INTRODUZIONE
La Basilicata nell'anuo 1848.
La Basilicata è la più vasta provincia del Regno d'Italia. Gli appennini, che dal nodo del Vulture piegano adimandosi verso oriente al capo di Leuca e pel mezzodì si diramano nel corno della calabra penisola, l'accerchiano di naturali limiti cosi che, dechinando al golfo di Taranto, forma essa quello che è lo incavo del sottopiede d'Italia. Sei provincie la intorniano ; due mari la chiudono ; cinque principali fiumane la spartono in cinque sinuose valli; e monti e colli e poggi, e minori fiumane e torrenti la frastagliano in tutti i versi ; e la ricoprono i boschi cosi che ne è irta. Clima dall'adusto al gelido ; vegetazione dall'abete all'olivo ed all'opunzia ; aere montanino e salubre fuorché la dove i fiumi , ricacciati dal Jonio, ristagnano ad impestare le antiche sedi di Eraclea e Metaponto; grandi reliquie , e più grandi memorie di città greche e latine, di forti popoli, di forti fatti. Qui la Enotria vetusta, la Grecia-grande ; Pitagora, Ocello, Parmenide ; qui prima l'antichissimo nome d'Italia ; qui oggi , per antica incuria di governi ed incuria di popoli, sembianze di civiltà non difformi dalla Turchia, che ci è prossima.
Su quei due mari non un porto, non un approdo; su quel- Je spiaggie una sola borgata, perd posta sul mare non ha com- mercio di mare. Su quelle flumane non un ponte, non un ar- gine ; e corrono irrefrenale pid che centoventi chilometri ognuna. Il verno quei monti si covrono di nevi fonde, di acque temporalesche le non domite fiumance ; e i naturali commercii della vita, i rudimentali incrementi della civilta mancano per lunghi giorni o si arrestano. Dopo l'Appia e l'Aquilia, che i Romani costrussero ¢ la barbarie distrusse, questa regione non vide, fino ad oggi, di slrade, che il sentiero batiuto dai muli, il calle pesto da capre : imperocché non ci fa il cuore di dirne fornita una regione che si dilarga per i chilometri quadrati, € non misura finora di strade carreggiabili,. che 495 chilometri lineari |
Scarsa é, relativamente, Ja popolazione, che nasce, soffre- e lavora su questa vasta distesa, che é bene un ventesimo di tutte Ic terre d'Italia , se ella non tocca ancora a mezzo mi- lione di abitanti, agglomerali in 116, 800 famiglie. La legge della vita e della morte non ha qui proporzioni pid funeste delle normali ; e il salulare aere compensa le ingiurie della miseria ; la quale sé non ammazza maggior numero di gen- le, perd ne accorcia il medio della vila.
La terra produce tulto e nulla: ha pingui pianure, feraci convalli, pendici non infertili, pascoli aromatici, La grande proprieta predomina piuttosto che ta piccola, accentrata, pitt che in altre, in mani ancor morte : ma la piccola cultura, sen-. za altri capitali che una zappa, senza altra istruzione che unx pigra tradizione, é usata in pressoché tulta la provincia, dal- Je pianure in fuori che dechinano al Jonio e al Tayolicre. Qui- vanno di pari passo la grande cultura e la grande propricta; qui- unicamente ta produzione in grande delle granaglie, dei for- maggi, della lana, dell'otio, della liquirizia : quest# unica ma- teria aij suoi commercii. 1 quali lenti ed ancora rudimentarii- aspeliano, a svilupparsi, e le strade carreggiabili, e i possibili- approdi sul mare ; e infralianto trafficano a schiena di giu- menti quello che da, quasi spontanea, la terra e it nomade- gregge.
Scarsissimi commercii ; capitali non investili che in pasto- rali indusirie ; nessuna manifatlura. Industria casalinga di pannilani e di cotonine a covrire l'uomo de'campi; domestico sollazzo, pid che industria, quella della seta ; industrie di cuvi per gli usi del minuto popolo. Non opificii fuorcheé il frantcio c il vetusto congegno del mulino e della gualchiera. Come la pastorizia & nomade ancora, cosi laratro é quello delle Georgiche ; € le arti, in genere, ravide come la consuctudine: del vivere civile. Non perd mancano i capilali; in quella vece mancarono sapienti leggi c liberali istiluti che faverissero ii: credito, associazione, e il moto degli vomini ; e la istruzion: tecnica ; e le strade, ¢ i porti, ¢ i commercii : ¢ per questi, difetti e sospetti degli ordini civili, dorme ancora Jo spirito delle intraprese, e pargoleggia lindustria.
Il minuto popolo é misero: pure questa strema miscria ec sente meno, perché di parchissimi bisegni: pane ai pid di formentone, di orzo ¢ di meliga ; ¢ nona scialo ! Siremi i sa larii, che sono quelli ancora di un secolo indietro ; ma com- pensa in parte la immobilita della dura consueludine l'uso di pagarli per meta col vitlo della giornata. Pure la ragione dei salarii Jentamente s'innalza in pro del popolo, massime del- Partiere; non avvertilo, ma cerlo miglioramento allo stato loro in grazia senza dubbio del capitale che vien crescendo alle in- dustrie. La gente dei campi ha vesti, abitudini, costumi, pre- giudizii ed ignoranza ancora de' secoli trascorsi : la feudalita é cadula; non servil; non corvale: pure vive tutlora in cerla suggezionc alle classi alte , che per vero i costumi pid miti fanno di grado in grado men dura. --- Perd non guerra aperta o Jatente deile inferiori classi alle alte. Ecci ancora tra loro il vincolo della clientela romana, del colonato lalino, del com- paratico venclo : cosi la soggezione piglia forme di domestica reverenza, il dominio di patrocinio. Ma queste reliquie di mu- tua bencvolenza ormai scompaiono ; ¢ finché nella coscienza del contadino non sia svolla la idea, lalente ancora, della umana digoila ; finché la civilla non faccia pudore al riceo del multiforme prepoter suo, la feudalita pesera ancora su quei miseri a tenerli abbrutiti in costumi, che spesso spriz- zan fuori in impeti selvaggi.
La classe viva e conscia di sé, la classe prima e tutto é il proprietario. Patriziato non esiste ; ; i feudatarii da quattro se- coli vissero sempre alla metropoli 0 alla corte ; nobilta alira di sangue, o di egregii falli, é ignota. Prima che i-feudali ordini cadessero, piccoli ¢ grami proprietarii esistevano; pic- cola borghesia; molti preti, molti frati, elementi di un certo annobilirsi alla famiglia popolana. Ma dopo che il senno ilali- co, rimesso su da] dominio francese , altud appo noi i prin- cipii della novella civilté bandita al mondo dall' ottantanove; e, scroilala la feudalila, sparti i latifondi, aboli maioraschi ¢ manimorte; ¢ i latissimi possessi ecclesiastici e feudali entra- rono in commercio, surse qui la socicta dell'oggi ¢.la classe proprietaria, che von é la nobilta del sangue, ma l'sristocrazia del possesso. Da quell'ordine di falli ec da due sorgenti ebhe origini c incremento questo, appo noi, patriziato della sociela borghese, --- dalla vendita de' possessi demaniali, e dallaffitto di quelli che furono feudali; cui i nobili lontani o assenti allo- garano a poco prezzo.
La nuova classe, che ebbe suoi litoli di nobilta nel lavoro, non disdisse il lavoro. I nuovi uMicii civili, che i nuovi ordini crearono, essa assunse ; ed al lavoro dello intelletto