fos- sero i volontarii ? e questi non sarebbero infrattanto un peri- colo presente, finché fervesse nei cervelli dell' operosa gio- ventt il pensiero di correre, non ostante i Francesi, alle porte di Roma? Ed indugiato di uno, di due, o di tre anni il fatto del- Unita, non sarebbero surti sia dalle arti della diplomazia av- versa alla Unila, sia da umori tristi domestici, di ogni genere pericoli alla Unita stessa ? Imperocché da cosa nasce cosa: I' entusiasmo presto sbolle; le generose intenzioni svaporano; entrano in lotta, come son tocchi, gl' interessi e gli egoismi offesi; e la provvisoriela deg!' istituti é il veleno che strugge la vita e forza deg!' istituli stessi.

Né sole condizioni di tempo; ma l'assemblea avrebbe po- tuto statuire o condizioni politiche, o condizioni amministra- tive, intorno all'esercizio cd ai limiti della sovranita, alla esten- sione del patto fondamentale. --- Or come non giustificare, od iscusare almeno, il sospetto, che potesse infiltrarsi, inaspet- lato, un principio di federalismo, di regionalismo, o di au- tonomismo mascherato, chi pensi, (messa da banda la ret- torica de'partili ) che non era generato da lento e prepotente

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incedere della necessita, ma gli cra un fatlo subilo e vio- Jento quell'annichilamento subitaneo della napoletana auto- nomia 7 E se pure rimosso il seducente pericolo di regio- nalismo, la meriggia Walia mettesse alla Italia boreale con- dizioni e patti, che al governo di questa non aggradisse- ro, non si sarebbe incontrato sulla via dell' Unita il dualismo ? E qual dualismo, se lo esercizio della sovranila fosse tra certi limiti ¢ modi per Yuna parte, tra certi limili e modi per V al- tra parte! Imperocché non si potendo di siffatte difformila fare sfregio al principio, che tutti acclamavano, della Unita, non si evocherebbe, a forza di logica,~sul lontano orizzonte o nel profoudo dei cuori, quello a chi terribile spetiro, a chi desiderato fantasma di Costiluente ?

Potca statuire condizioni di ordine amministrativo. Ma, po- stoché un' assemblea di suo drillo sovrana e constiluente, perché non limilata da aleun patto fondamentale, abdicasse a suoi drilli, e si restringesse all' umile uffizio di consulta provinciale, qual pro di esse; se pill completamente, e per 'ciascuno istilulo, poteva determinarle un parlamento, che, uscilo dal grembo di tutta la nazione, conoscesse Je condizioni e glinteressi speciali a ciascnna parte del tullo ? Imperoc- ché solamente colui che comprende lo intero, pub fare giu- slo giudizio della importanza delle parti, ed ordinarte allo intero.

Alla annessione incondizionata danno colpa di quella pia- ga alla concordia d' Malia, che fu detto il piemontesismo; ed era un misto di or larvata, or confessata egemonia politica e amministrativa e burocratica di una provincia sulle altre. Ma siamo giusli, oggi che siamo postumi : --- il piemontesismo era inevilabile, perché nato dalla natura delle cose: e l'assem- blea napoletana, prima ancora che fosse nato, non l'avrebbe corretlo, se non slatuendo Vautonomia; e per quel tempo che YP avlonomia durasse, o per lustri o per anni. Era il Piemonte P unico Stato rimesto intero, intatto e riverilo, con suoi ordi- ni, istitvli e leggi, sia creale sia corretie dalVautorita di tibe- ra assemblea; né per verila, tra le ruine degli altri Stati e il discredito,restava altro partito da questo infuori,o digittartulto in quello stampo temporanco esislente, 0 di lasciare in pié gli anlichi ordini gia ruinati dalla rivoluzione o crollati dalla mala fama. Anche oggi sarebbe partilo assurdo; allora era assurdo ed impossibile, chi non dimentichi che il moto era fallo in nome dell'Unila. Se Napoli avesse promosso il moto italico ---_--- 235 ---

dell' Unita, sarebbe nato, promosso e maledetto il napolifa- nismo. Cosi avviene che malediciamo alle illazioni di quelle premesse, che noi medesimi, o troppo facili o ignoranti, ab- biam messe 0 concedule: e la storia é la dialettica dei fatli.

Del resto, all' onda incalzante de! piemontesismo ben po- teva mellere un argine,-se lo avesse voluto, il Parlamento italiano: e potea farlo meglio, e di maggiore autorita, che noo fosse una parziale assemblea. Quale ragione intima e propria faceva il parlamento italiano incapace o impotente ad arreslare sulla fallace via il carro dello Stato, ed altro corso intimare ai suoi reggilori? Se fu colpa, sia colpa del primo parlamento italiano. Ma questo ebbe la colpa di essere logico; e parve duro, spesso tirannico e rivoluziona- rio: volle la Unila ad ugni costo, non 1 avtonomia; in nome del tutlo disfece le parti; scartd il partito delle regioni, che era, chi ben vede, cid che Ic assemblee parziali e provinciali - avrebbero voluto, e cid che avrebbe reso men disagevole il subjto passaggio da una condizione ad un' altra di vita; ed a costo di lagrime c d' interessi sgominali ¢ calpesti, pure con- dannando in parole ogni atlu rivoluzionario, fu pid rivoluzio- nario di coloro, che affermandosi soldati della rivoluzione, avrebbero voluto condizioni che erano o negazione ovvero li- miti all' Unita. Le parti erano capovolle, i moderati furono | rivoluzionarii. --- Questo dice a me il buon senso e il signi- © ficato della storia guardata in distanza.

» Ai 24 di ottobre fu proposto it plebiscito; e nella Basilicata e sul numero di 98, 312 votanti, 98, 202 lo affermarono, 110 votanti il respinsero. Di cinque comunila del circondario di Lagonegro mancano i suffragii; avvegnaché contristate da sel- vaggi e sanguinosi tumulti in quello stesso giorno, i comizii 0 non si adunarono o si dispersero. Lo scrutinio generale dei voti di tutle le napoletane provincie dicde 1 risullamento di 10,302, 064 voli affermativi, e di 10,312 voli negativi.

Fu detto dalla parte vinta degli aulonomisti e della signoria cacciata in bando, che il plebiscito fu la commedia della ri- voluzione; volazione non libera; pressura anzi universale, sh nei modi della pubblicila stessa ordinati dal Decreto dell'8 di Oltobre, si dallo imperio de'vincitori; onde i suffragii che alfer- Dapssto gillati a piene mani neli' urna, e quei che negassero rilolli.

Ma a spicgazione dei falli politici nou valgono argomenti

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di causidici. Avvyenuta una violenta mutazione dello Stato, quando mai si é visto, uel corso dei tempi, che lo si sia ri- mutato pacificamente i! giorno di poi ? E nelle societa civili, come nelle pubbliche assemblec, la grande parte del popolo che seconda a tutti i fatti compiuti; grande massa galleggian- te e lorpida, cui spinge propria natura alla prima spiaggia che vegga acconcia a darle non allro che sniete e riposo. Questa lorpida massa, cui dorme ancora lo spirilo e P anima vegeta ancora, siegue inerte lo impulso di quella, quasi ani- ma, parte operosd e atluosa che fece 0 desiderd il politico mutamento, e la siegue per paura non gia, che ella é per nu- mero Ja maggioranza; ma perché non ha senso o virtd di op- porsi al vortice che I' assorbe ; ¢ perché il successo fortuna- to é, ai pid, il sigillo del volere di Dio. Come il vento soffia eil vorlice piega, questa torpida massa piega a slancaoa drilla; ed oggi fa rinealzo di suffragii al Bonaparte che am- mazza ta repubblica, jeri al Lamartine e al Cavignac, che la repubblica stabilirono o difescro. Di questa torpida massa, ora insensibile ora insensala, era quella sozza_ plebe variopinta, che supplicava al Borbone si degnasse di rilornare ad asso- luto padrone di schiavi felicissimi: e questa massa non si pe- riterebbe di acclamare di sue voci eziandio al Turco, se al Turco aggradisse di sanzionare il conquistato regno del suf- fragio popolare. --- E questo non é scetticismo; é@ non ingiu- sta misura della civilla popolare; che volge irresistibile a de- mocrazia, ma von é ancora democratica, benché alle volte sia licenza plebea: & non ingiusta diflidenza di un'arma, che po- Sta in iano a chi non sa tratlarla, accade che o la Spezzi, 0 lui ferisca, o la baratti.

Né alle pressure o alla paura va dovuto il grandioso risul- tumento. Quei pochi che temevano, non vennero a' comiziis né, se erano pochi i desiderosi della Unila, poteano far pau- ra alla grande maggiorita dei contrarii. Ebbe forse paura di perdere i suoi stipendii qualche gramo impiegato dello Stato, e trovd uno schermo al suo passalo nella scheda del suo pubblico suffragio. Ma supposta anche del tullo segreta, come non fu, la modalita dello squillinio, forse egli sarebbe occorso un diverse risultamento ? Se I' opinione é una forza, e non sta nel numero; tale era la opinion prevalente quale si mosird.

La rivoluzione fu falia precipuamente dalle classi mezza- ne, da quelle che rappresentano i commercii, il possesso e

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_ Ja intelligenza, e che ha di credito e di clientela autorila in sul popolo: queste classi prevalenti promossero od aiularono Ja rivoluzione, e crearono con la parola e con lo esempio la opinione del momento, che volle la Unita; perché nel fascio della Unita era unicamente secura la liberta ¢ la grandezza della patria.

Chi dicesse, come hanno detlo, che se oggi si ripetesse il plebiscito, non sortirebbe un identico risullamento dallo squillinio, forse direbbe il vero ; ma direbbe cosa degna ap- pena della fina politica dello speziale del villaggio. Non sa- rebbe identico, perché la situazione del momento é mutala ; perché dopo due, tre, cinque anni trascorsi, il pressoio, la scure ed il livello della rivoluzione ha compresso, reciso ed abbattulo interessi, speranze, consuetudini e illusioni. Ma non sara men vero, che come il Francese dell'oggi benedice al- Yunita della patria sua, ignaro 0 dimentico di quanto soffer- sero i suoi avi della Provenza o della Bretagna o della Borgo- gna; cosl i nostri figlivoli ricorderayno con reverenza I' éra novella, onde incomincia 1a grandezza temula ¢ riverila della patria libera, unita e forte. Le gencrazioni sono gli anelli di una catena che dal passato si distende nell'avvenire; ognuna di esse ha vila propria, proprio fine e proprio dritlo; ma poiché é anello di un tutto che si syolge nell'avvenire, ha debiti di relazione verso il tullo; € come ognuna di esse ha redato dal passato il prodotio di quegli sforzi infiniti, che costitui- scono il tesoro di sua civills, cost ella ha debili di operare, di sforzarsi, ce di soffrire, se & d''uopo, perché il tesoro della civilla stessa sia trasmesso crescjuto alle generazioni av- venire. ;

Accettiamo il suffragio universale non per cid che dice, ma per cid che significa. E la voce del fantolino, che oggi balbet- la e piange ; dimani parla e comanda: é voce che signilica il ciclo della sovranita terriforiale essere chiuso; che la sovra- nila € dal popolo e del popolo ; e un nuovo ordine di secoli, il secolo della democrazia, incomincia.

aby Coogle CAPITOLO XX.

Reazloni politiche ad occasione del Plebiscito,

Il Plebiscito, che si volava ordinatamente il ventunesimo giorno di ollobre, interruppero fescennine tragedie plebee nel distretto di Lagonegro. Ma avvegnaché torbidi umori ser- peggiassero in altre terre della provincia, non furono altrove che lrggieri balenamenti di sospetti popolari; cui rabboniro- no di leggieri sia prudenza della parle liberale e senuo di chi reggeva la cosa pubblica j in ciascuna comunila, sia mag- givre aulorita e coesione maggiore dell' alta citladinanza, Qualcuna di tutte queste condizioni fece difetto in quelle terre ove gli umori torbidi avyvamparono in tumulti; e. quel difetto fu causa, ma per vero occasionale, di un moto, che Y indole incivile de' suoi fattori pronunzid non politico, ma selvaggio. Imperocché un primo e sostanziale carattere vuole la sloria impurziale chiarire in quegli eventi; ed é questo, che di essi furono atlori, cooperalori e capi non altri, che plebe di contadini e soldati del disciollo esercito borbonico. Laonde, senza calunniare partili avversi e partili vinti, poi- ché non in altre forme seppero mostrarsi che negl' incendii nelle ruberie e nel sangue, si vuol riconoscere la prima vi- cenda del brigantaggio contemporaneo in questi baccanali delle plebi ai comizii del 24 di ollobre.

Umori avversi al politico movimento testé compiuto sert- peggiavano nelle plebi delle provincie, suscitali in parte da- gli enissarii della caduta signoria; ravvivali senza dubbio da quei singoli, che aderenti per ragione di uffizii al governo caduto, non solamente erano rimasti fuori dal nuovo ordine di cose, ma troppo recisamente osteggiati dalla parte vinci- trice. La quale commescolando pei municipii le parti politi- che alle vecchie parti municipali; e mascherando di politici nomi le antiche gare ei vecchi odii, stimoli perpetui alla in-

' .

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quieta vila municipale, rendevano pid insolente ed incivile lo imperio dei vincitori, pid grave ed esosa la soggezione dei vinti. Nei primi momenti, i} processo ideale della rivoluzione impersonale, le necessita de! combattere, e Ja parola conci- liante del Diitatore raecolse tulli in una concordia laudabile e€ piena di vigore; a tal che fu un momento, al limitare della rivoluzione, che Je antiche gare di municipio paryero spente, Spenli gli antichi odii; e tuili addivenuli italiani i seoguelfie i neoghibellini delle terre nosire. Ma dopo la vitloria, ambi- zione ¢ insipicnza ruppcro presto Ja concordia ; e causa pri- ma e singolare Ja non equa distribuzione degli affizii muni- cipali. Imperocché in qualche terra si costilui una vera oli- garchia di poche famiglie, anzi di qualche famiglia; che nel primo turbinio di uomini e cose disponevano del divino e dell' umano, dillatori ¢ despoti, insipienti e violenti ; i quali tassavano i loro emuli di retrivismo, diffamavano i loro ne- mici di borbonismo; e di ogni ingiuria vituperavano i gover- nanli, se quesli studiassero modi di refrenarli, non pero riu- scendo che ad inacerbirli; perché ogni forza mancava ancora al governo, se quella non era di una fazione che volesse sor- reggcrlo; mancava ogni stabilita, perché VY ondeggiare della tempesta era ancora negli animi ¢ nelle cose.

Nelle terre di provincia é nella distribuzione degli ufflzii municipali la spiegazione di tutli gli odii e i sentimenti, che paiono rivestire un colore politico, e non hanno. Nelle pro- vincie, e segnatamente in quelle lontane dalla sede della Corte, era pressoché nulla, anzi nulla del tutto la influenza della Corte stessa; onde venisse sostrato ed efficacia a creare di quei senlimenti di lealta e di devozione che nobilitano i partili dinastici. Quando un sistema di governo divida il po- polo in due campi, e non studia di funderli, ma li aspreggia, ¢ non si posa che su di un solo, avviene quel che avveniva in ogni cilla italiana del medio evo, elerne parti politiche e mai Ja patria, perturbazione perpetua e mai la pace. Ove nei mu- nicipii & una parle di popolo messa in bando di una legale. influenza governativa, ivi nascono le parti poliliche, che al- trimenti non sarebbero se non parti muncipsli.

Nella Basilicata, la pid derelitta e dimenticala provincia fra tutte, Ja pid lontana e ignorata alle grazie della Corte, non era parte borbonica: ma dopo la rivoluzione fu una parte vinta ed una di vincitori ; e la vinta, messa al bando della influenza del municipio, abbeverata anzi di paure, di soprusi --- 210 ---

e di oltraggi sia dai dittatori del villaggio, sia da insolente ragazzaglia inebriala dalla facile vittoria, la vinta divenne parte borbonica; e prima non era. Da essa partivano con cre- Scénte progresso voci € sospetli e speranze di prossimi mu- tamenti; perché il re era ancora forte sul Volturno, e I' Au- stria mallevadrice di servili apparecchiava le armi: gli animi concitati da recenti esempii di rivoluzioni fortunate si offri- vano proclivi a nuovi conati di rivolgimenli ; non tementi di repressione e castighi, puiché nessuna forza di ordinate mili- zie pareva sparsa per le provincie.

« Dalla notte det 20 al 24 ottobre in parecchie comunita del- Ja provincia turbe di ragazzaglia plebea acclamava di augurii e di canzoni il re messo in bando, prcludio notturno al ple- biscito borbonico : a San-Chirico-raparo, a San-Martino, al- trove, fu visto alla dimane sventolare sulle siepi dei campi qualche sucido lino conferma al plebiseito stesso, e¢ insegna del basso stato di chi macchinaya di siffatto genere proteste , che erano ivsoldati dello esercito borbonico disciolto. E da costoro massimamente, come la plebea indole dettava ed il succhiato dal lalle odio delle umili classi del popolo contro Ja aristocrazia del villaggio che é@ il benestante, erano gid diffuse voci nelle plebi avere il buon re Francesco mandato di Gacta ai suoi fedcli di ogni sorta camangiari ¢ delizie, gra- nO, riso, formaggio, e a quattro soldi il sale; mai galantuo- mini --- gencrazione di vampiri, odiati ¢ riverili, perché te- muli dal povero popolo --- averseli, come di uso, ghermili di sottomano.

Di questi torbidi umori i primi ribollimenti si manifestaro- no in Carbone, piccola terra di 2500 abitanti ; ove il 24 ot- tobre era solenne per religiosa festa di popolo, e, come ogni festa, rilrovo di piela e di Stravizzi alle popolazioni circostan- ti. AI? aprirsi del giorno fu vista ventare in sull' acacia della piazza un'insegna dal colore della caduta signoria e lettovi in essa il motto di una ipocrita pieta.--- Viva il sangue di Cristo e Ja Immacolata Concezione ---; nel cui nome, al cui onore si apparecchiava lo scempio. Si raduna intanto il comizio sulla piazza stessa del comune ; il sindaco fa una diceria patriotti- ca; la volazione procede ordinata e tranquilla ; quando una mano di contadini, ebbri e discinti, irrompe con le armi in pogno nel circolo dei votanti. Tt capitano della milizia citta- dina, Nicola Molfese, ordina lasciassero le armi loro non so- lite, allora vietate ; e ne nasce, ciocché si era ordito e spe-

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rato, un tumullo, poscia sanguinosa mischia ; ove di cento colpi é pesto e spento il Molfese ; spente la moglie e la ma- dre, occorse al tumulto scudo e deprecatrici per lui ; sgoz- zali due egregii giovani Federico Crocchi, Filippo Chiurazzi e un popolano : i cadaveri tralti a ludibrio ; falli anzi in pez- zi (a); e con le persone manomessi gli averi e le case. E - perché questi popoli non ismentiscano il caraltere di tutti i popoli ignoranti , cui la religione é@ facile fonte di lustrali ac- . que, che come sun tocche delle dila, ogni macchia forbisco- no, ogni colpa perdonano, vollero,. nvocando complice al misfatto la indulgente divinila, portare in processione per le vie la immagine della Vergine, a cui il solenne giorno era pio ; con liete musiche in capo, e il clero, e i! popolo, e quanti dei notabili erano campati al pericolo. In chiesa si lo- darono con Dio delle gloriose gesta instauratrici di una reli- giosa dinastia ; crearono nuovi: uffiziali al municipio e alle milizie ; e mandarono allre turbe a sollevare di loro incita- menli i paesi pid prossini.

All' anounzio dei tumulti carbonesi dalle prossime terre di Castelsaraceno e di Latronico partono incontanente le milizie ciltadine a scudo dell' ordine ; ma come le terre si sguerni- scono delle armi, gl' intestini "umori si conturbano : ¢ gia la plebe ed i soldati in licenza fanno capannelli e biechi as- Sembramenti; che a prima giunta la milizia interna disperde e 'malaguratamente nel sangue. Ma come, sul dechinare del Sn ,arrivano pid concitanti novelle dellinstaurato governo

orbonico in Carbone e pel reame, Je fantasie si accendono, i rancori scoppiano ; la plebe si riversa in sulle ire; si odono sediziose grida e minaccie; la campana incila alle armi; ¢ cre- sce il molo, come dai monti la pallottola di neve si fa valanga. La turba va al municipio; infrange i nuovi stemmi; disperde i suffragii raccolti; toglie le armi al quartiere delle civiche mili- zie; poi di porta in porta fra sinistre minacce e il fremire della Jena sitibonda va chiedendo alire armi, scuri, coltelli, schido- ni; e liete luminarie alle case dei benestanli, poiché la notte, la trisla notte, incomincia! La casa Caricati non si apre alle bie- che dimande ; e cade fatto a scheggie I' uscio da via ; 1' orda irrompe dentro, la tragedia incomincia ; il capocasa é ferito,

(a) Vedi Cenno storico delle reaziont del 21 otlobre 1860 nel circon- $e, di a tli Letiera det giudice Alessandro Smilari. Cosenza a pag.

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di mille colpi é spento un giovine figliuolo: rovescie nel pro- prio sangue la sorcllae la madre, che a pieti dei loro cari, invano si avvinchiano in givocchio ai furibondi. Ed oltre pro- cedendo nelle ivterne stanze, si abbattono, disteso sul Jetto dei suoi dolori, in un vecchio, gid dagli oftant' anni di ela spento della vista e dell' udito, maa tulli vencrando per Ja cadente eta e i sacerdotali uffizii esercitati ; e perché non un lato di bestialila restasse senza esempio, il giaciglio, su cui il vecchio boccheggia, una al suo peso sospingono dall'alto delle finestre sul' acciottolato della via. E non altrimenti del trafilto corpo del giovane ; dappoiché un'empia mano acciuf- fatine i capegli e sbaltufone sul pavimento il teschio sangui- nante, parve al sospettoso sicario che quegli vivesse ancora. Poi mettono Il' incendio alla casa rapinata , perché non man- -easse la luce alle geste che apparecchiano; e vanno a perpetra- re di simiglianti scempii in casa Prospero Bianculli, e Fran- cesco Molfese. I! quale ferito si trafugava pei tetti, quando colto nell'aerco ricovero, ne precipila cadavere, nello stesso giorno, per la slessa causa, e fra non dissimili yicende, che il fratello di lui era morto in Carbone.

Il popolo commescola con romantica libert' la.commedia alla tragedia. Poiché cbbe instaurato il caduto reggimento 'nel sangue, vuole se ne renda grazic all'Altissimo ; ed il cle- ro, i notabili vengono paurosamente solleciti al cenno del nuovo sovrano in sulla piazza del comune, che addivenne luogo delle preghiere e dei rili pietosi. Vollero tral ceto civi- le e i nuilatenenti stabilili e giurati gli accordi, e li detlaro- no in questa forma : --- tutti giurassero ubbidienza e fedelta& are Francesco, che avea largilo pane e quattrini al suo po- polo ; il popolo si rimarrebbe dalle offese, e amnistiava i ga- Jantuomini : questi se fuggitivi rimpatriassero, e riconosces- Sero in valida forma elettii nuovi capi del comune, che per acclamazione eleggevano ; i patti giurassero tulli innanzi a Cristo in Sacramento ; e li giurarono. ---

Sedizioni passeggiere commossero, la notte del 24, e il giorno dopo, Favale, Tursi, Castronuovo, Sanseverino, Ca- stelluccio ; ma vigoria, prudenza ed autorita dei maggiorenti arrestarono in sul nascere le commozioni intestine ; e il ple- biscito fu mésso ai voli. Anche Calvera avea visto sciogliere tranquillamente i comizii; quando cadendo il giorno irrompe dalla prossima Carbone una masnada in armi, vociferante, furibonda ; e la plebe si commove ; spezza l'urna dei suffra- --- 23---

gii ; chiede armi e ne prende ; ij benestanli si nascondono ; e quella si rimane trionfalrice e gavazzante a rendere pubbli- che e non indegne grazie al ciclo; perché usciva dal tumulto, * pure le mani dal sangue e dalle rapine. --- Non altrimenti ad Episcopia ; che si commosse in sul tardi, quando le nuove della vicina Carbone crebbero animo, illusioni, e cupidigia alla plebe, che si assembra, prende le armi dal quartiere delle civiche milizie, e va al municipio a disperdere ogni simbolo del nuovo reggimento : poscia assedia le case del sindaco, del capilano e del parroco; ed apertele di forza cosloro mena con se a notlurne baldorie ¢ alle minacciate vendetle. Quindi chiusi i prigionieri in un covo terragno ; si raccoglie a con- siglio innanzi all'uscio di esso, deliberando e disputando pro- posili di vita o di morte ai sostenuli, che della spiccia giu- slizia popolare aspettano tremebondi la temula e mutabile vi- cenda. Ma all'alba il clero porta in processione per I' abitato un'immagine sacra che é riverila ai popolani ; e religione, ministra di pieta, dispetra il cuore dei forsennati alla effica- cia delice jagrime di chi pregava pace e clemenza. Le ire cag- giono; indulgono di perdono al ceto odiato e temuto dei ga- lantuoniini; ma deposti i capi del comune, altri ne eleggono, accetli all'ordine plebeo.

La commozione popolaresca ebbe centro a Carbone; nac- que per subito impeto; e si sparse ai paesi circostanti per for- za di esempio, non di preparale congiure; imperocché cssen- do gli animi di tutte le plebi inquieti ed oscillanti sia per la politica commozione dell' agosto, sia per le largamente dif- fuse voci, e¢ sospetti ed esempii di prossimi danni, d' instau- razioni prossime, di presenti e antiche prepotenze locali, ba- stava un soflio, perché divampasse lo incendio. A precedenti e determinate congiure io non credo; credo perd agl' influssi di locali fazioni scavalcale, di covati odii locali; i quali sono pur troppo usi a fare strumento di loro vendetie ta inconscien- te plebe, e questa aizzano ora allo slimolo della cupidigia, ora allo schermo della impunita.

Ma }a impunita non durd che un momento. Non s} tosto fu sparsa nolizia di cotesti moti ribaldi, che gli spiriti Jiberali della provincia si manifestarono nella giovine forza loro: im- perocché da diversi punti, con impelo spontaneo, senza pre- cedeuti accordi ovvero invili venuti dalle supreme potesta della provincia, ignare ancora de' miserevoli casi, si mossero sciami di civiche milizie, preti, frali, magistrati, e piombando --- 244 ---

su' paesi in rivolla a vendicare i dritti dell' offesa umanita, detlero la controprova del plebiscito. Vennero in qualtro gros- se legioni, dal 22 al 26 oltobre; I' una dai paesi del vallo di Marsico, Moliterno, Spinoso, Saponara, Montemurro, e re-~ presse la ribaldaglia di Castelsaraceno; altre due mosse dai paesi a sinistra del Sinno, quali Senise, e Chiaromonte, e dalle terre abilate dalle robuste razze albanesi intorno a Noe- poli, conversero a Carbone, ad Episcopia ed a Latronico; una quarla dai pid lontani paesi del Sauro e dell' Agri, Corleto, Gallicchio, Armento, Missanello, Guardia, prevenne di sua presenza i forbidi umori, e prossimi a fare impeto, di S. Ar- cangelo e Castronuovo, e si congiunse con le altre milizie a Calvera,a Carbone ed a Latronico: né mancherd di ricordare, ad onorato esempio dei fratellevoli ¢ patriottici ufficii, anche le milizie calabresi venute da Castrovillari.

Giunsero salvatrici al ceto dei possidenti: e, di Castello e Latronico in fuori, ove parve opponessero un istante un simu- . Tacro di resislenza i soldati dello sciolto esercilo, nessuno o- stacolo li rattenne; ché le turbe dei proletarii, alla vista degli arrivanti, si sciolsero e si nascosero. Dei limili e della indole della repressione non parlerd a minuto; perché chi scrive non fu testimonio dei fatli: ma non sara per me taciuto, quale @ ufficio di questa che ¢ coscienza dell'uman genere, come I'o- pinione pubblica facesse giudizio avere la repressione trascorso oltre ai limititi della giustizia; e quei militi, ministri dell' or- dine e della legge accusasse di ogni genere alti,i quali lascia- no i sembianti della giustizia, che pure castigando instaura Yordine offeso, e vestono i sembianti dell'ingiuria, che sparge col seme degli odii le vendelte future e Ja mala fama, che é to stigma che percuote in fronte e rode al cuore uomini e partiti. Quei militi non rischiarali che dagli offesi ¢ dai rap- presentanti della parte liberale, contro di cui ribaldeggiato avea la plebaglia, non é dubbio che accolsero passionate in- formazioni e istigamenti dagli offesi: essi stessi offesi nel sim- bolo di loro fede politica. Molte centinaia di gente trassero prigioni; poveraglia di ambo i sessi e saccomanni; --- verso dei quali pare oggi ancora a taluni, che il mancare ai debili di umanita o ai dritti dell' uomo non sia delitio né peccato, perché, dicono, dell'uomo non hanno che |' abiettata figura e€ sono anzi fiere ammansate del consorzio civile. Onde licen- ziandosi in essi ad atti che lira consiglia e la vendetta, quie- fano dell' animo, securi dell' indulgente giudizio pubblico; ee

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come il carrettiere che picchia a sangue il giumento sotto il carico che lo schiaccia, e fa le maraviglie, se ude a dire che tra' civili popoli sarebbe egli reo d' ingiuria all' offesa uma- nila.

Questo é il grado di mostra civilta; né di cotesta ruggine sono ancora forbile le varie classi della culta citladinanza; né i partili politici, spinti da passioni politiche che sono anche esse cieche e furenti, ne vanno franchi.---E quei militi, non- ché braccio del potere esecutivo dello Stato, vogiiono anzi repularsi, quali essi erano, un partito polilico contro un par- tito politico, benestanti contro nullatenenti; era anzi la rivolu- zione stessa, che si rialzava il 22 di ottobre per sostenere Y opera sua del 18 di agosto.

Questo nondimeno, se scusa, non giustifica. E non giusti- fica alcuni de' capi, che non ebbero autorita di refrenare le cupide passioni de' militi, i quali l'onorata divisa infamarono

_di rapine o di sperperi; non iscusa chi ili a mettere I' ordine

e lo imperio della legge crebbero anzi un momento l'anarchia ed il disordine, in compiacendo a rancori di parte, a passioni di municipio , ed a capricci di scostumata gioventd indul- gendo.

A raffreddare gli spiriti violenti era chi voleva invece lo impianto di consigli subitanei di guerra: ne chiesero auto- rita, che non ebbero, dalle potesta poliliche; e, sbollito Vim- peto intanto, fu fortuna che non la presero. Pid urgente, pid grave cura era quella di provvedere le paghe alle incalzanti onde di milizie, che si dissero assommare intorno ad un due- mila; le casse municipali esaurirono presto; e ne! rovello del periglioso momento surse il pensiero, e fu accetto il partito di mettere a peso degl' imputati la pecunia, che bisognasse a soldare le occorrenti milizie: quasiché gia chiarita la reita, uditi i testimoni, chiuse le solennita del giudizio. [1 municipio stende la lista del debilo; sceglie i collettori tra gli stessi of- fesi negli averi e nelle persone; ¢ le famiglic dei rei, quali per vero venissero segnalati dalla pubblica voce, pagano que- sta non sai Se tassa di guerra, prestito forzato, o indennila di offese, sbrigalamente, violentemente al luccicare delle armi

degli esecutori della spiccia giustizia; i quali ai contumaci od *

impotenti mettono in sulla via le povere masserizie, e le ag-

giudicano all' incanto al primo che passa. Questo non si voleva dalla storia, che é giuria dell' uma-

nila, tacere. Abbiano i partiti e i partigiani, avvegnaché di --- 46 ---

generosi spiriti e di pure intenzioni dolati, la responsabilita di ciocché fanno contro il dritto eterno e Ja giustizia; e se il vinto, che mise il fuoco alle case e le mani nel saugue e ne- gli averi, incoutra l'umana nemesi che il punisce; al vinci- lore, che offese il dritto, non manchi Ja nemesi della storia.

~ t A RYAIVE CAPITOLO XXI.

Reazioni sociall al Plebiscito, ovvero sel anni di brigantaggio.

Le reazioni del Lagonegrese al 24 ottobre del 1860 non furono che un brigantaggio urbano ; subiti imbestiamenti di plebi che parodiarono, in farse fescennine e sanguinose, la rivoluzione politica della borghesia del 48 di agosto. Il bri- gantaggio, che debacca da sei anni nella provincia, non na- cque, per vero dire, dai plebei commovimenti dell' oltobre : ma nella genesi ideale ben pud dirsene la continuazione.

Vuolsi distinguere il brigantaggio di Basilicata per tre suoi periodi di vita ; il primo quando esso apparve nell' aprile del 4861 sollo insegna di reazioni politiche levata in alto per mano di avvanzi di patiboli e schiuma di galera, e fu fatla de- gna, per essi, della galera ¢ del patibolo. Il secondo, nel no- vembre dello sfesso anno, quando un venturiero, esperto alle lotte civili della Catalogna in sostegno della legittimita dell'as- solutismo, tentd trasformare il brigantaggio di Basilicata in guerra di partigiani, sommettendo alle leggi dell'onore i ma- riuoli, nobilitando i sicarii di un politico intento ; e il tenta- livo, non riuscl, perché gli clementi costitutivi delle masse erano sostanzialmente putridi di sozzure e di marciume. II ter- zo periodo dal 1862 in gid, quando rimosso ogni colore, anzi pretesto politico, rest, nella schiettezza sua sostanziale, vera associazione di grassatori e di galeotti.

ty

I.

Bande di assassini e di saccomanni commisti a partigiani borbonici gia discorreyvano per gli Abruzzi e la Terra di La-

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voro al cadere del 1860; reliquie in parte delle sanguinolen- ti reazioni del Cicolano al 24 di oltobre; in parte organate a Gaeta, a Civitella del Tronto ¢ a Roma stessa ; le quali addi- venncro prestamente segnalate non per arti di guerra, ma di galera, sotto a capi degni della galera e della gogna, un Gior- gi, un Luvera, un Lagrangia (che ne ebbe forse pudore, e di colesta maschera ammantava il proprio nome) ed il signor de Cristien ; a cui parve anzi decoroso |' inquartare nello scudo di sue arme gentilizie il collello del masnadiere e la patrona del brigante. Cuduta che fu Gueta e quello alpestre nido di gendarini e di briganti che fu Civitella, le torme ausiliarie fu- rono sperse e spazzate dalle truppe italiane; e rimasero, pic- cole si ma infeste ai traffici ed alle mandre, comitive di mal- fattori e di ladri. Queste furono il prologo alle crociate dello instauramento borbonico.

La capitolazione di Gaeta (a) mandé molte migliaia di sol- dati borbonici alle propric terre; costoro ebbero a Gaeta, e ne facevano pompa, un anello in zinco, pegno di memoria del re caduto, simbolo di speranza e segnale di rannodamen- to. Il primo assetto della rivoluzione ridestd nei municipii le antiche sopite gare; le aguzzd) un momento pid acerbe, quan- do e dove i vincitori si coslituirono in un'oligarchia irrequie- 1a, sospettosa ed arrogante, meno per verila in fatti che in pa- role, a quei che soffrivano, e tacevano. La rivoluzione sposta- va il centro di gravilazione degli interessi, del credito e della fortuna di celi o famiglie, e con il centro tutto il sistema so- ciale veniva scommesso ; cacciava di uffizio maltissimi; molti pid ne minacciava: sorvennero presto le leggi del 17 febbraio ; contro la esistenza dei frati ed i possessi del clero, gitlate con opportunita da accademia in mezzo ad una socielé che non poleva ancora altuarte, ma che intanto doveva risentirne il crollo ¢ la ruina; e allora preti e frati, le famiglie dei preti e dei frati , ¢ la pia clientela del confessionale, della sagre- stia e del parlatorio, pria consenzienti o indifferenti, s' intie- pidirono, marcebirono, e cospirarono. Questi, e le mille altre sementi di danni e fomiti di corrucci, che arrecano i radicali rivolgimenti, apprestavano gli elementi allo incendio.

E lo incendio, quando sia troppo profondo il rimutamento degli ordini civili, mai non manca nella commossa societa ,

(a) Addi 43 febbraio del 1864, --- 219 ---

  • appena un evento fortunoso venga favilla all'esca preparata: - e lo incendio (che @ propriamente manifestazione della legge di reazione all'azione violenta ) piglia due forme; che sono o di reazione politica, o di brigantaggio. Quella determinantesi in politici moti ha luogo nelle societa meno corrotte o meno selvaggie; dove e quando uomiui, 0 celi rispellabili, non ver- gognando di chiarirsi franchi apostoli di un principio politi- co, questo vogliono meticre in mostra con quei partili e tra quei limiti, che la onesta non condanna, e la civilta permet- te. Ma dove sono popolazioni abbratite dalla miseria, imbar- barite dalla superstizione e dall' ignoranza; dove il paese @ selvaggio e impervio; e le classi agiate sono anch' esse gros- siere d' ignoranzae di superstizione, quivi la reazione al pre- sente piglia forme, modi e colori di brigantaggio; quivi scen- dein campo, cavaliere del passato, il masnadierc; soldato del vecchio dritlo, i! sicario; apostolo della putrida dottrina , il ladro.

Sulle ammontate materie soMid tantosto da Roma lemigra- . zione borbonica; e lalito avvelenato trovd temperic acconcia a veloce propagamento nelle provincie: dove, al balenare incal- zante di Luogolencnii e ministri prementisi e succedculisi, tra- Scorsero mesi € non surse un organismo di polizia, non agenti di sicurezza pubblica; non pecunia per le segrete spese, che sono pure una trista necessila alla sicurezza delle ovierne so- cieta, e che il Dilfatore volle abolite (a): e, salvo ai confini del pontificio, non rimaneva un soldato. Imperocché gli é ancora dubbio se mancasse alle provincic napolctane il presidio dello esercilo. perché non era consiglio di sminuire le difese alla linea del Po, quando I' Austria sordamente minaccias- se ; 0 se la luogotenenza di Napoli, non si preoccupando al- trimenti, che degli umori e delle infermita della cittd capita- Je, lasciasse le provincie in balia della fortuna e de'partiti.

La tempesta profonda avea sollevato nelle torbe sue acque i bassi fondi sociali, che rimontavano a galla. La rivoluzione Nei primissimi giorni, amnistiando con cieca larghezza, vuold prigioni e galere ; poscia nei momenti stessi del turbine, dal setlembre al novembre, la rilassata vigilanza agli ergastoli pessimamente fabbricati ed ordinati; Je persone deputate alla cuslodia non meno ree dei custodili e miserabilmente retri-

(a Con deereto dell'11 settembre 1860. Fino non so seal luglio o al giugno del 1861 codesti fondi mancarono alle prefetture. --- 250 ---

buite ; la larga e fonda associazione della camorra, che di fuori alle carceri aveva antiche ramificazioni e vincoli di un empia religione con quei di-dentro; il disordine e il disorgani- smo stesso della sncieta fecero abilila di trafugamento a mille e mille de' terribili abitatori. Dalla sola galera di Castellam- mare di Stabbia fuggirono, a questi lempi, trecentonovantano- ye condannati! e ne ho sott' occhi sulla lista offiziale it nome, la patria, il mestiere, i contrassegni della persona, la ela. Erano di tutte le provincie ; tornd ciascuno a sua provincia. Questo il primo ¢ sostanziale nucleo del brigantaggio. --- Il crebbero poi, e il trasformarono i soldati contumaci alle ban- diere, che per non tornare alle armi onorate preferirono di restar grassalori : ma di codesti pid innanzi.

Adunquce i fuggitivi dalle galere e i contumaci alla giusti- zia furono i primi nuclei; a costoro detlero mano, incitamenti € pecunia i comilati borbonici, i vinti celle municipali in- fluenze , ei frati e i preti percossi dalle nuove leggi. E la tradizione non ispenta delle bande sanfedistiche del novanta- nove; e la memoria del ritorno fatale dei borboni, perché due volte cacciati, due volte rivennero, e sollevarono a gran- di ricchezze e a nobiltt di corte i masnadieri che si dissero partigiani del re ; da ultimo I' esempio stesso della rivoluzio- ne recentissima, e il concitamento universale degli animi favorirono il rannodarsi di essi. E ne favorirono il rannoda- mento e lo scoppio 1' assoluta mancanza di ogni ordigno di polizia o di regolari milizie per le provincie ; e quel conceltto che nasce dietro ai grandi rivolgimenti sociali, quando la re- pressione sia vista o nulla o zoppa, certa la impunila, e fa- cile il guadaguo che vien dal delitlo: imperocché come non sono le alroci pene i rimedii che sminuiscono la serie dei misfatti, ma si la certezza che mai la pena non sara per man- care al delitto: cosi il concetto della impunila é@ il fomite che Ji accresce c Ji favorisve,

Questo della situazione generale del regno. Non allrimenti della Basilicata ; ove crescevano scompiglio agli ordini socia- li, anarchia ed acerbezze negli animi, le passioni concitate dai locali moti dellagosto, gli odii disseminati dalla violenta re- pressione alle reazioni del 24 di oltobre ; lo indirizzo delle potesta municipali, in genere, esclusivo e intollerante. Le potesta politiche, non avendo né un soldato né un gendarme, tanto governavano per quanto il beneplacito e la tolleranza delle potesta municipali permettesse : e la capovolla dipen- --- 251 ---

denza di quelle da queste crebbe d'intensita, quando, tolti ai giudici di circondario i poteri di polizia, questi furono tras- messi ai sindaci ; onde avvenne che armie facilta di pre- potere crebbero ai partigiani. Le plebi in espettazione dei demanii comunali da suddividere materialmente quetavano ancora; ma non si, che le speranze acuile dal bisogno, e in- Satisfatte, non crescessero perturbazione e balenamenti negli animi di tutti. Non parlo delle rappresentanze municipali, ove erano ancora commisti quattro elementi ; quello venuto dal governo borbonico prima e dopo il 25 giugno del 1860; P altro che y' introdussero i commessarii civili del governo lucano, e, nel mese di ottobre , lV' altro che ebbero facolta d' introdurvi' i governatori delle provincie : non parlo degli uffiziali, non altrimenti mutati e rimutati, alle milizic civiche. E queste, che erano intorno ad ottomila, non ebhero avuto di armi militari 'che milleseicento moschetti ; nella partizione dei quali a qualche terra non toccarono che sei; e il resto inerme. Ma, per verila, meno le armi mancheyvoli le resero inerti , quanto la mancanza di uno statuto disciplinare, che di pronta e certa pena castigasse, per ufficio di legge non per arbitrio dell'uomo, la contumacia o P'indolenza, fino al mese di luglio del 1861, quando venne promulgata pel Napoletano la legge sarda ; la quale quei difetli non tolse, anzi altri pe aggiunse, € nuovi perlurbamenti addusse alla cilladinanza.

' Il.

Anche la Basilicata ayeva suoi piccoli gruppi di malandri- ni, dechinando Il' anno 1860. Due di essi, gid dannati alle galere per misfalti di rapine e di sangue dai tribunali borbo- » Nici, ed alle borboniche galere sottrattisi pria dello Statuto, erano venuti dai loro covi a Rionero, patria dell'uno, quando Ja insurrezione lucana scoppid ; e con i milili di Rionero si mescolarono tra gl'insorti, sperando meritare grazia al nuovo ordine di cose ; e di quel rivolgimento seguirono le vicende, non pitt tristi, non meno audaci degli altri. Da quel battesi- mo si reputarono, e molli Ji tennero, riabilitati : onde vissero quindi innanzi quicta vita nelle terre del Melfese, sperando dall'oblio il perdono del passato. Ma quando nel novembre dell' anno la potesta giudiziaria provinciale spedi contro di loro mandato di caltura, e, per manco di pid solerti esecu- tori, ne commise lo incarico alle milizie civiche, i due tristi - --- 2 ---

ebbero fortuna o favore di fuggirsene ai boschi. Quei due quanto dapprima ignoti divennero poscia famosi ; e l'uno era un Carmine Donalello-Crocco, di Rionero, gia custode di ca- pre, poscia soldato nell' esercito borbonico ; V' altro un bar- biere di Ferrandina : e-ciascuno di molte dozzine di ogni ge- nere misfatti conspicuo appo le corti di giustizia.

Si detlero ai boschi che inselvano una catena di quaran- ta chilometri e pid tra' paesi di Ripacandida , Avigliano , Atella , Rionero , Forenza , e che abbracciano le bosca- glie di Lagopesole , S. Cataldo, la Spineta , Pierno , Bu- cito , Monticchio sul Vulture , e dieci altre. Si aggiun- sero a loro un di Avigliane, un aliro di Ripacandida, an- che essi sotiratlisi agli ergastoli ; svaligiarono alcun traffi- eante ; imposcro taglie ai proprietarii delle mandre; e sul fi- nire dell'anno non crebbero, ora divisi ora riuniti, al di la di una decina. In quel torno di tempo ne' boschi tra Vaglio e Tricarico di tratto in tratto furono visti comparire aleuni ladri ad offendere negli averi i viandanti ; altri tra Ruvo e Rapone, alcun altro nelle selve tra Marsico e Calvello; malandrini an- cora senza nome, di brevissimo numero. Contro di cotvstoro uscivano, a mostra di persecuzione, le milizie civiche; e qual- cuno ne era collo ; ed allri, smarritene un momento le trac- cie, Scomparivano un islante e riapparivano ; poco molesti, € punto temibili: perché di tal sorta fiere non era mai man- cata la razza, ai lunghi anni del passato governo, quasi pro- dotto indigeno alle boscaglie delle Calabrie, della Basilicata, e degli Abruzzi.

A mezzo il mese di marzo fu dato avviso, da un lato che que- sti piccoli gruppi si provvedevano, non solito costume, di ca- . valli; e dall'aliro vaghissimi indizii segnalavano ad Avigliano, ad Abriola, ad Alella tentalivi di soppiatti arrollamenti tra gente di contado a politici intenti ; mentre tra le plebi del Melfese correva diffuso, una alla voce dell' arrivo del borbone in armi per la via delle Puglie, il ritornella di una canzone al bor- bonide amica, ai benestanti, che il combattevano, acerba. Intorno ai tentati arrollamenti le indagini praticale non die- dero frutto ; e le autorita de' luoghi non seppero ripetere al- tro da questo infuori, che nei boschi del Lagopesole il solito gtuppo de' vecchi molandrini faceva baldoria, e fuochi di gioia o di bersaglio.

Non restava in provincia un gendarme; non un soldato; né alle aulorita politiche erano sussidii di sorta, ovvero ordigni --- 2533 ---

a segrete indagini ; e mentre sollecilati ¢ promessi questi ne- cessarii ausilii di governo si altendevano, scoppia al Lagope- sole, il giorno 7 di aprile, un moto di plebe messa su dai quattro malandrini, che vivevano alla macchia,

In quel torno, che era la Pasqua del 1864, parve fosse il tempo designato allo erompere di una vasla congiara borboni- ca: perd a quei giorni_ medesimi avendo la polizia di.Napoli avuto tra mani qualcuna delle fila precipue, lordito fu rotto, e il mofo sconcid o fu econtramandato ; ma non si, che molli sincroni indizii non dessero fumo del fuoco soppiatto. Can- dide insegne, sediziose seritie, e subugli locali avvennero di quci giorni, a Muro, a Rapone, a S. Mauro, a Grassano, a Garaguso, a Sau-Chirico di Tolve: bande di malandrini venuti dal mare apparvero ailora nel vallo di Policastro sul Tirreno e nella selva di Policoro sul Jonio; sedizioni popolari in certe terre della proviacia sulernilana , e, pid sozze e memorabili in Basilicata, quelle del Melfese. Tacio di sincroui perturba- menti, a cagione o pretesto le quistioni demaniali, in Moliler- no, in Colubraro, ed altrove. Non é dubbio, che i mariuoli del Melfese, nella errante loro vita dei boschi posti a servigio dei comilali borbonici, sparsero notizie, s speranze, incilamenti di prossimo ritorno del re cadulo, di ricehi premii, di facili pre- ' de; perché non era sui luoghi forza temibile a subita re- pressione, né potrebbe venirne; imperocché (era diffusa voce di plebe) il nuovo re non ha soldati; se ne avesse, . avrebbe mandati.

Lagopesole é una boscaglia vasta pid che et) migliaia di moggia, ¢ conligua ai grandi boschi del Melfese, che si distendono all'Ofanio ed alle Puglic. Famosa per un castello, gia sede di caccia di Federigo IL e del primo Angivino, e per fama di un pensile e mobile isolotto sulle acque del lago sollostante al castello, oggi, oltre alle innumerevoli cascine acconcie agli usi della pastorizia, racchiude sei o setle villag- getti in embrione, i Filiani, i Frusci, Iscalunga, S. Hario, il Lavangone, che sono gruppi di capanne, ove vive, nasce e muore una gentle aitante, manesca ec selvatica. Quei simu- lacri di villaggi hanno Joro centro civico, amministrativo ed economico in Avigliano ; che € un paese popoloso ed indu- stre a sei in vllo miglia lontano: ma la gente delle capanne non uscendo dalla selva fuorché per radi e momentanei biso- gni, lontana da ogni vigilanza o beneficio di governo, cresce pid selvatica e sciolta e di ferini istinti che ogni altra plebe --- 254 --- ~

di contado. In queste quasi smarrite capanne tra le selve e le forre dell'alto appennino vissero in mutui ufficii di amichevoli consorzii i pochi malandrini del Melfese ; e di qua, se per poco sturbati, si rilraevano alle capanne della Ginestra, che é un gramo casale di Ripacandida, abitalo da gente di alba- nesi origini, chiusa da boschi e di non meno selvatici istinti.

Diffuso tra la misera genia la promessa di facili ricchezze e il lecco di qualche quattrino, i quattro bandili, al gior- no 7 di aprile, iniziarono i! moto. Non é dubbio, non é im- probabile, che su di loro, pid' che su di altri, polé a pronto impulso lo esempio stesso della recente rivoluzione lucana, cui erano venuli in armi: gli andamenti e il processo estrinse- co, la forma generica di un moto politico era loro familiare. Un cencio bianco ad uso bandiera, un nastro vermiglio, e grida di acclamazioni al re caduto raccolsero i villici per le sparse capanne; e chi si fece armi degli arnesi del campo, e chi trasse' dall' antico ripostiglio lo schioppo, gid paura del viandante. La milizia di Avigliano accorse incontanente, e i tumultuanti, al vederli, si dispersero; ma, inselvandosi, ub- bidirono piuttosto ad un disegno preconcelto, e pei recessi del bosco mossero per Ripacandida. Quivi, e nel casale della Ginestra erano altre intelligenze: imperocché lo stesso giorno upa mano di plebe avea corso, in grida sediziose, Yabitato; ed era stata dispersa dal capo della civica milizia, il quale a tarda sera restava con suoi milili a guardia del quartiere. Ma arrivano a tarda sera le turbe vegnenti dal Lagopesole; si dis- sero un trecento, ma non erano la meta; irrompono nel quar- tiere, prendono le armi dei militi; uccidono il capo di essi Michele Anastasia: quindi crescono di popolo, di audacia, di fortuna; proclamano il governo dei borboni, mutano stemmi, cantano Tedeum, fanno baldoria, eleggono nuovi capi al mu- nicipio; mettono taglie in armi e danari ; e vanno a sacco le case dell'Anastia, di un Lorusso, e di altri. Crocco il galeot- to allora addivenne, e ne era degno, capo del moto politico; e fu salutato, e si bandiva generale di re Francesco ; e del re Francesco mostrava anzi il brevetto del suo grado di ge- nerale datato da Roma in sul cadere di febbraio (a).

(a) La cronaca minuta di questa prima crociata borbonico-brigantesca si pud leggere, chine abbia vaghezza, nel libro Reaztone e brigantaggio tn Basilicata per Camillo Battista, Potenza 1861, che fu seritto in sul fatto, e su documenti ulliziali. --- Si vegga eziandio il Giornale della --- 33 ---

Vi rimasero due giorni; al 10 un' orda di pid centinaia muove per la via di Venosa. All' appressare delle torme, che Ja fantasia percossa dalla paura e dalla fama di mirabili ac-

cidenti centuplicaya a migliaia, cadde !' animo alle milizie e |

ai possidenti, che gia disegnavano difendere la citla e ne aveano asserragliate le vie e le porte. E poiché il fenomeno stesso si ripete allora, sempre e dovunque nel Napolelano é moto di plebi, vuolsi tener ragione di questo, ch'egli « é im- « possibile, come dice il Machiavelli (a), guardare una citla, « che abbia i nemici fuori e dentro » : imperocché le classi agiate e civili, quelle cioé che nei municipii hanno in mano Ja somma delle cose e nell'ordinamento della proprieta sono succedute ai feudatarii, temono per tradizione antica e per esempii recenli, siccome loro inimiche, le plebi; le quali con- tenule, quasi belve al guinzaglio, dalla forza presente, ove questa cessi, quelle imbestiano. A moti di plebe rado é che non tenga dietro il saccheggio (b): ma il saccheggio --- tristo a dire !---é un coefficiente dei moti di plebe. Quando adun- que ai vecchi inimici di dentro si vengono ad aggiun- gere i nemici di fuori , l' animo de' difensori vien meno ; poiché alle speranze di quelli, le plebi fermentano e tu- multuano; e cosi da una parte sparisce la repressione e la forza, dall' alltra imbaldanzisce il misfalto e la impunita; e come riga di polvere si propaga lo incendio. Né le milizie ci- viche scongiurano il pericolo: desse, unico presidio dell' or- dine nelle terre di provincia, sono in grandissima parte una accolta di plebe; perd soventi i difensori divengono inimici; sempre rimangono neutrali.

Di Palazzo erano occorse milizie ciltadine a presidio di Ve- _

nosa; ma poche al bisogno e sfiacchite allo sgomento della citla, si rinchiusero nel castello, gia palazzo baronale. Le tor- me appressano, e la cilta s' imbandiera di bianco; taluno di dentro appronta scale e postierle a quelli di fuori; ¢ le orde

spediztone contro ¢_briganti di Basilicata fino allattacco di Lagopeso- le, di pag. 25 (per Filippo Pace. Napoli 1861).

(a) Discorsi sulle Deche, Il, 27.

(b) In una relazione uffiziale del giudice istruttore di Matera (che era Pegregio Francesco Ambrosini) snl tumulto di Stigliano , quando Vi venne Borjes con Crocco e compagnia, leggo queste parole: «.... ed a « Stigliano era cosi potente la idea del sacehegaio, che un Paolo Curti, « merciaio, all''appressarsi dei brigauti spaccid in un solo momento cen- « to e pil canne di canavaccio ad uso di sacchi; cid che mai non aveva « potuto vendere in un anno».

Vana (COVA ® --- 236 ---

irrompono per le piazze; e il castello e gli 'armati capitolano a promesse di pace.

Venosa ebbe orrori di rapine, di uecisioni, e di turpitudini per quattro di. I cavalieri della legittimita aprono in prima le carceri e abbruciano gli archivii; procedono poi a frugare per armi-le case dei cittadini; ed era il saecheggio: prendono il pid prezioso, il men disagevole, e mandano in serbo a Ripa- candida ; danno ai saccardi della plebe quel che alle case reslava in derrale, e suppellettili arredi e masserizie > in ultimo quello che ai ladri fosse inutile, e alla famiglia pre- ziosissimo, le carte ed i tiloli de! possesso e dei dritti, abbruc- ciano. » Rammento, (dice un testimonio che visitd Venosa il dimani di quelle sozze ladronerie) rammento, che per avven- « tira mi imbattei nella casa Bagnoli. Le mura senza intona- « co; i pavimenti coi quadrelli sollevati, ed un ingombro di « paglia tolla ai pagliericci; c tutte le carte di famiglia tace- a rate sul suolo. Tolte le porte, gli scuri, le vetrine dei pal- « coni; ai quali si erano svelti anche i ferri! » (a)---Restarono illese le case di coloro, che al nuovo ordine di cose erano, 0 si repulavano, avversi. E perché mai non si smentisca lindo- Je pilocca delle popolazioni educate fra le depravazioni del dispotismo, Crocco---anche lui---ricesé supplicazioni di gra- zie, di rimunerazioni, di premii e d' impieghi! e se eziandio di croci e commende, non so.

JI 24 le orde, sempre pid cresciute di numero e di paure, entrarono in Lavello. --- Viva Francesco! gridava allibita la donnicciuola, agitando sua candida pezzuola, sull' uscio da via per rendere a sé pietosi i truci trionfatori. --- Viva Fran- cescol (b) rispondeva il legitlimista, divenulo argentiere ; ma qua l'anello, la crocetla e gli orecchini---. Avvenuero gli iden- tici casi che a Venosa; ma, siamo giusti, in proporzioni mi- nori.

A seconda che lo incendio avvicinava alle cilta, le plebi si agilavano. Quando i restauratori erano a Lavello, la popola-

(a) Nel Giornale della spedizione contro ai briganti, per Filippo Pa- ce, di sopra citato. .

(b).« Questi briganti gridano: viva Francesco 2.°, perché Francesco « 2.° non ha leggi, non ha gendarmi, non ha gtudici, non ha carceri ; « ha invece moneta falsa che batte a Roma per mantenerli » --- Parole a dell' onorevole G. de Rolland, prefetto della Basilicata, nella Relazio- ne al Consiglio provinciale nell apertura della sessione ordingria del 1861 ; ove di giudizii e fatti, che tinora abbiamo cennato o cenneremo, é a trovare Ja conferma autorevole, o le cifre atatistiche uffiziali.

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glia di Melfi indiceva suo plebiscito, dando il fuoco agli ar- chisi ¢ spalancando le carceri; poscia elegge nuovi ufliziali al circondario e al municipio. Ma su di essa sofflarono, e con essa cooperarono alcuni doviziosi possidenti delta cilla, dal nuovo ordine di cose messi gid di uffizio e di autorita; unici forse, e della singolare celebrita vadano essi alteri; ma costo- ro partecipando, moderarono il moto, ¢ la plebea bestialita non infelloni fino al sangue. Dopo quattro di le masnade crocchiane vennero di Lavello in Melfi; e i nuovi capi della cilta mossero dalla citté a complire con segni di onore altis- simo, e gloria di campane a doppio, e splendori di fiaccole, e luminarie, Crocco Generale ¢ lo stato maggiore; e quegli pa- rodiando Rulfo e suoi non dissimili consorlti della Santa-fede, Tingrazid genuflesso Nostra Donna, protettrice delle armi sue, in un tempio fatto gia addobbare apposta al solenne rito. Il paese fu disarmato ; molti ciltadini sommessi a taglia.

Da Melfi si parti una banda a festeggiare la plebe di Rapol- Ja, che anche ella avea bruciato gli archivii, ¢ sovvertito il quartiere delle milizic civiche. Un'altra banda venne a Barile, -e vi appiccd lo incendio: ma qui fu la prima volta incontrato questo avanguardo della ladronaia ; e qui battuli e dispersi, corsero a Melfi annunziatori di non liete novelle.

Allo stesso tempo cra vedulo appressare a Melfi dalla via di Capitanata un nucleo di milizie regolari ; e le plebi, fiera- mente imbaldanzite che erano, ora cadono delVanimo e fug- gono ; i saccomanni si dileguano a metlere in serbo la pre- da; e Crocco e suoi accolili, raccolta da recente tagtia altra pecunia , la notle del 48 abbandona Melfi, e si riversa nella provincia avellincse a predare ancora i paesi di Carbonara, di Monteverde, di Calilrie S. Andrea, i quali erano , non meno di quei di Basilicata , stranamente dell' animo ab- balluti (a).

Dei quali ausilii arrivati a non sollecita repressione é d'ua- po discorrere oramai; e dird brevemente. Come fu nota la

(a) In una relazione BIS. dei briganteggiamenti nel vallo Conzano leg- gO questa notizia ; che valga a dare unimmagine degli animi e dei tempi : --- « Da Santaodrea (Crocco) scrisse a Conza, che gli avessero recata Ja bandiera tricolore ed i quadri di re Vittorio a di Garibaldi; a ed i poveri Conzesi incapaci di difesa, e noo afaucati dalla plebe, che a vive dispersa nelle piane ed aperte campagne, col cuore sanguinante, « si prestarono al crudele comando per mezzo del primo tenente della guardia nazionale ; implorando mercé dal capo masnadiere ; che yo- « lea poi fucilarlo in Santandrea....

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invasione di Ripacandida, le milizie cittadine si adunarono, animose e sollecite, in due legioni a Kionero ed a Maschito; e in mezzo trai due paesi restava in cima dell'alta e dirupata vetta come nido di nibbio la terra di Ripacandida. A Maschi- to i militi di Forenza, di Genzano, di Acerenza, di Palazzo, e non guari dipoi anche le brave milizie di Corato, di Trani, di Andria e Terlizzi, e Minervino e Barletta ( venute da quel di Bari con ammirevole slancio di fratellevoli offizii ) si rac- colsero sotto il comando del bravo Davide Mennuni, che co- minciava allora suo brillante inviamento alla caccia dei bri- ganti, ec del maggior comandante le milizie del distretto il Signor Giuseppe d' Errico. Erano un seltecento fanti e un duecento militi a cavallo; doviziosa, culla e civile gente. Alla popolosa Rionero con il sottoprefetto del circondario si rac- colsero le milizie di San-Fele, di Bella, di Muro, Atella, Ruoti, Avigliano e Potenza. Ma dirotte pioggie , nebbie persistent, piene temporalesche, ed altri di ogni genere inciampi che so- no naturali infermita alle milizie recenti, non fecero slabili- re relazioni tra' due accentramenti delle milizie a fine di ese- guire un disegno convergente per diverse vie ad un solo obbiettivo : inoltre il difetto di un capo militare che avesse raccolto la fiducia delle varie e molle frazioni di milili, e trai capi di ciascuna frazione de' militi stessi_ gelosia di comando é€ di indirizzo ; da ultimo, e innanzi tutto, necessita di alten- dere che rinforzi giungessero in buon dato, giacché le notizie dell'inimico correvano paurose di numero e di ferocia, furono tutte ragioni d' inciampo al pronto movimento delle raccolte milizie; e fu lo indugio un beneficio per chi ogni momento di protratta impunila cresceva sicarii e saccardi allo esercito delle galere. Quando quelle furono in numero e mossero da Maschito, le orde lasciarono Ripacandida ed invasero Venosa; quindi di passo in passo quelle non potettero che ormarle, ¢ mettere un poco di ordine nelle scompigtiate cilld invase ; mentre i galeotti fuggivano si, ma conturbando e predando sui loro passi nuove terre e paesi.

Alla legione, che fece centro in Rionero, le cause stesse ¢ le stesse infermita furono occasione d'indugio e d'inciampo : poi come venne sparsa una voce cheMelfi, Rapollae Barile si erano sommesse al yecchio governo, ed alire terre erano in apparec- chio di sollevamentiavversi ai fautori del nuovo Stalo, che era- no i benestanti, la carita del domestico lare prende Ia cilladi- nanza armata:; tulliintendono a tornare al natio nido per sicu- --- 359 ---

rarvi la proprieta e la famiglia ; nessuno ha la fiducia delle milizie : la disciplina @ rota dal sospetto; la poca coesione é vinta dalla sfiducia di fortunato successo; e i varii drappelli, per impeto violento o per fiacco consiglio, si ritraggono da Rionero ai proprii focolari. Le milizie di San Fele animose e fattive sempre, come toccano le vie di Alella, sia insolenza di modi sia acerbezza di caso, vengono alle armi col popolo di Alelia, e sangue fraterno irriga la terra. Quelle di Ruoti e di Avigliano giungono il giorno 13 ai loro paesi ; ed a ve- derli in tristi condizioni di fuggitivi e sgomenti, le plebi dei due paesi reputano di falto abbattuta ogni autoritd di gover- no; levano rumore, e le antiche insegne e gli antichi stemmi: é€ furono i soli, ove il moto mosso e condotto da plebe, non sfurid, o non ne ebbe il tempo, nelle usate geste. Imperocché il giorno 15 giunsero a Potenza i primi soldati dell'esercito italiano, e, vuolsi nolarlo, non pil che due com- pagnie del secondo battaglione della brigala Pisa, il quale

intero non assommava a cinquecento uomini: l'altra meta da,

Eboli per la via di Valva era fatta venire nel Melfese. Le due compagnie da Potenza mossero per Avigliano ; ed in vederle appressare in accorgimenti di guerra la plebe rumoreggiante fuggl via, e la ciltadinanza ristabili lordine e il governo, Le alire due compagnie venute per la strada di Valva incontraro- no e dispersero i predoni nella prima ed unica fazione, che poco innanzi ho cennato, di Barjle; ed entrarono il 19 in Melfi sgombro da'briganti. Intorno a queste ed alle altre del 5.° di linea che erano occorse da Capilanata, si aggrupparono poi _ le milizie cittadine comandate dal Mennuni e dal maggiore d' Errico, e quelle che nuovamente tornarono alla caccia de'briganti da Bella, da Muro, da San-Fele , da Pescopa- gano sotlo il comando del maggiore Francesco Bruno e di 'altri veramente valorosi e devoti capi ; i quali mi duole non mi conceda la economia del lavoro di ricordare a nome in queste carte, a debito di onoranza, a sdebito di animo grato.

Le masnade ite nell'avellinese, e qui predando ed abbru- ciando, fugate 6 battute dalle milizie, sempre pili assottiglia- te di numero, pervennero, sfuggendo alla caccia per sinuvosi avvolgimenti, alle antiche sedi di Lagopesole ; dove il ca- pitano Mennuni ebbe fortuna di incontrarle e disperderle. E da quel giorno 25 di maggio, le bande sparpagliate in comi- tive, che scorrazzano pel Melfese e l'alta valle dell'Ofanto, fu- rono i soldali di quel briganlaggio, che ha durato ferocissimo --- 260 ---

cinque anni -nella Basilicata ; e di cui ¢ forza venirci occu- pando.

Ill.

A questo, gid largo conlingente di grassatori e di ladri, si venne ad aggiungere dopo il mese di giugno del 4861 un pid largo e furmidabile contingente dai soldati, che furono del disciolto esercilo borbonico.

Rotti i mititari ordini e tornati a loro case dopo le capito- Jazioni col General Garibaldi e la caduta di Gaeta, i soldati napoletani furono ripetute volle richiamati alle bandiere, e pid volte, o per prudenza o per necessita , dal venirvi di- spensali. Ma il regio decreto del 24 aprile 4864 convocd allo esercito pel primo giorno di giugno i soldati, che era- no delle Ieve del 1857 in gid; comminando le pene della Jegge ai contumaci. Gli uomini che reggevano lo Stato a Torino reputarono te milizie borboniche non satellizio di- naslico o feudale, ma nazionale ed onorato ordine di cilladi- ni ; il quale, se forsi da sapiente disciplina non agguerrito,

non fosse perd manchevole di nazionali spiriti, quando, da'

altra parte, i nazionali spirili parevano si pronti e vivaci nelle elassi della culta cittadinanza. O non si ebbe ragione alle con- trarie informazioni locali, o si fece giudizio di acquislar for- za facendo un allo di forza ; e fu grande errore, e fu grande imprudenza e imprevidenza ; perocché mancava ancora alle potesta locali ogni ausilio di forza a dare autorila al comando della legge. Il numero dei soldati che avrebbero dovuto tor- nare alle insegne era, dalla sola Basilicata, di 26917: il primo giorno di giugno, grazie alle cure della parte liberale, lorna- rono volontarii secentotlantasclle, che é meno di un quarto. Ma da quel primo giorno di giugno duemiladieci soldati si det- tero alla macchia, fomento per qualche tempo e riserva dei briganti, non tutti ancora briganti in atlivita di esercizio: perd dal giugno all'agosto catturaline solamente secentosei, resta - rono recisamente frai boschi, tral malandrino e il brigante, mille e quattrocento individui! --- Spieghino questi numeri la estensione ¢ la persistenza del brigantaggio di Basilicata. Infatti dai mesi di giugno e di luglio le boscaglie di tutta la provincia (e fanno conto ne abbia per ben 196 mila ettari) formicolarono di malandrini; né fu veduto altrimenti per le altre provincie. Entrante il luglio, le sparse comitive parvero --- 961

riunirsi nell' Avellinese ; eccidii scelleratissimi perpetrarono

a Montemiletto e a Montefalcione ; e un momento si tenne-

minacciata la citta stessa di Avellino. Il generale Cialdini venne in tempo Luogotenente del Re per le provincie napo- letane ; sparse le milizie regolari ove le bande erano pid gtosse ; avvid i} sistema, che le gazzette raccomandavano di infallibile successo, delle milizie civiche mobili in persecu- zione delle bande; e non so dirmi, se mercé del sistema 0 non ostante il sistema, le bande parvero disfalle, ma non e- rano veramente che assolligliate e sparpagliate in piccoli nuclei.

Nella state di quell'anno la Basilicata non avea dai masna- dieri infestato che i! Melfese; ove quell'agosto invasero Ruvo- di-Monte e vi fecero uccisioni e danneggiamenti ferocissimi. Un'altra banda era surta allora su' gioghi del Marmo, ma for- tunalamente come nacque fu spenta ; allre comitive, che nel primo tirocinio del mestiere erano poco aggressive e non au- daci, men grassatori che ladri, si rannodarono allora sullalto Agri, sul Sauro, alle pendici del Raparo e del Pollino, nei bo- schi di Salandra, di Magnano, di Caliuvo. Il maggior gencrale Della-Chicsa venne con altre milizie a battere i campi del Melfese ; e parve cosi securo di essere spenta Ja mala pianta in quel di Melfi, che compiuto il suo cdmpito, tornd con sue truppe a sue stanze in Salerno.

Ma il giorno medesimo che esse toccavano Salerno,-le ban- de a un tralto risorte 0 riaccozzate invascro Trivigno il 3 di novembre.---E di questa, che fu nuova e grave vicenda del bri- gantaggio napoletano noi verremo discorrendo sulle orme di un uomo, che ai tristissimi fatti ebbe parte or di capo, or di testimonio, or di scrittore (a) ; e che da guerrigliero di Cata- logna seeso a mescolarsi (ra sicarii e ladroni, tend sollevare i briganti in partigiani, i ladri in soldati, con prova di turpez- ze acerba al suo onore, infame alla causa che propugnaya.

Quest' uomo era Don José Borjes, catalano . Nelle lunghe civili lotte, che, dopo i veleni di un governo che si chiamo As- solutismo, Monachismo , ed Inquisizione, ebbero logorata la

(a) Vedi il Giornale di Borjes de'fatti di Calabria e di Basilicata, pubblicato la prima volta nel libro di Marco Monnier, Notizie storiche

documentate sul brigantaggio nelle provincie napoletane dai tempt di _ fra Diavolo ai nosirs giornt. Firenze 1862, 7 oa --- 932 ---

forte stoffa della nazione spagnuola , adusalo egli a quella guerra di bande, ove il guerrigliero era prima un contraban- diere od un bandilo, e da bandito diventava spesso un eroe, veniva ta Italia assoldato dai comitali borbonici di Marsigtlia, di Barcellona e di Roma, « per secondare gli sforzi dei popoli « delle due Sicilie, che richiedono (gli diceano) il loro sovra- « no e padre, e per indirigere il molo nazionale affine d' im- « pedire la effusione del sangue e le private vendelle » (a). Uomo forte di animo e di corpo, di piglio grave e piacente, di carullere imperioso e sobrio ; pieno l'animo di onoratezza, 6, come ad un leale spagnuolo si addice, di una devozione commescolata alla fierezza castigliana, avea lo spirilo roman- zesco e la fecondila dei ripieghi e Vimmaginaliva ardila del venturiero una al buon senso dell' uomo di affari. Spirilo aperto alle poctiche aspirazioni della natura , ma dominante le condizioni della natura con volonta fredda ed ostinala ; forte di esperienza , di passione e di sangue freddo , nei pid grandi pericoli, nonché cadere dell'animo, acquista anzi nuo- va lena; nelle agitazioni della persecuzione ¢ della lotta scri- ve di per di, con la brevita di chi non ama di dire quando gli é dato di-fare , il giornale dei suoi eventi; osserva la natura che gli sta dinnanzi e ne accenna a grandi tratti la beilezza piltoresca o Mulilila economica. Onesto dell'animo , ma, pid che onesto, parligiano, chiude gli occhi per non ve- dere Ic sozzure a cui é forza ei si commescoli, perché la co- scienza rimanga in pace. Quando egli cade prigione da lode di bravura al soldato che lebbe viuto ; con la iperbole del --- caratlere e della retiorica castigliana minaccia , se tornasse , di sbranare il regno d'Italia ; pria di morire dimanda di un prete e si acconcia dell' anima ; chiede perdono a tulti ; in- tuona una lilania ; esorta i compagni a morire da forli ; e da forle muore di una morte, che ben sarebbe colpa in chi gliela inflisse, se le stragi di popolazioni innocenii, Ic ferine offese e gl'incendii e le rapine e le devastazioni e i furori selvaggi com- messi sotto la sua bandiera e in sua compagnia, non gli aves- $ero acquistala tale una solidarieta con gli assassini, che Dio solo poteva dislinguere I'onest' uomo dal malvagio e dal bri- gante il soldato.

Gli fu promesso dai trafficatori della ristaurazione borboni-

'a) Nell ion j --- . Fr re ty jpimat ¢ al general Borjes del general Clary. --- Opera ci --- 263 ---

ea, che troverebbe consenso unanime e popolazioni gid levate in armi nel paese, ove egli verrebbe a dirigere un moto nazio~ nale: ma sbarcato di Malta in Calabria !a notte del 43 settem- bre, a capo di una trentina tra uffiziali e soldali spagnuoli e di un Caracciolo napolelano, ecra di bosco in bosco; e non che trovare sulle armi le masse dei partigiani promessi, gli é for- za d'incominciare la impresa accomunandosi ad una banda di grassatori volgari. E nulla oltiene; & inseguilo, ormato e mo- schetlalo dalle milizie paesane ; e ritraendosi riconosce da per tutto per « callivi e repubblicani, o antirealisti » (come egli appella coloro che sono adcrenti al nuovo ordine di cose) [-@iricchi] ei possidenti dei paesi » e non trova dovunque « di realisti » (come li chiama) che « i contadini »° ciod plebe di plebe. A breve andare il napuletano Caracciolo to ab- bandona: aveva egli creduto di trovare i soldali ¢ i partigiani che promettevano, ma non trovd che briganli, e si ritrasse.

Borjes tocca I' undici ottobre alla Basilicata; anche qui non riconosce di « realisti » che i contadini, ma paurosi ed avidi. E inseguito dalle milizie disS. Giorgio, di Favale, di Roton- - della, di S. Arcangelo, delle terre italo-albanesi, che in ge- nere.egli qualifica « pessime » e dovunque giungesse sen- tore di suo passaggio. Guada il Sinnie l'Agri; erra per le bo- scaglie tra la Salandra, Grottole e Tricarico; e quivi ebbe ad abbaitersi, sia favore del caso o non piulttosto degli uomini, in un antico masnadiere tre volte fuggitivo dalle galere, che ebbe trista fama e nome di Serravalle ; il quale gli fu di ausilio a raggiungere le comilive del Metfese. Laonde mutato il disegno di ritrarsi per la spina degli appennini ai rifugii di Roma, nunzio al re di poco confortevoli notizie , fa sosta nelle bo- . staglie del Lagopesole ; e vi aspetta Crocco , che gli é det- - * fo capo di « un mille uomini », ma non trova con esso che una piccola banda.

Quivi lenta invano di sommettere il capraio, acclamato ge- nerale,al suo comando, e ad un qualche ordinamentoi satelliti di lui ; i quali non volevano altrimenti che vita sciolta e fran- ca: mano al boltino ed al sangue. Arriva intanto a loro un Di--- Langlois francese, che si dice generale, e (come osserva il ca« talano) non @ che un intrigante ; e siano i consigli venuti per mezzo di lui, o sia il carattere dello spagnuolo i banditi si uniscono a lui, che gli ordina in comando degli uffiziali spagnuoli e di un napolelano ; e di boseo in bosco, ai tre di novembre, piombano su Trivigno. --- 264 ---

Lascio parlare l'onesto guerrigliero , perché alle barbare fazioni de'furfanti non manchi l'autenticila, di cui le impronta un testimonio che li ebbe a compagni. --- « Siamo ricevati a colpi di fucile. Dopo un combattimento di oltre a due ore c'impadroniaino della cittt; ma, debbo dirlo con rammarico, il pid completo disordine regna trai nostri, cominciando dai capi stessi. Furti , eccidii, ed altri fatli biasimevoli furono le conseguenze di questo assalto. La mia autorita é nulla.. Croc- co, Langlois e Serravalle hanno commesse le pid grandi vio- lenze ; l'aristocrazia del paese crasi nascosta in casa del Sin- daco ; e i sopradeiti individui, che hanno ivi preso alloggio, Phanno ignobilmente soltoposta a riscatlo. Dippid percorreva- no la cittac minacciavano di bruciare Je case dei privati se non davano loro danaro. Langlois interrogato da me intorno alle somme raccolte in quel luogo, harisposto che if sindaco gli ~ aveva dato 280 ducati soltanto ; e che questo era tulto quan- 1o ayeano potuto oltenere ».---L'accenno completi il quadro: la plebe si aggiunge ai predoni ; il paese va in fiamme e ra- pine ; la culta cittadinanza o fugge, o si asconde, o muore con le armi alla mano. .

Intendimento delle bande non é di vincere o di ordinare un governo; ma invadere, disarmare, far popolo, taglieggiare le case dei ricchi, e , per vendetta 0 vaghezza , abbruciare le case dei liberali. A' 5 di novembre occupano il miserabile vil- laggio di Calciano ; dove ( riferisco le precise parole di Bor- jes) fu saccheggiato « tutlo, senza dislinzione a realisli e a

iberali, in un modo orribile : & stata assassinata anche una donna, e, a quanto mi dicono, tre o quattro contadini. » --- Il prossimo villaggio di Garaguso, a cansare ingiuria e dan- ni, viene incontro ai liberatori col suo curato e la croce ; ¢& non ostante, il disordine é tale, che Borjes indignato se ne al- Jontana.

Il giorno 7 atlaccano Salandra; ove le milizie cittadine ¢ sessanta guardie mobili fanno vigorosa resistenza dall'allo del palazzo baronale ; ma la plebe si commove ; entrano vincitri- ci le bande, comincia incendio e saccheggio. --- Qui trai pri- gionicri é preso un ardente giovane, gid provato amico alla causa della liberta e della patria, che ebbe il nome di Cele- rino Spaziante, e che fu da Crocco nefariamente pria ab- bruciato che spento.

Craco venne incontro con Ja croce agli ospiti terribili ; e « cid non oslante, dice i] catalano, ayyennero non pochi dis- --- 265 ---

ordini ». Non altrimenti volle complirli il piccolo Aliano e questo « non impedisce, attesta quegli medesimo, che il mag- gior disordine non regni durante la notle : ché sarebbe cosa da recare sorpresa , se il capo delle bande-e i suoi satelliti non fossero i primi ladri che io (soggiunge il catalano ) mi avessi conosciulo. »

Non si dimentichi che in appressando le orde ai luoghi abilati , quelli che gia furono soldati dell' esercito napoleta- no si accozzavano, nucleo, esempio e fomile all' assem- _ brarsi ed al tumultuare delle plebi; mentre 1a gente doviziosa

o civile chiedeva uno scampo alla fuga od alle case popolane. D'altra parte quelli che uscirono in armi contro alle bande non fecero che trista prova di coraggio e di accorgimento ; @ la mala prova spargeva sconforto, cresceva sgomento. Quelle forme erano guidate da abili capi esperti agli accorgimenti della piccola guerra ; e, nuovo ausilio, aveano dei predoni a cayvallo accozzate due squadre di cavalleria, le quali a un trat- to avvolgevano in mezzo i pedoni che osassero resistere ; @ questi, nuovi alle armi e balenati dall' incedere deg)' inimici venienti al galoppo, cadevano terribilmente dell'animo e fug- givano ; come era il caso de' fanti innanzi alle ale di cavalli,

ria che la baionetla innastata al moschetto e la scienzu del-

e ordinanze moderne non avesse dato ai pedoni prevalenza e fermezza sugli uomini-a cavallo.

Un primo ed unico scontro di queste turbe avvenne il 10 novembre sulle rive del Sauro, al passo dell' Acinello in quel di Stigliano. I! giorno innanzi le squadre a cavallo aveano in- viluppato e disperso un nucleo di animosi militi di Corleto e

di Guardia ; e due, caduti prigioni, barbaramente trucidaro- .

no. L'indomani si azzuffano con mezzo battaglione di milizia regolari e di guardie-mobili. Il capo di esse scclse malamen- te il suo campo , malamente dispose sue truppe ; e Borjes trasse profitlo della inespertezza di lui, Attaccd con ordinan- za di battaglia in tre puntie circu) gli avversarii: ma le guardie-mobili non reggono , e lasciando morti e prigioni, si disperdono : invano le men numerose milizie regolari si 'riannodano pid volle intorno al mulino dell'Acinello, e torna- no all' offensiva pid volte ; esse, per la diffalta di quelle sco- pee ai flanchi e poste in mezzo dalle riserve dell' inimico, forza si sparpaglino. Quivi é ucciso un uffiziale, che x muo-

« re, dice Borjes, da eroe, mentre ci caricava alla bajonet- ta ». Era il capitano del 62.° reggimento di fanteria , Icilio Pelizza di Parma. Cadde veramente da eroe : oggi riposano Je ossa di lui nel cimitero di Corleto ; ove quel generoso po- polo ne trasportd piamente le spoglie, e le onord, non im- posto, di un funebre monumento (a).

La vittoria accresce prodigiosamente Ja fortuna, il numero e l'audacia de' nemici, come la prima sconfilta li abbattera. Altri trecento furfanti si aggregano a loro: e da Stigliano ven- gono inviti e conforti, processioni di clero e di popolo, e suon di campane e baldorie a ricevere trionfalmente i vincitori. Borjes fa pagare i suoi vomini pria che prendessero gf allo- giamenli, aflinché serbassero almeno un simulacro di ordine; « ma siccome (egli altesta) hanno l'abitudine del male, han- no cominciato a farne delle loro solite; di guisa che siamo costretti a fucilarne due ».

I! dodici disarmano il piccolo Cirigliano, che pure venne jnnanzi di loro coi preti e con la croce. Lo stesso giorno vanno a Gorgoglione. Gia fe prime torme muovono per la prossima Guardia Perticara, ma apparisce loro di dietro ad oriente un corpo di milizia regolare, e di fronte a mezzodi un corpo di milizie cittadine, che scendono nell' alveo del Sauro di pro- spetto alla Guardia (b). Dectina il giorno e quelle divergono a borea; s' inselvano nelle boseagtie del Montepiano.

Qui incomincia un secondo periodo di questa campagna ' di astuzie, di accorgimenti e di ardire. Le milizie regolari o per tardo moto, o per poca iniziativa, o per nessuna esperlez- za delle guerre di bande, mai non si abbatlono nelle masna- de ; ma le vengono ormando da lontano e le tengono di vista alle caleagne. Perd nella poca efficacia loro non manca un conforto, ed é questo, che invece manca il tempo ai predont di saccheggiare i paesi ; e le plebi cominciano a sospellare che ormai !a pena si appressa al misfatto. D' altra parte per tutla Ja circostante regione to sgomento si é fatto terrore; 6 fornata Ja civil sociela alla barbarie dell' evo medio, alle in- cursioni dei Saraceni e degli Ungheri, alle scorrerie de'con- dottieri e di lor compagnie di ventura, i popoli si affannano a

oe Ricordi storici sulla vita e la morte di un uffiziale ttaliano ca 4110 novembre 1861, pubblicati da un amico, senza luogo ed anno. --- Corleto e Stigliano disputarono a cui spettassero Je onorate spoglie del valoroso wffiziale ; e i dorumenti della civile gara souo rife- riti nel Paese, giornale di Napoli del 13 marzo 1862.

aur oe circa quattrocento guardie nazionali dei paesi del Vallo --- 267

rabberciare le feudali mura crollate o distrutte; e chi i rui- nosi castelli baronali, e chi almeno la torre delle campane; improvvisati forlilizii a riparare dall' uragano la vila le don- ne, alcun che di pid prezioso alla famiglia. La societa bal- zata di un tratto alle paure di quattro secoli indietro, quando sono pure mutali i costumi, gli esercizii del vivere, e 1 modi di fabbricare e di difendere case e citta sotto gli auspicii della pace ei bencficii dell' ordinata civilta; egli era per le terre' una confusione, un'angoscia, un lamento della cittadinan- za invocante presidio e difesa dai governanti; e intanto che si travagliavano tra le cure della difesa esteriore e i sospetth deg!' intestini sollevamenti, non comprendevano che il mi- glior partito a difesa di tutti era I' accozzarsi tutti ed inse- g vire le masnade all'aperto. ;

Dai boschi di Montepiano le orde toccano, ma senza danni, Accetiura e Garaguso; arrivano a Grassano: « ove alloggiata la truppa, i nostri capi, dice Borjes, vanno a rubare dove pid loro piace ». Qui sono raggiunti da buon nerbo di milizies ma queste nonché attaccare le bande o chiudere loro i pasal d' intorno, fanno sosta alle porte del paese, unicamente con- tenli di scambiare un qualche colpo agli avamposti. Borjes vi passa la nolte pacificamente; quindi va la dimane ad occu- pare San-Chirico-nuovo; e il 16 piomba audacemente sopra il pacse del Vaglio, che é prossimo e in vista della citta di Potenza.

Atlaccati da tre lati, i citladini si racchiudono con le donne e fanciulli nell' improvvisato fortilizio di un monastero: altri

fuggono a scampo e sono trucidali; e trucidati coloro che, |

cacciali dallo incendio posto dagli assalilori al monastero , scendono dai tetli per sottrarsi alle famme. Lo incendio era almeno conforto ai cittadini, perché fosse segnale d'inyocato soccorso alla ciltd di Potenza; ma questa non aveva presidio di soldati bastevole a guardare !a piazza, e fu mestieri tener d'occhio ad un probabile disegno dell'audace guerrigliero, se volesse di un colpo di mano occupar la cilta capo della pro- vincia. Fallitogli il colpo, Borjes lascia le fumanti e ancora difese rovine del Vaglio, e piega su Pietragalla. A Vaglio un numero, pid che altrove maggiore, di notabili cittadini cadde ucciso, sgozzalo, Od. arso,

A Pietragalla, gagliarda resistenza dalla valorosa milizia nozionale; la cittadinanza si racchiude nel palazzo ducale, ed offendendo resiste. La moschetleria incomincia al buio della --- 268 ---

nolte, continua tutto il giorno micidiale ai ladroni, che ten- lano invano or di assallo, ora di astuzie occupare il ridotto 'terribile. Sette palazzi intorno di questo incendiano a rabbia ed a vendetta i masnadieri; e tra lo scroscio dei tetti che rui- nano e le grida di chi muore continua vigorosa fa difesa per venti ore; quando al mattino, appressando a soccorso le ani- mose milizie di Acerenza, gli assassini si ritraggono, accre- Sciuli si di bottino, ma di loro morti e feriti in gran numero stremali (2).

_. Qui toccarono la prima rotta, e la masnada si assoltiglid della meta; perocché agli accaparratori del bottino premeva sollecitudine di andarlo a riporre in santa pace. Un'altra par- te sbandavasi dopo i] non riuscito atlacco di Avigliano; donde furono essi respinti cosi dalla milizia civica, come dagli stessi contadini, che concordia e autorita della culta cittadinanza seppe allora accomunare alla propria causa.

Dopo questa seconda fazione perduta, a cui Borjes afferma di avere assistito da spettatore e non diretto da capilano, co- mincia I' ultima vicenda della campagna brigantesca. Raccol- tisi scoraggiati al Lagopesole, sia pel simulacro di disciplina che l'impacciava , sia per le gelose brighe del Langlois, icapi delle masnade dichiarano di non volere ubbidire ai calalani : Borjes é@ destituito, e Langlois comanda. Que- sti, il ventidue, attacca Bella; occupa una parte del pae- se, e |' incendio incomincia e si dilata , mentre la cittadi- nanza si difende vigorosamente dal palazzo baronale ; fin- ché sopravvenendo al soccorso i militi di Pescopagono, i bri- ganti escono da Bella. Accennano a Muro, ma non osano di entrarvi; e prossimi a Balvano, sono quivi inyilati ed accolti festosamente anche da coloro, che si erano chiusi nel forte castlello; laonde, grali delle insuete accoglienze , « l'ordine pid completo (dice Borjes compiaciuto) 6 durato nella citt& 'durante la notte.---» E noi prendiamone nota, come si-fa dei miracoli.

Ma della insolita virld si rivalgono con usura il di dopo a

(a) Borjes dice di Pietragalla cosi:---c Compiuto il fatto abbiamo pre- @ 80 alloggio, per non essere testimoni di un disordine, contro il quale @ sono impotente; perché mi manca la forza per far rispettare Ja mia

-@ autorita. Temo che Crocco, il quale ha molto rubato, non commetta « qualche tradimento..... Egli ci lascia sotto pretesto di andare a @ cercare del pane; ma temo che sia piuttosto per nascondere il danaro « 6 le gioie rubate....9.

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Ricigliano, in quel di Salerno; ove, ayvegnaché accolti « con ramuscelli di olivo, avvennero i disordini pid inaudili, ed « io, soggiunge il Catalano, non voglio darne i particolart, @ tanto sono orribili sotto ogni aspetto »--- La strategia delle bande é Il' astuzia della volpe ormata dai bracchi; onde esse rientrano in Basilicata ed attaccano Pescopagano. Qui la cit- . fadinanza raccolta nelle dirute reliquie di un castello baro- nale, sostenne la difesa pel giorno e la notte; mentre nove palazzi ¢ trenta case illuminavano di Joro fiamme la gagliarda difesa e il continuo saccheggio. I ladri ne escono ai mattino, poiché veggono appressare molta mano di soldati; e le mili- zie di Pescopagono inseguendoli alle spaile ne traggono gros- sa vendetta. (a) « La mancanza de! soldo, il disordine, e l'ap- parizione di una forza assai considerevole, producono, dice Borjes, la dispersione delle bande ».

Resta ormai l'ullima scena, cioé lo scioglimento del dram- ma, e fu conforme allo spirito del dramma stesso; che gli & debito e pregio di riferire con gli accenni dello stesso guer- rigliero.

« 28. Novembre.---Entriamo nel bosco di Monticchio, ove accampiamo digiuni e senza pane. .....---Scena disgustosa. Crocco riunisce i sugi antichi capi di ladri, e da loro i suoi antichi accoliti. Gli altri soldati sono disarmati violentemen- te; prendono loro in ispecie i fucili rigali e quelli a peccus- sione. Alcuni soldati fuggono, altri piangono; chiedono di ser- vire per un po' di pane; non pid soldo, dicono essi; ma que- sti assassini sono inesorabili; si danno in braccio a capitano di loro tempra; e |i congedano dopo un digiuno di due gior- ni---Tulto cid era concertato , ma lo si nascondeva con mol- ta astuzia...» ;

Tl che suol dire, che i ladri emeriti crano ristucchi oramai di fare della politica; e per rubare i ladri accoliti cbbero pri- ma a disarmarli.

Borjes abbandona al 29 i boschi di Monticchio con le reli- quie di tredici suoi spagnuoli e con otto banditi di Basilicata. E proceduto con ardimento , astuzia e fortuna maravigliose fino ai confini del pontificio , era per toccarli, quando ta sua stella impallidita si oscurd a Tagliacozzo. Gli stenti, la fame,

(a) Nel Paese, giornale di Napoli, del 21 febbraio 4862 @ una parti- colareggiata relazione dell' attacco di Pescopagano, scritta da ua antico § 'se patriotta Luca Araneo, a cui i ladroni arsero tutto, financo --- 270 ---

ed il freddo I' obbligd a sostare in una cascina; la neve ne denunzid te orme ai pochi bersaglieri messi sulle sue traccie. Dopo una vivace difesa fu preso con suoi soldati e banditi ; €, moschellato il giorno stesso otlo dicembre, si mori con animo fermo nei principii, ai quali aveva votato la vita e dato

in .sagrificio l' onore.

Cosi fin) questo della campagna brigantesca episodio di un falso colore politico , che durd ben venticinque giorni. E in questo non breve periodo di tempo le milizie regolari, spesso maggiori in numero che le bande , le inseguirono sempre , mai non le allaccarono: il che accusa un 'difetto nello indi- rizzo di esse; difetto o filacchezza nell'esecuzione; poco moto, poco impeto ; poco accorgimento nei capi: dei quali (raccol- g0, ma non accello la voce che ne corse), fu detto che repu-~ tarono disonorevole baltersi con ladroni e briganti, ne lascia- vano volentieri i! cOmpito, cui ne toccava il debito, alle mi- lizie cittadine. Senza nessuno di cotesti attacchi le bande st sciolsero e disperscro ; il che accusa la impotenza loro; ¢€ ta impotenza era nel difetlo di una idea onorata , che ne deter- minasse i mosimenti, ne giustificasse i partili, ne ratlenesse Je infami cupidila; ne consigliasse l'assentimento alle popo- Jazioni. Quanti pacsi minacciarono , invasero; quante milizie citladine incontrarono, dispersero; i paesi perché hanno in- fermita di divisioni e fomili di guerre intestine dalla prepo- tenza, o dalla soverchianza, o dalla miseria di cerli ordini del- la citladinanza: le milizie perché manca ad esse espertezza di disciplina, compatiezza d'istituti, sentimento del dovere , ed atlitudine e mente nei pid dei capi a guidarne fe fazioni. Per siffatte ed altre infermila non si pud fare assegnamento di sorta su di esse a mantenere I' ordine interno o gl' istituli della liberia, appenaché alcuno straordinario evento venga a turbare l'ordine delle cose. :

Dopo un cos) vergognoso rivelamento di non note piaghe sociali colui che era preposto al comando de! sesto diparti- mento militare di Napoli, prese il partito di sparpagliare i grossi presidii di truppe in brevi manipoli per le terre e i pae- si della provincia: e fu, si disse, ad intento di combattere ef- ficacemente le bande e distruggere le frazioni di esse, che non distrussero affatio: non di meno i piccoli presidii delle sparpagliate truppe servirono a rassicurare gli animi dei cit- tadini eniro alla cerchia almeno delle pareli domestiche; ser-

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virono a rimuovere dagli occhi della Europa civile Jo spet- lacolo trislissimo di popoli retli a civile governo, efforzati - di civili istituti, presidiati da numeroso esercilo, e pure tanto insecuri delia vita, dell'onore e della proprieté intorno al focolare domestico e nel santuario della famiglia, quanto nel deserti dell' Arabia e nelle montagne della Siria le genti in balia dei beduini o de' Turchi.

iv.

Le reliquie di queste bande formarono quinci innanzi quel- le pid o men grosse comilive, che su di lutio l'ambito della provincia addiventarono sempre pid moleste e puurose ai pos- sidenti, ai traMfcanti, agli operai,ai contadini stessi. Disegnan- do in digrosso del loro regno Ja distesa ¢ i} territorio, avremo che Crocco , capo e famosissimo tra tulti, signoreggid dai boschi del Monticchio sul Vulture per Ja valle dell'alto Ofan- to, minacciando un grande lembo intorno intorno dell'Avelli- nese, del Lucerino e dell'Allamurano. A lui ora sommessi 6 riunili, ora consorti ma scompagnati, nelle regioni stesse un Coppa, un Tortora, un Tina, un Totaro; e nella regione del 'monte Carmine e del Lagopesole il ferocissimo e codardo Nine co-nanco. Fra il Bradano e il Basento un Scrravalle, tre volte sottrattosi agli ergastoli, pid) masnadicre che brigante, ed unt Coppolone men sanguinario di tutti; sul Sauro e sul basso Agri la famiglia dei Cavalcante ; e, costui morto sulle forche, i gia suoi luogolenenti Egidione, Percuoco, Canosa, Cappuc- cino; sull' alto Agri i due Masini; sul Sinno e le pendici del Pollino un Franco, uno Scaliero; sui fianchi del Roparo un Mancino, un Florio; ed altri meno famosi, ma non meno co- Spicui di sangue sparso, di perpetrale immanita. Imperocché non meno di trentanove capi di trentanove bande noverarono, quando era in fiore la lusinghevole industria nella provincia; e la stalistica polé di cotesti produttori e consumatori indu- striosi segnalare pel loro nome non meno di seicentoventi ; dei quali cinquecentottantotto erano nati in ollanta paesi del- . la provincia lucana; e di essi duecentoventisette del Melfese, duecentosedici del Potentino , novantaquattro del Materano, Cinquantaqualiro del Lagonegrese. (a) Né codesti tutti per

(a) Vedi Un anno di governo dal settembre 1864 all'agosto 1868, dé- acorso di Emilio Veglio, nrefetto, al Consiglio provinciale di Basilica- ta, Potunza 1866. pag. 59 --- Questo , e I allro discorso --- Deght ordiné --- 272 ---

vero; ma sccondo codesto abaco Ia intensitd della piaga in ciascuna regione della provincia. :

Ogni banda era forte dai venti oi trenta ladroni; spesso in 'due e in tre riunendosi per tentare di grosse fazioni; spesso sparpagliandosi in meno. Pid numerose , pid audaci ed ag- guerrile quelle del Melfese; e queste e le altre sul Jonio for- nentisi e rifornentisi di cavalli, strumenti di pid larga offesa, di pid sicuro scampo. Complici loro, meno per elezione spon tanea che per sinistra necessila, i pastori, i contadini , i pic- coli trafficanti, i mutattieri e tutta la gente che vive nei cam- pi: questi i loro esploratori, emissarii, fornitori e messi: ¢ da costoro per seduzione o minaccie , poi per lunga domesti- chezza, traggono frequenti reclute; e pid numerose ne accol- gono dai contumaci alle periodiche leve dell' anno , e da quanti delinquono e cercano tra di essi la impunita. Ban- ehieri loro , per necessila , i proprietarii delle greggi , degli armenti , e€ delle méssi raccolte; a cui incendiano e macella- no, ove quelli siano un momento restii o contumaci a fare onore a lor lettere di cambio pagabili a vista. Cos) la paura, la necessila e la condizione stessa delle cose accresce la in- tensifa della piaga; e coloro che , guardando i naufraghi dai lido, vituperano la codardia , o la poca abnegazione di chi, a fine di affamare il brigante, non si lasci sgozzare §l ghermito parente , o incendiare la sussistenza della fa- miglia, sono nuovo genere di cerretani, che cacciano di boc- ca fiamme di patriottismo, come il cerretano della ficra schiz- za fiamine e scintille.

Le scelleraggini, le violenze, le crudella pid nefarie ed im-_ mani, per cui |'uomo imbestiato perde aspetto, abito e natu- ra umana, sono diletti consueti a questa ciclopica famiglia. Mozzare lorecchio ai sequestrati, 0, in un accesso di ira, fred- darli, era tra gli alti consueti il men crudele de' nuovi ca- raibi. Ma variare, dilungare, acconciare, quanto pid infami, squisiti, i supplizii ; arrostire le vittime a fuoco lento, dalle piante in sotto, dal capo in gid ; spaccarli rovesci dall' infor- catura a colpi di scure ; cavare gli occhi ; mozzare la lingua © il naso ; frangere le tibie; trascinarli a coda del cavallo;

6 delle condizioni della provincia di Basilicata nel 1864 --- dello stesso al Consiglio di quell'anno, uscendo daila consueta carreggiata delle di- cerie ufficiali, contengono pressor hé iutera Ja Statistica della provincia; @ restcranno notevolissimi fra tutti gli Studié sulla provincia stessa. --- 373 ---

seppellirli vivi ancora (a).... che pid ? Cipriano e sua banda per sele di sangue mangiarono umana carne ! (b)---E tutti tra . gli urli dei suppliziati o i gemiti delle vitlime, banchettavano, sbevazzavano, ballavano: imperocché quasi ogni banda aveva seco alcun Tiliro silvestre, che li allegrasse al suono di ru- stiche avene o di un organino di Barberia, --- idillio da cannibali --- ; e tra sollazzi e giuochi, frequenti cause di san- gue tra Joro, ottundevano il rimorso 0 la paura. Selvaggi e bambini, commescolando alla tragedia la farsa, si paravano di quanto pid prezioso o brillante rapinassero sulla pubblica via ; e una banda sul Sauro ebbe un pezzo uomini fregiati il collo e Porecchio di muliebri ornamenti, coperto il capo di

cappellini e cuffie da donne ; e nastri e trine e fiori svolaz-.

zanti su truci' volli, ispide barbe. Quanto pid empii, tanto devoli di una religione, che passata a mani di bottegai e di zoccolanti non é rimasa che un simbolo senz'anima ed un vaso sonoro ma vuoto, era chi portava sulla persona, a presidio

dinvulnerabilita, e lostia consacrata in sugli allari, e scapola-.

rie rosarii bencdetlti; era chi dava al prete, prelevata dal prezzo del sangue, grossa mancia di oro, che il raccomandi nei divini uffizii;e chi costrutti certi trofei d'intrecciati cerei,

questi deponevano, offerta di: espiazione e di picta, entro ai

santuarii silvani; e il popolo ora a gridare al miracolo, ora ad ammirare la religione del sicario.

(a) I) lettore, se abbia dimenticate le tante ingiurie all' umanita, pud leqgere il nome delle vitlime e de'carnefici_nel libro : --- Brigantaggio nelle zone militari di Melfi e Lacedonia dal 1860 al 1865 per Giuseppe Bourelly, lwogotenente Carabinieri reali. Napoli 1865.

®) Nell'ullimo processo, MS. del ferocissimo Caruso di Torremaggio- Te Jeggo queste gesta: «.... Pid volte lo udii vantarsi di avere ammaz- « zato o fatto ammazzare molte persone; e che una volta nelle Puglia a taglid Porecchia ad un giovinetto, ed arrostitala, ce la fece mangiare, « uccidendolo poi: ed un giorno il medesimo Caruso mi raccontaya, che # egli solo scanod di propria mano, e con un rasoio, ben venticinque & --- (erano dei contadini inermi) ; e diceva che se avesse_saputo « leqgere e serivere, avrebbe distrutto il genere umano ». --- Un altro € testimone soggiunge:---a Caruso stesso mi disse, dvxndomi un ealecio a di fucile , che quantunque Ja mia famiglia avesse mandato quello « che egli desiderava, io sarci stato equalmente ammazzato con sevi- a zie; giacché avrebbe mandato a mia madre le orecchic e gli occht € mici, le mie mani a giudice di Pontelandolfos la lingua ed il naso.., «alla mia fidanzata, Anzi si fece preparare i ferri per esequire cid: ed € io potei vedere un carto strumento, col quale voleva farmi schizzare « gli occhi; e si rassomigliava a quell' arnese, di cui si servono i preti

€ per tagliare le particole...» ---Raflinatezze, yorrei credere, singolari a

® questa creatura nefanda ! --- 274 ---

Vita rotta d' inquictezze e d' irrequictezze, agitata da pati- menti e da paure, che alternano o smorzano con violenza di godimenti o di vendette. Il giorno, se non fuggono inseguiti © non muovono a preparate fazioni, si rimangono nelle scive e negli antri, passando l'ora nei sonni, frai giuochi, nel vino e€ in volutta sconce e feroci: alcuni in vedetta sugli alberi, e da loro discosti il gruppo dei cavalli; e, nel sonno, dalle bande discosti i capi. Come i! giorno dechina, si mellono in via traendosi dalle vie baltute ; imperocché la notle tramuta- no fe stanze per cercare il cibo agli agghiacci de' pastori, 0 pit sicuro perché nuovo ricovero. Sostando alle case rustica- ne, dispongono lc scolle, e sequestrano i villici; scuoiano I'a- nimale che avra a cibarli, e che mezzo ancora tral sangui- nante e l'abbrusticciato li disfama e li approvvigiona per la di- Mane: minacciando arrivano, minacciando si partono. Lo scarso cibo li mantiene cos}, finché dal possidente minacciato negli averi, o dall'infelice caduto nei loro agguali, o dal pa- store connivente per danaro, non ricevano dei lauti desinari, ogni sorta delizia, che stuzzichi la gola e incili all'ebricta; ed armi, vestimenla, e di ogni genere provende per fornirne i depositi degli antri a ravvivarli in momenti di angustie.

Affermandosi soldati di un principio, non sono veramente che, per vincoli di secolari tradizioni, ultime reliquie di que- gli ordini di milizie feudali, i quali cbbero il nome di assas- sint, di masnadieri e di ribaldi; e della ideale cognazione conservano ancora, come ndta essenziale all'unila della fami- glia, il costume dell'antico guerreggiare, che, a fine di libe- rare il prigioniero fatto in guerra, esigeva la taglia del riseat- to. Oggi vive ancora la caratleristica parola 1) dove queste nefande reliquie esistono e muovono guerra alla societa; e con la parola vive la idea ed il mesticre di ricaftare gli uomini perché si riscatlino a danaro ; e il mestiere peculiare distin- gue sottilmente dai ladri, dai grassatori, o dall' assassino di strada il brigante.

Questa genla é pid aslula che forte, pid feroce che animo- sa. « Qualora vengano avvisali (dice uno scrittore, che per ragione di uffizio ebbe agio a studiare i lineamenti multiformi di essa ) che una forte pattuglia viene alla loro volla, se lo permette la localita e il tempo, si nascondono, la lasciano passare ; eppoi con tutla precauzione e cautela ribattono la via fatla da quella ; se non possono cid fare, come selvaggi abbassando il loro corpo sul collo del cavalio, sfuggono a ' ~s ---

tutta corsa, gridando come belve feroci, per sentieri strettis- simi, toriuosi, inceppali da roveti, da spine, da arboscelli, da fogliame secco, da slecchi, da ciotloli, da rottami. Si spin- gono audaci e veloci sul ciglio di burroni spaventevoli, sui limiti dei fossati, sopra stretti arginelli, entro il letto dei tor- renli, entro acque che scorrono incassate tra ripe vicinissime ed erle ed*inceppate da sicpe di virgulli e di spine, ovunque; sino a che una palla li coglie; od arrivano a sfuggire alla di- ligenza della truppa, nascondendosi sotto qualche cespuglio od entro qualche caverna. Per riunirsi hanno i loro segnali ed un luogo convenuto. Il segnale per lo pid é di due colpi di fucile con un dato numero di batlute di polso da uno spa- To all' altro. Dai loro complici sono avvisati in mille e mille modi. Uno straccio filto sopra una pagliaia, una tavola sporta fuori della finesira, 1' uscio socchiuso di una masseria, un lenzuolo steso sul davanti dell' abilazione; una frasea spor- gente dul tetlo, una croce sul muro, due colpi di scure su di una pianta, un ramo spezzato di uo albero significa a chi co- nosce quel gergo muto la direzione, il luogo, e per fino il numero dei soldati. Per spioni, pei parenti, per gl' intimi manutengoli hanno altri segni di convenzione onde farsi tro- vare: fagliano un ramo di una pianta lungo un sentiero; ro- vesciano una foglia di qualche albero: fanno un segno qua- lunque 'sulle cortecce delle piante; conficcano in una siepe un palo secco; pongono un piccolo sasso sopra una grossa pietra; spargono deil'arena o del grano lungo la via: imilano Ul grido del gufo, il canto del merlo, il betare della pecora.

« Vigili e accorti, é dificilissimo il sorprenderli. Odono il pid piccolo rumore, dislinguono il passo del soldato da qucllo del contadino, e indovinano il nemico come il cane annasa Ja Iepre . . . Quando sopragiunge la stagione inver- nale si dividono, si separano; nascondano le armi; consegna- no a qualche compare i cavalli; e si rilirano in qualche casa nel paese, da dove non escono mai; oppure trasmigrano con carte false in qualche lontana regione, ove si occupano

col Javoro; altrimenti trovano spie e compari che li sovven- .

gono di cibo e di tutlo che abbisognano.. . . . Nello inverno sia per la costanza dello inseguimento, sia per la difficolta di trovare nutrimento per se e pei cavalli, sia per la rigidita del clima, le bande (nel Melfese) si scioglievano. Alla primave- ra, e per la buona stagione per Ja facilita di avere viveri, per la cerlezza di avere danari, perché intimorivano i proprietarii --- 276 ---

minacciando di abbruciare loro le messi, 0 per le nuove re-

clute che acquistavano pei renitenti alla leva e pei compro-

  • messi di reati comuni, queste comitive s'ingrossavano a dis-
  • Misura, ed ogni piccolo capo, come Schiavone, Ninco-nan- co, Tortora, alle volte comandava dai trenta ai quaranta bri- ganti. Allora forti del loro numero percorrevano baldanzosi le campagne... » ,

« La disciplina veniva mantenuta dai capi mediante un con- linuo sistema di lerrore. Caruso uccideva egli slesso ¢ sul- F allo chiunque avesse un istante esitalo ad eseguire un or- dine. Ninco-nanco al contrario dissimulava; ma non tardava a trovare un'occasione propizia per punire chi gli aveva disub-: bidito. Negli ultimi mesi della sua vila questi cbbe sentore di alcune pratiche iniziate da otto dei suoi seguaci per co- Sliluirsi alle antorita. Finse ignorare ogni cosa: ma pochi giorni dopo mentre riposavano tulti olfo, aiulato da alcuni suoi pid fidi, tutti gli uccise. E Giovanni Coppa fece fucilare il proprio fratello, perché reo di aver saccheggiato una mas- seria senza di lui ordine ». .

« In ogni banda trovasi sempre qualche donna. Fu un tem- po in cui nella comitiva Schiavone si annoveravano fino a cinque di queste sciagurate, che alla pace della famiglia pre- ferivano la vita brigantesca. Tulle queste amazzoni mostrano il pid straordinario coraggio nei combattimenti » (a).

\A

Nell' anno 1862 i} grosso brigantaggio infelloniva solamen- te nel Melfese e intorno all' alla valle dell' Ofanto; la restante provincia aveya gruppi di comitive, tral malandrino e il gras- satore, ma non ancora formidabili ¢ numerose cosi, come quelle, che fu voce si rannodassero spesso anche oltre i cento a cavallo. Vennero quivi a combatterle manipoli di cavalleg- gieri e di bersaglieri; e questi e le milizie cittadine non era giorno che non si scontrassero in essi per la vasta distesa, che da Lagopcsole corre alle Murgie di Minervino cd a Can- dela. In gencre, abbracciando di un guardo il complesso del- P anno, dird che le grosse bande, esiziali si veramente ai traffici, alle industrie agrarie; alle proprieta ed al vivere civi- de, non perd ardivano d'invadere i paesi; ede milizie citladine

(a) Bourelly, Libro citafo, pag, 81 e 84.

mi@naole --- 217 ---

osavano affrontarle con bravura; lo sgomento, come la piaga era larga si, ma locale ancora. Perd da questa caccia e dagli scontri continui le bande si agguerrirono e invigorirono, cre- scendo di ferocia e di baldanza.

L' anno che segue, diversi, e pure naturali, fenomeni. La piaga, come per le altre regioni, divenne generale alla pro- vincia; bande di pedoni e di cavalcatori, secondo la topogra- fla delle regioni, audaci e numerose si sparsero ovunque era lo schermo di una boscaglia, che vuol dire per ogni spanna della provincia: i commercii esinanirono; i traffici, periodici e rari, perché a virti di carovane come nelle plaghe dell'0- riente; la industria pastorale, ricchezza unica della provincia, in dominio del masnadiere; le milizie cittadine, o cadute del- I' animo o stanche, o non uscirono-contro le masnade, 0 ne loccarono infelici fortune; sicché crebbero nelle une lo sgo- mento in paura, nelle altre Vardire in baldanza. Molte gene- rose vite di soldati e di militi caddero spente, oppresse dal numero o dalle astuzie, nell' ingenerosa guerra ; ed il luo- golenente Bianchi con quattordici cavalleggieri di Saluzzo; e Borromeo con ventidue, e Fiumiani dei granatieri; ed altri, che é ingrato uffizio il ricordare.

Lo sgomento, le querimonie, anzi le strida delle provincie non ebbero limite di luogo o di modi. Il Parlamento voile Sludiarne in sui luoghi gli speciali fenomeni e le cagioni del- la infermita; mandd dal suo grembo una eommissione d' in- chiesta per le pid travagliate regioni; la quale ebbe uditi di ogni celo, di ogni uffizio, di ogni colore 'politico lestimoni, accusatori o viltime; e dal confuso gridio degl' infermi cavd questo costrutto, che le leggi ordinarie fossero inefflcaci a sanare la inciprignita piaga; essere tarde e insecure le assi- sie; il brigantaggio mililante sostenessero cosi le fazioni ostili all' unita, come quel brigantaggio urbano, opera della genla che, con nome oramai storico, si disse dei manutengoli (a). E venula a termini di rimedii eroici, passé in legge straordi- naria la creazione di tribunali militari a punire i briganti e i

(a) La relazione della Commissione parlamentare d' inchiesta sul bri- gantaggio, raffazzonata ¢ accapponata ad uso del pubblico, fu, come si sa, rega pubblica per le stampe. A necessario riscontro, o comple- mento, o schiarimento di quella Sevent leggere un indirizzo, a larghi € sagaci avvedimenti, deil' onorevole ed egregio deputato Achille Ar- en at suot eletiort di Basilicata, dicembre 4863, il quale fu uno

ei componenti la Commissione d' inchiesta. ' 18 --- 278 ---

complici loro; alla larga genia dei sospetti (in giudizio delle potesta pelitiche, refrenate da certi consultori, che nulla re- frenarono ) la pena del domicilio coatto, che era il confine ; indulgenza di sminuite pene a chi de' bandili si coslituisse volontario; e, soprattutto e per tutti, la sospensione delle po- litiche guarentigie nelle provincie briganleggiate.

L' esecuzione della recente legge comincid nella Basilicata con gli sberlefli della commedia, prosegui coi corrucci della tragedia. Crocco e suoi accolili promiscro di arrendersi; ed un bel giorno del settembre venne egli e suoi luogotenenti nel paese di Rionero; spiegando tra mani un vessillo tricolorato, ed acclamando al Re e a Garibaldi, spettacoli a gran popolo stupito e pure inceedulo allo strano avvenimento: la banda di Jui si teneva spiegata sur un poggio di vista al paese. Con- fermd egli la deliberata volonta di arrendersi; parea commos- so, sincero e confidente; poi chiese un salvocondotto e una tregua di armi di otto giorni, ché egli intanto indurrebbe a venirne altri suoi consorti ancora infra duc, e tutti della ban- da, che dicea un dugencinquanta. Partl, e non ternd pid; e ne ebbero le beffe e j danni coloro che confidarono nella leal- ta del brigante ¢ nella inerzia delle politiche fazioni, cui per sostenersi non é altro appoggio che nei briganti. Non per- tanto altri trenta banditi si costituirono volontarii prigionieri.

Trancori della gelusa aspettazione caddero pil gravi su coloro che si reputavano fautori al brigantaggio; e la nuova legge apprestaya le armi cfficaci allo sdegno e alla vendetta. FE qui siamo giusti dicendo, che se lo straordinario provve- dimento di legge ( onde é venuto in rea fama il nome inno- cente del deputato Pica) g gittd di cdlta le napoletane provincie ~ dalle guarentigie di un libero reg egimento nellarbitrario di un despotismo occecato e furibondo; e per estirpare un flagel- Jo cred di altro genere flagelli ; quel provvedimento di legge fu chiesto dalla opinione pubblica del momento. Imperocché innanzi a grandi e straordinarii flagelli, che siano il prodotto di cause ignole o ignorale, perché anliche, multiformi e com- plesse, I' umana mente che é percossa dallo sgomento ri- bulta ogni luce di sapienza; e torna in furia ai profligati spe- dienti delle etd barbare, quando a diminuzione dei delitti non era altro accorgimento che la ferocita delle penc, e.un pro- ccdimento a mo di guerra, non pronto ma spiccio, hon severo ma iracondo. ---- 279 ---

Pretestata la infausta legge del pubblico consentimento, esaspcrarono inconlanente il flagello la incapacita, la igno- ranza, i pregiudizii, e non rare volte la malizia degli agenti politici locali. I quali a scusare Ja inerzia, la nullezza o la impotenza propria a sanare la piaga, (che essi per vero non potevano sanare) ne chiamavano in colpa Ja larga , mullifor- me, infinita ramificazione dei complici ed adcrenti ai mal- fattori : ad essi inolire dettero armi, spesso chieste 0 provo- cate a malizia, quelle vecchie infermila dei rancori e delle fazioni municipali. Fu terribile legge; dissennati 0 preoccu- pati esecutori; tristissimi cooperatori; ciechi giudici. Credo pensassero di alterrire i popoli, non si potendo colpire i col- pevoli, con la fatalita della ragione di Stato, con le bilancie della giustizia politica, usa a sommettere al dritlo collettivo il dritto individuo. Si videro .tratli in caltura, spesso in giu- dizio, a volta a volta dannati, onesti possidenti , che sotto Y incubo della paura, a guarentigia di sue proprictd non gua-

rentite altrimenti, avevano mandato il pane o I' arme stessa

al brigante che richicdeva ¢ minacciav3; si videro di patriotli, provati amici all'Italia ed alla liberta, accusali siccome com- plici ai briganti; si videro, per sotltile accorgimento di nemici politici, venir fuori a branchi i testimoni e i falsi document; e

a virtl di essi l'accusato sbrigatamente, militarmente mandato agli ergastoli (a). E per giunta si vide (finché la coscienza pubblica non levd tale un grido, che echeggid nel Parla- mento c volle emendata la terribile legge , e incivile ) si vide dannare al confino del domicilio forzato centinaia di uo- mini e donne, senza i riti del giudizio e della difesa; ma che dico io? --- senza che al reo, catturato, accusato e condanna- to, dimandasse un giudice qualunque qual si avesse egli no- me, 0 patria, o etd. Durd breve tempo il primo ¢ furibondo periodo della legge, e questo fu bene : poscia Ja si prolun- go per un altro anno o pi; ma, mitigala nella parte pid as~ pra, non mantenne propriamente che i tribunali militari pei briganti e gli accertati complici loro. E questa era forse la parte della legge men condannabile; poiché le assisie sono di un macchinismo tardo e lenlo, ei giurati nostri un arnese di cui si avranno a lodare non so se i nostri figli o i nepoti; e di cerio men condannabile, se allo spiccio congegno deci giu- dizii militari si fosse aggiunto alcun altro ingranaggio dell'or-

(a) --- E se queste siano fisime, Viggiano ne pud dire qualche cosa. --- 980 ------

dine civile, sia a refrenare, sia a rivedere i giudicali. Ma non ostante i pid civili temperamenti, quando il governo voleva nuovamente riprolungaria, si fece manifesto tale un unanime dissenso nel Parlamento ed in autorevoli uomini del governo stesso, che quella macchia di libero reggimento fu detersa.

E in quel primo periodo , che essa durd , in meno di sei mesi , ben duemile e quattrocento individui furono incarce- rali_ in Basilicata per complicilaé 0 sospetto di aderenza ai masnadieri : Ja meta di essi mandala innanzi a giudici mili- lari o civili ; cinquecento venticinque al confino forzato , tra questi centoquaranta femmine ; e setiecento quarantaquattro dichiarati anche di un sospetto non rei. I confinati , dopo lanno , tornarono ai loro campi ; e le bande, per cui dessi ebbero pena e corrucci, debaccavano ancora, in gran parte , negli stessi loro campi. Questo almeno é grave sospetto d'in- efficacia ai provvedimenti della legge straordinaria.

Fanno onore a colesta provvida legge , se il brigantaggio ee essere vinto nel Beneventano , nella Capitanata , nel

elfese e nelle regioni delle finitime provincie : ed io non negherd che se fra cento farmaci che si apprestino allo infer- mo di ribelle infermita, uno veramente lo salvi, gli altri non siano per essere di alcuna efficacia alla guarigione : ma dird colesto essere il caso delle cause concomitanti che un falso vedere confonde con le efficienti: il che mi avverte essere tempo ormai di discorrere per sommi capi i modi e le vie pet cui si venne a termine di estirpare la mala pianta.

Vi.

A curare Ie prime manifestazioni della cancerosa infermita si fece, in sulle prime, assegnamento sullazione delle milizie ciltadine pid che sull'esercito ; e in questo, e nel ristretto nu- mero di soldati distaccati quinc' innanzi alla persecuzione de' briganti, é riposta la vera causa, perché la piaga crebbe, si dilargd e si fece profonda. In su' primi tempi si stabil) a proposta di autorevoli cittadini, gruppi, 0, come li dissero , posti-fissi di militi commisti ad alquanti soldati in taluni si- ti del Melfese, che la esperienza addimostirava maggiormente battuti dalle erranti masnade; ma non passd guari, ed il par- lilo si scoperse inefficace: imperocché i posti-fissi, ove non siano messi a guardare secure ai traffici le grandi strade, ad- divengono inutili e gravi di spendio e di pena; sendo che mai el ---

sempre pochi e di poco numero al bisogno di una vasta re- gione , i masnadieri hanno abilita di schivarli dalla natura stessa della regione frastagliata e diversa ; e quelli non al- trimenti assecurano che tanto spazio di terreno quanto ne oc- cupano.

L'altro partito delle squadre mobili di civiche milizie , (e non di militi scritti per legge , ma volontarii eletti da capi rotli agli esercizii della caccia o dei campi) fecero pro in sul- Je prime , quando le bande erano meno numerose che non crebbero dopo ; e taluno, come il Mennuni con suoi yolonta rij a cavallo, ebbe foriunali scontri e bella fama.

Ma a codeste, (che possono unicamente far pro in surroga- zione, cioé quando non si abbia sotto mano di molta milizia regolare, ovvero in unione di essa, quali anello di comunica- zione tra i] paese e l'esercito ) a codesle squadre fa mestieri di due, non molto agevole a trovare , condizioni di vita; e sono che j capi e i comandanti siano gente lagliata non solo ai cimenti della vita arrischiata, ma gente ricca di one- sla, di probitd e di senno ; affinché ai flagelli delle masnade non si accoppiino sulle spalle dei popoli anche i disordini del- Ja milizia accogliliccia e momentanea.

Di tal genere disordini i reggitori dello Stato si preoccu- parono in parte ; ma molto maggiormente ebbero ombra di colesti elementi popolani , appena venne sospetlo non fos- sero dessi men milili avverso a briganti, che partigiani politici a soppiatto strumento di una parte politica: laonde ricoprendo ! un sospetto dell' altro , poco o punto, o di- mala voglia amarono servirsi di colesti ausilii; ma vollero piuttosto trarli o dalla guardia nazionale , secondo i modi della legge , mobilitata , o di milili volontarii si, ma in di- pendenza dell'arma dei carabinieri. Ma la guardia nazionale mobile fece, allora e poi, nel Napoletano sconcissima prova; mai non si raccoglie , che non si senta la necessita di di- scioglierla ; sendoché i militi tratti mal loro grado a gra- ve e nuovo servizio , inesperti delle armie delle ordinanze mililari, senza coesione delle parti, senza fiducia e, so- venti volte , senza slima nei loro capi non arrecarono altra ulilita , che sciuplo di danaro , disordini, ingombro, e ma- Ja fama. Né sciuplo minore, e minore inulilila si cavd dal- Naltro spediente di darli in dipendenza de'carabinieri: non divennero che un'appendice di questi, ma perdeticro quel po* --- 282 ---

di bene , che ¢ proprio di codesti elementi locali, che ¢ Ia confidenza che ispirano nei conterranei e nei conoscenti. Fu mostra ipocrita di forza che non é forza ; e , perché nata dal sospelto, fu prova infelice.

Ottima arma de' carabinieri ; ¢ fra tanta demolizione di uomini ¢ cose , istitulo che ancora é rispeltato e temulo. Ma Ottimo istituto contro al Jadro , non contro ai masnadieri che si assembrano in brigate numerose ; buoni agli inizii di esse, € mancarono ; quando queste imbaldanzirono, impotenti.

Le milizie cittadine ebbero, per sei anni, e fortuna e sven- ture e grandi travagli; molte generose villime, molli onorati esempii di bravura; ma esempii di fiacchezza eziandio. Quan- do le bande crebbero di numero e di audacia, la milizia cit- tadina paralizzd paura, interesse o intima fiacchezza propria; imperocché son desse costiluite sia di benestanti , educati a muliebri esercizii o possessori di proprieta , sulle quali te- mono Ja vendetta de' masnadieri, sia di una massa di con- tadiname e padri famiglia, che poco o punto hanno di che lemere da' briganti, onde é che loro non cale di metiere la vila a sbaraglio per rischi non proprii: --- queste sostan- ziali ed altre infermita rendono , a lungo andare , fiacche o nulle le milizie cittadine. Le quali, se in momenti di gene- rale entusiasmo, che non sia troppo frequente accesso di ec- cilazione febbriJe, possono fare bravure ; ove perd dur il ri- schio 0 la falica, a potere perseverare nei cimenti, dovrebbe- ro mutar di natura, e da milizia addivenire esercilo.

Le industrie dell'ordinaria polizia hanno fatto prova, in pie- na infermila, di poca efficacia , per una ragione che su tutte Je altre prevale, ed & questa; che mancano affatto agli agenti di essa chi volesse fornirli di pronte ed utili notizic contro ai briganti ; tanto gli assassini hanno spaventato l'universale per Ja immane ferocia delle vendetle loro contro a cui fosse ca- duto in sospetto di tradimento , o servilo avesse , non fosse altro, di guida alle milizie : gli stessi offesi negli averi e nelle persone raro 6 che rivelino al magistrato tutto quello che ab- biano visto , sapulo 0 sospeltato : perocché il lungo flagello ha creato nel popolo la coscienza della onnipotente vendetta delle bande, della ineflicace guarentigia della pubblica pote- sta ; e le parti sono invertite , quando si é potuto vedere la potesta , che eflicacemente rimuneri, guarentisca e punisca, non essere altri che il brigante. '

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L'unico partito, che ahbiamo veduto arrecare di utili risulta- Menti contro il grosso brigantaggio, non ci pare che questo; ed @, per le regioni infestate ¢ per le contermine, lo sviluppo di una grossa forza militare, che occupasse il paesc, stabilis- se lince di posti militari , chiudesse gli sbocchi 0 le vig di passaggio tra un bosco e Valtro; e nello stesso tempo spin- gesse in tulli i versi della regione medesima mobili colonne sia a piedi sia a cavallo, esercitanti una persecuzione pronta, conlinua, intensa, instancabile, finché non si fossero imbat- tute nelle bande e battutcle. Ma per riuscire eflicacemente non' basta potere disporre di una forza militare numerosa ; ei si vuole la fortuna di trovare un capo, acconcio di spiriti e di corpo alla persecuzione instancabile; il quale riunisca in uni- co comando le mal disgregate pei regolamenti zone militari ; ed abbia facolla di spese straordinarie a pagare largamente chi il provvegga di notizie o d'indizii ed a premiare subilamen- te quanli abbiano operato con frutto. Giovera che egli si serva del paese, mostrando una confidenza prudente ed una deferen- za benigna a quanti siano onesti uomini nel paese stesso, ¢ fa-

cendo assegnamento sulle milizie cittadine con fiducia si, ma ~

con discrezione che non dissesti suoi materiali interessi; per- ché essa divenga tral soldato ed il paese anello di comunica- zione e vincolo di simpalia. Ed il paese ¢ Je milizie rispon- deranno pronte e confidenti allo invito di lui ; unicamente quando esse avranno visto e il largo sviluppo delle forze ¢ Ja intensita di una persecuzione instancabile ; onde sia deri- vata certezza nella coscienza pubblica che sia indubbia volon---- 1a di provvedere ; che i mezzi siano proporzionati allo inten- to; ¢ che le indeclinabili sofferenze e le gravi privazioni, cui il popolo andra a sommeticrsi , saranno per certo riscattate dalla fortuna dello scopo raggiunto : imperocché nessun po- polo , nessun ceto vuole i briganti, ancorché li subiscano e li paghino e li forniscano.: é la paura che domina tutti; e chi fa paura non é che un nemico.

Quando dopo mille tentativi infelici e prove ¢ riprove ineffi- caci,le quali tormentarono il paese in siffatto modo, che quan- to Ja infermila, tanto divenne acerba la cura, si ebbe fortuna di venirsi ad un grande svyiluppo di forze nelle regioni mag- giormente brigantaggiate, il grosso esercito dei ladroni, che infelloniva tra P'Ofanto e il Fortore, fu, nonché decimato, di- strutto per forza di armio di volontaric presentazioni. Trai --- 985 ---

preposti allo indirizzo ed alle operazioni militari ebbe sopra lutti fortuna e fama singolari il general Pallavicino, pria nel Be- neventano, poi nelle Murgie di Minervino, quindi nel Meife- se. Accentrd in uno il comando delle diverse zone militari; ebbe messe le potesta poliliche in sua, pid che ausilio, di- pendenza; e di comune accordo vollero pubblicati dei bandi; parecchi de' quali furono inutili o poco utili, ma non poco gravi ai traffici ed alle proprieta, ed altrt furono acconci allo intento di bloccare le erranti bande cosi, che loro riuscissero chiusi i luoghi, le vie e gli spedienti di rifornirsi in vettova- glie , in armi , e cavdlli e provende e notizie. Largheggid in premii segreti ; slimold con lo esempio I'attivila dei suoi su- Dordinati ; vesti manipoli soldati alla foggia dei briganti: ebbe a guida, e rivelatore di tulte le astuzie, de'ricettacoli, e delle amicizie brigantesche, un vecchio masnadiere della ban- da di Crocco , che era un Caruso di Afella. E dalla instanca- bile e piena persecuzione, coordinata ai rigori dello inverno, e di efficaci ausilii alacremente confortata da chi cra a capo dell'amministrazione della provincia, le bande inseguite, bat- tute e decimate, come prima non avevano sofferto; reso loro difficile il vivere e il rifornirsi; scemate le speranze della im- punita ; stremati o manchevoli dalla paura i conniventi o gli aderenti, le bande caddero dell'anime:---e Crocco raccolti i suoi consorti nel bosco di Sassano , deliberano o di presen- tarsi volontarii o di trafugarsi allo straniero : ed egli infatti , nell'agosto del 1864, passd incognito e incolume i confini del pontificio.

Dopo questo gravissimo evento , caduto che fu il genera- lissimo del brigantaggio di Basilicata , questo potea dirsi in sul dechino: e non guari dipoi la banda di Ninco-nanco di- Strutta dai militi di Tricarico e lui spento da quei di Aviglia- no; Tortora e Sciacca presentali ; ghermiti ad un banchetto entro le case della Padula Masino e suoi accolili, e i rima- nenti di sua banda dalisi volontarii ; distrutti in un brillante conflitto presso a Stigliano diciassette masnadieri e tre capi- banda; quindi volontarii prigionieri Totaro e i suoi : per mo- do che l'anno 1864 poté numerarne di catturati ollantasei, di presentali novantotto, di spenti in conflitto oltantadue; e nel- l'anno seguente il restante. Laonde non rimasero che alcune brevi comitive nel Lagonegrese ; e quando con fini e lunghi accorgimenti ebbero tratto e preso in agguato nelle case del-

i} --- 285 ---

la stessa citts di Lagonegro Franco e sua banda, non restano oramai che alcuni sprazzi di comitive alle pendici del Raparo e sulle rive del Sauro ; € sui confini della provincia bande erratiche e non indigene spintevi di (ratio in tratto da paura di persecuzione.o da speranza di preda secura. ,

Vil.

Dopo sei anni di sangue , di devastazioni 6 di domestiche sciagure, che ebbero gillato il paese in tutte le asprezze dello stato di guerra, e nelle condizioni indeclinabili alla guerra stessa,---sospensione della legge, arbilrio dell'uomo, soldatesco imperio, turbamento negli animi, perturbamenti nello svilup- po della pubblica ricchezza---il grosso brigantaggio é spento; ayvegnaché ancora non sbarbicato di tutte le sue radici. Come la piaga crebbe da piccoli inizii, si dilargd e resistette ad ogni cura, gli é state indagine di tulti quanti scrissero 0 ricercarono

'0 amministrarono i rimedii alla guarigione.---La piaga crebbe d' intensita e di crudezza non per la selvaggia ignoranza e la Jaida miseria de' popoli , non pei vecchi ouii germinati dalla prepotenza del neofeudalismo borghese, non pei naturali au- silii d'impervie, boscose e spopolate regioni, non pel complice ' consenso delle popolazioni, nou pel difetto alla societa napo- letana di tutti gl'incrementi e gli allettamenti della civilta , scuole, strade, credito, commercii, prouta giustizia, autorila € rispetto alla legge, non per tutte queste ed allre ragioni, --- avvegnaché come piccole sorgenti concorressero del loro tri- buto alla corrente del fiume---: ma si veramente da una ragio- ne pid alta,cheélegge psicologica regolatrice dei fenomeni cri- minosi generali. E codesta legge é cognita a tulli; imperocchd lulti sanno, che la coscienza della impunila cresce il] numero dei delitti, eccifando la spinta psichica al delitlo; siccome que- sta raffrena e quelli sminuisce la coscienza che la pena siegua immancabile e pronta. In tempo di profondi o di prolungati sivolgimenti 'anarchia entra cosi negli animi come negli or- dini e negli istituti sociali ; laonde mentre da un lato s'infiac- chisce o si spezza Ja forza degli ordigni , per cui si regge ed opera la macchina sociale ; cresce dall'aliro la forza soppiatta eccilatrice delle passioni che spingono al delitta. E la co-

Scienza delle impunita crebbe nei popoli dalla inanita per due °

anni della persecuzione contro ai briganti ; che fu poca --- 286 ---

cosa, e non fece che agguerrire Ie dapprima timide ban- de ; andd a tentoni, come usa il medico nelle infermitd nuo- ve, d'ignota indole , d'ignota terapeutica : e fu poca, perché mancarono dapprima tutti gli ordigni acconci a yegeerla ; mancarono poi perché il governo, che reputavala infermitd ordinaria ¢ consueta, non se ne preoccupd gran fatto. --- Creb- be dag! influssi, dai conforti e dalle speranze disseminate dalla fazione politica che si onorava di far causa comune coi briganti , e che aveva un focolare di vita manifesta entro ai confini stessi dello Stato : mia crebbe gigante dalla coscienza, che il nuovo ordinamento delle cose non poteya attecchire per due somme ragioni ; € sono, che il perpetuo rimutare di uo- mini, di leggi, ed istituti, di ordinamenti ed interessi; e, sovratullo ¢ innanzi tutto, la noviti e la gravezza de' nuovi- pubblici carichi mettevano nelle fibre del corpo sociale un'a- cerbezza e un dolore, che accresceva disordine e¢ inquietez- za: --- € perché , in fondo a tutti gli animi era o il sospetto o la speranza, che per ultimo il verbo della vita o della mor- te lavrebbe detto l'antica ¢ temula nemica dell'italica indi- pendenza ¢ liberta, quando muoverebbe dal Po ad instaurare gli antichi proconsoli suoi sotto nome di re. Era dunque da un lato la concitata evoluzione della socictd sull'asse della profonda rivoluzione in corso il fomite che manteneva il per- turbamento negli animi ; cra dall'altro il perturbamento stes- so fatto vivo dallo spettro dell'antica padrona d'Italia, minac- cevole ancora di danni e ruine.

Le condizioni storiche, in un dato momento, di un popolo agiscono sulle condizioni politiche di esso popolo ; ¢ queste agiscono sulle condizioni sociali; le quali toccano a volta loro su tutti gl'individui : onde é@ che solo il tempo , usiamo a dire , pud sanare le grandi infermitd sociali , perché sola- mente Pazione lenta del tempo avyvien che muti le condizioni storiche di un popolo. Oggi, per lo evento di un miracolo , una benefica crisi é compiuta in Italia, e questa ha mutate le codizioni storiche di essa; I'Austria ha lasciato Vantica pre- da; ha ceduto l'antico nido; e loimperio tedesco ha chiuso I'é- ra secolare di sua gravilazione sulle italiche piaggic. Un ciclo é chiuso , un altro incomincia ; e di qua avra a dischiudersi la novella éra dello instauramento razionale delle condizioni politiche , civili ed economiche d'Ilalia ; se il senno de' suoi uomini di Stato non sara oggi pil alto del senso comune dei

eee

--- 987 ---

popoli ; il quale umilmente protesta, che il rendere senza ter- mine 1a rivoluzione politica, l'amministrativa, la finanziaria, la economica , la sociale e la religiosa per raggiungere , con i criterii della prestezza e della uniformita , il tipo astratto di un'astratta unilad , pud forse creare unita geografica che 8 il simulacro dell' unita ; ma non la realta dell' unila ; quando manca agli animi Ja unita della concordia, e lunita del con- senso agli spirili.

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zod hy

Cranadle CAPITOLO XXII.

Conclusione Decorso ideale dal 1860 al 1866.

Il movimento italiano della seconda meta del decimonono secolo é trai pid grandi e i pid profondi di quanti ne ricordi Ja storia ; perché é moto sincrono verso la liberta , verso la indipendenza e verso la unita della nazione. Ed é forse di tut- ti il pid. grande ; perché la quistione dell'unita implica uno tra' pid antichi ed oscuri avvenimenti della storia dei popoli

moderni , ed uno tra pil' grandi problemi della storia avve- nire, quali saranno la estinzione della potesta temporale del- ultima teocrazia del mondo civile , e lo influsso di questo fatto sull'intimo spirito e Yordinamento della chiesa cattoli- ca. --- Pi larga e profonda é la ragione del movimento, pid larghe saranno le ruine ed il sovvertimento; pid profondo il commovimento ; pid grandi i dolori del parto.

Il movimento italiano fu maturato dai continui , avvegna- ché infelici , conali dei popoli , agitati dallo spirito della ci- villa; dalle contracizioni domestliche, ora violente ora sleali, ma sempre incivili, dei principi; dalla opinione pubblica eu-

ropea prevalente: fu operato in fine e segnalamente da tutte .

le forze ¢ le parti politiche italiche , raccoltesi soll la Mo- narchia gia ringiovanila dalla liberta.

Il moto aggregativo della Italia del centro operarono pit .

specialmente la Monarchia e la parte moderata italiana : ---il moto unificativo della Halia del mezzodi operarono , a nome della Monarchia stessa, la parle che bene é democratica sen- za essere repubblicana ; la quale in suo grembo raccolse le reliquie spossate dei partiti ostili alla monarchia, ¢ le frazio- ni pill altuose e fattive della parte moderata,

te 0 --- 289 ---

_ Colui che disegnd , mise in allo , e con gli splendori del maraviglioso e la poesia della leggenda elevd fino al limite dell'epopea il movimento unificativo della meriggia Italia , ricoprendo all'ombra del suo nome la fiacchezza delle conco- mitanti forze interne , governd il moto stesso nei primi mo- menti della vitloria. La logica della storia si compenetrd nel- Ja giustizia : chi vinse ebbe il comando.

Ma governando --- in nome della Monarchia --- parve gra- vitasse verso un solo partito , il partito avanzato : e la prefe- renza eccitd contro lo indirizzo del suo governo le preoccu- pazioni e gl'interessi --- 1.° della parte interna conservativa- moderata --- 2.° della monarchia italiana; --- 3.° dell'Europa conservaliva , che gia, stupefatia, restava infra due, se favo- rire od avversare alla repentina vittoria della Italia novella.

Di queste tre forze senti tutto il peso il General Garibaldi, quando gli parve debilo d'interrogare , in suoi universali co- mizii, il popolo sovrano : --- di quegl'interessi si fece arbitro ed interpetre il conte di Cavour, quando si surrogava in Na- poli al General Garibaldi.

Allora la parte scavaleata dal Plebiscito gridéd alla ingrati- tudine della monarchia, alla conquista del Piemonte ; e non era. Era invece un'altra evoluzione necessaria della idea sul- . Passe della rivoluzione italiana , che era stata fatta da tulle le forze nazionali in nome della Monarchia. Era invece la Mo- narchia che prende di fatto quell'indirizzo che le si era dato in parola, per proteggere gl'interessi della Monarchia, la idea dei moderati, i sospetti dell'Europa.

La Monarchia , prendendo possesso dello Stato di Napoli , trovd ad avversarii la parte recentemente rimossa dal Plebi- scifo , ed a nemici i dinastici vinti dalla rivoluzione. Quelli inacerbiti e rumoreggianti ; questi caduli dell' animo e nel- Vombra. La Monarchia , come é sua propria natura , gravid verso parte moderala, che era quella che intendeva di dare forza ed ausilii alla monarchia popolare, ma non torle l'indi- rizzo della cosa pubblica : né , come era ragionevole , yolle rompere del tutto col passato di uomini e di cose. Di questa politica prudente e dialettica la parte inacerbita e la ostile fe- cero arma di opposizione e di rancori: di qua le due maggiori accuse al potere ed agli uomini del polere --- la consorteria, e il borbonismo. Quella politica trovd due sirti: --- l'impiego- mania, ed il martirio compensato in argento, che materializ- 20 Videale della rivoluzione , e tolse credito alla parte che --- 3909 ---.

reggeva la cosa pubblica. Era il tempo che alla poesia della lotta generosa succede la prosa del riordinamento e degl'in- teressi : all'epopea degli Eroi, l'cpopea dei ranocchi.

Il.

La Monarchia, prendendo possesso dello Stato di Napoli in nome dell'Unita , governd il nuovo Stato or come provincia, or come Slato indipendente ; e si cbbero i danni ¢ la confu- sione di un'ibrida condizione di cose. Come Stato , faceva leggi di un giorno , e creava istituli , organismi ed interessi, che, virtualmente negando il concetlo dell'Unita, non dovea-

-no vivere che un giorno, ed arrecare , ruinando, confusione Maggiore : come provincia, non aveva vila propria, non pro- prio indirizzo, propria finanza, propric armi, Ic quali dovea ri- cevere d'altronde. L'ibrida condizione riveld presto i due an- tagonismi, che furono, da una parte, il governo centrale, che proclamando l'Unila, non poteva volere mantenuta in pic- di una fedcrazione di Stati ; dall'altra, le forze tocali, che vo- levano restare ¢ vivere locali si, ma fra certi limili sovrane. Da' duc oppostli interessi non lotta ancora aperta , ma opposi- zione 0 apatia , irresolutezza e confusione : sicché la mezzo- sovrana autorita locale senza limiti proprii , senza avvenire determinato, senza armi propric, proprio credito ¢ danari, in momenti che le armi ed il credito sarebbcro necessarii alla quicte interna ; infine senza un principio , che si opponesse in nome della ragione al principio dell'Unita in nome del

uale erasi fatto il movjmento, l'autorita sovrana locale cad-

e nel discredito dell'impotenza e nella irragionevolezza di un congegno superfluo ; ¢ parve , ed era necessila , che l'i- bridismo sparisse nella purezza dell individualita schictla , e cedesse la federazione al concetto dell Unita.

. Il.

La Luogotenenza é abolita. Napoli scomparisce , perché sorga I''Italia: ma nel nome d'Italia comparisce in vece il Pie- monte ; e nel nome dell'uguaglianza si castituisce invece l'e- gemonia.

L'egemonia piemontese fu una neccssiti. Tra le ruine di cinque Stati, unico esisteva uno Sfato in vita e vitale ; forte @istiluli antichi eppure rinnovati dallo spirito di liberta ; li-

buy Caoele --- 291 ---

brantesi su due poli, accetli ed invocati egualmente da tulti, Ja dinastia e l'esercito, la forza di coesione e la forza di con- nessione delle membra sparte. Se tra le ruine dei nuovi Stati la menic immaginasse in ruina anche quest' unico rimaso saludo ; ai disgregati e multiplici elementi sarebbe mancato il nucleo intorno cui agglomerarsi ; il caos avrebbe occupato V'llalia, e lo spirito della tempesta aleggiato avrebbe sul vuo- to. Quello Stato in piedi , in forze , in credito ed intero fu faro di luce, fu scudo e tutela che salvo la rivoluzione e 'U- nila. L'egemonia fu legittima, perché necessaria.

Ma perché l'egemonia del momento non apparisse duratu- ra, € pesasse men dura perché temporanea , il conte di Ca- vour fece proclamare la citla di Roma a capilale dell'Italia. I sagace consiglio calmd le risorgenli gare delle provincie ; allogd novellamente la monarchia alla testa della rivoluzione; tolse alle parti estreme politiche lor ragione di essere ; e die- de all'flalia la gravitazione verso un centro, che era cemento di coesione in quel disgregarsi degli antichi istituli e spro- fondarsi degli antichi Stati in un nuovo Stato.

i.

Allora potette affermarsi compiuta la idea della Unita d' I- talia, che il plebiscito di Napoli ebbe creata, e Ja proclama- zione di Roma a capitale ebbe integrato. Ma affermato il Gritto e il fatto dell' Unita, I' Italia si trovd, il giorno stesso, in faccia a tre quistioni che ne dominavano Jo svelgimento e la vita : --- la quistione veneta ; la quistione romana ; I' as- similazione interna. --- Dalla quistione venela dipendeva la esistenza dell Unila; dalla romana il complemento dell'Unita; dallassimilazione interna la durata dell'Unita.

Le tre quistioni circoscrivevano il campo di tulta la vila politica, allo interno ed all'esterno, dello Stato novello. E in ciascuna di esse, I'ltalia si trovd in faccia ad un diverso indi- _ rizzo ed una soluzione diversa, secondo i diversi criterii delle due grandi parti poliliche naturali, che esistono manifeste in ogni Stato retto ad ordini liberi; nd mancano, benché latenti, in altra specie di reggimento, che ebbero appo noi special nome dell' azione e dei moderati. Ma Ie due parti, avvegna- ché diversificanti sulle due quistioni che ligavano Italia alle nazioni straniere, furono perd, quanto al supremo indirizzo, consenzienti sulla quistione dell'assimilazione interna. f --- 292 ---

La parte dell'azione intendeva sollecitare 1a soluzione del-

luna e dell'alira quistione esterna; perché bene avvisava che massimamente da questa dipendesse il pit retto inviamento della quistione interna; e la esterna sollecitava facendo asse- gnamento sul popolo, pit che sulla serviti delle alleanze e su gli artificii della diplomazia. Mezzi di questa politica era- no: l'armamento generale del popolo; la iniziativa popolare ; é il convincimento fatto generale nel popolo stesso, che mai non potrebbe oltenersi equilibrata unificazione e giusta am- ministrazione d'Italia, faorché da Roma. - La parte moderata era di avviso che innanzi tutto fosse ne- cessario, entrasse i! nuovo Stato nei concerti e nella simpatia dell'Europa, affinché esso apparisse elemento di equilibrio e di forze ordinate, non fomite di rivolgimento in balla di for- ze éslegi e violenle : onde le parve necessita di refrenare le forze interne popolari e sommetterle all'indirizzo, che faceva assegnamento massimamente sulle forze ordinate, sulle al- leanze e sui partiti diplomatici, i quali or transigono, ora ce- dono, ora girano le quistioni e gli ostacoli, che quanto pid sia no tomplesse e profonde tanto meno pud scioglierle ricisa- mente la forza. Avvisd d'altra parte che dall' ordinamento in- terno dipendesse la soluzione delle quistioni esterne; impe- rocché non prima che I'ltalia fosse addivenuta forte di armi, di ordinate finanze, di civili istituli, e di sapienti leggi, avreb- be potuto chiedere od essere chiesta di alleanze, per crescere inimici a quella sua naturale inimica---che ancora le teneva gli artigli nelle membra disgiunte; e per isciogliere delle ar- mi con speranza di successo la quistione veneta---.Quanto alla quistione papalina, che non era di materiali forze, in sulle prime fece assegnamento sui partiti conciliativi ; ma questi subitamente falliti, e non si potendo scioglierla coll'armi, essa avvisava di semplificarla; isolando il papato da tulti gli estrin- seci puntelli, su cui era vissuto da mezzo secolo, e si era poggiato da quattro.

L' antagonismo intimo delle due parti cessa, quanto al su- premo indirizzo, nella quistione interna; e nel supremo in- dirizzo di questa la parle moderata rinunzid ai suoi proprii caratteri dei partiti mezzani e graduali, ed accettd quelli della contraria parte, facendoli suoi : di qui la grandezza del moto evolutivo a chi guardi a distanza di luogo e di tempo, e la gravita dei danni a chi guardi da vicino. --- 293 Y.

Due concetti regolarono il moto dell'assimilazione interna; e furono: --- assimilar tutto, senza transizioni, ad ogni costo, € assimilar tutto, senza indugii e presto --- , affinché Je tran- sizioni non fossero apparse o indiretta negazione dell' unita,

od obliquo riconoscimento delle autonomie, o probabile ad- ©

dentellato ad un ricorso al passato ; aflinché dalla unifor- mila delle leggi e degli istituti I' Europa facesse giudizio es- sere l' unita non una parola ma un fatto, e il moto, da tutti consentito, essere un fatto non violento, ma naturale.

Da cotesti supremi concetti derivd che l'assimilazione non fu che unificazione ; I' unificazione non fu che uniformita ad un lipo ; ed il tipo non potette essere che il subalpino. L'as- similazione é di sua natura moto lento e spontaneo ; é meno imposta che maturata dal tempo. La necessila di far presto portd la necessita di accettare il provvisorio ; e perché i tipi non s'inventano ma preesistono, e perché non preesisteva che il subalpino (siccome unico tipo in credito, in cognizione dei governanti, e per tanto il pi) prestamente altuabile) que- sto fu scelto quasi spediente di transizione tra il passato e Yavvenire. Era egli assurdo mettere in su, per ordinare I'lta- lia, un tipo (come si dicea) italiano ; che come I'ape e I' Ac- cademia scegliesse e abburattasse il pid bel fiore degli italici ordinamenti. Gli elementi ,gittati in fusione e ribollenti di prorompere alla vila aspettavano la matrice pronta; ed altra, da quell'in fuori, non vi era in credito allora. Conveniva o che Ja vita della nazione si fosse arrestata , finché avessero di- scusso, cernito, e abburattato il friscello ; o che non avesse fatto paura, come fece, la varieta di leggi, d' istituti e di re- gioni cgesistenti temporalmente nell'unila politica dello Stato.

VI.

L' unificazione ebbe due vizii: --- fu troppo subilanea ed universale nella comprensione: tropo siretta'e municipale nel concetto.

Come troppo subitanea ed universale, fu rivoluzionaria , violenta e rabbiosa. Non curd d'interessi e di precedent istori- ci, di consuetudini 6 d'individualita secolari: perché una fosse la foggia ed uniforme la grandezza del calzare, a le calse --- 294 ---

che ad un piede stringesse troppo ed allargasse troppo dell'al- - tro. Ammontd ruine a ruine; scartd regioni e transizioni. Tl senso dell'arlista, che vede il vero nel bello e il bello nella simmetria o nell'euritmia delle parti,prevalse al buon senso di 'chi sentiva l' umana convivenza non essere materia da vasaio o da slipettaio, e-dell' arte politica riuscire simbolo acerbo il pressoio, onde vien fuori compatta e falta una la gia disgre- gala materia gitlatavi solto. Fu smania di demolizioni a ret- tifilo, di edificazioni a squadra, di drizzamenti a regolo. La macchina sociale, ingranantesi nelle infinite retazioni della famiglia, della proprieta, del capitale, del lavoro, della co- scienza, fu staccata pezzi a pezzi, fu rimessa pezzi a pezzi; ma stiacciati i pezzi o tarpali, o temprali al nuovo modello; spesso nuovamente staccati e ritemprati per la seconda o la lerza volta. Quanti congegni, quanti regoli non abbiamo vedu- to rifatti o raddrizzali per Ja terza volta in cinque anni ?

Come troppo stretta, addivenne municipale e fazionata al modello subalpino. E questo offese gli animi e le suscetlivita regionali e provinciali ; le quali erebbero man mano, che al paragone fu visto quanto fosse il modello or difettivo, or po- lisarco.

Dai due vizii, due infermita. E prima, perturbamento pro- fondo nelle intime viscere della societa; inquietezza ed oscil- lamenti.in tutte le fibbre; e ristagno di sangue; e rilassatezza di forze, quind' inerzia, apatia, malessere, e mala conten~ tezza.---Scconda, antagonismo, quindi ostilita alla egemonia del Piemonte. Dal piemontesismo -nacque !' antipiemontesi- smo, il quale parve un momento non partilo politico, ma

partilo nazionale. vir: :

Dai due vizii e dalle due infermita, come altresi dalle neces- sila delle due quistioni veneta e romana, (che vuol dire, dalle condizioni storiche, in cui versava, per quel dato momento, I'italia) nacquero e ingigantirono due altre infermita dello Stato novello:---lo spsreggio annuo, tra le entrate e le uscite ordinarie, di un milione al giorno; --- e il brigantaggio.

Il brigantaggio fu nella sua origine associazione di fadri, di malandrini e di contumaci alle leve, consociali e speranzati dai partiti vinti dinastici. Da piaga ordinaria venne a termini di straordinaria per la nessuna repressiéne alle origini; ¢ la repressione fu nulla, perché, infranti o magaguati gli ordi- --- 295 ---

narii organismi della sociela, mancavano gli ordigni della prevenzione e della repressione. La infermita si fece cronica e vibelle alle cure locali; perché tra le cause della durata so- no gli umori guasti del corpo sociale; perché la societa tor: mentata dal perpeluo spostamento d' interessi inacerbita, poco 0 punto risponde all' azione delle cure locali; e perché, in questo stadio di tempo, la siluazione storica del paese non é che provvisoria; e speranze e paure tengono il campo.

Lo spareggio fu il prodotto:

  1. dell' eredita degli spareggi anteriori.
  2. delle prime necessita delle rivoluzioni popolari parziali, che, sotto gl' influssi de' criterii locali e delle necessita del momento, scemarono balzelli, diminuirono redditi, crebbero nuovi servigii.
  3. delle necessita della situazione storica del nuovo Stato; al quale sarebbe mancato e il terreno e la vita, se non avesse creato, nello spazio men di un anno che di mesi o di giorni, esercilo, navilio, munimenti e fortificazioni di ogni sorta, qua- le si addice a potentato di primo ordine, minacciante e minac- ciato;---se non avesse almeno creato la unita geografica della patria mercé una rete di ferrovie; le quali fu d' uopo pagare in ragione della lunghezza, dell'accelerata costruzione, dello seemato credito pubblico dello Stato, e della improduttivita, perché isolate, delle ferrovie stesse.
  4. dell'unificazione repentina, universale, ed a tipo-subal- pino; sendoché il tipo prescelto portd organici, servigii e sti- pendii, pid larghi, numerosi e scialosi.
  5. delle conseguenze della unificazione repentina e uni- versale; la quale, tulto rovesciando e tutto rinnovando, arre- cd nel moto economico della nazione uno stagnamento, € nelle fonti delle entrate dello Stato stesso una diminuzione.
  6. dallo indirizzo politico e finanziario dei due primi anni, quando o non fu creduto necessario, o non fu visto prudente di caricare i popoli di novelle imposte; e si volle ricorrere invece alle fonti pid agevoli deg!' imprestili; i quali crebbero intanto il carico delle spese indeclinabili.

VII.

Tutto lo esplicamento della politica interna negli ultimi cinque anni non fu che di studiare modi ¢ partiti, onde ve- nisse sollicvo alle tre infermila, che, sulle quattro, pid chia- --- 296 ---

ramente saltavano agli occhi di tutti, ed erano--- lo spareggio, il brigantaggio, e I' antipiemontesismo.

' Dissero che sanarebbero il deficit con nuove imposte, con nuovi imprestili, con crescenli economie.

La fonte degl'imprestiti esauri presto ; perché il credito dello Stato scese bassissimo a causa delle piaghe interne, della interna confusione, dei pericoli esterni, e dell'indirizzo aggressivo della politica bellicosa.---Le nuove imposte, acer- be e gravi, perché imposte; perché nuove ; perché di anno in anno quasi in geometrica ragione progredienti; perché va- rie, mulliplici, e inquisitrici, hanno sminuilo della meta ai due terzi !' annuo risparmio del capitale, sminuendo nella stessa proporzione il reddito netto sociale ; hanno spostato il lavoro: L' industria manifatturiera é arrestata ; perché , quantunque avesse a progredire pel dilargato mercato della Italia fatla una, pure il prezzo dei capitali ¢ cresciuto ; cre- sciulo il prezzo deci salarii , perché sminuite le braccia e dai cresciuti servigii dell'esercito e dalla aumentata emigra- zione; perché cresciuto il prezzo dei viveri ; cresciute le imposte speciali ; ¢ mancanti ancora o poco sviluppati i mezzi delle interne comunicazioni e gli ausilii della istru- zione speciale. --- L' industria commerciale illanguidita dal- l infermita del brigantaggio; dal caro della moneta e del cre- dito pei prestili accresciuti; dalle speciali imposte, e dal di- fetto di vie carreggiabili; avvegnaché dl commercio esterno favorissero i cresciuti sbocchi, i nuovi trallali, le sminuite ta- riffe. Nella vita economica della societé ogni rislagno é un perturbamento; il quale @ soventi poco avverlito, perché @ | parziale a talune industrie, a taluni mercali, a taluni_ momen- li; e quantunque ogni industria fosse virtualmente solidale a tutta la branca della generale produzione, pure la oscillazio- ne perlurbatrice, come l'onda sonora, si affievolisce a misura che si allontani dal centro. Ma qui da noi il perturbamento & generale e profondo, perché deriva dal profondamente.smi- nuito reddito netlo sociale; é continuo, perché il rivolgimento delle cose é venuto di anno in anno crescendo; é, d'altra par- le, dilatato dal perturbamento morale , che é@ negli animi di tutti. In questa infermita della vila economica é la causa vera ed unica del malessere e della malacontentezza dei po- poli; che dai mille pori trasuda in forma di opposizione si- stematica, di incontentabilita permalosa, di querimonie ira- _ egg? ---

conde ed appassionati vituperi all' autorita che governa, e qualche fiata in forma di rivolta.

L' economie sono piuttosto promesse che sperate ; pid sperale che possibili in questo periodo; imperocché quelle finora messe in atto, non sono altrimenti economie, ma spo- 'Stamento di servigii dallo Stato alla provincia ed al comune, che punto non alleviano il contribuente.

Le condizioni sloriche e politiche del momento erano pid forti delle promesse degli uni, e della buona volonta di tutti. Alcune economie si ripromettevano dallo emendamento de- gl' istituti organici' dello Stato; e colesto emendamento o do- veva distruggere un edifizio recentemente innalzato e vecchio non pili che di tre anni, continuando a struggere e spostare interessi surti all' ombra della rivoluzione medesima; o do- veva togliere alla macchina dello Stato di certi ordigni, che, - le condizioni politiche del momento facevano emenda impo- litica o imprudente, --- D' altra parte una goccia di acqua nen cambia il livello dell' oceano; e I economie avaramente spi- golate, od audacemente proposte in concetti non ancora con- sentiti dal!' universale, non poteano fare prod al gran vacuo. Le spese grandi, assorbenti, sforzate sono quelle che si at- tengono alla esistenza stessa dello Stato: @ mea volontarie che fatali, le condizioni storiche di esso traggono i volenti, sospingono i ricusanti. Cid che assorbe ed ingoia in servigti materialmente improduttivi é I° esercito e l' armata, e il mu- nimento e l' armamento di uno Stato senza frontiere, senza tradizioni, e senza radici ancora; e, dopo queste, lo interesse del debilo pubblico : amendue intangibili, per le necessitd della vita I' una, per la necessita dell' onore I' alira. --- Co- teste necessita crano sentite da tulti; ma da pochi, 0 nessu- no confessate con lealla. Ed era egli forse meno un' indu- stria di partito, che politica soltile o patriottica il trarre lopi- nion pubblica su falsa via; perché essa baloccandosi ad aspet- tare refrigerio di alleviamenti onde non poteva venirle, ma- lurassero intanto quegli evenli , onde doveva seguire un eneene nelle condizioni storiche e nelle politiche dello

tato. .

Il brigantaggio si volle sanarlo con provvisioni ordinarie e straordinarie, che per tre anni ebbero messo il paese tral fla- gello dei briganti e il flagetio di arbitrii_polizieschi e solda- teschi. La piaga or si restringe, or si dilata, or fa la schian- za; perd non guarisce. Imperocché le intime ragioni della durala sono nelle condizioni politiche dello Stato e nel per~ turbamento universale arrecato dalle conseguenze dell' unifi- eazione subilanea. Le acque sono ancora commosse, perché continuatamente baltute ; né poseranno le torbe, pria che non torneranno in calma le acque.

L' antipiemontesismo é per fortuna caduto, perd in conse- guenza di un avvenimento, che fu preparato in servigio della politica esterna, ma che ha fortunatamente reagito sulla politi- ca interna. Se questo benefico avvenimento non abbia sparso alcun seme di perturbamenti avvenire, non si potrebbe affer- mare: ma quando la idea del moto unilario, per completare il suo contenuto, distrusse 1' ullima contradizione alla idea stessa, che era un vecchio Stato affermantcsi ancora sovrano tra le provincie soggetle e trasse con la logica inesorabile della rivoluzione la nobile regione del Piemonte alla ugua- glianza dei drilti di provincia, fini la ragione storica del pie- mpntismo, cessd la ragione di essere dell'antipiemontismo.

Te -

. Adunque,dopo un periodo di cinque anni,la politica interna non ha assimilate Je parti unificate; non ha spento il brigan- taggio; non ha fatto economie che non paiano fatte da baia; ed ha invece ingoiato tre migliardi d'imprestiti, ed ha invece portato le imposte a tale un termine dove non giungono i po- poli se non dopo mezzo secolo di vila e di pace: e non per- tanto lo spareggio non é scomparso, mentre la fonte deg?im- prestili é esaurita in siffatto modo che fu un momento il cre- dito dovulo crearlo di forza; e infrattanto é pur troppo peren- ne il rimescolio ed il disordine !

Lo Stato sarebbe morto o di asfissia o di apoplessia, se non fossero occorsi due avvenimenti; i quali hanno mutalo le condizioni storiche del momento e muleranno man mano le condizioni politiche; e che pertanto hanno il drilto di esse- re principio di un' éra nella storia delle nazioni.

I due fatti fermarono la politica esterna.--- I! primo é la con- venzione del 15 settembre de] 4864, che spostando il centro dello Stato dalta Dora sull' Arno, ha spento I' egemonia mal tollerata della genorosa provincia; e congedando i soldali di Francia dalla Roma papale, ha stipulato per la quistione ro- mana la legge del non intervento, che é il dritto della interna autonomia degli Stati civili; ed ha fatto di essa una quistione --- 299 ---

meno internazionale che di ordine interno, non cosmorolitica ma Italiana.

Questo fatto, se non ha sciolto la quistione romana, ha di- schiusa l'unica via per la quale la si pud sciogliere. --- Impe- rocché rimosso avendo dai fianchi della Teocrazia temporale ogni estrinseco puntello su cui ella si é retta da secoli, fara meslieri, se ormai vuol vivere, che si trasformi ; e che la si meita nelle condizioni terrene che tutti i principali moderni ébbero gia subite o create od accettate, e che sono spirito laico , spirito di liberta, scioglimento di promiscuila tra lo Stato e la Chiesa. Ma la Teocrazia temporale é appunto la sostanziale negazione di codeste necessita; onde essa che non potra accettarle volontieri, perché nessuna polesta pud farsi

_ 8vicida, vivra ancora lottando con gl'incagli della situazione che le ha fatto la storia di dieci secoli; finché non cadra per rialzarsi trasmutata e redenta dal limo che la brutta.

Ma questo fatto o ha prorogalo indeterminatamente la pro- clamazione di Roma a capilale del nuovo Stato, ovvero si fonda all'interno sopra un equivoco. Desso é quasi voce che meite in dimora la polesta barbara del re sacerdote perché si faccia civile: ma la dimora parra acerba a quegli spiriti ge- nerosamente impazienti, che anelano al complemento dell'u- nila: onde da essg, se Pequivoco non si chiarisce, nuovi per- turbamenti. .

Il secondo fatto @ la soluzione della quistione veneta; la pid grave, la urgentissima tra tutle; ed altenente alla esisten- za, nonché al riordinamento ed alla pacificazione del nuovo Slato,

Allo scioglimento della quistione yeneta hanno contribuito Ja moderazione della politica italiana; il senno del parlamento che tutto volle posposto a creare e mantener forte ed ono- rato un esercito numeroso quanto di una potenza di primo ordine; il patriottismo dei popoli che per esso votle sobbar- carsi.ad ogni sacrifizio; la gravitazione dell'opinion pubblica europea; ¢ I' alleanza napoleonica, che di sua morale autori- la potette sforzare I' Austria, dopo vinto due batlaglie, a ce- dere cid che era il premio della lotta. Sadowa fu occasione non causa della cessione dél Veneto; avvegnaché 1' esercito italiano, se non vinse a Sadowa, fosse causa che si vincesse a Sadowa. e

--- 300 --- X.

Assicurata la esistenza, e spianata la via al complemento dell' unita, resta oramai a risolvere la terza quistone dell'as- similazione interna; che oggi solamente é possibile di mette- re sopra un pit securo indirizzo.

All' assimilazione interna hanno fatto ostacoli Ja quistione venela e la quistione romana ; il dissesto finanziario ; ¢ la meccanica dell' uniticazione universale.e violenta.

La quistione veneta teneva vive le forze ( che alle fazioni politiche vengono dalla speranza) nelle fazioni ostili alla co- _ Stituzione dello Stato; onde serpeva per le viscere della so-. cieta veleno di disgregazione, affiato all'opposizione e lievito alle congiure; onde era sospelto dissolvente neg!'indifferenti € minaccia perenne negli amici d'Italia. Dalla quistione veneta veniva eziandio al Papato temporale quella forza repulsiva, per cui ricusava piegarsi alle sentenze della storia se avesse riconosciuto un ordine di fatti, che sperava vedere distrutto al primo ricorso della stessa quistione vencta. Laonde nella venela s' ingranava eziandio la quistione romana; siccome in questa s'incentra un'altra serie d' interessi calpesti 0 minac- ciati, che quantunque non siano palpabili al senso, non perd si hanno a dire parvenze vacue di realla.

Il dissesto finanziario aveva origine in gran parte da que- ste due quistioni; ed aduggiava tulto il terreno ed inoegliava tulle le singole quistioni di secondaria rilevanza. Poiché l'e- sistenza é minacciata, a questo assoluto e primo dovere del- Vesistenza ¢ sommessa ogni altra cura, & subordinata ogni misura di spese; come alle spese la misura delle rendite.---Lo sforzo fu immenso e repentino; esauri le forze della nazione; ed all'esaurimento delle forze Ja nazione o langue o vagella. Vi si aggiunge ora il fastidio, ora lo ingombro, ora lo sforzo dell'abbattere, del riedificare, e del riabbattere : ed al corpo che gia pria languiva, sorvenne il ribrezzo della febbre, ed il tormento delle operazioni di medici, di chirurgi, di 'orlope- disti ed estetici politici.

XI.

__ Disciolto il nodo gordiano , pud inviarsi la soluzione della quistione finanziaria e I' assimilazione delle parti al tutto , se i miraggi dell' ambizione non velino ai reggitori dello Stato --- 30 ---

il senso delle cose reali , e se il dritto delle generazioni pre- seoti non voglia subordinarsi ai dritli delle generazioni ay- venire. ;

Oggi pud sminuirsi l'esercito fin 14 dove le necessila della difesa comportino e le sicarta de' nuovi propugnacoli consi- glino: e non che accrescere ancora il navilio ed agguerrirlo di nuovi arnesi a presidio od offesa, converta invece presi- diarlo con la scienza in chi comanda, con Ia espertezza in chi ubbidisce. Oggi pud portarsi non timida mano sui paras- sili congegnamenti e sugli onori che costano assai dell' eser- cito stesso e dei pubblici-servigi.

Dalla disciolta quistione veneta viene agli animi la confi- denza del domani; ma questo non basterebbe alla pronta as- similazione interna, se mancasse la confidenza e la concor- dia dell' oggi. La nazione che ebbe avuto la pace all' estero, conviene che I' abbia allo interno. E si avra, se lasciato una volta il dottrinarismo di destra ed il dottrinarismo di sinistra, si faccia un momento una politica conforme ai bisogni concreli degli vomini, anziché ostinarsi a fazionare gli uomini ai biso- gni di una politica preconcetta ad un tipo ideale ; il quale non é gia che si vuol dimenticarlo, ma yuolsi sommetterlo al criterio dell'opportunita, ed alla misura de'coefficienti pro- porzionali. Certo é che un governo sapiente ed altuoso non dovra restare alla coda, poiché il suo posto é alla testa della nazione: ma quando le nazioni siano troppo stanche, non 6 vergogna una sosta. Gran brutta piaga sono i quattro sesti di ogni letiere idioti tra le popolazioni italiane : ma se, a guarire la piaga od a discarico di coscienza, avrete rese ob- bligatorii ai municipii non so quante di ogni genere scuole ed insegnanti e sopraccid bene assoldati, e comandata avrete obbligatoria la istruzione ad ogni povero fanciullo che il fato ebbe condannato alla vita, questo non sara efficace arte .di Stato, ma dottrina di Stato , fino a tanto che Ja pubblica economia non abbia ammigliorate le condizioni della vila in- felicissima alla famiglia popolana ; quasi ambiente acconcio alla vita ed al rigoglio di certe piante.

Il governo e il Parlamento non 4 paruto fino ad oggi che un torchio a crear I" unita, un torchio a battere moneta, e un letto di Procuste. Facciam si, che, sostando un momento dajlo stringere e dal sospingere, addivenissero una macchi- na efficace a creare non altro, che la pace pubblica, le pub- bliche strade, e la pronta giustizia. Oggi curiamo unica- --- 302 ---

mente che cresca alla sociela, e per sminuite imposte e per isviluppate industrie, Pannuo reddito netto ; onde emerge vigore e vita al lavoro, agiatezza alla famiglia » concordia negli animi, ed efficace e spontanea espansione alla civilta. Diamo cura meno alla politica, e pid alla economia politica del nuovo Stato : e economia politica, avvegnaché scienza pro- saica ed inestetica, ci dira quanto costi ai popoli una politica brillante o fantasiosa, e che cosa produca ai bilanci dello Stato e del cittadino una politica bellicosa o turbolenta. Oltre all' ambizione de' reggitori dello Stato, resta ancora all'Ttalia dell'oggi, perché la pubblica pace s'instauri allo in- terno, di rimuovere i pericoli della impazienza o della intol-

leranza.---Quella che usiamo chiamare quistione romana é un |

groppo di due generi quistioni complesse : e I' uno riguarda il potere temporale del re sacerdote, V' aliro V ordinamento della chiesa e di suoi temporali o diritti o interessi al co- spetto dello Stato. La potesta temporale teocratica é morta, ma non é cadula; e noi, che assistiamo alla lenta soluzione del pit grande fatto religioso dell' eta moderna dopo la Ri- forma, non potremmo affermare di sicura mente che saremo

er vedere compiuta la soluzione di esso. Imperocché man- eando alla teocrazia, nell' ordine dell' intelletto, un principio di ragione che ne giustifichi la esistenza in faccia ai drilti della coscienza e della ragione ; e mancandole, nell' ordine della realla, le condizioni di forza che le faeciano puntello, essa é condannata a perire; e ruina di gia: ma la ruina delle istituzioni religiose sono le pid lente trasformazioni della storia; e, d'altra parte, negli ordini dello intelletto, non é an- cora scioito in termini da essere accetlo alla coscienza ubi- versale dei popoli il problema dell'ordinamento della sovra- nila del potere spirituale senza essere sovranild territoriale. In questa parte ancora negaliva del problema é il significato di tutte le peritanze, inleressale o coscienziose, di chierici, di cattolici, di ministri e di re; € la ragione delle resistenze di quella potesta stessa, che, come .il paladino del poeta, t andava combatlendo, ed era morta ».

All ordinamento deile relazioni tra lo Stato e la Chiesa é faro di luce il pronunziato, che trova nella liberta le condi- zioni dialettiche capaci ad armonizzare i contrarii. Ma Ja coe- sistenza di una libera Chiesa in libero Stato sara la legge dell'avvcnire, e non pria che sia compiuta la separazione per-

fetta delle cose dello Stato dalle cose della Chiesa ; non pria --- 303

che sia riconosciuto esscre la Chiesa dentro allo Stato, e non viceversa ; perd soggetta allo Stato in tutto cid che esca fuori dalla cerchia del Santuario. Oggi esiste ancora lo stato di ---_ tra le due potest ; e codesto spicga, non perd giusti- ca, la rappresaglia delle violenze e de'tristi consigli dell'una

€ dell'altra ; e le contraddizioni dell' una che proclama il di- stacco dal mondo ¢ la cari secondo Jo spirilo del Vangelo, é dell'altra che proclama il drilto comune della liberta e della giustizia ; mentre dall'una if Vangelo é viluperato nei fatti; e dalfalira il dritto comune della liberta e della giustizia é da- lo, siccome una eccezione allo stato di guerra, in beneplacito della polesta che comanda.

Lo stato di guerra nuoce senza alcun dubbio alla potesta ' della Chiesa, ma nuoce non meno allo Stato laico ; e nuoce all'llalia perché accresce la serie degli sforzi perturbatori, la discordia degli animi, lo sperpero di forze utili, il cumulo di ruine durature ; quando gia in sei anni abbiamo ammontato di troppe ruine, e di troppe sciupato utili forze. Il nostro & uno de' pid grandi rivolgimenti che ricordi la storia , perchd al subilaneo rimutamento di tulti gli ordini nei quali si estrin- seca l'essere e i modi di essere di un popolo, all' annichila- mento in un giorno di tanti Stali che avevano una vila di se- coli, la logica della storia ci ha spinti a proseguire anche quello che agli avvenire parra uno splendido rinnovamento religioso, ma che ai presenti é una rivoluzione religiosa. Ora se preme allo Stato laico, che la pace rientri, e le arli della pace altecchiscano, e i prodotti detla pace floriscano nelle ammigliorate condizioni della pubblica economia, ei convie- ne sia sterpato o rimosso tutto cid che faccia ostacolo all' ay- vento della pace ed alla concordia degli animi. Il problema é un poligono ; poiché interessi morali e materiali s' intrec- ziano e si aggrovigliano. Ma nella pace e nella concordia calmati gli animi, potra il lavorio dell'assimilazione eflicace- mente progredire in grazia di quella che é ai popoli, come agl' individui, forza medicatrice della natura stessa.

Cid che perde le rivoluzioni é il difetto di limite. Conviene che la rivoluzione si arresti, perché Ja evoluzione del pro- gresso incominci.

L'autunno del 1866. _ FINE 3;00gIc APPENDICI

---------t OO Digitized by Google APPENDICE .

-co0co-

A pagina 9 della Introduzione abbiamo fatto cenno delle sette sanfedistiche dei Maestri Rivellesi o Calderari di Ba- silicata, e de' moti che tentarono al 7 maggio del 1815. --- Questa congrega merilerebbe se ne scrivesse la storia. Perd non ci @ paruto inutile di raccogliere, qui sotto, alcune brevi filamenta di essa e la nolizia, forse ignota o poco Nola, di un' altra vicenda della Carboneria napolctana, come appariscono da un documento uffiziate, che pubblichiamo per breve parte. EK desso una inedita Relazione del primo presi- dente della Corte Criminale di Terra di Lavoro, Florio An- tonio de Blasio, al Ministro di Giustizia, del 26 settembre 4816, sulla processura a carico di Nicola Santangelo, Inten- dente della provincia di Basilicata, di Saverio Carelli, segre- tario generale alla Intendenza stessa, dell'Aiutante generale Diodato Sponsa, del Maggiore Francesco Corbo, ¢ di Giulio Amodio, direttore del demanio. La relazione molto chiara- mente dimostra, che le carte setlarie addebitate a cotesti alli uffiziali pubblici, per cui furono sostenuti, erano falsificate dagli adepti delle societa sanfedistiche, a fine di vendicarsi di taluni di essi, i quali li aveano falto perseguitare pei tri- sli. conali del 7 maggio 4845.

« ....Una delle segrete associazioni, che laceravano Ja Ca- pitale ¢ Je provincie del regno, era quella dei Carbonari; la guale quantunque abbia remoti principii, pure in questo Tegno era ignota prima del 1806. Ebbe cominciamento al- Poccupazione militare, ¢ gli uffiziali dell'armata straniera ne sparsero le prime idee.

« I suoi staluti, apparenlemente almeno, non contencano che principii di morale, tendenti a spargere legami di scam- bievoli soccorsi, di carila e di pieta, sotto ! ombra di sim- boli adaitati alla volgare intelligenza, e desunti dalla nostra santa religione. --- 308 ---

« L'Ordine era diviso in unioni.chiamate Vendite; e dal complesso di queste la Carboneria veniva costituita. Ogni vendita veniva regolata da un capo sotto nome di Maestro, da due Assistenti, da un Oralore e da un Segretario (a): € queste cariche erano annuali. Ii sacrosanto segno della Cro- ce, sotto il nome di saero tronco, accoglieva i! giuramento deg!' iniziati (b); i quali prendevano il nome di Buoni Cugi- nt. I gradi dell' Ordine erano due, cioé quello di Appren- dente e quello di Maestro. Si dice che avyeva altri gradi; ma questi non erano conosciuti nel regno.

« 1 progressi di questa setta sulle prime furono lenti ; ma quindi nella verligine degli spiriti cominci® a propagarsi da giorno in giorno; ed accoglieva individui di ogui ceto, prin- cipalmente delle infime classi; alcuni tratti dalla novita, altri da spirito di speculazione, e la massima parte, come suole ayvenire in affari di tal sorte, spinti dall'opera della furberia e dell'impostura.

« I disordini che nacquero in alcune Vendite, i mali che l'armata francese soffri per la mano delle associazioni segre- te del Nord, e le sollevazioni sviluppate negli Abruzzi, ri- chiamarono I' atienzione del governo sulla Carboneria. Nel 1813 si cominciarono a sentire le prime disposizioni tendenti a sopprimerla ; e finalmente fu fulminata con un decreto che porta la data del 4 aprile 1844. ;

« Non ostante questo decreto la Carboneria continud i suoi travagli, sebbene con riserva ; anzi questa setla fu causa che ne sorgesse un' altra.

« In una Vendita che si tenne in Napoli in Agosto 1844 si determind, che quante volte ij travagli dovessero essere diretti per avere un Re costiluzionale, era pil. espediente, che si fusse travagliato in sostegno del nostro augusto so- vrano Ferdinando IV ; e per eseguirsi questi travagli si for- mo una selta, che prese il nome della Vera Amicizia ; e

(a) Pit innanzi la relazione dice : --- « In ciascuna vendita, oltre dei « cinque ss ely vi era il Tesoriere, 'Elemosiniere , it Maestro di ce- « rimonie, FEsperto, il Guardabollo, e il Covritore, ossia Portinajo ».

(b) Netla stessa relazione si legge, pid innanzi, a proposito del giu- ramento: --- « Nella ricezione giuravasi (come il processo presenta) di « non palesare ai pagani isegni detla sucieta, di amarsi e soccorrersi « scambievolmente, e di rispettare I'onore delle loro famigtie ». --- Per la storia delle idee morali vuole essere notata questa limitazione ai debiti dell'onesta ». --- 309 ---

glindividui_ cbe la componevano venivano chiamati i Veri Amici, 0 i Carbonari riformati, oppure i Trinitarii; giacché portavano per stemma |'emblema della SS. Trinilad. --- Questa nuova setta, che dai Massonici si chiama, per disprezzo, ta societa dei Calderari, o dei Rivellesi, per essere i maestri calderari del comune di Rivello, ebbe un rapido incremento e si diffuse per le provincie, e particolarmente in quella di Basilicata ; ove fra gli altri individui- che si posero alla testa di essi, vi furono D. Matteo Catalano del Vaglio, D. Giovanni Vincenzo Cupola e D. Giambattista Putignani di Tricarico, e D. Prospero Simeone di Stigliano, tulti congiunti del ricevi- tore generale D. Nicola Addone.

« Questo stesso governo, che nel 1814 aveva credulo es- pediente di fulminare la Carboneria, vedendo in seguilo che si era resa numerosa e gli dava da temere, verso gli ultimi giorni della sua caduta, stimd di prendere anche esso parte in tale setla, lusingandosi che in tal maniera poteva cono- scerne fulte Je fibre e regolarne le mosse.

« Per questo oggetlo, nei principii di maggio 1845, nel ' salone di S. Agostino alla Zecca, si tenne una piena seduta di Carbonari, nella quale intervennero molli individui della capilale e delle provincie. Dopo di essersi ivi esposte le cause, per le quali la Carboneria era stata soppressa, e per le quali si permetteva la riattivazione ; dopo di essersi manife- stato che Gioacchino Murat si era dichiarato Gran Maestro dell' Ordine, e che in tempo meno aspettato 'avrebbe fatto il dono di una Costitazione liberale, si fece la nomina dei go- verno provvisorio dell'Ordine, si istallarono i dignitarii, e si fissarono i seguenti articoli, secondo i quali regolar si dovea- no i travagli.

« 4.° T nomi di Carboneria, Vendita, Buoni Cugini saranno rimpiazzati da'nomi di Agricoltura, Pagliaia, Buon Colono.

a 2.° Tulle le Pagliaie dello Stato riatliveranno il loro tra- vaglio, designeranno i titoli che le distinguono, i siti ei giorni delle loro unioni; e rimetteranno alla gran Pagliaia di Napoli i quadri dei Buovi Coloni, che le compongono, ser- vendosi delle voci surrogate alle antiche.

« 3.° Le Pagliaie aperte forse durante la sospensionc, sono ammesse alla riunione comune dieteo la dimanda di regola- rizzazione, accompagnata dai quadri dei Buoni Coloni, che le compongono. .

a 4.° Le leggi fondamentali dell' Ordine ae siano

2 --- 310 ---

tultora la norma dei travagli; serbate le mutazioni di sopra

espresse. In breve, un prospetto di Slatuto costituzionale san-

zionato dalla Dieta, dopo che saranno precedute le osservas zioni di tutte le Pagliaie, servira per legge invariabile.

« Nel giorno seguente si formé una circolare a nome della rispetiabile Gran Pagliaia dei buoni coloni dello stato di Napoli ; ed in essa si espose quanto si era nella seduta del giorno precedente stabililo, e si dichiard, che i quadri dove- vano contencre il puro dell'Ordine, ¢ rimettersi depurali ; giacché non si dovevano riunire nuovamente all''Ordine tutti coloro, clie si vantarono di appartenervi, e che produssero Ia Soppressione ; ma quelli sollanto che si rilirarono colla virth.

« Questa circolare si pubblicd colle stampe ; e firmata da Colletta Gran-Presidente, Mantoné gran-primo Assislente ; Siniscalchi Gran-secondo-Assistente, Muscari Grande Oratore,

e Bevilacqua Gran-Segretario, si dircsse alle allre Pagliaie

del regno. « Per la pubblicazione di questa circolare, ed affinché si

fosse diramata per tulle le provincie, se ne incaricé la poli- zia ; ma siccome in quel tempo le insorgenze erano cresciu- te c la posta non aveva il libero corso, cosi non poté perve- nire a tutti g/'Intendenti delle provincie.

« Nel mentre in Napoli si cercava riorganizzare questa no- vella associazione, nella provincia di Basilicata D. Matteo Ca- talano, D. Giovanni Vincenzo Cupola, D. Giambattista Puti- gnani e D. Prospero Simeone, che aveano inteso l'avvicina- mento delle viltoriose armi Austriache, si posero alla testa di pit centinaia di Riformati, ossiano Veri Amici, o Calde- rari, armati di tutto punto, e cominciarono a suscilare la ri- volta in Tricarico. .

« Quindi nel giorno 7 maggio 1815, uniti a quindici gen- darmi Reali disertori, ed ai Calderari di Albano, di Monte- peloso, di Tolve e di altri luoghi, fecero punto di riunione in S. Maria di Fondi presso Tricarico, coll' idea d' invadere Potenza, massacrare le principali Autorila, che dal governo Begnio erano costituite, e saccheggiare anche la Cassa pub-

ica.

« Né questi, né altri simili tentativi, che in detto mese si fecero da questi capi settarii, ebbero effetto alcuno, si per la Tipugnanza di alcuno dei loro socii, e si ancora per la valida resistenza, che le autorila costituile loro opposero per mezzo della Guardia di sicurezza. Cid non ostante dopo che S. M. --- 31 ---

riacquistd l'intero regno, e coi suoi proclami ordind che nes--: suno fosse molestato e che tulli gl' impiegati fossero mante- nati nelle loro cariche ed onori, le autorita suddette, e coi loro rapporli e con una processura,che fecero compilare dal- Giudice di pace di Tricarico e che esiste nella Corte Crimi- nale di Potenza, cercarono d'incriminare e di perseguitare le persone che si erano messe alla testa della sopradetta gente armata ; e gli riusc) ancora di ottenere gli ordini di arresto contro Cupola e Catalano ; che evitarono, con essersi nel di 43 agosto 1815 presentati nella prefettura di polizia;e da questa nel di 24 settembre 1815 fu di ordine sovrano rila- --- in fayor dei medesimi il corrispondente salyo-con- OUD Wn, ww oe ww tl

VEO @fosv APPENDICE II.

~---TD

A complemento del Capitolo X, carle 42 di questo libro, fentiamo d' indagare quanto, all'incirca, ebbero speso in da- nari per il fatto della Insurrezione Lucana i cittadini, i Co- muni della provincia, e lo Stato, dal £5 agosto in avanti.

INTROITI.

A.--- Nella cassa del Comitato centrale di Corleto, costitui- _ tosi il 21 di giugno 1860, furono versali fino a tutto settem- bre dell'anno stesso ducali 7745 : cioé : (a) 4. Dal comitato di Terra di Bari, ducati. . . 3,000 2. Dal comitato di Montalbano . . .- . . « 800 3. Dal comitato diPisticci. . . . » « «© » 400 4. Dal comitalo di Ferrandina . . . « . ~. 400 5. Dallo stesso comitalo, una seconda volta . . 1,258 6. Per colletta nel municipio di Corleto . . . 294 To. 2 w «© e ws) «6h Guardia'... 951 8 - . . . . . « diBernalda . . . 200 9. . . . . . . GiS. Arcangelo . . . 418 40... «. « « © « diAliano . . . 452 44. Per collette nei municipii di Accetlura, San- Mauro, e Laurenzana . . - 1 ee oe ew ew 88 42. Per offerta di sei cilludini . . . . . . 450 B. Dal Comitato dell' Ordine ed Unild nazionale di Napoli, sussidio in ducati tre mila; ma, per le ragioni

(a) Si tralasciano le frazioni ; e cosi in prosieguo. --- Ji Cento reso sommario del Comitato CorJetino fu da' tre cassieri, Pietro la Cava fu Matteo, Giovanni de Filippis e --- 9 de Franchi, pubblicato sul Corriere Lucano, giornale di Potenza del 23 ottobre 1864: ma in guella stampa occorsero gravi inerattezve nelle cifre parziali, che qui sono corrette sopra documenti originali del Comitato stesso. --- 13 ---

cennate a carte 435 di questo libro, non vuolsi mette- re in calcolo cheducali. . . 2. «© « 2 « © « 4,500 €. Presso il cassiere del Comitalo polentino ( che dal 16 al 23 agosto fu il signor Giuseppe Viggiani ) raccolti (a) duc. 3466 cioé-: 4, Per offerte di 34 cittadini residenti a Potenza 2,973 2. Per offerte delle monache di S, Luca di Po- i | 3. Per offerte del comune di Balvano . . . . 424 4. Per offerte del comune di Cancellara . . . 449 D. Presso il Cassiere speciale della Insurreztone Lucana, (che dal 23 agosto in poi fu il signor Gactano Lancellotti) depositati ducati 37,207, (b) cioé: 4. A lilolo di Prestito nazionale : Da 28 cilladini della provincia ducati . . . . 6,874 Da' cassieri di quindici municipii . . . . . 10,694 Da cinque cassieri di Beneficenza. . . . . 842

Dal cassiere provinciale . . . . . «© « . 4,428 Da resto di cassa della colletta pel tremuoto del A857 ducali. . . 2 eo © « «© 2,790

  1. A titolo di Offerte volontarte : Da 4! cittadini della provincia . . . . . . 5,500 Dal Capitolo di S. Gerardo di Potenza . . . . 240 Da collette nella citta di Matera. . -. . . . 2,000, Da collette in quaranta e pid municipii della provin- cia, promosse dagl'installatori delle giunle insurrezio-

MOM, css ww ww eww tw SS 3. Per vendita di orerie e gioie, graziosa offerta delle donne di Accettura . . . - « 285

  1. Per vendila di approvigionamenti mililari, ab-

bandonati dalle regie truppe in Auletta, e presi dagli _ insorti. (vedi a carle 130) . 2. 2. 2 2. ee (862

d. Per resto di Conto-reso da selte cittadini, quali: incaricati di speciali e temporanei servigii . . . . 207 TOTALE GENERALE degl Introiti A,B, C, D, ducati 49,648

(a) Dal Conto reso del signor Viggiani che fu pubblicato per Je stam- pe a Potenza nel settembre 1861. ,

(b) Dal Conto reso sommario degl'introtti e degli esili fatti dal gover- no provvisorio lucano nellagosto e settembre del 1860. Potenza, set- tembre 1861, presso ¥. Santanello. »

--- 3144 --- §

ESITI

A. Dal Comitato centrale di: Corleto nella cassa militare

'della Insurrezione, addi 47 agosto, in polizze e nume-

rario, ducali 2 6 1 ew ww ew ww hw Cw 4,000 Dallo stesso Comitalo Centrale al Casstere Speciale,

addi 28 settembre. . . . . 2 «© «© «© « « 4,200 Per corrieri, ed emissarii, armi ec munizioni, per pre-

stanze a disertori, a volontarii venuti da Napoli e Cala-

bria, a soldali sbaudati,alle legioni insurrezionali transi-

tanti pel comune, per sussidii a famiglie di volontarii,

e per altre diverse spese, inuno . . . . » © 4,945 BB. Dal signor Giuseppe Viggiani nella cassa militare

del quartier-mastro siguor Giustiniano La-cava ; e per

altre spese allenenti atl'uffizio di guerra, in uno. . 3,344 Per resto del suo Contlo-reso, presso il Cassiere Spe-

'ciale della Insurrezione. . 2. 2. 2 «© © « ¢ « 452

©. Dal Cassiere Speciale della Insurrezione 'giusta il Conto-reso sommario messo a stampa) pei mulliplici esili di prest, forniture, ambulanza, spedale, trasporti, armamenti delle Colonne Insurrezionali, del Battaglio- ne Lucano e delle guardie mobilizzate, per costruzione di barricate e compenso ai danni ; per sussidio al Ge- neral Garibaldi; per vetture e corrieri ; per arrolamenti ---- di volontarii allo esercito meridionale; per stampe,soldi e gratificazioni ad impiegati nominati dal governo prodit- latoriale ; per soccorsi, sussidii, spese di contabilila e spese diverse, come dagli speciali ordinativi dei Prodit- latori, dei Segretarii, e della Giunta Centrale di Am- ministrazione, in uno, ducati. . . . . . . 37,898 Totale generale degli Esitt A, B, C, --- 48,509 E, ricapitolando, avremo di Introili ducati 49,618 Di Esili, ducati. ww ewe ee 48,509

Restano ducati (a) --- 1,109

(2) Di codesti ducati 1,109 restavano ducati 298 (come dal conto reso di sopra) appo gl'incaricati del Comitato Corletino ; i rappre- sentanti del quale avevano in disegno di spenderli in qualche mo-

"

--- 315 --- §.

Ma a codeste spese @ d' uopo di aggiungerne alire anco- ra. --- I comandanti delle legioni insurrezionali, nei multipli- ci ed incessanti dislocamenti loro, prendevano dalle casse pubbliche nei municipii il danaro che slimavano bisognasse alla fornitura ed ai soldi quotidiani de' loro militi. Avrebbero essi dovuto farne il processo verbale secondo lc forme ordi- nale dal decreto 28 Agosto della Giunta Centrale di ammt- nistrazione (vedi a carta 148) : ma non fu fatto. Non perd di meno da Conto-reso sommario di essi comandanti appariscono riscosse ed esitate queste altre somme che qui riferiamo :

D. Riscossi dalla Legione-Pomarici, e da altri, dal gior- no 48 agosto al 28 settembre :

Dalla cassa comunale di Bricnza, compresa la somma la- sciata dall' inglese Major per la strada rotabile (di cui vedi a pag. 82). 2-2-2 -5 © © we ew ew . 4,400

Dal monte-pegni di Marsicovetlere. . . . ~ « 4,180

Dalla cassa comunale dello stesso. . « « - - 600

Dal monte frumentario di S. Angelolefratte . . . 240

Dal cassiere comunale ed esattore di Balvano,in uno, 110 -

Dalla beneficenza di Vielri .-. . « « «=~ + 89 Dai cassieri comunali di Vignola, Salvia, Trivigno, Cancellara, Pisticci e Garaguso, inuno, . . . - 4132 Dal cassiere comunale di Muro. «Oe Ce CeCe 8,198 Dall'esattore fondiario di Pescopagano. . . . - 204 Dallo stesso diRuvo. . . . + 6 + «© « « 220 Dallo stesso di Alella, . . . « «© « «© © « 40

Dagli stessi di Trecchina ed Episcopia, inuno . . 39

Dall'esattore fondiario di Pomarico, pagali alla Giun- ta insurrezionale del Comune (a2) . - - - + « + 270

numento che attestasse il fatto della Insurrezione Lucana. --- La ri- manente somma fu versata (se ben mi ricorda) dal Cassiere-speciale della Iasurrezione al fondo della colletta in pro dei danneggiati dal brigantaggio pruvinciate, nel maggio del 1862; Ja quale fu promossa dall'onorevole De Rolland prefetto di Basilicata, e che fruttd fino aT giugno di quell'anno intorno ad un quarantottomila Lire.

(a) Questa somma fo poscia compeneata all' esattore dalle offerte vo- lontarie de' cittadioi di Pomarico, bench® promosse, quando era gia sbollito l'entusiasmo, dal sacerdote Michele Rossi. --- 316 ---

E. Riscossi dalla Legione-Mennuni, dal 24 agosto al 4.° setiembre: In Tito ducati 70 ; --- in Trivigno 80; in Sanmau-

ro 350 ; --- in Salandra 90 ; --- in Ferrandina 200; --- . 4,280

in Pisticci 300 --- in Miglionico 160; in uno. . F. Riscossi dalla Legione-Persiani :

Da pubbliche casse di S. Chirico, Episcopia, Calve-

ra, Lauria e Lagonegro,inuno . ..... =.

Dal comitato diSenise 2. 2. 1. 2. 2. 2 ew ew

G. Altri riscossi dalla Legione-Pomarici :

Dagli agenti della mensa vescovile diMarsico, in uno.

Da casse pubbliche di Salvia, Sasso ed Abriola, in uno. . . : .

Mi. Versate direttamente nella cassa militare del Quartier-masiro signor Giustiniano La Cava, a Potenza.

Offerte di Bollita . . . . 2. 6.

Dal Comitato di Senise . . . ,

Da quello di Francavilla. .. .

Da quello di Roccanova, . . . . 0

. Offerte di sei cilladini . . . . .

I, Altre legioni, nei dislocamenti di cui é fatto cenno testé, ebbero forse a prendere od a raccogliere danaro nei municipii,pe'q uali passavano: ma, se preso, quello io non credo che fosse stato chiesto allo Stato per rivalu- ta; se altrimenti raccolio, non esistono, che io mi sap- pia, né processi verbali, né conto-reso, ancorché som- mario, dei capi legione che li riscossero. --- Inolire pa- recchi municipii, nonché versare le somme conletlate dai proprii comitali nelle casse della Insurrezione, le -commisero in mano al capo del drappello dei militi del municipio stesso, perché ne avesse spesalo i suoi uo- mini. --- Delle quali partite non é dunque possibile di conoscere la quantita; ma, per un computo in digros-

-462

214 430 259

100 700 97 200 54

so, faremo ascendere a ducati ee 6 ee he he 40,000

Laonde, ricapitolando, avremo:

Agli Esiti--- A, B,C, ducati. . . . 48,509

Agli Esiti -D, ©,F,G,M™. . . . 9,547 "AgliEsiti---H . . 1 2 we « « 410,000

Totale generale ducati . . . . ~ 68,026 --- 317 --- §.

Ora su questo totale degli Esiti un'avvertenza;

Non tutti gli esili fatti, secondo é detto di sopra, dalla Cas- 8a-insurrezionale si vogliono mettere a carico singolare della Insurrezione Lucana. Gli esili che qui sotto riferiamo (e che 'gia vennero compresi nel totale della lettera €) vuole giusti- zia, che siano messi piutlosto a carico dello Stato, e, per una parte, della provincia.

  1. Mandati al general Garibaldi, quando era al Fortino nel Vallo di Diano (vedi a carta 200) ducati 6,000
  2. Per diaria a soldali sbandati dopo Je capitola-

zioni di Calabria, giusta gli ordini del Ditlatore per te-

legrafo, il 4 settembre, da Casalnuovo(vedi acartai99). 362 3. Spese e diaria a'soldali regii, che nell' ottobre

4860 tornavano ai corpi, in seguilo ad una prima chia-

mata ordinata dal minisiro della guerra Cosenz al ca-

dere di setlembre; e poi con ministeriale degl' Interni

del 10 diotlobre. . . .0. ee ee . 256

  1. Spese e diaria per arrofamenti di volontarii

nella provincia al baflaglione detto della Venezia, ed

a quello detto dei Cacciatori delle Alpi, nei mesi di

setlembre ed ottobre 1860, promossi dagli uffiziali ga-

ribaldini Golini, Maglioliverio ed altri (con deposito a

Potenza); ed anche dal governo, con deposilo a Napoli. 4,341 5. Ai milili Lucani, che nel settembre od ottobre

tornarono da Napoli e dai campi di Capua ( vedi carta

221); prest da Potenza alfa patria di ciascuno. . . 662 6. Soldi e spese pel telegrafo di Potenza, e per

un nuovo impianto temporaneo a Vietri e ad Auletla -

dal 48 agosto a tutto settembre . . . 102 1. Pel baltaglione Lucano, instituita a itutela del-

lordine interno della provincia (vedi a carta 222), ve-

stilo e pagato fino al 30 novembre 1860 dalla cassa

insurrezionale . . . . . o + ee ss 8,098 8. Spese e diaria alla guerdia nazionale mobile

  • della provincia, chismata a reprimere i moti reaziona-

rii suscitati in aprile 4861... : - . « 849 9. Per trasporto dei primi fucili alla G. N. della

provincia nell'ottobre 1860 . . 2. 2. . we 282

Totale 47,922 --- 318 ---

Se dunque dal Esito generale in ducati. 68,026 Si sotlraggano gli ora messi in conto ducati. 417,922

resterebbero gli Esili totali per conto della Insurrezione Lucana in ducati. . . . . 50,404

§.

Il Segretario Generale per le finanze della Luogotenenza di Napoli con sue leltere del 43 novembre 41860 ordind si resliluissero dai danari dello Stato le somme versate alla

' Insurrezione lucana a titolo di prestito nazionale, e qui ri-

ferite alla lettera DB deg!' Introiti in ducati 22, 930.

Posieriormente, fino al febbraio 4861, fu chiesta da colo- to che le ebbero anticipate la rivalota delle somme sopra ri- portate alla lettera D degli Esiti : ed ho ragioni di credere, che Jo Stato anche codeste somme abbia resliluite in du- cali 5451; non tenendo calcolo de' ducati 270, di cui vedi alla nola (b) pag. 313,

Laonde le due somme, in complesso, reslituile ammonte-

rebbero a ducati 28,384. Ora se da coteste somme ci piacesse detrarre quelle che

Ja Cassa-Insurrezionale sostenne in servigii non suodi proprii, . ma afficienli allo Stato, e che (come dietro é detto, e senza la partita n.° 9 della Lettera D Esiti) ascenderebbero a du- cali 17,640, resterebbero esse ridotle a ducati 10,744.

Dai quali compuli apparisce, come la Insurrezione Lucana non gravasse allo Stato che per meno di undicimila ducali, ossivvero propriamente per Lire 45,648.

§. In seguito al decreto 29 Agosto del Governo-Prodittatoria-

Je (vedi a carte 445) furono depositati nella tesoreria circon-

dariale di Lagonegro: 4. dagli avanzi delle casse comunali di Rivello, Santarcangelo, S. Costantino, Castelluccio, Casalnuo-

_ voe Favale, in uno, ducali. . 2 . . 1. . 1,494 -

io

  1. dagli avanzi delle casse di beneficenza e mon-

te frumentario di Rotondella, e di Favale, Viggianel- lo, S. Costantino, Cersosimo, Carbone, e Noiain uno =567

ee

In totale 2,058. - = 319 ---

Di queste somme non fece nessun uso il Governo Prodit- fatoriale. Bensi di esse furono spesi ducati 1767 dal Sotto- governalore del Circondario di Lagonegro per diarie e spese alle guardie cittadine mobililate per antivenire e per sedare le reazioni polilico-selvaggie dell'otlobre 1860 nel Lagone- grese.

Le quali spese essendo a slretto debilo dello Stato, ei si

vuol credere che le abbia di gia restituite.

ABLO©OLsv APPENDICE Hl.

EDITTI, ORDINANZE, E DECRETAZIONI DEL GOVERNO PRODITTATORIALE LUCANO.

Vittorio Emmanucle Re d'lalia --- I! Generale Garibaldi Dit- tatore delle Due Sicilie:

  1. Un Governo Pro-Dittatoriale si é stabililo per dirige- re la grande insurrezione Lucana.
  2. I suoi componenti sono i cilladini---Nicola Mignogna, Giacinto Albini.---Segretarii: Gaetano Cascini, Rocco Brienza, Giamibattista Matera, Nicola Maria Magaldi, Pietro La Cava.
  3. I suddetti componenti sono in seduta permanente nell'antica sala d'Intendenza.

Potenza, il di 19 agosto 1860. Pel Dittatore Garibaldi, i Pro-Dittatori ---N. Mignogna, G. Albini. --- I Segretarii, Gaetano Cascini, Rocco Brienza, Nicola Maria Magaldi, Giambatlista Matera, Pietro La Cava.

Il.

Vittorio Emmanuele Re d' Italia --- Il Generale Garibaldi Dittatore delle Due Sicilie. ;

1] Governo Pro-Ditlatoriale in vista delle mene reazionarie dei nemici della Patria, i di cui tristi effetti si sono verificati in diversi paesi della Provincia.--- In vista dell'ultimo atten- tato della Gendarmeria contro la Guardia Nazionale, c contro inermi ciltadini di questo Capoluogo:

DICHIARA

  1. Di essere legitlimo lo stato d° insurrezione, in cui la Provincia si é messa; --- 324 --- ED ORDINA
  2. Che sia aMfdato il comando dell' esercito patriottico al benemerilo Colonnetlo Camitio Beldoni..
  3. Che sia immediatamente istallata una Giunta insur- rezionale in tutti i Municipii della Provincia, composta di tre individui, noti per fede patriotlica ed energia; i quali saran- no scelti da commissarii a cid delegati, e muniti delle ne- cessarie facolta.
  4. La Giunta Municipale cos) stabilita ha tutti i poteri necessarii: 4.° per far eseguire tulte le disposizioni, che e- maneranno dal Governo Pro-Dittatoriale; 2.° per mantenere Vordine interno; 3.° per rispondere a' bisogni della insurre- zione con mobilizzare immantinenti un terzo della Guardia Nazionale, con aprire liste di volontarii, formare una Cassa de! pubblico danaro ed altre offerte spontanee; e con prov- vedere che il Municipio tenga a disposizione della Patria uomini, armi e munizioni.

Potenza, il di 19 agosto 1860. Pel Dittatore Garibaldi, i pro-ditlatori N. Mignogna, G. Al- bini.--- I Segretarii Gaetano Cascini, Rocco Brienza, Nicola Maria Magaldi, Giambattista Matera, Pietro La Cava.

i.

Vittorio Emmanucle Re d'Italia ec. ec. --- Il governo Pro- ditlatoriale della Basilicata, Ordina --- che a contare da oggi sia sospesa in questa citla la riscossione dei dazii civici sullo sfarinato, sulle carni da macello, sulle paste lavorate, sul vino, sul pesce, sulla neve, e sopra ogni altro generc di consumo ordinario della popolazione.--- Potenza, il di 20 a- gosto 4860. ---I prodittatori N. Mignogna, G. Albini. --- I se- grelarii, cc. ec. ,

iy.

Vittorio Emmanuele ecc. --- I! Governo Prodittatoriale Lu- cano. --- Essendo necessario nella condizione eccezionale in cui si trova costituita la Provincia di Basilicata di provvede- re urgentemente, e per quanto la bisogna richiede, perché Ja iniziata insurrezione proceda energicamente senza incon- trare ostacoli che ne potessero rilardare il movimento, ed on- de rassicurare la tutela dell'ordine pubblico, e delle famiglie: --- 322 --- SI ORDINA

  1. Le autorili restino nei loro posti, e prestino utili uffizii per l'ordine pubblico ¢ per lo esalto andamento del- Yamministrazione giudiziaria e civile;
  2. Gli atti di Governo relativi all' ------ ci- vile c giudiziaria, avranno la intestazione di Viltorio Em- mennale Re d' Italia, Giuseppe Garibaldi Dittatore delle Due

icilie.

  1. E stabilito un Comitalo di sicurezza pubblica, ed una Commissione d'ingegneri per barricare la Cilta. --- J compo- nenti del primo sono: 1. Angelo Spera, 2. Domenico Mon- lesano, 3. Michcle Luciani, 4. Gerardo Maffei, 5. Leopoldo Viggiani, 6. Domenico Viggiani, 7. Leonardo Cortese, 8. Ge- rardo Lavanga, 9. Giuseppe Abbruzzese. --- Della seconda sono gl Ingegneri --- 1. Alfonso Giambrocono, 2. Francesco Pagliuca, 3. Orazio Petruccelli, 4. Giuseppe Pippa, 5. Anto- nio Ferrara, 6. Gerardo Grippo.

4, Tulli i patriotti atti alle armi faranno parte della Guardia Nazionale, a meno che non fossero intaccali di reali infamanti. La Guardia sara divisa in tre categorie. La prima comprendera i giovani da 18 a 30 anni, e questi formeranno la categoria della Guardia attiva fuori del Comune. La secon- da categoria comprendera i patriotti da'30 2°40 anni, e que- sti faranno parte della Guardia alliva per lo servizio interno' del Comune. La terza categoria comprendera i patriotti da 40 a 60 anni, ¢ questi formeranno parte della Guardia Nazio- nale sedentaria di ogni Comune.

  1. Si nominano per Maggiore delle Guardia Nazionale Emilio Petruccelli; ¢ per Capitani della medesima in questo Capoluogo: 4. Giuseppe Grippo, 2. Giovanni Corrado, 3. Fe- derico Addone.
  2. Sara incarico de' sopraddetti uffiziali formare il se- guito di detta Guardia.
  3. E stabilita una depulazione per le vettovaglie, e vet- ture. --- I componenti sono: 4. Angelo Maria Addone. 2. Francesco Scafarelli, 3. Pasquale Ciccatti, 4. Angelo Castel- Jucci, 5. Giuseppe Viggiani, 6. Ascanio Branca, 7. Giovanni Giura, 8, Matteo Pantaleo.
  4. E stabilita una Deputazione per gli alloggi. --- Suoi componenti sono: 4. Bonaventura KRicotti, 2. Giulio Maffei,
  5. Nicola Oppido, 4. Raffaele di Pierro, 5. Gaetano de Marco. ----333

  6. E stabilita una Commissione per gl' infermi, feriti, ¢ carcere. --- Ne sono componenti : 1. Nicola Alianelli, 2. Ge- rardo Arciprete Lapenna, 3. Giuseppe Cantore Jannelli, 4. Giuseppe Teologo Tancredi, 5. Luigi Canoniéo Grippo, 5. Domenico Canonico Pergola, 6. Annibale Canonico Pacilio.
  7. Michele Canonico Carbonara, 8. Nicola Canonico Pace.

Potenza, il di 19 agosto 1870. I Prodittatori N. Mignogna, G. Albini.

V.

PRocLaAMA

Oggetto precipuo anzi unico dell'attuale rivoltura governa- tiva é di abolire e distruggere gli abusi di ogni genere che il passato Borbonico Governo autorizzava e fuvoriva, e met- tere il novello regime nella via del diritto e delfa giustizia. Percid questo regime. medesimo cosi mirabilmente iniziato garantisce e protegge con tutti mezzi messi in suo potere fa vita e la sicurezza de' cilladini, i diritti dell' onore e della proprieta. Tutt'i i reddenti per conseguente, e conduttori de' fondi altrui, sappiano che dovere movente non gia da leggi umane, ma da principii sacrosanti della morale é della religione @ quello che loro incombe di soduisfare gli estagli e le rendite da loro dovute. Eos] danno prova ed argomento che non é punto attutito nel cuor loro il sentimento della legge eterna del retlo e del giusto.

Potenza, il di 23 agosto 1860. ' I Proditlatori ec. I Segretarii ec. ec. Ww IstTRUZIONI

I Signori Comandanti nel giro colle loro colonne hanno incarico e missione: ' 4. Di promuovere 1' insurrezione ed animarla da per ulto. 2. Distruggere tutte le tracce ed elementi sensibili della passala occupazione Borbonica. ~ 3. Procedere all' arresto de' reazionarii che spargono V allarme ed il malcontento per la nuova forma di Governo, --- 324 ---

e de' demagoghi ed anarchici perturbatori dell' ordine pub- blico.

  1. Rassicurare la tranquillitd in que' Comuni dove si sono pronunziate disscnzioni municipali ¢ tendenze comuni- stiche. .
  2. Raccogliere mezzi pel mantenimento della rivoluzio--

ne, armi, munizioni, abiti, danaro; senza perd divenire a re- quisizioni forzose.

  1. Fare rapporto giornalicro e periodico al Quartier Ge- nerale sulle qualita del personale in carica, sulle notizie che corrono, sulle aspirazioni e tendenze delle masse, biso- gni, desiderii, pubblico spirito.
  2. Badare sotto pit stretta risponsabilitd sulla discipli- na dei milili nazionali, ed arrestare que' che volessero dis- ordine apportare ne'Comuni in cui giungono.
  3. Fissare preventivamente per ogni marcia il luogo della ritirata.

Dal Quartier Generale di Potenza il 24 agosto 1860.

D' ordine de! Colonnello, it Capo -dello Stato Maggiore

C armine Senise. _" ' Vil.

Vittorio Emmanuele ec., I! {Governo Prodittatoriale Lu-

cano.

Visto il nostro Atto de' 49 Agosto 1860 ;

Nella considerazione, che il personale delle Autorité ed Impiegati tutti messi alla direzione e dipendenza dell' ammi- strazione civile di questo capoluogo, é stato regolarizzato per la volontaria accetlazione di coloro che han riconosciulo il nostro nuovo esordito reggimento civile ;

Nella considerazione, che simile disposizione é necessaria per le altre Autorila ed Impiegati tullti di questo capoluogo e dei diversi distretti, circondarti e comuni della Provincia ;

ORDINA

  1. A tulle le Autorita ed ag! Impiegati de' diversi ufizii, officine, e dipendenze diverse di questo capoluogo, distretti, circondarii, e comuni della Provincia che fra tre giorni dalla pubblicazione del presente atlo dichiarino innanzi a' Sindaci de' rispettivi municipii, se intendono acceltare il noyello or- dine delle cose, redigendosene analogo verbale. fs
  2. Che scorso il termine prescritto, e non adempiendo le Autorita tatte ed Impiegali di ogni specie a quanto si é di sopra prescritto, restano dichiarati dimissionarii di fatto, sen- za aver mai dirilto a pretendere cariche di qualunque genere nell'avvenire.--- Potenza, il di 24 agosto 1860. I Pro-Dittatori, N. Mignogna G. Albini--- I Segretarii, Cascini, Brienza, Ma- tera, Magaldi, Lacava.

Vill.

Vittorio Emmanuele ec. Il governo Pro-Dittatoriale Lucano;

Considerando che ogni lieve turbolenza pud spingere le popolazioni a gravi frangenti, ed arrestare il rigeneramento, al quale con tante cure e sacrificii il Governo provvisorio intende ;

Considerando che sotto I'aspetto di volere assicurare van- tati diritti si nasconde bene spesso Jo spirito pid maligno di insensala reazione, che bisogna con severissime pene preve- nire ;

DETERMINA QUANTO SEGUE

Art. 4, Chiunque sotto qualsiasi pretesto, senza autorizza- zione 0 mandalo del Governo Provvisorio, organizzi bande, sieno 0 no armate, 0 faccia parte delle medesime, o dia istru- zione per organizzarsi, turbando in modo qualunque J'ordine pubblico, sara punito di morte.

Art. 2. La Guardia Nazionale & principalmente incaricata di arrestare, e condurre nelle carceri centrali, a disposizione del Governo Provvisorio, gli autori di simili reati ed i loro complici.---Dato a Potenza 24 agosto 4860.--- I Pro-Dittatori, N. Mignogna --- G. Albini. --- 1 Scgretarii, Cascini, Brienza Matera, Magaldi, Lacava.

1X,

Vittorio Emmanuele Re D' Italia, i! Generale Garibaldi Dit- tatore delle Due Sicilie.---II Governo Pro-Dittatoriale Lucano. Art. 4. L'? amministrazione Generale della Provincia é af- fidata ad una Giunta che prendera il nome di Giunta centra- le di Amministrazione. _ Art. 2. La Giunta suddetta sara composta di sette Diretto- rie di un Presidente. , a --- 3% ---

Art. 3. 1 Sefte Direttori saranno Capi di altrettanti 'Offic, ¢ tiascund avra un Aggiunto di sue Scella ed um -corrispon- dente numero a" impiegati.

Art. 4. Sarenno incumbenze

del primo Officio Guerra, Forza pubblica, Guardie Nazionali, Arthi, Muniziont, Alloggi, Barricate, Telegrafi, Spedali Militari, Ambulanze.

del secondo Officio'

Finanze, Esazione di'ogni natura, Offerte, Prestifo uazionale, Daal diretti ed indiretti, Poste e :procacci.

del terzo Officto

Sicvrerza :pubblica , Giornale uffiziale , Lavori pubblici pro- vinciali.e manicipali, Amministrasione delle prigioni , Sta-

del quarto Officio

Amministrazione provinciale e municipale , Affari demaniali.

del quinto Officio

Isttuzione pubblica, Agricoltura, Industria, Commercio, Ser- vizio Forestale, Salute pubblica.

del sesto Officio Grazia e Giuslizia, Pubblicazione degli atti del Governo. del settimo Officio

Affari Ecclesiastici, Amministrazione di Beneficenza.

Art. 5. Ciascun Direttore provvedera indipendentemente al buon andamento degli affari del proprio Officio. --- Per quelli di maggior rilievo, e preciso per cid che concerne la parte governativa ed il progetto degli atti del Governo , Ic deliberazioni saranno prese da tulti i Direttori in periodiche tornate, da fissarsi dal Presidente, il cui volo é prepanderante in caso di parila.

Art. 6. Coni Direttori corrisponderanno, secondo la diver- sa natura degli affari , tutl'i Comitati, le Commissioni e le Giunte Municipali. --- 337 ---

  1. Ciaseun Direttore ¢ responsabile degli atti del suo Officio.

Art.'8. Gli-atti del Governo saranno firmati da' Pro-Ditta- Aori e dal Direttore dell' OMicio corrélativo , e comtrosegnali dal Presidente della Giunta Centrale.

Art. 9. E nominato Presidente della Giunta Centrale il si- 'gnor Francescantonio Casale.

Art.-40. Sono nominati Direttori del 1. Officio if signor Francesco Lovile , del 2. Officio il signer Ercole Ginistrelli ,

del 3. Officio il signor 'Saverio de Bonis, del 4. Officio il -

gner Giacomo Racioppi, del 5. Officio il signor Niccola Atia- nelli, del 6. Officio il signor Angelo Spera, del 7. Officio il Rey. Arciprete Gerardo Lapenna. Potenza, il di 25-agosto 1860, Pel Dittatore Garibaldi---I Pro-Dittatori N. -Mignogna ,'G.A1- bini. --- I Segretarit Gaetano Cascini, Rocco Brienza, Nicola Maria Magaldi, Giembattista Matera, Pietro La Cava.

X.

Vittorio Emmanuele Re D' Italia, il Generale Garibaldi Dit- tatore.delle Due Sicilie.---H Governo Pro-Dittatoriale Lucano; Sulla proposizione dei Direttori del IV e del VI uffizio;

Udito il Consiglio dei Direttari ;

Considerando che il rispetto al drilto di proprieta é@ il pri- mo elemento dell' ordine sociale ;

Che i moti violenti o a mano armata delle plebi per eser- cizio di pretesi dritti abbattono la pubblica fiducia , gittano Ja societi nell' anarchia, e nascondono mene reazionarie di politico colore;

DECRETA

  1. I capi, complici, e fautori di moti violenti e a mano ar- 'mata per |' esercizio di pretesi dritti sulla proprieta, saranno puniti, i capi-colla pena di morte, e i complici e fautori di um grado di meno; senza pregiudizio delle pene, a cui potessero incorrere per altri reati preveduti dalle leggi penali attual- mente vigenti.
  2. Le autorita.del Comune avendo sentore de' moti popo- Jari che si preparassero, o che siano gid manifesti, hanno il dritto di richiedere dalle autorita de' pid prossimi paesi un --- 323 ---

habe soccorso di forza armata per mantenere o ristabilire ' ordine turbato.

  1. Le autorila uffizialmente richieste che si ricusino, ovve- ro indugino di recarsi immantinenti sul luogo delle turbolen- ze con quantita di forza competente , saranno punite quali complici dei reali stessi.
  2. Pei fatti di simil natura gia consumati in aleuni Comu-. ni della Provincia saranno presi dei provvedimenti eccezio- nali richiesti dalla gravila delle circostanze.
  3. Nessuna conseguenza legale potra emergere da' fatti gia consumati , e che polessero consumarsi per le vie turbo- Tente de' moti popolari.
  4. L'autorita centrale fara procedere allo scioglimento del- Je quistioni demaniali ne' modi di legge, e nel pid breve tempo possibile.

Potenza, il di 27 agosto 4860.

I Pro-Dittatori, N. Mignogna, G. Albini.---II Direttore del 4. Uffizio, Giacomo Racioppi.---Il Direttore del 6. Uffizio, Angelo Spera. :

XI.

Vittorio Emmanuele Re D'Italia, il Generale Garibaldi Dit- 'dalore delle Due Sicilie.

Affinché tutti gli atti inaugurati per parte di nomi si sacri, come quelli di Vittorio Emmanuele e Garibaldi, e nello scopo tanto nobile di unificare l'[talia, siano informati sempre dallo Spirito di equila e di onoratezza;

Considerando che i capi delle forze militari non debbano usare una violenza a scapilo dell' interesse di alcuno, e che il pubblico erario debba rimanere sacro appannaggio dell'am- ministrazione d' ogni ramo;

A prevenire inconvenienti verificabili , come a rimediare . agli avvenuti;

Sulla proposizione dei Direttori della Guerra, delle Finan- ze e della Giustizia; 11 Governo Pro-Dittatoriale

ORDINA 4. Tulli i Comandanti le colonne mobili o stanziate ~che

"pei bisogni degli uomini sotto i loro ordini prendano danaro ;dalle casse pubbliche , sono obbligati innanzi al Sindaco del --- 329 ---

Comune redigerne verbale sottoscritto dal cassiere, solto pe- na di risponderne di proprio il Comandante rimpetto ai cas- sieri, ed ? cassieri rimpetto alle Amministrazioni da cui dipendonv. ' 2. 1 Comandanti sono obbligati a render conto al loro capo'

militare d' ogni somma che da qualunque provvenienza ri- cevano.

  1. I verbali redatti come dallo articolo 4. saranno compu-

lati pei cassieri come contanti nei versamenti cui saranno tenuli.

  1. Tutte le falsita che possono verificarsi in proposito 'van=

no punite col rigore delle leggi penali, e col maximum del- la pena.

Potenza, il di 28 agosto 1860, I Pro-Diltatori, N. Mignogna,G. Albini.--- Il Direttore della' Guerra, F. Lovito.--- Il Diretlore delle Finanze, E. Ginistrel- li. --- {1 Direttore della Giustizia, A. Spera.

XI.

Vittorio Emmanuele Re d'Italia, il Generale Garibaldi Dit- tatore delle Due Sicilie.---Il Governo Pro-Ditlatoriale Lucano, Udita la Giunta centrale di Amministrazione;

DECRETA

Articolo unico. --- Tutti glimpieghi conferiti finora o che garanno conferili dal Governo Pro-Dittatoriale Lucano sono

provvisorii e gratuili, quando una espressa clausola non di- chiari il contrario.

Potenza 29 agosto 1860. 1 Pro-Dittatori, N. Mignogna, G.Albini.---Il Presidente della Giunta centrale di Amministrazione, F. A. Casale.

XIII.

Vittorio Emmanuele Re d'Italia, Giuseppe Garibaldi Ditta- tore delle due Sicilie.--- Il Governo Pro-Dittatoriale Lucano; -

Sulla proposta de'Direttori del 4.° e del 2,° Uffizio.

Intesa la Giunta centrale di Amministrazione; --- 330 --- DLCRETA

Art. 4° Le somme che fino a quest'oggi si trovino esistenti come superi nelle casse comunali saranno versate nella Rice- viloria Generale. della Provincia..

Art. 2.° Il versamento: devra eseguirsi fra olla giarni dalla pubblicazione del presente, a cura del Sindaco e del Cassiere a Comune; ed.a spese dell' amministrazione muniei-

e.

Art. 3.° Il Ricevilor Generale ne rilascera ricevo-a tallene; il quale sara firmato da' Pro-Dittatori e da' Direttori del 4.° e del 2.° uffizio. Questo riceve varrd per titolo di credito al Comune.

Art. 4.° Le somme versate da'Comuni costituiranino un de- bito nazionale, che sara pagato dalla Finanza dello Stato,

Potenza, ii d) 29 agosto 4860.

I Pro-Dittatori, N. Mignogna, G. Albini.---II Presidente della Giunta centrale di Amministrazione, F. A. Casale.--- II Diret- tore del 4.° Uffizio, G. Racioppi. --- Il Direttore del 2.° UMl- zio, E. Ginistrelli. fy

Vittorio Emmanuele Re d'lalia, Giuseppe Garibaldi Ditta- tore delle due Siecilie. 1} Governo Pro-Dittatoriale Lucane;

Sulla proposiztone dei Direttori di Grazia e Giustizia, 6 della Pubblica Istruzione, Agricoltura, Industria, Commercio, del Servizio forestale e della Salute Pubblica ;

Udito il Consiglio dei Direttori ;

Considerando che é dovere del governo la tutela di. ogni - proprieta pubblica o privata da qualuaque attentato ;

DECKETA

Art. 1. Ogni sboscamento o dissodamento in fondi di pro- prieta pubblica o privata che sia, non esclusi i demaniali del Comune,commesso con altruppamento, sara punito col primo grado dei ferri per gli autori principali e pei complici. Per gl' istigatori, e pei capi degli allruppamenti la pena nom sara applicata nel minimo del grado. ;

Se nellattruppamente vi sono persone munite di armi pro- prie la pena sara aecresciuta di un grado per tutti. --- 34% ---

Salve. sempre le pene maggiori net concorso di altri reati,

Ast. 2. S'iatende ebe vi sia allruppamento, quando vi é Vu- nione di pid di dieci persone quantunque divise in drappelli diversi.

Art. 3. Se T altruppamento si seioglie sénza, commeltere dissodamento 0 disboscamento si applichera la pena dei soli reali commessi.

. Art. 4. Begtano salve le disposizioni vigenti per ogni aliro reato previsto dalle leggi sul ramo forestale. Potenza, il di 29 agosto 4860.

I Pro-Ditlatori, N. Mignogna, G. Albini. --- {I Presidente dela Giunta centrale di Amministrazione, F. A. Casale.--- I Direttore del 5.° Uffizio, N. Alianelli. --- Jl Direttore del 6,° Uffizio, A. Spera. -

Vittoria Emmanuele Re' d'Italia, il generale Garibaldi Dit- - talore delle Due Sicilie.---I! governo Pro-Dittatoriale Lucano; Visti gli atti emanati in data de' 49 e 25 agosto volgente mese; , _ Letto il rapporto del di 25 detto presentato dalla Commis- sione creata per questo speciale lavoro;

Volendo far godere ai giudicabili e condannali, per quan- to ja giustizia jl comporta,i benefizii del noyello Regime fe- licemente inauguralo;

_ Tniese il parere di questa Giunta centrale di Amminisira- zione;

Sulla proposisione del Diretiore di Grazia @ Giustizia;

DecnetTs

Art, 4. Resta abolita P agione penale per i rispettivi reat, di cui vanno gravali i seguenti iadividui:

  1. Pasquale Anastasia, assente, di Ripacandida.
  2. Nicola Serraino, Antonio Goffredo, Francesco Cristiano, Maria Lauria, Egidio Palagano, Biase Antonio Aliano, Ge- rardo Lettieri, Angela Salinardi, Michelangelo Laus, de- tanuti. . ;

Art, 2. Rimane condonata la pena, che {rovasi ioflita e passata in giudicalo, contra Michele Ferualo, Filippo Vitale, Antonio Vilelli, Francesco Rosucci, Michele di Giacomo, Ca- nio Gallotta, Pasquale Lacava, Antonio de Fabiis, Vite di --- 332 ---

Nella, Pasquale Castelli, Angiola Noschese, Maria Giuseppa Verga, Donato Vaccaro, Vincenzo Esposito e Michele Santo- ro, giudicati. . a

Art. 3. Le condanne gia profferite di morte sono commu- ene coll'ergastolo, e quelle dell'ergastolo con trenta anni di erri. ,

Art. 4. Tutte Je altre pene criminali vanno diminuile del 3.° del tempo che ciascuno dei condannali rimane ad e- spiare.

Art. 5. Le pene alla reclusione e relegazione cosi ridotte restano commutate in prigionia, da espiarsi nei rispettivi circondarii. --- Tale espiazione avra luogo in diverso Distret- to, come per legge, sui casi di allontanamento legale per gli omicidii.

Art. 6. Tuft'i condannati a relegazione, i quali per effetto dell'atto presente vanno alla prigionia, godranno il vantlaggio di avere calcolato il periodo di sei mesi per un anno, ai sen- si del Decreto de'& agostu 1825. .

Art. 7. L'azione penale per delitti e contravvenzioni ante- riori all'atto presente rimane abolita.

Art. 8. Rimane condonata la pena inflitta per delilti e con- travvenzioni precedenti a quest'atto istesso.

Art. 9. Chiunque de' giudicabili non volesse accettare il benefizio di quest' atlo governalivo, dovra farne la dichiara- zione, a pena di decadenza, fra un mese da questo di nella Cancelleria della Gran Corte o dei Giudicali circondariali, se- condo la competenza.

La stessa dichiarazione potranno fare nella Cancelleria della Gran Corte i condannati che han prodotto ricorso.

Potenza, il di 29 agosto 1860.

I Pro-Diltatori, N. Mignogna, G. Albini.---II Presidente della Giunta centrale di Amministrazione, F. A. Casale.---II Diret- tore della Giustizia, A. Spera.

XVI.

VitiorioEmmanuele Re d'Italia.---Il generaleGaribaldi Dit-

  • tatore delle Due Sicilie.

~ Il governo Pro-Ditlatoriale Lucano, sulla proposizione del Direttore di Grazia e Giustizia; Udito il Consiglio dei Direttori; --- 333 --- DECRETA

Articolo unico. --- Resta prorogalo di un mese a comin- ciare dal 18 andante agosto, e finire al 18 prossimo settem- bre il termine di ogni alto di Procedura civile, penale, ed amministrativa, il quale a pena di decadenza si doveva com- Ppiere in tale periodo, e per effetto degli avyvenimenti politici della Provincia non ha avuto luogo.

La presente disposizione si applica eziandio ai protesti, e @ tutti gli alti commerciali.

Potenza, li 29 agosto 1860.

1 Pro-Dittatori, N. Mignogna, G. Albini.---I! Presidente della Giunta centrale di Amministrazione, F. A. Casale.---II Diret- tore di grazia e giustizia, A. Spera.

XVII.

Vittorio Emmanuele Re d'Italia. ---t! generale Garibaldi Dit- tatore delle Due Sicilie.

Il governo Pro-Dittatoriale Lucano, visto l'articolo 2." ® del- Yordinanza Pro-Dittatoriale dei 49 andante;

Sulla proposizione del Diretlore di grazia e giustizia;.

Inteso il parere della Giunta centrale di Amministrazione;

DECRETA

Art. 4. Fino a che Je officine pubbliche di ogni natura non che i pubblici uffiziali che fanno uso di suggello non ne sa- ranno provvedute a norma degli attuali ordini governativi, gli alti che si compilano, come le copie, spedizioni, estratti, andranno senza apposizione di suggello alcuno.

Art. 2. Il Direttore di grazia e giustizia é incaricato della esecuzione del presente decreto.

Potenza, li 29 agosto 1860.

I Pro-Dittatori, N. Mignogna, G. Albini.---II Presidente della Giunta centrale di Ammioistrazione, F.A. Casale.--- Il Diret- lore di grazia ¢ giustizis, A. Spera.

XVII.

Vittorio Emmanuele Re d'Italia.---II genorale Garibaldi Dil- tatore delle Due Sicilie. , ---

Il governo Pro-Dittatoriale Lucano sulla proposizione del Direttore di grazia e giustizia; - Inteso il Consigtio. de' Direttori;

DECHETA

Articolo unieo--- La. carta bollata veechia ed esistente can- linuera ad usarsi per la serittura degli atti fino a che non s supplisea colla nuova ; eancellandosi. solo con due. tratti di penna lo emblema de'gigli da coloro che se ne servone.

Potenza, il di 30. agosto 1860.

I Pro-Dittatori, N. Mignogna, G, Albini.---IL Presidente della Giunta centrale di amministrazione, F.A. Casale. --- I) Diret- lore di grazia e giustizia, A. Spera.

XIX..

Vittorio Emmanuele Re d' Italia ---Il generale Garibaldi Dit- tatore deile Due Sicilie.

  • Il governo Pro-Ditlatoriale Lueano sulla propasts del di- reltore del 4.° Officio;

Intesa la Giunta centrale di Amministrazione;

DECRETA

Art. 1. Un commissario civile ¢ nominato per ciascun di- stretto della provincia. ©

Art, 2. Egli avra le altribuzioni dei passati Sottintesdenti,

Art. 3. Il Commissario civite nominera alle cariche muni- . Cipali ed ai gradi delle Guardie Nazionali in sestituzione di coloro, che a non godessero fa pubblica fiducia, 0 NON aves- sero acceltato il presente ordine di cose in conformita del decreto Pro-Ditlatoriale del di 24 cadente mese.

Art. &. Egli é facoltate a spedire nei comuni del distretto commissarii delegati per gli oggetti che credera.

Potenza 30 agosto 1860.

I Pro-Dittatori, N. Mignagna, G. Alhini.---I Direttore del 4.°

uffizio, G, Racioppi. =

Vittorio Emmanuele Re d' Halia.---Il generale Garibeldi Dit- latore delle Due Sicilie.

  • --- 335 ---
  • H governo Pro-Dittatoriate. Lucano sulla proposizione del Direttore delia Pubbliea Istruzione, Agricoltura, Industria & Commercio, del Servizio Forestale, e della Salute Pubblica;

Udito il Consiglio dei Direttori;

DECRBTA

  1. I! Decreto del cessato governo dei 20 giugno 1850, che affidava ai Padri Gesuiti Pamministeazione, la disciplina, e Fistruzione del collegio di Potenza ¢ rivocato..
  2. Riconosciuta |' impossibilita di aprire per ora il con-

vilto per mancanza di conveniente locale, ?Amministrazione .

civile curera che nel prossimo venluro mese di novembre siano aperte le scuole per gli alunni esterni.

  1. Sara fatto nel pil breve termine un Regolamento pravvisorio, secondo il quale saranno regolate le scuole di scienze e lettere. --- II Direttore dell'officio per la formazione di tal Regolamento si porra di accordo con D. Francesco Co- ronafi gia Retlore del collegio nel 1848.
  2. Nella compilezione di tal Regolamento si bader'd che V istruzione corrisponda a' bisogni della civilta e del pre- gresso.
  3. Saranno aggivote al colegio le Scuole di Agricoltu- ra e di Chimica applicata alle arti.
  4. Nel pid breve termine possibile sara definito quanto riguarda la costruzione del locale del Collegio.

Potenza, il di 34 agosto 1860, I Pro-Ditlatori, N. Mignogna, G. Albini.---I! Diretlore del 5.° Officio, N. Alianeili.--- Il presidente della Giunta centrale di Amministrazione, F. A. Casale.

XXI.

Vittorio Emmanuele Re d'Italia, ---I generale Garibaldi Dit- tatore delle Due Sicilie.

Il governo Pro-Dittatoriale Lucano, sul rapporto del Diret- tore di Finanze;

Udito il Consiglio di Amministraziane; DECRETA

Art. 4. Sara immediafamente altivata esazione della con- tribuzione fondiaria, e di ogni alira rendita pubblica. --- 336 ---

Art. 2. A proporzione che s'incasseranno delle somme, sa- ronno spedite per questo primo Distretto alla Riceviloria Ge- nerale, e per gli altri Distretti alle rispettive Ricevitorie Di- strettuali, che senza perdita di tempo faranno la spedizione alla Ricevitoria Generale.

Art. 3. Totti funzionarii def Comuni, nonché i Parrochi, sono incaricati ciascuno per la sua parte a fare che l'esazione sieffettui. -

. Art. 4. Contro i renitenti saranno adoperati i mezzi coat- tivi secondo le leggi e regolamenti vigenti. Per piantoni s'im- - piegheranno i guardaboschi comunali, ed in caso di mancan- za 0 d'insufficienza, le guardie nazionali. ;

Art. 5. Sono esenti da coazioni le famiglie dei volontarii partili e che sono solto le armi nei drappelli insurrezionali.

Art. 6. I funzionarii che non cooperassero con tutt'i mezzi in di loro potere per I' esazione saran puniti col primo a se- condo grado di prigionia.

Art. 7. Pe' bisogni straordinarii della nazione é ordinala TY esazione diun bimestre dippid della fondiaria a titolo di prestito, che sara restituito nel bimestre di giugno 1864, A tal effetto saran rilasciati ricevi distinti, che saran versati per contante pel detto bimestre di giugno 1864.

Un tal bimestre sara esatto nel corso di giorni 20 impro- rogabili.

Sono esenti da questo prestito coloro, il di cui contribuito non giunge ad annui ducali sei. .

Art. 8. I Sindaci e le Giunte municipali sono specialmen- te incaricati dell' esecuzione di questo decreto sotto la di loro stretta risponsabilila.

Potenza, il 4.° setilembre 1860.

I Pro-Dittatori N. Mignogna, G. Albini.---I! Direttore del 2.° officio, E. Ginistrelli.---I! Presidente della Giunta centrale di Amministrazione, F. A. Casale. ---

XXIl.

Vittorio Emmanuele Re d'Ilalia.---I] generale Garibaldi Dit- tatore delle Due Sicilie.

Il governo Pro-Dittatoriale Lucano, a proposta dei Diret- tori del 4.° e del 4.° uffizio;

Udita la Giunta centrale di Amministrazione; © --- 337 --- ORDINA

Art. 4. Il terzo delle Guardic Nazionali di Basilicata resta mobilizzato dalla pubblicazione del presente decreto.

Art. 2. Il terzo da mobilizzarsi sara dei giovani, che ab- biano I' eta da 48 anni in sopra, preferendosi i pid giovani ed i pid validi in salute.

Art. 3. Fra due giorni dalla pubblicazione del presente de- creto le Autorita Municipali allisteranno tutti i giovani che abbiano l'eta da diciotto a venticinque anni, per supplire alla legge del passato governo che ordinaya I' ela delle Guardie Nazionali da venticinque anni in sopra.

Art. 4. Nel terzo sopra stabilito dovranno computarsi an- che coloro, che siano gia partiti dai comuni come volontarii per lo esercito nazionale, purché facciano parte della Guar- dia Nazionale.

Art. 5. Fra due giorni dopo I' allistamento eseguito, le Guardie mobilizzate partiranno dai loro paesi ; quei del Di- stretto di Lagonegro raccogliendosi al Capoluogo del Distret- to, e quelli degli altri Distretti al copoluogo deila Provincia.

Art. 6. Dal giorno della loro partenza le guardie mobiliz- zate avranno una competente sovvenzione dalle casse comu- nali, finché non arrivino ai luoghi di loro concentramento.

Potenza, il di 1.° settembre 1860. - } Pro-Dittatori, N. Mignogna, G. Albini.---II Presidente della Giunta centrale di Amministrazione, F. A. Casale.---Il Direttore del 4.° Officio, F. Lovito.--- It direttore del 4.° Officio, G. Ra-

'cioppi. XXII.

Vittorio Emmanuele Re d'Ilalia.--- Giuseppe Garibaldi Dit- fatore delle Due Sicilie.

Il governo Pro-Dittatoriale Lucano, sulla proposizione del Direttore della Pubblica Istruzione, Agricoltura, Industria e Commercio, del Servizio Forestale, e della Salute Pubblica;

Veduti i pareri de' dotti e de' proprietarii, interpellati al- Poggetto dal Direttore medesimo;

Veduto il detiagliato rapporto degli architetti civili signori 'Luigi Brancucci ed Orazio Petruccelli;

Udito il Consiglio de' Direttori; :

Considerando che tutti unanimemente concorrono nella - 'idea della somma ulilita, dell'opportunita e possibilita di una 088"

ferrovia, che allraversando la Provincia di Basilicata congiun- ga il Jonio al Tirreno;

DECRETA

Art. 4. Sard costrulta 'acura dello Stato, sia.a-spese del pubblico Tesoro, sia con concessione a compagnie ° intra- prenditori,una Ferrovia, che innestandosi a quelle della Pro- yincia di Principato Citeriore abbia termine in Taranto, at- fraversando i Distretti di Potenza e Matera in Basilicata per Ja parte pill centrale possibile. =. _

Art. 2. Nel pid' breve termine possibile saranno disposti gli studii pel progetto artistico.

Potenza, il di 4°° settembre 1860.

I Pro-Dittatori, N.Mignogna,G. Albini.---H Direttore del 5.° Uffizio, N. Alianelli.--- 11 Presidente della Giunta centrale di _ Amministrazione, F. A. :Casale.

XXIV.

Vittorio Emmanuele Re d'Italia.---II generale GaribaldiDil- tatore delle Due Sicilie. Ll governo Pro-Ditlatoriale Lucano Considerando essere stretto dovere di umanili prender cu- fa delle famiglie e-dei beni di coloro che sacrificarone se ¢ 'e le loro sostanze per Ja-cousa dell'unificazione d'Halia; . Sulla proposizione del Direttore della Guerra ; Udito il Consiglio de'Direttori della Giunta centrale diAm- ministrazione ; ORDINA

1.° Tutti coloro che, siano volontarii, guardie nazionali 10d altci -citladini, morranno.in battagtia, sul campo o in citta, per l'armi'fratvicide di trappa borbenica, avranno drilto alla riconoscenza della patria. 2.° Se essi sono padri di famiglia.e non lasciao alla Joro prole fortuna bastevole a eollocarsi nella condizione in cui erano, lo Stato supplira.ai mezzi di loro decente collocazione: "se non lascino affatto beni di fortuna Io 'Stato adotterd i-loro figli, e provydera alla situazione di cssi corrispondentemente alle loro condiazione. 3.° Se sono figli di una:farniglia che riceva da ssi so- steguo, questa rimarth a peso dello Stato, il quale supplira a cid che essi avrebbero guadagnato per ta famigtia stessa.

&.° Le-vedove dei morti come sopra e che non abbiano aliri mezzi di sussistenza, ricéveranno dallo Stato una pen- sione mensile infine a che non passeranno ad altre nozze.

5.° Tutti colero che rimarranno storpii avran dritto alle care che possono condurli alla guarigione : delusa questa speranza ed irrimediabile lo storpio, riceveranno dallo:Stato una pensione mensile- che basti a mantenerli nella condizione cai appartennero prima delle loro ferite, qualora queste e lo storpio derivato, 'li avessero inabilitati.

6.° Le famiglie inoltre degli storpii inabilitati per tale Fagione, e che potranno ritenersi come morti per le toro fa- miglie, avranno dritto alla considerazione istessa delle fami- - glie dei morti.

1.° Tutti coloro che per necessifa della guerra od appa- recchi di essa saranno danneggiati negli edificii di loro pro- prieta, a cui saran rdtte macchine, ponli ed altre costruzioni; © devastati i campi, avran dritto alla indennita per meta, se i danni provennero dalle borboniche truppe, dell'intero se dal- le colonne cilladine.

Potenza 2 settembre 1860.

I Peo-Diftatori, N. Mignogna, G. Albini.---I!Direttore del 1.° Officio, F. Lovito.---Ili Direttore del 2.° Officio, E. Ginistrelli.--- Il Direttore del 4.° Officio, G. Racioppi.---I! Direttore del 5.° Officio, N. Alianelli.---Il Direttore del 6.° Officio, A. Spera.---

Il Presidente della Giunta centrale di Amministrazione, F. A. Casale. XXV.

'Al Generale Dittatore Giuseppe Garibaldi salute. Signore

La insutrezione Lucana 'non s'iniziava che nel nome vostro, il a felicemente riassume la santa Idea dell' Itala nazio- nalila.

E noi che ci troviamo al potere nel nome -vosiro, e per rassegnarlo a voi quando vi piaccia, sentiamo indectinabile il dovere di esprimervi i voti le speranze e le felicitazioni di questa civile e meravigliata popolazione.

Per fare che, baster' tradurre a brevi e schiette parole quello che fu ed @ generale, irresistibite, quasi ispirato mo- vimento 'di unica c cospirante famiglia. --- 340 ---

I Lucani non tendono, se non a quello, cui tutta Umanita tende : Ja civilla ; - ai Lucani altro non @ a cuore, se non quello che i popoli civilissimi gia conseguirono: la naziona- Jita ; - ne'coraggiosi Lucani altra aspirazione non palpita, se non quella che caratterizza la forza del vostro Genio guerrie- ro; --- far I'Italia indipendente libera una; - ch'é dire onorata felice potente ; ch' é dire farla e completamente tersa dalle onte che le inflissero secolari tirannidi; e solennemente inau- gurarla a passi grandiosi pel cammino del vero Progresso. E il Dio de' Cristiani benedira , quel Dio che sulla vostra fronte scrisse : il puro Patriota ; il maggior Prode ; l'incomparabile decoro d'Italia che sorge.

Generale --- L'ardente gioventi Lucana é con voi: fate cen- no, e'! fiore de' prodi reputera sua gloria il seguirvi oveches- sia. Gencrale --- Ii senno de' Lucani é all'ordine del giorno : disponete, ed il fior delle capacita Lucane si fara bello del- YOrdine, cui saprete indirizzarlo.

Accogliete, o Valentissimo, queste che sono sincere ma- nifestazioni de'cuori Lucani, e del cuor nostro : non isgradi- te, o Magnanimo, queste che sono lodi dovute a Merito, che quasi non ha riscontro nella Storia.

Potenza, 4.° settembre 1860. . N. Mignogna. --- G. Albini.

XXVI.

Ai Ciltadini di Matera i

1 moti turbolenti ed anarchici contro la proprieta e le per- sone di degni ed onesti ciltadini, incominciati in Matera pria- ché il novello regime si fosse iniziato nella Provincia, sono oramai avanzati per modo, che é dovere del Governo Pro- Diltatoriale di yenirne ad cnergici provvedimenti.

Un Commissario Civile con le funzioni di Sottintendente é nominato pel Distretto di Matera, a fine di ristabilir la pub- blica tranquillita nel Capoluogo del Distretto. Sara egli ac- compagnato da tal numero di forza, che ogni turbolenza sara in poca ora repressa, e l'ordine ristabilito.

Il Governo avea sperato che la sua longanimita avesse fatto rientrare nell' ordine le popolazioni concilate dalle mene dei {risti e da'fomiti di basse e di turpi passioni. Oggi s'indirizza ad esse per l'ullima volta ; e spera che, rientrando elleno in sé e consigliandosi con pacata mente sulle gravi conseguenze ------ - a eo

--- 341 ---

in che travolgono il paese, vogliano sottrarsi alle suggestioni de' tristi, ed imitino il maraviglioso esempio, che ha dato di ordine e di concordia la provincia tutta.

Il Governo si aspetta senz'altro indugio questo alto di buon consiglio ; perché ad esso graverebbe di piegare a provvedi- menti estremi, finché le vie della conciliazione gli sieno in- nanzi dischiuse. Ma ove il mal consiglio de' tristi prevalga, e Je turbolenze continuino, il Governo provvedera energica- mente contro i fautori dei torbidi e i promotori dell'anarchia; ed ordinera che tanto il Capoluogo del Circondario, quanto il Capoluogo del Distretto sieno traslocati a nuova residenza, aflinché meglio rispondano a' bisogni delle popolazioni det Distretto.

Potenza, il d) 2 settembre 4860. 1 Pro-Dittatori, N. Mignogna.--- G. Albini.

XXVII.

Vittorio Emmanuele Re d'Italia.---I Generale Garibaldi Dit- tatore delle Due Sicilie.

I! governo Pro-Dittatoriale Lucano, udito il Consiglio dei Direttori;

Decneta

Art. 1. Durante la nostra momentanea assenza dalla resi- denza del Governo Pro-Dittatoriale Lucano restano delegati i nostri poteri al Presidente della Giunta centrale di Ammini- strazione.

Art. 2. Eghi provvedera di accordo col Consiglio de' Di- rettori.

~ Potenza, il di 5 settembre 1860.

I Pro-Dittatori, N. Mignogna, G. Albini. --- I! Direttore del 6.° Uffizio, A. Spera.---Il Presidente della Giunta centrale di Amministrazione, F, A. Casale.

XXVIII.

Viltorio Emmanuele Re d'Italia.--- Giuseppe Garibaldi Dit- latore delle Due Sicilie.

I! governo Pro-Dittatoriale Lucano, visto il decreto Pro-Dit- tatoriale del di 1.% corrente mese; 9 --- 342 ---

Sulla proposta de'Direttori del 4.° e del 6.° Uffizio ; Intesa la Giunta centrale di Amministrazione ;

Decreta

  1. Tuli collettori di pubblico danaro della Provincia di Basilicata, sieno percettori od esattori del contributo fondia- rio, sieno cassieri comunali o della beneficenza o di qua- lunque altro pubblico cespite, se, legalmente invitati, 0 non si presentino, 0 ricusino di mostrare i documenti, onde ap- parisce la situazione delle casse da loro amministrate, ovve- ro non paghino il danaro da loro tenuto alle autorita delega- te, vi potranno essere astretli sia coll' arresto della loro per- sona, sia colle coazioni al loro domicilio.
  2. In seguito del verbale sia negativo sia di rifiuto, che ne fara il Sindaco o l'autorita delegata dal Governo, lo stes- so Sindaco o autorila delegata fara procedere all'arresto per- sonale del cassiere o contabile sopra indicato, insiememente alle coazioni al domicilio di lui.
  3. Il cassiere o contabile avra il dritto di portarne recla- mo, ed esporre le sue ragioni presso la Giunta centrale di Amministrazione ; ma il reclamo di lui non potra sospendere il provvedimento, di cui ¢ parola nell'articolo precedente.
  4. Il disposto dell'articolo 1.° non rechera pregiudizio alle pene comminate dalle leggi penali altualmente vigenti con- tro i malversatori del pubblico danaro.

Potenza, il di 5 settembre 1860.

I Pro-dittatori, N. Mignogna, G. Albini.---II Direttore del 4.° Uffizio, G. Racioppi.---Il direttore del 6.° Uffizio A. Spera.---I] presidente deila Giunta centrale di Amministrazione, F. A. Casale.

XXIX. Italia e Vittorio Emmanuele, il Dittatore delle Due Si-

cilie DECRETA Il Signor Giacinto Albini 6 nominato Governatore della

Provincia di Basilicata con poteri illimitati. Auletta 6 settembre 1860. G. Garibaldi. XXX.

Italia e Vittorio Emmanuele--- I] Governatore generale del- la Basilicata. "

Sulla considerazione, che lo scopo per cui furono create le Giunte insurrezionali Municipali é ormai raggiunto, e che cessate le condizioni straordinarie, tull'i pubblici poteri rien- trar debbono nella sfera di azione loro attribuita dalle leggi ordinarie; --- Dispone:

Le Giunte insurrezionali municipali create con ordinanza del di 49 agosto restano abolite; e le facolté concesse a'com- messarii delegati ad istallarle sono ritirate.

Potenza, il di 10 settembre 1860.

Giacinto Albini. Digitzed by Googic INDICE

INTRODUZIONE. --- La Basilicata nell'auno 1848.

Condizioni topografiche, economiche, civili: il minuto popolo , e i pos- sidenti. --- Massoneria; Carbonari e Caldarari. --- Cause e decorso del moto napoletano del 1848. --- Episodio di esso i moti di Basilicata :--- il Circolo Lucano; le due parti liberali; la dieta provinciale; la Fede- Tazione delle cinque provincie; jl Memorandum. --- Rovesci, e ragione ultima di essi--- La parte conservativa liberate perde autorita ; soli ia credito ed in opercigiovani. . . . « « « © © « © pag. 5.

CAPITOLO I. --- Storia di dodict anni, ovvero del governo napoletano dal 1849 al 1860,

Regii infingimenti, e decorso all' assolutismo. --- Ministero del 7 agosto 4849. --- Processi di quattro anni; il Truglio; universalita della per- secuzione. --- Teoriche di Stato. --- Le --- avverso lo Statuto. --- L' esercito.--- La polizia e gli attendibili. --- Guerra allo ingegno, alla gioventi studiosa, al clcro minore. --- L' alto clero; beghinismo, e je- rocrazia del 1857. ---Interessi materiali; ristagno e inceppamenti; 80- cialismo affiziale. --- Apatia universale. ---Corruzione universale. --- Abbassamento universale. --- Politica d'isolamento ; lega di prinoipi assoluti e rifiuto del re. --- Morte del re. --- I} nuovo re; riforme; grul- lerie e giunterie, --- Catastrofe. --- Che cosa ebbe fondato una reazione Gidodicianni?. . 2. 1 2 ww ee ew ww ow ww Pag, 2

CAPITOLO II. ---Det conati a Itberta nelle provinele napolitane dal 1849 al 1857,

Le associazioni segrete. --- Tre indirizzi operativi. --- L' associazione del- I' Unita Italiana ; --- della Carbonico-militare; --- del partite nazionale popolare. --- Spedizione di Carlo Pisacane a Sapri . . . pag. 63.

CAPITOLO Ill. --- La Basilicata dal 1857 al 1859,

Prime filamenta, --- I tremuoti del 1857; provvedimenti governativi; di- stribuzione delle pubbliche collette; la carita privata, --- Sosta.---Tre i centri locali in relazione col centro di Napoli. --- La soscrizione na- zionale; la manifestazione delle bandieretricolorate . . . pag. 717.

CAPITOLO IV. --- L'anno 1860. Appareechl precedenti all' iasurrezione.

Due i centri direttivi. --- Si stringono accordi con i comitati di Bari. --- Relazioni coi centri di Calabria; un disegno di federazione va a mon- te. --- Circolare ai Ricchi-Lucauj. --- L' atto sovrano del 25 giugno, 6 digtessione. --- I! Comitato centrale Lucano. --- Statistiche manicipa- li, --- Concordia non mai vista degli animi e dei partiti . J pag. 85.

ian] --- 346 ---

CAPITOLO. V. --- a parte moderata, on duc comitatl napoletani dal £858 al 1860,

Vizil interni del moto napoletano del 1848, --- La parte moderata; una frazione al murattismo ; altri in vaghe aspirazioni uazionali. --- Pro- ramma. --- Associazione nazionale a Torino. --- A Napoli comitato dei juniori e dei seniori; agitazione. --- Dai juniori quello deli' Ordine.--- Duplici relazioni di questo.---Seconda vicenda di esso, e dualismo.--- Politica del conte Cavour nel Napoletano. --- Gli emigrati. ---Comitato centrale dell' Unita-nazionale. --- Screzii. --- Comitato Unitario-Nazio- nale,--- Tutti premono a fare. ---Lettera del General Garibaldi.---Sus- sidii alla impresa di Basilicata.--- Le due forse si uniscono. --- Piceole lodi; piccole accuse. . 1 ew ww ew ww ww ow page 9b.

CAPITOLO VI. --- Entzif del movimonto: a Corleto é preclamata la Insurrezione Lucana,

Arrivo a Corleto dei capi civili e militarj. --- Dualismo latente ; fusione d' indirizzo. --- Disegni e impulsi supremi. --- Festa e proclamazione del 16 di agosto. --- Arrivano le prime bande armate. --- La prima le- gione parte pera Potenza... ... . «© « «© pag. 109

CAPITOLO VII. --- Hl giorno 18 e Il 19 agoste in Potenza.

L' autorita politica ; Ja gendarmeria. --- Fatto di armi del 18 ; ¢ capitoli di Santaloi. --- Arrivo detle legioni insurrezionali.---Come venne fuori Ja Prodittatura di due Prodfttatori. --- Primi provvedimenti; --- I dazit civici della citta. --- L' atto di adesione. --- L' ordine giudiziario; Yin- tendente; il municipio . . 6 6-2 6 6 2 ee eo Page 145,

CAPITOLO VIII. --- Apparecchl ce provvedimenti militari,

Truppe regie ad Auletta. --- 11 Colonnello Camillo Boldoni. --- Niccold Mignogna. --- Le barricate; il campo ai gioght del Marmo. --- I regii indietreggiano. --- Rassegaa degl' insorgent: a Vietri. --- Si spargono in cinque legioni per la provincia.---Provvedimenti di amministrazio-

nemilitare . . 2. 1 + 6 «© © © © © © © oo pag. 127

CAPITOLO IX. --- La Giunta centraic di Ammiluistrazione, Dualismo delle due parli napoletane; sospetti e paure. --- Come nacque

Ja Giunta centrale di Amministrazione. ---Scopo; attribuzioni; indole; indirizzo di essa ai cittadini. --- ll Segretariato della Prodittatura si

scioglie . 2. 6 6 we ew ee te ew ew pag. 135,

CAPITOLO X. --- Provvedimenti di flnanza e di amministrazione.

Prime collette; i sussidii del Barese.---Primo comitato di finanza; offerte e prestito forzato. --- Provvedimenti di finanza e norme di contabilita della Giunta centrale. --- Avanzi di casse comunali, --- Le Giunte in-

SS esi --- 371 ---

surrezionali municipali. ~ Commissarii civilii--- Fatti di Matera del 7 agosto ; assassinio di Gattioi. --- Le quistioni demaniali ; ona . ndo Ge 2 * ¢ © e © © © © © © @ @& «© % pag. je

CAPITOLO XI.---Irradtamento della rivoluzione alle provincle finitime, ---Conatt d'Insurrezione ad Ariano,

Commissarii alle provincie contermine. --- Convenii ad Avellino.---I mi- liti avellinesi giungono ad Ariano. --- Adunanze preliminari ed oppo- sizioni. --- I! minuto popolo si commuove. --- Fatto di armi; uccisio- ni. --- Controcolpo della reazione. --- Tumulti, uccisioni in Montemi-

EMO). es wee ww lw pag. 455,

CAPITOLO XII. --- Qnsurrezione di Altamura e del Barese.,

Ordinamenti segreti del Barese. --- Dichiarazione d' indirizso. --- Primo invio di milizie lucane ad Allamura. --- Secondo invio; e ordinamento deile milizie baresi. --- Governo provvisorio sedente in Altamura, --- Lettera del Comitato Centrale - Ordine di Napoli. --- Atti e decreta- zioni; ragioni di somiglianza.---I! governo provvisorio da Altamura sitramuta in Bari 2. . 1 www we we ee page 163,

CAPITOLO XIIL --- tneurrezione del Salernitano nel Vallo di Diano.

Spiriti di liberta sempre vivaci nella provincia, --- Filamenta e nuclei dal 1857 al 1860. --- Cagioni d' indugio ai moti ultimi --- Alti commis- saril. --- Il 27 agosto s' inizia il moto. --- Governo provvisorio di Sa- la. --- Atti e decreti. --- Ordinamenti militari del colonnello Fabrizii 3 elabrigataSalerno . 2... . ww ww ee pag. 172,

CAPITOLO XIV. --- Moul delle provinele di Calabria,

Governo provvisorio di Castrovillari. --- Capitolazione del generale Cal- dareili. --- Governo provvisorio di Cosenza. ---1 governatori dai poteri illimitati. --- La Sila e le provvisioni silane. --- Comitato e governo

rodittatoriale di Catanzaro.---I governatori generali di Catanzaro e di eggio.---Lettera del General Garibaldi del 24 agosto. . pag. 480.

CAPITOLO XV. --- Marcia del General Garibaldi da Reggio ad Auletta.

Forze garibaldine e regie. --- La spedizione detta di Terranova in Sar- degna. --- Lettere di Cavour sul passaggio in terra ferma.--- Appresta- menti d' imbarco. --- I piroscafi Franklin e Torino. --- Altacco é presa di Reggio. --- Paolo de Flotte. --- Capitolazione del campo di Piale.--- Spirito di diserzione e di sedizione militate. --- Assassinio del gene- rale Briganti.--- Apparecchi ss popolari presso a Soveria, --- Capitolazione del generale Ghio.---Entusiasmo maraviglioso.--- II Dit- tatore a Rotonda. --- Divisione Turr a Sapri. --- Ordinanze da Casal- nuovo. --- Presente della Lucania al Dittatore. --- Lettere del Dittatore

da Auletta ai comitali napoletani . . . . . - + pag. 189, --- 348 ---

CAPITOLO XVI. --- Aut e sclogitmento della Giunta centrale di Amministrazione,

Spiriti di temperanza. --- Provvedimenti di guerra, di finanza, e di amministrazione. --- Ferrovia lucana. --- I Gesuiti a Potenza; e la fabbrica del nuovo ginnasio. --- Decreti d' indulgenza ; ragioni ed effetti di coteste larghezze.---La Giunta si scioglie . . . pag. 202.

CAPITOLO XVII. --- fa Brigata Lucana all' assedio di Capua.

Primo e secondo ordinamento della Brigata Lucana.---I! Colonnello Cor- te riordina la Brigata Basilicata. --- Battaglia del Volturno. --- Fatti di arme del 2, del 15 ,e del 19 ottobre. --- Scioglimento della Bri- alae . ww. ome es Me CM we ef PARelGs

CAPITOLO XVIII.--- Governatori dal poteri Ulimitatd,

Provvedimenti di amministrazione del governatore di Basilicata. --- Si- Aen eragione dei poteri illimitati. --- Onde venne I' equivoco e abuso. --- Ordini nuvvj. uomini nuovi. --- Le nomine dei poteri-illi- mitali.--- Reazione al fatto dei governatori. --- Confusione genera- lew 2 ce ww ew we eh ww hw tw tw ow fo pag. 221,

CAPITOLO XIX. --- L' annessione Immediata o incondizionata ; ¢ il Plebiscito,

L'annessione immediata é proseguita dalla parte moderata. --- Perché non riusci jn Sicilia e riusci in Napoli. --- Significato dell' annessione indugiata.---Ragioni messe innanzi dalla parte contraria.--- Telegram- ma della Segreteria del 1.° di ottobre. --- Nuovo indirizzo.--- Pericoli dell'annessione incondizionata.--- Del piemontesismo. --- II Plebiscito; votazione ed accuse.---Che vuol dire il suffragio uoiversale. pag. 228,

CAPITOLO XX. --- Reazton! politiche ad occasione del Plebiseito,

Caraitere dei tumulti, --- Cause predisponenti; esclusivismo; nuova oli- a prepoteaza, ---Tumulti di Carbone, Uastelsaraceno, Calvera, piscopia, ece.---Conearso simultaneo @ spontaneo delle milizie cit- tadine. --- Repressioae e violenze. --- La storia protesta e condan- MA LY oS we ew ww ee ee ww Pag. 238.

  • CAPITALO XXI. --- Reaztont seelall al Plebisclio, > ovvero sel anni di brigantaggtio.

Tre periodi nella storia del brigantaggio locale. ---Origini; e condizioni qenerali e speciali. --- Primo contingente, i gee --- Moti del 7 a- prile; Lagopesole, Ripacandida, Venosa,Laveilo, Melfi, ecc.--- Repres- sione; le milizie cittadine e le reqolari.--- Secondo contingente, 1 sol- Gati sbandati. --- Nuovi moti del novembre. --- Borjes. --- Campagna --- 349 ---

brigantesca ; considerazioni.--- Capi e dominazione dei masnadieri ; immanita; consuetudine di vita e flagelli. --- Legge Pica e nuovi fla- gelli; i sospetti.e gli arrestati. --- Modi di repressione; ragioni della oca utilita. ~ Provvedimento efficace. --- I] generale Pallavicino. --- pause dejla durata; condizioni psicologiche e condizioni stori- Chew. . 5 5 ew ot ew ww tt lk eo Qu awl.

CAPITOLO XXII. --- Conclusione. --- Deeorso ideale dal 1860 al 1866.

Ampiezza e profondita del mote --- Ragione del Plebiscito --- Ibridismo della Luogotenenza. --- Necessita storica dell' egemonia.--- Le tre qui- stioni ¢ le due parti politiche italiche. --- Criterii per 1' assimilazione interna; due vizii. --- Infermita: la irrequietezza unificativa, l'annuo deficit, il brigantaggio. --- Rimedii ; e degl'imprestiti , delle imposte delle economie. --- Due nuovi fatti mutano le condizioni storiche del momento. --- Concetto della convenzione del 15 settembre. --- La qui- stione Veneta é sciolta. --- L'assimilazione interna é da inviatsi, --- Lo Stato e la Chiesa. --- Confidenza dei dimani ; sosta; pace e concor- dia . ° e se s . . co . e . e ° . s s . . pag. 288.

APPENDICI.

,---1I Maesiri Riveliesi o Caldarari, e le Pagliaje del Buoni Colont della Carbonerla . . . pag. 307 HI, --- Si ricerca quanto abbia potuto costare in da- nari il fatto della Insurrezioue Lucana. pag. 312 HE, --- Ediui, ordinanze e decretazioni del Governe Proditatoriale Lucane, . . . . . pag. 320

FINE

op 6 8

Digitized by Google . Pag.

411

434 446 4170 196

198 203 S|

244 245

214 318

ERRORI

verso 4 provincia delRe- gno d'Italia 48 Incontro popolo 27 odii e-menzogna 15 appo loro

. 35 al vertice del moto

8 ignara miseria

42 Infermd Vial a letto;

35 limile al potere

29 storia del tempo

28 la plebe si riversa in sulle ire

26 oltre ai limititi

32 le occorrenti mi- lizie

18 dei lauti desinari, ogni sorta delizia

45 alla nota (b) pag. 313

CORREZIONI

provincia di terra ferma del Regno d' Iialia.

Incontro al popolo

odii e menzogne

appo loro

al vortice del moto

ignava miseria

Infermo Vial s'alletta;

limite il potere

scoria del tempo

; a Castelsaraceno Ja plebe si riversa in sulle vie oltre ai limiti

le accorrenti milizie

di lauti desinari ogni sorta delizia, alla nota (a) pag. 318 Digitized by Google ------_--- .

Prezro L. 7.

WVendibile presso Antonio Morano---Largo della Carlia a Toledo Nam," 303, - Presse i medesimo e dello

stesso Autore

Del principio e de' limiti detia Statistica. --- Sai 4857 (ipog. 8). . me.

Ta spedizione di Carlo Pisacane a Sapri. --- Napoli

Nello stato di assedio quistioni costituzionali ---weeonda ediione --- Napoli 1862.

La liberta d'insegnamento e il regolimento Matteucci

Movimento Eatetico del Secolo X1X.--- Della/sabbiettivi - ta nelPArte.

bel Bratto nell'Arte.--- seconda edizione--- Napoli 1856. (di pag. 84).

Intorno agli studii sulla Divina Commedia { di pag. 39).

Stadii sulla Basilivata. ~ 1 tremuoti del 4

sul' Agri. --- 1a levteratura de) popolo di) nogratic.--- Di una rete stradale della Bas

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